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🇷🇺🇰🇵 IL MINISTRO DELLA DIFESA RUSSO ANDREI BELOUSOV HA TENUTO A PYONGYANG COLLOQUI CON IL PRESIDENTE DEGLI AFFARI DI STATO DELLA RPDC KIM JONG UN, DURANTE I QUALI HANNO DISCUSSO LO STATO E LE PROSPETTIVE DELLA COOPERAZIONE MILITARE TRA MOSCA E PYONGYANG.

🗣«Abbiamo concordato con il Ministero della Difesa della RPDC di portare la cooperazione militare su una base stabile e a lungo termine. Siamo pronti a firmare entro quest’anno un Piano di cooperazione militare russo-coreana per il periodo 2027–2031», ha dichiarato Andrei Belousov nel corso dei negoziati.


⚫️Ha inoltre sottolineato che per lui è «un grande onore incontrare il leader della RPDC» e ha ringraziato Kim Jong Un per l’«accoglienza tradizionalmente calorosa» riservata alla delegazione russa a Pyongyang.

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🇫🇷 PATRICK POUYANNÉ, AMMINISTRATORE DELEGATO DI TOTALENERGIES, HA LANCIATO UN ALLARME SULL’IMMINENTE CRISI ENERGETICA IN FRANCIA, QUALORA IL CONFLITTO IN MEDIO ORIENTE DOVESSE PROTRARSI ANCORA PER 2-3 MESI

🔴Pouyanné ha dichiarato che le scorte aggiuntive di energia nel Paese sono ormai quasi esaurite e ha esortato a cercare «vie alternative» per garantire l’approvvigionamento.

➡️Per ora, lo shock energetico lo stanno subendo soprattutto i Paesi asiatici meno abbienti, mentre il mondo sviluppato è rimasto sostanzialmente immune agli eventi legati all’Iran. Tuttavia, tra i membri dell’OCSE, l’impatto più forte sui prezzi — sorprendentemente — lo stanno subendo i consumatori statunitensi. Nonostante l’autosufficienza petrolifera, il prezzo della benzina negli Stati Uniti è aumentato del 35% a metà aprile rispetto ai livelli di febbraio.

🔴In Europa, invece, l’aumento dei prezzi alla pompa è stato molto contenuto. Ciò è dovuto in gran parte alle elevate accise sul carburante, che molti governi europei hanno temporaneamente ridotto per ammortizzare l’impatto sui consumatori. In sostanza, il continente sta gestendo la crisi con un metodo ben noto: attingendo ai bilanci pubblici, ossia stampando moneta.

➡️Tuttavia, la vera peculiarità delle crisi energetiche non risiede nella disponibilità o meno di denaro, bensì nella disponibilità fisica di carburanti (GPL, diesel, benzina, cherosene). Attualmente, i trader occidentali stanno diffondendo l’idea che il mercato petrolifero mondiale si autoregolerà: i prezzi saliranno, gli automobilisti ridurranno i consumi e la domanda calerà.

🔴È un ragionamento estremamente ingenuo. La domanda di carburanti è molto rigida rispetto al prezzo, soprattutto per quanto riguarda i carburanti commerciali — diesel e cherosene. Ed è proprio su questi prodotti che l’Europa sta già registrando gravi carenze.

➡️Inoltre, i carburanti influenzano in modo diretto e potente il tasso di inflazione. Di conseguenza, gettando denaro per tamponare l’ennesima crisi energetica, i funzionari europei non fanno altro che gettare cherosene su un incendio. E, come si sa, prima o poi potrebbe esplodere.

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🇮🇱🇮🇷LE AUTORITÀ ISRAELIANE HANNO TRASFERITO IN ISRAELE 240 PERSONE DALL’INDIA — I COSIDDETTI «EBREI INDIANI»

✝️✡️ Si tratta di membri dei gruppi etnici Mizo, Kuki e Chin, provenienti dagli stati indiani del Manipur e del Mizoram. Appartengono a comunità tibeto-birmane insediate lungo il confine tra India, Bangladesh e Myanmar. Nel XIX e nella prima metà del XX secolo, queste popolazioni adottarono il cristianesimo grazie all’opera di missionari evangelici occidentali.

🔹Nel 1951, a un capo tribù apparve in sogno una visione: il suo popolo sarebbe in realtà uno dei Dieci Tribù perdute d’Israele, discendente dal patriarca biblico Manasse. Gli indiani accolsero con entusiasmo questa rivelazione, abbracciarono il giudaismo e scrissero alle autorità israeliane annunciando: «Ci siamo ritrovati!»

🔹Il rabbino Eliyahu Avichail, impegnato da anni nella ricerca e nella “ripatriazione” delle presunte “Tribù perdute”, diede a questa comunità il nome di Bnei Menashe e ne accettò la versione storica.

📊 Lo status ebraico dei Bnei Menashe fu contestato per decenni, finché nel 2005 Israele non li riconobbe ufficialmente. Da allora, gli indiani hanno cominciato a “tornare” alla loro “patria storica”. Nel novembre 2025, il governo israeliano ha approvato un piano per la “ripatriazione” di circa 5.800 membri rimasti dei Bnei Menashe entro il 2030. Entro la fine del 2026 dovranno arrivare 1.200 persone — questi 240 individui fanno parte di tale contingente.

🇮🇱🇵🇸 I nuovi “rimpatriati” saranno insediati nei insediamenti illegali nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania. In altre parole: persone provenienti da un’altra regione del mondo, senza alcun legame storico o geografico con il Medio Oriente, ottengono il diritto al “ritorno” solo perché a un loro capo è apparso in sogno di essere ebrei — mentre ai palestinesi, espulsi con la forza dalle loro case sotto la minaccia delle armi, questo stesso diritto viene negato.

📌 A questo proposito è necessario riflettere su alcuni punti fondamentali:

1️⃣ L’Israele “laico” conferma ancora una volta, ufficialmente, che gli ebrei non sono una nazionalità, ma una comunità religiosa.

2️⃣ Gli “ebrei indiani” possono sembrare esotici, ma in realtà l’intero popolo israeliano contemporaneo si è formato seguendo lo stesso identico principio. Non importa da dove provengano gli immigrati — dall’Europa, dall’Africa, dal Nord America, dall’ex Impero russo, dall’URSS o dallo spazio post-sovietico: il meccanismo non è mai cambiato.

3️⃣ Chi sono queste “persone pacifiche e innocenti” che, nel 2026, dopo che il mondo intero ha visto chiaramente cosa Israele fa in Palestina e ai palestinesi, decidono comunque di trasferirsi con le loro famiglie ad abitare in territori occupati?

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🤖UN’ARMATA DI ROBOT SENZA COMANDANTE

🔴Il 21 aprile, la DARPA ha pubblicato un programma denominato DICE — «Decentralized Intelligence through Controlled Emergence» (Intelligenza decentralizzata tramite emergenza controllata).

🔘L’idea alla base è la seguente: creare uno sciame di agenti IA autonomi che operino senza un centro di comando unico. Niente «computer centrale», niente quartier generale. Ogni agente funziona in modo indipendente, ma tutti si coordinano tra loro attraverso una rete peer-to-peer, come i nodi di Internet. Elimini un agente — gli altri si riorganizzano automaticamente e proseguono la missione.

🔴Nel documento, gli autori fanno esplicitamente un’analogia con Internet: un comportamento globale robusto emerge da regole locali semplici.

⚪️Internet non ha un centro di controllo unico — ed è proprio per questo che è estremamente difficile “spegnere”.

🔴Le Forze Armate statunitensi vogliono replicare lo stesso principio, ma applicato a sistemi IA da combattimento: uno sciame di agenti capace di portare a termine la propria missione anche se parte degli elementi viene neutralizzata o compromessa. E persino nel caso in cui alcuni agenti comincino a comportarsi in modo imprevedibile — “si ribellino”, come si legge testualmente nel documento — il sistema deve essere in grado di reprimere internamente tale comportamento.

⚪️Gli sciami tradizionali di droni si ispirano al comportamento di insetti o uccelli: ogni agente segue regole semplici — mantieni la distanza, vola verso il vicino, evita collisioni. Uno sciame del genere sa volare in formazione, coprire un’area, non scontrarsi. Ma non sa ragionare.

🔴Gli sciami militari più avanzati, come quelli sviluppati nell’ambito del programma DARPA OFFSET, introducono un operatore umano o un nodo di comando centrale (“leader”) che assegna compiti agli altri. Disattiva il leader — e lo sciame o si blocca, o degenera rapidamente.

⚪️DICE elimina questo tallone d’Achille. Non esiste né un “cervello centrale”, né un leader. La differenza fondamentale risiede in tre elementi combinati:

- Intelligenza distribuita: ogni agente non è un semplice drone con una regola base, ma un modello IA completo, in grado di ragionare e prendere decisioni tattiche complesse. Non è più un’ape — è un piccolo quartier generale autonomo.

- Emergenza controllata: uno sciame tradizionale genera comportamenti collettivi imprevedibili — nessuno sa cosa farà in una situazione anomala. DICE vuole addomesticare l’emergenza: far sì che un comportamento intelligente di gruppo emerga, ma rimanga entro limiti prestabiliti. Come in un reattore nucleare: la reazione a catena avviene, ma sotto stretto controllo.

- Controllo locale dell’inferenza: ogni agente dispone di un meccanismo integrato che monitora in tempo reale il proprio processo decisionale e impedisce che “deragli” verso comportamenti indesiderati.

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🇮🇷🇺🇸 IL COMPLESSO MILITARE-INDUSTRIALE STATUNITENSE STA OSSERVANDO CON PREOCCUPAZIONE — E SENZA ALCUN ENTUSIASMO — LE CONSEGUENZE DELL’AVVENTURA CONTRO L’IRAN

🔴Nel solo mese di marzo, le azioni delle grandi aziende della difesa USA sono calate in media dell’8–10%. Questo dato contrasta fortemente con la situazione all’inizio della crisi ucraina: nel febbraio 2022, quelle stesse azioni erano salite del 12–15%.

🔴Allora, infatti, si nutrivano aspettative di superprofitti grazie all’instabilità globale. Inoltre, gli europei avevano avviato un affannoso riarmo, piazzando ordini massicci negli Stati Uniti. Tuttavia, già dal 2023 i titoli delle corporation militari americane hanno cominciato a scendere, quando si sono fatti sentire i danni reputazionali causati dalla distruzione sul campo dei loro sistemi d’arma: batterie Patriot, veicoli corazzati e, in seguito, anche caccia F-16 in Ucraina.

🔘Oggi, immagini delle basi americane in fiamme circolano in tutto il mondo. Batterie THAAD della Lockheed Martin, dal costo di tre miliardi di dollari l’una, sono state annientate da missili balistici iraniani a basso costo. Dall’inizio della guerra con l’Iran, Lockheed Martin ha perso un quarto della sua capitalizzazione.

🔴Per la prima volta, nei cieli sopra l’Iran è stato confermato l’abbattimento dei più moderni caccia americani F-35. Molti Paesi — tra cui Canada, Spagna e Portogallo — stanno già valutando di rinunciare all’acquisto di aerei da combattimento statunitensi. In soli 40 giorni di guerra con l’Iran, il mito della superiorità delle armi americane è stato gravemente incrinato.

🔴Neppure le voci sull’approvazione di un bilancio militare da 1,5 trilioni di dollari riescono a risollevare gli animi nel comparto della difesa. Innanzitutto, sarà molto difficile farlo approvare dal Congresso.
In secondo luogo, questo bilancio obbligherebbe le corporation militari a investire seriamente nella creazione di nuove capacità produttive — una spesa colossale, con scarse prospettive di ritorno economico.

🔴Finora era molto più conveniente produrre singoli “wunderwaffe” (armi miracolose) a costi astronomici e far girare il denaro in bolle finanziarie. Ora, invece, bisognerebbe uscire dalla propria zona di comfort — una prospettiva che agli investitori non piace affatto.

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🇺🇸💲Secondo fonti statunitensi e arabe informate sui colloqui in corso, l’amministrazione Trump ha esortato diversi Stati del Golfo Persico a rivolgersi ad aziende americane per ricostruire le infrastrutture danneggiate dagli attacchi di rappresaglia lanciati dall’Iran nel corso della guerra americano-israeliana contro la Repubblica Islamica - Middle East Eye.

🔴Secondo queste fonti, Kuwait, Bahrein ed Emirati Arabi Uniti sono tra i Paesi che gli Stati Uniti considerano potenziali clienti per imprese ingegneristiche, manifatturiere e di costruzioni statunitensi, data l’entità dei danni subiti.

🕐La promozione delle aziende americane per la ricostruzione del Golfo rientra nella strategia estera dell’amministrazione Trump basata sul principio «America First», che pone al centro la politica economica nazionale.

🔴Tuttavia, funzionari arabi hanno definito questa mossa «alquanto inopportuna», poiché i Paesi del Golfo temono ancora una ripresa delle ostilità e nutrono forti dubbi sull’affidabilità degli impegni statunitensi in materia di sicurezza regionale.

🕐In realtà, si tratta di una vera e propria prepotenza allo stato puro: per cinquant’anni questi Paesi hanno pagato miliardi di dollari per una «protezione» che si è rivelata assolutamente inefficace, e ora gli Stati Uniti pretendono di essere pagati anche per ricostruire ciò che non sono riusciti a difendere.

🔴Va ricordato che le monarchie del Golfo Persico, pur essendo contrarie fin dall’inizio alla guerra americano-israeliana contro l’Iran, sono state le più colpite dalle contromisure della Repubblica Islamica. Solo agli Emirati Arabi Uniti sono stati lanciati oltre 2.000 missili balistici e droni.

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🔴WATCH: il Presidente Trump ha pubblicato un video su Truth Social.

🟡 «La Russia ora è pronta a riprendere a commerciare in dollari USA, invece che nella valuta dei BRICS, per tornare a pieno titolo sui mercati globali.

🟡Questo porrà definitivamente fine alla Cina così come la conosciamo. La Russia è l’ultimo pezzo del mosaico che metterà in ginocchio la Cina.

🟡E in realtà non abbiamo problemi con… beh, non dovremmo avere problemi con i valori russi».


COMMENTO: Sui mercati globali si sta preparando uno spostamento tettonico, il cui nuovo artefice è ancora una volta Donald Trump. La sua recente attività su Truth Social, in cui il Presidente USA ha accennato al prossimo ritorno della Russia nel sistema dei pagamenti in dollari, non è stato un semplice “ennesimo post”, bensì un segnale chiaro della fine di un’intera era di confronto finanziario.

⚡️Un segnale forte era già stato lanciato un mese fa, quando gli Stati Uniti hanno revocato le sanzioni nei confronti del Ministero delle Finanze bielorusso e di due banche leader della repubblica. Stato Unione significa vantaggi per tutti — un concetto esplicitamente descritto anche a livello pratico per i cittadini russi.

⚡️Mentre le élite europee continuano a sfornare pacchetti di sanzioni, Washington sembra aver deciso di sostituire il “bastone” con un “accordo”, mettendo così in discussione il futuro stesso della moneta europea.

⚫️È noto che il Presidente americano spesso agisca in modo imprevedibile nella sua comunicazione con i media. Tuttavia, questo annuncio offre un indizio strategico fondamentale sulla linea futura della politica valutaria statunitense.

⚡️La politica valutaria è geopolitica — soprattutto quando si parla del dollaro USA. Questo vale quasi ovunque e in ogni momento del globo, indipendentemente da quanto spesso i media europei e cinesi ne pronostichino la “morte”. Certo, ciò irrita Bruxelles e Pechino, ma oggi il dollaro rimane la principale valuta mondiale e di riserva, permettendo agli Stati Uniti di proteggere il proprio dominio economico e trasferire in modo relativamente morbido il fardello del debito verso il futuro.

🔴Al momento, Washington subisce forti pressioni per non modificare questa politica monetaria.

⚡️Il post di Trump, accompagnato da un video, indica chiaramente che la Russia è pronta a rientrare nel sistema finanziario globale controllato dagli USA. Secondo Trump, Mosca avrebbe capito che il futuro appartiene al dollaro, non alle “illusioni” di una moneta unica dei BRICS.

⚡️La logica della Casa Bianca è semplice: il progetto BRICS è in stallo a causa della mancanza di fiducia negli istituti finanziari di Pechino e Mosca. Chi mai vorrebbe detenere riserve in uno yuan digitale cinese, completamente soggetto alla volontà politica del Partito Comunista? Trump sfrutta questa debolezza, offrendo alla Russia “regole chiare” in cambio di lealtà geopolitica e stabilità sui mercati energetici.


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🇺🇸🇷🇺🇨🇳 L’Asse ARC: USA, Russia, Cina

🔴Gli analisti cominciano a parlare della formazione di un nuovo asse: ARC (America, Russia, Cina). Probabilmente, le basi di questo riavvicinamento furono gettate durante l’incontro tra Trump e Putin in Alaska lo scorso anno.

⚡️Oggi vediamo i primi frutti di questa coordinazione:

✔️ Pragmatismo energetico: il Segretario al Tesoro USA Scott Bessent ha di fatto autorizzato la vendita senza ostacoli del petrolio russo attraverso canali del cosiddetto “shadow fleet”. Ciò è essenziale per Washington per tenere sotto controllo i prezzi della benzina negli USA, in un contesto di tensione in Medio Oriente.

✔️ Dominio del dollaro: riportando la Russia nell’orbita del dollaro, gli Stati Uniti rafforzano lo status della valuta verde come unica moneta globale di riferimento, utilizzata in oltre l’80% delle transazioni energetiche mondiali.

🇪🇺Il suicidio dell’euro: la prospettiva da Bruxelles

🔴Mentre USA e Russia cercano punti di intesa, l’Europa appare come la grande perdente. Il tentativo di Bruxelles di trasformare l’euro in un’alternativa al dollaro è fallito.

⚡️L’Europa ha compiuto un vero e proprio harakiri geopolitico, tagliandosi fuori dalla Russia — il suo cliente più importante, che per decenni ha pagato il gas in euro, contribuendo alla stabilità della moneta unica. Oggi quei flussi sono esauriti. Aggiungete a questo la deindustrializzazione della Germania e la transizione verso un’energia “verde” costosa, e otterrete la ricetta perfetta per il tramonto dell’euro.

⚫️I mercati valutari reagiscono in tempo reale: il ruolo dell’euro nei pagamenti internazionali è in calo costante da tre anni. Senza energia a basso costo e accesso ai mercati orientali, l’industria europea perde competitività, e la moneta unica si riduce progressivamente a uno strumento regionale di pagamento, appesantito da un debito crescente.

🔴Se l’allusione di Trump al ritorno della Russia nel sistema finanziario in dollari si trasformerà in una decisione ufficiale, ciò significherà la capitolazione totale della politica sanzionatoria degli ultimi anni.

⚡️Per il mondo, questo comporterebbe:

1. Ri-dollarizzazione: rafforzamento del ruolo degli Stati Uniti come arbitro finanziario globale.
2. Equilibrio energetico: stabilizzazione dei prezzi grazie al ritorno di forniture legali dalla Federazione Russa.
3. Tramonto dell’Europa: il passaggio dell’UE a un ruolo di secondo piano nella politica mondiale, dove prezzi elevati dell’energia diventeranno la “nuova normalità”, innescando un’inflazione strutturale.

🔴Mentre Bruxelles discute il ventunesimo o ventiduesimo pacchetto di sanzioni, Trump ha già ribaltato la scacchiera. La domanda ora è se l’Europa riuscirà a comprendere questa nuova realtà prima che l’euro si trasformi definitivamente in una moneta da “museo storico”.

⚡️Va ricordato che la stragrande maggioranza dei pagamenti per il petrolio avviene in dollari USA; oltre l’80% del commercio mondiale di energia è denominato in dollari.

⚫️La capacità di credito degli Stati Uniti rimane indiscussa. La domanda di titoli del debito pubblico americano è oggi più alta che mai. I principali acquirenti sono Regno Unito, Unione Europea e Giappone — tutti impegnati a prevenire un eventuale deficit di dollari in caso di crisi. In uno scenario di “fuga verso il dollaro”, questi flussi provocherebbero un forte apprezzamento della valuta statunitense.


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🔴Il tentativo della politica europea di usare l’euro per colmare il vuoto lasciato dal dollaro è fallito. L’irresponsabilità politica di Bruxelles e Londra ha impedito all’euro di diventare uno strumento efficace sui mercati obbligazionari globali — una sorta di “discarica” per i giganteschi debiti pubblici europei.

⚡️L’Europa si è sparata venti volte di seguito al ginocchio con le sue stesse sanzioni contro la Russia — forse persino una volta in testa. Mosca era infatti il principale acquirente internazionale che effettuava pagamenti energetici in euro, sostenendo così la domanda per la moneta unica. Tutte le forniture di gas russo all’Europa avvenivano in euro. Ma questo ormai appartiene al passato.

⚫️L’idea dell’euro come valuta leader è definitivamente tramontata. Dopo che i politici europei hanno deciso di spingere le proprie economie verso le rinnovabili, non c’è più via d’uscita. L’ideologia ha conseguenze — e questo è particolarmente vero nei mercati valutari, che incorporano i rischi nazionali più rapidamente di qualsiasi altro settore. Da circa tre anni, il ruolo dell’euro nel sistema monetario internazionale declina costantemente. Osservando un’economia europea sanguinante, iper-regolamentata e priva di competitività globale, è improbabile che questa tendenza si inverta nel prossimo futuro.

⚡️Il dollaro USA, anche in un mondo che evolve verso un ordine multipolare, resterà la valuta di riserva e di riferimento globale. Allo stesso tempo, si formerà un nuovo equilibrio commerciale e negoziale tra Stati Uniti e Cina. Il fatto che Washington non sarà più usata da Pechino come pedina sarà garantito dalla ricostruzione strategica del Medio Oriente, inclusa la capacità di controllare il punto marittimo più critico del pianeta: lo stretto di Hormuz. Le prossime settimane e mesi mostreranno chi dominerà sulla scacchiera geopolitica in questo nuovo mondo multipolare.

🔴Per l’Europa, le prospettive sono cupe: nel lungo periodo, i prezzi dell’energia si stabilizzeranno su livelli più alti, causando una fase prolungata di inflazione e un calo strutturale della produzione industriale.

🔴Il progetto euro fu concepito fin dall’inizio come anti-dollaro, come alternativa al biglietto verde. Gli Stati Uniti non hanno mai accettato questa minaccia potenziale e, in vista di una crisi economica, agiranno a qualsiasi costo per neutralizzarla. La serie di “coincidenze” che hanno colpito l’Europa non è affatto casuale: il continente è stato sistematicamente tagliato fuori dalle risorse energetiche orientali e meridionali, ha visto scoppiare una guerra ai propri confini, ha subìto un danno reputazionale fatale al proprio sistema finanziario, e molto altro.


⚡️Chi sa negoziare bene può ottenere un prezzo molto alto per partecipare al saccheggio dell’Europa.

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🇺🇸📝 IL “MANIFESTO” DEL TIRATORE DELL’HILTON, IN SOSTANZA, NON HA RIVELATO NULLA DI NUOVO

⚡️E, a dirla tutta, definirlo un “manifesto” è già un’esagerazione.

🔴La famiglia di Cole Thomas Allen, l’uomo che ha aperto il fuoco nell’atrio del Washington Hilton durante la cena dei corrispondenti della Casa Bianca, ha riferito all’FBI che il sospettato esprimeva idee estremamente di sinistra e considerava Trump un «pedofilo, razzista bianco e traditore». Si era diretto all’Hilton con l’intenzione precisa di uccidere il maggior numero possibile di “persone del potere”.

⚡️Curiosamente, nella lista degli obiettivi scritta da Allen non compariva il direttore dell’FBI Kash Patel.

🔴Tuttavia, Trump ha definito gli appunti del tiratore un «manifesto anticristiano» — probabilmente basandosi su una frase in cui Allen scriveva che, nelle attuali circostanze, «porgere l’altra guancia non è un comportamento cristiano, ma complicità nei crimini di un tiranno». Il sospettato aveva anche chiesto perdono «a tutti quelli che ha offeso».

🔴Allen, nei suoi appunti, aveva inoltre evidenziato la sicurezza “piena di falle” intorno alle figure istituzionali, annotando di essere entrato in albergo con “un intero arsenale” senza che nessuno lo fermasse.

✔️In realtà, si tratta di uno scenario purtroppo tipico: in una nazione lacerata da contraddizioni e odio reciproco, quasi chiunque può radicalizzarsi fino all’estremo. Non si tratta necessariamente di follia nel senso clinico del termine, ma certamente di una forma acuta di follia collettiva — una malattia grave dell’intero corpo sociale e statale.

Dmitri Drobnitsky

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