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"SCRICCIOLO D’UOMO, POTRAI ALLATTARE AL PETTO” (MA NON AL SENO)
Avete presenta la scenetta “Pdor, figlio di Kmer” di Aldo Giovanni e Giacomo? Quando alla fine Pdor dice a Giacomo “Tu, scricciolo d’uomo, partorirai con dolore”, e Giacomo risponde: “Non è tanto il dolore del parto, è l’accoppiamento che mi preoccupa!”
Ecco, a questa geniale scenetta da oggi possiamo aggiungere che anche gli uomini in futuro potranno allattare. Il problema è che questa non è più una scenetta comica, ma una triste realtà dell’epoca woke in cui stiamo vivendo.
Il CDC americano infatti ha appena pubblicato una pagina, intitolata “considerazioni di uguaglianza sanitaria”, dove difende il diritto di tutti ad una sanità senza discriminazioni.
E fra questi diritti, ovviamente, c’è anche quello di allattare. Per chiunque, uomini, donne, trans, e tutte le sfumature intermedie.
Dalla pagina del CDC leggiamo: “Persone transessuali o di genere non-binario [nonbinary-gendered individuals] possono avere figli e allattare al petto” [chestfeed].
E poi specifica che “L’identità o espressione di genere degli individui transessuali è diversa dal sesso alla nascita. L’identità o espressione di genere degli individui di genere non-binario non ricade con precisione nella definizione di uomo nè di donna.”
In ogni caso, secondo il CDC, TUTTI possono allattare. In una pagina dedicata a questo problema, il CDC pone la domanda: “I genitori transessuali che hanno subito una operazione al seno possono allattare o nutrire al seno i loro bambini? [Can transgender parents who have had breast surgery breastfeed or chestfeed their infants?]
La risposta è: “Sì. Alcuni genitori transessuali che hanno subito una operazione al seno possono desiderare di allattare i propri bambini. Gli operatori sanitari che lavorano con queste famiglie debbono tenere presente che costoro possono avere bisogno di aiuto per:
- Massimizzare la produzione di latte.
- Integrarla con latte di donatore umano pastorizzato.
- Utilizzare medicinali per indurre la lattazione o evitare medicinali che la inibiscano.
- Sopprimere la lattazione (per coloro che non vogliono allattare)
- Trovare supporto adeguato per il controllo della lattazione, supporto di gruppo e/o supporto emotivo.
Naturalmente, gli eventuali rischi per la salute del bambino, dovuti a questi rituali da macumba africana, non vengono nemmeno presi in considerazione. L’importante è portare a casa a qualunque costo l’agenda della “società aperta” di Soros e dei suoi sodali, dove tutto si confonde e nulla ha più valore.
Anche a costo di andare contro le più profonde, eterne, sacrosante ed immutabili leggi della Natura.
Massimo Mazzucco
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BENVENUTI NEL MONDO SENZA CONTANTE

In molte filiali in Australia, la Commonwealth Bank ha deciso di abolire prelievi e depositi in contante. Queste filiali di CommBank sono quindi diventate “senza contanti”. All'inizio di quest'anno, anche ANZ (Australia and New Zealand Banking Group) ha dichiarato di aver eliminato gradualmente il contante. Prelevare il proprio denaro sta diventando sempre più difficile in Australia.

La Commonwealth Bank ha aperto una serie di filiali "senza contanti", con clienti che non possono più accedere al proprio denaro in contanti. Le transazioni in contanti allo sportello non sono disponibili presso queste filiali, incluso Commonwealth Bank Place, che si trova nel centro di Sydney. Stessa situazione a Brisbane e Melbourne. Queste filiali senza contanti sono chiamate “centri specializzati”.

Depositi e prelievi possono ancora essere effettuati tramite bancomat in loco, ma per coloro che non hanno la carta di credito a portata di mano, le cose si fanno molto più difficili. Sono disponibili prelievi "contanti senza carta" fino a $ 500 al giorno, utilizzando l'app CommBank, ma per coloro che hanno bisogno di più fondi o non hanno il telefono con sé, i loro contanti non sono accessibili.

A marzo anche il gruppo bancario Australia and New Zealand Banking Group ha annunciato che stava tagliando alcuni dei suoi servizi, e che alcune filiali non avrebbero più avuto liquidità. Al momento non ha rivelato quali rami sarebbero stati colpiti, ma ha insistito sul fatto che sarebbe stato solo un "piccolo numero".

In un comunicato, ANZ ha affermato di mantenere la sua decisione "senza contanti" e ha chiarito quali filiali sono interessate: "Alcune filiali ANZ non gestiscono più contanti allo sportello, ma continuano ad avere contanti disponibili tramite i nostri bancomat intelligenti in loco".

Questo predominio del digital banking fa temere che la società sia diventata troppo dipendente da sistemi potenzialmente vulnerabili. In effetti, i clienti della Commonwealth Bank sono rimasti paralizzati dopo che l'app della banca si è bloccata, all'inizio di questo mese, impedendo loro di accedere ai propri conti, trasferire fondi online o utilizzare le proprie carte per effettuare acquisti.

L'interruzione ha scatenato una raffica di chiamate furibonde e post sui social media da parte di clienti preoccupati, che volevano sapere perché non potevano utilizzare i servizi della banca, compresi alcuni bancomat. In conclusione, gli esperti hanno sostenuto che l'episodio preoccupante del Commonwealth Banking è uno scorcio di ciò che potrà andare storto quando le persone si affideranno troppo all'online banking, invece di tenere contanti a portata di mano.

L'esperto di sicurezza informatica Ben Britton, che lavora come responsabile della sicurezza delle informazioni, ha dichiarato al Daily Mail Australia che eventi come questi hanno messo in luce le vulnerabilità dell'eccessiva dipendenza dai pagamenti digitali: "Se non c'è Internet, non ci sono transazioni, non c'è accesso ai tuoi soldi", ha dichiarato.

“Se hai i tuoi soldi in mano o in tasca – prosegue Britton- può anche mancare l’elettricità, ma sarai comunque in grado di effettuare pagamenti alle persone. L'enorme debolezza del sistema invece è che dipende da Internet, dalla sicurezza di Internet e dalla sicurezza dei singoli dispositivi. Mentre nessuno potrà mai accedere da remoto al vostro denaro in tasca. »

Il “tutto digitale” consente un maggiore controllo della società da parte di banche e governi.

Ben Britton sottolinea anche le possibilità esponenziali del crimine informatico. Secondo lui, molti criminali hanno smesso di vendere droga, dedicandosi invece alla frode online, in quanto è molto più redditizia ed è molto meno probabile venire scoperti, poiché le transazioni online hanno aperto nuove frontiere per i criminali, in termini di quante persone si possono andare a colpire e delle enormi quantità di denaro che si possono rubare:
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“Se guardi un'organizzazione criminale informatica o individui che sono criminali informatici, che vogliano derubare a un gran numero di persone, possono rubare milioni di dollari da decine di migliaia di persone in un giorno. Non sarebbe possibile andare a farlo per strada, privando i cittadini dei loro soldi. Il vecchio sistema, monete fisiche e contanti, ha funzionato per migliaia di anni. Ha sicuramente i suoi problemi, ma sappiamo quali sono, mentre se guardi al mondo digitale ci sono tantissimi problemi sconosciuti che non abbiamo ancora affrontato. »

Un altro svantaggio di una società senza contanti è la mancanza di privacy. Ogni volta che paghi qualcosa in modo digitale, lasci un'impronta digitale che può essere monitorata da banche e governi.

Ecco perché, nonostante i pericoli del ”tutto digitale, c'è una chiara volontà politica da parte dei globalisti di far sparire il contante, cosa che faciliterà la società di controllo voluta dagli inquilini di Davos.

Francesca de Villasmondo
https://www.medias-presse.info/commonwealth-bank-supprime-especes/178588/
Traduzione di Massimo Mazzucco
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AVVISO: Scusate se mi ripeto, ma continuano ad arrivarmi segnalazioni di gente che non lo sa: c'è un profilo FB fake, con il mio nome e la mia foto, che vi dice che avete vinto un concorso. Nel frattempo cerca di rubarvi i dati sensibili. NON SONO IO, NON FACCIO CONCORSI E NON OFFRO SOLDI A NESSUNO. Denunciate quella pagina come fake, e vediamo se riusciamo a farla chiudere una volta per tutte. Grazie.
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COSA SUCCEDE IN NIGER?
Per ora il colpo di stato in Niger ha interessato il nostro sistema mediatico solo in modo parziale, come se fosse un evento secondario. Ma la situazione rischia di diventare di primaria importanza, visto che sullo sfondo si sta disegnando uno scontro indiretto fra potenze occidentali da un lato, e Russia dall’altro.
I colpi di stato in Africa sono quasi all’ordine del giorno, ma di solito si tratta di dispute interne per il potere fra fazioni rivali. In questo caso invece sembra evidente la matrice “macropolitica”, con una Russia chiaramente ben disposta ad aiutare il Niger ad uscire dal dominio colonialista franco-americano. (Ricordiamo che il Niger produce il 7% dell’uranio nel mondo).
Ufficialmente, la Russia ha dichiarato che si tratta di una faccenda interna del Niger, e che loro “non si immischiano mai in questioni interne degli altri paesi”.
Ma è evidente il fastidio che questo colpo di stato ha provocato negli ambienti franco-americani: il ministro degli esteri francese ha dichiarato che “Il [deposto] presidente Bazoum è l’unico leader del paese”, e che “la Francia non riconosce la nuova autorità del golpista Tchiani”. La Francia “riafferma anche nei termini più vigorosi le richieste della comunità internazionale affinchè venga ripristinato al più presto l’ordine costituzionale in Niger”.
La famosa “comunità internazionale”, senza volto e senza nome, che presume di poter intervenire ovunque voglia nel mondo.
Nel frattempo il ministro degli esteri americano Blinken ha richiesto “l’immediato rilascio del presidente” deposto, mentre l’unione Africana Ecowas, l’Unione Europea e le Nazioni Unite hanno duramente condannato il colpo di stato.
(Curioso, quando il colpo di stato lo fece Pinochet in Cile nessuno ebbe da ridire).
Gli americani inoltre definiscono il Niger “strategicamente importante per la lotta al terrorismo islamico nel Sahel”. Che, tradotto, significa: “I terroristi di quella zona li controlliamo noi, e non vogliamo interferenze”.
E’ quindi chiaro che la partita è molto più ampia, e riguarda i nuovi equilibri geopolitici in Africa. Ricordiamo che il Niger va ora ad affiancarsi a Mali e Burkina-Faso, che già sono usciti dall’ombrello occidentale e si stanno avvicinando pericolosamente all’orbita BRICS.
Gli yankees staranno a guardare?
Massimo Mazzucco
(tutti i link su luogocomune)
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LA CINA CI SCRIVE

Non capita tutti i giorni che il Global Times – l’organo di stampa del governo cinese – dedichi un articolo in homepage all’Italia. E purtoppo il titolo era tutt’altro che incoraggiante:

“Non permettete che l’abbandono del BRI possa diventare per l’Italia un motivo di pentimento” . (BRI sta per “Belt and Road Initiative”, cioè l’accordo commerciale italo-cinese, da noi soprannominato “Via della seta”).

L’articolo cinese critica le recenti dichiarazioni del ministro Crosetto, che si è detto contrario all’accordo in un’intervista al Corriere della Sera. Come scrive Giorgio Bianchi : “Non si e' fatta attendere la risposta cinese alle dichiarazioni offensive fatte da Crosetto nell'intervista al Corriere. Il Ministro della Difesa, avventurandosi in un campo che non conosce e non gli compete, quello dell'economia e del commercio, aveva definito l'adesione dell'Italia alla Via della Seta una decisione "improvvisata e scellerata" e aveva snocciolato una serie di falsita' sulla mancanza di benefici per l'Italia.”

Nell’articolo, il Global Times smentisce apertamente i dati dichiarati da Crosetto:

“Crosetto ha affermato che la BRI ha moltiplicato le esportazioni cinesi verso l'Italia, ma non ha avuto lo stesso effetto sulle esportazioni italiane verso la Cina. Ma in realtà, per più di quattro anni, il volume degli scambi bilaterali tra Cina e Italia ha ripetutamente raggiunto nuovi massimi. Dal 2019 al 2022 è aumentato di quasi il 42% in controtendenza. L'anno scorso ha raggiunto quasi 78 miliardi di dollari. Dal 2019 al 2021 le esportazioni italiane verso la Cina sono aumentate del 42%. Nei primi cinque mesi di quest'anno, le esportazioni italiane verso la Cina sono aumentate significativamente del 58%. Queste cifre riflettono inconfutabilmente il forte effetto della BRI, che non è affatto quello che ha detto Crosetto.”

Dopodichè il Global Times va dritto al punto, ovvero la situazione di sudditanza dell’Italia rispetto agli USA:

“Anche la tempistica della retorica di Crosetto è dubbia, e dietro ovviamente ci sono gli Stati Uniti. … Dopo l'incontro con il presidente Usa Joe Biden, la Meloni ha detto che il governo italiano prenderà una decisione sulla Bri entro dicembre, sottolineando di "mantenere aperto un dialogo costruttivo con Pechino" e rivelando la volontà di visitare la Cina. Ciò riflette anche l'attuale dilemma dell'Italia: vuole il riconoscimento politico di Washington, ma non è disposta a rinunciare alla cooperazione economica con la Cina, e non vuole sceglierne solo una. È chiaro chi è responsabile della difficile situazione attuale dell'Italia. Da quando l’Italia ha deciso di aderire alla BRI, nel 2019, gli Stati Uniti hanno esercitato una forte pressione su di essa e hanno quasi etichettato l'Italia come un "traditore dell'Occidente". A quel tempo, il New York Times descrisse addirittura l'Italia come un "cavallo di Troia" del mondo occidentale, "che consente all'espansione economica - e potenzialmente militare e politica - della Cina di raggiungere il cuore dell'Europa". Dopo il cambio di governo italiano, Washington ha visto un'opportunità e ha intensificato le pressioni su di essa. Poco prima della visita di Meloni negli Stati Uniti, John Kirby, direttore delle comunicazioni strategiche del Consiglio di sicurezza nazionale, ha pubblicamente "istruito" l'Italia sulla "mancanza di ricompensa per le partnership economiche con la Cina" e ha detto che "abbiamo creato un'alternativa".

Il Global Times conclude dandoci dei “suggerimenti amichevoli”:
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“Essendo l'unico paese del G7 che ha firmato il Memorandum sulla BRI, la priorità dell'Italia nelle relazioni estere della Cina e lo stato delle relazioni Cina-Italia nelle relazioni Cina-UE sono stati notevolmente migliorati, con molti effetti positivi diretti e indiretti. Inoltre pone l'Italia in una posizione unica e vantaggiosa per collegare l'Oriente e l'Occidente. Se guardiamo solo da un punto di vista pragmatico e puramente dagli interessi nazionali dell'Italia, l'adesione alla BRI è senza dubbio vantaggiosa. Ma se si mescola con la geopolitica e la pressione e la coercizione degli Stati Uniti, le cose si complicheranno. Ci auguriamo che l'Italia possa prendere una decisione razionale senza interferenze esterne. Questo è il momento di mettere alla prova la saggezza politica e l'autonomia diplomatica dell'Italia.”

Parole sante. Ma di quale “saggezza politica e autonomia diplomatica” stiamo parlando?

Massimo Mazzucco

https://www.globaltimes.cn/page/202308/1295423.shtml
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HOLLYWOOD: LA GUERRA DEI MONDI

Quello che sta succedendo a Hollywood è molto di più di uno sciopero sindacale. Nella mecca del cinema si sta combattendo la prima, grande battaglia fra gli esseri umani e l’intelligenza artificiale. Gli scioperi in corso in realtà sono due : quello degli attori professionisti (SAG, o Screen Actors Guild) e quello degli sceneggiatori professionisti (WGA, Writers Guild of America). Le motivazioni sono diverse, ma il nemico è lo stesso: la AMPTP (Alliance of Motion Picture and Television Producers), ovvero i grandi studios di Hollywood, che stanno puntando tutto sull’intelligenza artificiale, per ridurre drasticamente i loro costi di produzione. (Leggi l’articolo completo, con tutti i link, su www.luogocomune.net)
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Media is too big
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Silvana De Mari a ruota libera sui vaccini
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Ricerca scientifica:
“Spikeopatia: la proteina Spike del vaccino è patogena.”
Articolo e link su luogocomune.net
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Caso Kennedy: prima o poi qualcuno HA parlato
Ricordate il famoso ritornello dei debunkers, rispetto a tutte le grandi cospirazioni della storia? “Se davvero ci fossa stata una cospirazione così grande – dicono sempre tutti in coro – prima o poi qualcuno, magari in punto di morte, avrebbe parlato”. Il problema (per i debunkers) nasce quando qualcuno, magari appunto prima di morire, decide finalmente di liberarsi di quel fardello di verità che si era portato dentro per così tanti anni. E’ il caso di Paul Landis, che all’epoca dei fatti era un agente dei servizi segreti, incaricato di proteggere la First Lady, Jaqueline Kennedy. (Su luogocomune.net l’articolo completo, con link e fotografie).
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MELONI: UNA SOLUZIONE C’E’

Quello che sta succedendo in questi giorni sul fronte immigrazione è inaccettabile. Che ci sia o meno dietro la regia del PD – come sostiene Salvini – è evidente il disegno di mettere l’Italia in difficoltà quando c’è un governo di destra.

Inoltre, lo schiaffo palese di Germania e Francia, che chiudono le frontiere invece di aiutarci, sommato alle parole derisorie della Von der Leyen, che ci racconta che “stiamo tutti lavorando per una soluzione comune”, dimostrano una volta per tutte che il termine “Unione Europea” è solo una formula di comodo, che serve a controllare economicamente le varie nazioni. Ma di “unione” in questa formula c’è ben poco.

Io, come italiano, mi sento profondamente preso in giro dall’attuale situazione, e non credo di essere l’unico.

A questo punto, se io fossi Giorgia Meloni, andrei al parlamento europeo e molto semplicemente direi: “Signori, o ci aiutate seriamente, a partire da oggi stesso, a risolvere il problema con una distribuzione condivisa da tutti, oppure sarò costretta a chiedere agli italiani se vogliono restare ancora nell’Unione Europea, visto che a noi da questa “unione” non sembrano arrivare aiuti di alcun tipo. O arrivano risposte concrete nell’arco di un tempo breve, oppure in Italia faremo un referendum per decidere se restare o meno nell’unione. Fateci sapere.”

Punto. Non c’è molto altro da dire.

Chissà se Giorgia Meloni saprà ritrovare un pò di quell’orgoglio nazionale che sbandierava con tanta prosopopea quando stava all’opposizione.

Massimo Mazzucco
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