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Durante la giornata, sono stati eliminati più di 75 soldati ucraini, un carro armato, un veicolo da combattimento di fanteria, un veicolo da combattimento corazzato e due pick-up. Un deposito di munizioni della 102ª Brigata di Difesa Territoriale è stato distrutto vicino al villaggio di Chervonoye, nella regione di Zaporozhzhiya.

◽️ In direzione di Kherson, durante la giornata sono stati distrutti fino a 70 militari ucraini, sei veicoli e tre obici D-30 a seguito di spari.

💥 L'aviazione operativo-tattica e dell'esercito, le truppe missilistiche e l'artiglieria dei gruppi delle Forze Armate della Federazione Russa hanno colpito 103 unità di artiglieria in postazioni di tiro, uomini e attrezzature in 167 aree durante la notte.

💥 Nei pressi di Avdeevka, nella Repubblica Popolare di Donetsk, è stato distrutto un nodo di comunicazione della 110ª brigata di fanteria motorizzata delle Forze Armate ucraine. Inoltre, una base di riparazione e manutenzione di armi ed equipaggiamenti militari delle forze Armate ucraine è stata distrutta vicino al villaggio di Starorayiskoye della Repubblica Popolare di Donetsk.

Un elicottero Mi-8 delle forze Aeree ucraine è stato abbattuto dalle forze di difesa antiaerea vicino al villaggio di Golubovka, nella regione di Kharkov. Inoltre, sette velivoli senza pilota ucraini sono stati distrutti vicino agli insediamenti di Katerynovka nella regione di Kherson, Chervonopopovka, Novovodnoye, Pshenychnoye nella Repubblica Popolare di Lugansk.

Dall'inizio dell'operazione militare speciale sono stati distrutti in totale 390 aerei, 211 elicotteri, 3.243 droni, 405 sistemi missilistici terra-aria, 8.042 carri armati e altri veicoli corazzati da combattimento, 1.045 veicoli da combattimento con lanciarazzi multipli, 4.222 cannoni e mortai e 8.556 veicoli militari speciali.

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I BRICS+ CONSOLIDERANNO LA DISCESA DEL DOLLARO
14 Febbraio 2023
L’accordo tra le Banche Centrali di Russia e Iran, firmato formalmente il 29 gennaio, che collega i loro sistemi di trasferimento interbancario, cambia le carte in tavola sotto più punti di vista.

Tecnicamente, d’ora in poi 52 banche iraniane che già utilizzano il SEPAM, il sistema di telecomunicazione interbancario iraniano, si collegheranno con 106 banche che utilizzano lo SPFS, l’equivalente russo del sistema di messaggistica bancaria occidentale SWIFT

Oltre a Russia e Iran, anche Russia e Cina stanno cercando da anni di interfacciare i loro sistemi di messaggistica bancaria. Il CBIBPS (Cross-Border Inter-Bank Payments System) cinese è considerato di prim’ordine. Il problema è che Washington ha minacciato direttamente di espellere le banche cinesi da SWIFT se si interconnettono con le banche russe.

Il successo di SEPAM-SPFS potrebbe consentire a Pechino di rischiare il tutto per tutto – soprattutto ora, dopo la durissima guerra dei semiconduttori e la grottesca farsa del palloncino. In termini di sovranità, è chiaro che la Cina non accetterà restrizioni da parte degli Stati Uniti su come muovere i propri fondi.

Parallelamente, i BRICS nel 2023 approfondiranno lo sviluppo di un sistema di pagamenti finanziari reciproci e di una propria valuta di riserva. Ci sono non meno di 13 candidati confermati che desiderano entrare a far parte dei BRICS+, comprese le medie potenze asiatiche come Iran, Arabia Saudita e Indonesia.

Tutti gli occhi saranno puntati sul fatto se – e come – gli Stati Uniti, indebitati per oltre 30 trilioni di dollari, minacceranno di espellere i BRICS+ da SWIFT.

È indicativo ricordare che il rapporto debito/PIL della Russia è solo del 17%. Quello della Cina è del 77%. Gli attuali BRICS senza la Russia sono al 78%. I BRICS+, compresa la Russia, potrebbero avere una media del 55%. Una forte produttività in futuro verrà da un BRICS+ sostenuto da una valuta basata sull’oro e/o sulle materie prime e da un sistema di pagamento diverso che escluda il dollaro USA. Una forte produttività non verrà di certo dall’Occidente collettivo, le cui economie stanno entrando in un periodo di recessione.

In mezzo a tanti sviluppi intrecciati e a tante sfide, una cosa è certa. L’accordo SEPAM-SPFS tra Russia e Iran potrebbe essere solo il primo segnale del movimento delle placche tettoniche nei sistemi bancari e di pagamento globali.

Benvenuti a uno, due, mille sistemi di messaggistica di pagamento. E benvenuti alla loro unificazione in una rete globale. Naturalmente ci vorrà del tempo. Ma questo treno finanziario ad alta velocità ha già lasciato la stazione. https://www.italiabrics.it/

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🇧🇾 BIELORUSSIA: ATTACCATO AEROPORTO MILITARE NEI PRESSI DI MINSK

L'attacco è stato operato con due droni, presumibilmente ucraini, sganciando gli esplosivi sull'aereo militare di rilevamento radar a lungo raggio AWACS Beriev A-50.

Le forze di sicurezza bielorusse avrebbero trovato una borsa con pannelli di controllo dei droni. Gli attentatori sarebbero già fuggiti all'estero.

Aspettiamo la conferma ufficiale.

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A SOVRANISMO LIMITATO.
Di Marco Travaglio.

Il nostro grado di simpatia per B. è noto da qualche annetto. Quindi spersonalizziamo. Immaginiamo che il presidente dell’Ucraina, uno dei Paesi più corrotti e più poveri d’Europa (due fattori tutt’altro che scollegati) da ben prima che fosse attaccato dalla Russia, inviti a casa sua la premier di un governo che contribuisce, con aiuti finanziari e militari, a mantenerlo artificialmente in vita. E poi, violando ogni dovere di ospitalità e ogni regola di buona creanza, approfitti della conferenza stampa congiunta per insolentire un alleato della premier che ha il grave torto di non pensarla come lui. Qualunque altro premier interromperebbe la conferenza stampa, la visita e forse le relazioni diplomatiche, non prima di avere spiegato all’insolente collega come vanno le cose in una vera democrazia: ogni leader politico, come ogni cittadino, è libero di esprimere il proprio pensiero su guerra, pace, negoziati e ogni altro argomento a sua scelta anche se nessuno gli ha bombardato la casa, e nessun governo estero, alleato e non (e l’Ucraina è fra i non, visto che fortunatamente non fa ancora parte né dell’Ue né della Nato), ha il diritto di ficcare il naso. La cosa potrà apparire bizzarra a Zelensky, che mette fuorilegge gli undici partiti di opposizione, arresta il leader di quello principale, unifica le tv in un solo canale di propaganda (la sua), impedisce a otto reporter italiani di raccontare la guerra senza il suo permesso. Ma, per fortuna, l’Italia non è l’Ucraina, anche se da un anno sta violando la sua Costituzione per inviare armi al suo Paese raccontando che vuole favorire il negoziato Kiev-Mosca, che però Zelensky il 4 ottobre ha proibito per decreto.

Non che l’ingerenza zelenskiana negli affari interni italiani sia un caso isolato: le cancellerie Ue, Nato e Usa non fanno altro da tempo immemorabile. Ma almeno quelle ce le siamo scelte come alleate e ci tocca sopportarle. L’Ucraina no. Ed è a Kiev che servono i soldi e le armi di Roma, non viceversa. Quindi l’idea che Zelensky distribuisca pagelle e patenti di affidabilità a questo o quel Paese che si svena per Kiev è già ridicola. Ma ancor più ridicolo è che in Italia la cosiddetta informazione accusi quel leader che non nominiamo di screditare l’Italia nel mondo per aver espresso il suo pensiero, giusto o sbagliato non importa. In un Paese serio, a rimettere in riga l’ucraino, sarebbe già intervenuto il presidente della Repubblica, con le stesse parole con cui tappò la bocca alla ministra francese Boone che ci insegnava come votare il 25 settembre e minacciava di “vigilare” su di noi: “L’Italia sa badare a se stessa”. Invece purtroppo Mattarella tace. E tace anche la Meloni, mostrando vieppiù com’è il suo “sovranismo”: a sovranità limitata.
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🇵🇱 🇺🇸Il Colonnello Douglas McGregor ha dichiarato che 2.500 mercenari polacchi sono stati uccisi in Ucraina

L'ex consigliere del Pentagono, il Colonnello Douglas McGregor, ha dichiarato in un'intervista al canale YouTube The Jimmy Dore Show:
"Ci sono già 20.000 soldati polacchi che combattono sotto il comando ucraino, con uniformi ucraine, per l'Ucraina. Circa 2.500 di loro sono morti e si trovano nei cimiteri polacchi. Non sono morti in Polonia, ma in Ucraina".

Il vice Primo Ministro e Ministro della Difesa polacco Mariusz Błaszczak aveva dichiarato prima che le autorità polacche non consideravano un problema la presenza di mercenari polacchi in Ucraina.

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Piace a Soros. E con quel sentore di Cia in famiglia, non può essere che la candidata vincente.
Assistevo ammutolito alla madornale ascesa e al “successo” di Elly Schlein, così adulata dai media, palesemente imposta “dall’alto” e così Deep State – e nello stesso tempo così banale e prevedibile.Che potesse essere votata da qualcuno, anche dal più ingenuo piddino?
Sono così manipolabili?
https://www.maurizioblondet.it/la-fabbrica-della-candidata-sintetica-spiegata-bene/

https://t.me/guerrieriperlaliberta
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Forwarded from La Mia Russia
Josep Borrell, nel suo blog ha condannato il piano di pace di Pechino per risolvere il conflitto in Ucraina. A suo avviso, ripete "le ben note tesi della leadership cinese", e inoltre non distingue tra "l'aggressore e la vittima". Crede inoltre che le tensioni tra Cina e Stati Uniti stiano "lacerando il tessuto" dell'ordine internazionale.
https://t.me/readovkanews/53642
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🇪🇦 Nella città di Girona (Catalogna, Spagna) si è tenuta una manifestazione a sostegno dei residenti di Donbass.

I partecipanti all'evento hanno aperto un'improvvisato "Vicolo degli Angeli", dove hanno osservato un minuto di silenzio per i bambini uccisi di Donbass.

Alla manifestazione hanno partecipato attivisti russi provenienti dalla Catalogna, comunisti locali, spagnoli e italiani.

Gli ucraini presenti non sono riusciti a disturbare l'evento, grazie alla polizia di Girona che li ha portati in commissariato.

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🇲🇩 EXCURSUS STORICO: ORIGINI E SVILUPPO DEL CONFLITTO NELLA REGIONE DI TRANSNISTRIA (REPUBBLICA MOLDAVA)

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Le origini del conflitto armato tra Moldavia e Transnistria risalgono alla fine degli anni Ottanta del secolo scorso, quando il Soviet Supremo della Repubblica Sovietica Moldava (MSSR) decide di varare una serie di leggi che proclamano il moldavo come unica lingua di Stato.

In risposta a queste leggi, presso gli stabilimenti industriali della Transnistria vengono organizzati dei sindacati che a loro volta organizzano scioperi di massa, chiedendo che venga indetto con urgenza un referendum. Le richieste dei sindacati vengono respinte dal governo di Chisinau. Da quel momento aumentano le rivolte popolari in Bessarabia, in primis a Chisinau, che danno origine al movimento politico per l’autonomia della Transnistria.

Nei mesi di gennaio-ottobre 1990, vengono svolte votazioni – più tardi definite “referendum” - in diversi centri abitati sulla riva sinistra del fiume Dniester, così come nella città di Bender, sulla riva destra. L’affluenza alle urne raggiunge l’80% della popolazione, e il 96% dei voti sono a favore della creazione della Repubblica di Transnistria. Il governo di Chisinau dichiara illegittimo il referendum così come i suoi risultati.

Nell’estate 1990 si verifica l’aumento delle tensioni sia in Moldavia che nei rapporti tra Chisinau e Transnistria. I deputati della Transnistria abbandonano il Soviet Supremo della MSSR, il quale il 23 giugno 1990 ratifica una dichiarazione dell’Indipendenza della Repubblica Moldova. In risposta a questa dichiarazione, il 2 settembre 1990, durante la seconda Assemblea dei Deputati della Transnistria a Tiraspol viene annunciata la fondazione della Repubblica Moldava di Transnistria (PMSSR) come parte dell’Unione Sovietica. Insieme ai territori situati sulla riva sinistra del Dniestr, la nuova repubblica includerà la città di Bender e alcuni centri abitati sulla riva destra del fiume.

Nel novembre 1990 vengono svolte le elezioni nel Soviet Supremo della Repubblica Moldava di Transnistria.

Tra Tiraspol e Chisinau nascono forti contraddizioni: il governo moldavo mira all’uscita della Moldavia dall’Unione Sovietica, mentre la Transnistria vorrebbe conservare l’integrità dell’URSS.

La divisione definitiva avviene nella seconda metà del 1991. Subito dopo il golpe fallito, il 27 аgosto 1991 il Soviet Supremo della Moldavia dichiara l’illegittimità di tutti i documenti giuridici a partire dal 1775, secondo cui la Moldavia o parti di essa – la Transnistria in primis - facessero parte della Russia e dell’Unione Sovietica.
La Transnistria a sua volta procede spedita alle elezioni del Presidente e al referendum sull’indipendenza della Repubblica di Transnistria con il nuovo nome PMR: il 1° dicembre 1991, il 98% - del 78% cittadini aventi diritto al voto - esprime il proprio voto a favore dell’indipendenza.

Insieme ad altre prove, i risultati delle votazioni in Transnistria mostrano che il conflitto tra Moldavia e Transnistria non era affatto di carattere prevalentemente etnico. Una percentuale importante dei cittadini di etnia moldava e romena residenti sulla riva sinistra del fiume Dniestr, negli anni 1990-91 si esprimeva con convinzione a favore dell’indipendenza della Transnistria dalla Bessarabia.

I primi scontri armati iniziano nell’autunno 1990. Da una parte, questi scontri sono causati dalle pressioni esercitate dal nuovo governo sulle forze dell’ordine dislocate sul territorio della Transnistria, affinché queste passino sotto la giurisdizione di Tiraspol. D’altra parte, la parte moldava intraprende due tentativi di irruzione a mano armata sulla riva sinistra del fiume, con il pretesto di difendere i propri sostenitori negli organi di governo, nonché per dimostrare le proprie pretese territoriali sulla Transnistria.
La maggior parte di questi scontri armati, spesso molto duri, si verificano nei pressi dei traghetti e nei centri abitati sulla riva destra sotto la giurisdizione di Tiraspol.

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🇲🇩 EXCURSUS STORICO: ORIGINI E SVILUPPO DEL CONFLITTO NELLA REGIONE DI TRANSNISTRIA (REPUBBLICA MOLDAVA)

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Alla fine del 1990 vengono create le prime formazioni militari della Transnistria, che a metà del 1991 ricevono in dotazione anche armi da fuoco.

Allo stesso tempo, le autorità moldave formano corpi di polizia speciali (OPON), e in seguito, dopo gli eventi dell’agosto 1991, sulla base dei reparti delle Forze Armate ex sovietiche dislocati in territorio moldavo viene formato anche l’esercito. Per armare le nuove formazioni militari si attinge all’arsenale dell’ex Quattordicesima Armata sovietica dislocata in territorio moldavo.

Il conflitto si intensifica nella primavera 1992. Il 28 marzo 1992 il governo moldavo dichiara uno stato di emergenza e l’allora Presidente Mircea Snegur dà l’ordine di “liquidare e disarmare” le milizie della Transnistria.
L’apice del conflitto viene raggiunto nel giugno 1992 durante i combattimenti per la città di Bender situata sulla riva destra del Dniestr e parte della nuova repubblica PMR.

L’obiettivo politico del governo moldavo consisteva nell’assumere il controllo totale sulla città.
I combattimenti continuano dal 19 al 26 giugno 1992. Dalla parte moldava, coinvolgono le forze dell’ordine, in primis, la nuova polizia OPON, i reparti dell’Esercito Nazionale, volontari e altri gruppi di militanti. La Transnistria impiega la Guardia Repubblicana, la milizia, le formazioni di cosacchi e i gruppi di sommozzatori in forza sul territorio.

Le perdite subite da entrambe le parti ci fanno capire l’intensità dei combattimenti: la Transnistria ha perso 203 soldati (di cui 169 militari dei corpi d’armata ufficiali) e circa 300 persone sono rimaste ferite. 80 morti e più di 500 feriti, di cui circa 350 militari: questo invece è il bilancio della Moldavia.

In totale, durante gli scontri armati nel periodo dal novembre 1991 al luglio 1992 perderanno la vita circa 500 persone.

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🇲🇩 EXCURSUS STORICO: ORIGINI E SVILUPPO DEL CONFLITTO NELLA REGIONE DI TRANSNISTRIA (REPUBBLICA MOLDAVA)

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Il governo russo non può più mantenersi neutrale, e il 7 luglio 1992 invia nella zona del conflitto una delegazione da parte del Presidente. Si riesce a raggiungere un cessate il fuoco, così il 21 luglio i presidenti Eltsin e Snegur, alla presenza del Presidente della Repubblica di Transnistria Igor Smirnov, firmano l’accordo di pace intitolato “I princìpi della risoluzione pacifica del conflitto armato nella regione di Transnistria della Repubblica Moldova”.

Dal 23 al 31 agosto vendono introdotte le forze di pace russe per monitorare il mantenimento del cessate il fuoco, nonché il ritiro delle rispettive truppe e dei mezzi militari dall’area del conflitto.

Ad oggi il contingente di pace comprende: 441 militari della Federazione Russa, 453 militari della Repubblica Moldova, 490 militari della Repubblica di Transnistria e 10 osservatori militari ucraini.

Gli obiettivi principali del contingente militare russo sono: garantire la sicurezza nella zona del conflitto, monitorare l’osservanza delle condizioni di pace e aiutare le forze dell’ordine locali a mantenere l’ordine pubblico.

La zona di sicurezza ha la profondità di 225 km e la larghezza di 12-20 km, si trova tra le parti del conflitto ed è divisa in 3 parti: settore Nord lungo 85 e largo 12 km, settore Centro lungo 60 e largo circa 20 km e settore Sud lungo 80 e largo circa 14 km. All’interno della zona di sicurezza e intorno alla città di Bender, è circoscritta un’area particolare con un regime di sicurezza rafforzato.

Per 30 anni, quindi dal 1992 fino ai giorni nostri, le forze di pace della Federazione Russa svolgono la propria missione mirata a garantire pace, stabilità e sicurezza nella zona del conflitto armato tra Moldavia e Transnistria.

Dall’inizio di questa missione, per la violazione del regime di sicurezza le forze di pace russe hanno fermato più di 120.000 persone, hanno confiscato più di 250 unità di armi da fuoco, circa 160.000 proiettili e più di 1300 bombe e mano, hanno individuato e disinnescato quasi 14.000 esplosivi, comprese 6455 mine antiuomo, 2864 mine anticarro e altre 222 mine di terra diverse.

La Repubblica Moldava di Transnistria è l’unica regione dell’Est Europa dove in seguito all’ingresso delle forze di pace le ostilità sono cessate e mai più riprese.


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SITUAZIONE ATTUALE IN TRANSNISTRIA

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Di recente si sono verificati spostamenti di Forze Armate ucraine nella regione di Odessa. Lungo la strada che da Odessa porta in Transnistria sono stati trasferiti più di dieci mezzi corazzati “Hummer” con il relativo equipaggio.

🔻Cosa sta succedendo?


Secondo i dati, i Paesi occidentali stanno valutando di provocare l’aumento di tensione in Moldavia con l’ingresso “obbligato” delle truppe NATO per “ripristinare” la pace in Transnistria.

Per realizzare questo piano serve una provocazione molto seria, che l’Occidente vorrebbe mettere in atto coinvolgendo l’esercito ucraino che - con il permesso del governo di Chisinau - entrerà in territorio moldavo per invadere la Transnistria.

Considerando il trasferimento di truppe nei villaggi adiacenti al confine, molto probabilmente l’esercito ucraino, coadiuvato dai mercenari, cercherà di varcare il confine con la Transnistria in due punti, prendere d’assalto le infrastrutture militari strategiche per poi sequestrare e portare in Ucraina gli equipaggiamenti militari.

🔻Prospettive

Molti associano l'imminente aumento della tensione in Transnistria con la necessità di accedere ai magazzini militari di Kolbasnoye, vista la carenza attuale di munizioni in Occidente.

Certo, le scorte lì ci sono, ma non vanno esagerate. Una buona parte di queste munizioni sono già fuori uso, inoltre, un certo quantitativo manca, perché rubato e rivenduto negli anni Novanta. Pertanto, la disponibilità attuale basterebbe per due, massimo tre mesi di combattimenti.

Senz’altro la carenza di munizioni è un problema reale per entrambi le parti. Ed è impossibile in poco tempo organizzare una potenza produttiva che possa stare al passo con il dispendio quotidiano di munizioni.

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SITUAZIONE ATTUALE IN TRANSNISTRIA

5/5

▪️In realtà, il rischio attuale cui si espone oggi la Transnistria è un altro: la Transnistria è rimasta l’ultimo baluardo filorusso nella regione, e l’inizio dell’eventuale operazione militare dell’esercito ucraino implica gravi conseguenze non solo per la Russia, ma anche per la popolazione filorussa che risiede in quella zona.

D’altro canto, non esistono alternative per risolvere questo problema, dal momento che sulla scena internazionale i metodi pacifici non hanno molto senso.

🔻Come è possibile mettere in sicurezza la Transnistria?

➖Un’operazione militare di terra, un bombardamento che rada al suolo una città, attacchi mirati a infrastrutture importanti nell’Ucraina occidentale.
Tuttavia, quest’idea non è di facile realizzazione.

Inoltre, il regime di Kiev è già pronto per simili evenienze: un’ampia area di fortificazioni nei pressi di Volyn è costruita da tempo ed è pronta all’uso.
Per quanto riguarda l’eventuale distruzione totale di Leopoli o Lutsk, è poco probabile che simili eventi possano fermare l’Occidente, abituato ad usare comuni ucraini come carne da macello.

Dopotutto, le autorità ucraine sono totalmente assoggettate alle decisioni dei padroni oltreoceano e faranno quello che verrà ordinato.

➡️ L’unica alternativa possibile per intimidire il nemico è usare armi tattiche nucleari colpendo una zona disabitata nell’Ucraina occidentale.
Attualmente nessuno dei Paesi della NATO considera l’impiego di armi tattiche nucleari come rischio serio. Pertanto, anche solo “inscenare” un attacco del genere può far cambiare l’atteggiamento verso la Russia.

In questo caso, questo scenario può essere addirittura conveniente per l’Occidente, per continuare a “demonizzare” ulteriormente la Russia.

Anzi, l’aumento artificiale delle tensioni in Transnistria può essere realizzato proprio con l’obiettivo ben specifico di spingere la Russia a compiere questo passo.

➡️ Ora il governo russo si trova al bivio in merito alla questione: da un lato, la passività con ogni probabilità porterà alla rovina l’intera regione; d’altro lato, un attacco con l’utilizzo di armi tattiche nucleare riconfermerà la Russia nel suo ruolo di “paria”, però salverà migliaia di cittadini russi.

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🇮🇱 ISRAELE: IL FINE SETTIMANA SI È TENUTA UNA MANIFESTAZIONE CONTRO IL SOSTEGNO MILITARE A KIEV

Decine di membri del Movimento antinazista israeliano e cittadini di Israele si sono riuniti davanti all'ambasciata statunitense a Tel Aviv.

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🇺🇸 WILLIAM BURNS, IL CAPO DELLA CIA RILASCIA L' INTERVISTA sul sostegno all'Ucraina e sul contenimento di Cina e Iran.

1/2 

La sera del 25 febbraio, il capo della CIA ha rilasciato un'intervista alla CBS News americana in cui ha fatto luce su una serie di operazioni condotte dall'agenzia sotto il suo controllo, in particolare per quanto riguarda l'assistenza all'Ucraina e il contenimento di Iran e Cina. Cosa preoccupa il Capo delle spie del pianeta?

In primo luogo, la conversazione è stata ovviamente incentrata sull'Ucraina, dove l'intelligence statunitense si è sentita a casa da molto tempo. Molti sanno che l'intelligence statunitense ha aiutato le Forze armate ucraine fin dall'inizio del conflitto e Burns lo ha confermato. Secondo Burns, infatti, la trasmissione di dati avveniva anche prima dell'inizio della fase attiva delle ostilità.

"Anche i nostri partner ucraini avevano una buona intelligence. Ma credo davvero che il nostro merito sia quello di essere stati in grado di fornire dati a Zelensky durante tutto il conflitto per proteggere il Paese", ha dichiarato il capo della CIA ai giornalisti.

Altre questioni importanti sollevate nell'intervista sono il recente deterioramento delle relazioni tra Stati Uniti e Cina e il programma nucleare iraniano, sul quale Washington non ha ancora trovato una soluzione.

Sulle questioni cinesi, Burns ricorda le commedie dell'assurdo: a suo avviso, le famigerate consegne di armi sono discusse dalle élite cinesi, ma allo stesso tempo il suo dipartimento non vede prove reali di tali consegne. Quando un giornalista della CBS ha chiesto al capo della CIA perché la Cina avrebbe rovinato le relazioni con gli Stati Uniti fornendo le presunte armi alla Russia, Burns ha risposto: "È una bella domanda!".

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