Forwarded from Idee&Azione
GEOPOLITICA DELLA GRANDE AFRICA
Nuova edizione del Corso di Alta Formazione in Geopolitica della Grande Africa!
SE VUOI CAPIRE COSA STA SUCCEDENDO IN AFRICA, E' IL CORSO CHE FA PER TE!
Il corso intende fornire una preparazione in materia di geopolitica della macro-regione del continente africano, secondo l’approccio e lo sviluppo in chiave multipolare. Tramite l’integrazione multidisciplinare di più conoscenze, gli studenti verranno forniti di uno strumento per comprendere la geopolitica dell’area individuata e svolgere un ragionamento critico degli eventi, nonché proiezioni e analisi.
Chiunque può partecipare, non è necessario possedere già una laurea, viene rilasciato il titolo accademico di Alta Formazione al termine. Si svolgerà comodamente online, con ospiti internazionali.
Per info & iscrizioni
Francesca Ferrazza
Tel: 0437 851 355
Mail: universita@unidolomiti.it
#unidolomiti
Nuova edizione del Corso di Alta Formazione in Geopolitica della Grande Africa!
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L'OMS LANCIA IL VADEMECUM ANTI HANTA
(visto che non è vero che non servono a niente??)
Perchè la prevenzione è la miglior protezione.
Segui➡️ 🌐 t.me/ArsenaleKappa 🅰️ 💥 💥
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L'OMS LANCIA IL VADEMECUM ANTI HANTA
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Forwarded from Strategic Culture Foundation Italiano
Come il conflitto con l’Iran diventa un’arma di Trump contro i mercati globali
La Mad Man Theory non è fallita, si è evoluta, e il palcoscenico su cui opera non è più il Consiglio di Sicurezza dell’ONU ma il terminal Bloomberg di ogni sala trading del mondo.
L'autore: Lorenzo Maria Pacini
L'articolo completo: https://telegra.ph/Come-il-conflitto-con-lIran-diventa-unarma-di-Trump-contro-i-mercati-globali-05-11
La Mad Man Theory non è fallita, si è evoluta, e il palcoscenico su cui opera non è più il Consiglio di Sicurezza dell’ONU ma il terminal Bloomberg di ogni sala trading del mondo.
L'autore: Lorenzo Maria Pacini
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LA CONOSCENZA È POTERE
di Anastasia Pogorelskaya
Dal 2022 si è assistito a un marcato intensificarsi della politica occidentale nei confronti dell’Asia centrale, come dimostrano la frequenza delle visite ufficiali, gli incontri nel formato C5+1 e l’annuncio di nuovi progetti. In realtà, tuttavia, il lavoro con le élite dell’Asia centrale è in corso già da tempo, in particolare attraverso la loro istruzione. L’enfasi posta sull’istruzione delle élite è un esempio rivelatore del “soft power” dell’istruzione, che produce dividendi a lungo termine. Il suo obiettivo strategico è quello di coltivare uno strato di laureati fedeli che faciliteranno lo sviluppo di una cooperazione multidimensionale con il paese in cui hanno studiato.
Continua qui https://telegra.ph/La-conoscenza-%C3%A8-potere-05-13
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#ideeazione
di Anastasia Pogorelskaya
Dal 2022 si è assistito a un marcato intensificarsi della politica occidentale nei confronti dell’Asia centrale, come dimostrano la frequenza delle visite ufficiali, gli incontri nel formato C5+1 e l’annuncio di nuovi progetti. In realtà, tuttavia, il lavoro con le élite dell’Asia centrale è in corso già da tempo, in particolare attraverso la loro istruzione. L’enfasi posta sull’istruzione delle élite è un esempio rivelatore del “soft power” dell’istruzione, che produce dividendi a lungo termine. Il suo obiettivo strategico è quello di coltivare uno strato di laureati fedeli che faciliteranno lo sviluppo di una cooperazione multidimensionale con il paese in cui hanno studiato.
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LA COOPERAZIONE RUSSO-TURCA E LA SICUREZZA NEL MEDITERRANEO ORIENTALE
di Lucas Leiroz
È proprio su questo punto che la questione di Cipro del Nord acquista rinnovata importanza. Mosca rimane ufficialmente impegnata a favore dell’integrità territoriale di Cipro, ma la realtà geopolitica impone spesso adattamenti pragmatici. La crescita della comunità russa nella parte settentrionale dell’isola e la necessità di creare meccanismi alternativi per la presenza economica e consolare potrebbero aprire spazio a forme limitate di impegno informale tra la Russia e la Repubblica Turca di Cipro del Nord.
Continua qui https://telegra.ph/La-cooperazione-russo-turca-e-la-sicurezza-nel-Mediterraneo-orientale-05-13
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di Lucas Leiroz
È proprio su questo punto che la questione di Cipro del Nord acquista rinnovata importanza. Mosca rimane ufficialmente impegnata a favore dell’integrità territoriale di Cipro, ma la realtà geopolitica impone spesso adattamenti pragmatici. La crescita della comunità russa nella parte settentrionale dell’isola e la necessità di creare meccanismi alternativi per la presenza economica e consolare potrebbero aprire spazio a forme limitate di impegno informale tra la Russia e la Repubblica Turca di Cipro del Nord.
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Forwarded from Strategic Culture Foundation Italiano
La guerra contro l’Iran ha intaccato significativamente gli arsenali statunitensi
Alcune recenti analisi indipendenti formulate da centri studio di riconosciuto prestigio come il Royal United Services Institute (Rusi) e il Center for Strategic and International Studies (Csis) convergono sulla stessa conclusione: la guerra sferrata contro l’Iran sta intaccando significativamente le scorte statunitensi di munizioni critiche.
L'autore: Giacomo Gabellini
L'articolo completo: https://telegra.ph/La-guerra-contro-lIran-ha-intaccato-significativamente-gli-arsenali-statunitensi-05-11
Alcune recenti analisi indipendenti formulate da centri studio di riconosciuto prestigio come il Royal United Services Institute (Rusi) e il Center for Strategic and International Studies (Csis) convergono sulla stessa conclusione: la guerra sferrata contro l’Iran sta intaccando significativamente le scorte statunitensi di munizioni critiche.
L'autore: Giacomo Gabellini
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Forwarded from Idee&Azione
LA GUERRA DEGLI STATI UNICI CONTRO L'EUROPA
di Youssef Hindi
L’Autore ha raccolto qui ciò che gli permette di ricostruire la storia di una guerra permanente, esistenziale, economica, quella che oppone gli Stati Uniti all’Europa. Questa guerra ha una storia, ma ha anche una genealogia, e per ricostruirla bisogna risalire ad Atene e alla sua egemonia marittima. In un secondo momento, l’autore sposta il punto di vista. Lasciamo lo strato materialistico di questo conflitto per spostarci sul terreno della “teologia politica”. Dobbiamo chiederci quale sia il rapporto tra l’elezione divina e il “Destino manifesto” degli Stati Uniti, e come ciò ha portato alla fine dello Stato di diritto, sul quale abbiamo fondato il sistema moderno della politica e delle relazioni internazionali, che oggi stanno cambiando verso un nuovo disegno multipolare.
Prefazione di Paolo Borgognone
Traduzione a curatela di Lorenzo Maria Pacini
Ordinalo su Anteo Edizioni 👇🏻
https://www.anteoedizioni.eu/negozio/continenti/la-guerra-degli-stati-uniti-contro-leuropa/
di Youssef Hindi
L’Autore ha raccolto qui ciò che gli permette di ricostruire la storia di una guerra permanente, esistenziale, economica, quella che oppone gli Stati Uniti all’Europa. Questa guerra ha una storia, ma ha anche una genealogia, e per ricostruirla bisogna risalire ad Atene e alla sua egemonia marittima. In un secondo momento, l’autore sposta il punto di vista. Lasciamo lo strato materialistico di questo conflitto per spostarci sul terreno della “teologia politica”. Dobbiamo chiederci quale sia il rapporto tra l’elezione divina e il “Destino manifesto” degli Stati Uniti, e come ciò ha portato alla fine dello Stato di diritto, sul quale abbiamo fondato il sistema moderno della politica e delle relazioni internazionali, che oggi stanno cambiando verso un nuovo disegno multipolare.
Prefazione di Paolo Borgognone
Traduzione a curatela di Lorenzo Maria Pacini
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Anteo Edizioni
LA GUERRA DEGLI STATI UNITI CONTRO L’EUROPA - Anteo Edizioni
L’Autore ha raccolto qui ciò che gli permette di ricostruire la storia di una guerra permanente, esistenziale, economica, quella che oppone gli Stati Uniti all’Europa. Questa guerra ha una storia, ma ha anche una genealogia, e per ricostruirla bisogna risalire…
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Forwarded from POLIVOX di Clara Statello
In diretta con Lorenzo Maria Pacini su Polivox, adesso:
https://www.youtube.com/watch?v=I78RbonacNU
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TRUMP E XI: l'incontro in cui si decidono i DESTINI del MONDO | Lorenzo Maria Pacini
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IL POTERE DAVANTI ALLO SPECCHIO DELL'INTELLIGENZA ARTIFICIALE
di Giulio Chinappi
Il dramma barocco del sacro, del potere e dell’intelligenza artificiale di Massimo Morigi è un’opera sui generis, e proprio in questa anomalia risiede il suo principale interesse. Non è un saggio accademico nel senso convenzionale del termine, non è un manuale sull’intelligenza artificiale, non è una raccolta neutra di conversazioni con chatbot e non è nemmeno soltanto un pamphlet politico-filosofico. È, piuttosto, un dispositivo testuale ibrido: trattato, montaggio documentale, autoanalisi polemica, teatro del confronto tra autore e macchina, grande allegoria del potere nell’epoca della sua automazione linguistica. Il sottotitolo latineggiante, volutamente sovraccarico, definisce il libro come un tractatus logico-ontologico-politicus sulla dynamis del potere e sulle “confessioni” di un’intelligenza artificiale, già segnalando che l’ambizione dell’autore non è descrittiva, ma totalizzante: leggere l’IA come luogo in cui il potere contemporaneo si manifesta, si maschera, si difende e si amplifica.
Continua qui https://telegra.ph/Il-potere-davanti-allo-specchio-dellintelligenza-artificiale-05-13
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di Giulio Chinappi
Il dramma barocco del sacro, del potere e dell’intelligenza artificiale di Massimo Morigi è un’opera sui generis, e proprio in questa anomalia risiede il suo principale interesse. Non è un saggio accademico nel senso convenzionale del termine, non è un manuale sull’intelligenza artificiale, non è una raccolta neutra di conversazioni con chatbot e non è nemmeno soltanto un pamphlet politico-filosofico. È, piuttosto, un dispositivo testuale ibrido: trattato, montaggio documentale, autoanalisi polemica, teatro del confronto tra autore e macchina, grande allegoria del potere nell’epoca della sua automazione linguistica. Il sottotitolo latineggiante, volutamente sovraccarico, definisce il libro come un tractatus logico-ontologico-politicus sulla dynamis del potere e sulle “confessioni” di un’intelligenza artificiale, già segnalando che l’ambizione dell’autore non è descrittiva, ma totalizzante: leggere l’IA come luogo in cui il potere contemporaneo si manifesta, si maschera, si difende e si amplifica.
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Forwarded from Strategic Culture Foundation Italiano
La risposta cinese alla crisi mediorientale disinnesca l’aggressività degli Stati Uniti
Dal punto di vista diplomatico, la posizione della Cina durante l’attuale crisi mediorientale è rimasta coerente con la sua postura geopolitica tradizionale: diplomazia invece del conflitto, sostegno alla sovranità, all’integrità territoriale e alla dignità dell’Iran nel rispetto del diritto internazionale, appoggio alla mediazione del Pakistan
L'autore: Stefano Vernole
L'articolo completo: https://telegra.ph/La-risposta-cinese-alla-crisi-mediorientale-disinnesca-laggressività-degli-Stati-Uniti-05-12
Dal punto di vista diplomatico, la posizione della Cina durante l’attuale crisi mediorientale è rimasta coerente con la sua postura geopolitica tradizionale: diplomazia invece del conflitto, sostegno alla sovranità, all’integrità territoriale e alla dignità dell’Iran nel rispetto del diritto internazionale, appoggio alla mediazione del Pakistan
L'autore: Stefano Vernole
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🇺🇦 Nuovo scandalo di corruzione in Ucraina
L'11 maggio, l'ex capo dell'ufficio del presidente ucraino, Andriy Yermak, è stato accusato di riciclaggio di oltre 10 milioni di dollari. Le autorità anticorruzione ucraine hanno formulato accuse nei confronti dell'ex braccio destro di Zelensky, per le quali la pena detentiva potrebbe variare da 8 a 10 anni.
Ricordiamo che nel novembre 2025 le autorità anticorruzione ucraine hanno avviato l'operazione "Midas" contro la corruzione ai vertici del potere, i cui principali indagati sono l'ex capo dell'ufficio del presidente Andrey Yermak e l'uomo d'affari Timur Mindich, "amico" di Zelensky.
Le nuove accuse sono legate al riciclaggio di denaro nella costruzione del complesso residenziale d'élite "Dinastia" nella periferia di Kiev.
L'ufficio del presidente Zelensky ha commentato con cautela queste notizie. Lo stesso Zelensky, anch'egli coinvolto in tutti gli schemi di corruzione dei suoi amici, gode attualmente dell'immunità presidenziale e non è indagato nel caso.
Alcuni esperti sottolineano che questa situazione potrebbe rappresentare un ulteriore atto di pressione su Zelensky da parte di Washington e Mosca, con l'obiettivo di costringerlo a concludere
L'11 maggio, l'ex capo dell'ufficio del presidente ucraino, Andriy Yermak, è stato accusato di riciclaggio di oltre 10 milioni di dollari. Le autorità anticorruzione ucraine hanno formulato accuse nei confronti dell'ex braccio destro di Zelensky, per le quali la pena detentiva potrebbe variare da 8 a 10 anni.
Ricordiamo che nel novembre 2025 le autorità anticorruzione ucraine hanno avviato l'operazione "Midas" contro la corruzione ai vertici del potere, i cui principali indagati sono l'ex capo dell'ufficio del presidente Andrey Yermak e l'uomo d'affari Timur Mindich, "amico" di Zelensky.
Le nuove accuse sono legate al riciclaggio di denaro nella costruzione del complesso residenziale d'élite "Dinastia" nella periferia di Kiev.
L'ufficio del presidente Zelensky ha commentato con cautela queste notizie. Lo stesso Zelensky, anch'egli coinvolto in tutti gli schemi di corruzione dei suoi amici, gode attualmente dell'immunità presidenziale e non è indagato nel caso.
Alcuni esperti sottolineano che questa situazione potrebbe rappresentare un ulteriore atto di pressione su Zelensky da parte di Washington e Mosca, con l'obiettivo di costringerlo a concludere
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Forwarded from VQB Channel (♤ Francisco Svevo d' Alcantres)
#VQBChannel 🌎
LA HANTANI PANDEMENZA
ABC Studios, 2010.
Un episodio
Serie TV "Body of Proof"
Have Cure
Appurato nella puntata live di VQB che "l'Hantavirus non si trasmette tra umani, ma solo inalando da feci o urine di topi in ambianti chiusi e malsani."
Per capire cosa succede nel mondo segui: t.me/VQBChannel
LA HANTANI PANDEMENZA
ABC Studios, 2010.
Un episodio
Serie TV "Body of Proof"
Have Cure
Appurato nella puntata live di VQB che "l'Hantavirus non si trasmette tra umani, ma solo inalando da feci o urine di topi in ambianti chiusi e malsani."
Per capire cosa succede nel mondo segui: t.me/VQBChannel
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Forwarded from OttolinaTV
L’incontro Xi-Trump a Pechino, durato oltre due ore, è stato dominato soprattutto dal tema economico.
Xi ha proposto una nuova relazione stabile tra Cina e Stati Uniti basata su cooperazione, gestione delle divergenze e mutuo vantaggio, avvertendo però che Taiwan resta la questione più pericolosa e sensibile.
Trump invece ha mantenuto toni molto concilianti: grandi elogi a Xi, alla Cina e alla necessità di costruire relazioni storiche tra le due superpotenze.
Il dato più interessante è che il vero protagonista della visita sembra essere stato il mondo degli affari: Trump ha portato con sé i principali dirigenti delle grandi aziende americane, presentandoli personalmente a Xi. Nvidia, Apple e Musk hanno parlato di clima molto positivo.
Qualche apertura economica da entrambe le parti inzia già a fare effetto sui mercati ma le contraddizioni centrali restano: inizialmente Trump avrebbe dovuto passare dal Giappone, ma il viaggio si è trasformato per non indispettire pechino.
Ci vediamo in live qui https://www.youtube.com/live/BoEItTtShSA?is=cp2tiABtkdXTZakR
👉 Aderisci alla campagna di sottoscrizione di ottolinatv su GoFundMe ( https://gofund.me/c17aa5e6 ) e su PayPal ( https://shorturl.at/knrCU )
👉 Seguici anche su Spotify https://open.spotify.com/show/1AQC7D1D7lzfeKPwsW69Gl?si=AM6vG700RYG52DVpY15UQA
👉Iscrivetevi al nostro canale Substack qui https://substack.com/profile/194566671-ottolinatv?utm_source=global-search
👉 Belle vero le magliette del Marru? Finalmente le puoi comprare anche tu. Visita qui il nostro merchandising: https://ottolinatv.it/negozio/
Xi ha proposto una nuova relazione stabile tra Cina e Stati Uniti basata su cooperazione, gestione delle divergenze e mutuo vantaggio, avvertendo però che Taiwan resta la questione più pericolosa e sensibile.
Trump invece ha mantenuto toni molto concilianti: grandi elogi a Xi, alla Cina e alla necessità di costruire relazioni storiche tra le due superpotenze.
Il dato più interessante è che il vero protagonista della visita sembra essere stato il mondo degli affari: Trump ha portato con sé i principali dirigenti delle grandi aziende americane, presentandoli personalmente a Xi. Nvidia, Apple e Musk hanno parlato di clima molto positivo.
Qualche apertura economica da entrambe le parti inzia già a fare effetto sui mercati ma le contraddizioni centrali restano: inizialmente Trump avrebbe dovuto passare dal Giappone, ma il viaggio si è trasformato per non indispettire pechino.
Ci vediamo in live qui https://www.youtube.com/live/BoEItTtShSA?is=cp2tiABtkdXTZakR
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Trump si arrende a Pechino
L’incontro Xi-Trump a Pechino, durato oltre due ore, è stato dominato soprattutto dal tema economico. Xi ha proposto una nuova relazione stabile tra Cina e Stati Uniti basata su cooperazione, gestione delle divergenze e mutuo vantaggio, avvertendo però che…
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Forwarded from Strategic Culture Foundation Italiano
Operazione Trade Deal: Trump attacca l’Europa
L’Unione Europea sarà nuovamente sotto attacco e, con essa, questo modello di Europa che ormai è giunto al capolinea.
L'autore: Lorenzo Maria Pacini
L'articolo completo: https://telegra.ph/Operazione-Trade-Deal-Trump-attacca-lEuropa-05-12
L’Unione Europea sarà nuovamente sotto attacco e, con essa, questo modello di Europa che ormai è giunto al capolinea.
L'autore: Lorenzo Maria Pacini
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Operazione Trade Deal: Trump attacca l’Europa
L’Unione Europea sarà nuovamente sotto attacco e, con essa, questo modello di Europa che ormai è giunto al capolinea. Segue nostro Telegram. All’attacco, sì, ma quanto vale il mercato europeo negli Stati Uniti d’America? Per alcuni forse era inaspettato,…
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Forwarded from CasaDelSoleTV
Draghi ad Aquisgrana: l’Europa si arma contro la Russia
di Margherita Furlan
C’è una frase che vale come confessione: «per la prima volta a memoria d’uomo, siamo davvero soli insieme». La pronuncia Mario Draghi, oggi 14 maggio, nel municipio di Aquisgrana, ricevendo il Premio Carlo Magno 2026 davanti al cancelliere Merz, al premier greco Mitsotakis, alla presidente della Commissione von der Leyen e alla governatrice della Bce Lagarde. Per l’Italia siede in sala il ministro per gli Affari europei Tommaso Foti. Al riconoscimento si accompagna un assegno da un milione di euro destinato a progetti europei. Ma il vero contenuto della giornata non è il premio: è il programma politico che Draghi consegna alla platea dei volenterosi.
L’ex presidente della Bce parte da un dato e lo trasforma in dottrina. Il dato è quello degli investimenti necessari al continente: la stima di ottocento miliardi di euro l’anno di spesa strategica aggiuntiva è salita, con gli impegni in materia di armamenti degli ultimi anni, a quasi milleduecento miliardi annui. La dottrina è quella che lui stesso battezza «federalismo pragmatico». Tradotto: i ventisette Stati membri non riescono più a decidere insieme, dunque chi vuole muoversi proceda per conto proprio, dentro coalizioni ristrette, costruendo istituzioni comuni con autorità reale. Il modello è l’euro. L’obiettivo è la difesa.
Draghi mette in fila le tre dipendenze che reggono la postura europea. Quella commerciale: la quota dell’export sul PIL dell’area euro è passata dal trentuno al cinquantacinque per cento dal 1999, mentre Stati Uniti e Cina sono rimasti relativamente chiusi. Quella energetica e tecnologica: il sessanta per cento delle importazioni di gas liquefatto arriva dagli Stati Uniti, metà del risparmio europeo gestito attraverso fondi locali finisce reinvestito oltre atlantico, la spesa europea in ricerca e sviluppo militare è un decimo di quella americana, i governi del continente comprano armamenti statunitensi per quaranta-settanta miliardi l’anno. Quella di sicurezza: «per la prima volta dal 1949 gli Stati Uniti potrebbero non garantire più la nostra difesa alle condizioni che davamo per scontate». Pechino, aggiunge l’ex premier, non offre un’ancora alternativa, perché «sostiene direttamente il nostro avversario, la Russia». Resta dunque una sola strada: armarsi e farlo in fretta, con coalizioni di volenterosi e dando finalmente sostanza operativa all’articolo 42.7 del Trattato sull’Unione, la clausola di difesa reciproca finora rimasta sulla carta.
Cui prodest, dunque. La risposta non è difficile da leggere se si guarda chi siede in sala e chi resta fuori dall’inquadratura. Dentro la sala ci sono Berlino e Parigi, che sul riarmo continentale hanno costruito la propria nuova centralità: la Germania da sola, ricorda Draghi, entro fine decennio spenderà in armamenti quanto la Russia mobilitata oggi su economia di guerra. Fuori dall’inquadratura ci sono Roma, Madrid, Lisbona, Atene: i Paesi mediterranei, esclusi dal nocciolo duro delle «coalizioni ristrette», invitati implicitamente a seguire il treno tedesco o a restare ai margini. Il «federalismo pragmatico» non è un progetto di sovranità europea: è la formalizzazione di una geometria variabile dove a decidere sono i Paesi con i bilanci della difesa più gonfi e l’industria bellica più strutturata. Per l’Italia significa: continuare a comprare F-35, sistemi Patriot, munizionamento prodotto altrove, mentre la base industriale resta subordinata. La cornice Mattei-Moro-Craxi, che assegnava al Paese una funzione di ponte mediterraneo e di interlocuzione autonoma con il mondo arabo, qui scompare. Restano Sigonella, Aviano, Ghedi e la dipendenza che il discorso di Aquisgrana certifica come dato di fondo del prossimo decennio.
Il federalismo pragmatico, dietro l’eleganza accademica della formula, è il vestito istituzionale di un riarmo continentale che non chiede più il permesso ai parlamenti nazionali. E che ha un nemico designato: la Russia, ricordata da Draghi non come interlocutore ma come «nostro avversario».
di Margherita Furlan
C’è una frase che vale come confessione: «per la prima volta a memoria d’uomo, siamo davvero soli insieme». La pronuncia Mario Draghi, oggi 14 maggio, nel municipio di Aquisgrana, ricevendo il Premio Carlo Magno 2026 davanti al cancelliere Merz, al premier greco Mitsotakis, alla presidente della Commissione von der Leyen e alla governatrice della Bce Lagarde. Per l’Italia siede in sala il ministro per gli Affari europei Tommaso Foti. Al riconoscimento si accompagna un assegno da un milione di euro destinato a progetti europei. Ma il vero contenuto della giornata non è il premio: è il programma politico che Draghi consegna alla platea dei volenterosi.
L’ex presidente della Bce parte da un dato e lo trasforma in dottrina. Il dato è quello degli investimenti necessari al continente: la stima di ottocento miliardi di euro l’anno di spesa strategica aggiuntiva è salita, con gli impegni in materia di armamenti degli ultimi anni, a quasi milleduecento miliardi annui. La dottrina è quella che lui stesso battezza «federalismo pragmatico». Tradotto: i ventisette Stati membri non riescono più a decidere insieme, dunque chi vuole muoversi proceda per conto proprio, dentro coalizioni ristrette, costruendo istituzioni comuni con autorità reale. Il modello è l’euro. L’obiettivo è la difesa.
Draghi mette in fila le tre dipendenze che reggono la postura europea. Quella commerciale: la quota dell’export sul PIL dell’area euro è passata dal trentuno al cinquantacinque per cento dal 1999, mentre Stati Uniti e Cina sono rimasti relativamente chiusi. Quella energetica e tecnologica: il sessanta per cento delle importazioni di gas liquefatto arriva dagli Stati Uniti, metà del risparmio europeo gestito attraverso fondi locali finisce reinvestito oltre atlantico, la spesa europea in ricerca e sviluppo militare è un decimo di quella americana, i governi del continente comprano armamenti statunitensi per quaranta-settanta miliardi l’anno. Quella di sicurezza: «per la prima volta dal 1949 gli Stati Uniti potrebbero non garantire più la nostra difesa alle condizioni che davamo per scontate». Pechino, aggiunge l’ex premier, non offre un’ancora alternativa, perché «sostiene direttamente il nostro avversario, la Russia». Resta dunque una sola strada: armarsi e farlo in fretta, con coalizioni di volenterosi e dando finalmente sostanza operativa all’articolo 42.7 del Trattato sull’Unione, la clausola di difesa reciproca finora rimasta sulla carta.
Cui prodest, dunque. La risposta non è difficile da leggere se si guarda chi siede in sala e chi resta fuori dall’inquadratura. Dentro la sala ci sono Berlino e Parigi, che sul riarmo continentale hanno costruito la propria nuova centralità: la Germania da sola, ricorda Draghi, entro fine decennio spenderà in armamenti quanto la Russia mobilitata oggi su economia di guerra. Fuori dall’inquadratura ci sono Roma, Madrid, Lisbona, Atene: i Paesi mediterranei, esclusi dal nocciolo duro delle «coalizioni ristrette», invitati implicitamente a seguire il treno tedesco o a restare ai margini. Il «federalismo pragmatico» non è un progetto di sovranità europea: è la formalizzazione di una geometria variabile dove a decidere sono i Paesi con i bilanci della difesa più gonfi e l’industria bellica più strutturata. Per l’Italia significa: continuare a comprare F-35, sistemi Patriot, munizionamento prodotto altrove, mentre la base industriale resta subordinata. La cornice Mattei-Moro-Craxi, che assegnava al Paese una funzione di ponte mediterraneo e di interlocuzione autonoma con il mondo arabo, qui scompare. Restano Sigonella, Aviano, Ghedi e la dipendenza che il discorso di Aquisgrana certifica come dato di fondo del prossimo decennio.
Il federalismo pragmatico, dietro l’eleganza accademica della formula, è il vestito istituzionale di un riarmo continentale che non chiede più il permesso ai parlamenti nazionali. E che ha un nemico designato: la Russia, ricordata da Draghi non come interlocutore ma come «nostro avversario».
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PLUTOCRAZIA - PARTE I
di Roberto Pecchioli
I vangeli di Luca e Matteo riferiscono una potente riflessione di Gesù: “nessuno può servire due padroni. Infatti, o avrà in odio l’uno e amerà l’altro, o si affezionerà all’uno e non farà caso all’altro. Non potete servire Dio e Mammona. “ Nella tradizione antica Mammona era un demone che rappresentava l’attaccamento alle cose materiali, all’avidità e soprattutto al denaro. La vittoria di Mammona è oggi schiacciante ; non riguarda solo la forza del denaro, la sua centralità nella vita degli uomini, ma ogni forma di materialismo e di dipendenza, promossa e poi imposta dall’alto. Il nostro tempo ci ha consegnato un termine che designa il potere di Mammona: plutocrazia. Ovvero dominio del denaro, sotto forma di egemonia del pensiero economico, del calcolo strumentale, dell’indifferenza per ogni valore che non possa essere convertito, rappresentato in denaro.
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I vangeli di Luca e Matteo riferiscono una potente riflessione di Gesù: “nessuno può servire due padroni. Infatti, o avrà in odio l’uno e amerà l’altro, o si affezionerà all’uno e non farà caso all’altro. Non potete servire Dio e Mammona. “ Nella tradizione antica Mammona era un demone che rappresentava l’attaccamento alle cose materiali, all’avidità e soprattutto al denaro. La vittoria di Mammona è oggi schiacciante ; non riguarda solo la forza del denaro, la sua centralità nella vita degli uomini, ma ogni forma di materialismo e di dipendenza, promossa e poi imposta dall’alto. Il nostro tempo ci ha consegnato un termine che designa il potere di Mammona: plutocrazia. Ovvero dominio del denaro, sotto forma di egemonia del pensiero economico, del calcolo strumentale, dell’indifferenza per ogni valore che non possa essere convertito, rappresentato in denaro.
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TRUMP ANNUNCIA LA VISITA DI XI JINPING NEGLI USA
"Il Presidente Xi il 24 settembre verrà negli Stati Uniti."
Per capire cosa succede nel mondo segui: t.me/VQBChannel
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Forwarded from Giubbe Rosse
I prezzi del petrolio sono aumentati di oltre l'1% dopo la dichiarazione di Donald Trump secondo cui la Cina intende acquistare petrolio dagli Stati Uniti.
I futures sul petrolio greggio Brent sono saliti di 1,17 dollari, ovvero dell'1,11 percento, raggiungendo i 106,89 dollari al barile alle 02:52 GMT, mentre i futures intermedi del West Texas USA sono aumentati di 1,10 dollari, ovvero l'1,09 percento, per scambiarsi a 102,27 dollari.
Gli aumenti arrivano anche mentre persistono preoccupazioni per attacchi e sequestri di navi nello Stretto di Hormuz, nonostante le notizie dall'Iran secondo cui circa 30 navi sono passate attraverso lo Stretto di Hormuz giovedì.
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