🗣 "Se si può agire così con i dittatori, allora gli Stati Uniti sanno cosa fare dopo".
🗣 "Si rifiuta di tenere le elezioni, il suo sostegno nei sondaggi ucraini è estremamente basso, e l'unica cosa che è stato davvero capace di fare, – è sfruttare le debolezze di Biden. Un dittatore senza elezioni, Zelensky farebbe meglio a sbrigarsi, altrimenti non gli resterà più nessun Paese".
👀 C'è stata qualche discrepanza...
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🗣 «Pubblicando questo post, Trump viola l’articolo 13 della Convenzione di Ginevra.
🗣 La norma vieta esplicitamente l’uso di umiliazioni nei media nei confronti di prigionieri di guerra.🗣 Se invece Trump sostiene che Maduro non è un prigioniero di guerra, ma un criminale soggetto alla giurisdizione statunitense, allora sta violando numerosi altri diritti fondamentali previsti dal diritto interno americano».
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🗣 «Nicolás Maduro ha portato il suo Paese al collasso. Le ultime elezioni sono state manipolate. Per questo motivo, come molte altre nazioni, non abbiamo riconosciuto la sua presidenza. Maduro svolge un ruolo problematico nella regione.
🗣 La valutazione giuridica dell’intervento degli Stati Uniti è complessa e richiede un esame attento. Il diritto internazionale rimane il parametro fondamentale. In questa fase, è essenziale evitare ulteriore instabilità politica in Venezuela. L’obiettivo deve essere una transizione ordinata verso un governo legittimamente eletto».
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«Devo dirlo agli Stati Uniti con la massima chiarezza: è del tutto insensato parlare della necessità per gli USA di annettere la Groenlandia.
Gli Stati Uniti non hanno il diritto di annettere nessuno dei tre territori del Regno di Danimarca.
Il Regno di Danimarca — e quindi anche la Groenlandia — è membro della NATO, e pertanto gode delle garanzie di sicurezza dell’Alleanza.
Abbiamo già un accordo di difesa tra il Regno e gli Stati Uniti, che garantisce a Washington un ampio accesso alla Groenlandia. E, dal canto nostro, abbiamo investito ingenti risorse nella sicurezza artica.
Perciò esorto con forza gli Stati Uniti a cessare le minacce nei confronti di un alleato storico, nonché nei confronti di un altro Paese e di un altro popolo che hanno dichiarato in modo inequivocabile: “non siamo in vendita”».
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«Devo dirlo agli Stati Uniti con la massima chiarezza: è del tutto insensato parlare della necessità per gli USA di annettere la Groenlandia.
Gli Stati Uniti non hanno il diritto di annettere nessuno dei tre territori del Regno di Danimarca.
Il Regno di Danimarca — e quindi anche la Groenlandia — è membro della NATO, e pertanto gode delle garanzie di sicurezza dell’Alleanza.
Abbiamo già un accordo di difesa tra il Regno e gli Stati Uniti, che garantisce a Washington un ampio accesso alla Groenlandia. E, dal canto nostro, abbiamo investito ingenti risorse nella sicurezza artica.
Perciò esorto con forza gli Stati Uniti a cessare le minacce nei confronti di un alleato storico, nonché nei confronti di un altro Paese e di un altro popolo che hanno dichiarato in modo inequivocabile: “non siamo in vendita”».
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🔈 "Signor Segretario, in breve: il governo cubano sarà il prossimo obiettivo dell’amministrazione Trump?"🗣 «Beh, il governo cubano è un problema enorme. Sì, è un problema colossale. Ma non credo che la gente si renda pienamente conto… Ritengo che in questo momento stiano affrontando grossi guai».🔈 "Quindi la risposta è “sì”?"🗣 «Non ho intenzione di discutere con lei ora i nostri prossimi passi o quale sarà la nostra politica in proposito. Ma, immagino, non sia un segreto per nessuno che non siamo affatto fan del regime cubano».
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Forwarded from l'AntiDiplomatico
Le parole di Vucic sull'aggressione Usa contro il. Venezuela
https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-nel_mondo_domina_la_legge_del_pi_forte_dichiara_vucic_a_seguito_delloperazione_usa_in_venezuela/82_64529/
https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-nel_mondo_domina_la_legge_del_pi_forte_dichiara_vucic_a_seguito_delloperazione_usa_in_venezuela/82_64529/
www.lantidiplomatico.it
"Nel mondo domina la legge del più forte", dichiara Vucic a seguito dell'operazione USA in Venezuela
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🗣 «Vi dirò una cosa sulla Groenlandia: ne abbiamo bisogno per la sicurezza nazionale. È strategicamente indispensabile!⚡️ Oggi la Groenlandia è circondata ovunque da navi russe e cinesi.
⚡️ Abbiamo bisogno della Groenlandia per la sicurezza nazionale. E la Danimarca non è in grado di farlo [garantire la sicurezza degli USA], ve lo assicuro…🔴 Sapete cosa ha fatto di recente la Danimarca per rafforzare la sicurezza in Groenlandia? Hanno aggiunto un’altra slitta trainata da cani.
⚡️ Credevano fosse una mossa geniale…
🔴 Abbiamo bisogno della Groenlandia per la sicurezza nazionale. E anche l’Unione Europea vuole che ce l’abbiamo noi. E loro lo sanno bene…»
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Forwarded from Andrea Zhok
UNA RIFLESSIONE SU DIRITTO INTERNAZIONALE E GIUSTIZIA
Di fronte all'ennesima sfacciata violazione del diritto internazionale da parte degli USA nei confronti del Venezuela molti osservano, con qualche ragione, che il diritto internazionale non è realmente mai esistito.
Ci sono ottimi argomenti per dirlo, argomenti di principio, a partire dalle considerazioni risalenti a Hegel per cui tra stati sovrani non ci può essere tecnicamente un diritto vigente perché non esiste un organismo terzo capace di definire leggi e sanzioni efficaci per tutti gli stati.
L'ONU venne creato proprio per fornire questo organismo terzo, ma, come era prevedibile a priori, e come si è visto ampiamente nel corso del tempo, le "condanne dell'ONU" si concretizzano soltanto nei confronti di stati deboli, mentre i vertici della catena alimentare mondiale - Stati Uniti in testa - sfuggono per definizione a qualunque condanna e sentenza.
Se in un certo senso si può dunque dire che è vero che "il diritto internazionale non è mai esistito", bisogna subito aggiungere che il diritto è sempre la componente formale della giustizia. E per quanto nel mondo moderno ci sia una tendenza pervasiva a considerare reali solo gli aspetti formali, in verità senza quella cosa impalpabile e informale che è il senso di giustizia nessun diritto, nazionale o internazionale che sia, può avere senso. Noi possiamo avere la Costituzione più bella del mondo, ma se abbiamo una Corte Costituzionale priva di senso di giustizia la Costituzione rimane un promemoria senza nessuna memoria.
Se valutiamo in termini di giustizia informale ci ritroviamo subito su un piano complesso, in cui frequentemente non si ha a che fare con tagli netti tra "giusto" e "sbagliato", ma con proporzioni del giusto e dello sbagliato. Il fatto che questo tipo di valutazioni richieda senso critico e onestà intellettuale fa comunque sì che tali valutazioni siano alla portata sempre solo di esigue minoranze.
Una facilitazione per visualizzare il "più" o "meno" giusto è dato in questi casi dal confronto di casi con caratteristiche simili.
Prendiamo l'intervento di ieri delle forze armate statunitensi in Venezuela. Pur essendo un evento che è ancora in divenire, dal discorso pubblico di Trump di ieri sera possiamo evincere se non la realtà, almeno le intenzioni dell'evento bellico.
Trump, dopo aver ricordato le usuali ragioni farlocche per giustificare l'intervento (Maduro capo di un cartello di narcotrafficanti, il Venezuela che ospita "forze straniere ostili", ecc.) ha ammesso con la brutale franchezza che lo contraddistingue che d'ora in poi gli USA saranno in controllo della produzione petrolifera, di quanto viene prodotto, come e a che prezzo. Ha anche aggiunto che saranno gli USA di fatto a governare il Venezuela ("We’re going to run the country until a safe, proper, and judicious transition can take place.")
Se questo sia un wishful thinking o la realtà è troppo presto per dirlo, ma di sicuro queste sono le intenzioni dell'amministrazione americana.
Inoltre è stato ribadito con toni minacciosi rispetto alla Colombia e ad altri paesi dell'America Latina che quanto successo a Maduro può succedere a chiunque altro, se si mette di traverso (versione Trump della "dottrina Monroe").
In breve, le ragioni addotte per giustificare l'intervento sono: 1) la sicurezza interna degli USA (militare e rispetto al narcotraffico); 2) il controllo sulle fonti petrolifere (il Venezuela da solo possiede il 20% dei giacimenti mondiali, il doppio dell'Arabia Saudita); 3) Una ripresa vigorosa della dottrina Monroe, dove l'America Latina è destinata ad essere l'area di sfruttamento coloniale o neocoloniale degli USA.
Ecco, ora facciamo un breve confronto con due casi che occupano da tempo il dibattito pubblico: il rapporto tra Russia e Ucraina (specificamente Donbass), e il rapporto tra Cina e Taiwan.
Di fronte all'ennesima sfacciata violazione del diritto internazionale da parte degli USA nei confronti del Venezuela molti osservano, con qualche ragione, che il diritto internazionale non è realmente mai esistito.
Ci sono ottimi argomenti per dirlo, argomenti di principio, a partire dalle considerazioni risalenti a Hegel per cui tra stati sovrani non ci può essere tecnicamente un diritto vigente perché non esiste un organismo terzo capace di definire leggi e sanzioni efficaci per tutti gli stati.
L'ONU venne creato proprio per fornire questo organismo terzo, ma, come era prevedibile a priori, e come si è visto ampiamente nel corso del tempo, le "condanne dell'ONU" si concretizzano soltanto nei confronti di stati deboli, mentre i vertici della catena alimentare mondiale - Stati Uniti in testa - sfuggono per definizione a qualunque condanna e sentenza.
Se in un certo senso si può dunque dire che è vero che "il diritto internazionale non è mai esistito", bisogna subito aggiungere che il diritto è sempre la componente formale della giustizia. E per quanto nel mondo moderno ci sia una tendenza pervasiva a considerare reali solo gli aspetti formali, in verità senza quella cosa impalpabile e informale che è il senso di giustizia nessun diritto, nazionale o internazionale che sia, può avere senso. Noi possiamo avere la Costituzione più bella del mondo, ma se abbiamo una Corte Costituzionale priva di senso di giustizia la Costituzione rimane un promemoria senza nessuna memoria.
Se valutiamo in termini di giustizia informale ci ritroviamo subito su un piano complesso, in cui frequentemente non si ha a che fare con tagli netti tra "giusto" e "sbagliato", ma con proporzioni del giusto e dello sbagliato. Il fatto che questo tipo di valutazioni richieda senso critico e onestà intellettuale fa comunque sì che tali valutazioni siano alla portata sempre solo di esigue minoranze.
Una facilitazione per visualizzare il "più" o "meno" giusto è dato in questi casi dal confronto di casi con caratteristiche simili.
Prendiamo l'intervento di ieri delle forze armate statunitensi in Venezuela. Pur essendo un evento che è ancora in divenire, dal discorso pubblico di Trump di ieri sera possiamo evincere se non la realtà, almeno le intenzioni dell'evento bellico.
Trump, dopo aver ricordato le usuali ragioni farlocche per giustificare l'intervento (Maduro capo di un cartello di narcotrafficanti, il Venezuela che ospita "forze straniere ostili", ecc.) ha ammesso con la brutale franchezza che lo contraddistingue che d'ora in poi gli USA saranno in controllo della produzione petrolifera, di quanto viene prodotto, come e a che prezzo. Ha anche aggiunto che saranno gli USA di fatto a governare il Venezuela ("We’re going to run the country until a safe, proper, and judicious transition can take place.")
Se questo sia un wishful thinking o la realtà è troppo presto per dirlo, ma di sicuro queste sono le intenzioni dell'amministrazione americana.
Inoltre è stato ribadito con toni minacciosi rispetto alla Colombia e ad altri paesi dell'America Latina che quanto successo a Maduro può succedere a chiunque altro, se si mette di traverso (versione Trump della "dottrina Monroe").
In breve, le ragioni addotte per giustificare l'intervento sono: 1) la sicurezza interna degli USA (militare e rispetto al narcotraffico); 2) il controllo sulle fonti petrolifere (il Venezuela da solo possiede il 20% dei giacimenti mondiali, il doppio dell'Arabia Saudita); 3) Una ripresa vigorosa della dottrina Monroe, dove l'America Latina è destinata ad essere l'area di sfruttamento coloniale o neocoloniale degli USA.
Ecco, ora facciamo un breve confronto con due casi che occupano da tempo il dibattito pubblico: il rapporto tra Russia e Ucraina (specificamente Donbass), e il rapporto tra Cina e Taiwan.
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Forwarded from Andrea Zhok
UNA RIFLESSIONE SU DIRITTO INTERNAZIONALE E GIUSTIZIA
Di fronte all'ennesima sfacciata violazione del diritto internazionale da parte degli USA nei confronti del Venezuela molti osservano, con qualche ragione, che il diritto internazionale non è realmente mai esistito.
Ci sono ottimi argomenti per dirlo, argomenti di principio, a partire dalle considerazioni risalenti a Hegel per cui tra stati sovrani non ci può essere tecnicamente un diritto vigente perché non esiste un organismo terzo capace di definire leggi e sanzioni efficaci per tutti gli stati.
L'ONU venne creato proprio per fornire questo organismo terzo, ma, come era prevedibile a priori, e come si è visto ampiamente nel corso del tempo, le "condanne dell'ONU" si concretizzano soltanto nei confronti di stati deboli, mentre i vertici della catena alimentare mondiale - Stati Uniti in testa - sfuggono per definizione a qualunque condanna e sentenza.
Se in un certo senso si può dunque dire che è vero che "il diritto internazionale non è mai esistito", bisogna subito aggiungere che il diritto è sempre la componente formale della giustizia. E per quanto nel mondo moderno ci sia una tendenza pervasiva a considerare reali solo gli aspetti formali, in verità senza quella cosa impalpabile e informale che è il senso di giustizia nessun diritto, nazionale o internazionale che sia, può avere senso. Noi possiamo avere la Costituzione più bella del mondo, ma se abbiamo una Corte Costituzionale priva di senso di giustizia la Costituzione rimane un promemoria senza nessuna memoria.
Se valutiamo in termini di giustizia informale ci ritroviamo subito su un piano complesso, in cui frequentemente non si ha a che fare con tagli netti tra "giusto" e "sbagliato", ma con proporzioni del giusto e dello sbagliato. Il fatto che questo tipo di valutazioni richieda senso critico e onestà intellettuale fa comunque sì che tali valutazioni siano alla portata sempre solo di esigue minoranze.
Una facilitazione per visualizzare il "più" o "meno" giusto è dato in questi casi dal confronto di casi con caratteristiche simili.
Prendiamo l'intervento di ieri delle forze armate statunitensi in Venezuela. Pur essendo un evento che è ancora in divenire, dal discorso pubblico di Trump di ieri sera possiamo evincere se non la realtà, almeno le intenzioni dell'evento bellico.
Trump, dopo aver ricordato le usuali ragioni farlocche per giustificare l'intervento (Maduro capo di un cartello di narcotrafficanti, il Venezuela che ospita "forze straniere ostili", ecc.) ha ammesso con la brutale franchezza che lo contraddistingue che d'ora in poi gli USA saranno in controllo della produzione petrolifera, di quanto viene prodotto, come e a che prezzo. Ha anche aggiunto che saranno gli USA di fatto a governare il Venezuela ("We’re going to run the country until a safe, proper, and judicious transition can take place.")
Se questo sia un wishful thinking o la realtà è troppo presto per dirlo, ma di sicuro queste sono le intenzioni dell'amministrazione americana.
Inoltre è stato ribadito con toni minacciosi rispetto alla Colombia e ad altri paesi dell'America Latina che quanto successo a Maduro può succedere a chiunque altro, se si mette di traverso (versione Trump della "dottrina Monroe").
In breve, le ragioni addotte per giustificare l'intervento sono: 1) la sicurezza interna degli USA (militare e rispetto al narcotraffico); 2) il controllo sulle fonti petrolifere (il Venezuela da solo possiede il 20% dei giacimenti mondiali, il doppio dell'Arabia Saudita); 3) Una ripresa vigorosa della dottrina Monroe, dove l'America Latina è destinata ad essere l'area di sfruttamento coloniale o neocoloniale degli USA.
Ecco, ora facciamo un breve confronto con due casi che occupano da tempo il dibattito pubblico: il rapporto tra Russia e Ucraina (specificamente Donbass), e il rapporto tra Cina e Taiwan.
Di fronte all'ennesima sfacciata violazione del diritto internazionale da parte degli USA nei confronti del Venezuela molti osservano, con qualche ragione, che il diritto internazionale non è realmente mai esistito.
Ci sono ottimi argomenti per dirlo, argomenti di principio, a partire dalle considerazioni risalenti a Hegel per cui tra stati sovrani non ci può essere tecnicamente un diritto vigente perché non esiste un organismo terzo capace di definire leggi e sanzioni efficaci per tutti gli stati.
L'ONU venne creato proprio per fornire questo organismo terzo, ma, come era prevedibile a priori, e come si è visto ampiamente nel corso del tempo, le "condanne dell'ONU" si concretizzano soltanto nei confronti di stati deboli, mentre i vertici della catena alimentare mondiale - Stati Uniti in testa - sfuggono per definizione a qualunque condanna e sentenza.
Se in un certo senso si può dunque dire che è vero che "il diritto internazionale non è mai esistito", bisogna subito aggiungere che il diritto è sempre la componente formale della giustizia. E per quanto nel mondo moderno ci sia una tendenza pervasiva a considerare reali solo gli aspetti formali, in verità senza quella cosa impalpabile e informale che è il senso di giustizia nessun diritto, nazionale o internazionale che sia, può avere senso. Noi possiamo avere la Costituzione più bella del mondo, ma se abbiamo una Corte Costituzionale priva di senso di giustizia la Costituzione rimane un promemoria senza nessuna memoria.
Se valutiamo in termini di giustizia informale ci ritroviamo subito su un piano complesso, in cui frequentemente non si ha a che fare con tagli netti tra "giusto" e "sbagliato", ma con proporzioni del giusto e dello sbagliato. Il fatto che questo tipo di valutazioni richieda senso critico e onestà intellettuale fa comunque sì che tali valutazioni siano alla portata sempre solo di esigue minoranze.
Una facilitazione per visualizzare il "più" o "meno" giusto è dato in questi casi dal confronto di casi con caratteristiche simili.
Prendiamo l'intervento di ieri delle forze armate statunitensi in Venezuela. Pur essendo un evento che è ancora in divenire, dal discorso pubblico di Trump di ieri sera possiamo evincere se non la realtà, almeno le intenzioni dell'evento bellico.
Trump, dopo aver ricordato le usuali ragioni farlocche per giustificare l'intervento (Maduro capo di un cartello di narcotrafficanti, il Venezuela che ospita "forze straniere ostili", ecc.) ha ammesso con la brutale franchezza che lo contraddistingue che d'ora in poi gli USA saranno in controllo della produzione petrolifera, di quanto viene prodotto, come e a che prezzo. Ha anche aggiunto che saranno gli USA di fatto a governare il Venezuela ("We’re going to run the country until a safe, proper, and judicious transition can take place.")
Se questo sia un wishful thinking o la realtà è troppo presto per dirlo, ma di sicuro queste sono le intenzioni dell'amministrazione americana.
Inoltre è stato ribadito con toni minacciosi rispetto alla Colombia e ad altri paesi dell'America Latina che quanto successo a Maduro può succedere a chiunque altro, se si mette di traverso (versione Trump della "dottrina Monroe").
In breve, le ragioni addotte per giustificare l'intervento sono: 1) la sicurezza interna degli USA (militare e rispetto al narcotraffico); 2) il controllo sulle fonti petrolifere (il Venezuela da solo possiede il 20% dei giacimenti mondiali, il doppio dell'Arabia Saudita); 3) Una ripresa vigorosa della dottrina Monroe, dove l'America Latina è destinata ad essere l'area di sfruttamento coloniale o neocoloniale degli USA.
Ecco, ora facciamo un breve confronto con due casi che occupano da tempo il dibattito pubblico: il rapporto tra Russia e Ucraina (specificamente Donbass), e il rapporto tra Cina e Taiwan.
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Forwarded from Andrea Zhok
Quanto al rapporto tra Russia e Donbass siamo di fronte ad una violazione del diritto internazionale già avvenuta (l'aggressione militare di uno stato sovrano è innegabilmente tale; come per gli USA l'Irak, l'Iran, la Libia, il Venezuela, ecc. ecc.).
Sul piano informale la Russia ha invaso il Donbass (come prima la Crimea) appellandosi a ragioni di sicurezza interna (minacce alla base di Sebastopoli, previsto ingresso nella Nato) e a ragioni di tutela delle popolazioni russofone.
E' abbastanza chiaro come in questo caso, diversamente dal Venezuela e da altri casi che hanno coinvolto gli USA, sia la "minaccia ai confini", sia la "tutela della popolazione" sono ragioni credibili.
La minaccia Nato sarebbe stata davvero ai confini (anzi sul suo confine più vulnerabile, coinvolgendo l'accesso navale al Mediterraneo) e la popolazione russofona in Ucraina era davvero oppressa (dalla strage di Odessa in poi). Dunque, la Russia ha una parte di torti, avendo violato il diritto internazionale, ma ha ragioni informali che rendono questa violazione comprensibile. Quanto pesare ragioni e torti lo lasciamo da parte.
Per un confronto, il Venezuela non confina con gli USA (2200 km in linea d'aria), non stava per diventare parte di una "Nato dei Brics", e non ha nessuna parentela storica o culturale con gli USA (in Venezuela si parla spagnolo, non inglese).
Prendiamo un caso al momento virtuale, ovvero il rapporto tra Cina e Taiwan. Se la Cina invadesse Taiwan sarebbe una violazione del diritto internazionale in un senso molto più limitato della Russia in Ucraina, giacché Taiwan non è uno stato pienamente riconosciuto a livello internazionale. Solo 12 stati minori riconoscono Taiwan come stato indipendente (Belize, Guatemala, Haiti, Isole Marshall, Palau, Paraguay, Saint Kitts e Nevis, Saint Lucia, Saint Vincent e Grenadine, eSwatini, Tuvalu e Città del Vaticano). Di fatto giuridicamente Taiwan ha un'esistenza dubbia come stato autonomo, ma finché gli USA non hanno avviato una politica di trasferimento di armamenti nell'isola, la Cina non pareva troppo interessata a esacerbare i rapporti con quella che considera una sorta di provincia a statuto speciale. Ora, però, anche alla luce delle tendenze indipendentiste emerse nell'isola, la Cina è seriamente preoccupata perché l'area di mare circostante Taiwan è strategica per garantire la libertà dei traffici marittimi cinesi. Geograficamente le coste cinesi sono circondate a nord dal Giappone e a sud dalle Filippine, entrambi alleati degli americani. Il Giappone fornisce agli USA oltre 120 basi militari, di cui la maggiore è ad Okinawa, le Filippine una decina, di cui la maggiore è Palawan). Se Taiwan rientrasse nell'orbita USA, di fatto gli americani sarebbero in grado di effettuare un blocco navale integrale).
Dunque, ricapitolando, se domani la Cina invadesse Taiwan sarebbe una discutibile violazione del diritto internazionale, per quanto riprovevole come ogni esercizio unilaterale di violenza. Sul piano informale le ragioni cinesi di sicurezza sarebbero ben comprensibili, e d'altro canto a Taiwan è culturalmente cinese (vi si parla il mandarino).
Ecco, domani evitate di cascare come al solito dal pero, storditi dalla sorpresa.
Sul piano informale la Russia ha invaso il Donbass (come prima la Crimea) appellandosi a ragioni di sicurezza interna (minacce alla base di Sebastopoli, previsto ingresso nella Nato) e a ragioni di tutela delle popolazioni russofone.
E' abbastanza chiaro come in questo caso, diversamente dal Venezuela e da altri casi che hanno coinvolto gli USA, sia la "minaccia ai confini", sia la "tutela della popolazione" sono ragioni credibili.
La minaccia Nato sarebbe stata davvero ai confini (anzi sul suo confine più vulnerabile, coinvolgendo l'accesso navale al Mediterraneo) e la popolazione russofona in Ucraina era davvero oppressa (dalla strage di Odessa in poi). Dunque, la Russia ha una parte di torti, avendo violato il diritto internazionale, ma ha ragioni informali che rendono questa violazione comprensibile. Quanto pesare ragioni e torti lo lasciamo da parte.
Per un confronto, il Venezuela non confina con gli USA (2200 km in linea d'aria), non stava per diventare parte di una "Nato dei Brics", e non ha nessuna parentela storica o culturale con gli USA (in Venezuela si parla spagnolo, non inglese).
Prendiamo un caso al momento virtuale, ovvero il rapporto tra Cina e Taiwan. Se la Cina invadesse Taiwan sarebbe una violazione del diritto internazionale in un senso molto più limitato della Russia in Ucraina, giacché Taiwan non è uno stato pienamente riconosciuto a livello internazionale. Solo 12 stati minori riconoscono Taiwan come stato indipendente (Belize, Guatemala, Haiti, Isole Marshall, Palau, Paraguay, Saint Kitts e Nevis, Saint Lucia, Saint Vincent e Grenadine, eSwatini, Tuvalu e Città del Vaticano). Di fatto giuridicamente Taiwan ha un'esistenza dubbia come stato autonomo, ma finché gli USA non hanno avviato una politica di trasferimento di armamenti nell'isola, la Cina non pareva troppo interessata a esacerbare i rapporti con quella che considera una sorta di provincia a statuto speciale. Ora, però, anche alla luce delle tendenze indipendentiste emerse nell'isola, la Cina è seriamente preoccupata perché l'area di mare circostante Taiwan è strategica per garantire la libertà dei traffici marittimi cinesi. Geograficamente le coste cinesi sono circondate a nord dal Giappone e a sud dalle Filippine, entrambi alleati degli americani. Il Giappone fornisce agli USA oltre 120 basi militari, di cui la maggiore è ad Okinawa, le Filippine una decina, di cui la maggiore è Palawan). Se Taiwan rientrasse nell'orbita USA, di fatto gli americani sarebbero in grado di effettuare un blocco navale integrale).
Dunque, ricapitolando, se domani la Cina invadesse Taiwan sarebbe una discutibile violazione del diritto internazionale, per quanto riprovevole come ogni esercizio unilaterale di violenza. Sul piano informale le ragioni cinesi di sicurezza sarebbero ben comprensibili, e d'altro canto a Taiwan è culturalmente cinese (vi si parla il mandarino).
Ecco, domani evitate di cascare come al solito dal pero, storditi dalla sorpresa.
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🇻🇪Il caso Maduro:
— Obiettivo: residenza fortificata in area urbana o periurbana.
— Rischio: alta densità di guardie e enorme rilevanza politica della persona da neutralizzare.
— Soluzione: mesi di addestramento in una “città fantasma” per 20 minuti di operazione reale.
✔️ Conclusione:
Fonte
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Forwarded from Giorgio Bianchi Photojournalist
LA GUERRA FREDDISSIMA
DI Pino Cabras - 26 Gennaio 2025
Si parla assai in queste ore della telefonata con cui il presidente USA Donald Trump ha rovesciato sulla premier danese Mette Fredriksen ogni forma di sgradevolezza che un boss spietato e potentissimo potrebbe rovesciare su un picciotto indisciplinato ma debolissimo. Le ha significato la pretesa di papparsi la Groenlandia, un'isola con una popolazione uguale a quella di Cuneo ma con una superficie di oltre 7 volte l'Italia, risorse naturali formidabili e la posizione geostrategica giusta per prendersi metà dell'Artico. Prevedo che entro breve tempo la Groenlandia sarà soggetta alla sovranità di Washington senza che Copenaghen né nessuno in UE possa opporre resistenza militare.
I danesi raccolgono quel che hanno seminato. Nel 2003 parteciparono all'aggressione all'Iraq sulla base di pretesti inventati. Nel 2008 riconobbero la secessione del Kosovo, con conseguente menomazione della Serbia come esito finale dell'aggressione alla Jugoslavia da parte della NATO. In entrambe le occasioni era primo ministro Anders Fogh Rasmussen, che poi divenne segretario generale della NATO, impegnandosi nella sua espansione aggressiva verso Est, nell'intensificazione della russofobia del dibattito europeo, nell'aggressione diretta alla Libia e in quella indiretta alla Siria. Rasmussen poi, come un Di Maio qualsiasi, è diventato consulente politico ben remunerato, con incarichi anche presso i presidenti ucraini Poroshenko e Zelensky, ossia i terminali corrotti del più concentrato, opaco e gigantesco trasferimento di denaro pubblico degli ultimi decenni.
In questi anni, la signora Fredriksen è stata tra le più generose personalità politiche impegnate a sguarnire i propri arsenali per partecipare al suicidio geostrategico continentale dell'Europa Occidentale.
Il boss d'Oltreoceano ha potuto fare perciò una cosa semplice: ha telefonato a un'emerita nullità che rappresentava una classe dirigente - quella danese - senza alcun credito morale, etico, politico, senza armi, senza peso, senza relazioni politiche significative, desertificate da decenni di abusi occidentali a cui si è prestata con la più squallida ipocrisia (sai, "l'ordine internazionale basato sulle regole", come no?). Trump, nel quadro di un racket planetario conclamato dove gli europei tanto innocenti non sono, sa che c'è del marcio in Danimarca e si perita di ricordare chi è che sta in cima alla catena alimentare. È appena l'antipasto.
🔴 Per ricevere tutti gli aggiornamenti segui Giorgio Bianchi Photojournalist
DI Pino Cabras - 26 Gennaio 2025
Si parla assai in queste ore della telefonata con cui il presidente USA Donald Trump ha rovesciato sulla premier danese Mette Fredriksen ogni forma di sgradevolezza che un boss spietato e potentissimo potrebbe rovesciare su un picciotto indisciplinato ma debolissimo. Le ha significato la pretesa di papparsi la Groenlandia, un'isola con una popolazione uguale a quella di Cuneo ma con una superficie di oltre 7 volte l'Italia, risorse naturali formidabili e la posizione geostrategica giusta per prendersi metà dell'Artico. Prevedo che entro breve tempo la Groenlandia sarà soggetta alla sovranità di Washington senza che Copenaghen né nessuno in UE possa opporre resistenza militare.
I danesi raccolgono quel che hanno seminato. Nel 2003 parteciparono all'aggressione all'Iraq sulla base di pretesti inventati. Nel 2008 riconobbero la secessione del Kosovo, con conseguente menomazione della Serbia come esito finale dell'aggressione alla Jugoslavia da parte della NATO. In entrambe le occasioni era primo ministro Anders Fogh Rasmussen, che poi divenne segretario generale della NATO, impegnandosi nella sua espansione aggressiva verso Est, nell'intensificazione della russofobia del dibattito europeo, nell'aggressione diretta alla Libia e in quella indiretta alla Siria. Rasmussen poi, come un Di Maio qualsiasi, è diventato consulente politico ben remunerato, con incarichi anche presso i presidenti ucraini Poroshenko e Zelensky, ossia i terminali corrotti del più concentrato, opaco e gigantesco trasferimento di denaro pubblico degli ultimi decenni.
In questi anni, la signora Fredriksen è stata tra le più generose personalità politiche impegnate a sguarnire i propri arsenali per partecipare al suicidio geostrategico continentale dell'Europa Occidentale.
Il boss d'Oltreoceano ha potuto fare perciò una cosa semplice: ha telefonato a un'emerita nullità che rappresentava una classe dirigente - quella danese - senza alcun credito morale, etico, politico, senza armi, senza peso, senza relazioni politiche significative, desertificate da decenni di abusi occidentali a cui si è prestata con la più squallida ipocrisia (sai, "l'ordine internazionale basato sulle regole", come no?). Trump, nel quadro di un racket planetario conclamato dove gli europei tanto innocenti non sono, sa che c'è del marcio in Danimarca e si perita di ricordare chi è che sta in cima alla catena alimentare. È appena l'antipasto.
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🗣 «Budanov si distinguerà da Yermak per diversi aspetti chiave, tra cui il fatto che “ha una reale possibilità di diventare successore”», - ha dichiarato un ex funzionario dell’amministrazione Trump, citato dal quotidiano.
🗣 «Questo significa che Zelensky è preoccupato per i negoziati con la Russia, per la futura strategia militare, per questioni di sicurezza — e forse persino per la propria sicurezza personale nel contesto di un possibile passaggio di potere», - ha affermato l’attivista e esperta anti-corruzione Elena Trehub.
🗣 «Nonostante la sua nomina, la strategia complessiva dell’Ucraina nei negoziati non cambierà, ma Budanov comprende la necessità di porre fine alla guerra attraverso il dialogo», - ha dichiarato il politologo Volodymyr Fesenko.
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🔈 Quindi, ha detto di essere stato molto arrabbiato con il presidente ucraino Zelensky, se fosse stato lui a colpire la residenza di Putin🗣 Non credo che quell'attacco sia avvenuto.🔈 Eppure, Putin le ha detto in quella telefonata che l'attacco c'è stato. Lei è uscito e lo ha riferito, e ha creduto a Putin. Ci sono state alcune critiche.🗣 Qualcosa è successo proprio lì vicino, ma non aveva nulla a che fare con quello.🔈 Perché ha creduto a Putin in quel momento, e poi ha detto quelle cose sull'Ucraina?🗣 Nessuno lo sapeva in quel momento. Voglio dire, era la prima volta che ne sentivo parlare. Lui ha detto che la sua casa era stata attaccata. Ora che abbiamo potuto verificare, non crediamo che sia successo. Ma è stata la prima cosa che avessimo mai sentito al riguardo. Speriamo solo che la Russia e l'Ucraina risolvano la questione. Sapete, a noi non costa nulla. In realtà, stiamo facendo soldi perché, a differenza di Biden — Biden ha dato via 350 miliardi di dollari, li ha semplicemente regalati — ora io ne ho recuperati molti. Perché abbiamo concluso l'accordo sulle terre rare, entrando nell'affare delle terre rare. E recupereremo molti soldi. Forse tutti. Forse anche più di tutti.
*Il Cremlino aveva denunciato un tentativo delle Forze Armate ucraine di attaccare la residenza di Vladimir Putin. Il Ministero della Difesa russo, stabilendo che l'obiettivo dell'attacco fosse il complesso di edifici della residenza del Presidente della Federazione Russa, ha consegnato le prove a Washington. Lo stesso dicastero della difesa aveva riferito che tutti i droni lanciati a tale scopo erano stati abbattuti con successo.
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«Cari amici, non so dove l'ho letto, ma è l'assoluta verità. Se un Paese è grande e potente, si comporta in modo antidemocratico e ingiusto. E quando vuole comportarsi in modo democratico e giusto, smette di essere grande o forte. Oggi le grandi potenze fanno letteralmente tutto ciò che vogliono. Hanno completamente cancellato l'esistenza del diritto internazionale e la necessità di rispettarlo.
Purtroppo, l'ONU si trova in uno stato deplorevole. E il Consiglio di Sicurezza dell'ONU, senza riforme e un rafforzamento coerente dei propri poteri, è del tutto privo di forza. In un Paese piccolo come la Slovacchia, non possiamo fare nulla.
Osserviamo semplicemente con stupore come unità militari d'élite americane rapiscano il presidente del Venezuela sovrano. E come gli Stati Uniti dichiarino che governeranno l'intera popolazione di 30 milioni di persone.
In realtà, devo dare atto al presidente degli Stati Uniti Donald Trump di una cosa. Non ha giustificato la sua decisione con la falsa necessità di diffondere la democrazia o proteggere i diritti umani, come avrebbero fatto l'amministrazione Biden o qualsiasi precedente Presidente degli Stati Uniti. Ha parlato apertamente del controllo sul petrolio venezuelano e della penetrazione delle aziende americane nell'industria petrolifera venezuelana.”
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