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Già... non sono tutti uguali... 😂
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DOPO AVERVI SPIEGATO IL MERCATO PETROLIFERO IN IRAN, ORA VI FACCIO VEDERE LA SITUAZIONE IN RUSSIA:
Al 27 aprile 2026, considerando un prezzo medio di circa 70,75 rubli al litro e un tasso di cambio indicativo di circa 0,011 euro per ogni rublo, il costo del gasolio in Russia si attesta su:
Circa 0,78 € al litro.
Contrariamente a quanto accaduto in molti altri Paesi, dove il conflitto ha causato impennate immediate del costo alla pompa, in Russia il prezzo del gasolio non ha subito un aumento diretto in questo periodo.
Al contrario, i dati più recenti indicano una tendenza alla stabilizzazione o addirittura a un leggero calo rispetto ai mesi precedenti:
Prezzo attuale: Circa 70,75 RUB al litro.
Trend recente: Rispetto a un mese fa, il prezzo ha segnato una diminuzione (circa -8,6%).
Perché la Russia reagisce diversamente?
È importante distinguere tra il mercato internazionale e quello interno russo. Il fatto che la Russia non stia subendo gli stessi rincari dell'Europa (o dell'Italia) è dovuto principalmente a due fattori:
Produzione interna: La Russia è uno dei principali produttori mondiali di greggio. Questo le consente di isolare, in parte, il proprio mercato interno dalle fluttuazioni dei prezzi globali causate dalle tensioni nel Golfo Persico o dalla chiusura di rotte commerciali.
Regolazione statale: Il governo russo applica meccanismi di controllo dei prezzi e sussidi per evitare che la volatilità internazionale si rifletta drasticamente sui consumatori russi. Poiché il Paese ha accesso diretto alla materia prima, la logica di prezzo "al dettaglio" segue regole diverse rispetto ai paesi importatori, che devono acquistare il prodotto raffinato ai prezzi di mercato globali (che, effettivamente, sono schizzati verso l'alto a causa del conflitto).
Mentre in Italia e in gran parte dell'Occidente il conflitto in Iran sta incidendo pesantemente sui costi di trasporto e sulla benzina, in Russia il prezzo è rimasto contenuto e relativamente stabile.
Noi occidentali però siamo migliori, noi abbiamo la democrazia e loro no. Noi amiamo vivere in mondo dove si fa speculazione finanziaria in ogni occasione sulle spalle dei cittadini.
TUTTE QUESTE INFORMAZIONI OVVIAMENTE VE LE HANNO DATE TUTTI GLI ALTRI CANALI, VERO? TIPO BYOBLU? 😂
Al 27 aprile 2026, considerando un prezzo medio di circa 70,75 rubli al litro e un tasso di cambio indicativo di circa 0,011 euro per ogni rublo, il costo del gasolio in Russia si attesta su:
Circa 0,78 € al litro.
Contrariamente a quanto accaduto in molti altri Paesi, dove il conflitto ha causato impennate immediate del costo alla pompa, in Russia il prezzo del gasolio non ha subito un aumento diretto in questo periodo.
Al contrario, i dati più recenti indicano una tendenza alla stabilizzazione o addirittura a un leggero calo rispetto ai mesi precedenti:
Prezzo attuale: Circa 70,75 RUB al litro.
Trend recente: Rispetto a un mese fa, il prezzo ha segnato una diminuzione (circa -8,6%).
Perché la Russia reagisce diversamente?
È importante distinguere tra il mercato internazionale e quello interno russo. Il fatto che la Russia non stia subendo gli stessi rincari dell'Europa (o dell'Italia) è dovuto principalmente a due fattori:
Produzione interna: La Russia è uno dei principali produttori mondiali di greggio. Questo le consente di isolare, in parte, il proprio mercato interno dalle fluttuazioni dei prezzi globali causate dalle tensioni nel Golfo Persico o dalla chiusura di rotte commerciali.
Regolazione statale: Il governo russo applica meccanismi di controllo dei prezzi e sussidi per evitare che la volatilità internazionale si rifletta drasticamente sui consumatori russi. Poiché il Paese ha accesso diretto alla materia prima, la logica di prezzo "al dettaglio" segue regole diverse rispetto ai paesi importatori, che devono acquistare il prodotto raffinato ai prezzi di mercato globali (che, effettivamente, sono schizzati verso l'alto a causa del conflitto).
Mentre in Italia e in gran parte dell'Occidente il conflitto in Iran sta incidendo pesantemente sui costi di trasporto e sulla benzina, in Russia il prezzo è rimasto contenuto e relativamente stabile.
Noi occidentali però siamo migliori, noi abbiamo la democrazia e loro no. Noi amiamo vivere in mondo dove si fa speculazione finanziaria in ogni occasione sulle spalle dei cittadini.
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ECCO INVECE COME L'AMERICA FOTTE I LORO STESSI CITTADINI:
Gli Stati Uniti sono oggi uno dei maggiori produttori al mondo e un esportatore netto di petrolio, continuano a importare milioni di barili ogni giorno.
Il motivo è di natura tecnica: le raffinerie americane sono progettate per lavorare tipologie specifiche di greggio (spesso "pesante" e acido), mentre gran parte del petrolio estratto internamente negli USA è di tipo "leggero" e dolce. Per ottimizzare il processo di raffinazione in benzina e gasolio, le aziende importano petrolio pesante dall'estero per miscelarlo con quello leggero prodotto in casa.
Ecco da dove proviene, in sintesi, il petrolio che gli USA importano:
1. Il "vicinato" (La fonte principale)
La stragrande maggioranza del petrolio importato dagli Stati Uniti non viene dal Medio Oriente, ma dal Nord America.
Canada: È il partner principale in assoluto. Da solo copre circa il 60% delle importazioni totali statunitensi. È una fornitura via terra (oleodotti) molto stabile e sicura.
Messico: Rappresenta un'altra fetta significativa (intorno al 7-10%), fornendo quel tipo di greggio pesante di cui le raffinerie americane hanno bisogno.
2. Il Medio Oriente
Sebbene il Medio Oriente sia una regione chiave per il prezzo globale del barile (il cosiddetto "effetto Hormuz"), le importazioni dirette verso gli USA sono una quota minore rispetto al passato:
Percentuale: Si stima che le importazioni dal Medio Oriente rappresentino oggi circa il 10-15% del totale delle importazioni statunitensi.
Perché è importante? Anche se la percentuale è bassa, il Medio Oriente resta cruciale perché influenza il prezzo globale del petrolio. Se lo Stretto di Hormuz ha problemi o il prezzo del greggio saudita sale, il costo del petrolio che gli USA acquistano da chiunque altro (inclusi i mercati globali) aumenta di conseguenza.
Gli Stati Uniti non dipendono dal petrolio del Medio Oriente per la propria "sopravvivenza energetica" come accadeva negli anni '70 o '80, grazie alla massiccia produzione interna e alle forniture canadesi. Tuttavia, la loro economia è strettamente legata ai prezzi globali che vengono fissati in Medio Oriente. Per questo, anche se fisicamente importano poco da lì, un conflitto in quella regione fa comunque schizzare i prezzi alla pompa in America (e nel resto del mondo).
GRAZIE SPECULAZIONE AMERICANA!
Gli Stati Uniti sono oggi uno dei maggiori produttori al mondo e un esportatore netto di petrolio, continuano a importare milioni di barili ogni giorno.
Il motivo è di natura tecnica: le raffinerie americane sono progettate per lavorare tipologie specifiche di greggio (spesso "pesante" e acido), mentre gran parte del petrolio estratto internamente negli USA è di tipo "leggero" e dolce. Per ottimizzare il processo di raffinazione in benzina e gasolio, le aziende importano petrolio pesante dall'estero per miscelarlo con quello leggero prodotto in casa.
Ecco da dove proviene, in sintesi, il petrolio che gli USA importano:
1. Il "vicinato" (La fonte principale)
La stragrande maggioranza del petrolio importato dagli Stati Uniti non viene dal Medio Oriente, ma dal Nord America.
Canada: È il partner principale in assoluto. Da solo copre circa il 60% delle importazioni totali statunitensi. È una fornitura via terra (oleodotti) molto stabile e sicura.
Messico: Rappresenta un'altra fetta significativa (intorno al 7-10%), fornendo quel tipo di greggio pesante di cui le raffinerie americane hanno bisogno.
2. Il Medio Oriente
Sebbene il Medio Oriente sia una regione chiave per il prezzo globale del barile (il cosiddetto "effetto Hormuz"), le importazioni dirette verso gli USA sono una quota minore rispetto al passato:
Percentuale: Si stima che le importazioni dal Medio Oriente rappresentino oggi circa il 10-15% del totale delle importazioni statunitensi.
Perché è importante? Anche se la percentuale è bassa, il Medio Oriente resta cruciale perché influenza il prezzo globale del petrolio. Se lo Stretto di Hormuz ha problemi o il prezzo del greggio saudita sale, il costo del petrolio che gli USA acquistano da chiunque altro (inclusi i mercati globali) aumenta di conseguenza.
Gli Stati Uniti non dipendono dal petrolio del Medio Oriente per la propria "sopravvivenza energetica" come accadeva negli anni '70 o '80, grazie alla massiccia produzione interna e alle forniture canadesi. Tuttavia, la loro economia è strettamente legata ai prezzi globali che vengono fissati in Medio Oriente. Per questo, anche se fisicamente importano poco da lì, un conflitto in quella regione fa comunque schizzare i prezzi alla pompa in America (e nel resto del mondo).
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Il "Meccanismo di Smorzamento" (Demfer)
In Russia, lo Stato utilizza uno strumento chiamato demfer (damping mechanism). Funziona così:
Quando il prezzo del petrolio all'estero è molto alto, le compagnie petrolifere guadagnerebbero molto di più vendendo il greggio all'estero piuttosto che raffinandolo per il mercato interno russo.
Per evitare che svuotino il mercato interno (causando carenza e prezzi alle stelle), lo Stato paga alle compagnie una compensazione (sussidio) se queste mantengono i prezzi del carburante all'interno della Russia sotto una certa soglia.
In pratica, lo Stato "compra" la stabilità del prezzo alla pompa usando parte delle entrate fiscali.
PERCHÈ I PAESI OCCIDENTALI NON USANO QUESTO SISTEMA E PREFERISCONO LA SPECULAZIONE SUI PROPRI CITTADINI?
In Russia, lo Stato utilizza uno strumento chiamato demfer (damping mechanism). Funziona così:
Quando il prezzo del petrolio all'estero è molto alto, le compagnie petrolifere guadagnerebbero molto di più vendendo il greggio all'estero piuttosto che raffinandolo per il mercato interno russo.
Per evitare che svuotino il mercato interno (causando carenza e prezzi alle stelle), lo Stato paga alle compagnie una compensazione (sussidio) se queste mantengono i prezzi del carburante all'interno della Russia sotto una certa soglia.
In pratica, lo Stato "compra" la stabilità del prezzo alla pompa usando parte delle entrate fiscali.
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La Russia vieta le esportazioni di petrolio per evitare carenze e stabilizzare i prezzi interni del carburante.
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Vladimir Putin incontra il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araqchi, 27 aprile 2026.
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RICORDO A TUTTI CHE LA CHAT È ANCORA CHIUSA. ATTENDO SEMPRE IL VOSTRO SOSTEGNO.
NEL FRATTEMPO È USCITA UN BEL PÒ DI GENTE 🤗
PULIZIA DI PRIMAVERA.
PER COMUNICAZIONI IMPORTANTI C'È SEMPRE IL SOLITO LINK:
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L'Anticristo Trump sposta l'ambasciata e inaugura il Terzo Tempio | Leeland Jones.
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Forse conosco un'orchestra toscana che gli piacerebbe esibirsi in questo covo di nasoni. 😂
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Avviso a chi vuole entrare in chat:
Se non vi iscrivete al canale non potete entrare.
Se non avete uno username, difficilmente entrerete.
Se vi chiamate semplicemente Marco, Andrea, Ale o Maria non entrate.
Se avete come nome un simbolino o un puntino, niente da fare. Io non parlo con i puntini.
Continuate a chiedere l'accesso alla chat, ma ancora non lo avete capito. 😂
Ah, tanto per ora la chat è chiusa.
Se tenete alla sopravvivenza del canale e della chat, trovate il link fissato in alto per offrire il vostro contributo. Ringrazio chi finora ha dato, devono sentirsi parte di qualcosa anche gli altri.
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Argentina - Nella città di Rosario, la terza città più grande del Paese con una popolazione di 1,6 milioni di abitanti, si è tenuto questa settimana l'incontro degli emissari che guidano i 56 centri Chabad presenti in tutto il Paese.
Durante i giorni del convegno, si è svolto un incontro speciale presso l'ufficio del sindaco ebreo della città, Pablo Habkin, figura politica di spicco della provincia di Santa Fe.
Habkin ha quindi consegnato i tefillin al capo emissario per il Paese, il rabbino Zvi Greenblatt, e ha onorato tutti gli emissari con medaglie per il loro impegno a favore della comunità ebraica.
Durante i giorni del convegno, si è svolto un incontro speciale presso l'ufficio del sindaco ebreo della città, Pablo Habkin, figura politica di spicco della provincia di Santa Fe.
Habkin ha quindi consegnato i tefillin al capo emissario per il Paese, il rabbino Zvi Greenblatt, e ha onorato tutti gli emissari con medaglie per il loro impegno a favore della comunità ebraica.
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