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MANDATO DI ARRESTO PER NETANYAHU

Karim Khan non si è piegato. Nonostante le minacce dei senatori USA di ritorsioni contro di lui, il Procuratore Generale della Corte Criminale Internazionale ha chiesto di emettere un mandato di arresto per Benjamin Netanyahu e Yoav Gallant, per "crimini di guerra e crimini contro l'umanità" commessi a Gaza dall'8 ottobre in poi.

Netanyahu naturalmente se ne fotte (ha ben altri problemi, lui), e ha detto “noi andremo avanti fino in fondo”. Ma la cosa più divertente è che Netanyahu si è offeso moltissimo perchè insieme a lui la Corte dell’Aja ha incriminato anche il leader di Hamas, Yahya Sinwar, “per crimini contro l’umanità commessi in Israele il 7 ottobre”.

Netanyahu infatti non ci sta ad essere messo sullo stesso piano del leader palestinese, e ha definito “scandalosa” questa decisione, “che equipara vittima e carnefice” (nel caso non fosse chiaro, la vittima è lui, Netanyahu, e il carnefice è il palestinese). Nè poteva mancare il classico ricorso alla frase “lei offende i morti”, che è stato utilizzato in modo roboante dal ministro degli Esteri israeliano Katz, quando ha detto : "La scandalosa decisione del Procuratore Generale della Corte penale dell'Aja è un attacco frontale e senza riserve contro le vittime del 7 ottobre e i nostri 128 rapiti a Gaza".

Questi sionisti sono davvero curiosi: quando l’ONU emette risoluzioni contro il massacro di Gaza, loro si lamentano “perchè non viene citato anche il massacro del 7 ottobre da parte di Hamas”. Se invece citi anche Hamas, e condanni tutti e due, allora si offendono perchè li metti sullo stesso piano dei terroristi arabi.

Ma che andassero tutti …. (copyright M.M.)
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MENTANA PROPALA LE BUGIE DI ISRAELE

Riguardo a Israele, la notizia-bomba di ieri è stata un video “rilasciato con il consenso dei familiari” di un gruppo di soldatesse israeliane rapite dai guerriglieri di Hamas il 7 ottobre. Nel video, secondo la traduzione che compare nei sottotitoli, uno dei soldati di Hamas avrebbe detto “questa non è una prigioniera, questa va stuprata”.

Anche il TG di Mentana ha rilanciato il video https://tg.la7.it/repliche-tgla7?id=543898 (intorno al minuto 18), e mentre scorrono le immagini, la commentatrice Silvia Brasca dice: “Per gli uomini di Hamas c’è anche il tempo per una preghiera. Poi i primi accenni dell’incubo delle violenze sessuali: ‘qui ci sono ragazze che possono rimanere incinta, sei così bella’.” (Notiamo come Brasca non abbia citato la frase specifica riportata più sopra, ma abbia parlato comunque di “primi accenni dell’incubo delle violenze sessuali”. Come se appunto, dopo, queste fossero accadute).

Il problema è che la notizia è completamente falsa. Nessun guerrigliero ripreso nel video ha mai parlato di stupri o violenze sessuali, nè imminenti nè programmati.

Lo ha confermato la Reuters, che in un raro caso di fact-checking https://www.reuters.com/fact-check/video-captured-woman-mistranslates-captor-threatening-rape-2023-11-08/ onesto e rigoroso, ha rivelato come la frase sullo stupro fosse un semplice “errore di traduzione dall’arabo all’inglese”. (Come è noto, gli israeliani non conoscono minimamente nè l’arabo nè l’inglese, e quindi fanno spesso “errori” di questo genere).

Dall’articolo della Reuters leggiamo: “I sottotitoli, tuttavia, non rappresentano le osservazioni fatte in arabo. In nessun momento nel video viene menzionato lo stupro, secondo una traduzione Reuters dell'audio arabo del video, né nessuno degli uomini dice che la donna verrà violentata. Nel video, un uomo dice: “No, no, è una donna prigioniera, lasciatela, lasciatela, è una donna prigioniera. Riprendila, riprendila, è una donna prigioniera. Torna a casa tua!" Usa il termine arabo “sabia”, che si traduce in “prigioniera” o “prigioniera di guerra”. “

Nel frattempo, naturalmente, la notizia dei “guerriglieri stupratori” ha fatto il giro del mondo. Sarebbe quindi doveroso che Mentana, questa sera, mandasse la smentita della Reuters, con la stessa visibilità che ha dato ieri sera alla notizia dei presunti stupri. Chissà se il nostro fact-checker nazionale farà, una volta tanto, il fact-checker di sè stesso?

Se volete scrivergli, per ricordargli come si fa il buon giornalismo, questi sono gli indirizzi da usare: direzionetg@la7.it, ufficiostampa@la7.it, Info@la7.it

Massimo Mazzucco
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HO COMMESSO UN ERRORE

Chiedo scusa, nell’articolo di oggi ho commesso un errore. Mentre il video delle soldatesse israeliane è stato rilasciato ieri, la smentita della Reuters si riferisce ad una situazione precedente, risalente allo scorso novembre (la data dell’articolo è 8-11-23).

Abbiamo quindi una situazione simile a quella descritta oggi (con un “errore di traduzione” relativo ai presunti “stupri” da parte di Hamas), ma la smentita non si riferisce al caso odierno.

Resta ovviamente il problema della “interpretazione” data dal TG7 nel servizio di ieri, quando hanno parlato di “primi accenni dell’incubo delle violenze sessuali” senza che ne esista la minima prova.
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MENTIRE AL MONDO, MENTIRE A SÈ STESSI

Una delle più stupefacenti capacità dell’uomo è quella di mentire a sè stesso.

Gli esseri umani imparano fin da piccoli che dire una bugia è spesso una scorciatoia per evitare punizioni o giudizi negativi. Quello che invece i bambini non imparano, da piccoli, è mentire a sè stessi. Non ne hanno bisogno. Se hai rubato la cioccolata, è sufficiente dire alla mamma che “non sei stato tu”, ma non hai alcun bisogno di mentire a te stesso per giustificare la tua azione: tu sai che l’hai rubata, e ti sta bene così (anzi, ti senti persino furbo, per averla sfangata).

Questo accade perchè il bambino non ha dei principi morali a cui deve rispondere. Lui ha solo voglia di cioccolata, e se riesce a soddisfare quella voglia evitando le punizioni, lui è a posto così.

Solo più avanti nell’età, quando cominci ad acquisire anche dei valori morali, cominci a provare dei conflitti interni per le azioni negative che compi. Ed è a quel punto che scatta la necessità, a volte, di mentire a sè stessi.

Se compi una azione moralmente scorretta, e non vuoi ammettere di aver violato i tuoi standard morali, racconti a te stesso una bugia qualunque, e così ti tranquillizzi interiormente. Ho rubato i soldi a un mio amico? “Si vabbè, ma tanto lui è ricco e non ne aveva bisogno”. Basta quella piccola bugia interiore, raccontata a te stesso, e di colpo non devi confrontarti con i tuoi standard morali.

Ho preso questa lunga rincorsa perchè sto cercando in qualche modo di spiegarmi come possano i sionisti agire nel modo in cui agiscono contro i palestinesi. Li massacrano impunemente da 80 anni, in modo cinico e sistematico, ma sembrano sempre avere una giustificazione valida per farlo.

Ce l’avevano nel ’48, quando programmarono in modo scientifico le uccisioni e la rimozione di 700.000 palestinesi dalle loro case (“questa è la nostra terra, Dio ce l’ha data e loro se ne devono andare”), e ce l’hanno oggi, quando uccidono decine di migliaia di civili e radono al suolo intere città palestinesi nella Striscia di Gaza (“Loro ci hanno attaccato il 7 di ottobre, quindi noi abbiamo il diritto di sterminarli senza pietà”).

Mi pongo questa domanda perchè ritengo umanamente impossibile compiere le azioni che compiono i sionisti, senza provare alcun senso di colpa.

Ma davvero è sufficiente convincersi che “siccome nel mio libro sacro ci sono scritte certe cose, io posso fare quello che voglio”? E’ davvero sufficiente pensare che “siccome noi abbiamo avuto l’Olocausto, ora siamo in credito con la storia per secoli a venire”? E’ davvero sufficiente convincersi che “tanto questi sono solo scafarafaggi, non sono esseri umani”, per massacrare sistematicamente e impunemente decine di migliaia di persone alla volta?

Come fanno i sionisti ad andare a dormire tranquilli alla sera? Come cazzo fanno?

Massimo Mazzucco
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MESSAGGIO DA PARTE DI MARGHERITA FURLAN:

YOUTUBE CENSURA LA CASA DEL SOLE TV ANCORA UNA VOLTA
Da oggi e per i prossimi 7 giorni, fino al 5 giugno, ci trovate qui:
https://www.youtube.com/@CasaDelSoleTVDelSapere
Iscrivetevi al canale e passate parola! Grazie.
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A proposito di elezioni e democrazia, ripropongo questo video realizzato tre anni fa. https://www.youtube.com/watch?v=uHzfsjxNZAY
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DONALD TRUMP E IL FUTURO DEI PALESTINESI
Se Trump venisse eletto presidente, i palestinesi rischiano di vedere la Cisgiordania annessa definitivamente ad Israele. Articolo su luogocomune.net
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DONALD TRUMP E IL FUTURO DEI PALESTINESI

Una vittoria di Donald Trump alle elezioni di novembre rappresenterebbe di sicuro un forte cambiamento nella situazione geopolitica mondiale, con una probabile riduzione del supporto americano per la guerra in Ucraina - e per tutte le guerre in generale. Nella scorsa presidenza (2016-2020) Trump ha dimostrato di non essere un guerrafondaio al servizio del Deep State, e nulla fa pensare che dovrebbe comportarsi in modo diverso nella nuova presidenza.

Ma c’è qualcuno che rischia di pagare a carissimo prezzo questa nuova, eventuale presidenza di Donald Trump, ed è il popolo palestinese.

Pare infatti che Donald Trump sia disponibile ad appoggiare la definitiva annessione della Cisgiordania allo Stato di Israele.

CHI SONO GLI ADELSON

Come riporta la testata ebraica “Forward”, la miliardaria Miriam Adelson è pronta a finanziare generosamente la campagna elettorale di Donald Trump.

Miriam Adelson è la vedova di Sheldon Adelson, il magnate ebreo dei casinò che nel 2016 fu il maggior contribuente alla campagna elettorale di Donald Trump. Sheldon Adelson era anche uno dei più entusiasti sostenitori del trasferimento della capitale d’Israele da Tel Aviv a Gerusalemme. E curiosamente, un anno dopo la sua elezione, Donald Trump riconobbe Gerusalemme come nuova capitale di Israele. Sheldon Adelson compariva raggiante, in prima fila, durante le celebrazioni dell’evento.

Nel corso della sua presidenza, Trump si è anche ricordato di conferire alla moglie Miriam la Medaglia Presidenziale alla Libertà nel 2018 (vedi foto del titolo).

Ora la situazione sembra ripetersi, ma la posta in gioco è molto più alta: Sheldon Adelson non c’è più, ma la vedova – che è una convinta sostenitrice dell’annessione della Cisgiordania allo Stato di Israele - è pronta a finanziare la campagna elettorale di Trump con una donazione di 100 milioni di dollari. Si presume che prima di staccare quell’assegno voglia assicurarsi che Trump sia favorevole ad appoggiare il piano di annessione della Cisgiordania.

Ma la Adelson non dovrebbe trovare grossi ostacoli nel candidato repubblicano, visto che già nel piano di pace messo a punto da Trump nel 2020 si prevedeva l’annessione di una parte dei territori occupati (le famose “colonie ebraiche” in Cisgiordania, che al momento sono considerate illegali a livello internazionale).

Sionista dichiarata, in una intervista al New York Magazine la Adelson – che è l’ottava donna più ricca al mondo, e la più ricca di Israele – ha definito la questione della Cisgiordania come “unfinished business”, ovvero “lavoro da completare”.

Vedremo quindi il facchino Trump all’opera – se vincerà le elezioni – e vedremo quali acrobazie verbali riuscirà ad inventarsi per giustificare questo definitivo tradimento del popolo e della storia palestinesi.

Massimo Mazzucco
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ISRAELE NON VUOLE SAPERE

In Israele hanno deciso che è meglio non guardare sotto il tappeto.

Dopo lunghe contestazioni, la suprema Corte di Giustiza di Israele ha ordinato al supervisore nazionale (una specie di commissario d’inchiesta), Matanyahu Englman, “di sospendere qualunque aspetto della sua indagine sui fallimenti relativi agli attacchi di Hamas del 7 ottobre che riguardano l’IDF e lo Shin Bet, l’agenzia di intelligence nazionale”.

In altre parole, Israele non vuole sapere come abbia potuto Hamas attraversare così facilmente le barriere che circondano Gaza, arrivando indisturbati fino ai kibbutz indifesi, senza incontrare alcuna resistenza da parte dell’esercito israeliano.

Come tutti sanno infatti, se c’è una zona iperprotetta e impenetrabile al mondo è proprio la barriera di Gaza. E se c’è un esercito al mondo che eccelle nell’utilizzo dei più sofisticati sistemi di sorveglianza esistenti, quello è certamente Israele.

La domanda resta quindi in sospeso, e di certo in questo momento non c’è una gran voglia di trovarle una risposta.

Per capire quanto sarebbe imbarazzante questa risposta, basta guardare le puerili giustificazioni che sono state addotte dall’esercito e dagli stessi servizi israeliani per voler bloccare l’inchiesta: “Questa iniziativa danneggerebbe le capacità operative dell’IDF, mentre si teme che l’indagine possa ignorare le responsabilità politiche per la devastante invasione e per i massacri”.

Come a dire “non venite da noi, sono stati quelli del governo che ci hanno obbligato ad abbassare la guardia”.

A sua volta, il capo di Stato maggiore dell’esercito, il generale Herzi Halevi, ha detto che questa indagine “potrebbe distrarre l’attenzione dei comandanti dalla battaglia, danneggerebbe le loro capacità operative di indagine, e non permetterebbe di trarre lezioni utili ai fini della guerra in corso”.

Come dicevamo, la inconsistenza delle scuse denuncia il pieno imbarazzo per quanto potrebbe emergere, a tutti i livelli, da una indagine approfondita sulle vere responsabilità del 7 ottobre.

Un pò come per l’11 settembre, ma con una differenza: per gli attentati alle Torri Gemelle gli americani sono riusciti ad imporre una narrativa nella quale “loro sapevano, ma le informazioni erano confuse e non sono riusciti a connettere i puntini”. L’hanno chiamata “incompetence theory”, e gli americani se la sono bevuta.

Israele deve invece ancora trovare il modo di spiegare alla sua popolazione come sia stato possibile subire un attacco che era in preparazione da più di un anno sotto gli occhi di tutti, e del quale tutti sapevano assolutamente tutto fin dall’inizio. Non sarà certo facile.

Massimo Mazzucco https://www.timesofisrael.com/high-court-orders-state-comptroller-to-suspend-october-7-probe-into-idf-shin-bet/
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JULIAN ASSANGE ESCE DI PRIGIONE

Julian Assange è stato liberato e sta viaggiando verso l’Australia, la sua nazione di origine. Ma dovrà fare ancora una fermata importante, alle Isole Marianne, prima di essere completamente libero. Le Marianne sono infatti un territorio americano del Pacifico, e qui Assange dovrebbe firmare con il giudice locale l’accordo patteggiato con il governo USA, che prevede la rinuncia da parte degli Stati Uniti di ulteriori persecuzioni penali contro di lui, in cambio di una sua parziale ammissione di colpa. Dopodichè gli Stati Uniti chiederanno una condanna pari o inferiore al periodo già scontato in prigione da Assange, il quale potrà ritenersi un uomo libero a tutti gli effetti.

Tutto questo ovviamente è solo il teatrino esteriore, che permetterà agli Stati Uniti di dire che “Assange ha riconosciuto di essere colpevole, e ha già espiato la sua colpa in prigione”. Ma la sostanza del problema non cambia di una virgola: Assange è stato perseguitato per quindici anni semplicemente per aver fatto il suo mestiere di giornalista. Ovvero, ha reso pubblici dei documenti che aveva ricevuto dall’analista-whistleblower Bradley Manning (oggi Chelsea Manning, dopo il cambio di sesso).

Proprio per capire la reale valenza di questa persecuzione, basterà pensare che Chelsea Manning ha fatto solo sette anni di prigione, per avere trafugato dei documenti secretati, mentre Assange ne ha fatti praticamente il doppio (se calcoliamo anche i sette anni di clausura nella ambasciata ecuadoriana a Londra) solo per averli resi pubblici.

Il messaggio degli USA quindi è stato chiaro, ed è diretto a tutti gli altri giornalisti del mondo occidentale: “Anche se vi capitassero fra le mani dei documenti scottanti, non provateci nemmeno lontanamente a pubblicarli. Altrimenti farete la stessa fine che ha fatto Assange.”

Né peraltro dobbiamo illuderci che la liberazione di Assange sia in qualche modo legata ad un remoto principio di giustizia, che avrebbe finalmente prevalso sulla palese ingiustizia perpetrata fino ad oggi contro di lui. Questa liberazione è stata chiaramente voluta dall’amministrazione Biden in questo momento politico, a pochi mesi dalle elezioni presidenziali. Biden infatti sta già subendo una emorragia di voti nella sua base democratica, a causa della sua posizione spudoratamente a favore di Israele, e non poteva certo permettersi ulteriori attacchi da parte dei suoi elettori nel caso di una estradizione di Assange negli Stati Uniti.

È stata quindi una scelta politica quella di perseguitarlo per 15 anni, così come è stata una scelta politica quella di ridargli la libertà proprio in questo momento. I valori per cui tutti noi combattiamo - libertà, giustizia e democrazia - in questo caso non c’entrano nulla. E’ questo purtroppo il vero messaggio che possiamo trarre da questa triste storia: viviamo in un’epoca di pragmatismo assoluto, dove i valori più importanti possono essere tranquillamente calpestati a seconda del fine politico più urgente in quel momento.

Certamente, la liberazione di Assange ci fa un enorme piacere per la sua persona, ma dal punto di vista della dittatura travestita da democrazia nella quale viviamo, non cambia assolutamente nulla.

Massimo Mazzucco
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COME IN ALTO, COSI' IN BASSO
In queste ore sta prendendo piede sui social una curiosa analogia: Spalletti come Biden. Esattamente come al presidente USA, dopo una performance deludente, viene chiesto a gran voce di dimettersi, così oggi a Luciano Spalletti, dopo la figura pietosa fatta agli europei dalla nostra nazionale, viene chiesto di andarsene a casa.
Ed esattamente come Biden, che ha detto “no, io rimango”, ora anche Spalletti dice "responsabilità mia, ma vado avanti". Non lo trovate fantastico? Da una parte un presidente degli Stati Uniti, ormai bollito e chiaramente incapace di comandare, che si interstardisce a restare comunque allla guida della nazione, dall’altra un tecnico che riesce ad ammettere, nella stessa frase, che la responsabilità della figuraccia è sua, ma che lui resta comunque a guidare la nazionale. Come se le due cose non fossero minimamente collegate.
Ovviamente la riflessione qui non è di tipo calcistico (doveva giocare Georginho al posto di Fagioli) ma riguarda l’attaccamento al potere degli esseri umani. Individui che arrivano ai vertici con grande fatica, e che una volta arrivati non vogliono più mollare, anche se la realtà ti dice in faccia che dovresti umilmente tornartene a casa.
Proprio nel momento di rappresentare un’intera nazione – sia a livello politico che a semplice livello sportivo – l’egocentrismo e l’amore per i privilegi del singolo prevalgono sull’interesse collettivo.
Eppure ci dicono che quella occidentale sia la migliore società possibile. Mah, sarà.
Massimo Mazzucco
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IL MATTARELLA DOUBLE-FACE

Ieri a Trieste il capo dello stato ha tenuto un discorso “importante” sullo stato della democrazia. Nel sottotesto si legge una evidente paura per “l’onda nera” che avanza in Europa.

Il problema è che Mattarella, nel cercare di appellarsi ai più sani principi costituzionali, ha talmente stiracchiato i suoi ragionamenti da andare a smentire quello che lui stesso aveva detto un paio di anni fa, durante il covid.

Citando Norberto Bobbio, infatti, Mattarella ci ha ricordato che la democrazia deve porre “dei limiti alle decisioni della maggioranza, nel senso che non possano violare i diritti delle minoranze e impedire che possano diventare, a loro volta, maggioranze.”

Mattarella dice anche che “non si può ricorrere a semplificazioni di sistema o a restrizioni di diritti “in nome del dovere di governare”. Una democrazia “della maggioranza” sarebbe, per definizione, una insanabile contraddizione, per la confusione tra strumenti di governo e tutela della effettiva condizione di diritti e di libertà.”

E poi, alla domanda “a cosa serve la democrazia?”, Mattarella risponde: “Serve a riconoscere – perché preesistono, come indica l’art. 2 della nostra Costituzione - e a rendere effettive le libertà delle persone e delle comunità.”

Ohibò! Ma non era lui che aveva detto “Non si invochi la libertà per sottrarsi alla vaccinazione”? Non era lui che ci diceva che la maggioranza ha diritto di imporre la propria volontà a tutti, nel nome dell’interesse collettivo?

Certo che era lui. Ma ora tutto è cambiato. Ora il babau è diventato “l’onda nera che avanza”, e quindi di colpo il nostro presidente si ricorda il diritto delle minoranze a non essere schiacciate dalla maggioranza, e i diritti del singolo cittadino che vanno protetti "come dice la costituzione".

Avete visto come è facile “interpretare” a proprio piacimento un testo che dovrebbe essere universale e scolpito nella pietra? Se serve imporre la vaccinazione a tutti, allora “non si invochi la libertà” e si ubbidisca ai diktat del governo. Se serve difendersi dall’ ”onda nera che avanza”, allora i diritti dell’individuo ritornano in primo piano e vengono invocati a gran voce dal Presidente della Repubblica.

Non dico parolacce, solo perchè compirei un reato di offesa al capo dello stato.

Massimo Mazzucco
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Il sito luogocomune.net è tornato attivo. Oggi articolo "Il Mattarella double-face "
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Media is too big
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10 chilometri - Domanda ai direttori di giornale
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DANIMARCA: CARBON TAX SULLE MUCCHE

Come annunciato dalla Associated Press https://apnews.com/article/denmark-cow-tax-greenhouse-gases-9a570518639e0a1990806fd1a05ac11a , la Danimarca sarà il primo paese al mondo ad imporre ai suoi allevatori una tassa per le “emissioni di metano” dei loro animali (peti e rutti di mucche, pecore e maiali, sostanzialmente).

A partire dal 2030, gli allevatori danesi saranno tenuti a pagare una tassa di 300 corone (circa 40 euro) per tonnellata di anidride carbonica equivalente prodotta dai loro animali.

La misura naturalmente viene fatta passare sotto l’ombrello della “lotta al cambiamento climatico”, nel nome della quale ormai si può autorizzare praticamente qualunque cosa. Poco importa che la discussione scientifica sulle vere cause dell’aumento di CO2 sia tutt’altro che conclusa. Il mainstream ha già deciso che la colpa è del metano prodotto dalle mucche, e quindi si mettono nel mirino gli allevatori del settore.

Ufficialmente, i ricavati di questa tassa verranno usati “per favorire la transizione verde dell’industria agricola”, ma è evidente che il vero scopo non sia quello di salvare il pianeta, quanto piuttosto di penalizzare al massimo gli allevatori privati, in modo da prendere il controllo della catena alimentare e passarlo nelle mani delle grandi multinazionali.

Insomma, anche in tempi di “cambiamento climatico”, niente di nuovo sotto il sole.

Massimo Mazzucco
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ATTENTATO A DONALD TRUMP

Ieri Trump ha vinto le elezioni.

Lo scarto di un centimetro, nella traiettoria del proiettile, poteva determinare la sua morte oppure la sua santificazione. Gli è andata bene, e ora Donald Trump, agli occhi dei suoi sostenitori, è santo a tutti gli effetti. E la sua preenza di spirito, nel sollevare subito il pugno e gridare “Fight! Fight! Fight!” mentre lo portavano via sanguinante, ha dimostrato come sia dotato di un istinto primordiale che gli permette di trasformare qualunque attacco alla sua persona in qualcosa che lo rende eroico agli occhi del suo pubblico. Che siano le accuse diffamanti di Stormy Daniels o un proiettile alla testa, Trump riesce sempre ad apparire come vittima eroica delle avversità che incontra sul suo cammino.

E vedrete che nei prossimi giorni, quando avrà modo di articolare meglio quello che gli è successo, presenterà questo attentato come un gesto disperato da parte del Deep State che vuole farlo fuori perchè lui è un personaggio scomodo, controcorrente, e quindi sostanzialmente dalla parte del popolo.

Per questo dico che Trump ieri ha vinto le elezioni: perchè da domani fino al 7 di novembre potrà recitare tranquillamente la parte della vittima di quel potere oscuro che lui naturalmente vuole combattere in nome di tutti gli americani.

E beato chi ci crede.

Massimo Mazzucco
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IERI I KIBBUTZ, OGGI MAJDAL SHAMS

Il copione si ripete, sempre identico a sè stesso: il nemico islamico compie una azione altamente disdicevole, orripilante, ingiustificabile, e ad Israele “tocca” reagire, con il triplo della forza naturalmente.

E’ successo il 7 ottobre, quando Israele “non riuscì a prevedere” l’attacco di Hamas, che fece più di mille morti, e fu quindi “costretto” a reagire, spianando Gaza e facendone almeno 40.000, di cui più della metà donne e bambini.

E sta succedendo adesso con il razzo caduto sul campo di calcio di Majdal Shams, vicino al confine libanese, che ha ucciso una dozzina di ragazzini della comunità drusa. Lo scandalo sta montando velocemente in Israele, con la retorica pompata a mille dei poveri ragazzi innocenti trucidati da Hezbollah, e ciò servirà a giustificare una massiccia operazione militare israeliana in Libano, già pianificata da tempo.

Poco importa che ieri il Jerusalm Post abbia segnalato https://www.jpost.com/israel-news/article-812173 che “sorgono delle domande sul perchè l’intelligence del Comando del Nord [IDF] non abbia lanciato un allarme preventivo permettere ai residenti della zona di correre ai ripari”. Come sappiamo infatti, le vittime di Majdal Shams sono cadute mentre correvano verso il rifugio antibomba, mentre se l’allarme fosse suonato in tempo oggi sarebbero tutti salvi. Ma ultimamente la difesa israeliana è particolarmente “distratta”, da questo punto di vista.

Ma queste, come dicevamo, sono domande scomode che nessun giornalista nostrano si pone. L’ordine tassativo è quello di chiudere gli occhi e stare dalla parte di Israele, sempre e comunque. Diventando così tutti complici di questa mattanza infinita.

Massimo Mazzucco
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LA METAFISICA DEL CAPOVOLGIMENTO

Se c’è un’arte nella quale i sionisti sono diventati maestri, nel corso dei secoli, è quella del capovolgimento del discorso. Hanno raggiunto livelli talmente sublimi, in questa tecnica dialettica, che secondo me non si accorgono nemmeno più di metterla in atto. Gli viene naturale, fa parte del loro DNA.

Partendo dal presupposto di essere sempre e comunque la vittima, infatti, il meccanismo del capovolgimento diventa qualcosa di automatico, di spontaneo, di naturale.

Lo schema di base da utilizzare è sempre questo: “Siccome noi abbiamo avuto Auschwitz, allora abbiamo ragione su tutto.” Da cui consegue che: “Siccome abbiamo ragione su tutto, possiamo girare e rigirare la realtà dei fatti a nostro piacimento, perchè tanto nessuno ci può dare torto”. “E se per caso qualcuno ci provasse – dice il retropensiero – siamo subito pronti a dargli dell’antisemita. Il che dimostra ancora una volta l’assunto iniziale, ovvero che il mondo ce l'ha con noi, e che abbiamo ragione noi.”

Questa circolarità di pensiero gli permette di autoassolversi in qualunque momento. Per loro qualunque situazione è win-win: vincono in ogni caso. Anche quando ammazzano uno dei più importanti negoziatori di Hamas, solo per poi accusare Hamas di “non volere la tregua”. La colpa è sempre degli altri, loro sono solo le vittime innocenti.

Naturalmente – come abbiamo già detto in passato – tutto questo può accadere solo con la totale complicità dei media occidentali, che evitano sistematicamente di mettere in evidenza questo abuso costante della logica da parte dei sionisti.

Ma non basta il silenzio complice dei media per spiegare il fenomeno, perchè a sua volta questo silenzio è figlio di una dottrina politica di lunga data, che nasce più di cento anni fa, nel momento in cui - come disse Arthur Koestler – “un popolo ha promesso ad un altro popolo la terra di un terzo”. (Con la dichiarazione Balfour, nel 1917, gli inglesi promisero agli ebrei la terra degli arabi).

Una volta decisa questa dottrina, è chiaro che per essere conseguenti bisogna avallare tutti i crimini, tutte le violazioni dei diritti umani, e le violazioni della logica stessa, pur di sostenerla a tutti i costi.

Tutto ciò che avviene oggi sotto i nostri occhi, e che ci appare a prima vista inspiegabile, trae origine da questo capovolgimento iniziale: nel momento in cui l’occidente – per sue esigenze personali – decide di violare il diritto millenario di un popolo di vivere a casa sua, tutto ciò che accade oggi in Palestina non può che essere letto come figlio di questa stortura iniziale.

E finchè questa stortura non sarà corretta alla radice – riconoscendo ai palestinesi il diritto di tornare a casa loro - sarà perfettamente inutile sperare di vedere un miglioramento della situazione sul campo.

Massimo Mazzucco
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