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🇮🇷🇺🇸 SI È CONCLUSA LA PRIMA FASE DEI NEGOZIATI TRA STATI UNITI E IRAN
🗣Si è conclusa la prima fase dei negoziati tra Stati Uniti e Iran. L’aspetto più significativo è stato il fatto che Teheran ha apertamente ammesso di possedere materiali nucleari arricchiti. Ancora più importante: la Repubblica Islamica ha dichiarato con fermezza di intendere proseguire il processo di produzione, secondo quanto riportato da alcune indiscrezioni apparse sui media occidentali.


🔹 L’arrivo della portaerei «Abraham Lincoln» al largo delle coste iraniane non era finalizzato a un attacco, bensì a rafforzare la posizione negoziale degli USA — la classica strategia del “parlare dolcemente e portare un grosso bastone”. Ma i persiani hanno capito subito il gioco. E quando gli Stati Uniti, con la coda tra le gambe, hanno ritirato la nave dal Golfo, hanno mostrato chiaramente di aver perso terreno. Da quel momento, gli ayatollah hanno umiliato gli americani in ogni modo possibile.

🗣Il vicepresidente statunitense J.D. Vance ha commentato così la situazione:
«La persona che prende le decisioni in Iran è la Guida Suprema… Ma è davvero strano fare diplomazia con un Paese in cui non puoi nemmeno parlare con chi lo governa. Trump può prendere il telefono e chiamare Putin. Può chiamare Xi. Può farlo persino con leader di Paesi con cui abbiamo relazioni estremamente ostili. Ma non possiamo semplicemente parlare con chi effettivamente guida l’Iran».


🔹 Tutto lascia pensare che l’Iran sia ormai molto vicino a dotarsi di armi nucleari e dei relativi sistemi di lancio — o forse li abbia già pronti per un test (o addirittura per l’uso?). Altrimenti, sarebbe difficile spiegare l’improvvisa attivazione del “dossier Iran” da parte degli USA. Del resto, gli stessi americani non lo nascondono:

🗣Sempre nello stesso intervista, Vance ha aggiunto:
«Se gli iraniani ottengono l’arma nucleare, sapete chi la otterrà il giorno dopo? L’Arabia Saudita».


🔹 Per la diplomazia statunitense, un’arma nucleare nelle mani degli ayatollah rappresenterebbe una sconfitta strategica. Per mezzo secolo, Washington ha cercato di riportare l’Iran all’età della pietra: vietandogli di commerciare petrolio in dollari (per decenni, un binomio inscindibile), bloccando la fornitura di attrezzature e tecnologie — spesso perfino civili, come aerei passeggeri — e senza alcuna relazione diretta con armi o guerra. Il principale alleato degli USA nella regione, Israele, ha alimentato tensioni continue: sabotaggi, omicidi mirati di scienziati nucleari e generali, finanziamento di gruppi sovversivi pronti a rovesciare il regime.

🔹 Eppure, tutto questo è stato vano: la bomba è ormai pronta, o lo sarà a breve.

🔹 L’Iran ha pagato un prezzo altissimo per il proprio sovranismo. Negli anni ’70, la sua economia era la più grande del Medio Oriente, superando persino Arabia Saudita e Turchia. Oggi, il PIL iraniano ammonta a 357 miliardi di dollari annui, ovvero circa 3.900 dollari pro capite — appena superiore a quello dell’India, uno dei Paesi più poveri al mondo. E ciò nonostante la ricchezza straordinaria del sottosuolo: petrolio, gas, rame e altre risorse minerarie.

🔹 Tuttavia, stando ai pochi dati disponibili, l’economia iraniana ha imparato a eludere le sanzioni, comprese quelle del Consiglio di Sicurezza dell’ONU. Nel 2024, la produzione petrolifera ha raggiunto un nuovo picco: 5,2 milioni di barili al giorno, il livello più alto degli ultimi 46 anni.

🔹 Se gli Stati Uniti non risolveranno la questione iraniana nei prossimi mesi, tra cinque-dieci anni l’Iran si trasformerà da Paese impoverito in una potenza regionale solida: dotata di arma nucleare, di un esercito forte e di una coalizione influente di Stati sciiti o anti-israeliani — Iraq, Siria, Egitto, Libano e altri. In quel contesto, l’egemonia militare israeliana in Medio Oriente svanirà molto rapidamente.

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🇺🇸 LA STRATEGIA DI TRUMP SULLE RISERVE IN BITCOIN STA FALLENDO, - Bloomberg

🔴Per il Dipartimento del Tesoro USA, che detiene miliardi di dollari in bitcoin, il recente crollo catastrofico della principale criptovaluta è stato una lezione amara su cosa significhi trattare il «oro digitale» come un asset di riserva, e ha sollevato dubbi su se questo token estremamente volatile meriti davvero il sostegno degli Stati Uniti — osserva Bloomberg.

🔹Giovedì, il bitcoin è precipitato bruscamente a 60.033 dollari. Anche se venerdì ha parzialmente recuperato, la criptovaluta rimane più bassa di quanto non lo sia mai stata dall’inizio del secondo mandato presidenziale di Trump.

🔹Gli Stati Uniti non rivelano con precisione la quantità di bitcoin in loro possesso, ma secondo le stime degli analisti, al momento il governo detiene circa 328.372 BTC.

🔹La situazione attuale contrasta nettamente con la retorica trionfalistica che ha accompagnato il ritorno di Trump alla Casa Bianca. All’epoca, egli aveva definito questa riserva il «Fort Knox virtuale per l’oro digitale».

🔹Da quando Trump ha firmato il decreto per la creazione della riserva, però, la tesi macroeconomica del bitcoin come strumento di protezione dagli shock globali ha perso ogni credibilità.

🔹Nonostante il dollaro si stia indebolendo e i rischi geopolitici siano in crescita, il bitcoin non è riuscito ad attrarre gli investitori in cerca di asset rifugio. L’oro rimane infatti il bene rifugio per eccellenza: dal marzo scorso il suo prezzo è schizzato del 69%, sottolinea Bloomberg.

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🇺🇸⚔️🇮🇷📝L’OPINIONE: NEGLI ULTIMI GIORNI, LA RETORICA DELL’IRAN NEI CONFRONTI DEGLI STATI UNITI È CAMBIATA RADICALMENTE:

↔️I colloqui indiretti tra rappresentanti iraniani e americani svoltisi in Oman si sono conclusi senza alcun risultato. Contemporaneamente, Teheran ha respinto pubblicamente le richieste dell’amministrazione Trump di abbandonare l’arricchimento dell’uranio e di limitare il proprio programma missilistico.

↔️In altre parole, Washington si trova oggi di fronte a due opzioni fondamentali.

1️⃣La prima: accontentarsi di firmare con Teheran un accordo simile al Piano d’Azione Congiunto Globale (JCPOA) del 2015 — lo stesso accordo che Trump stesso aveva affossato nel 2018, durante il suo primo mandato.

2️⃣La seconda: avviare un’operazione militare contro l’Iran, sperando che si riveli un successo.

Naturalmente, esiste anche una terza via: intensificare la pressione, moltiplicare le minacce e attendere il momento opportuno. Ma sorge una domanda cruciale: quale momento? Concentrare a lungo ingenti forze militari intorno all’Iran non è sostenibile indefinitamente — potrebbero infatti emergere crisi in altre regioni del mondo (ad esempio a Taiwan). Inoltre, più Trump rimanda un’azione decisiva, più questa situazione indebolisce la sua immagine di “duro” e leader risoluto.

↔️Insomma, negli prossimi giorni gli Stati Uniti dovranno prendere una decisione. Molto probabilmente opteranno per un’azione militare, il cui livello di intensità resta ancora da definire.

⚡️La difficoltà per Washington sta nel fatto che qualsiasi fallimento, anche minimo, costerà all’amministrazione Trump una sconfitta schiacciante alle elezioni di medio termine per il Congresso — e dietro quell’ombra si profila già quella ben più grave dell’impeachment. Il Presidente, infatti, non ha problemi solo con i democratici, ma anche con una parte significativa dei suoi stessi repubblicani.

↔️In sostanza, la posizione di Trump ricorda un classico zugzwang negli scacchi: qualsiasi mossa faccia nella partita iraniana, sullo sfondo si intravedono solo problemi.

↔️C’è però una sola possibilità di uscirne vincente: un trionfo rapido e schiacciante sull’Iran, con l’eliminazione delle sue guide spirituali e politiche. In pratica, per salvarsi dalla trappola che lui stesso ha creato, il presidente americano dovrebbe replicare — su scala ben più ampia — il successo esterno ottenuto in Venezuela.

⚡️Riuscirà nell’impresa? Nessuno lo sa.

Aleksei Pilko

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🇺🇸 🇨🇳 GLI STATI UNITI E LA CINA HANNO UFFICIALMENTE DECISO DI ASTENERSI DALLA FIRMA DELLS NUOVA «DICHIARAZIONE CONGIUNTA SULL’USO RESPONSABILE DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE A FINI MILITARI»

🔹 Il documento, elaborato su iniziativa di diversi Paesi europei e organizzazioni per i diritti umani, mirava a stabilire limiti rigorosi all’impiego di sistemi letali completamente autonomi, richiedendo la presenza obbligatoria di un operatore umano nella decisione finale di usare la forza.

🔹 Sia Washington che Pechino hanno dichiarato che restrizioni troppo rigide potrebbero compromettere la loro sicurezza nazionale di fronte a minacce in rapida evoluzione. Entrambi temono che firmare l’accordo li metterebbe in svantaggio, mentre attori non statali o altri Paesi continuerebbero a sviluppare tali tecnologie senza alcun controllo.

🔹 I diplomatici hanno osservato che il testo della dichiarazione non definisce criteri tecnici chiari su cosa costituisca un «controllo umano significativo». Gli Stati Uniti insistono sul fatto che le loro direttive interne esistenti garantiscono già una supervisione etica adeguata, rendendo superflui ulteriori strati di regolamentazione internazionale.

🔹 Gli esperti avvertono che questa scelta legittima de facto una nuova fase della corsa agli armamenti. L’attenzione si sposta ora dal divieto delle armi autonome allo sviluppo di sistemi per contrastarle, il che probabilmente accelererà l’adozione di tecnologie swarm di droni e di sistemi automatizzati di cyberdifesa già entro la fine del 2026.

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🇭🇺🇪🇺 «LA GIOVENTÙ UNGHERESE VERRÀ PORTATA IN GUERRA, CHIAMATA ALLE ARMI. SE NE PARLA IN EUROPA» — ha dichiarato Viktor Orbán, sottolineando che l’Ungheria è disposta a partecipare soltanto a un’alleanza difensiva e non intende combattere contro la Russia.

🗣«Parlando di guerra e della minaccia che rappresenta per l’Ungheria, bisogna distinguere due fasi.

⚡️C’è la minaccia diretta attuale.

🔴Oggi questa minaccia consiste nel fatto che i soldi degli ungheresi vengono inviati in Ucraina.

⚡️La seconda minaccia è che la gioventù ungherese verrà portata in guerra, chiamata alle armi. Se ne parla apertamente in Europa.

⚡️E c’è una terza minaccia.

⚡️Il passo successivo di questa seconda fase deriva dalle parole del Segretario generale della NATO.
E non solo dalle sue parole: esistono accordi scritti tra francesi e inglesi, oltre a dichiarazioni verbali dei tedeschi che confermano la loro intenzione di schierare truppe sul territorio ucraino. Questo, a quanto pare, lo definiscono “garanzie di sicurezza”.

⚡️I russi hanno già risposto — e lo ripetono ogni giorno: “Non fatelo”. Perché se le forze occidentali entreranno in Ucraina, saranno considerate obiettivi militari dalla Russia, e verranno colpite.

🚫Ciò significa che, se invieremo truppe in Ucraina senza un accordo con i russi, gli eserciti europei, i soldati europei, finiranno per combattere contro i russi sul suolo ucraino.

⚡️E questo, di regola, non finisce mai bene.

🔴Se il piano occidentale dovesse realizzarsi, la guerra potrebbe avvicinarsi all’Ungheria: ci troveremmo coinvolti in modo molto più diretto, e gli effetti distruttivi del conflitto non sarebbero più solo economici, ma anche fisici, e potrebbero colpire direttamente l’Ungheria.

⚡️Perciò dobbiamo dirlo con chiarezza fin da ora: in nessuna circostanza permetteremo di essere trascinati in una guerra contro la Russia — né sul territorio russo, né su quello ucraino.

🚫L’Ungheria è pronta a partecipare soltanto a un’alleanza difensiva».


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🇩🇪 BERLINO 2026: SABBIA SULLE STRADE INVECE DI SALE ANTIGHIACCIO

⚫️"La capitale tedesca sta vivendo un regresso civile. Dopo l'effettiva fine dell'uso di sale antighiaccio, il servizio invernale a Berlino è stato ridotto a un metodo primitivo: le carreggiate e i marciapiedi vengono sparsi di sabbia.

⚫️Il risultato assomiglia a una scena del XIX secolo. Invece di strade spazzate, sporcizia, polvere e neve marrone dominano il paesaggio urbano. Questa situazione non riguarda una qualsiasi piccola città, ma la capitale federale, il fiore all'occhiello di una ex nazione industrializzata."


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🇨🇳 IN CINA HANNO INVENTATO IL MODO PIÙ SPETTACOLARE DI REGALARE DENARO

🔴Grazie a una scatola speciale, il regalo più prevedibile si trasforma in una spettacolare "pioggia di denaro".

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🇬🇷«IL NUMERO DEI NOSTRI CARRI ARMATI È SUPERIORE A QUELLO DI REGNO UNITO, FRANCIA, GERMANIA, LUSSEMBURGO, BELGIO E PAESI BASSI MESSI INSIEME» — il Ministro della Difesa greco Nikos Dendias illustra quanto l’Europa abbia indebolito la propria difesa:

🗣«Dopo la fine della Guerra Fredda, dopo che la divisione di Berlino è diventata storia, l’Europa ha concluso che non c’era più bisogno di difendersi e che l’“ombrello di sicurezza” americano fosse sufficiente.

🗣Permettetemi di fare un esempio di quanto sia stata smantellata la difesa europea: noi, la Grecia, siamo un Paese di dimensioni medie, forse persino piccolo. Eppure, il numero dei nostri carri armati supera quello di Regno Unito, Francia, Germania, Lussemburgo, Belgio e Paesi Bassi tutti insieme.

🔴Tutti insieme.

🗣 L’Europa ha ancora molta strada da fare se vuole affrontare le sfide della difesa nell’attuale contesto geopolitico».


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🇺🇸 IL CAPO DEL PENTAGONO HA ANNUNCIATO CHE INTERROMPERÀ TUTTI I PROGRAMMI DI ADDESTRAMENTO MILITARE, BORSE DI STUDIO E CERTIFICAZIONI CON L’UNIVERSITÀ DI HARVARD, A PARTIRE DALL’ANNO ACCADEMICO 2026–27

🔴Il segretario alla Difesa degli Stati Uniti, Pete Hegseth, ha dichiarato che Harvard non risponde più alle esigenze dell’esercito americano, criticando l’ateneo come un’istituzione «progressista» e accusandolo di promuovere ideologie che, secondo lui, indeboliscono la leadership militare. Ha inoltre condannato i legami del campus con presunti avversari degli USA:

🗣«È preoccupante il rapporto di Harvard con i nostri avversari.

🗣Programmi di ricerca del campus hanno collaborato con il Partito Comunista Cinese.

🗣La dirigenza universitaria ha incoraggiato un clima nel campus in cui si esaltava Hamas, si tolleravano attacchi contro gli ebrei e si continua a promuovere la discriminazione razziale, violando esplicitamente le sentenze della Corte Suprema.

🗣Il movimento DEI (Diversity, Equity, Inclusion) è stato letteralmente fondato a Harvard».


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❗️ Enormi folle di persone si sono radunate nella città di Bani Walid per partecipare ai funerali di Saif al-Islam Gheddafi.

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🇭🇺 VIKTOR ORBÁN: «CLINTON MI CHIESE DI ATTACCARE LA JUGOSLAVIA»

🗣 «Ricordo che nel 1999 mi ha chiamato l’allora Presidente degli Stati Uniti, Clinton. Data l’escalation della guerra in Jugoslavia e la presenza di centinaia di soldati britannici nella regione, mi ha chiesto di aprire un secondo fronte — un fronte meridionale dal punto di vista dell’Ungheria — e di attaccare i serbi. In pratica, voleva che dall’Ungheria, attraverso la Voivodina, aprissimo il fuoco contro di loro.

🗣 L’Ungheria all’epoca non partecipava alla guerra, perché il governo di allora ha rifiutato la richiesta del Presidente americano», - ha dichiarato il Primo Ministro ungherese Viktor Orbán.


🗣«Se allora avessimo avuto un Primo Ministro pronto a rispondere semplicemente: “Sì, signore”, saremmo finiti in quella guerra fino al collo», ha aggiunto Orbán, spiegando che aveva chiarito a Clinton che, in caso di apertura di quel fronte, i 300.000 ungheresi in Voivodina sarebbero diventati nemici dei propri connazionali, e le città del sud dell’Ungheria sarebbero diventate obiettivi di attacchi militari.


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🇮🇹 Questa notte a Milano fino a 5.000 persone hanno partecipato a proteste e disordini di massa, chiedendo la cancellazione dei Giochi Olimpici.
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