Carmen Tortora
6.44K subscribers
989 photos
1.08K videos
23 files
6.65K links
Qui non si rincorre il fatto del giorno: si analizzano le dinamiche strutturali tra geopolitica, energia, UE e finanza per capire dove si sposta davvero l’equilibrio globale.
Download Telegram
A Bruxelles si conferma una linea ormai chiara: il sistema ETS non si tocca, anche mentre i prezzi dell’energia continuano a salire. I leader europei difendono il mercato del carbonio come pilastro della transizione, sostenendo che proprio la crisi energetica dimostra la necessità di accelerare. Nel frattempo però ammettono implicitamente il problema, aprendo a misure temporanee per contenere i costi. Il risultato è una contraddizione evidente: si protegge il meccanismo, mentre si interviene sugli effetti per evitare il collasso industriale. L’Italia esce politicamente indebolita dal confronto, mentre imprese e sistema produttivo restano esposti a prezzi sempre più elevati. L’Europa sceglie di non cambiare rotta, limitandosi a guadagnare tempo. Il sistema resta intatto, il conto viene solo rinviato.

Versione integrale su Substack | Carmen Tortora (http://t.me/carmen_tortora1)
👍6
Riarmo europeo: una corsa iniziata prima del 2022

La narrativa dominante racconta che l’Europa abbia scoperto improvvisamente la difesa dopo l’invasione russa dell’Ucraina nel 2022. In realtà i dati mostrano un processo molto più lungo. Il riarmo europeo inizia almeno nel 2014, dopo l’annessione della Crimea, quando i paesi NATO si impegnano ad aumentare la spesa militare fino al 2% del PIL.

Da allora la crescita è stata lenta ma costante. Tra 2014 e 2024 la spesa militare dei membri europei della NATO è passata da circa l’1,43% del PIL a oltre il 2%. La guerra in Ucraina non ha creato il riarmo: lo ha accelerato e reso visibile.

Nel periodo 2021-2025 l’Europa è diventata il primo importatore mondiale di armi, assorbendo il 33% delle importazioni globali. Rispetto al quinquennio precedente, gli acquisti europei sono cresciuti di oltre il 210%.

Allo stesso tempo l’Europa non è solo un compratore ma anche uno dei principali produttori militari del mondo. L’Unione Europea rappresenta circa il 28% dell’export globale di armamenti, con Francia, Germania e Italia tra i principali esportatori. Il problema quindi non è l’assenza di industria militare europea, ma la frammentazione del sistema: solo una piccola parte delle armi prodotte in Europa viene acquistata da altri paesi europei.

La guerra in Ucraina ha inciso molto sulle statistiche, ma non spiega tutto. Kiev è diventata il primo importatore mondiale di armi, arrivando a circa il 9,7% delle importazioni globali. Tuttavia, anche escludendo l’Ucraina, i paesi europei della NATO hanno aumentato le proprie importazioni militari di circa il 143% rispetto al quinquennio precedente.

Un altro dato rivela una contraddizione importante. Nonostante il crescente discorso politico sull’autonomia strategica europea, circa il 58% delle armi acquistate dai paesi europei della NATO proviene dagli Stati Uniti. Le esportazioni militari americane verso l’Europa sono aumentate di oltre il 217% in cinque anni. Il caso più evidente è quello degli F-35, ordinati da numerosi paesi europei perché offrono capacità tecnologiche che l’industria europea non ha ancora sviluppato pienamente.

Nel frattempo anche le istituzioni europee stanno costruendo nuovi strumenti finanziari per sostenere la difesa. Il piano ReArm Europe / Readiness 2030 punta a mobilitare fino a 800 miliardi di euro, mentre il programma SAFE mette a disposizione 150 miliardi di prestiti europei per acquisti militari e cooperazione industriale.

La spesa complessiva per la difesa nell’Unione Europea è così passata da circa 218 miliardi nel 2021 a oltre 380 miliardi nel 2025. Ma la crescita è molto diversa tra i paesi: gli stati più vicini alla Russia, come Polonia e paesi baltici, stanno spendendo oltre il 3-4% del PIL, mentre altri paesi dell’Europa occidentale aumentano più lentamente a causa dei vincoli di bilancio.

In sintesi, il riarmo europeo è un processo reale e già in corso da oltre un decennio. La guerra in Ucraina lo ha accelerato, ma non lo ha iniziato. La vera questione oggi non è se l’Europa stia aumentando le proprie capacità militari, ma se riuscirà a trasformare questa spesa in una reale autonomia strategica oppure continuerà a finanziare soprattutto l’industria militare di altri paesi.
Versione integrale e approfondimenti su Substack | Carmen Tortora (http://t.me/carmen_tortora1)
🤬5❤3🥱1👾1
Forwarded from Carmen Tortora
Referendum Giustizia, seggi aperti: si vota fino alle 15. Affluenza al 46%.

Carmen Tortora
http://t.me/carmen_tortora1
❤4🤨2
Forwarded from Carmen Tortora
Referendum giustizia 2026. Affluenza al 58,9%.%. Il No ha vinto con il 53%. Schlein: «I giovani hanno fatto la differenza». Meloni: «Andiamo avanti». Conte: «Sì alle primarie».

Carmen Tortora
http://t.me/carmen_tortora1
💩10❤4👍3
This media is not supported in your browser
VIEW IN TELEGRAM
Chichén Itzá è un’antica città maya situata nella penisola dello Yucatán, nel nord del Messico, ed è riconosciuta come Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO. Un sito archeologico straordinario dove piramidi monumentali, osservatori astronomici e complessi cerimoniali raccontano la sofisticata conoscenza scientifica e religiosa della civiltà maya.

Buongiorno e buon martedì a tutti!

Carmen Tortora http://t.me/carmen_tortora1
👍9❤3
Il caro infettivologo Matteo Bassetti ci informa che tornano pertosse, epatite e meningite: colpa dei no‑vax. Una lettura rozza e comoda. O è ignoranza, o è mala fede. Più probabilmente, entrambe le cose.

Pertosse La protezione individuale dopo il vaccino contro la pertosse è la più breve tra quelle considerate. Dopo la serie pediatrica DTaP, la protezione è circa del 98% entro un anno dall’ultima dose e scende a circa il 71% dopo 5 anni [1]. Negli adolescenti e negli adulti vaccinati con Tdap, l’immunità cala dopo pochi anni; nelle sintesi ufficiali più citate si parla di circa 73% nel primo anno e circa 34% dopo 4 anni [1]. In termini pratici, la durata utile della protezione è di circa 4-5 anni, con un calo già evidente prima [1].

Epatite A Con una sola dose, la protezione è soprattutto di breve-medio periodo e viene considerata fino a circa 12 mesi [3]. Con il ciclo completo di 2 dosi, la protezione dura almeno 20 anni secondo il CDC [2] e almeno 25 anni secondo il Green Book britannico [3]. Alcune linee guida britanniche aggiungono che la protezione dopo ciclo completo può verosimilmente andare anche oltre i 25 anni [3]. In forma sintetica: 1 dose circa 12 mesi; 2 dosi almeno 20-25 anni, probabilmente di più [2][3].

Meningite MenB del ceppo inglese Nel cluster inglese del 2026 il ceppo segnalato è un meningococco di sierogruppo B e l’ECDC riporta che il vaccino Bexsero dovrebbe fornire protezione contro quel ceppo [4]. La durata della protezione, però, non è un numero unico e fisso: nelle stime usate nel Regno Unito per il programma infantile si parla di circa 18 mesi dopo la serie primaria e circa 36 mesi dopo il richiamo [5]. In adolescenza sono state usate anche stime di circa 10 anni, ma con maggiore incertezza [5]. Nei soggetti a rischio continuativo, la logica dei richiami periodici conferma che la protezione non viene considerata permanente [5].

Sintesi finale Pertosse: circa 4-5 anni, con calo già prima [1].Epatite A: circa 12 mesi con 1 dose; almeno 20-25 anni con 2 dosi [2][3].Meningite MenB del ceppo inglese: circa 18-36 mesi nei piccoli secondo le stime UK; più lunga negli adolescenti, ma meno certa [4][5].

Fonti
[1] CDC - Diphtheria, Tetanus, and Pertussis Vaccine Recommendations by Agehttps://www.cdc.gov/vaccines/hcp/by-disease/dtap-tdap-td.html

[2] CDC - Hepatitis A Vaccine Administrationhttps://www.cdc.gov/hepatitis-a/hcp/vaccine-administration/index.html

[3] UK Health Security Agency / Green Book — Hepatitis Ahttps://assets.publishing.service.gov.uk/media/65a1743269fbd3000d25c075/Greenbook-chapter-17-hepatitis-A-12January24.pdf

[4] ECDC - Communicable disease threats report, week 12, 2026https://www.ecdc.europa.eu/sites/default/files/documents/Communicable-disease-threats-report-week-12-2026.pdf

[5] JCVI - Statement on MenB vaccinationhttps://assets.publishing.service.gov.uk/media/5a7c6e3ae5274a5255bce97d/JCVI_Statement_on_MenB.pdf
❤9👏7🤬6🖕2😁1
Gli Stati Uniti hanno concesso una deroga di un mese alle sanzioni sul petrolio iraniano, permettendo la vendita e lo scarico di carichi già in mare. Una decisione presa per contenere l’impennata dei prezzi energetici in un momento di forte tensione sul mercato globale. Tuttavia, non si tratta di una vera riapertura del commercio con Teheran: la misura è limitata, temporanea e riguarda solo barili già caricati. Il contesto resta dominato dalla crisi nello Stretto di Hormuz, che continua a comprimere l’offerta mondiale. Anche le reazioni di Cina e India mostrano cautela, tra rischi legali, problemi di pagamento e incertezza operativa. In sostanza, più che un cambio di rotta, è un intervento d’emergenza per guadagnare tempo, mentre il mercato continua a muoversi soprattutto in base al rischio geopolitico.

Versione integrale e approfondimenti su Substack | Carmen Tortora (http://t.me/carmen_tortora1)
😁4❤2🥴1
L’UE invita a rallentare il riempimento degli stoccaggi e si accontenta dell’80% invece del 90%: non perché il problema sia sparito, ma perché se comprasse davvero il gas che serve farebbe esplodere i prezzi. In altre parole, il sistema non regge più senza farsi male da solo. Nel frattempo resta agganciato a un mercato del GNL sempre più competitivo, instabile e fuori controllo.

La “flessibilità” è il nome elegante dato a una realtà molto meno elegante: non si può comprare tutto subito, quindi si spalma il problema nel tempo sperando che faccia meno rumore. Le regole che dovevano garantire sicurezza rischiano di diventare esse stesse un fattore di tensione.

E mentre si evita accuratamente di riaprire il capitolo del gas russo, l’Europa resta intrappolata in un equilibrio più costoso e fragile. Il punto non è che serve meno gas: è che comprarlo davvero, alle condizioni attuali, è semplicemente troppo caro per essere sostenuto senza scaricare il conto su economia, industria e cittadini.

Versione integrale e approfondimenti su Substack | Carmen Tortora (http://t.me/carmen_tortora1)
🤬10❤2🤮2🤷‍♂1😱1🥴1
This media is not supported in your browser
VIEW IN TELEGRAM
Imponente cascata nella provincia di Hubei, in Cina, dove l’acqua si getta con forza tra pareti rocciose e vegetazione lussureggiante, creando un paesaggio spettacolare e suggestivo. Un luogo in cui la potenza della natura si manifesta in tutta la sua bellezza primordiale.

Buongiorno e buon mercoledì a tutti!

Carmen Tortora
http://t.me/carmen_tortora1
👍7❤4
Il Qatar ha sospeso le forniture di GNL verso diversi paesi, inclusa l’Italia, a causa di danni agli impianti e della dichiarazione di forza maggiore legata al conflitto in Medio Oriente. Questo interrompe temporaneamente una delle principali fonti di gas liquefatto per il sistema energetico italiano.

1. Dati di partenza
Consumi Italia circa 60–65 miliardi m³ annui
Quota GNL circa 30–35 percento Qatar circa 10–11 percento del totale e fino al 20–25 percento del GNL
Perdita stimata circa 6–7 miliardi m³ annui

2. Stato attuale del sistema
Stoccaggi circa 50 percento a fine inverno
Capacità totale circa 17 miliardi m³
Capacità di rigassificazione circa 28 miliardi m³ annui

Risultato: nel breve periodo non si registra una carenza fisica di gas

3. Capacità di sostituzione
Per compensare il Qatar serve un aumento delle forniture alternative di circa il 15–16 percento

Algeria con margine limitato
Azerbaigian quasi saturo
Stati Uniti disponibili ma con costi più elevati e legati al mercato globale

Risultato: la sostituzione è solo parziale e comporta prezzi più alti

4. Dinamica dei prezzi

Prezzo TTF salito fino a circa €70/MWh, poi stabilizzato intorno a €55/MWh

Interpretazione: il mercato segnala un rischio futuro, non una carenza immediata

5. Scenari
Scenario breve, 0–3 mesi

Copertura tramite stoccaggiSistema stabile
Impatto limitato

Scenario medio, 3–12 mesi

Prezzi elevati
Pressione su industria e inflazione
Rallentamento economico

Scenario lungo, oltre 1 anno

Perdita strutturale della fornitura
Maggiore dipendenza dal GNL spot
Energia stabilmente più cara

6. Sintesi operativa

Nel breve non c’è emergenza
Nel medio aumentano i costi
Nel lungo cresce la fragilità del sistema

Conclusione: l’Italia non resta senza gas, ma perde stabilità e paga di più

Quanto potrebbe pagare di più l’Italia

1. Dati base

Consumi gas circa 60–65 miliardi m³ annui
Equivalente energetico circa 640–700 TWh annui
Prezzo pre-crisi circa €30–35/MWh
Prezzo attuale circa €55/MWh
Possibili picchi €70–90/MWh

2. Aumento nello scenario attuale

Incremento prezzo circa +€20/MWh

Impatto annuo stimatocirca 650 TWh × €20/MWh = circa €13 miliardi/anno

Ordine di grandezza: +€10–15 miliardi/anno

3. Scenario medio, tensione prolungata

Prezzo medio circa €70/MWh
Incremento rispetto al livello base circa +€35–40/MWh

Impatto annuo circa 650 TWh × €35/MWh = circa €22–25 miliardi/anno

Ordine di grandezza: +€20–25 miliardi/anno

4. Scenario di stress, crisi lunga

Prezzo tra €80 e €90/MWh
Incremento rispetto al livello base circa +€50–60/MWh

Impatto annuo circa 650 TWh × €50/MWh = circa €30–32 miliardi/anno

Ordine di grandezza: fino a +€30 miliardi/anno

5. Impatto su famiglie e imprese

Famiglia media
Aumento bolletta gas stimato tra +€200 e +€500 annui

Industria energivora
Aumento costi energia tra +20 percento e +60 percento

Sistema economico
Effetto inflattivo stimato tra +0,5 percento e +1,5 percento

Sintesi finale complessiva

Scenario attuale: +€10–15 miliardi/anno
Scenario di tensione: +€20–25 miliardi/anno
Scenario di crisi prolungata: fino a +€30 miliardi/anno

Conclusione finale
L’Italia non affronta un rischio immediato di mancanza di gas, ma entra in una fase in cui il costo dell’energia può aumentare dal 30 percento fino al 100 percento rispetto al periodo precedente, con effetti progressivi su economia, industria e famiglie.

Carmen Tortora
http://t.me/carmen_tortora1
❤10👏7🤷‍♀3🥴2🔥1
Il 24 marzo 2026 Piero Cipollone (BCE) afferma che l’Eurosistema è tecnicamente pronto per l’euro digitale ma non può lanciarlo senza una legge UE. Il 2026 non sarà l’anno della partenza per i cittadini: al massimo si avviano infrastrutture come Pontes per i mercati finanziari. L’emissione reale è ipotizzata nel 2029. Ufficialmente la moneta non sarà programmabile, ma i sistemi sì: pagamenti automatici, fondi vincolati e infrastrutture DLT già operative. Oggi il controllo diretto sulla moneta è escluso, ma la base tecnica per introdurlo in futuro esiste già.

Versione integrale e approfondimenti su Substack | Carmen Tortora (http://t.me/carmen_tortora1)
🖕11❤5🤮4👍3🔥3🤡3
Dopo otto anni, UE e Australia chiudono un accordo che sembra commerciale ma è soprattutto geopolitico.

Tre pezzi: libero scambio, difesa e accesso australiano a Horizon Europe. Quest’ultimo è il vero nodo: è il programma UE da circa 95 miliardi che finanzia ricerca, tecnologia e industria avanzata. Entrarci significa agganciarsi alle filiere europee dell’innovazione, non fare semplice “cooperazione scientifica”.

L’accordo però non è ancora operativo: chiuso il 24 marzo 2026, deve essere firmato e ratificato (tra fine 2026 e inizio 2027). Oggi è politica, non economia.

Sul commercio: quasi tutti i dazi australiani sui prodotti UE spariscono (97,6% subito, oltre 99% nel tempo). Bruxelles stima +1 miliardo l’anno e +33% export in 10 anni. Ma sono proiezioni, non effetti automatici.

Agricoltura: compromesso puro. In pratica l’UE ottiene accesso quasi pieno al mercato australiano (pochi o zero dazi su molti prodotti), mentre l’Australia entra nel mercato europeo in modo controllato: non libero, ma attraverso quote limitate e graduali.

Il simbolo è il manzo: l’UE concede 30.600 tonnellate in dieci anni, cioè una quantità molto piccola rispetto al mercato europeo (circa lo 0,5% del consumo). È abbastanza per aprire il mercato, ma non abbastanza per trasformarlo. Risultato: gli agricoltori europei temono che sia l’inizio di aperture più ampie, mentre quelli australiani lo considerano insufficiente rispetto alle aspettative.

Indicazioni Geografiche: 165 prodotti alimentari e 231 bevande protette, ma con eccezioni. La protezione non è totale: alcuni nomi restano utilizzabili per un periodo o in certe condizioni. Il caso più chiaro è il Prosecco: può continuare a essere usato in Australia sul mercato interno, ma non potrà essere esportato con quel nome dopo 10 anni. Tradotto: tutela sì, ma negoziata e diluita nel tempo.

Il vero cuore è altro: materie prime e industria. L’Australia fornisce litio, alluminio, manganese. L’UE vuole ridurre la dipendenza dalla Cina.

Non è commercio: è sicurezza economica.

Via libera a minerali, servizi, dati e investimenti. Nel settore auto spariscono i dazi e si alleggerisce la tassa sulle elettriche.

In sintesi: non serve a vendere più vino.

Serve a ridisegnare le dipendenze economiche europee.

Non è ancora in vigore, è fragile sull’agricoltura, ma il segnale è chiaro: l’UE non apre mercati, seleziona alleati.

Carmen Tortora http://t.me/carmen_tortora1
👍7❤1👾1
Le accuse partono da un’inchiesta del The Washington Post: secondo fonti dell’intelligence europea, il governo di Viktor Orbán avrebbe condiviso per anni informazioni riservate delle riunioni UE con la Russia. In particolare, il ministro degli Esteri Péter Szijjártó è accusato di aver aggiornato regolarmente Sergei Lavrov durante le pause dei vertici europei.

Budapest ha respinto tutto: Orbán parla di attacco politico, Szijjártó di “teorie del complotto” e accusa servizi stranieri. Al contrario, il premier polacco Donald Tusk dice che non è una sorpresa, mentre l’opposizione ungherese - con Péter Magyar - arriva a evocare il tradimento. Anche la Commissione UE, tramite Anitta Hipper, ha chiesto chiarimenti.

Il punto decisivo è il timing: le elezioni parlamentari in Ungheria sono previste per il 12 aprile 2026. Questo significa che le accuse esplodono nel momento più delicato della campagna elettorale.

Per questo la lettura si divide: da un lato la si vende come informazione “utile” agli elettori; dall’altro è il classico colpo piazzato al momento perfetto, quando non c’è più tempo per verificare nulla e conta solo l’impatto. A quel punto non è più cronaca, è pressione politica pura travestita da notizia, infilata direttamente dentro la competizione elettorale.

Carmen Tortora http://t.me/carmen_tortora1
👍11❤4👏3🎄1👾1
This media is not supported in your browser
VIEW IN TELEGRAM
Borghetto sul Mincio è un suggestivo villaggio di mulini ad acqua situato al confine tra Lombardia e Veneto, in Italia. Attraversato dal fiume Mincio, è caratterizzato da antiche ruote idrauliche, ponti e case in pietra che raccontano una storia legata alla forza dell’acqua e alla vita rurale.

Oggi è uno dei borghi più affascinanti del nord Italia, dove paesaggio, storia e tradizione si intrecciano in un equilibrio unico.

Buongiorno e buon giovedì a tutti!

Carmen Tortora
http://t.me/carmen_tortora1
👍7❤3🥰3👏2
L’OMS ha avviato una nuova iniziativa per trasformare i certificati vaccinali cartacei in portafogli sanitari digitali interoperabili. Ufficialmente viene presentata come semplice modernizzazione, ma nella sostanza consolida su scala globale l’infrastruttura nata con i certificati COVID europei . Formalmente l’OMS dice di non conservare i dati personali e di limitarsi a garantire la rete di fiducia che permette di verificare i documenti. Ma il punto vero è un altro: quando esiste una architettura internazionale capace di rendere credenziali sanitarie verificabili, portabili e riconosciute tra Stati, il salto da comodità tecnica a strumento di accesso diventa molto più breve. Non a caso la stessa Commissione europea lega già questa rete non solo ai viaggi, ma anche a lavoro e cure all’estero. Intanto anche gli International Health Regulations prevedono ormai documenti sanitari in formato digitale. Non è il caricaturale “database sanitario mondiale” raccontato nei toni più isterici, ma nemmeno un innocuo libretto vaccinale in versione app. È qualcosa di più serio: una infrastruttura stabile, riutilizzabile e pronta ad allargarsi. E come sempre, una volta costruita, il problema non è farla entrare. È impedirle di espandersi.

Versione integrale e approfondimenti su Substack | Carmen Tortora (http://t.me/carmen_tortora1)
👍10👏7❤2🔥2🤔2🥱2🍌1🎄1
La crisi energetica non ha cambiato la direzione della transizione, ma l’ha resa più politica, più dura e molto meno lineare. Dopo il 28 febbraio 2026, elettrificazione e rinnovabili smettono di essere raccontate solo come strumenti climatici e diventano sempre più leve di sicurezza energetica ed economica. Questo cambio di linguaggio è centrale: rende queste politiche più difendibili e più spendibili, ma non le rende automaticamente più coerenti.

Ed è proprio qui che il quadro si complica. Dietro la narrativa ufficiale emerge una realtà molto più frammentata. In Europa, mentre si rafforzano elettrificazione, efficienza e rinnovabili, prende forma anche un ritorno esplicito del nucleare come pilastro strategico. Parallelamente, alcune politiche climatiche vengono ammorbidite o rinviate quando i costi diventano troppo elevati o il consenso politico troppo fragile. La transizione non si ferma, ma cambia forma: diventa meno rigida, più negoziata, più selettiva.

Su scala globale, le differenze diventano ancora più evidenti. In Asia si combinano rinnovabili, carbone e nucleare per garantire stabilità. Negli Stati Uniti la direzione resta incerta, condizionata da una forte competizione politica interna. La Cina, invece, continua a seguire una traiettoria più coerente e industriale, usando l’elettrificazione come leva strategica di lungo periodo.

Il risultato è una transizione ibrida, fatta di accelerazioni e rallentamenti, di ambizioni e compromessi. La crisi non impone un modello unico, ma rafforza e legittima una direzione, lasciando aperta la competizione su quali tecnologie debbano guidarla, con quali tempi e con quale costo politico.
Versione integrale e approfondimenti su Substack | Carmen Tortora (http://t.me/carmen_tortora1)
⚡7❤2
Oro e argento stanno scendendo proprio mentre il rischio globale aumenta, ma il motivo è meno misterioso di quanto sembri. Il prezzo dei metalli preziosi non dipende solo dal metallo fisico, ma anche da strumenti finanziari come ETF e derivati, che permettono agli investitori di esporsi al prezzo senza detenere lingotti e influenzano i flussi di mercato. In questa fase pesano soprattutto fattori di breve periodo: dollaro forte, tassi di interesse elevati e bisogno di liquidità. Quando i rendimenti dei titoli di Stato salgono, l’oro diventa meno attraente perché non genera interessi, mentre un dollaro più forte riduce la domanda internazionale. Nei momenti di stress, inoltre, gli investitori vendono anche asset difensivi per ottenere liquidità o rispondere a margin call, cioè richieste di capitale su posizioni a leva. L’argento amplifica questi movimenti perché è più legato all’economia reale e ha una componente industriale significativa, che lo rende più volatile. Nonostante il ribasso, i dati mostrano che le banche centrali continuano a comprare oro in modo consistente, segnalando che il suo ruolo strategico come riserva di valore resta intatto. In sintesi, non siamo di fronte a un cambiamento strutturale del mercato, ma a una fase in cui le dinamiche finanziarie di breve periodo prevalgono temporaneamente sui fondamentali di lungo termine.

Versione integrale e approfondimenti su Substack | Carmen Tortora (http://t.me/carmen_tortora1)
👍19❤2🤮2👏1
Secondo i dott. Serafino Fazio, Alberto Donzelli e Paolo Bellavite, che hanno pubblicato un nuovo studio, l’indometacina - un antinfiammatorio usato da decenni - avrebbe potuto essere studiata molto di più durante la pandemia di COVID-19, ma è rimasta in secondo piano.

Gli autori spiegano che, nei primi mesi, mancavano cure certe e linee guida solide. In una situazione simile, sostengono che si sarebbero potuti testare anche farmaci già esistenti, soprattutto se supportati da basi scientifiche. L’indometacina era tra questi: studi precedenti avevano mostrato che può bloccare la replicazione dei coronavirus in laboratorio e negli animali.

Alcuni studi su pazienti suggeriscono che il farmaco potrebbe migliorare i sintomi più rapidamente e ridurre il rischio di peggioramento respiratorio, soprattutto se usato precocemente. Tuttavia, gli stessi autori chiariscono che le prove sono ancora limitate e non definitive, perché gli studi disponibili sono pochi, piccoli e con diversi limiti.

Il punto centrale del loro lavoro è che, nonostante questi segnali, non sono stati avviati studi clinici ampi e rigorosi per verificarne davvero l’efficacia. Secondo loro, tra rigidità della medicina basata sull’evidenza, ostacoli organizzativi e maggiore attenzione verso vaccini e nuovi farmaci, alcune opzioni già disponibili sono rimaste ai margini.

In sintesi, non affermano che l’indometacina sia una cura efficace contro il COVID-19, ma sostengono che avrebbe meritato di essere studiata meglio e prima.

Carmen Tortora http://t.me/carmen_tortora1

📄 Studio completo:

“Indomethacin, a drug with known antiviral activity against SARS-CoV, was overlooked during the COVID-19 pandemic”
Fazio S., Donzelli A., Bellavite P. (2026) https://www.explorationpub.com/Journals/em/Article/1001392
👍16🙏3❤2🥱2
This media is not supported in your browser
VIEW IN TELEGRAM
Nel cuore montuoso dell’isola di Madeira, Serra de Água è un piccolo villaggio nato nel XVII secolo attorno alle segherie ad acqua, da cui prende il nome. Circondato da vallate e corsi d’acqua, ha sviluppato nel tempo un’agricoltura semplice, sostenuta dalle “levadas”, antichi canali di irrigazione.

Oggi conserva un’atmosfera autentica e silenziosa, lontana dal turismo di massa, dove natura e tradizione convivono ancora.

Buongiorno e buon venerdì a tutti!
Carmen Tortora
http://t.me/carmen_tortora1
❤10