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Baal e i suoi servitori
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Forwarded from Giubbe Rosse
🛢 INTANTO IL BRENT...
Il Dated Brent, un indicatore chiave dei prezzi fisici effettivi del petrolio, ha appena raggiunto il suo livello più alto di sempre: $144,42

Fonte: Bloomberg

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The Epstein Saga: capitolo 9, Kathryn “Gold-girl” Ruemmler

I documenti rivelano una relazione più complessa di quanto inizialmente descritto, caratterizzata da consultazioni informali, scambi personali e interazioni professionali, che sono ora al centro di un rinnovato scrutinio da parte della politica e dei media.

L'autore: Lorenzo Maria Pacini

L'articolo completo: https://telegra.ph/The-Epstein-Saga-capitolo-9-Kathryn-Gold-girl-Ruemmler-04-04
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🇮🇹 Il ministro della Difesa Guido Crosetto è chiaro: un eventuale conflitto con l’Iran “non è la nostra guerra”. L’Italia chiede una missione ONU approvata dal Parlamento, puntando su un approccio prudente e multilaterale.

💬 Questa posizione riflette una visione più vicina al Sud Globale, orientata al dialogo? O è una scelta per evitare rischi diretti?

🤔 Che ruolo dovrebbero avere ONU e diplomazia in crisi così delicate?

#Diplomazia #ONU #Italia #Geopolitica

Fonte: Il Sole 24 Ore

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BLACKHAWK DOWN 2 PRESTO SUI VOSTRI SCHERMI
di Martin Jay


Nell’ottobre 1993 accadde qualcosa di straordinario. Osama Bin Laden seguì in televisione gli eventi che si svolgevano in Somalia, mentre i soldati statunitensi presenti nel Paese sembravano essersi spinti oltre i propri limiti in quella che sarebbe poi diventata un libro e infine un film hollywoodiano intitolato «Blackhawk Down». Si trattava dell’ennesima operazione militare condotta dai Marines statunitensi in cui le informazioni di intelligence erano scarse, non sembrava esserci un vero e proprio piano, ma l’opinione prevalente negli Stati Uniti era che dovesse avere successo contro il nemico in campo a causa delle dimensioni e della posizione finanziaria della presenza militare.

Continua qui https://telegra.ph/Blackhawk-Down-2-presto-sui-vostri-schermi-04-07

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🇧🇾⚡️Non ci può essere pace. Ci stiamo preparando alla guerra — Lukashenko

@comitato_bielorussia🇧🇾
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La Cina di fronte alla crisi energetica: perché il sistema socialista regge meglio agli shock

Di fronte alla crisi energetica globale provocata dall’aggressione del blocco imperialista-sionista contro l’Iran, Pechino ha risposto con controllo dei prezzi, coordinamento produttivo, pianificazione strategica e diplomazia attiva, mostrando una capacità di tenuta che pochi altri sistemi possono vantare.

L'autore: Giulio Chinappi

L'articolo completo: https://strategic-culture.su/news/2026/04/06/la-cina-di-fronte-alla-crisi-energetica-perche-il-sistema-socialista-regge-meglio-agli-shock/
LA GUERRA NEL LIBANO MERIDIONALE SCRIVE IL PROPRIO EPILOGO
di Mohammad Shams Eddine


Gli sforzi del Libano per porre fine alla guerra tra Hezbollah e Israele si sono arenati in una paralisi ormai familiare. Ciò ha nuovamente spostato l’equilibrio verso il campo di battaglia come unica arena per una risoluzione in questa fase, in seguito alle decisioni prese direttamente da entrambe le parti in conflitto, ciascuna delle quali persegue i propri calcoli e obiettivi. Israele, sotto la guida del Primo Ministro Benjamin Netanyahu, fino a poco tempo fa premeva per disarmare Hezbollah con il sostegno aperto degli Stati Uniti, mentre la posizione del Presidente statunitense Donald Trump concede di fatto a Tel Aviv ampia libertà operativa nel Libano meridionale, poiché Washington dà priorità al contenimento della guerra con l’Iran.

Continua qui https://telegra.ph/La-guerra-nel-Libano-meridionale-scrive-il-proprio-epilogo-04-07

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🇩🇪 Berliner Zeitung: Gli uomini non possono più lasciare la Germania senza autorizzazione.

Ora tutti gli uomini di età compresa tra i 17 e i 45 anni devono ottenere l'autorizzazione dal Centro di orientamento professionale della Bundeswehr se intendono lasciare la Germania per più di tre mesi, indipendentemente dal fatto che si rechino all'estero per motivi di studio, di lavoro o per un viaggio di lunga durata.

E dicono che non si stanno preparando alla guerra, ma danno tutta la colpa alla Russia. Comodo
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Forwarded from CasaDelSoleTV
La “fine della civiltà iraniana”: analisi di una dichiarazione e di ciò che nasconde
di Margherita Furlan
Ieri sera, ore 20:00 ora di Washington (le 2:00 di notte in Italia) scadeva l’ultimatum che Donald Trump aveva fissato all’Iran su Truth Social, accompagnandolo con una frase senza precedenti nella storia della diplomazia occidentale: “Un’intera civiltà morirà stanotte”. Una dichiarazione che, al di là della retorica muscolare, segna un punto di rottura nel linguaggio delle relazioni internazionali. Mai un presidente degli Stati Uniti aveva evocato pubblicamente la cancellazione di una civiltà come strumento di pressione negoziale.
Qualcuno ha interpretato il mio reel precedente su questa dichiarazione come una previsione. Chiarisco: non lo era. Non posseggo sfere di cristallo e non faccio profezie. Faccio giornalismo. E il giornalismo geopolitico ha un compito preciso: analizzare le dinamiche di potere, leggere i segnali, mettere in guardia l’opinione pubblica su ciò che accade dietro le quinte dei negoziati, soprattutto quando quei negoziati vengono condotti senza alcuna serietà diplomatica e con un unico parametro di riferimento: il ritorno finanziario.
La guerra come prodotto, il negoziato come vetrina
Quello a cui stiamo assistendo non è un processo di pace. È una rinegoziazione degli assetti di mercato condotta con il linguaggio della distruzione. Trump non sta cercando un cessate il fuoco: sta ridisegnando le catene di approvvigionamento globali, e lo fa con le bombe. Lo Stretto di Hormuz, da cui transita circa il 20% del petrolio mondiale, non è soltanto un collo di bottiglia energetico: è il punto in cui si decide chi controlla i flussi, chi fissa i prezzi e chi incassa le rendite di posizione.
Vedremo nei prossimi giorni, con estrema attenzione, chi guadagnerà in Borsa e nella ridefinizione del regime di transito dello Stretto. Quali fondi d’investimento avranno scommesso al ribasso prima dell’escalation e al rialzo dopo l’eventuale accordo. Quali operatori del settore armatoriale e delle materie prime energetiche risulteranno posizionati con sospetta precisione. La guerra è il prodotto. Il caos è la materia prima. E i mercati finanziari sono il vero teatro delle operazioni.
Chi ha lanciato questa guerra, e verso dove conduce
I fatti sono chiari: questo conflitto è stato innescato il 28 febbraio dall’attacco congiunto di Stati Uniti e Israele all’Iran. La responsabilità dell’escalation è di Trump e di Netanyahu. Ogni tentativo di riscrittura narrativa che presenti Washington come mediatore neutrale si scontra con la cronologia degli eventi e con la logica delle azioni militari, che non si sono mai interrotte nemmeno durante i cosiddetti “negoziati”.
Ma dove porta tutto questo? La traiettoria è più chiara di quanto sembri: Iran e Russia vengono reintegrati nel mercato internazionale, non per concessione, ma per necessità strutturale del sistema. L’architettura sanzionatoria costruita dall’Occidente negli ultimi anni si sta rivelando insostenibile: ha frammentato le catene globali del valore, ha accelerato la de-dollarizzazione, ha spinto decine di Paesi verso circuiti alternativi (BRICS, Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai, accordi bilaterali in valute locali).
Il paradosso strategico è questo: la guerra doveva isolare l’Iran e indebolire la Russia. Sta invece riportando entrambi al centro del gioco, con nuove alleanze e innovative leve negoziali.
I vincitori si vedono già: Mosca e Teheran
Mentre l’Occidente si affanna a gestire un conflitto che ha esso stesso provocato, i trionfatori di questa fase si stanno già delineando. E non siedono né a Washington né a Bruxelles.
Mosca esce rafforzata da ogni scenario. Se l’Iran viene reintegrato nel mercato internazionale, il precedente diventa irreversibile: non sarà più possibile sostenere l’isolamento della Russia senza esporre la contraddizione. Se il conflitto si prolunga, la Russia consolida il proprio ruolo di fornitore energetico alternativo per l’Asia, rafforza l’asse con Pechino e beneficia dell’aumento dei prezzi delle materie prime.
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Forwarded from CasaDelSoleTV
In entrambi i casi, le sanzioni occidentali perdono credibilità e capacità coercitiva.
Teheran, dal canto suo, sta trasformando una guerra subìta in una leva di riposizionamento strategico. Nonostante le distruzioni e le perdite, la Repubblica Islamica ha dimostrato di poter resistere militarmente, di poter bloccare uno dei principali colli di bottiglia energetici del pianeta e, soprattutto, di poter dettare condizioni al tavolo negoziale. Il messaggio che Teheran sta inviando al mondo non occidentale è potente: si può resistere alla pressione americana e uscirne con un peso specifico maggiore di quello con cui si è entrati nel conflitto.
L’Europa, che ha scelto di allinearsi acriticamente a Washington, si ritrova nella posizione più debole. Si è volontariamente amputata dall’asse energetico russo, ha accettato di sostituire il gas a basso costo con gas naturale liquefatto americano a prezzo maggiorato, ha subordinato la propria politica estera rinunciando a ogni autonomia strategica. Ogni nuovo assetto che reintegri Mosca e Teheran nei circuiti globali esporrà Bruxelles alla propria irrilevanza: non siederà al tavolo dove si decidono le nuove regole, ma ne subirà le conseguenze. I costi di questa riconfigurazione ricadranno interamente sulle economie europee, che hanno perso potere negoziale proprio nel momento in cui ne avrebbero avuto più bisogno.
I dieci punti di Teheran: la narrazione capovolta
Mentre Trump evocava la distruzione di una civiltà millenaria, l’Iran rispondeva con una controproposta in dieci punti, consegnata al Pakistan come Paese mediatore. Teheran ha rifiutato il cessate il fuoco temporaneo proposto da Washington (giudicato insufficiente e strumentale) e ha posto condizioni strutturali: la fine permanente delle ostilità nell’intera regione, un nuovo protocollo per il transito nello Stretto di Hormuz sotto sovranità iraniana, i risarcimenti per i danni di guerra, la ricostruzione delle infrastrutture distrutte e la revoca completa delle sanzioni, comprese quelle antecedenti al conflitto in corso.
La narrazione iraniana, in sostanza, è questa: non siamo stati noi a chiedere la trattativa, abbiamo costretto gli Stati Uniti a sedersi al tavolo e ad accettare i nostri termini. Che questa lettura sia pienamente aderente alla realtà o che contenga una componente di propaganda interna, poco importa ai fini dell’analisi: ciò che conta è il segnale geopolitico. L’Iran non si presenta come Paese sconfitto che chiede clemenza, ma come attore che detta condizioni. E questo cambia radicalmente la percezione degli equilibri di forza nella regione.
La sottolineatura finale
Questa non è una rettifica. È una sottolineatura.
Trump non vuole la pace. Trump vuole un nuovo ordine monetario e strategico che rilanci la centralità del dollaro nel momento in cui questa centralità è strutturalmente minacciata dalla diversificazione delle riserve globali, dall’ascesa dello yuan, dall’oro come strumento di sovranità monetaria.
La “fine della civiltà iraniana” non è un obiettivo militare: è una leva negoziale dentro un progetto di ristrutturazione dell’egemonia americana. Ma il progetto sta producendo esiti opposti a quelli dichiarati: sta rafforzando proprio gli attori che intendeva sottomettere e sta indebolendo proprio gli alleati che avrebbero dovuto beneficiarne.
E noi, giornalisti, analisti, cittadini, abbiamo il dovere di leggere ciò che si muove sotto la superficie delle dichiarazioni.
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Forwarded from Idee&Azione
COMBATTENTI PER L'AFRICA LIBERA
di Patrice Lumumba

Patrice Lumumba raccontato tutto intero. Questo è il presente libro, un piccolo gioiello di storia dell’Africa che raccoglie la biografia dettagliata, i discorsi più importanti e numerose testimonianze del grande politico congolese, autentico combattente per la liberazione dell’Africa del dominio coloniale straniero. Attraverso le pagine dei racconti in prima persona, dei retroscena degli eventi internazionali e delle atrocità vissute, la personalità di Lumumba si delinea con chiarezza, mostrandone la profonda umanità e la statura politica, un vero esempio per tutti i giovani di oggi e per la realizzazione di un’Africa libera e multipolare.

Patrice Lumumba nacque a Onalua, in Congo, il 2 luglio 1925, figlio di contadini. Ebbe l’opportunità di studiare presso le scuole dei missionari cattolici, risultando sin da subito una mente brillante. Compiuti gli studi giuridici, lavorò come impiegato minerario a Kivu fino al 1945 e poi come giornalista a Leopoldville (oggi Kinshasa) e Stanleyville (oggi Kinsangani). Sin da giovane si batté per la liberazione del Congo e dell’intera Africa dal giogo del colonialismo europeo, fondando vari movimenti politici di impronta socialista, e diventando Primo Ministro nel 1960, il primo democraticamente eletto. L’anno seguente venne assassinato dai suoi oppositori, diventando un eroe della autodeterminazione africana.

Traduzione e curatela di Lorenzo Maria Pacini
Prefazione di Filippo Bovo

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https://www.anteoedizioni.eu/negozio/popoli/combattenti-per-lafrica-libera/
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LA RPDC RESPINGE LA RISOLUZIONE ONU SUI DIRITTI UMANI E DENUNCIA LA POLITICIZZAZIONE DEL CONSIGLIO
di Giulio Chinappi


La RPDC resta ferma nella propria posizione di difendere in ogni modo la dignità e la sovranità dello Stato e i diritti e gli interessi del popolo contro qualsiasi minaccia e campagna diffamatoria delle forze ostili.

Continua qui https://telegra.ph/La-RPDC-respinge-la-risoluzione-ONU-sui-diritti-umani-e-denuncia-la-politicizzazione-del-Consiglio-04-07

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Le tensioni nello Stretto di Hormuz stanno scuotendo il mercato energetico globale e, secondo alcuni analisti, potrebbero accelerare l’abbandono del petrodollaro. I Paesi BRICS e molte economie del Sud Globale vedono un’opportunità per rafforzare sistemi alternativi e ridurre la dipendenza dal dollaro.

💬 Siamo davvero davanti a una svolta verso un ordine economico multipolare? Oppure il sistema attuale riuscirà ad adattarsi?

🤔 Quali effetti concreti potrebbe avere tutto questo sui prezzi e sulla vita quotidiana?

#BRICS #SudGlobale #Energia #Dedollarizzazione

Fonte: Sputnik Globe

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Dichiarazione del Consiglio Supremo della Sicurezza Nazionale dell'Iran
(prima parte)

Nel nome di Dio, il Compassionevole, il Misericordioso

Si informa la nobile, grande e coraggiosa nazione iraniana:

Il nemico, nella sua guerra sleale, illegale e criminale contro il popolo iraniano, ha subito una sconfitta innegabile, storica e devastante e, grazie al sangue puro e benedetto della Guida martire della Rivoluzione Islamica, il Grande Ayatollah Imam Khamenei (pace su di lui), alla guida della Guida Suprema della Rivoluzione Islamica e Comandante in Capo delle Forze Armate, l'Ayatollah Seyyed Mojtaba Khamenei (che Dio lo protegga), al sacrificio e al coraggio dei combattenti dell’Islam sui fronti e in particolare alla presenza storica, duratura ed epica del caro popolo fin dai primi giorni della guerra, l’Iran ha conseguito una grande vittoria, costringendo gli Stati Uniti criminali ad accettare il suo piano in 10 punti.

In tale piano, gli Stati Uniti si impegnano in linea di principio alla non aggressione, al mantenimento iraniano del controllo sullo Stretto di Hormuz, all'accettazione dell’arricchimento nucleare, alla revoca di tutte le sanzioni primarie e secondarie, alla cessazione di tutte le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza e del Consiglio dei Governatori, al pagamento dei danni all’Iran, al ritiro delle forze militari statunitensi dalla regione e alla cessazione della guerra su tutti i fronti, inclusa quella contro la coraggiosa Resistenza islamica del Libano.

Congratulandoci per questa vittoria con tutto il popolo iraniano, sottolineiamo che fino alla definizione finale dei dettagli sarà ancora necessaria la perseveranza e la prudenza delle autorità, nonché il mantenimento dell’unità e della coesione nazionale.

Negli ultimi 40 giorni, l’Iran islamico, insieme ai coraggiosi combattenti della Resistenza in Libano, Iraq, Yemen e Palestina occupata, ha inflitto colpi al nemico che la memoria storica del mondo non dimenticherà mai. L’Iran e l’Asse della Resistenza, come rappresentanti dell’onore e dell’umanità contro i più brutali nemici del genere umano, dopo una battaglia storica, hanno impartito loro una lezione indimenticabile, distruggendo le loro forze, infrastrutture e tutto il loro capitale politico, economico, tecnologico e militare, al punto che il nemico si trova ora in uno stato di disintegrazione e disperazione e non vede altra via che la resa alla volontà del grande popolo iraniano e del nobile Asse della Resistenza.

All’inizio della guerra, i nemici criminali dell’Iran pensavano di poter ottenere in breve tempo il pieno controllo militare del Paese e, creando instabilità politica e sociale, costringerlo alla resa. Credevano che la potenza missilistica e dei droni iraniani si sarebbe rapidamente esaurita e non immaginavano che l’Iran potesse rispondere con tale forza oltre i propri confini e in tutta la regione.

Il malvagio sionismo internazionale aveva convinto l'ignorante presidente degli Stati Uniti che questa guerra avrebbe posto fine all’Iran e che, eliminando quest’ultimo baluardo dell’umanità, avrebbero potuto da allora commettere qualsiasi crimine con impunità. Sognavano di smembrare l’amato Iran, saccheggiarne petrolio e ricchezze e lasciare il popolo iraniano per anni nel caos, nell’instabilità e nell’insicurezza.

I coraggiosi combattenti dell’Islam e i loro alleati nell’Asse della Resistenza, pur con il cuore ferito dal martirio della loro Guida, si sono affidati a Dio Onnipotente e, seguendo l’esempio del Principe dei Martiri (l'Imam Hosseyn, N.d.T.), hanno deciso di impartire una lezione storica definitiva a questi nemici, vendicare i crimini passati e creare condizioni tali che il nemico rinunci per sempre all’idea di aggredire l’Iran e sperimenti pienamente umiliazione e sconfitta.

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Notizie dall'Iran islamico e rivoluzionario
Dichiarazione del Consiglio Supremo della Sicurezza Nazionale dell'Iran (prima parte) Nel nome di Dio, il Compassionevole, il Misericordioso Si informa la nobile, grande e coraggiosa nazione iraniana: Il nemico, nella sua guerra sleale, illegale e criminale…
Dichiarazione del Consiglio Supremo della Sicurezza Nazionale dell'Iran
(seconda parte)


Con questa strategia e grazie a un’unità politica e sociale senza precedenti, l’Iran e la Resistenza hanno condotto una delle più pesanti guerre della storia contro gli Stati Uniti e il regime sionista, raggiungendo tutti gli obiettivi prefissati: hanno quasi completamente distrutto la macchina militare statunitense nella regione, inflitto colpi devastanti alle infrastrutture nemiche, causato pesanti perdite alle forze americane e colpito duramente obiettivi nei territori occupati, restringendo lo spazio del nemico su tutti i fronti.

Già circa dieci giorni dopo l’inizio della guerra, il nemico ha compreso di non poter vincere e ha iniziato a cercare un cessate il fuoco attraverso diversi canali.

Il popolo iraniano deve sapere che da oltre un mese il nemico implora la cessazione degli attacchi, ma le autorità, avendo deciso fin dall’inizio di proseguire la guerra fino al raggiungimento degli obiettivi, hanno respinto tali richieste. Anche gli ultimatum del presidente degli Stati Uniti sono stati più volte rifiutati.

Ora annunciamo al grande popolo iraniano che quasi tutti gli obiettivi della guerra sono stati raggiunti e che i vostri valorosi figli hanno inflitto al nemico una sconfitta storica, è stato deciso di proseguire il conflitto finché necessario per consolidare i risultati e creare nuovi equilibri politici e di sicurezza nella regione.

Su indicazione della Guida Suprema e con l’approvazione del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale, e considerando la posizione di forza dell’Iran, è stato deciso di avviare negoziati a Islamabad per finalizzare i dettagli entro un massimo di 15 giorni.

L’Iran ha presentato un piano in 10 punti tramite il Pakistan, che include: controllo dello Stretto di Hormuz, fine delle aggressioni contro la Resistenza, ritiro delle forze USA, sicurezza del transito marittimo sotto supervisione iraniana, pagamento dei danni, revoca delle sanzioni, liberazione dei beni iraniani congelati e approvazione di tali accordi tramite una risoluzione vincolante del Consiglio di Sicurezza.

Il Primo Ministro del Pakistan ha informato che gli Stati Uniti hanno accettato questi principi come base negoziale. Pertanto, è stato deciso di avviare negoziati per due settimane a Islamabad.

Si sottolinea che ciò non significa la fine della guerra, che sarà accettata solo dopo la definizione completa dei dettagli.

I negoziati inizieranno venerdì 21 Farvardin (10 aprile) a Islamabad. È fondamentale mantenere l’unità nazionale e sostenere questo processo, evitando qualsiasi divisione.

Se la resa del nemico sul campo si tradurrà in un risultato politico definitivo, celebreremo insieme questa grande vittoria storica; altrimenti, continueremo a combattere fino al raggiungimento di tutti gli obiettivi.

Le nostre mani restano sul grilletto e risponderemo con forza a qualsiasi errore del nemico.

Segreteria del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale

19 Farvardin 1405 – 8 aprile 2026

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🇺🇸 Negli Stati Uniti emergono divisioni interne: alcuni alleati MAGA si oppongono all’idea di un possibile conflitto con l’Iran. Anche tra i più interventisti cresce il timore di un’altra guerra lunga e costosa.

💬 È un segnale di cambiamento nella politica estera americana o solo una frattura temporanea?

🤔 Quanto incidono queste divisioni sulla stabilità globale e sui Paesi del Sud Globale, spesso coinvolti indirettamente?

#PoliticaUSA #Iran #Geopolitica #Pace

Fonte: NBC News

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