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SEYMOUR HERSH: “E’ STATO BIDEN A FAR SALTARE IL GASDOTTO NORD STREAM”

Seymour Hersh (premio Pulitzer) è senza dubbio il più famoso giornalista investigativo al mondo. Solo per citare qualche esempio, fu lui a denunciare al mondo il massacro di MyLai (Vietnam) da parte degli americani, e fu lui a denunciare al mondo l’Operazione Copper Green, con la quale Rumsfeld (allora ministro della difesa) autorizzava di fatto le torture nel carcere iracheno di Abu-Grahib. Seymour Hersh usa solo fonti di primissima mano, e a loro volta queste fonti si fidano ciecamente di lui, perchè ne conoscono la correttezza e l’accuratezza nel riportare i fatti raccontati. In questo articolo pubblicato ieri, Hersh racconta nei dettagli come sia stata concepita ed eseguita l’operazione di sabotaggio dei gasdotti Nord Stream 1 e 2 da parte degli americani e dei loro alleati norvegesi. (L’articolo originale è molto lungo. Ne riportiamo qui i passaggi più salienti).
https://www.luogocomune.net/16-geopolitica/6172-seymour-hersh-%E2%80%9Ce%E2%80%99-stato-biden-a-far-saltare-il-gasdotto-nord-stream%E2%80%9D
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IL DEBUNKING È FINITO. ARRIVA IL PREBUNKING

Puente, Attivissimo, Polidoro, fatevi da parte. Ormai siete obsoleti. Il debunking è passato di moda.

A quanto pare, serve a poco inseguire le informazioni scomode per cercare di smontarle: con i tempi millesimali di oggi, il debunker arriva comunque sempre in ritardo, e quando ci mette una pezza ormai il danno è fatto.

Ecco che allora Google scopre il prebunking, ovvero anticipare la disinformazione, prima ancora che inizi a diffondersi.

Il progetto si chiama Jigsaw, e nella sua pagina di presentazione, Google scrive: “Jigsaw è una unità all’interno di Google che esplora le minacce alle società aperte (open societies), e costruisce tecnologie che ispirano soluzioni modulari. Noi prevediano le minacce emergenti ed esploriamo il modo in cui la tecnologia può proteggere gli individui e le società”. (Lo fanno sempre “per proteggerci”, questo ormai è un classico). E poi ancora: “Man mano che le campagne di disinformazione diventano più sofisticate, noi costruiamo nuove tecnologie per rafforzare le nostre difese comuni”.

In che cosa consistano queste “nuove tecnologie” non viene chiarito, ma in questa pagina del loro blog, viene spiegato ad esempio come siano stati fatti alcuni esperimenti per “prevenire la disinformazione” sulla guerra in Ucraina già nel 2022. Sono stati fatti dei video “preventivi”, che spiegavano come combattere eventuali campagne di disinformazione (che ancora non erano nate) sul potenziale effetto negativo dei rifugiati in Europa.

Naturalmente, nessuno è così ingenuo da pensare che quando Google parla di “nuove tecnologie” si limiti a qualche video propagandistico. Probabilmente, l’idea è quella di tenere sotto controllo le “fonti pericolose”, grazie ad un algoritmo, e bloccare immediatamente qualunque contenuto scomodo, prima ancora che compaia in rete.

Un pò come in Minority Report, dove il cittadino che si presume stia per commettere un reato, viene arrestato prima ancora che possa commetterlo.

Benvenuti nel Nuovo Ordine Mondiale

Massimo Mazzucco

Qui un articolo della Associated Press sul “prebunking” https://apnews.com/article/technology-science-politics-germany-business-a10273eea5a0227c38187cc4f84d8788
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L’EGEMONIA AMERICANA E I SUOI PERICOLI

Il seguente articolo potrebbe sembrare il classico sfogo di un qualunque anti-americano di oggi. Il problema è che compare direttamente sulla pagina ufficiale del ministero degli esteri cinese.
https://www.fmprc.gov.cn/mfa_eng/wjbxw/202302/t20230220_11027664.html

Leggi la traduzione completa su luogocomune.net (consiglio vivamente la lettura, anche se è molto lungo).
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COSA SUCCEDE IN ISRAELE?
Da giorni i telegiornali ci mostrano le immagini degli israeliani che protestano contro il governo di Netaniahu, ma nessuno si sforza di spiegarci bene a cosa siano dovute queste proteste. Ci proviamo noi.
La risposta sintetica è che gli israeliani protestano contro la violenta sterzata a destra del proprio governo, dopo che i risultati elettorali hanno obbligato Netaniahu a formare una alleanza innaturale con il partito di estrema destra Otzma Yehudit, guidato dall’estremista ultraconservatore Itamar Ben-Gvir (immaginate un Salvini che prenda steroidi da vent’anni).
Tanto per essere chiari, Ben-Gvir è l’attivista che nel 1995 minacciò di morte il primo ministro israeliano Rabin, che aveva appena firmato gli Accordi di Oslo con i palestinesi. Pochi giorni dopo quelle minacce, Rabin fu effettivamente assassinato da un estremista di destra. Ben-Gvir ha fatto spesso discorsi apertamente razziali contro gli arabi di Israele, è stato più volte arrestato per incitazione all’odio e alla violenza, e sostiene che tutti gli arabi dovrebbero essere cacciati da Israele “eccetto quelli che dichiarino una lealtà incondizionata al nostro paese”. Ovvero, praticamente nessuno.
In seguito alla recente alleanza di governo, Ben-Gvir è diventato Ministro della Sicurezza Nazionale, e in questo ruolo si è subito preoccupato di andare a provocare i palestinesi con una visita improvvisata alla Spianata delle Moschee, lo scorso gennaio. Dopodichè ha ordinato la demolizione di alcune case di palestinesi durante il Ramadan.
Ma il suo reale peso politico ha iniziato a farsi sentire quando Netaniahu ha tentato di introdurre una pesante riforma, che metterebbe di fatto nelle mani della coalizione di governo la scelta dei giudici, e permetterebbe alla coalizione stessa di annullare qualunque decisione da loro presa in modo indipendente.
Questa “riforma giudiziaria” – come la chiama Netaniahu – è in realtà un tentativo palese di cancellare ogni più elementare diritto democratico, annullando la separazione dei poteri, e questo ha scatenato le proteste in piazza degli israeliani.
E qui si è inserito nuovamente Ben-Gvir, che durante le manifestazioni ha obbligato il capo della polizia, Shabtai, a licenziare un comandante della polizia locale, Eshed, che si era rifiutato di usare la mano pesante contro i manifestanti.
Questo non ha fatto che alzare ulteriormente il livello delle proteste in Israele, dove si rischia ora una vera e propria crisi istituzionale.
Da tutto questo si comprende chiaramente come Netaniahu – che ha bisogno di restare in qualunque modo al governo, pur di rimandare le cause legali che lo attendono – sia letteralmente ostaggio di Ben-Gvir.
Per fortuna sono gli israeliani stessi a ribellarsi contro questa svolta a destra, tanto autoritaria quanto pericolosa per l’equilibrio stesso della loro nazione.
Come abbiamo detto tante volte, nessuno dall’esterno potrà mai risolvere la questione palestinese. Solo gli israeliani potranno farlo, dal loro interno, appianando una volta per tutte l’eterno contrasto fra il sionismo più radicale e le forze moderate e democratiche del paese.
Massimo Mazzucco
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FUKUSHIMA: IL PEGGIO DEVE ANCORA ARRIVARE
Forse non sarà necessario aspettare una guerra atomica fra russi e americani, per goderci le piacevoli conseguenze di una contaminazione nucleare. Basterà aspettare che i giapponesi riversino in mare 1 milione e 300.000 tonnellate di acqua contaminata che fino ad oggi è stata stipata nelle centinaia di cisterne che circondano la vecchia centrale (le vedete tutte nella foto del titolo).
I giapponesi sostengono che ormai le cisterne hanno raggiunto la capacità limite, e che bisognerà iniziare a rovesciare in mare il loro contenuto. Questo naturalmente ha scatenato le proteste dei cinesi, dei coreani, dei russi, e della confederazione delle isole del Pacifico, che saranno i primi paesi a vedere il proprio mare contaminato dalle acque radioattive. Si calcola infatti che nell’arco di tre anni l’intero oceano Pacifico sarà contaminato, mentre nell’arco di 10 anni la contaminazione dovrebbe raggiungere tutti gli altri oceani del mondo.
Le conseguenze disastrose sull’ecosistema possono essere solo vagamente immaginate.
La confederazione delle Isole del Pacifico accusa apertamente il Giappone di non voler condividere i dati scientifici sulle acque contaminate, come invece avevano promesso di fare.
E mentre le varie nazioni del Pacifico lamentano apertamente i rischi di questa operazione, tutto il mondo occidentale – di cui il Giappone è alleato – sembra voler ignorare questo pericolo.
Evidentemente la “comunità internazionale” esiste solo quando dobbiamo aggredire militarmente un paese che vogliamo depredare. Ma quando si tratta di mettere in difficoltà uno di noi, allora piuttosto si tace. Anche se il prezzo, in questo caso, rischia di essere un disastro ecologico di portata planetaria.
Massimo Mazzucco https://www.globaltimes.cn/page/202303/1286726.shtml
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IL CASO TRUMP-DANIELS

Mentre restiamo in attesa di vedere se Donald Trump sarà arrestato dal procuratore generale di New York, molti si domandano su cosa sia basata effettivamente la potenziale imputazione.

Non risulta infatti che sia un reato pagare una porno-star, sia per fare del sesso con lei, sia per chiederle di tacere dopo averlo fatto. Al massimo questo potrà rappresentare un problema fra Trump e sua moglie, ma perchè l’ex-presidente rischia addirittura di essere incriminato?

Il problema sono i soldi che sono stati usati per tacitare Stormy Daniels. Noi sappiamo infatti che inizialmente l’avvocato di Trump, Michael Cohen, aveva anticipato alla Daniels 130.000 dollari di tasca sua, per farla tacere. Ma al momento di farsi rimborsare, Trump non ha usato soldi personali, bensì i soldi che aveva raccolto per la campagna elettorale. E non gli ha restituito solo i 130.000, gliene ha dati addirittura 400.000.

Quindi, di fatto, Trump ha utilizzato 400.000 $ raccolti per la campagna elettorale per motivi personali. E questo è chiaramente proibito: i soldi che ricevi per la campagna elettorale devono essere spesi per la campagna elettorale, in totale trasparenza. Questo è il reato di cui Trump è accusato.

Esattamente come accadde per Bill Clinton, con il caso Levinsky: il problema non era l’atto sessuale in sè, ma il fatto di aver mentito sotto giuramento quando aveva negato quell’atto.

Ed esattamente come per Bill Clinton, ora i giochi si sono rovesciati, e sono i democratici ad utilizzare la legge per cercare di azzoppare l’avversario politico.

In tutto questo gongola Ron De Santis, il potenziale sfidante di Trump alle primarie repubblicane del 2024, che interrogato sul caso Trump se n’è lavato le mani dicendo: “Cosa volete che sappia io di soldi pagati di nascosto ad una pornostar per mantenere il silenzio su un presunto rapporto sessuale?”

Ma Trump non ha digerito la stilettata, e ha subito risposto che “presto De Santis scoprirà cosa vuol dire essere accusato di un rapporto sessuale illecito, magari con una minorenne, o magari con un omosessuale”.

Non sappiamo quali carte abbia in tasca Donald Trump, ma una cosa è certa: quando c’è di mezzo lui, non c’è mai da annoiarsi.

In tutto questo, chi ci guadagna è Hunter Biden, che invece viene misteriosamente ignorato dalle procure americane per i mille affari sporchi che ha condotto con i biolaboratori in Ucraina.

Ma queste, come sappiamo, sono cose serie. Molto meglio dare in pasto alla popolazione gli exploit sessuali dei loro presidenti.

Sono i miracoli del Deep State.

Massimo Mazzucco
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HIGH-TECH E ACCADEMICI VOGLIONO FERMARE L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE
Un gruppo di accademici e di potenti dirigenti dell’industria tecnologica hanno firmato una lettera https://futureoflife.org/open.../pause-giant-ai-experiments/ per chiedere una moratoria sullo sviluppo dell’intelligenza artificiale.
Fra i quasi 2.000 firmatari troviamo il CEO di SpaceX e Tesla Elon Musk, il co-fondatore di Apple Steve Wozniak, il capo scienziato di IBM Grady Booch, l'etico per la tecnologia Tristan Harris. Fra gli accademici compaiono anche Stuart Russell, direttore del Center for Human-Compatible Artificial Intelligence dell'Università di Berkeley, Yuval Noah Harari, storico dell'Università Ebraica di Gerusalemme, e Sean O'Heigeartaigh, direttore esecutivo del Center for the Study of Existential Risks dell'Università di Cambridge. La lista completa di nomi (in fondo alla lettera) è impressionante.
La lettera apre “chiedendo a tutti i laboratori di intelligenza artificiale di sospendere immediatamente per almeno 6 mesi l'addestramento di sistemi di intelligenza artificiale più potenti di GPT-4”.
Il testo così prosegue: “I sistemi di intelligenza artificiale con intelligenza umana-competitiva possono comportare gravi rischi per la società e l'umanità, come dimostrato da ricerche approfondite e riconosciuto dai migliori laboratori di intelligenza artificiale. Come affermato nei principi di intelligenza artificiale di Asilomar https://futureoflife.org/open-letter/ai-principles/, l'IA avanzata potrebbe rappresentare un profondo cambiamento nella storia della vita sulla Terra e dovrebbe essere pianificata e gestita con cure e risorse adeguate. Sfortunatamente, questo livello di pianificazione e gestione non sta accadendo, anche se negli ultimi mesi i laboratori di intelligenza artificiale sono concentrati su una corsa fuori controllo per sviluppare e implementare menti digitali sempre più potenti che nessuno, nemmeno i loro creatori, può capire, prevedere o controllare in modo affidabile.
I sistemi di intelligenza artificiale contemporanei stanno ora diventando competitivi per l'uomo in compiti generali, e dobbiamo chiederci: dovremmo lasciare che le macchine inondino i nostri canali di informazione con propaganda e falsità? Dovremmo automatizzare tutti i lavori, compresi quelli più soddisfacenti? Dovremmo sviluppare menti non umane che alla fine potrebbero superarci in numero e in astuzia, rendendoci obsoleti e infine sostituirci? Dovremmo rischiare di perdere il controllo della nostra civiltà? Tali decisioni non devono essere delegate a leader tecnologici non eletti. Potenti sistemi di intelligenza artificiale dovrebbero essere sviluppati solo quando saremo certi che i loro effetti saranno positivi e i loro rischi saranno gestibili. Questa fiducia deve essere ben giustificata e aumentare con l'entità degli effetti potenziali di un sistema. La recente dichiarazione di OpenAI sull'intelligenza artificiale generale afferma che "Ad un certo punto, potrebbe essere importante ottenere una revisione indipendente prima di iniziare ad addestrare i sistemi futuri e, per gli sforzi più avanzati, concordare di limitare il tasso di crescita del calcolo utilizzato per creare nuovi Modelli." Siamo d'accordo. Quel punto è adesso.
Pertanto, invitiamo tutti i laboratori di intelligenza artificiale a sospendere immediatamente per almeno 6 mesi l'addestramento di sistemi di intelligenza artificiale più potenti di GPT-4. Questa pausa dovrebbe essere pubblica e verificabile e includere tutti gli attori chiave. Se una tale pausa non può essere attuata rapidamente, i governi dovrebbero intervenire e istituire una moratoria. […]"
Tutto bello, tutto giusto, tutto sacrosanto.
A questo punto però sorge un dubbio: tutti questi personaggi si sono accorti solo adesso del pericolo a cui andiamo incontro? E’ possibile che nessuno di loro abbia visto “2001 Odissea nello Spazio”, oppure che non abbia mai letto un racconto di fantascienza? Bisognava davvero arrivare sull’orlo del precipizio per accorgersi del rischio di un cambiamento irreversibile nella società umana?
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Io sinceramente sono stupito, e mi domando se tutta questa improvvisa preoccupazione sia il frutto genuino di un ripensamento tardivo, oppure se sia la solita messinscena mediatica (un pò come quella sul riscaldamento globale) che nasconde magari una feroce guerra fra bande, per decidere CHI dovrà essere colui che si assicura il controllo dei cervelli dell’umanità?
Perchè una cosa è certa: se tutti questi soloni si sono accorti solo adesso del rischio che corriamo, forse allora vale davvero la pena di mettere il nostro futuro in mano ad un algoritmo. Quello rischia certamente di fare meno danni di questa banda di pericolosi decerebrati.
Massimo Mazzucco
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MENTANA È TORNATO A FARE IL GIORNALISTA
Finalmente Enrico Mentana si è vergognato del suo ruolo di squallido censore, ed ha ritirato Open dalla lista dei “fact-checkers” di Facebook. Era ora.
Sulla sua pagina Facebook Mentana scrive: “Da oggi Open torna a fare un semplice servizio di giornalismo. Dopo lunghe riflessioni, mi sono reso conto di aver abusato della mia celebrità come giornalista, e di essermi prestato ad un ruolo che non mi compete: quello del censore delle idee altrui. E’ vero che Facebook ci pagava profumatamente per questo servizio, ma esiste anche un limite che un serio professionista non dovrebbe mai superare: ritengo che la libertà altrui di esprimere le proprie idee – qualunque esse siano - valga molto di più di una qualunque bustarella che ci aiuti a pagare l’affitto.
Sappiamo infatti tutti benissimo - continua Mentana - che il moderno ‘fact-checking’ altro non è che censura travestita. Nei paesi non democratici, infatti, praticare la censura è molto semplice: si prende il personaggio scomodo e lo si sbatte in galera. Oppure, se si tratta di una testata che dà fastidio, semplicemente la si chiude. Da noi invece, nel cosiddetto occidente democratico, dobbiamo procedere con i piedi di piombo. Abbiamo prima dovuto inventare il concetto di ‘fake news’, dopodichè abbiamo creato questa curiosa legione di ‘controllori dei fatti’, dotati di poteri divini, che nel nome della ‘lotta alle fake news’ possono arbitrariamente cancellare qualunque cosa ritengano inopportuna. (Si troverà sempre una scusa per appiccicare l’etichetta di ‘falso’, oppure ‘infondato’, oppure ‘fuori contesto’ a qualunque notizia possa dare fastidio).
Ma ultimamente la mia posizione è cambiata: la patetica figuraccia che abbiamo fatto nel tentare di sbugiardare Seymour Hersh con argomentazioni ridicole, e il recente caso Bechis – beccato a mentire in modo clamoroso, nel caso della censura a Mazzucco – sono stati per me un campanello di allarme, e la valanga di lettere di protesta che abbiamo ricevuto mi ha convinto a riconsiderare il nostro ruolo.
Da oggi Open sarà una semplice testata giornalistica, come tutte le altre. La verità conosce comunque le sue strade per essere rivelata, così come la menzogna, da sola, è destinata ad affossare sè stessa. Non c’è bisogno di censori e di controllori nella società moderna, la popolazione è abbastanza matura per decidere da sola a cosa credere e a cosa no.
Buon lavoro a tutti.
Firmato: Enrico Mentana – 1 aprile 2023”.
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CASO TRUMP: LE CONTORSIONI LOGICHE DEL PROCURATORE

Del retroscena politico sull’arresto di Trump sappiamo già tutto. E’ una mossa disperata del Deep State per togliere di mezzo un ingombrante avversario nelle elezioni presidenziali del prossimo anno.

In questo articolo vorrei provare a spiegare invece quali siano le acrobazie linguistiche che hanno permesso al procuratore di New York di mettere in piedi questo circo Barnum a danno dell’ex-presidente. Perchè solo con delle forzature logiche degne dei peggiori debunker si è arrivati ad ottenere questo risultato.

Come sappiamo, l’aver offerto dei soldi a una donna per tacere sulla sua relazione con Trump di per sè non è un reato. Non c’è nessuna legge che lo proibisca.

Il problema per Trump nasce nel momento in cui ha utilizzato soldi della sua campagna elettorale per restituire al suo avvocato (Michael Cohen) i soldi che questo aveva anticipato alla pornostar per ottenere il suo silenzio. Nel momento in cui Trump ha fatto figurare il rimborso a Cohen come “spese legali” ha commesso un falso in bilancio. I soldi delle campagne elettorali vanno usati per le campagne elettorali, e basta.

Ma questo ancora non basterebbe per far arrestare Trump e portarlo in tribunale, perchè il reato di cui sopra è di tipo amministrativo, e non penale. (In inglese la differenza è fra misdemeanor e felony: il primo è un reato minore, di tipo civile, che si risolve di solito con una ammenda; il secondo è di tipo penale, e comporta il rischio del carcere).

Come ha fatto quindi il procuratore a “elevare” il reato iniziale da misdemeanor a quello di felony? La legge americana dice che un misdemeanor diventa felony se lo si commette per cercare di coprire un altro reato più grave. In altre parole, se io trucco il bilancio con il solo scopo di guadagnare un pò di soldi, commetto un semplice misdemeanor. Se invece io trucco il bilancio – ad esempio – per coprire il fatto che ho aiutato un criminale a fuggire, allora il falso in bilancio diventano una felony, e io rischio il carcere.

E quale sarebbe il “fatto più grave” che Trump cercava di coprire con il falso in bilancio? Attenzione attenzione, perchè qui arriva il doppio carpiato all’indietro del procuratore di NY: il vero intento di Trump nel pagare Stormy Daniels era quello di “modificare il risultato delle elezioni del 2016”. In altre parole, comprando il silenzio della Daniels Trump non intendeva solo proteggere la propria reputazione personale, ma grazie a questo voleva modificare a suo favore il risultato finale delle elezioni. E siccome “modificare il risultato delle elezioni” è un reato federale, ecco che il falso in bilancio iniziale passa da semplice misdemeanor a felony vera e propria.

Come vedete, il ragionamento del procuratore è talmente contorto che ho fatto persino fatica a spiegarlo. (Fra l'altro, ci vorrebbe davvero poco per capovolgere l'accusa: se io fossi l'avvocato di Trump, sosterrei che lui ha pagato la Daniels proprio per NON influenzare il risultato elettorale).

In ogni caso, il tutto è rimandato a dicembre, quando ci sarà la prossima udienza. Ma nel frattempo gli avvocati di Trump cercheranno di far annullare la causa per mancanza di sostanza.

In un mondo normale, un giudice normale prenderebbe le accuse del procuratore e le getterebbe nel cestino. Ma l’America del Deep State è di tutto meno che un mondo normale, per cui da adesso a fine anno possiamo davvero aspettarci di tutto.

Massimo Mazzucco
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I DOCUMENTI SEGRETI DEL PENTAGONO

Da giorni si discute dei documenti segreti del Pentagono, che qualcuno avrebbe trafugato e messo online, scatenando un putiferio a livello internazionale. Dico “avrebbe”, perchè non si può escludere del tutto che si tratti di una operazione di disinformazione, operata dal Pentagono stesso.

Ma tutti gli indizi tendono a suggerire che i documenti siano reali, e che il loro rilascio abbia decisamente infastidito i vertici di Washington. Due sono infatti gli elementi che sono emersi, e che imbarazzano chiaramente gli americani. Il primo è il fatto –non certamente nuovo - che il Pentagono sia stato beccato a spiare i suoi diretti alleati. In particolare, sono emersi i dettagli di una conversazione fra militari sudcoreani, che discutevano su come far arrivare armi all’Ucraina senza violare l’articolo della loro costituzione, che gli proibisce di inviare armi ai paesi in guerra (la soluzione, in questo caso, sarebbe stata trovata vendendo le armi alla Polonia).

Un’altra intercettazione riguarda Israele: secondo la C.I.A., sarebbero stati elementi stessi del Mossad ad aizzare le proteste di piazza contro Netanyahu. Anche questa rivelazione non può certo fare piacere ai servizi israeliani, abituati a spiare e non a essere spiati.

Il secondo elemento di imbarazzo che emerge dai documenti, è la scarsa fiducia che i vertici di Washington sembrano nutrire sulla capacità di tenuta degli ucraini. Secondo i documenti trapelati, la capacità di difesa degli ucraini è agli sgoccioli, e non sembra che siano in grado di mettere insieme una controffensiva efficace per recuperare il terreno perduto in Donbass.

Questo naturalmente ha fatto innervosire gli ucraini, al punto che Blinken ha dovuto intervenire, rassicurandoli che “il supporto degli Stati Uniti per l’Ucraina rimane pieno e totale”.

Dai documenti trapelati infine si rivela che Washington sia convinta che nemmeno la Russia abbia la forza di concludere la propria “operazione speciale” nel corso del 2023, e che quindi questa guerra sia destinata a trascinarsi almeno fino all’anno prossimo.

Insomma, tanto rumore per nulla: i documenti rivelano semplicemente ciò che tutti già sapevano, ovvero a) che gli Stati Uniti non hanno mai avuto remore a spiare i propri alleati, e b) che gli Stati Uniti stanno combattendo la loro personalissima guerra contro la Russia “fino all’ultimo ucraino”.

In tutto questo, l’unico che sembra non avere una visione chiara della situazione sembra proprio Zelensky, il quale continua a ripetere che “andremo avanti fino alla vittoria finale”. O forse lo ripete semplicemente perché è l’unica cosa che gli permettono di dire.

Massimo Mazzucco
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L’ULTIMA PROVOCAZIONE DELLA NATO

Quella che segue è una lista di eventi storici (*) che ripercorre tutti i passaggi più importanti che riguardano la possibile entrata nella NATO dell’Ucraina, dal 2014 ad oggi. Entrata che i russi hanno sempre detto di non poter tollerare, per motivi che non è nemmeno necessario spiegare.

2014 – Non appena diventato primo ministro (dopo il colpo di stato di Maidan), Arseniy Yatsenyuk viene ricevuto alla Casa Bianca, e si premura di far sapere al mondo da che parte starà la nuova Ucraina: “Probabilmente nei prossimi 7-10 giorni l'Ucraina firmerà la parte politica dell'accordo di associazione con l'Unione Europea. E vogliamo dire molto chiaramente che l'Ucraina è e sarà parte del mondo occidentale”.

Dopodichè Yatsenjuk invita la NATO a venirlo a trovare a Kiev, e chiede apertamente aiuti e armamenti per supportare il nuovo governo: “Ho esteso un invito al Consiglio Nord-Atlantico per visitare Kiev, e sarà splendido se ci incontreremo a Kiev. Noi crediamo che sia necessario aumentare la nostra cooperazione, e sarebbe bello se potessimo avere qualche forma di aiuto addizionale, supporto tecnico, supporto umanitario, per migliorare il sistema di difesa ucraino, a livello tecnico. Questo ci aiuterebbe a stabilizzare la situazione e a mantenere pace e stabilità nella regione.”

Il 29 agosto 2014 Yatsenyuk annuncia che l’Ucraina chiederà ufficialmente di entrare nella NATO.

Il 21 novembre 2014 la coalizione di governo ucraina annuncia che la NATO è la loro priorità.

Il 23 dicembre 2014, il parlamento di Kiev mette fine allo stato di non-allineamento dell’Ucraina, condizione necessaria per iniziare il processo di ammissione alla NATO.

Nel marzo 2015, il presidente Poroshenko approva un piano di esercitazioni militari multilaterali con la NATO. Fra queste, l’operazione “Guardiano Impavido”, con duemiladuecento soldati di cui 1000 americani, l’operazione “Brezza di mare”, con mille militari americani e 500 della NATO, e l’operazione “Tridente rapido”, con 500 militari americani e 600 della NATO. L’11 di aprile 2015 arriva in Ucraina il primo convoglio militare della NATO, per l’operazione “Guardiano Impavido”, partito da Vicenza.

Nell’aprile 2016 Joe Biden (allora vice di Obama) promette a Poroshenko 335 milioni di dollari in aiuti “per la sicurezza”. Questi andranno ad aggiungersi ad un terzo prestito da un miliardo di dollari.

Nel giugno 2017 la Rada, il parlamento di Kiev, vota una legge che ristabilisce l’ingresso nella NATO come priorità per la politica estera ucraina. La legge è firmata dal presidente della Camera Andrij Parubij, che è stato il cofondatore del partito neonazista Svoboda. Parubij è stato indagato per la strage di Odessa, ed ha pubblicamente lodato Hitler in televisione, dicendo che è stata la più grande persona a praticare la democrazia diretta. Questo era il presidente del parlamento Ucraino sotto Poroshenko.

Nel luglio 2017 Poroshenko incontra il segretario della nato Stoltemberg e chiede ufficialmente che venga iniziato il percorso di ammissione alla NATO.

Nel settembre 2018 Poroshenko chiede al parlamento di emendare la costituzione, in modo da rendere più facile l’ingresso dell’Ucraina nella NATO.

Il 7 Febbraio 2019 il parlamento approva i cambiamenti richiesti alla costituzione e conferma il percorso dell’Ucraina verso l’Unione Europea e la NATO, con un totale di 334 voti a favore su 385.

Il 21 febbraio 2019 entra ufficialmente in vigore in Ucraina la modifica della Costituzione che prevede l’ingresso nell’UE e nella NATO.

Nel maggio 2019 Zelensky vince le elezioni e prende il posto di Poroshenko. Appena eletto, Zelensky vola a Bruxelles e incontra Stoltemberg, segretario della NATO.

Nel giugno 2020, la NATO concede all’Ucraina lo status di “partner con accresciute opportunità”.

Nel settembre 2020, il presidente Zelensky approva la nuova strategia di sicurezza nazionale, che prevede lo sviluppo della speciale partnership con la NATO, allo scopo di diventarne membro.
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