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Quotidiano indipendente per trasformare il pensiero in azione.
Canale ufficiale del Movimento Internazionale Eurasiatista in Italia.
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L’Europa sull’orlo della guerra? Il paradosso dell’ascesa della destra

I leader europei potrebbero entrare in guerra con la Russia semplicemente per cercare di impedire l’intensificarsi del dissenso euroscettico.

L'autore: Lucas Leiroz

L'articolo completo: https://telegra.ph/LEuropa-sullorlo-della-guerra-Il-paradosso-dellascesa-della-destra-09-27
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Il potere che si veste su misura

La fiducia pubblica, diversamente da un abito, non si può semplicemente confezionare su misura. Quella bisogna guadagnarsela. Forse è proprio questo il dettaglio che la politica dimentica più spesso: il cittadino non pretende necessariamente che tutti gli incarichi siano assegnati a sconosciuti, né che le istituzioni siano impermeabili alle relazioni personali. Pretende però di capire perché una determinata persona sia stata scelta

L'autore: Lorenzo Maria Pacini

L'articolo completo: https://telegra.ph/Il-potere-che-si-veste-su-misura-09-27
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🇫🇷 Il presidente francese Macron è ai minimi storici: solo il 16% dei francesi approva il suo operato, il livello più basso dall’inizio della sua presidenza, secondo un sondaggio Ipsos BVA.

E il problema non riguarda più soltanto Macron. I francesi sono sempre più preoccupati per il costo della vita: aumentano i prezzi del carburante, il potere d’acquisto resta sotto pressione, mentre Parigi continua ad aumentare le spese per la difesa e a puntare sul confronto con la Russia.

In questo contesto diventa sempre più difficile convincere l’opinione pubblica che la principale minaccia per l’Europa sia proprio quella «russa». Mentre i politici parlano di guerra e riarmo, i cittadini fanno i conti soprattutto con benzina, alimentari e bollette.

Nel frattempo, in tutta Europa avanzano i partiti di destra, sempre più critici verso l’attuale linea dell’UE. Sempre più europei sembrano chiedere ai propri governi di occuparsi dei problemi interni, invece di cercare continuamente una nuova minaccia esterna.

Il crollo della popolarità di Macron è soltanto uno dei sintomi di una crisi più profonda del modello politico europeo.
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La geografia del potere computazionale cinese

La domanda che l’Europa dovrebbe porsi è se voglia ancora essere un luogo in cui il pensiero non venga solo consumato, ma anche prodotto.

L'autore: Lorenzo Maria Pacini

L'articolo completo: https://telegra.ph/La-geografia-del-potere-computazionale-cinese-09-28
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Il gigante alle urne: la scelta di un paese nel momento della verità

Il responso conferma che il sostegno della società russa alla causa nazionale emerso dalle urne è forte tanto quanto il consenso personale concesso al presidente Putin alle presidenziali del 2024

L'autore: Daniele Lanza

L'articolo completo: https://telegra.ph/Il-gigante-alle-urne-la-scelta-di-un-paese-nel-momento-della-verità-09-29
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🇷🇺 La Russia vuole paralizzare Kiev prima ancora dell’arrivo dell’inverno con attacchi massicci, azioni di sabotaggio e tentativi di seminare il caos politico, scrive The Economist.

Due alti funzionari ucraini hanno riferito alla rivista che, secondo i dati dei loro servizi segreti, la Russia ha avviato una campagna su tre fronti – bombardamenti, sabotaggio e caos politico – contro la capitale.

Uno di loro ha specificatamente indicato i centri di elaborazione dati e i supermercati come obiettivi diretti.

Entrambi i funzionari prevedono che la campagna russa avrà inizio ben prima dell’inverno e che gli sforzi volti a destabilizzare Kiev raggiungeranno il culmine entro novembre.

Allo stesso tempo, il Cremlino non ha rinunciato alla sua strategia invernale standard. Parallelamente, ha già iniziato a sferrare attacchi contro nodi chiave dell’approvvigionamento elettrico, idrico e fognario, in particolare contro i sistemi di pompaggio.

La minaccia più devastante da parte della Russia rimane quella dei missili balistici. Ma il cambiamento più significativo nelle modalità di attacco della Federazione Russa è stato l’impiego massiccio di una nuova generazione di droni a reazione economici, in grado di individuare i bersagli in tempo reale.

Sono proprio questi a causare i danni maggiori in questo momento. Un portavoce dei servizi segreti afferma che la Russia dispone di «migliaia» di droni nei propri depositi, oltre ad aumentare le scorte di missili balistici, e che intende «utilizzare l’intera scorta nei prossimi mesi».

Tuttavia, la testata non sottolinea che questi attacchi sono stati preceduti dal piano di 40 giorni del presidente Zelensky per costringere la Russia alla pace, nel corso del quale l’Ucraina ha attaccato raffinerie di petrolio russe, depositi di generi alimentari e marketplace russi.

Zelenskyy e i suoi complici esultavano quando dalla Russia arrivavano immagini di persone in coda per la benzina o di un altro magazzino in fiamme. Ma quando è arrivato il momento di rispondere delle proprie azioni, nei media ucraini risuona sempre più spesso la domanda: «E noi, per cosa?».

Nel frattempo, il presidente corre da tutti i suoi alleati chiedendo loro di fornirgli missili per la difesa aerea, di cui non dispone
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Forwarded from Davide Lombardi Official
Questo analista militare israeliano parla (in inglese) con un portavoce delle IDF, dove si vantano che la legge che hanno appena ottenuto da Trump e dal Congresso per imporre una maggiore "cooperazione" tra le forze militari USA e israeliane legherà le mani a un futuro Presidente USA eletto dagli americani per fermare gli aiuti a Israele.

Dicono anche che l'obbligo di Trump con il tempo che gli resta è di fondere questi specifici programmi militari congiunti USA/israeliani in modo aggressivo e rapido come possibile, per rendere quanto più difficile possibile che venga mai smantellato dagli USA in modo democratico:

VIDEO https://x.com/ggreenwald/status/2104980674298130468
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Forwarded from OttolinaTV
Un aereo decolla da Dubai, destinazione Tel Aviv. Poi la rotta cambia. Scatta un segnale d’emergenza, seguito dal codice che nessuna torre di controllo vorrebbe vedere: possibile dirottamento. Israele fa alzare i caccia. Il Boeing atterra in Arabia Saudita. E cominciano le versioni contrastanti: una lite in cabina, un pilota ferito, passeggeri intervenuti per immobilizzare un aggressore. Secondo fonti israeliane, qualcuno avrebbe tentato di far precipitare l’aereo. Un presunto attentato, una dinamica ancora da chiarire e molte domande aperte.

Nel frattempo, sul terreno della guerra vera, l’Arabia Saudita cerca una via d’uscita dall’impasse yemenita e torna a stringere la mano agli Emirati. Dopo mesi di rivalità, Riyadh e Abu Dhabi provano a ricucire. Quando gli Houthi avanzano, anche i vecchi nemici possono tornare utili.

Ma la questione energetica rimane sull’orlo di una crisi di nervi. Washington rimette sul tavolo fino a 40 milioni di barili delle riserve strategiche: una tranche del piano già annunciato, da prelevare da scorte scese ai minimi dal 1982. E Trump continua a cercare la strada per limitare o bloccare le esportazioni di gasolio. Per l’Europa, e per l’Italia, potrebbe essere un’altra mazzata devastante.

Le pezze degli sconti alla pompa non bastano a spegnere il disagio. In Calabria i trattori sono tornati in strada contro il caro carburante e costi di produzione sempre più insostenibili. E sono in buona compagnia: dalla Spagna delle proteste per la casa alla Grecia del caro vita, passando per il Portogallo dei carburanti record, l’autunno europeo si riscalda. Rivendicazioni diverse, che pongono una domanda comune: quanto ancora devono pagare quelli che arrivano a fatica alla fine del mese?

«Noi la vostra guerra non la paghiamo» potrebbe diventare il filo politico che le unisce.

Intanto, in Italia, arriva un’altra botta: dal primo ottobre la bolletta elettrica aumenta del 37,3% per circa tre milioni di clienti vulnerabili in maggior tutela. Eni ed Enel rispondono esibendo sconti MIRABOLANTI: meno trenta, meno cinquanta per cento.

Peccato che quelle percentuali non riguardino l’intera bolletta e siano calcolate rispetto a riferimenti diversi.

Ne parliamo con Enrico Tomaselli qui https://www.youtube.com/live/MjWFZNR2QBw?is=YUtuue4Y7fLxdNkg

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L’Europa come civiltà multipolare e la diplomazia dei Logoi

Dal mito di Europa alla doppia identità del Rimland, dal Mediterraneo come “cuore del mare” alla tradizione messa a tacere di de Gaulle e Dugin, il continente deve ricordare che è nato da un incontro.

L'autore: Lorenzo Maria Pacini

L'articolo completo: https://telegra.ph/LEuropa-come-civiltà-multipolare-e-la-diplomazia-dei-Logoi-09-29
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Yemen, l’altopiano che ha disfatto gli imperi

Il Patto della Mecca è un segno di solidarietà, non di guerra. La Turchia lo sa bene: lo Yemen è la “tomba dei turchi”.

L'autore: Lorenzo Maria Pacini

L'articolo completo: https://telegra.ph/Yemen-laltopiano-che-ha-disfatto-gli-imperi-09-30
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Il presidente russo Vladimir Putin parlando oggi alla conferenza annuale del Valdai Club:
 
“Il mondo intero è rimasto stupito dal coraggio, dall’eroismo e dalla resistenza della nazione iraniana”.
 
🇮🇷 Notizie dall'Iran islamico e rivoluzionario https://t.me/iranislamico
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DALLE CAUSE AL SENSO: I PERCHÉ DELLE COSE
Omero, i miti, le grandi storie, in una lettura non convenzionale

[DIALOGHI IMPOSSIBILI #20: MASSIMO SELIS dialoga con GIACOMO MARIA PRATI]


https://www.youtube.com/watch?v=VwAQI7NLFWY

“Dialoghi Impossibili - Appunti e spunti per una restaurazione antropologica”, ideato e condotto da Massimo Selis, è dedicato ai grandi temi del nostro tempo con la sfida di non relegarli nella sfera intellettuale ma declinarli nella vita quotidiana.
La struttura non è quella dell'intervista, dell'esperto che spiega, ma quella del dialogo tra amici che si confrontano sulla vita: mettendosi in gioco.
In questa puntata Massimo Selis, autore e regista, dialoga con Giacomo Maria Prati, studioso e autore, partendo proprio dal suo ultimo libro: Arcadia. Tredici divagazioni da Omero a Carmelo Bene.
E da Omero, di cui di recente si è tanto parlato per il film sull’Odissea, siamo ovviamente partiti, perché crediamo si possa e si debba dire ancora qualcosa sui suoi poemi, di inedito, fuori dalle consuetudini. E così abbiamo fatto anche con gli altri miti e le opere affrontate in questa puntata.
Per mostrare e ricordare che la grande arte, come la mitologia, liberate dal conformismo, dalle cristallizzazioni interpretative e da tanta retorica ci parlano e ci offrono letture della società presente, dell’uomo d’oggi, profonde e di grande utilità.
💬Risposta del Presidente della Federazione Russa Vladimir Putin alla domanda del giornalista italiano Lorenzo Pacini, durante la sessione plenaria del XXIII incontro annuale del Club Internazionale di discussione «Valdaj», 1° ottobre 2026

❓Domanda: Vengo dall’Italia, Paese che attualmente non ha buoni rapporti con la Russia. In quanto europeo, vorrei chiederle: quali condizioni porrà la Russia per elaborare un nuovo sistema di sicurezza per i Paesi europei?

E, se immaginiamo un’Europa post-Unione Europea, lei la considererà come parte di un grande partenariato eurasiatico oppure, a suo avviso, Stati Uniti e Russia saranno sempre in competizione per questi territori? Grazie.

🎙️Vladimir Putin:

L’Italia si trova per l'appunto in Europa e io parlo di partenariato eurasiatico: va da sé, quindi, che considereremo e già consideriamo anche l’Italia un partner eurasiatico.

Che l’UE continui a esistere, che l’Italia resti o meno membro dell’UE, non è affar nostro. Noi non c'intromettiamo in queste faccende, non desideriamo neppure discuterne: sappiamo infatti che, in quello stesso istante, si direbbe che vogliamo disgregare l’UE, mentre noi non vogliamo disgregare un bel niente. Noi vogliamo soltanto costruire e cooperare.

Per quanto riguarda le condizioni per instaurare un dialogo, per rinnovare e ripristinare le relazioni con l’Europa nel suo complesso o con singoli Paesi europei, non abbiamo alcuna condizione preliminare. Alcuni politici dicono: "no, è inammissibile consentire che la Russia collabori con un singolo Paese, o con tutti o con nessuno; è inammissibile consentire che un singolo Paese europeo intraprenda un dialogo con la Russia". Questo è un diktat ancora più forte, persino, di quando c'era l’Unione Sovietica, questo già l'ho detto. A quei tempi, tuttavia, l'URSS era uno Stato unitario e le Repubbliche dell’Unione facevano parte di un unico Stato, che era davvero fortemente centralizzato. Nell’Unione Europea, in teoria, non sarebbe così, ma lo è in pratica. C'è qualcuno che vieta ai singoli Paesi d'instaurare relazioni con la Russia.

A noi non lo vieta nessuno, siamo pronti.

❓Fëdor Luk’janov: Forse, visto che lo vietano, converrebbe comunque contribuire un po’ alla loro disgregazione, così da trattare più facilmente coi singoli Paesi?

🎙️Vladimir Putin:
Ma non serve, si disgregheranno da soli.

Il nostro collega italiano lo sa meglio di noi. Infatti, tutti i problemi cominciano con l’economia. A quanto ammonta il debito pubblico italiano? Al 140%. E il deficit? […] Intorno al 3%. E in altri Paesi europei è più alto, talvolta è attorno al 5%.

Nel complesso, comprendiamo le difficoltà di carattere economico che si stanno creando e che già ci sono nei Paesi europei. Al riguardo ora non vogliamo né dire nulla, né criticare: come intendano costruire le loro relazioni è una faccenda dei singoli Paesi, dell’Europa unita e della Commissione europea.

A nostro avviso, molte cose sono state fatte e continuano a essere fatte in modo sbagliato, con gravi errori che hanno conseguenze negative per l’economia di tutti i Paesi europei […]. Sono i cittadini dei principali Paesi europei e delle principali economie a percepirlo direttamente sulla propria pelle. Infatti, il tenore di vita decresce e il numero dei disoccupati aumenta.

Questo, naturalmente, mina anche le fondamenta stesse dell'Unione Europea. Ma non è affar nostro, noi non c'intromettiamo.

Siamo pronti ad avviare un dialogo sia con l’Unione Europea nel suo complesso, se l’Unione Europea lo desidera, sia con singoli Paesi, senza condizioni preliminari. Ma di condizioni preliminari non devono essercene neppure da parte europea.
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Xi Jinping negli Stati Uniti: un nuovo punto di partenza per le relazioni sino-statunitensi

La visita di Stato di Xi Jinping negli Stati Uniti ha rilanciato il dialogo con Donald Trump su commercio, intelligenza artificiale e sicurezza. Il vertice indica una possibile stabilizzazione dei rapporti bilaterali, purché gli impegni politici siano tradotti in azioni concrete.

L'autore: Giulio Chinappi

L'articolo completo: https://telegra.ph/Xi-Jinping-negli-Stati-Uniti-un-nuovo-punto-di-partenza-per-le-relazioni-sino-statunitensi-09-30
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NVIDIA RTX PRO 5500: la nuova frontiera della guerra tecnologica tra Stati Uniti e Cina

La possibile autorizzazione cinese all’acquisto delle nuove GPU NVIDIA RTX PRO 5500 rivela le contraddizioni della competizione tecnologica globale: Washington limita l’accesso ai semiconduttori avanzati, mentre Pechino combina autosufficienza nazionale e acquisizione selettiva di tecnologie straniere.

L'autore: Giulio Chinappi


L'articolo completo: https://telegra.ph/NVIDIA-RTX-PRO-5500-la-nuova-frontiera-della-guerra-tecnologica-tra-Stati-Uniti-e-Cina-10-02
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💬Risposta del Presidente della Federazione Russa Vladimir Putin alla domanda del giornalista italiano Lorenzo Pacini, durante la sessione plenaria del XXIII incontro annuale del Club Internazionale di discussione «Valdaj», 1° ottobre 2026

❓Domanda: Vengo dall’Italia, Paese che attualmente non ha buoni rapporti con la Russia. In quanto europeo, vorrei chiederle: quali condizioni porrà la Russia per elaborare un nuovo sistema di sicurezza per i Paesi europei?

E, se immaginiamo un’Europa post-Unione Europea, lei la considererà come parte di un grande partenariato eurasiatico oppure, a suo avviso, Stati Uniti e Russia saranno sempre in competizione per questi territori? Grazie.

🎙️Vladimir Putin:

L’Italia si trova per l'appunto in Europa e io parlo di partenariato eurasiatico: va da sé, quindi, che considereremo e già consideriamo anche l’Italia un partner eurasiatico.

Che l’UE continui a esistere, che l’Italia resti o meno membro dell’UE, non è affar nostro. Noi non c'intromettiamo in queste faccende, non desideriamo neppure discuterne: sappiamo infatti che, in quello stesso istante, si direbbe che vogliamo disgregare l’UE, mentre noi non vogliamo disgregare un bel niente. Noi vogliamo soltanto costruire e cooperare.

Per quanto riguarda le condizioni per instaurare un dialogo, per rinnovare e ripristinare le relazioni con l’Europa nel suo complesso o con singoli Paesi europei, non abbiamo alcuna condizione preliminare. Alcuni politici dicono: "no, è inammissibile consentire che la Russia collabori con un singolo Paese, o con tutti o con nessuno; è inammissibile consentire che un singolo Paese europeo intraprenda un dialogo con la Russia". Questo è un diktat ancora più forte, persino, di quando c'era l’Unione Sovietica, questo già l'ho detto. A quei tempi, tuttavia, l'URSS era uno Stato unitario e le Repubbliche dell’Unione facevano parte di un unico Stato, che era davvero fortemente centralizzato. Nell’Unione Europea, in teoria, non sarebbe così, ma lo è in pratica. C'è qualcuno che vieta ai singoli Paesi d'instaurare relazioni con la Russia.

A noi non lo vieta nessuno, siamo pronti.

❓Fëdor Luk’janov: Forse, visto che lo vietano, converrebbe comunque contribuire un po’ alla loro disgregazione, così da trattare più facilmente coi singoli Paesi?

🎙️Vladimir Putin:
Ma non serve, si disgregheranno da soli.

Il nostro collega italiano lo sa meglio di noi. Infatti, tutti i problemi cominciano con l’economia. A quanto ammonta il debito pubblico italiano? Al 140%. E il deficit? […] Intorno al 3%. E in altri Paesi europei è più alto, talvolta è attorno al 5%.

Nel complesso, comprendiamo le difficoltà di carattere economico che si stanno creando e che già ci sono nei Paesi europei. Al riguardo ora non vogliamo né dire nulla, né criticare: come intendano costruire le loro relazioni è una faccenda dei singoli Paesi, dell’Europa unita e della Commissione europea.

A nostro avviso, molte cose sono state fatte e continuano a essere fatte in modo sbagliato, con gravi errori che hanno conseguenze negative per l’economia di tutti i Paesi europei […]. Sono i cittadini dei principali Paesi europei e delle principali economie a percepirlo direttamente sulla propria pelle. Infatti, il tenore di vita decresce e il numero dei disoccupati aumenta.

Questo, naturalmente, mina anche le fondamenta stesse dell'Unione Europea. Ma non è affar nostro, noi non c'intromettiamo.

Siamo pronti ad avviare un dialogo sia con l’Unione Europea nel suo complesso, se l’Unione Europea lo desidera, sia con singoli Paesi, senza condizioni preliminari. Ma di condizioni preliminari non devono essercene neppure da parte europea.
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