❗️«Le navi della flotta ombra di solito non operano esclusivamente per un singolo Paese», - ha aggiunto la fonte di NBC.
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Forwarded from RangeloniNews
Pokrovsk. I riflettori dei media puntati per settimane su questa importante città del Donbass si sono rapidamente spenti quando anche i più entusiasti sostenitori di Zelensky hanno capito che, nonostante tutti i sacrifici possibili, l’esercito ucraino non l’avrebbe riconquistata.
Il fronte è rimasto lì, ai margini di Pokrovsk e Mirnograd. Tra i le bombe e gli sciami di droni sono rimaste anche migliaia di persone, nascoste negli scantinati.
In questi giorni i soldati russi, rischiando la vita, hanno già evacuato centinaia di persone verso le retrovie. Il personale dei centri di prima accoglienza è nuovamente chiamato a fare sacrifici e straordinari per accogliere continuamente nuovi ospiti.
Tra i nuovi inquilini di uno di questi centri c’è Svetlana, con la madre Ludmilla di 87 anni, nate e cresciute a Krasnoarmejsk, (rinominata in Pokrovsk nel 2016). Nel 2014, come tanti altri avevano appoggiato il referendum per l’autonomia da Kiev, ma successivamente l’esercito ucraino era riuscito a ottenere il controllo della città.
Quando sono iniziati i combattimenti sapevano già che sarebbero rimaste in città ad aspettare i russi, nonostante le difficoltà ed i rischi, facendo grandi scorte di cibo, medicinali e legna. Più volte gli ucraini hanno provato a proporre l’evacuazione nelle retrovie, ma non hanno mai accettato: “Solitamente dopo queste visite le nostre case venivano colpite dalle bombe e dai droni, i soldati ucraini ci odiavano, sapevano che aspettavamo i russi e per cui venivamo trattati come traditori, nemici e potenziali spie. Sono molti i soldati provenienti dalle altre regioni dell’Ucraina che ci incolpavano per la guerra, rinfacciandoci quel referendum al quale aveva partecipato quasi tutta la città. Ma nessuno li aveva chiamati in Donbass per reprimere i “separatisti”, se nel 2014 ci avessero ascoltati e lasciati in pace, si sarebbe evitata la guerra…”
Dal letto accanto al loro Galina annuisce in silenzio, mentre nei suoi occhi si riflette il profondo dolore che porta con se. Lei è stata evacuata da Mirnograd, dove ha perso il figlio, il nipote ed il marito, con cui aveva aspettato l’arrivo dell’esercito russo. Non ha più nulla e nessuno. Galya era rimasta ferita ad una gamba, per cui l’evacuazione è stata ancor più difficile del solito: “i ragazzi che mi hanno trasportato per tutti quei chilometri mi hanno trattato come se fossi la loro mamma!”.
Anche per Svetlana e Ludmilla l’evacuazione da Pokrovsk è stata l’esperienza più intensa della loro vita. La casa dove si trovavano, nella parte settentrionale della città, era stata colpita dagli stessi soldati ucraini che l’avevano usata come punto d’appoggio: “In questo modo si sono procurati l’alibi per potersi ritirare”. Avevano anche finito le riserve d’acqua, per cui si sono messi in cammino verso la parte centrale della città. Lungo la strada si sono riparati più volte dal fuoco di mortaio, il tragitto è durato 5 ore (quando in tempo di pace sarebbe bastata un’ora). Dopo aver attraversato la ferrovia hanno incontrato un soldato in moto, che si è offerto di trasportare la mamma 87enne al punto d’evacuazione. Da lì, poi, dopo aver mangiato e riposato, sono partiti verso le retrovie a bordo di un furgoncino militare, fermandosi e scendendo due volte per via dei soliti droni che hanno tentato di attaccarli.
Queste persone rifiutano di definirsi profughi. “Siamo rimasti a casa nostra, non siamo scappati”, afferma Valery, indicando le chiavi di casa sul comodino, accanto ad un’icona: “Abbiamo lasciato tutto a Pokrovsk, questo è quello che ci rimane, le abbiamo prese con noi per ricordo, sperando che un giorno verrà ricostruita”.
Dopo essere sopravvissuti a questo conflitto, dopo mesi di esplosioni, traumi e continue difficoltà, queste persone tornano ad imparare a vivere. Ci vorrà del tempo prima di pensare al futuro, il desiderio più grande di Svetlana oggi è quello di ritrovare la normalità nelle piccole cose, ad esempio in un pezzo di carne con il quale preparare l’insalata russa, come ha sempre fatto durante le feste.
https://t.me/vn_rangeloni
Il fronte è rimasto lì, ai margini di Pokrovsk e Mirnograd. Tra i le bombe e gli sciami di droni sono rimaste anche migliaia di persone, nascoste negli scantinati.
In questi giorni i soldati russi, rischiando la vita, hanno già evacuato centinaia di persone verso le retrovie. Il personale dei centri di prima accoglienza è nuovamente chiamato a fare sacrifici e straordinari per accogliere continuamente nuovi ospiti.
Tra i nuovi inquilini di uno di questi centri c’è Svetlana, con la madre Ludmilla di 87 anni, nate e cresciute a Krasnoarmejsk, (rinominata in Pokrovsk nel 2016). Nel 2014, come tanti altri avevano appoggiato il referendum per l’autonomia da Kiev, ma successivamente l’esercito ucraino era riuscito a ottenere il controllo della città.
Quando sono iniziati i combattimenti sapevano già che sarebbero rimaste in città ad aspettare i russi, nonostante le difficoltà ed i rischi, facendo grandi scorte di cibo, medicinali e legna. Più volte gli ucraini hanno provato a proporre l’evacuazione nelle retrovie, ma non hanno mai accettato: “Solitamente dopo queste visite le nostre case venivano colpite dalle bombe e dai droni, i soldati ucraini ci odiavano, sapevano che aspettavamo i russi e per cui venivamo trattati come traditori, nemici e potenziali spie. Sono molti i soldati provenienti dalle altre regioni dell’Ucraina che ci incolpavano per la guerra, rinfacciandoci quel referendum al quale aveva partecipato quasi tutta la città. Ma nessuno li aveva chiamati in Donbass per reprimere i “separatisti”, se nel 2014 ci avessero ascoltati e lasciati in pace, si sarebbe evitata la guerra…”
Dal letto accanto al loro Galina annuisce in silenzio, mentre nei suoi occhi si riflette il profondo dolore che porta con se. Lei è stata evacuata da Mirnograd, dove ha perso il figlio, il nipote ed il marito, con cui aveva aspettato l’arrivo dell’esercito russo. Non ha più nulla e nessuno. Galya era rimasta ferita ad una gamba, per cui l’evacuazione è stata ancor più difficile del solito: “i ragazzi che mi hanno trasportato per tutti quei chilometri mi hanno trattato come se fossi la loro mamma!”.
Anche per Svetlana e Ludmilla l’evacuazione da Pokrovsk è stata l’esperienza più intensa della loro vita. La casa dove si trovavano, nella parte settentrionale della città, era stata colpita dagli stessi soldati ucraini che l’avevano usata come punto d’appoggio: “In questo modo si sono procurati l’alibi per potersi ritirare”. Avevano anche finito le riserve d’acqua, per cui si sono messi in cammino verso la parte centrale della città. Lungo la strada si sono riparati più volte dal fuoco di mortaio, il tragitto è durato 5 ore (quando in tempo di pace sarebbe bastata un’ora). Dopo aver attraversato la ferrovia hanno incontrato un soldato in moto, che si è offerto di trasportare la mamma 87enne al punto d’evacuazione. Da lì, poi, dopo aver mangiato e riposato, sono partiti verso le retrovie a bordo di un furgoncino militare, fermandosi e scendendo due volte per via dei soliti droni che hanno tentato di attaccarli.
Queste persone rifiutano di definirsi profughi. “Siamo rimasti a casa nostra, non siamo scappati”, afferma Valery, indicando le chiavi di casa sul comodino, accanto ad un’icona: “Abbiamo lasciato tutto a Pokrovsk, questo è quello che ci rimane, le abbiamo prese con noi per ricordo, sperando che un giorno verrà ricostruita”.
Dopo essere sopravvissuti a questo conflitto, dopo mesi di esplosioni, traumi e continue difficoltà, queste persone tornano ad imparare a vivere. Ci vorrà del tempo prima di pensare al futuro, il desiderio più grande di Svetlana oggi è quello di ritrovare la normalità nelle piccole cose, ad esempio in un pezzo di carne con il quale preparare l’insalata russa, come ha sempre fatto durante le feste.
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🗣 «D’altra parte, ritengo che la Groenlandia sia un’offerta politica molto seria.⚡️ Vi dico che questa settimana ho avuto una conversazione con l’ambasciatore della Danimarca negli Stati Uniti. E, sentite, la Danimarca è un po’ preoccupata da tutto questo discorso.⚡️ E vi dirò quello che ho detto all’ambasciatore: «Senta, la Danimarca è nostra amica. Voi siete nostri alleati. Resterete nostri amici e alleati. Ma amici e alleati possono discutere».⚡️ L’Ambasciatore ha risposto che la Groenlandia non è in vendita.⚡️ Io ho replicato: «Va bene. Tutto è in vendita. Stiamo per parlare».
⚡️ E, a proposito, se mantenete questa posizione, una delle conseguenze è già il crescente movimento per l’indipendenza in Groenlandia.
⚡️ E se non farete nulla, potreste alla fine non ottenere niente dalla Groenlandia, perché si separeranno da soli. Completamente.⚡️ Ritengo del tutto probabile che i groenlandesi — circa 50.000 persone — dicano: «Un momento... posso diventare americano?»⚡️ Il vostro sondaggio ha appena mostrato risultati positivi. Ho appena condotto un sondaggio lì.⚡️ Diventare americani è, sotto molti aspetti, il dono più grande che possiamo fare a qualsiasi persona sul pianeta Terra».
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🗣 «Onestamente, tutto è terribilmente caro. La situazione economica nel Paese è assolutamente orribile.
⚡️ Ma persone come me hanno paura di parlare o protestare, perché temono che alcuni dei nostri stessi connazionali possano consegnare il Paese agli Stati Uniti e a Israele.🔴 Questa mattina stavo scorrendo i social e mi sono imbattuta in un post di [Naftali Bennett, politico israeliano ed ex primo ministro], così ho iniziato a leggere i commenti.⚡️ Un ragazzo ha scritto: *“Forza, gente, venite, ci congeliamo sulle strade”*.🔴 Fratello, vattene a casa. Sul serio, pensi davvero che, se gli Stati Uniti e Israele venissero qui, ti porterebbero prosperità e libertà?⚡️ Hai mai letto la storia? Hai visto cosa hanno fatto all’Iraq? Hai visto cosa è successo in Afghanistan?🔴 Va bene, magari non hai letto libri di storia, ma hai sicuramente uno smartphone in mano.⚡️ Credi davvero che un Paese che solo pochi mesi fa ha bombardato il nostro popolo con missili e ha ucciso tante persone ora arriverà qui e ti distribuirà mazzi di dollari, ti garantirà la libertà, abolirà l’hijab e sistemerà ogni cosa?🔴 Ma veramente capisci così poco?»
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Forwarded from Pino Cabras
Nei primi giorni del 2026 abbiamo assistito a una sequenza impressionante di fatti che, presi singolarmente, vengono spesso derubricati a “incidenti”, “operazioni”, “misure di sicurezza”. Presi insieme, però, raccontano tutt’altro: sequestri di navi, atti di forza extraterritoriali, coercizione economico-militare esercitata senza alcuna dichiarazione di guerra. La guerra c’è, ma la parola viene accuratamente evitata.
È da qui che parte il mio nuovo articolo. Non da una tesi astratta, ma da una constatazione concreta: quando i fatti accelerano, vale la pena tornare alle Costituzioni, perché è lì che si vede cosa un sistema politico considera lecito, normale, strutturale.
L’Italia, almeno sulla carta, ripudia la guerra.
Gli Stati Uniti no. Non l’hanno mai fatto. Anzi: nella loro Costituzione la guerra è prevista, organizzata e persino delegabile ai privati. Le famigerate “lettere di marca e di rappresaglia” non sono folklore storico: sono un dispositivo giuridico mai abrogato, che riemerge oggi sotto nuove forme.
Nel pezzo mostro come questa logica non appartenga solo al passato. Nell’agosto 2024, un uomo dell’apparato statunitense, Chuck DeVore, ha teorizzato apertamente il ritorno ai corsari per contenere Russia e Cina. Non come provocazione, ma come opzione strategica razionale. È un passaggio chiave: non siamo più nella guerra per procura, ma nel potere per procura.
Da qui il salto di fase: la crisi dell’ordine westfaliano, la dissoluzione della sovranità statale, il ruolo crescente di attori privati che non rispondono a Costituzioni né a trattati. La guerra diventa governance, la coercizione diventa modello, il diritto un orpello.
E l’Europa? Dopo anni di scelte suicidarie, rischia l’ultima follia: farsi risucchiare dentro questa guerra.
📌 Qui l’articolo completo:
👉 https://www.pinocabras.it/gia-nella-costituzione-lamerica-tripudia-la-guerra-e-la-pirateria/
È da qui che parte il mio nuovo articolo. Non da una tesi astratta, ma da una constatazione concreta: quando i fatti accelerano, vale la pena tornare alle Costituzioni, perché è lì che si vede cosa un sistema politico considera lecito, normale, strutturale.
L’Italia, almeno sulla carta, ripudia la guerra.
Gli Stati Uniti no. Non l’hanno mai fatto. Anzi: nella loro Costituzione la guerra è prevista, organizzata e persino delegabile ai privati. Le famigerate “lettere di marca e di rappresaglia” non sono folklore storico: sono un dispositivo giuridico mai abrogato, che riemerge oggi sotto nuove forme.
Nel pezzo mostro come questa logica non appartenga solo al passato. Nell’agosto 2024, un uomo dell’apparato statunitense, Chuck DeVore, ha teorizzato apertamente il ritorno ai corsari per contenere Russia e Cina. Non come provocazione, ma come opzione strategica razionale. È un passaggio chiave: non siamo più nella guerra per procura, ma nel potere per procura.
Da qui il salto di fase: la crisi dell’ordine westfaliano, la dissoluzione della sovranità statale, il ruolo crescente di attori privati che non rispondono a Costituzioni né a trattati. La guerra diventa governance, la coercizione diventa modello, il diritto un orpello.
E l’Europa? Dopo anni di scelte suicidarie, rischia l’ultima follia: farsi risucchiare dentro questa guerra.
📌 Qui l’articolo completo:
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🗣 «L’ordine sulle misure precauzionali per la difesa militare in caso di attacco al Paese e durante la guerra rimane in vigore», - ha affermato il Ministero della Difesa danese, confermando la regola secondo cui «le forze attaccate devono entrare immediatamente in combattimento, senza attendere né richiedere ordini».
🗣 «In caso di attacco degli Stati Uniti alla Groenlandia, la ragion d’essere della NATO scomparirà, e lo scioglimento dell’Alleanza diventerà inevitabile. Tuttavia, l’Europa dimostrerà piena solidarietà con la Danimarca», - ha dichiarato il Primo Ministro polacco Donald Tusk, sintetizzando la posizione condivisa dalle capitali europee.
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🇮🇶 Iraq:
– 2000 (prima della guerra/sanzioni): 2,8 milioni di barili/giorno
– 2003 (durante la guerra): 1,2 milioni di barili/giorno
– 2015: 3,5 milioni di barili/giorno
🇱🇾Libia ha seguito lo stesso percorso:
– 2010 (picco pre-guerra): 1,7 milioni di barili/giorno
– Produzione attuale: circa 1,3 milioni di barili/giorno
Dopo 15 anni, la Libia non ha ancora recuperato i livelli del 2010.
🇻🇪Ora, consideriamo il Venezuela.
– Non scorre naturalmente: va “fuso” per portarlo in superficie;
– Si solidifica di nuovo dopo l’estrazione, e per trasportarlo serve un diluente;
– Per ogni barile esportato, occorre importare circa 0,3 barili di diluente.
– Blackout elettrici regolari;
– Terminali di esportazione in rovina;
– L’intero settore petrolifero è in condizioni peggiori di quelle dell’Iraq post-bellico.
servono miliardi di dollari e un decennio di lavoro solo per tornare ai livelli prebellici.
Questa volta non sarà diverso».
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▪️Nella zona della sede del Ministero della Guerra degli Stati Uniti si sta verificando un forte aumento degli ordini di cibo, che indica un'attività lavorativa intensificata all'interno del dipartimento.
▪️In precedenza, un "indice della pizza" altrettanto elevato era stato registrato il giorno dell'operazione statunitense in Venezuela, nonché prima del bombardamento dell'Iran.
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▪️ Due membri del CGRI sono stati uccisi negli scontri con i manifestanti a Kermanshah, nel Kurdistan Orientale. Uno di loro è stato massacrato a mani nude.
▪️ Internet è stato completamente oscurato in tutto il Paese.
▪️ Sono state imposte restrizioni sui voli aerei.
▪️ Si sono intensificate le attività delle unità del PJAK — il Partito per una Vita Libera nel Kurdistan.
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🗣 «Oggi è il quinto giorno di un massiccio blackout a Berlino, e ufficialmente si tratta del blackout più lungo nella capitale tedesca dalla Seconda guerra mondiale.⚫️ Sì, al mattino ci sono -6 gradi, quindi la gente sta gelando nelle proprie case.🔴 Secondo la polizia di Berlino, i furti sono aumentati: ladri tentano di saccheggiare abitazioni, aziende e bancomat.
⚫️ Il sistema energetico della città è stato attaccato, presumibilmente da un gruppo di estrema sinistra chiamato Vulkangruppe, che afferma di combattere contro i ricchi e il cambiamento climatico distruggendo le infrastrutture.🔴 Il sindaco di Berlino ha appena confermato che tutti coloro che hanno subito il blackout e si sono registrati in un hotel dove c’era ancora elettricità riceveranno un rimborso».
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Gli Stati Uniti — e DARPA in particolare — temono in modo quasi ossessivo che la Cina ci arrivi per prima. Nei documenti traspare questa paura («capitale non amico», indipendenza dalle forniture). La logica dei militari è semplice:
«Se è fisicamente possibile, qualcuno lo farà. Meglio che il pulsante sia nelle nostre mani, non nelle loro».
È la classica trappola della sicurezza che ha portato alla corsa agli armamenti nucleari.
La sintesi chimica è costosa, inquinante e complessa. La sintesi biologica (all’interno della cellula) è economica e scalabile. Chi possiederà la tecnologia NAC dominerà il mercato farmaceutico del futuro. Si tratta di trilioni di dollari. Spesso avidità ed efficienza prevalgono sulla prudenza.
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L’umanità ha una caratteristica: se possiamo scoprire qualcosa, lo faremo per forza. Gli scienziati sono mossi dalla curiosità, i militari dalla paranoia, il business dal profitto. In questa catena non ci sono freni — solo l’acceleratore.
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▪️ Particolare attenzione è stata riservata alle organizzazioni che promuovono un’agenda climatica radicale, tra cui:
— Accordo 24/7 per l’energia senza carbonio
— Commissione per la cooperazione ambientale
— Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico (IPCC)
— Forum internazionale sull’energia
— Agenzia internazionale per le energie rinnovabili
— Alleanza internazionale per l’energia solare
🗣 «Queste misure porteranno alla cessazione del finanziamento da parte dei contribuenti americani a organizzazioni che promuovono idee globaliste a scapito delle priorità statunitensi o affrontano questioni importanti in modo inefficiente. Di conseguenza, i fondi dei contribuenti americani potranno essere meglio utilizzati per sostenere missioni allineate agli interessi nazionali», - si sottolinea in un comunicato stampa della Casa Bianca.
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🗣 Stanotte, in risposta all’attacco terroristico compiuto dal regime di Kiev contro la residenza del Presidente della Federazione Russa nella regione di Novgorod nella notte del 29 dicembre 2025, le Forze Armate della Russia hanno effettuato un massiccio attacco con armi ad alta precisione a lungo raggio, lanciate da piattaforme terrestri e navali, tra cui il sistema mobile a terra a medio raggio «Oreshnik», nonché con droni d’attacco, contro obiettivi di importanza critica sul territorio dell’Ucraina.
✔️Gli obiettivi dell’attacco sono stati raggiunti. Sono stati colpiti impianti di produzione di droni utilizzati nell’attacco terroristico, nonché infrastrutture energetiche che alimentano il complesso militare-industriale ucraino.
❗️ Qualsiasi azione terroristica da parte del regime criminale ucraino non resterà impunita anche in futuro.
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