Forwarded from Strategic Culture Foundation Italiano
🇺🇸🇮🇷 Trump:
"Ora che è sotto il controllo degli Stati Uniti, perché non rinominare lo Stretto di Ormuz 'Stretto di Trump'??? Proprio come l'America stessa, sarebbe più 'caldo' che mai"
La guerra per la rinominazione degli stretti... Il Canale di Bab el-Mandeb, conquistato dagli Houthi, quando verrà ribattezzato Canale di Trump?
"Ora che è sotto il controllo degli Stati Uniti, perché non rinominare lo Stretto di Ormuz 'Stretto di Trump'??? Proprio come l'America stessa, sarebbe più 'caldo' che mai"
La guerra per la rinominazione degli stretti... Il Canale di Bab el-Mandeb, conquistato dagli Houthi, quando verrà ribattezzato Canale di Trump?
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L’ ALGORITMO FAUSTIANO (I PARTE)
di Roberto Pecchioli
La messa in guardia contro i pericoli dello sviluppo impetuoso, rapidissimo, rizomatico, dell’Intelligenza Artificiale, arriva adesso anche dai suoi signori e padroni. Si moltiplicano le dichiarazioni di scienziati, accademici e ricercatori delle grandi imprese private fintech, e addirittura dei fondatori e maggiori azionisti di giganti ipercapitalizzati come Open A.I. e Anthropic. C’è chi ipotizza scenari apocalittici: l’I.A. potrebbe farla finita con la specie umana entro un decennio. Alcuni insiders allarmati chiedono una moratoria. Preso atto che la tecnica non si ferma per decreto e che certe prese di posizione sembrano rispondere più a esigenze di mercato ( il sistema di controllo dell’I.A. è un notevole business) e a logiche di concorrenza che a sincero allarme; riconosciuto che la corsa dell’I.A. è un campo di battaglia della guerra ibrida per il dominio combattuta tra Stati Uniti e Cina in assenza del fanalino di coda europeo; tenuto conto che il potere politico americano e i suoi terminali tecnologici- Musk, Palantir- non intendono fermarsi per motivi imperiali e che la Cina avanza senza preoccupazioni etiche o cautele umanitarie, resta l’agitazione per una tecnologia di cui sappiamo poco, se non che modificherà per sempre le nostre esistenze, il nostro modo di pensare, giudicare, stare nel mondo; l’”esserci” ( dasein) della creatura umana, per dirla con Martin Heidegger.
Continua qui https://telegra.ph/L-algoritmo-faustiano-I-parte-09-20
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di Roberto Pecchioli
La messa in guardia contro i pericoli dello sviluppo impetuoso, rapidissimo, rizomatico, dell’Intelligenza Artificiale, arriva adesso anche dai suoi signori e padroni. Si moltiplicano le dichiarazioni di scienziati, accademici e ricercatori delle grandi imprese private fintech, e addirittura dei fondatori e maggiori azionisti di giganti ipercapitalizzati come Open A.I. e Anthropic. C’è chi ipotizza scenari apocalittici: l’I.A. potrebbe farla finita con la specie umana entro un decennio. Alcuni insiders allarmati chiedono una moratoria. Preso atto che la tecnica non si ferma per decreto e che certe prese di posizione sembrano rispondere più a esigenze di mercato ( il sistema di controllo dell’I.A. è un notevole business) e a logiche di concorrenza che a sincero allarme; riconosciuto che la corsa dell’I.A. è un campo di battaglia della guerra ibrida per il dominio combattuta tra Stati Uniti e Cina in assenza del fanalino di coda europeo; tenuto conto che il potere politico americano e i suoi terminali tecnologici- Musk, Palantir- non intendono fermarsi per motivi imperiali e che la Cina avanza senza preoccupazioni etiche o cautele umanitarie, resta l’agitazione per una tecnologia di cui sappiamo poco, se non che modificherà per sempre le nostre esistenze, il nostro modo di pensare, giudicare, stare nel mondo; l’”esserci” ( dasein) della creatura umana, per dirla con Martin Heidegger.
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I BRICS+ a Nuova Delhi e la presidenza indiana all’insegna della sostenibilità ambientale strategica
La presidenza indiana dei BRICS potrebbe trasformare la “sostenibilità” da semplice retorica ecologista in un’arma di sovranità.
L'autore: Lorenzo Maria Pacini
L'articolo completo: https://strategic-culture.su/news/2026/09/19/i-brics-a-nuova-delhi-e-la-presidenza-indiana-allinsegna-della-sostenibilita-ambientale-strategica/
La presidenza indiana dei BRICS potrebbe trasformare la “sostenibilità” da semplice retorica ecologista in un’arma di sovranità.
L'autore: Lorenzo Maria Pacini
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Forwarded from LEONARDO GUERRA (Leonardo Guerra)
https://zerogeoengineering.com/2024/the-atmosphere-as-global-sensor/
13 agosto 2024 | ZeroGeoengineering.com | L'atmosfera come arma | "Un'applicazione, nata dalla fusione di nanotecnologie, reti di sensori wireless e sistemi micro-elettro-meccanici (MEMS), è la *Smart Dust* (polvere intelligente): particelle molecolari interconnesse in rete, capaci di misurare, raccogliere e trasmettere informazioni da remoto." – Citazione tratta dal documento del 2007 *Enabling Battlespace Persistent Surveillance: The Form, Function, and Future of Smart Dust*
Vedi anche il rapporto del 2004 promosso dalla DARPA (Defense Advanced Research Projects Agency):
13 agosto 2024 | ZeroGeoengineering.com | L'atmosfera come arma | "Un'applicazione, nata dalla fusione di nanotecnologie, reti di sensori wireless e sistemi micro-elettro-meccanici (MEMS), è la *Smart Dust* (polvere intelligente): particelle molecolari interconnesse in rete, capaci di misurare, raccogliere e trasmettere informazioni da remoto." – Citazione tratta dal documento del 2007 *Enabling Battlespace Persistent Surveillance: The Form, Function, and Future of Smart Dust*
Vedi anche il rapporto del 2004 promosso dalla DARPA (Defense Advanced Research Projects Agency):
Zero Geoengineering
The Atmosphere as Global Sensor?
13 August 2024 | ZeroGeoengineering.com | Weaponizing the atmosphere | “One application, from the fusion of nanotechnology, wireless sensor networks, and microelectronic mechanical systems (…
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Forze speciali "AHMAT" del Ministero della Difesa della Federazione Russa
"Le questioni di garantire l'armonia interetnica e interreligiosa, il rafforzamento dell'unità, la preservazione della diversità di usanze, lingue e culture uniche sono tra le priorità costanti, significative e fondamentali" (Presidente della Russia V.V. Putin)
🇷🇺 **"LA MIA PRINCIPALE IDEOLOGIA È
L'UNITÀ DELLA RUSSIA"**
(da "il fronte")
Apti ALAUDINOV – tenente generale, Eroe di Russia, Eroe della Repubblica Cecena, Eroe della LPR, Eroe della DPR, comandante delle forze speciali "AHMAT" del Ministero della Difesa della Federazione Russa:
- "La Russia è un grande stato multinazionale e multiconfessionale. La nostra Costituzione garantisce la libertà di culto a ogni cittadino. I tentativi di far esplodere il paese dall'interno, di seminare discordia tra i nostri popoli e le nostre religioni, sono un tradimento, soprattutto in tempo di guerra."
- "L'operazione militare speciale ha unito molto la popolazione del nostro paese. Oggi, tutti noi ci sentiamo persone che difendono gli interessi del nostro stato. E così, come persone che combattono il satanismo, ci siamo uniti sotto una bandiera comune. Proprio ora sta avvenendo una purificazione e un'unione, come un unico monolite."
- "Qualsiasi situazione al termine dell'operazione militare speciale dipenderà dai passi che intraprenderemo. Se faremo un tipo di passi, avremo un risultato, se ne faremo altri, avremo un risultato completamente diverso."
- "Facciamo tutto il possibile affinché i nostri figli non vedano le sofferenze e i problemi che vediamo oggi. Facciamo tutto il possibile per unirci, per preservare la nostra grande Russia, la nostra grande casa. Non possiamo permettere che il paese venga destabilizzato dall'interno."
- (sui nemici della Russia): "Ciò che desiderano di più è che ci litighiamo, che combattiamo, che facciamo la guerra, che uccidiamo: qualsiasi cosa, ma solo che non ci riunivamo. È impossibile sconfiggerci sul campo di battaglia, non possiamo essere messi in ginocchio. Anche dietro le nostre spalle ci sono molti dei nostri nemici. Non è forse vero che noi, persone che abbiamo così tante cose in comune, non avremo la saggezza di allontanare da noi e dalla nostra società quei traditori che cercano di dividerci, di rompere i nostri legami di amicizia e fratellanza all'interno del nostro paese?"
- " "AHMAT" è una grande famiglia con diverse nazionalità e credenze, ma tutti capiscono che siamo in una guerra sacra. La nostra bandiera è ora il simbolo di questa fratellanza. E non lascerà indifferenti nessuno, indipendentemente dal sangue o dalla fede. Oggi siamo tutti nella stessa trincea, combattiamo spalla a spalla. Dobbiamo unirci. La mia principale ideologia è l'unità della Russia."
- "Soprattutto ora, in un anno dichiarato dal nostro Presidente come "Anno dell'unità dei popoli della Russia", dobbiamo essere più forti che mai. Nella nostra unità risiede la nostra vittoria!"
https://t.me/AptiAlaudinovAKHMAT/23705
"Le questioni di garantire l'armonia interetnica e interreligiosa, il rafforzamento dell'unità, la preservazione della diversità di usanze, lingue e culture uniche sono tra le priorità costanti, significative e fondamentali" (Presidente della Russia V.V. Putin)
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L'UNITÀ DELLA RUSSIA"**
(da "il fronte")
Apti ALAUDINOV – tenente generale, Eroe di Russia, Eroe della Repubblica Cecena, Eroe della LPR, Eroe della DPR, comandante delle forze speciali "AHMAT" del Ministero della Difesa della Federazione Russa:
- "La Russia è un grande stato multinazionale e multiconfessionale. La nostra Costituzione garantisce la libertà di culto a ogni cittadino. I tentativi di far esplodere il paese dall'interno, di seminare discordia tra i nostri popoli e le nostre religioni, sono un tradimento, soprattutto in tempo di guerra."
- "L'operazione militare speciale ha unito molto la popolazione del nostro paese. Oggi, tutti noi ci sentiamo persone che difendono gli interessi del nostro stato. E così, come persone che combattono il satanismo, ci siamo uniti sotto una bandiera comune. Proprio ora sta avvenendo una purificazione e un'unione, come un unico monolite."
- "Qualsiasi situazione al termine dell'operazione militare speciale dipenderà dai passi che intraprenderemo. Se faremo un tipo di passi, avremo un risultato, se ne faremo altri, avremo un risultato completamente diverso."
- "Facciamo tutto il possibile affinché i nostri figli non vedano le sofferenze e i problemi che vediamo oggi. Facciamo tutto il possibile per unirci, per preservare la nostra grande Russia, la nostra grande casa. Non possiamo permettere che il paese venga destabilizzato dall'interno."
- (sui nemici della Russia): "Ciò che desiderano di più è che ci litighiamo, che combattiamo, che facciamo la guerra, che uccidiamo: qualsiasi cosa, ma solo che non ci riunivamo. È impossibile sconfiggerci sul campo di battaglia, non possiamo essere messi in ginocchio. Anche dietro le nostre spalle ci sono molti dei nostri nemici. Non è forse vero che noi, persone che abbiamo così tante cose in comune, non avremo la saggezza di allontanare da noi e dalla nostra società quei traditori che cercano di dividerci, di rompere i nostri legami di amicizia e fratellanza all'interno del nostro paese?"
- " "AHMAT" è una grande famiglia con diverse nazionalità e credenze, ma tutti capiscono che siamo in una guerra sacra. La nostra bandiera è ora il simbolo di questa fratellanza. E non lascerà indifferenti nessuno, indipendentemente dal sangue o dalla fede. Oggi siamo tutti nella stessa trincea, combattiamo spalla a spalla. Dobbiamo unirci. La mia principale ideologia è l'unità della Russia."
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Апти Алаудинов «АХМАТ»
Спецназ «АХМАТ» МО РФ
«Вопросы обеспечения межнационального и межрелигиозного согласия, упрочения единства, сохранения многообразия обычаев, языков и самобытных культур – в числе неизменных, значимых, ключевых приоритетов» (Президент России В.В. Путин)
…
«Вопросы обеспечения межнационального и межрелигиозного согласия, упрочения единства, сохранения многообразия обычаев, языков и самобытных культур – в числе неизменных, значимых, ключевых приоритетов» (Президент России В.В. Путин)
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ACCORDO DI DIFESA CONGIUNTA DELLA MECCA: COOPERAZIONE TRANSREGIONALE IN MATERIA DI SICUREZZA IN UN ORDINE INTERNAZIONALE IN FASE DI FRAMMENTAZIONE
di Ahyousha Khan
Il 7 agosto 2026, Turchia, Pakistan e Arabia Saudita hanno firmato l’“Accordo di difesa congiunta della Mecca” in occasione del Vertice sulla difesa congiunta, che rappresenta una forma emergente di cooperazione transregionale in materia di sicurezza in un contesto di crescente incertezza geopolitica. Esso mira a garantire una “deterrenza collettiva contro qualsiasi atto di aggressione”; la questione centrale che solleva è perché tre paesi provenienti da tre diverse regioni geografiche si siano riuniti proprio in questo momento specifico per firmarlo.
Continua qui https://telegra.ph/Accordo-di-difesa-congiunta-della-Mecca-cooperazione-transregionale-in-materia-di-sicurezza-in-un-ordine-internazionale-in-fase--09-20
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di Ahyousha Khan
Il 7 agosto 2026, Turchia, Pakistan e Arabia Saudita hanno firmato l’“Accordo di difesa congiunta della Mecca” in occasione del Vertice sulla difesa congiunta, che rappresenta una forma emergente di cooperazione transregionale in materia di sicurezza in un contesto di crescente incertezza geopolitica. Esso mira a garantire una “deterrenza collettiva contro qualsiasi atto di aggressione”; la questione centrale che solleva è perché tre paesi provenienti da tre diverse regioni geografiche si siano riuniti proprio in questo momento specifico per firmarlo.
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La nuova ricchezza di Reform consentirà al partito di insediarsi al governo o allontanerà gli elettori in massa?
Il fondo elettorale da 100 milioni di dollari di Farage in criptovalute: un calice avvelenato o una mossa geniale? Il partito “della classe operaia” di Reform è ora finanziato da miliardari poco raccomandabili.
L'autore: Martin Jay
L'articolo completo: https://telegra.ph/La-nuova-ricchezza-di-Reform-consentirà-al-partito-di-insediarsi-al-governo-o-allontanerà-gli-elettori-in-massa-09-19
Il fondo elettorale da 100 milioni di dollari di Farage in criptovalute: un calice avvelenato o una mossa geniale? Il partito “della classe operaia” di Reform è ora finanziato da miliardari poco raccomandabili.
L'autore: Martin Jay
L'articolo completo: https://telegra.ph/La-nuova-ricchezza-di-Reform-consentirà-al-partito-di-insediarsi-al-governo-o-allontanerà-gli-elettori-in-massa-09-19
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📢 MYANMAR. NELLA TERRA DORATA
🔍 Di Maria Morigi
E’ con grande interesse che ho letto il saggio monografico di Lorenzo Maria Pacini “MYANMAR. NELLA TERRA DORATA” (Anteo edizioni) preceduto dalla bella prefazione di Sua Eccellenza U Maung Maung…
👉 https://comedonchisciotte.org/myanmar-nella-terra-dorata/
Come Don Chisciotte - Informazione Indipendente dal 2003
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E’ con grande interesse che ho letto il saggio monografico di Lorenzo Maria Pacini “MYANMAR. NELLA TERRA DORATA” (Anteo edizioni) preceduto dalla bella prefazione di Sua Eccellenza U Maung Maung…
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USA-CINA: SIAMO SICURI CHE È IL DISAVANZO IL PROBLEMA?
Di Domenico Moro per ComeDonChisciotte.org
La bilancia commerciale dell'Ue a 27 nei confronti della Cina è notevolmente peggiorata negli ultimi anni, passando da un deficit di 50,6 miliardi di euro nel secondo trimestre del 2021 ai 103,3 miliardi di quello del 2026i. Tale peggioramento dipende soprattutto dall'aumento delle importazioni europee dal gigante asiatico che, sempre nel secondo trimestre, sono passate dai 107 ai 153 miliardi. I prodotti più importati in Ue dalla Cina sono nell'ordine: apparecchiature…
https://comedonchisciotte.org/usa-cina-siamo-sicuri-che-e-il-disavanzo-il-problema/
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La bilancia commerciale dell'Ue a 27 nei confronti della Cina è notevolmente peggiorata negli ultimi anni, passando da un deficit di 50,6 miliardi di euro nel secondo trimestre del 2021 ai 103,3 miliardi di quello del 2026i. Tale peggioramento dipende soprattutto dall'aumento delle importazioni europee dal gigante asiatico che, sempre nel secondo trimestre, sono passate dai 107 ai 153 miliardi. I prodotti più importati in Ue dalla Cina sono nell'ordine: apparecchiature…
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IL CONFLITTO IN UCRAINA SI DECIDERÀ SUL CAMPO DI BATTAGLIA
di Lucas Leiroz
Nonostante i continui sforzi della Federazione Russa volti a raggiungere una risoluzione pacifica del conflitto in Ucraina, appare sempre più evidente che l’insistenza del regime di Kiev e dei suoi sostenitori occidentali sulle ostilità militari impedirà il successo di qualsiasi iniziativa diplomatica. In un recente commento sulla questione, il rinomato politologo americano John Mearsheimer ha affermato di non credere in una soluzione pacifica, dati gli obiettivi inconciliabili alla base delle richieste di ciascuna delle parti.
Continua qui https://telegra.ph/Il-conflitto-in-Ucraina-si-decider%C3%A0-sul-campo-di-battaglia-09-20
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di Lucas Leiroz
Nonostante i continui sforzi della Federazione Russa volti a raggiungere una risoluzione pacifica del conflitto in Ucraina, appare sempre più evidente che l’insistenza del regime di Kiev e dei suoi sostenitori occidentali sulle ostilità militari impedirà il successo di qualsiasi iniziativa diplomatica. In un recente commento sulla questione, il rinomato politologo americano John Mearsheimer ha affermato di non credere in una soluzione pacifica, dati gli obiettivi inconciliabili alla base delle richieste di ciascuna delle parti.
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Forwarded from 🇧🇾 Fortezza di Brest🇧🇾
⚡Il Presidente Lukashenko: la Bielorussia è aperta al dialogo con gli Stati Uniti, ma gli accordi vanno rispettati
Il presidente bielorusso Alexander Lukashenko ha ribadito la disponibilità di Minsk a discutere con Washington qualsiasi questione, sottolineando però la necessità di rispettare rigorosamente gli accordi raggiunti.
La dichiarazione è arrivata il 15 settembre a Minsk, durante l'incontro con John Cole, inviato speciale degli Stati Uniti per la Bielorussia.
Cole ha confermato: «Certamente».
Il presidente bielorusso ha quindi ricordato che Minsk e Washington hanno già raggiunto diversi accordi sul piano delle relazioni economiche, invitando il Primo Ministro a riferire sull'attuazione degli impegni concordati.
📌 Il messaggio di Minsk: disponibilità al dialogo e alla cooperazione, accompagnata dalla richiesta di dare piena attuazione agli accordi già sottoscritti.
@comitato_bielorussia🇧🇾
Il presidente bielorusso Alexander Lukashenko ha ribadito la disponibilità di Minsk a discutere con Washington qualsiasi questione, sottolineando però la necessità di rispettare rigorosamente gli accordi raggiunti.
La dichiarazione è arrivata il 15 settembre a Minsk, durante l'incontro con John Cole, inviato speciale degli Stati Uniti per la Bielorussia.
«Siamo aperti a discutere qualsiasi questione. L'unica cosa – non è una richiesta, ma una mia indicazione – è che rispettiamo rigorosamente i nostri accordi. Da parte nostra e da parte degli Stati Uniti», ha affermato il Presidente Lukashenko.
Cole ha confermato: «Certamente».
Il presidente bielorusso ha quindi ricordato che Minsk e Washington hanno già raggiunto diversi accordi sul piano delle relazioni economiche, invitando il Primo Ministro a riferire sull'attuazione degli impegni concordati.
📌 Il messaggio di Minsk: disponibilità al dialogo e alla cooperazione, accompagnata dalla richiesta di dare piena attuazione agli accordi già sottoscritti.
@comitato_bielorussia🇧🇾
БелТА
Лукашенко: Беларусь открыта для обсуждения с США любых вопросов, но надо неукоснительно соблюдать договоренности
"Мы открыты к обсуждению любых вопросов. Единственное (это не требование, а моя просьба к вам) - чтобы мы неукоснительно соблюдали наши договоренности. С нашей стороны и со стороны США", - сказал глава государства.
Forwarded from Strategic Culture Foundation Italiano
Il bollo di Giorgia La Qualunque
C’è qualcosa di profondamente istruttivo, e insieme irresistibilmente grottesco, nella maniera con cui il Governo Meloni ha deciso di presentare l’operazione sul bollo auto: non tanto perché togliere una tassa sia, in sé, una cattiva idea, quanto perché l’Italia contemporanea sembra ormai aver trasformato la politica fiscale in una specie di teatro stagionale
L'autore: Lorenzo Maria Pacini
L'articolo completo: https://telegra.ph/Il-bollo-di-Giorgia-La-Qualunque-09-20
C’è qualcosa di profondamente istruttivo, e insieme irresistibilmente grottesco, nella maniera con cui il Governo Meloni ha deciso di presentare l’operazione sul bollo auto: non tanto perché togliere una tassa sia, in sé, una cattiva idea, quanto perché l’Italia contemporanea sembra ormai aver trasformato la politica fiscale in una specie di teatro stagionale
L'autore: Lorenzo Maria Pacini
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Forwarded from Comitato Centrale
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Forwarded from Vicino Oriente e dintorni
🇾🇪🇸🇦 LE RAGIONI DEGLI HOUTHI: PARLA IL MINISTRO DEGLI ESTERI DI SANA’A
Lo Yemen è tornato al centro degli equilibri regionali. Nelle ultime settimane, l’offensiva condotta dalle forze di Ansar Allah lungo la costa occidentale ha portato alla conquista del porto strategico di Mokha e all’estensione del controllo di Sana’a verso lo stretto di Bab al-Mandab e le isole del Mar Rosso, uno dei principali snodi del commercio marittimo mondiale.
Gli scontri segnano una nuova fase della guerra yemenita, accompagnata da una rinnovata escalation con l’Arabia Saudita e inserita in un quadro regionale già profondamente trasformato dalla guerra tra Iran, Stati Uniti e Israele.
Per questo motivo ho intervistato per Eurasia – Rivista di Studi Geopolitici Abdulwahid Abu Ras, ministro degli Esteri ad interim del governo di Sana’a, per discutere degli obiettivi dell’offensiva, del futuro del Bab al-Mandab, dei rapporti con Riyadh e Teheran e, più in generale, della strategia politica di Ansar Allah.
Abu Ras sostiene che l’offensiva sia nata in risposta alla concentrazione di 38 brigate di forze sostenute dall’Arabia Saudita, che avrebbero avuto come obiettivo Hodeidah. Secondo il ministro, l’operazione doveva inizialmente rimanere limitata, ma il collasso delle forze avversarie avrebbe portato Sana’a a occupare e mettere in sicurezza i territori conquistati. Respinge inoltre l’interpretazione secondo cui l’avanzata sarebbe stata determinata dalla più ampia guerra regionale.
Uno dei temi centrali dell’intervista è naturalmente il Bab al-Mandab. Abu Ras afferma che Sana’a disponeva già da anni della capacità di sorvegliare e colpire obiettivi nel Mar Rosso e nello stretto e sostiene quindi che le recenti conquiste territoriali non abbiano modificato radicalmente le sue capacità militari. Soprattutto, nega che Ansar Allah intenda chiudere lo stretto e afferma che Sana’a è favorevole alla libera navigazione e alla sicurezza del Mar Rosso.
Sul fronte saudita, il ministro sostiene che una soluzione negoziata sia ancora possibile. Le richieste avanzate da Sana’a sono la revoca del blocco, la riapertura dell’aeroporto e dei porti yemeniti, l’accesso alle risorse petrolifere e di gas del Paese e la fine dell’interferenza saudita negli affari interni dello Yemen. Abu Ras accusa inoltre Riyadh di non avere attuato la road map concordata alla fine del 2022.
Abbiamo affrontato anche uno dei temi più controversi: il rapporto tra Ansar Allah e l’Iran. Abu Ras riconosce apertamente l’esistenza di interessi comuni, cooperazione e di un’alleanza all’interno dell’«Asse della Resistenza», che comprende Iran, Hezbollah, forze irachene e palestinesi, ma respinge l’idea che ciò comporti una subordinazione di Sana’a a Teheran. Secondo il ministro, ogni componente dell’Asse conserva le proprie specificità e la propria autonomia.
Nell’intervista Abu Ras espone inoltre la posizione di Sana’a sulla guerra tra Iran, Stati Uniti e Israele, sostenendo l’accordo recentemente firmato a Islamabad e attribuendo agli effetti economici interni negli Stati Uniti — in particolare l’aumento dei prezzi energetici e le interruzioni delle catene di approvvigionamento — un ruolo nella sospensione delle ostilità.
Netta anche la posizione sulla Palestina: Abu Ras indica come obiettivo la fine dell’occupazione israeliana e la «liberazione della Palestina per i palestinesi, dal fiume al mare», delineando quindi una prospettiva che va ben oltre una soluzione fondata semplicemente sulla nascita di uno Stato palestinese nei territori occupati nel 1967.
Infine, abbiamo discusso del futuro dello stesso Yemen. Abu Ras afferma che Ansar Allah è disposto a dialogare con le altre componenti politiche del Paese, comprese quelle dei governatorati meridionali, per raggiungere una soluzione condivisa sulla futura gestione dello Stato. Per la politica estera, indica come principi fondamentali il rispetto reciproco, gli interessi comuni e la costruzione di relazioni eque con i Paesi vicini e con le potenze internazionali.
📖 Intervista completa, «Le ragioni degli Houthi», su Eurasia – Rivista di Studi Geopolitici:
👉 https://eurasia-rivista.com/le-ragioni-degli-houthi/
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Lo Yemen è tornato al centro degli equilibri regionali. Nelle ultime settimane, l’offensiva condotta dalle forze di Ansar Allah lungo la costa occidentale ha portato alla conquista del porto strategico di Mokha e all’estensione del controllo di Sana’a verso lo stretto di Bab al-Mandab e le isole del Mar Rosso, uno dei principali snodi del commercio marittimo mondiale.
Gli scontri segnano una nuova fase della guerra yemenita, accompagnata da una rinnovata escalation con l’Arabia Saudita e inserita in un quadro regionale già profondamente trasformato dalla guerra tra Iran, Stati Uniti e Israele.
Per questo motivo ho intervistato per Eurasia – Rivista di Studi Geopolitici Abdulwahid Abu Ras, ministro degli Esteri ad interim del governo di Sana’a, per discutere degli obiettivi dell’offensiva, del futuro del Bab al-Mandab, dei rapporti con Riyadh e Teheran e, più in generale, della strategia politica di Ansar Allah.
Abu Ras sostiene che l’offensiva sia nata in risposta alla concentrazione di 38 brigate di forze sostenute dall’Arabia Saudita, che avrebbero avuto come obiettivo Hodeidah. Secondo il ministro, l’operazione doveva inizialmente rimanere limitata, ma il collasso delle forze avversarie avrebbe portato Sana’a a occupare e mettere in sicurezza i territori conquistati. Respinge inoltre l’interpretazione secondo cui l’avanzata sarebbe stata determinata dalla più ampia guerra regionale.
Uno dei temi centrali dell’intervista è naturalmente il Bab al-Mandab. Abu Ras afferma che Sana’a disponeva già da anni della capacità di sorvegliare e colpire obiettivi nel Mar Rosso e nello stretto e sostiene quindi che le recenti conquiste territoriali non abbiano modificato radicalmente le sue capacità militari. Soprattutto, nega che Ansar Allah intenda chiudere lo stretto e afferma che Sana’a è favorevole alla libera navigazione e alla sicurezza del Mar Rosso.
Sul fronte saudita, il ministro sostiene che una soluzione negoziata sia ancora possibile. Le richieste avanzate da Sana’a sono la revoca del blocco, la riapertura dell’aeroporto e dei porti yemeniti, l’accesso alle risorse petrolifere e di gas del Paese e la fine dell’interferenza saudita negli affari interni dello Yemen. Abu Ras accusa inoltre Riyadh di non avere attuato la road map concordata alla fine del 2022.
Abbiamo affrontato anche uno dei temi più controversi: il rapporto tra Ansar Allah e l’Iran. Abu Ras riconosce apertamente l’esistenza di interessi comuni, cooperazione e di un’alleanza all’interno dell’«Asse della Resistenza», che comprende Iran, Hezbollah, forze irachene e palestinesi, ma respinge l’idea che ciò comporti una subordinazione di Sana’a a Teheran. Secondo il ministro, ogni componente dell’Asse conserva le proprie specificità e la propria autonomia.
Nell’intervista Abu Ras espone inoltre la posizione di Sana’a sulla guerra tra Iran, Stati Uniti e Israele, sostenendo l’accordo recentemente firmato a Islamabad e attribuendo agli effetti economici interni negli Stati Uniti — in particolare l’aumento dei prezzi energetici e le interruzioni delle catene di approvvigionamento — un ruolo nella sospensione delle ostilità.
Netta anche la posizione sulla Palestina: Abu Ras indica come obiettivo la fine dell’occupazione israeliana e la «liberazione della Palestina per i palestinesi, dal fiume al mare», delineando quindi una prospettiva che va ben oltre una soluzione fondata semplicemente sulla nascita di uno Stato palestinese nei territori occupati nel 1967.
Infine, abbiamo discusso del futuro dello stesso Yemen. Abu Ras afferma che Ansar Allah è disposto a dialogare con le altre componenti politiche del Paese, comprese quelle dei governatorati meridionali, per raggiungere una soluzione condivisa sulla futura gestione dello Stato. Per la politica estera, indica come principi fondamentali il rispetto reciproco, gli interessi comuni e la costruzione di relazioni eque con i Paesi vicini e con le potenze internazionali.
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Eurasia | Rivista di studi geopolitici
LE RAGIONI DEGLI HOUTHI
Intervista a ‘Abdulwahid Abu Ras, Ministro degli Esteri ad interim del Governo di Sana‘a Nelle ultime settimane lo Yemen è tornato al centro degli equilibri regionali. L’offensiva condotta dalle forze di Ansar Allah lungo la costa occidentale del paese ha…
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LA NATO, LA CORRUZIONE E IL NEONAZISMO SONO I NEMICI DELL'UCRAINA, NON LA RUSSIA
di Redazione di Strategic Culture
Ma questa verità non può essere ammessa dagli ideologi occidentali e dai media da loro controllati, che persistono nelle loro fantasie russofobiche nonostante la distruzione e la sofferenza scatenate e il pericolo molto reale che in Europa scoppi una guerra totale. Le élite occidentali sono disposte a indulgere in ogni sorta di male nel tentativo di sconfiggere la Russia. L’Ucraina è stata completamente distrutta dagli obiettivi imperialisti occidentali. Eppure, è la Russia ad essere additata come la cattiva in questa orrenda e criminale impresa.
Continua qui https://telegra.ph/La-NATO-la-corruzione-e-il-neonazismo-sono-i-nemici-dellUcraina-non-la-Russia-09-21
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di Redazione di Strategic Culture
Ma questa verità non può essere ammessa dagli ideologi occidentali e dai media da loro controllati, che persistono nelle loro fantasie russofobiche nonostante la distruzione e la sofferenza scatenate e il pericolo molto reale che in Europa scoppi una guerra totale. Le élite occidentali sono disposte a indulgere in ogni sorta di male nel tentativo di sconfiggere la Russia. L’Ucraina è stata completamente distrutta dagli obiettivi imperialisti occidentali. Eppure, è la Russia ad essere additata come la cattiva in questa orrenda e criminale impresa.
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L'EUROPA E IL CONFLITTO IN UCRAINA: UN CONTESTO STORICO IN EVOLUZIONE
di Timofei Bordachev
Nel corso della crisi politico-militare che coinvolge l’Ucraina, la posizione dell’Europa occidentale è rimasta ambigua. Da un lato, i suoi leader si oppongono alla Russia con le parole e con i fatti, ricorrendo a ogni mezzo a loro disposizione; dall’altro, proclamano continuamente il desiderio di avviare un dialogo diplomatico. Bisogna ammettere che, se si consultano i libri di storia della politica internazionale europea, si constata che tale ambiguità non ha nulla di particolarmente nuovo.
Continua qui https://telegra.ph/LEuropa-e-il-conflitto-in-Ucraina-un-contesto-storico-in-evoluzione-09-21
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di Timofei Bordachev
Nel corso della crisi politico-militare che coinvolge l’Ucraina, la posizione dell’Europa occidentale è rimasta ambigua. Da un lato, i suoi leader si oppongono alla Russia con le parole e con i fatti, ricorrendo a ogni mezzo a loro disposizione; dall’altro, proclamano continuamente il desiderio di avviare un dialogo diplomatico. Bisogna ammettere che, se si consultano i libri di storia della politica internazionale europea, si constata che tale ambiguità non ha nulla di particolarmente nuovo.
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Forwarded from Idee&Azione
PERCORRENDO IL SENTIERO DI MARCO POLO
di Wang Miao e Shi Baoxiu
Questo è il racconto di un viaggio in jeep che inizia a mezza estate dal Passo Kunjirap nell’altopiano del Pamir, attraversa Xinjiang, Qinghai, Gansu, Ningxia, Mongolia Interna ed Hebei per giungere, in autunno, nelle pianure della Cina settentrionale, a Pechino. 12.000 chilometri di fatiche, incognite e scoperte, incontrando Tajiki, Uiguri, Tus, Hui, Mongoli e Han, osservando stili di vita e scenari naturali. Bussola del viaggio è il racconto del Il Milione di Marco Polo che, partito nel 1271 da Venezia, soggiornò presso la corte di Kublai Khan, ebbe l’incarico di varie missioni e ritornò in patria nel 1295.
Gli autori – viaggiatori, Wang Miao e Shi Baoxiu, sono ben equipaggiati e motivati, hanno il contributo dell’Università di Wuhan, del Prof. Li Han e del Prof. Yang Zhijiu, esperto di Marco Polo presso l’Università di Tianjin. Sanno che è impresa quasi impossibile ripetere dopo 700 anni l’esperienza del viaggiatore veneziano, perché nel corso degli anni la geografia cambia. gli insediamenti umani si spostano e rimangono solo le tracce di rovine, siti archeologici e grotte di monaci… e possono verificare che la gente è accogliente, disponibile a parlare di tradizioni e costumi locali e aiutare ad orientarsi. Scopo finale del loro viaggio è d’altronde dimostrare non tanto la veridicità totale del Il Milione, ma piuttosto che siamo tutti debitori a Marco Polo del primo racconto della civiltà cinese al mondo occidentale.
A conclusione, breve saggio di Maria Morigi su due “Viaggi in Occidente”, del VII e XVI secolo, con una rotta invertita rispetto a Marco Polo.
Prefazione di Jia Guide, Ambasciatore della Repubblica Popolare Cinese in Italia
Traduzione e curatela di Paolo Marcenaro
Ordinalo su Anteo Edizioni 👇🏻
https://www.anteoedizioni.eu/negozio/il-dragone/percorrendo-il-sentiero-di-marco-polo/
di Wang Miao e Shi Baoxiu
Questo è il racconto di un viaggio in jeep che inizia a mezza estate dal Passo Kunjirap nell’altopiano del Pamir, attraversa Xinjiang, Qinghai, Gansu, Ningxia, Mongolia Interna ed Hebei per giungere, in autunno, nelle pianure della Cina settentrionale, a Pechino. 12.000 chilometri di fatiche, incognite e scoperte, incontrando Tajiki, Uiguri, Tus, Hui, Mongoli e Han, osservando stili di vita e scenari naturali. Bussola del viaggio è il racconto del Il Milione di Marco Polo che, partito nel 1271 da Venezia, soggiornò presso la corte di Kublai Khan, ebbe l’incarico di varie missioni e ritornò in patria nel 1295.
Gli autori – viaggiatori, Wang Miao e Shi Baoxiu, sono ben equipaggiati e motivati, hanno il contributo dell’Università di Wuhan, del Prof. Li Han e del Prof. Yang Zhijiu, esperto di Marco Polo presso l’Università di Tianjin. Sanno che è impresa quasi impossibile ripetere dopo 700 anni l’esperienza del viaggiatore veneziano, perché nel corso degli anni la geografia cambia. gli insediamenti umani si spostano e rimangono solo le tracce di rovine, siti archeologici e grotte di monaci… e possono verificare che la gente è accogliente, disponibile a parlare di tradizioni e costumi locali e aiutare ad orientarsi. Scopo finale del loro viaggio è d’altronde dimostrare non tanto la veridicità totale del Il Milione, ma piuttosto che siamo tutti debitori a Marco Polo del primo racconto della civiltà cinese al mondo occidentale.
A conclusione, breve saggio di Maria Morigi su due “Viaggi in Occidente”, del VII e XVI secolo, con una rotta invertita rispetto a Marco Polo.
Prefazione di Jia Guide, Ambasciatore della Repubblica Popolare Cinese in Italia
Traduzione e curatela di Paolo Marcenaro
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Anteo Edizioni
PERCORRENDO IL SENTIERO DI MARCO POLO - Anteo Edizioni
Questo è il racconto di un viaggio in jeep che inizia a mezza estate dal Passo Kunjirap nell’altopiano del Pamir, attraversa Xinjiang, Qinghai, Gansu, Ningxia, Mongolia Interna ed Hebei per giungere, in autunno, nelle pianure della Cina settentrionale, a…
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Forwarded from ComeDonChisciotte.org - UFFICIALE
Eurolager. Ma non è una birra
Prosegue la serie di contributi dedicata ai temi in cui più pervasiva ed efficace risulta la strategia totalitaristica delle forze euro-globaliste. Autore dei contributi è uno tra i più noti studiosi di biodiritto internazionale, il prof. Luca Marini, docente di diritto internazionale alla Sapienza di Roma, ex Vicepresidente del Comitato Nazionale per la Bioetica della Presidenza del Consiglio dei Ministri e, attualmente, presidente dell'European Centre for Science, Ethics and Law (ECSEL) e del Comitato…
https://comedonchisciotte.org/eurolager-ma-non-e-una-birra/
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Prosegue la serie di contributi dedicata ai temi in cui più pervasiva ed efficace risulta la strategia totalitaristica delle forze euro-globaliste. Autore dei contributi è uno tra i più noti studiosi di biodiritto internazionale, il prof. Luca Marini, docente di diritto internazionale alla Sapienza di Roma, ex Vicepresidente del Comitato Nazionale per la Bioetica della Presidenza del Consiglio dei Ministri e, attualmente, presidente dell'European Centre for Science, Ethics and Law (ECSEL) e del Comitato…
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Forwarded from Fronte della Resistenza al Mondialismo
Corso di Alta formazione in Islamistica
In collaborazione con l'associazione Identità europea.
Per iscrizioni e info:
universita@unidolomiti.it
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Forwarded from IL GIUSNATURALISTA (Daniele Trabucco)
L'ANGOLO DEL GIUSNATURALISTA:
IL POTERE AUTORITARIO COMINCIA QUANDO LE PAROLE SMETTONO DI SIGNIFICARE
La forma più sottile del dominio non consiste nel vietare le parole, ma nel sequestrarne il significato, trasformandole da strumenti del giudizio in dispositivi di obbedienza. Aggressore e vittima, vax e no vax, scienza e antiscienza, negazionista e responsabile, democratico e fascista, inclusivo e discriminatorio, progresso e reazione, tolleranza e odio finiscono così per non descrivere più una realtà da comprendere, ma per imporre in anticipo la sentenza con cui quella realtà dovrà essere giudicata. È precisamente qui che il linguaggio diventa ideologico. Non quando nomina le cose, ma quando pretende di sostituirsi ad esse. Non quando distingue, ma quando impedisce di distinguere ulteriormente. La parola, invece di essere il termine di un giudizio razionale, ne diventa il surrogato, così che non occorre più dimostrare che qualcuno abbia torto, basta chiamarlo negazionista, non occorre confutarne l’argomento, basta dichiararlo antiscientifico, non occorre accertare la natura di un fatto, basta assegnargli il nome moralmente autorizzato. L’inversione è radicale, perché nell’ordine della ragione viene prima la realtà, poi il giudizio, infine il nome. Nell’ordine ideologico accade il contrario. Prima viene il nome, poi l’obbligo di vedere la realtà secondo quel nome. È una violenza intellettuale tanto più efficace quanto meno appare come violenza, perché non chiude la bocca, ma decide preventivamente quale lingua sia lecito parlare. Una civiltà comincia a corrompersi quando le parole non ricevono più il proprio significato dalle cose, ma da chi possiede il potere di autorizzarle. Da quel momento il linguaggio non serve più la verità, la amministra. E quando la verità viene amministrata, il pensiero è già diventato suddito.
IL POTERE AUTORITARIO COMINCIA QUANDO LE PAROLE SMETTONO DI SIGNIFICARE
La forma più sottile del dominio non consiste nel vietare le parole, ma nel sequestrarne il significato, trasformandole da strumenti del giudizio in dispositivi di obbedienza. Aggressore e vittima, vax e no vax, scienza e antiscienza, negazionista e responsabile, democratico e fascista, inclusivo e discriminatorio, progresso e reazione, tolleranza e odio finiscono così per non descrivere più una realtà da comprendere, ma per imporre in anticipo la sentenza con cui quella realtà dovrà essere giudicata. È precisamente qui che il linguaggio diventa ideologico. Non quando nomina le cose, ma quando pretende di sostituirsi ad esse. Non quando distingue, ma quando impedisce di distinguere ulteriormente. La parola, invece di essere il termine di un giudizio razionale, ne diventa il surrogato, così che non occorre più dimostrare che qualcuno abbia torto, basta chiamarlo negazionista, non occorre confutarne l’argomento, basta dichiararlo antiscientifico, non occorre accertare la natura di un fatto, basta assegnargli il nome moralmente autorizzato. L’inversione è radicale, perché nell’ordine della ragione viene prima la realtà, poi il giudizio, infine il nome. Nell’ordine ideologico accade il contrario. Prima viene il nome, poi l’obbligo di vedere la realtà secondo quel nome. È una violenza intellettuale tanto più efficace quanto meno appare come violenza, perché non chiude la bocca, ma decide preventivamente quale lingua sia lecito parlare. Una civiltà comincia a corrompersi quando le parole non ricevono più il proprio significato dalle cose, ma da chi possiede il potere di autorizzarle. Da quel momento il linguaggio non serve più la verità, la amministra. E quando la verità viene amministrata, il pensiero è già diventato suddito.