“TIRARE LE PAROLE”: A CHI GIOVA?
Il gioco di “tirare le parole” fa parte della storia umana. Fin da quando l’uomo è stato in grado di comunicare, ha scoperto che lo stesso evento può assumere colori differenti, a seconda delle parole che si usino per descriverlo.
Ma in questo momento si ha la netta impressione che questa tendenza umana a distorcere la visione dei fatti a proprio favore sia particolarmente aumentata.
Non sarebbe altrimenti possibile avere, nei casi di cronaca più recenti, delle letture completamente antitetiche che convivono serenamente sulle pagine dei nostri giornali (e nei talk televisivi).
Prendiamo ad esempio il caso di Ceuta: su un fronte, abbiamo un semplice “incidente di percorso” (invasione dei 70.000), al quale è stato posto immediatamente rimedio, e che non implica alcun rischio per le nostre frontiere. Dall’altra abbiamo una specie di “allarme rosso”, nel quale è diventato addirittura indispensabile sospendere il trattato di libera circolazione, per evitare “potenziali infiltrazioni terroristiche”.
È chiaro che nessuna delle due tesi possa essere vera in assoluto, e che ciascuna delle parti “tiri le parole” a proprio favore in modo spropositato.
Idem per il caso Ranucci: da una parte abbiamo un povero merlo, totalmente inconsapevole di quello che gli accadeva intorno, che è stato fatto precipitare suo malgrado in una voragine mediatica del suo improvvido amico. Dall’altra abbiamo un Ranucci cinico e spregiudicato, che “non poteva non sapere”, che forse era parte del piano stesso, e che andrebbe addirittura eliminato vita natural durante dalla programmazione Rai.
Anche in questo caso, è evidente che nessuna delle due tesi possa essere vera in assoluto, e che ciascuna delle parti “tiri le parole” a proprio favore in modo spropositato.
Oppure prendiamo la Cisgiordania: fino a ieri i coloni (anzi, chiedo scusa: “gli escursionisti”, secondo il TG1) avevano mano libera per massacrare e cacciare dalle loro case i palestinesi, mentre da oggi – secondo lo stesso ambasciatore Usa in Israele – questi coloni diventano tranquillamente dei “terroristi”. E' bastato che uno dei palestinesi avesse passaporto americano, per capovolgere completamente la narrazione.
Si potrebbero fare dozzine di altri esempi, visto che ormai su ogni fatto di cronaca si assiste ad una polarizzazione violenta su due posizioni antitetiche. Ed è chiaro che chi legge i giornali rischi di non capirci più niente.
Però una domanda dobbiamo farcela: tutto questo disorientamento sistematico della popolazione è semplicemente qualcosa di casuale, dovuto ad un momento di tensioni particolarmente forti tra destre e sinistre nel mondo, oppure fa parte di un piano preciso, a lungo termine, nel quale gli uomini di Soros puntano ad una società senza più valori e senza più punti di riferimento?
Perchè se questa fosse la risposta, bisogna dire che ci stanno riuscendo molto bene.
Massimo Mazzucco
Il gioco di “tirare le parole” fa parte della storia umana. Fin da quando l’uomo è stato in grado di comunicare, ha scoperto che lo stesso evento può assumere colori differenti, a seconda delle parole che si usino per descriverlo.
Ma in questo momento si ha la netta impressione che questa tendenza umana a distorcere la visione dei fatti a proprio favore sia particolarmente aumentata.
Non sarebbe altrimenti possibile avere, nei casi di cronaca più recenti, delle letture completamente antitetiche che convivono serenamente sulle pagine dei nostri giornali (e nei talk televisivi).
Prendiamo ad esempio il caso di Ceuta: su un fronte, abbiamo un semplice “incidente di percorso” (invasione dei 70.000), al quale è stato posto immediatamente rimedio, e che non implica alcun rischio per le nostre frontiere. Dall’altra abbiamo una specie di “allarme rosso”, nel quale è diventato addirittura indispensabile sospendere il trattato di libera circolazione, per evitare “potenziali infiltrazioni terroristiche”.
È chiaro che nessuna delle due tesi possa essere vera in assoluto, e che ciascuna delle parti “tiri le parole” a proprio favore in modo spropositato.
Idem per il caso Ranucci: da una parte abbiamo un povero merlo, totalmente inconsapevole di quello che gli accadeva intorno, che è stato fatto precipitare suo malgrado in una voragine mediatica del suo improvvido amico. Dall’altra abbiamo un Ranucci cinico e spregiudicato, che “non poteva non sapere”, che forse era parte del piano stesso, e che andrebbe addirittura eliminato vita natural durante dalla programmazione Rai.
Anche in questo caso, è evidente che nessuna delle due tesi possa essere vera in assoluto, e che ciascuna delle parti “tiri le parole” a proprio favore in modo spropositato.
Oppure prendiamo la Cisgiordania: fino a ieri i coloni (anzi, chiedo scusa: “gli escursionisti”, secondo il TG1) avevano mano libera per massacrare e cacciare dalle loro case i palestinesi, mentre da oggi – secondo lo stesso ambasciatore Usa in Israele – questi coloni diventano tranquillamente dei “terroristi”. E' bastato che uno dei palestinesi avesse passaporto americano, per capovolgere completamente la narrazione.
Si potrebbero fare dozzine di altri esempi, visto che ormai su ogni fatto di cronaca si assiste ad una polarizzazione violenta su due posizioni antitetiche. Ed è chiaro che chi legge i giornali rischi di non capirci più niente.
Però una domanda dobbiamo farcela: tutto questo disorientamento sistematico della popolazione è semplicemente qualcosa di casuale, dovuto ad un momento di tensioni particolarmente forti tra destre e sinistre nel mondo, oppure fa parte di un piano preciso, a lungo termine, nel quale gli uomini di Soros puntano ad una società senza più valori e senza più punti di riferimento?
Perchè se questa fosse la risposta, bisogna dire che ci stanno riuscendo molto bene.
Massimo Mazzucco
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PALESTINA: LA “SOLUZIONE A DUE STATI” NON È MAI ESISTITA
Ogni tanto arriva qualcuno che si affaccia alla finestra del mondo e proclama che ”l’unica risposta al problema palestinese è la soluzione a due stati”. La cosiddetta “soluzione a due stati” è nata ad Oslo nel 1993, ma è morta 3 anni dopo, nel 1996, in Israele. In realtà, come vedremo, non è mai veramente esistita.
https://luogocomune.net/palestina/palestina-la-%E2%80%9Csoluzione-a-due-stati%E2%80%9D-non-%C3%A8-mai-esistita
Ogni tanto arriva qualcuno che si affaccia alla finestra del mondo e proclama che ”l’unica risposta al problema palestinese è la soluzione a due stati”. La cosiddetta “soluzione a due stati” è nata ad Oslo nel 1993, ma è morta 3 anni dopo, nel 1996, in Israele. In realtà, come vedremo, non è mai veramente esistita.
https://luogocomune.net/palestina/palestina-la-%E2%80%9Csoluzione-a-due-stati%E2%80%9D-non-%C3%A8-mai-esistita
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IL “DRONE RUSSO”: LA BARZELLETTA TRISTE
L’ultimo, disperato tentativo da parte della Germania di alzare la tensione con la Russia è la barzelletta del drone russo “trovato” all’aeroporto di Lipsia.
La parte comica di questa barzelletta è che il drone sarebbe stato trovato per caso, da un inserviente dell’aeroporto, dolcemente appoggiato a terra accanto ad un aereo da trasporto ucraino.
La spiegazione di questo strano ritrovamento è che “il drone portava con sé un ordigno esplosivo che però non è scoppiato, perché il detonatore era difettoso”.
Ora, da che mondo è mondo, i droni vanno a sbattere dritti contro il bersaglio, esplodendo all’impatto. Non si adagiano dolcemente accanto al bersaglio, e poi fanno detonare l’esplosivo. (Ci manca ancora che chiedano il permesso: “Mi scusi, signor aereo: le dispiace se mi parcheggio qua di fianco a lei? Sono piccolo piccolo, non do nessun fastidio.”)
A rendere ancora più comica questa storia ci sarebbe il coinvolgimento di due persone “in possesso di passaporto russo” (ma và?). Di queste persone ovviamente non si sa nulla, e ovviamente i tedeschi non hanno fornito alcuna prova di tutto quanto raccontato.
La parte triste della barzelletta è che da noi fanno tutti finta di crederci. Giornalisti e politici europei, all’unisono, ci parlano di "provocazione inaccettabile" da parte della Russia e di “necessità di una risposta adeguata”.
Da una parte quindi siamo costretti a far conto sulla pazienza smisurata dei russi per evitare un’escalation, dall’altra dobbiamo andare a dormire ogni sera con il timore che qualche imbecille con la divisa, dalle nostre parti, trovi davvero il modo di innescare questa escalation.
Anche perché i russi di pazienza ne hanno dimostrata tanta, ma anche quella prima o poi finisce.
Massimo Mazzucco
L’ultimo, disperato tentativo da parte della Germania di alzare la tensione con la Russia è la barzelletta del drone russo “trovato” all’aeroporto di Lipsia.
La parte comica di questa barzelletta è che il drone sarebbe stato trovato per caso, da un inserviente dell’aeroporto, dolcemente appoggiato a terra accanto ad un aereo da trasporto ucraino.
La spiegazione di questo strano ritrovamento è che “il drone portava con sé un ordigno esplosivo che però non è scoppiato, perché il detonatore era difettoso”.
Ora, da che mondo è mondo, i droni vanno a sbattere dritti contro il bersaglio, esplodendo all’impatto. Non si adagiano dolcemente accanto al bersaglio, e poi fanno detonare l’esplosivo. (Ci manca ancora che chiedano il permesso: “Mi scusi, signor aereo: le dispiace se mi parcheggio qua di fianco a lei? Sono piccolo piccolo, non do nessun fastidio.”)
A rendere ancora più comica questa storia ci sarebbe il coinvolgimento di due persone “in possesso di passaporto russo” (ma và?). Di queste persone ovviamente non si sa nulla, e ovviamente i tedeschi non hanno fornito alcuna prova di tutto quanto raccontato.
La parte triste della barzelletta è che da noi fanno tutti finta di crederci. Giornalisti e politici europei, all’unisono, ci parlano di "provocazione inaccettabile" da parte della Russia e di “necessità di una risposta adeguata”.
Da una parte quindi siamo costretti a far conto sulla pazienza smisurata dei russi per evitare un’escalation, dall’altra dobbiamo andare a dormire ogni sera con il timore che qualche imbecille con la divisa, dalle nostre parti, trovi davvero il modo di innescare questa escalation.
Anche perché i russi di pazienza ne hanno dimostrata tanta, ma anche quella prima o poi finisce.
Massimo Mazzucco
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NETANYAHU E IL “LIMITED HANGOUT”
Come al solito i media mondiali arrivano in ritardo, e svelano solo in modo parziale, le grandi verità scomode.
Avviene sempre, in tutti i casi più controversi: prima si nega tenacemente ogni sospetto, poi quando la verità si fa strada ad ogni costo, e si è costretti ad ammettere che la versione ufficiale non sta in piedi, allora si concede qualcosa - in modo da non apparire fessi del tutto - mentre si cerca comunque di limitare i danni e mascherare la verità più scomoda e profonda.
In inglese il termine preciso è “limited hangout” che significa “esposizione limitata”. Fu coniato da un agente della CIA, Victor Marchetti, che così lo descriveva in un suo articolo del 1978:
“ «Limited hangout», nel gergo dello spionaggio, indica un trucco frequentemente usato dai professionisti che lavorano in clandestinità. Quando il loro velo di segretezza viene squarciato e non possono più contare sulla copertura di una falsa storia per disinformare il pubblico, scelgono di ammettere — a volte addirittura di offrire volontariamente — una verità parziale, riuscendo comunque a tenere nascosti gli aspetti più incriminanti del caso. Il pubblico di solito rimane così intrigato dalle nuove rivelazioni che non pensa più ad indagare ulteriormente sulla questione.”
Il caso più famoso di Limited Hangout è quello dell’11 settembre. Inizialmente si finse di essere stati colti di sorpresa, ma poi, quando cominciarono ad uscire informazioni che FBI e Pentagono non potevano non sapere degli attentati in preparazione, si scelse di ammettere una verità parziale, per coprire quella reale: “E’ vero – dissero i vertici USA– le informazioni le avevamo, ma erano sparpagliate fra le varie agenzie, e noi non siamo riusciti ad unire i puntini”.
La gente si accontentò di questa spiegazione, arrivò in qualche modo a “perdonare” i propri militari un po’ distratti, e non fece più altre domande.
Oggi con il 7 ottobre sta succedendo la stessa cosa.
La notizia che strilla dalle pagine di tutti i giornali è che “Netanyahu fu informato in anticipo dallo sceicco degli Emirati dell’attacco di Hamas, ma non fece nulla per informare i vertici della difesa”.
La speranza ovviamente è che in qualche modo il pubblico si accontenti di questa spiegazione, “perdoni” questo vecchiettino un po’ distratto, e non vada mai a porsi la vera domanda, che è questa: se lo sceicco degli Emirati sapeva in anticipo degli attentati, come potevano non saperlo i servizi segreti israeliani? E quindi, se lo sapevano, perché hanno permesso che l’attacco avvenisse comunque? Anzi, perché lo hanno addirittura facilitato, riducendo al minimo le difese della barriera di Gaza nel momento di massimo pericolo?
Questa è la domanda che si spera non venga mai posta.
Attenzione quindi ad accontentarsi degli “scandaletti” parziali, che servono a titillare la nostra sete di giustizia, mentre il loro vero scopo è proprio quello di coprire gli scandali più inconfessabili.
Massimo Mazzucco
Come al solito i media mondiali arrivano in ritardo, e svelano solo in modo parziale, le grandi verità scomode.
Avviene sempre, in tutti i casi più controversi: prima si nega tenacemente ogni sospetto, poi quando la verità si fa strada ad ogni costo, e si è costretti ad ammettere che la versione ufficiale non sta in piedi, allora si concede qualcosa - in modo da non apparire fessi del tutto - mentre si cerca comunque di limitare i danni e mascherare la verità più scomoda e profonda.
In inglese il termine preciso è “limited hangout” che significa “esposizione limitata”. Fu coniato da un agente della CIA, Victor Marchetti, che così lo descriveva in un suo articolo del 1978:
“ «Limited hangout», nel gergo dello spionaggio, indica un trucco frequentemente usato dai professionisti che lavorano in clandestinità. Quando il loro velo di segretezza viene squarciato e non possono più contare sulla copertura di una falsa storia per disinformare il pubblico, scelgono di ammettere — a volte addirittura di offrire volontariamente — una verità parziale, riuscendo comunque a tenere nascosti gli aspetti più incriminanti del caso. Il pubblico di solito rimane così intrigato dalle nuove rivelazioni che non pensa più ad indagare ulteriormente sulla questione.”
Il caso più famoso di Limited Hangout è quello dell’11 settembre. Inizialmente si finse di essere stati colti di sorpresa, ma poi, quando cominciarono ad uscire informazioni che FBI e Pentagono non potevano non sapere degli attentati in preparazione, si scelse di ammettere una verità parziale, per coprire quella reale: “E’ vero – dissero i vertici USA– le informazioni le avevamo, ma erano sparpagliate fra le varie agenzie, e noi non siamo riusciti ad unire i puntini”.
La gente si accontentò di questa spiegazione, arrivò in qualche modo a “perdonare” i propri militari un po’ distratti, e non fece più altre domande.
Oggi con il 7 ottobre sta succedendo la stessa cosa.
La notizia che strilla dalle pagine di tutti i giornali è che “Netanyahu fu informato in anticipo dallo sceicco degli Emirati dell’attacco di Hamas, ma non fece nulla per informare i vertici della difesa”.
La speranza ovviamente è che in qualche modo il pubblico si accontenti di questa spiegazione, “perdoni” questo vecchiettino un po’ distratto, e non vada mai a porsi la vera domanda, che è questa: se lo sceicco degli Emirati sapeva in anticipo degli attentati, come potevano non saperlo i servizi segreti israeliani? E quindi, se lo sapevano, perché hanno permesso che l’attacco avvenisse comunque? Anzi, perché lo hanno addirittura facilitato, riducendo al minimo le difese della barriera di Gaza nel momento di massimo pericolo?
Questa è la domanda che si spera non venga mai posta.
Attenzione quindi ad accontentarsi degli “scandaletti” parziali, che servono a titillare la nostra sete di giustizia, mentre il loro vero scopo è proprio quello di coprire gli scandali più inconfessabili.
Massimo Mazzucco
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IL VERO PROBLEMA DELL’IMMIGRAZIONE
In una vecchia barzelletta, un negro si presenta in una università italiana e chiede: “Buongiorno, vorrei iscrivermi a questa università. È possibile?” “Certamente - gli risponde l’impiegata - che ramo desidera?” E il negro risponde: “Perchè, non posso avere un banco anch’io come tutti gli altri?”
Ecco, ieri mi è successa una cosa simile: quando ho letto il titolo “scuola: un tetto agli immigrati” ho pensato “ma perché, ora studiano all’aperto?”
Solo dopo ho capito che il tetto di cui si parlava era di tipo numerico, nel senso che si vuole porre un limite alla loro presenza nelle scuole italiane.
Ma allora mi domando: perché si cerca sempre di risolvere i problemi dalla coda? Se questi immigrati sono già in Italia, cambia qualcosa se non possono andare a scuola? Anche perché, se non vanno a scuola, questi andranno in giro tutto il giorno a bighellonare e creare casini, no?
E’ quindi evidente che questa trovata della Meloni sia solo una patetica mossa elettorale, per portare a casa qualche voto in più.
Ma attenzione, perchè è proprio qui che scatta il problema: mentre alla sinistra gli immigrati fanno comodo per mille motivi diversi (cooperative rosse che ci guadagnano, “qualcuno che raccolga i pomodori”, riserva di voti aggiuntivi) alla destra gli immigrati fanno altrettanto comodo per avere in casa “un grosso problema da risolvere”. Solo con gli immigrati che girano dappertutto la Meloni può fare la legge sul "tetto" nelle scuole (e quindi cercare un vantaggio elettorale), solo con gli immigrati che girano dappertutto Vannacci può parlare di remigrazione forzata (e quindi cercare un vantaggio elettorale), solo con gli immigrati che girano dappertutto Salvini può continuare a urlare “l’Italia agli italiani” (e quindi cercare un vantaggio elettorale). Non è quindi una loro reale intenzione di risolvere il problema, ma solo di mantenerlo a “temperatura costante”, per poter continuare ad avere un cavallo di battaglia elettorale vincente.
Ve la immaginate un’Italia senza immigrati? Vannacci e Salvini spariscono dall’oggi al domani, vanno addirittura sottozero. E Meloni stessa ne uscirebbe molto ridimensionata. E’ quindi nel loro interesse primario che il problema rimanga. Se non si comprende questo, non si comprende il vero problema dell’immigrazione.
In conclusione: da una parte abbiamo una sinistra che favorisce gli immigrati per motivi suoi (politici, ideologici, economici), dall’altra abbiamo una destra che vuole tenerseli cari perché ci costruisce sopra le sue battaglie elettorali. E in mezzo ci siamo noi, i coglioni, che dobbiamo andare in giro dal mattino alla sera in mezzo a gente che di italiano non ha nemmeno le stringhe delle scarpe. E che magari voteremo Vannacci, nella pia illusione che ci liberi del problema stesso che lo tiene in vita politicamente da quando è nato.
Sarebbe come illudersi che Netanyahu distruggesse Hamas, quando è proprio l’esistenza di Hamas che gli permette di restare vivo politicamente.
Massimo Mazzucco
In una vecchia barzelletta, un negro si presenta in una università italiana e chiede: “Buongiorno, vorrei iscrivermi a questa università. È possibile?” “Certamente - gli risponde l’impiegata - che ramo desidera?” E il negro risponde: “Perchè, non posso avere un banco anch’io come tutti gli altri?”
Ecco, ieri mi è successa una cosa simile: quando ho letto il titolo “scuola: un tetto agli immigrati” ho pensato “ma perché, ora studiano all’aperto?”
Solo dopo ho capito che il tetto di cui si parlava era di tipo numerico, nel senso che si vuole porre un limite alla loro presenza nelle scuole italiane.
Ma allora mi domando: perché si cerca sempre di risolvere i problemi dalla coda? Se questi immigrati sono già in Italia, cambia qualcosa se non possono andare a scuola? Anche perché, se non vanno a scuola, questi andranno in giro tutto il giorno a bighellonare e creare casini, no?
E’ quindi evidente che questa trovata della Meloni sia solo una patetica mossa elettorale, per portare a casa qualche voto in più.
Ma attenzione, perchè è proprio qui che scatta il problema: mentre alla sinistra gli immigrati fanno comodo per mille motivi diversi (cooperative rosse che ci guadagnano, “qualcuno che raccolga i pomodori”, riserva di voti aggiuntivi) alla destra gli immigrati fanno altrettanto comodo per avere in casa “un grosso problema da risolvere”. Solo con gli immigrati che girano dappertutto la Meloni può fare la legge sul "tetto" nelle scuole (e quindi cercare un vantaggio elettorale), solo con gli immigrati che girano dappertutto Vannacci può parlare di remigrazione forzata (e quindi cercare un vantaggio elettorale), solo con gli immigrati che girano dappertutto Salvini può continuare a urlare “l’Italia agli italiani” (e quindi cercare un vantaggio elettorale). Non è quindi una loro reale intenzione di risolvere il problema, ma solo di mantenerlo a “temperatura costante”, per poter continuare ad avere un cavallo di battaglia elettorale vincente.
Ve la immaginate un’Italia senza immigrati? Vannacci e Salvini spariscono dall’oggi al domani, vanno addirittura sottozero. E Meloni stessa ne uscirebbe molto ridimensionata. E’ quindi nel loro interesse primario che il problema rimanga. Se non si comprende questo, non si comprende il vero problema dell’immigrazione.
In conclusione: da una parte abbiamo una sinistra che favorisce gli immigrati per motivi suoi (politici, ideologici, economici), dall’altra abbiamo una destra che vuole tenerseli cari perché ci costruisce sopra le sue battaglie elettorali. E in mezzo ci siamo noi, i coglioni, che dobbiamo andare in giro dal mattino alla sera in mezzo a gente che di italiano non ha nemmeno le stringhe delle scarpe. E che magari voteremo Vannacci, nella pia illusione che ci liberi del problema stesso che lo tiene in vita politicamente da quando è nato.
Sarebbe come illudersi che Netanyahu distruggesse Hamas, quando è proprio l’esistenza di Hamas che gli permette di restare vivo politicamente.
Massimo Mazzucco
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“EREDI DI GOEBBELS”: IL RAPPORTO CHE DIMOSTRA COME LE PROVE DI BUCHA SIANO STATE MONTATE
Filippo Rossi da Mosca. https://luogocomune.net/geopolitica/bucha-la-messinscena-macabra-dei-nazisti-di-kiev-il-rapporto-che-dimostra-come-le-prove-siano-state-montate
Filippo Rossi da Mosca. https://luogocomune.net/geopolitica/bucha-la-messinscena-macabra-dei-nazisti-di-kiev-il-rapporto-che-dimostra-come-le-prove-siano-state-montate
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LA RANA BOLLITA… NEL GASOLIO
Vorrei invitarvi ad una riflessione semplice semplice: due mesi fa bestemmiavamo in ogni lingua conosciuta perchè il gasolio era arrivato a due euro. Oggi la gente si accapiglia ai distributori per riuscire ad essere fra i “privilegiati” che fanno il pieno a 2.19.
Sono solo io che sento odore di rana bollita? E’ possibile che gli italiani accettino sempre tutto così passivamente, senza mai ribellarsi?
Di questo passo, riusciranno a farci ritenere fortunati entro fine anno, perchè il gasolio non ha ancora raggiunto i 3 euro?
Vorrei invitarvi ad una riflessione semplice semplice: due mesi fa bestemmiavamo in ogni lingua conosciuta perchè il gasolio era arrivato a due euro. Oggi la gente si accapiglia ai distributori per riuscire ad essere fra i “privilegiati” che fanno il pieno a 2.19.
Sono solo io che sento odore di rana bollita? E’ possibile che gli italiani accettino sempre tutto così passivamente, senza mai ribellarsi?
Di questo passo, riusciranno a farci ritenere fortunati entro fine anno, perchè il gasolio non ha ancora raggiunto i 3 euro?
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IL VIZIETTO DI NETANYAHU
E’ dal lontano 1996 che Benjamin Netanyahu ha scoperto quale grande aiuto gli possa dare il terrorismo jihadista. Anzi, sembra proprio che Netanyahu abbia il “potere” di generare attentati islamici ad hoc, ogni volta che ne ha bisogno politicamente.
Accadde nel ‘96, quando Netanyahu si candidò per la prima volta a governare il paese. Pur essendo molto indietro nei sondaggi rispetto al laburista Shimon Peres, Netanyahu approfittò di una serie provvidenziale di attentati jihadisti – a pochi giorni dalle elezioni - che fecero sterzare bruscamente il paese a destra, e lo fecero risalire velocemente nei sondaggi, fino a regalargli una vittoria inaspettata.
Accadde nuovamente nel ‘98, quando cercava disperatamente una scusa per non onorare gli accordi di Oslo, firmati qualche anno prima da Rabin. Nuovamente, una provvidenziale bomba al mercato di Gerusalemme gli offrì l’opportunità per accusare Arafat di non saper controllare i palestinesi, congelando così in modo permanente il processo di pace.
E poi accadde, naturalmente, il 7 ottobre del 2023. Attaccato da destra e da sinistra, Netanyahu stava per lasciare definitivamente la scena politica, per andare ad affrontare in tribunale diverse accuse di corruzione. Ma l’attacco di Hamas ai kibbutz israeliani gli fornì una splendida scusa per restare saldamente al potere, e rimandare all’infinito il suo incontro con la giustizia.
E ora che deve nuovamente affrontare le elezioni, con il rischio di perderle e di andare in galera, arriva provvidenziale questo nuovo “attentato di matrice islamica” (così lo ha definito il ministro Katz) al volo Dubai-Tel Aviv, nel quale hanno rischiato di perdere la vita dozzine di cittadini israeliani.
Sarà solo un caso, ma Netanyahu è stato prontissimo a recarsi all’aeroporto per accogliere di persona gli eroici passeggeri che hanno evitato la tragedia. Come se sentisse il bisogno, appunto, di ricordare al mondo quanto cattivo sia il terrorismo islamico, e quanto lui sia sempre pronto e presente a difendere i suoi compatrioti da questo male incurabile.
Male che lui stesso ha contribuito a creare – non dimentichiamolo - dal momento che il primo sostenitore di Hamas e della Jihad Islamica è stato proprio lui, fin dagli anni 90.
Massimo Mazzucco
E’ dal lontano 1996 che Benjamin Netanyahu ha scoperto quale grande aiuto gli possa dare il terrorismo jihadista. Anzi, sembra proprio che Netanyahu abbia il “potere” di generare attentati islamici ad hoc, ogni volta che ne ha bisogno politicamente.
Accadde nel ‘96, quando Netanyahu si candidò per la prima volta a governare il paese. Pur essendo molto indietro nei sondaggi rispetto al laburista Shimon Peres, Netanyahu approfittò di una serie provvidenziale di attentati jihadisti – a pochi giorni dalle elezioni - che fecero sterzare bruscamente il paese a destra, e lo fecero risalire velocemente nei sondaggi, fino a regalargli una vittoria inaspettata.
Accadde nuovamente nel ‘98, quando cercava disperatamente una scusa per non onorare gli accordi di Oslo, firmati qualche anno prima da Rabin. Nuovamente, una provvidenziale bomba al mercato di Gerusalemme gli offrì l’opportunità per accusare Arafat di non saper controllare i palestinesi, congelando così in modo permanente il processo di pace.
E poi accadde, naturalmente, il 7 ottobre del 2023. Attaccato da destra e da sinistra, Netanyahu stava per lasciare definitivamente la scena politica, per andare ad affrontare in tribunale diverse accuse di corruzione. Ma l’attacco di Hamas ai kibbutz israeliani gli fornì una splendida scusa per restare saldamente al potere, e rimandare all’infinito il suo incontro con la giustizia.
E ora che deve nuovamente affrontare le elezioni, con il rischio di perderle e di andare in galera, arriva provvidenziale questo nuovo “attentato di matrice islamica” (così lo ha definito il ministro Katz) al volo Dubai-Tel Aviv, nel quale hanno rischiato di perdere la vita dozzine di cittadini israeliani.
Sarà solo un caso, ma Netanyahu è stato prontissimo a recarsi all’aeroporto per accogliere di persona gli eroici passeggeri che hanno evitato la tragedia. Come se sentisse il bisogno, appunto, di ricordare al mondo quanto cattivo sia il terrorismo islamico, e quanto lui sia sempre pronto e presente a difendere i suoi compatrioti da questo male incurabile.
Male che lui stesso ha contribuito a creare – non dimentichiamolo - dal momento che il primo sostenitore di Hamas e della Jihad Islamica è stato proprio lui, fin dagli anni 90.
Massimo Mazzucco
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IL MEDIOEVO A STELLE E STRISCE
Una delle immagini più agghiaccianti della Rivoluzione Francese è quella delle “tricoteuses”, le donne parigine che sedevano tranquillamente in piazza a sferruzzare, a pochi metri dal patibolo, mentre assistevano alle decapitazioni dei condannati a morte.
Il 3 di dicembre in Texas ci sarà l’esecuzione di Nidal Hasan, un ex-militare colpevole di aver ucciso 13 suoi colleghi nel 2009. L’esecuzione avverrà per fucilazione. Il plotone sarà fornito direttamente dal Pentagono. L’esecuzione sarà pubblica, chiunque vorrà potrà assistere.
Il Ministro della Guerra, Pete Hegseth, ha dichiarato: “Faremo in modo che l’esecuzione sia pubblica, che la gente possa assistere. La gente deve capire che ci sono serie conseguenze per azioni del genere”.
Secondo un portavoce del Pentagono, Trump ha approvato la richiesta di Hegseth di rendere pubblica la fucilazione. L’esecuzione stessa potrà avvenire solo se controfirmata da Donald Trump.
Quella di Hasan sarà la prima esecuzione pubblica negli Stati Uniti da quasi cento anni.
L’unica differenza è che non ci saranno donne in piazza a fare la maglia. Saranno sostituite da centinaia di telefonini che trasmetteranno in streaming in tutto il mondo la morte di quest’uomo.
E poi dicono che i cattivi erano i nazisti.
Massimo Mazzucco
Una delle immagini più agghiaccianti della Rivoluzione Francese è quella delle “tricoteuses”, le donne parigine che sedevano tranquillamente in piazza a sferruzzare, a pochi metri dal patibolo, mentre assistevano alle decapitazioni dei condannati a morte.
Il 3 di dicembre in Texas ci sarà l’esecuzione di Nidal Hasan, un ex-militare colpevole di aver ucciso 13 suoi colleghi nel 2009. L’esecuzione avverrà per fucilazione. Il plotone sarà fornito direttamente dal Pentagono. L’esecuzione sarà pubblica, chiunque vorrà potrà assistere.
Il Ministro della Guerra, Pete Hegseth, ha dichiarato: “Faremo in modo che l’esecuzione sia pubblica, che la gente possa assistere. La gente deve capire che ci sono serie conseguenze per azioni del genere”.
Secondo un portavoce del Pentagono, Trump ha approvato la richiesta di Hegseth di rendere pubblica la fucilazione. L’esecuzione stessa potrà avvenire solo se controfirmata da Donald Trump.
Quella di Hasan sarà la prima esecuzione pubblica negli Stati Uniti da quasi cento anni.
L’unica differenza è che non ci saranno donne in piazza a fare la maglia. Saranno sostituite da centinaia di telefonini che trasmetteranno in streaming in tutto il mondo la morte di quest’uomo.
E poi dicono che i cattivi erano i nazisti.
Massimo Mazzucco
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USA: GUERRA AI DATACENTER
Negli Stati Uniti cominciano le minacce di morte a chi lavora, collabora o autorizza la costruzione di nuovi datacenter.
https://luogocomune.net/news-media/usa-guerra-ai-datacenter
Negli Stati Uniti cominciano le minacce di morte a chi lavora, collabora o autorizza la costruzione di nuovi datacenter.
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LA NASA CHIEDE AIUTO PER TORNARE SULLA LUNA
Ragazzi diamoci da fare. Abbiamo tre mesi di tempo per risolvere un grosso problema tecnico, altrimenti la NASA non potrà tornare sulla Luna.
Gli scienziati di Houston infatti si sono accorti che nei prossimi viaggi lunari al polo sud, la lunga permanenza degli astronauti all’esterno del modulo lunare potrebbe causare un accumulo di carica elettrostatica sulle tute, che potrebbe causare un pericoloso arco voltaico al momento di entrare in contatto con il modulo, al momento del rientro.
In altre parole, gli astronauti rischiano di “prendere la scossa” quando rientrano nel modulo, dopo una lunga escursione sul suolo lunare.
Per risolvere il problema, la NASA ha lanciato il Lunar Grounding Challenge, un concorso aperto a tutti che offre 150.000 dollari di premio a chi saprà trovare una soluzione.
La scadenza per la consegna dei progetti è il 15 gennaio del ’27, quindi fra tre mesi. Non c’è tempo da perdere.
Le soluzioni proposte devono gestire un potenziale dell'astronauta di -100 kilovolt o superiore, e un potenziale del lander di circa +100 volt. La corrente di scarica non deve superare 1,0 milliampere, con un obiettivo di 0,2 milliampere o meno.
Io una soluzione da proporre ce l’avrei: utilizzare il vecchio LEM degli anni 60, con le vecchie tute delle missioni Apollo.
Purtroppo però a) i progetti del LEM sono stati mandati al macero “perchè occupavano troppo spazio”, e quindi non lo si può più ricostruire, mentre b) le tute non si possono rifare perchè nel frattempo è morta la sarta della NASA che le faceva, portandosi nella tomba tutti suoi segreti.
Non ci resta che contare sull’ingegno di qualche giovanotto speranzoso, che ci permetta di tornare serenamente sulla luna mentre lui si porta a casa 150.000 dollari sonanti.
Non è Lercio, ve lo giuro: la notizia è vera.
Massimo Mazzucco
https://www.sciencetimes.com/.../nasa-offers-150000-prize...
www.massimomazzucco.net
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Ragazzi diamoci da fare. Abbiamo tre mesi di tempo per risolvere un grosso problema tecnico, altrimenti la NASA non potrà tornare sulla Luna.
Gli scienziati di Houston infatti si sono accorti che nei prossimi viaggi lunari al polo sud, la lunga permanenza degli astronauti all’esterno del modulo lunare potrebbe causare un accumulo di carica elettrostatica sulle tute, che potrebbe causare un pericoloso arco voltaico al momento di entrare in contatto con il modulo, al momento del rientro.
In altre parole, gli astronauti rischiano di “prendere la scossa” quando rientrano nel modulo, dopo una lunga escursione sul suolo lunare.
Per risolvere il problema, la NASA ha lanciato il Lunar Grounding Challenge, un concorso aperto a tutti che offre 150.000 dollari di premio a chi saprà trovare una soluzione.
La scadenza per la consegna dei progetti è il 15 gennaio del ’27, quindi fra tre mesi. Non c’è tempo da perdere.
Le soluzioni proposte devono gestire un potenziale dell'astronauta di -100 kilovolt o superiore, e un potenziale del lander di circa +100 volt. La corrente di scarica non deve superare 1,0 milliampere, con un obiettivo di 0,2 milliampere o meno.
Io una soluzione da proporre ce l’avrei: utilizzare il vecchio LEM degli anni 60, con le vecchie tute delle missioni Apollo.
Purtroppo però a) i progetti del LEM sono stati mandati al macero “perchè occupavano troppo spazio”, e quindi non lo si può più ricostruire, mentre b) le tute non si possono rifare perchè nel frattempo è morta la sarta della NASA che le faceva, portandosi nella tomba tutti suoi segreti.
Non ci resta che contare sull’ingegno di qualche giovanotto speranzoso, che ci permetta di tornare serenamente sulla luna mentre lui si porta a casa 150.000 dollari sonanti.
Non è Lercio, ve lo giuro: la notizia è vera.
Massimo Mazzucco
https://www.sciencetimes.com/.../nasa-offers-150000-prize...
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The Science Times
NASA Offers $150,000 Prize for Ideas to Solve Static Electricity Problems on the Lunar Surface
NASA’s Lunar Grounding Challenge offers $150,000 for solutions to static electricity risks that could threaten spacesuits, lunar landers, and future Artemis missions.
🤣985🤡187❤99👍62😁32🤮13🤔7🖕4🥱3🔥2🎅1
IN ARRIVO UNA “OCTOBER SURPRISE”?
Le prossime due settimane rappresenteranno un momento molto delicato nei già precari equilibri internazionali. Trump e Netanyahu infatti vanno ad elezioni ravvicinate, e nessuno dei due ha la garanzia di non uscirne con le ossa rotte.
Se poi pensiamo che i due sono complici e responsabili per la recente guerra contro l’Iran, c’è il rischio concreto di una devastante “October surprise” a pochi giorni dalle elezioni: un nuovo attacco all’Iran, per giustificare in qualche modo la loro “necessità” di restare al potere. Solo due giorni fa Hegseth e Netanyahu si sono incontrati a Tel Aviv, e non credo che volessero discutere di calcio.
Così scrive Seymour Hersh sul suo Substack: “Israele, guidato da un primo ministro moralmente corrotto, e gli Stati Uniti, guidati da un presidente sempre più impopolare e privo di successi – entrambi alle prese con elezioni imminenti – tornano a parlare di un attacco congiunto contro un presunto sito di arricchimento nucleare in Iran. Se l'attacco pianificato contro l'impianto iraniano di "Pickaxe Mountain" dovesse concretizzarsi – come mi ha riferito questa settimana un esperto internazionale di petrolio ben informato – una conseguenza certa sarebbe la reazione dell'Iran, che colpirebbe gli alleati degli Stati Uniti nella regione del Golfo. In sostanza, gli Stati Uniti finirebbero per "scaricare" un'Arabia Saudita già in grave difficoltà.
I sauditi, così come molti altri Stati del Medio Oriente ricchi di petrolio e gas, sono stati ripetutamente colpiti da droni e missili iraniani da quando, a febbraio, Washington e Tel Aviv hanno cospirato per riaccendere il conflitto contro l'Iran.
Trump – impegnato in un'intensa campagna elettorale a sostegno dei Repubblicani, che rischiano una disfatta totale nelle elezioni per il Congresso del 3 novembre – non ha fornito alcuna spiegazione chiara sulla necessità di bombardare nuovamente l'Iran. Dal canto suo, Netanyahu, che affronterà le elezioni israeliane il 27 ottobre, considera un nuovo bombardamento di "Pickaxe Mountain" un elemento essenziale per la propria rielezione. L'Iran, al pari del Libano e dei palestinesi di Gaza – questi ultimi bersaglio costante dei bombardamenti israeliani – è tuttora privo di difese antiaeree significative.”
In una situazione del genere, sarebbe più che necessario che i vari leader europei denunciassero ad alta voce questo rischio, in modo da ricondurre in qualche modo i due pazzoidi alla ragione, prima che sia troppo tardi.
Ma voi pensate che sentiremo la voce di qualcuno?
Massimo Mazzucco
Le prossime due settimane rappresenteranno un momento molto delicato nei già precari equilibri internazionali. Trump e Netanyahu infatti vanno ad elezioni ravvicinate, e nessuno dei due ha la garanzia di non uscirne con le ossa rotte.
Se poi pensiamo che i due sono complici e responsabili per la recente guerra contro l’Iran, c’è il rischio concreto di una devastante “October surprise” a pochi giorni dalle elezioni: un nuovo attacco all’Iran, per giustificare in qualche modo la loro “necessità” di restare al potere. Solo due giorni fa Hegseth e Netanyahu si sono incontrati a Tel Aviv, e non credo che volessero discutere di calcio.
Così scrive Seymour Hersh sul suo Substack: “Israele, guidato da un primo ministro moralmente corrotto, e gli Stati Uniti, guidati da un presidente sempre più impopolare e privo di successi – entrambi alle prese con elezioni imminenti – tornano a parlare di un attacco congiunto contro un presunto sito di arricchimento nucleare in Iran. Se l'attacco pianificato contro l'impianto iraniano di "Pickaxe Mountain" dovesse concretizzarsi – come mi ha riferito questa settimana un esperto internazionale di petrolio ben informato – una conseguenza certa sarebbe la reazione dell'Iran, che colpirebbe gli alleati degli Stati Uniti nella regione del Golfo. In sostanza, gli Stati Uniti finirebbero per "scaricare" un'Arabia Saudita già in grave difficoltà.
I sauditi, così come molti altri Stati del Medio Oriente ricchi di petrolio e gas, sono stati ripetutamente colpiti da droni e missili iraniani da quando, a febbraio, Washington e Tel Aviv hanno cospirato per riaccendere il conflitto contro l'Iran.
Trump – impegnato in un'intensa campagna elettorale a sostegno dei Repubblicani, che rischiano una disfatta totale nelle elezioni per il Congresso del 3 novembre – non ha fornito alcuna spiegazione chiara sulla necessità di bombardare nuovamente l'Iran. Dal canto suo, Netanyahu, che affronterà le elezioni israeliane il 27 ottobre, considera un nuovo bombardamento di "Pickaxe Mountain" un elemento essenziale per la propria rielezione. L'Iran, al pari del Libano e dei palestinesi di Gaza – questi ultimi bersaglio costante dei bombardamenti israeliani – è tuttora privo di difese antiaeree significative.”
In una situazione del genere, sarebbe più che necessario che i vari leader europei denunciassero ad alta voce questo rischio, in modo da ricondurre in qualche modo i due pazzoidi alla ragione, prima che sia troppo tardi.
Ma voi pensate che sentiremo la voce di qualcuno?
Massimo Mazzucco
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L’ISLAM FA CUCÙ, E IL DISAGIO NON C’È PIÙ
E’ bastato scoprire che l’organizzatore delle manifestazioni era un islamico – per di più collaboratore del Fatto - e sui giornali di destra è scoppiato il Carnevale di Rio: “Ma quale disagio. In fumo le balle della sinistra”.”Beccato il capetto della rivolta: islamico, propal e firma del Fatto. Incrocio fra islamisti, filo Palestina, antagonisti” (Il Tempo). “Non è disagio, è Islam”. “Presa la mente delle rivolte: è un ex collaboratore di Travaglio” (Libero). “L’ayatollah dei maranza” (Il Giornale).”Preso il capo del branco. Freelance per il Fatto, attivista pro-pal.” “Ma quale disagio economico: cade la balla delle proteste contro il caro vita”. (La Verità).
Ma intanto scusate, fino a ieri i colpevoli non erano gli infiltrati russi che portavano avanti la “guerra ibrida” di Crosetto? Che fine ha fatto quella tesi? Buttata nel cesso in due secondi, ora che spunta “la pista islamica”?
Ma, a parte questo cambio di rotta improvviso, qui davvero qualcuno vuole credere che basta un professorino con il tablet chiuso in un appartamento vicino a Brescia per mettere in piedi tutto questo casino?
Lui, da solo, che si inforca gli occhiali una mattina e con tre tweet chiama a raccolta decine di migliaia di facinorosi in tutta Italia?
Ma nemmeno il gladiatore con il suo grido “al mio segnale scatenate l’inferno”, riusciva a muovere così tante persone in una sola volta.
E poi, se così anche fosse, la Digos lo scopre solo adesso? Per metter in piedi una organizzazione del genere, coordinata in diverse città, ci vogliono mesi di lavoro, di trame e di contatti. Bisogna costruire le connessioni, trovare gli alleati, coordinare la manovalanza, stabilire luoghi e date, e tutto questo sarebbe avvenuto all’insaputa di tutti, senza che un solo algoritmo di sorveglianza lanciasse un minimo di allarme? In una rete dove ormai tutto è sorvegliato, filtrato, analizzato, questo tizio sarebbe riuscito da solo a mettere sottosopra mezza Italia senza che nessuno se ne accorgesse? Solo per essere clamorosamente identificato - guarda caso - proprio tre ore prima dell’inferno programmato?
Va bene che in certi ambienti la voglia di seppellire tutto sotto una bandiera islamica è incontenibile, ma non si può arrivare ad offendere il buon senso in questo modo.
Massimo Mazzucco
E’ bastato scoprire che l’organizzatore delle manifestazioni era un islamico – per di più collaboratore del Fatto - e sui giornali di destra è scoppiato il Carnevale di Rio: “Ma quale disagio. In fumo le balle della sinistra”.”Beccato il capetto della rivolta: islamico, propal e firma del Fatto. Incrocio fra islamisti, filo Palestina, antagonisti” (Il Tempo). “Non è disagio, è Islam”. “Presa la mente delle rivolte: è un ex collaboratore di Travaglio” (Libero). “L’ayatollah dei maranza” (Il Giornale).”Preso il capo del branco. Freelance per il Fatto, attivista pro-pal.” “Ma quale disagio economico: cade la balla delle proteste contro il caro vita”. (La Verità).
Ma intanto scusate, fino a ieri i colpevoli non erano gli infiltrati russi che portavano avanti la “guerra ibrida” di Crosetto? Che fine ha fatto quella tesi? Buttata nel cesso in due secondi, ora che spunta “la pista islamica”?
Ma, a parte questo cambio di rotta improvviso, qui davvero qualcuno vuole credere che basta un professorino con il tablet chiuso in un appartamento vicino a Brescia per mettere in piedi tutto questo casino?
Lui, da solo, che si inforca gli occhiali una mattina e con tre tweet chiama a raccolta decine di migliaia di facinorosi in tutta Italia?
Ma nemmeno il gladiatore con il suo grido “al mio segnale scatenate l’inferno”, riusciva a muovere così tante persone in una sola volta.
E poi, se così anche fosse, la Digos lo scopre solo adesso? Per metter in piedi una organizzazione del genere, coordinata in diverse città, ci vogliono mesi di lavoro, di trame e di contatti. Bisogna costruire le connessioni, trovare gli alleati, coordinare la manovalanza, stabilire luoghi e date, e tutto questo sarebbe avvenuto all’insaputa di tutti, senza che un solo algoritmo di sorveglianza lanciasse un minimo di allarme? In una rete dove ormai tutto è sorvegliato, filtrato, analizzato, questo tizio sarebbe riuscito da solo a mettere sottosopra mezza Italia senza che nessuno se ne accorgesse? Solo per essere clamorosamente identificato - guarda caso - proprio tre ore prima dell’inferno programmato?
Va bene che in certi ambienti la voglia di seppellire tutto sotto una bandiera islamica è incontenibile, ma non si può arrivare ad offendere il buon senso in questo modo.
Massimo Mazzucco
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ISRAELE: L’UNICA TRISTE VERITÀ
Israele non avrà un governo domani mattina. Pur essendo il Likud il primo partito, la coalizione di Netanyahu non ha la maggioranza, e quella di Eisenkot può raggiungerla solo con il contributo dei partiti arabi. Ma mettersi con loro significherebbe fare concessioni ai palestinesi che la maggioranza del paese non vuole, per cui un governo del genere avrebbe vita breve.
L’altra alternativa è che Netanyahu faccia un pastrocchio con Eisenkot, e venga fuori un governo di minoranza che sostanzialmente galleggia sulle posizioni attuali, senza grossi cambiamenti per nessuno.
L’unica certezza che possiamo trarre da queste elezioni è purtroppo molto triste: ovvero, l’uomo che demolito il processo di pace negli anni ’90, l’uomo additato come responsabile morale per l’assassinio di Rabin, l’uomo che ha sostentato Hamas fin dall’inizio, l’uomo che ha permesso la morte di oltre 1000 ebrei il 7 di ottobre, l’uomo che ha ordinato il massacro di 70.000 palestinesi negli ultimi 3 anni, è riuscito ad ottenere la maggioranza relativa con il suo partito.
Questo significa che la maggioranza relativa degli israeliani è comunque con lui. La maggioranza relativa degli israeliani sostiene un assassino criminale accusato di genocidio dalla corte internazionale dell’Aja.
Finchè ci sono gli israeliani a sostenerlo, la bestia non muore mai.
Massimo Mazzucco
Israele non avrà un governo domani mattina. Pur essendo il Likud il primo partito, la coalizione di Netanyahu non ha la maggioranza, e quella di Eisenkot può raggiungerla solo con il contributo dei partiti arabi. Ma mettersi con loro significherebbe fare concessioni ai palestinesi che la maggioranza del paese non vuole, per cui un governo del genere avrebbe vita breve.
L’altra alternativa è che Netanyahu faccia un pastrocchio con Eisenkot, e venga fuori un governo di minoranza che sostanzialmente galleggia sulle posizioni attuali, senza grossi cambiamenti per nessuno.
L’unica certezza che possiamo trarre da queste elezioni è purtroppo molto triste: ovvero, l’uomo che demolito il processo di pace negli anni ’90, l’uomo additato come responsabile morale per l’assassinio di Rabin, l’uomo che ha sostentato Hamas fin dall’inizio, l’uomo che ha permesso la morte di oltre 1000 ebrei il 7 di ottobre, l’uomo che ha ordinato il massacro di 70.000 palestinesi negli ultimi 3 anni, è riuscito ad ottenere la maggioranza relativa con il suo partito.
Questo significa che la maggioranza relativa degli israeliani è comunque con lui. La maggioranza relativa degli israeliani sostiene un assassino criminale accusato di genocidio dalla corte internazionale dell’Aja.
Finchè ci sono gli israeliani a sostenerlo, la bestia non muore mai.
Massimo Mazzucco
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