⚠️ SPESE MILITARI AL 5%? ANCHE NELLA MAGGIORANZA SANNO CHE È INSOSTENIBILE
Alfio Nicotra
🔴 I parlamentari della maggioranza riconoscono che l’obiettivo del 5% del Pil per le spese militari entro il 2035 è insostenibile. Secondo l’Osservatorio Mil€x, ciò comporterebbe un costo di oltre 110 miliardi all’anno, a scapito del welfare. Pur se cancellato da un documento parlamentare, l’impegno verso il riarmo solleva preoccupazioni per la tenuta sociale del Paese. Le forze pacifiste chiedono iniziative per promuovere la difesa nonviolenta e il rilancio del welfare.
Sommario ⬆️
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⏹️ ll Re è finalmente nudo. Sulle spese militari anche i parlamentari della maggioranza dicono che il 5 per cento del Pil in spese militari è insostenibile.
🔘 Le organizzazioni per la pace e per il disarmo lo denunciano da anni: l’alternativa è tra warfare e welfare. La favola secondo cui l’Italia potrebbe prepararsi alla guerra, secondo i desiderata di oltreoceano o del piano di riarmo della von der Leyen, senza travolgere lo stato sociale, si sta sgretolando sotto il peso della realtà.
🔘 Si incrina la narrazione meloniana della crescita e della stabilità, mentre diventano evidenti le incompatibilità tra l’economia di guerra e la tenuta sociale del Paese.
🔘 In questo vuoto di credibilità, le forze della pace e del disarmo devono essere più incisive: trasformare la propria denuncia in proposta politica per l’Italia e per l’Europa.
🔘 La “gaffe” andata in scena al Senato è rivelatrice. In una mozione della maggioranza, depositata dai capigruppo del centrodestra, compariva la richiesta di rivedere l’obiettivo del 5% del Pil per le spese militari entro il 2035, assunto da Giorgia Meloni al vertice Nato dell’Aja.
🔘 Un testo che riconosceva apertamente l’insostenibilità economica e sociale di quell’impegno. Poi, nel giro di poche ore, le telefonate furiose da Palazzo Chigi e dalla Difesa, il panico per la perdita di credibilità internazionale e la cancellazione del passaggio incriminato.
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🔴 I parlamentari della maggioranza riconoscono che l’obiettivo del 5% del Pil per le spese militari entro il 2035 è insostenibile. Secondo l’Osservatorio Mil€x, ciò comporterebbe un costo di oltre 110 miliardi all’anno, a scapito del welfare. Pur se cancellato da un documento parlamentare, l’impegno verso il riarmo solleva preoccupazioni per la tenuta sociale del Paese. Le forze pacifiste chiedono iniziative per promuovere la difesa nonviolenta e il rilancio del welfare.
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🔘 Si incrina la narrazione meloniana della crescita e della stabilità, mentre diventano evidenti le incompatibilità tra l’economia di guerra e la tenuta sociale del Paese.
🔘 In questo vuoto di credibilità, le forze della pace e del disarmo devono essere più incisive: trasformare la propria denuncia in proposta politica per l’Italia e per l’Europa.
🔘 La “gaffe” andata in scena al Senato è rivelatrice. In una mozione della maggioranza, depositata dai capigruppo del centrodestra, compariva la richiesta di rivedere l’obiettivo del 5% del Pil per le spese militari entro il 2035, assunto da Giorgia Meloni al vertice Nato dell’Aja.
🔘 Un testo che riconosceva apertamente l’insostenibilità economica e sociale di quell’impegno. Poi, nel giro di poche ore, le telefonate furiose da Palazzo Chigi e dalla Difesa, il panico per la perdita di credibilità internazionale e la cancellazione del passaggio incriminato.
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SPESE MILITARI AL 5%? ANCHE NELLA MAGGIORANZA SANNO CHE È INSOSTENIBILE
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⚠️ L'UNIONE EUROPEA CI VUOLE ANNIENTARE❗️
Paolo Scagliarini
🔴 L’autore accusa l’Unione Europea di una battaglia ideologica volta a erodere l’identità culturale e familiare dei popoli europei, promuovendo un’agenda gender e woke. Si denunciano le Linee guida dell’UE sull’uso del linguaggio e la Strategia Lgbt 2026-2030 come strumenti per una presunta colonizzazione ideologica. Si sottolinea, inoltre, l’assenza di riferimento alle radici cristiane dell’Europa nell’atto costitutivo dell’UE.
Sommario ⬆️
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⏹️ L’Europa è diventata terra di scontro culturale, politico, religioso e uno degli attori in campo, il più virulento è proprio una istituzione: l’Unione Europea.
🔸️ Dopo aver eroso agli Stati nazionali le prerogative vitali per la loro stessa esistenza, dopo aver favorito l’invasione in corso, l’UE ora punta al cuore della vita stessa dell’Europa sferrando apertamente un attacco senza precedenti alla sua anima, alla sua identità proponendo in alternativa un Nulla indifferenziato.
🔸️ Ciò che più preoccupa è il torpore nel quale i Popoli europei sono avvolti da tempo mentre l’UE attacca, senza dover temere alcuna reazione, l’identità europea e l’idea stessa di Europa. Segnali di allarme di quanto sostengo, non a caso, provengono da quelle nazioni che ancora conservano tratti di vitale identità.
🔸️ In Italia l’Associazione ProVita & Famiglia, per mezzo di Antonio Brandi, denuncia l’aggressione in corso: «Vietare le parole “padre” e “madre”, cancellare “maschile” e “femminile”, sostituire “patria” con “terra di nascita” e persino impedire di dire “signori e signore” è il nuovo e vergognoso diktat Woke e Gender della UE.
🔸️ Una UE che pretende di rieducare i popoli», denunciando le “Linee guida per l’uso della lingua come fattore di uguaglianza e inclusività”, documento ufficiale dell’UE e dell'ONU, redatto per il progetto Gender Equality Facility, finanziato da Bruxelles con 1,5 milioni di euro e inserite come condizione per l’adesione all’UE di nuovi Stati, e come rivelato dal quotidiano Il Giornale.
🔸️Secondo Brandi «Queste direttive non solo censurano il linguaggio quotidiano, ma sono un assalto alle radici familiari e nazionali dell’Europa, praticamente una colonizzazione ideologica.
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⏹️ L’Europa è diventata terra di scontro culturale, politico, religioso e uno degli attori in campo, il più virulento è proprio una istituzione: l’Unione Europea.
🔸️ Dopo aver eroso agli Stati nazionali le prerogative vitali per la loro stessa esistenza, dopo aver favorito l’invasione in corso, l’UE ora punta al cuore della vita stessa dell’Europa sferrando apertamente un attacco senza precedenti alla sua anima, alla sua identità proponendo in alternativa un Nulla indifferenziato.
🔸️ Ciò che più preoccupa è il torpore nel quale i Popoli europei sono avvolti da tempo mentre l’UE attacca, senza dover temere alcuna reazione, l’identità europea e l’idea stessa di Europa. Segnali di allarme di quanto sostengo, non a caso, provengono da quelle nazioni che ancora conservano tratti di vitale identità.
🔸️ In Italia l’Associazione ProVita & Famiglia, per mezzo di Antonio Brandi, denuncia l’aggressione in corso: «Vietare le parole “padre” e “madre”, cancellare “maschile” e “femminile”, sostituire “patria” con “terra di nascita” e persino impedire di dire “signori e signore” è il nuovo e vergognoso diktat Woke e Gender della UE.
🔸️ Una UE che pretende di rieducare i popoli», denunciando le “Linee guida per l’uso della lingua come fattore di uguaglianza e inclusività”, documento ufficiale dell’UE e dell'ONU, redatto per il progetto Gender Equality Facility, finanziato da Bruxelles con 1,5 milioni di euro e inserite come condizione per l’adesione all’UE di nuovi Stati, e come rivelato dal quotidiano Il Giornale.
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