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🗣 «Domenica, al campo a pagamento dei "Circoli Civili Digitali" [DPK], Viktor Orbán ha parlato ridendo di una rivolta armata e del sovvertimento violento dell'ordine costituzionale. Questo è uno dei crimini più gravi contro lo Stato», - ha scritto Magyar.
🎙 In estate, prima del forum di Băile Tușnad (Tusnádfürdő), e poi durante il forum stesso, lei ha annunciato la "resistenza nazionale" e ne ha parlato in dettaglio. Qual è la situazione attuale?🗣 Al momento il nostro Paese non è ancora pronto per questo. Ma noi lo siamo già. Potremmo distribuire proprio qui gli strumenti necessari. A chi toccherà cosa: qualcosa di più spuntato, qualcosa di più tagliente. Ma la questione non è questa.
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Forwarded from Giuseppe Salamone
È da stamattina che gridano all'attacco russo a causa di un drone entrato nello spazio aereo lituano.
Adesso lo sentite questo silenzio? È perché il drone non lo aveva lanciato Lavrov o la Zakharova, bensì era un drone ucraino. Come sempre!
Ci hanno consumato ettolitri di inchiostro per costruire l'ennesima narrazione propagandistica. Addirittura, hanno fatto alzare due caccia Eurofighter italiani della NATO, che costano più o meno 1.000 € al minuto di volo e hanno chiuso lo spazio aereo, compreso quello dell'aeroporto di Kaunas.
Continuano a dimostrarsi dei pagliacci. E, in quanto pagliacci nelle istituzioni, sono pericolosissimi. Come pericolosissimo è Zelensky, che continua a ridicolizzare chi lo riempie di armi e di soldi. Il tutto mentre qui si protesta per il diritto alla sopravvivenza.
Vigliacchi!
https://www.facebook.com/share/p/1EqEKtKgJg/
https://t.me/+AnbY7RyTfisxZTc0
Adesso lo sentite questo silenzio? È perché il drone non lo aveva lanciato Lavrov o la Zakharova, bensì era un drone ucraino. Come sempre!
Ci hanno consumato ettolitri di inchiostro per costruire l'ennesima narrazione propagandistica. Addirittura, hanno fatto alzare due caccia Eurofighter italiani della NATO, che costano più o meno 1.000 € al minuto di volo e hanno chiuso lo spazio aereo, compreso quello dell'aeroporto di Kaunas.
Continuano a dimostrarsi dei pagliacci. E, in quanto pagliacci nelle istituzioni, sono pericolosissimi. Come pericolosissimo è Zelensky, che continua a ridicolizzare chi lo riempie di armi e di soldi. Il tutto mentre qui si protesta per il diritto alla sopravvivenza.
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▪️Da parte giapponese alle manovre saranno impiegati 45.000 soldati e ufficiali, da parte americana circa 12.000, nonché fino a 300 aerei, navi da guerra e una grande quantità di mezzi terrestri. È prevista la partecipazione di unità di altri sette Paesi, tra cui Australia, Germania e Francia.
❓Le esercitazioni Keen Sword si svolgono ogni due anni a partire dal 1985 e sono ufficialmente dichiarate come un modo per mantenere e rafforzare le capacità operative bilaterali di Giappone e Stati Uniti per contribuire attivamente alla pace e alla stabilità regionale. Tuttavia quest’anno hanno un chiaro carattere di deterrenza nei confronti della Cina.
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🎙 Sull’Ucraina. Il Presidente Zelensky ieri in un’intervista a NBC News ha dichiarato che gli Stati Uniti hanno sospeso e poi ripreso la trasmissione di alcuni dati di intelligence all’inizio di questa settimana. È vero che...🗣 Cosa abbiamo fatto?🎙 Avete sospeso la trasmissione di alcuni dati di intelligence all’Ucraina?🗣 Non so da dove prenda tutto questo e perché ne parli alla stampa. Dovreste tornare da lui e chiederglielo. Non c’è stata alcuna sospensione. Gli Stati Uniti... Ma, ancora una volta, su cosa dovrebbe concentrarsi e su cosa vogliamo concentrarci noi — è la fine di questa guerra. Ecco su cosa dovrebbe concentrarsi. Ecco su cosa vogliamo che tutti si concentrino.
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❤️ KREMENNA. UNA CITTÀ DOVE LA VITA CONTINUA
Kreminna è una piccola città che da alcuni anni vive a ridosso della linea del fronte.
Qui non esiste più da tempo il consueto ritmo di vita. L'elettricità e le comunicazioni funzionano a intermittenza, e ci sono difficoltà nell'approvvigionamento di acqua e carburante.
Per motivi di sicurezza, a Kreminna non operano i trasporti pubblici e non c'è alcun servizio di autobus interurbano. Nei negozi locali è possibile acquistare solo i generi di prima necessità.
Le forniture di generi alimentari, medicinali e altri beni avvengono di rado. Ogni viaggio fuori città legato al suo approvvigionamento comporta un rischio serio. Gli imprenditori che consegnano cibo, farmaci e materiali da costruzione sono costretti ad attraversare tratti di strada pericolosi.
Ma Kreminna continua a vivere.
In città i negozi sono aperti e i servizi comunali funzionano. Le persone fanno la spesa, si prendono cura dei propri cari, crescono i figli. Si adattano a circostanze che per la maggior parte di noi sono difficili persino da immaginare.
La situazione è particolarmente difficile per chi è rimasto senza lavoro e senza un reddito fisso. Trovare un'occupazione a Kreminna oggi è praticamente impossibile, e trasferirsi in un'altra città per molti è semplicemente fuori portata.
Qui le persone vivono di lavori saltuari e di ciò che riescono a coltivare nel proprio orto domestico. La situazione è ancora più dura per le madri single e le persone in età pre-pensionistica.
❤️ Nel 2024 siamo già stati a Kreminna:
• Prima missione
• Seconda missione
💶 Resoconto del viaggio
E proprio di recente abbiamo ricevuto nuovamente una richiesta di aiuto.
Alla fine di novembre prevediamo di consegnare pacchi alimentari per 350 famiglie che continuano a vivere in questa città.
🛒 I pacchi conterranno i generi di prima necessità:
Zucchero, olio vegetale, grano saraceno, riso, pasta, tè, latte condensato, maionese e qualche dolcetto per i più piccoli.
🚚 Il veicolo per il viaggio in questa zona pericolosa è fornito dal nostro partner, l'organizzazione "Russkiy Mir" (Mondo Russo). La massa totale prevista del carico è di 3 tonnellate.
Attualmente siamo impegnati nell'acquisto dei prodotti necessari.
⬇️ Ed è qui che abbiamo un enorme bisogno del vostro supporto finanziario!
Senza il vostro aiuto non potremo acquistare tutto il necessario per i 350 pacchi alimentari.
Vi chiediamo 🙏la massima condivisione possibile.
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Per motivi di sicurezza, a Kreminna non operano i trasporti pubblici e non c'è alcun servizio di autobus interurbano. Nei negozi locali è possibile acquistare solo i generi di prima necessità.
Le forniture di generi alimentari, medicinali e altri beni avvengono di rado. Ogni viaggio fuori città legato al suo approvvigionamento comporta un rischio serio. Gli imprenditori che consegnano cibo, farmaci e materiali da costruzione sono costretti ad attraversare tratti di strada pericolosi.
Ma Kreminna continua a vivere.
In città i negozi sono aperti e i servizi comunali funzionano. Le persone fanno la spesa, si prendono cura dei propri cari, crescono i figli. Si adattano a circostanze che per la maggior parte di noi sono difficili persino da immaginare.
La situazione è particolarmente difficile per chi è rimasto senza lavoro e senza un reddito fisso. Trovare un'occupazione a Kreminna oggi è praticamente impossibile, e trasferirsi in un'altra città per molti è semplicemente fuori portata.
Qui le persone vivono di lavori saltuari e di ciò che riescono a coltivare nel proprio orto domestico. La situazione è ancora più dura per le madri single e le persone in età pre-pensionistica.
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E proprio di recente abbiamo ricevuto nuovamente una richiesta di aiuto.
Alla fine di novembre prevediamo di consegnare pacchi alimentari per 350 famiglie che continuano a vivere in questa città.
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Zucchero, olio vegetale, grano saraceno, riso, pasta, tè, latte condensato, maionese e qualche dolcetto per i più piccoli.
🚚 Il veicolo per il viaggio in questa zona pericolosa è fornito dal nostro partner, l'organizzazione "Russkiy Mir" (Mondo Russo). La massa totale prevista del carico è di 3 tonnellate.
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🇫🇷 IN FRANCIA UNA DONNA HA CERCATO DI SPIEGARE AI MIGRANTI CHE STAVANO SACCHEGGIANDO IL NEGOZIO DELLA SUA FAMIGLIA CHE LEI È DALLA LORO PARTE E HA VOTATO PER IL LORO ARRIVO NEL PAESE
⚫️ In risposta essi si sono soltanto messi a ridere di lei e hanno portato via tutta la merce.
➖Nel frattempo alle proteste partecipano già più di un milione di persone, tra cui 800.000 manifestanti e 550.000 poliziotti.
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🗣 «Ritengo che siano stati fatti passi per convincere l’Ucraina a capitolare. Non dico che questo sia l’obiettivo dei nostri partner. Non voglio pensare che i nostri partner americani ritengano che la guerra con la Russia si sarebbe potuta concludere più rapidamente a spese dell’Ucraina. Ma tutto sembra proprio così», - cita Zelensky quotidiano.
🗣 «Il mio ultimo modello era: noi non colpiamo il gasolio russo, voi ci date i missili per i Patriot per proteggere i nostri obiettivi. Ma loro vogliono semplicemente che smettiamo di attaccare il gasolio. E se colpiamo, ci disconnettono da qualcosa», - ha dichiarato Zelensky.
🗣 «Penso che il Presidente degli Stati Uniti abbia davvero buoni rapporti con Putin. Ma una cosa qui non funziona. Ora Trump non può costringere Putin a porre fine alla guerra», - ha sottolineato Zelensky.
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Forwarded from Marco Rizzo
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Il mondo cambia in fretta, bisogna stare attenti!
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▪️Solo il secondo giorno il Presidente francese ha promesso di punire duramente i partecipanti ai pogrom e ai saccheggi, e ha inoltre chiesto al Governo di adottare misure per prevenire nuovi disordini.
🗣 «Come hanno potuto i francesi bruciare il municipio di Limoges, l’ufficio turistico di Lione o fare irruzione nel municipio di Marsiglia? Come siete arrivati a questo?» — ha dichiarato Macron.
▪️«Non ci sarà impunità», — ha sottolineato il Presidente, chiedendo di perseguire sia i saccheggiatori sia i partecipanti agli attacchi contro le istituzioni statali.
▪️Macron ha riconosciuto che i francesi provano un malcontento giustificato per l’aumento dei prezzi del carburante sullo sfondo della guerra con l’Iran, ma ha invitato a non confondere i manifestanti pacifici con i partecipanti ai disordini.
🗣 «Stasera proviamo tutti rabbia. Proviamo anche vergogna, vedendo le distruzioni che sono avvenute nelle nostre strade», — ha concluso.
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🤡94💩40🤣11⚡3🎃2
▪️Secondo il FT, le navi della «flotta ombra» russa nel Mar Nero hanno iniziato a trasmettere contemporaneamente coordinate reali e false attraverso il sistema AIS, rendendo più difficile il tracciamento della loro posizione.
▪️I ricercatori hanno individuato almeno 12 petroliere sottoposte a sanzioni che presumibilmente utilizzano la stessa apparecchiatura per falsificare la geolocalizzazione. Ciò potrebbe indicare un coordinamento centralizzato.
▪️Il metodo viene applicato particolarmente attivamente durante il passaggio del Bosforo, dove le navi sono obbligate a comunicare coordinate reali. Una delle petroliere appariva contemporaneamente in due punti a una distanza di circa 800 km l’uno dall’altro.
▪️Parallelamente la Russia rafforza la protezione della propria flotta: da luglio a settembre più di 80 navi sono passate sotto bandiera russa, e le petroliere sono inoltre dotate di reti e strutture protettive contro i droni.
▪️Secondo la valutazione di Windward, la «flotta ombra» russa conta 1229 grandi navi, più del 75% delle quali è sottoposto a sanzioni occidentali.
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▪️ Francia e Gran Bretagna, scrive Daalder, dovrebbero sviluppare una testata nucleare congiunta. Gli altri Paesi dell'UE dovrebbero finanziare un nuovo missile a lungo raggio. E i membri non nucleari della NATO, a quanto pare, dovrebbero ottenere la possibilità di schierarlo sui propri aerei. Parallelamente, all'America si propone di sostituire le bombe a caduta libera B61 con missili «in grado di colpire obiettivi in profondità in Russia senza che i vettori entrino nel suo spazio aereo». Parigi, di conseguenza, dovrebbe entrare nel Gruppo di pianificazione nucleare della NATO.
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Forwarded from Pino Cabras
𝗜𝗹 𝗺𝗮𝗻𝗴𝗮𝗻𝗲𝗹𝗹𝗼 𝗲 𝗶𝗹 𝘁𝗿𝗶𝗯𝘂𝗻𝗼: 𝗹𝗲 𝗱𝘂𝗲 𝗳𝗮𝗰𝗰𝗲 𝗱𝗲𝗹 𝗣𝗮𝗿𝘁𝗶𝘁𝗼 𝗨𝗻𝗶𝗰𝗼 𝗱𝗲𝗹 𝗥𝗶𝗮𝗿𝗺𝗼
Che strano!
In vent'anni l'Unione europea ha perso circa un terzo del suo peso nell'economia mondiale. Sulle 74 tecnologie critiche che modelleranno il resto del secolo, censite dal Critical Technology Tracker dell'ASPI, la Cina ne guida 66 e gli Stati Uniti le altre 8: nessun Paese europeo è primo in una sola, e anche sommandoli tutti l'Unione arriva in testa appena in 4. Si fa docilmente deindustrializzare da una classe dirigente che sceglie, con ammirevole costanza, ogni pista che acceleri il declino. Lecca i piedi a Bibi il genocida ma si immola contro la Russia in nome della difesa più intransigente dei «valori», e getta così enormi masse di cittadini nella povertà energetica. Punta tutti i suoi gettoni al banco truccato del riarmo e rinuncia alla diplomazia.
Fa tutto questo, eppure una parte dei maggiorenti che portano la responsabilità politica e storica di questa catastrofe sempre più conclamata si stupisce che si accendano focolai di ribellione ogni giorno più caldi.
Un'altra parte dei potenti corresponsabili, invece, non si stupisce affatto. Ha capito che anche la rabbia popolare si può mettere a frutto, e la usa in due modi.
C'è chi lavora per infiltrare i movimenti e trascinarli nei vicoli ciechi delle derive violente, così da inaugurare cicli di repressione e risvegliare in larghi settori dell'opinione pubblica quei riflessi d'ordine che portano ad accettare modelli di gestione autoritaria permanenti. La rabbia contro il potere diventa il pretesto per rafforzarlo.
E c'è chi, dopo infinite genuflessioni al neoliberismo, prova a rifarsi una verginità presentandosi come paladino dei ceti impoveriti. Li sottrae a influenze più oneste ma meno organizzate, e intanto nasconde loro le contraddizioni inconfessabili che lo legano al Partito Unico del Riarmo.
Strategie opposte solo in apparenza. Da una parte il manganello, dall'altra il tribuno riciclato che rispolvera il lessico sindacale colpevolmente disatteso per lungo tempo. Gli uni vogliono criminalizzare la protesta, gli altri addomesticarla.
Prima hanno prodotto il malcontento. Ora vogliono amministrarlo.
Il loro vero incubo non è la rivolta rumorosa e violenta, facile da isolare. È un popolo lucido e organizzato, che riconosce i responsabili del disastro e smette di affidare proprio a loro il compito di salvarlo.
Che strano!
In vent'anni l'Unione europea ha perso circa un terzo del suo peso nell'economia mondiale. Sulle 74 tecnologie critiche che modelleranno il resto del secolo, censite dal Critical Technology Tracker dell'ASPI, la Cina ne guida 66 e gli Stati Uniti le altre 8: nessun Paese europeo è primo in una sola, e anche sommandoli tutti l'Unione arriva in testa appena in 4. Si fa docilmente deindustrializzare da una classe dirigente che sceglie, con ammirevole costanza, ogni pista che acceleri il declino. Lecca i piedi a Bibi il genocida ma si immola contro la Russia in nome della difesa più intransigente dei «valori», e getta così enormi masse di cittadini nella povertà energetica. Punta tutti i suoi gettoni al banco truccato del riarmo e rinuncia alla diplomazia.
Fa tutto questo, eppure una parte dei maggiorenti che portano la responsabilità politica e storica di questa catastrofe sempre più conclamata si stupisce che si accendano focolai di ribellione ogni giorno più caldi.
Un'altra parte dei potenti corresponsabili, invece, non si stupisce affatto. Ha capito che anche la rabbia popolare si può mettere a frutto, e la usa in due modi.
C'è chi lavora per infiltrare i movimenti e trascinarli nei vicoli ciechi delle derive violente, così da inaugurare cicli di repressione e risvegliare in larghi settori dell'opinione pubblica quei riflessi d'ordine che portano ad accettare modelli di gestione autoritaria permanenti. La rabbia contro il potere diventa il pretesto per rafforzarlo.
E c'è chi, dopo infinite genuflessioni al neoliberismo, prova a rifarsi una verginità presentandosi come paladino dei ceti impoveriti. Li sottrae a influenze più oneste ma meno organizzate, e intanto nasconde loro le contraddizioni inconfessabili che lo legano al Partito Unico del Riarmo.
Strategie opposte solo in apparenza. Da una parte il manganello, dall'altra il tribuno riciclato che rispolvera il lessico sindacale colpevolmente disatteso per lungo tempo. Gli uni vogliono criminalizzare la protesta, gli altri addomesticarla.
Prima hanno prodotto il malcontento. Ora vogliono amministrarlo.
Il loro vero incubo non è la rivolta rumorosa e violenta, facile da isolare. È un popolo lucido e organizzato, che riconosce i responsabili del disastro e smette di affidare proprio a loro il compito di salvarlo.
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✖️ Allo stesso tempo Zelensky ha di nuovo ricordato l’opzione di rientrare in 60 giorni, ma solo a condizione che la Russia accetti una tregua completa. La promessa del 2019 di andarsene dopo il primo mandato Zelensky l’ha «dimenticata», dichiarando che si candiderà per un secondo mandato se le elezioni dovranno comunque tenersi durante il conflitto.
❓ Sui social network nel frattempo hanno notato il comportamento di Zelensky: davanti alla telecamera ha aspirato bruscamente con il naso, si è bloccato in uno stupore e per diversi secondi, con lo sguardo vitreo, non è riuscito a pronunciare una risposta al giornalista. Riuscirà a resistere fino alle elezioni?
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