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UNA SIMMETRIA TERRIFICANTE

Ieri sera ho provato a guardare la trasmissione di Giletti “Non è l’arena”. Dico “provato” perchè ne ho guardato 5 minuti, poi non ce l’ho fatta e ho dovuto spegnere il televisore.

Ma in quei 5 minuti iniziali ho fatto in tempo a capire l’impostazione del programma, e questo mi è bastato. Giletti infatti, parlando dei fatti di Bucha, si domandava, con tono serioso e preoccupato (Giletti è un grande attore mancato), “come mai possano esistere delle persone che mettono in dubbio quello che è successo”.

“I reporter sono stati là e hanno visto i morti con i loro occhi – diceva Giletti recitando la parte dello stupito - come è possibile che ci sia gente che non gli crede?”

A quel punto ho urlato “Non è che non credano ai morti, idiota che non sei altro. Non credono che ad uccidere quella gente siano stati i russi, che è una cosa molto diversa!!!”

Dopodichè ho chiuso il televisore, perchè ho capito il perfido gioco, e l’ipocrisia di Gilletti mi dava troppo fastidio. Mi urtava nel profondo.

Poi, riflettendoci, ho capito: sta succedendo con la guerra esattamente quello che è successo con il covid. Ovvero, di fronte ad una verità troppo scomoda da accettare, si cambia la premessa del ragionamento, per riuscire comunque a farlo quadrare nella nostra piccola testa di benpensanti.

Mi spiego meglio: con il covid c’era molta gente che non si voleva vaccinare, per sani motivi di precauzione. Ora, siccome sarebbe stato troppo scomodo ammettere che questa gente aveva dei dubbi più che legittimi, si andava a prendere quello che dicevano le frange più estreme dei cosiddetti “no-vax”, e si criticava quello. Nello specifico, si andava a prendere quei quattro sciamannati che dicevano “il covid non esiste”, lo si generalizzava, e lo si usava per criticare l’intera categoria “no-vax”, giocando a fare gli scandalizzati: “Come si può negare che il covid esista! – dicevano scandalizzati i mille giletti della situazione – basta andare a farsi un giro nelle terapie intensive per capirlo!”

In altre parole, pur di evitare il vero argomento scomodo, si generalizzava quello che dicono alcuni “estremisti”, e ci si concentrava nel contestare quello. E' molto più facile (lì vinci di sicuro), e nel contempo ti tieni alla larga dai veri problemi che andrebbero affrontati.

Ora con la guerra sta succedendo la stessa cosa: sarebbe decisamente scomodo doversi mettere a discutere seriamente a chi facciano più comodo le stragi come quella di Bucha, o quella della stazione ferroviaria, perchè la logica porterebbe immediatamente ad accusare gli stessi ucraini falangisti. E accusare loro equivarrebbe ad ammettere che stiamo aiutando dei criminali, che non esitano a massacrare i propri concittadini pur di portare avanti la loro agenda nazi-fascista. E allora si prende quello che hanno detto alcuni stupidotti del web (quelli che dicevano, nel caso di Bucha: “guarda, il braccio si muove, quei cadaveri sono tutti finti!”) e si usa quello per criticare l’intera categoria dei dubbiosi sulle origini degli eccidi. “Come si fa a dire che i morti siano finti – si recita scandalizzati – quando i nostri reporter li hanno visti da vicino”.

Eccolo qui, lo stesso trucco del covid applicato ai fatti di Bucha: è molto più facile criticare lo stupido che ha detto “il braccio si muove”, piuttosto che affrontare seriamente la questione del cui prodest.

L’ipocrisia dei benpensanti è qualcosa di orribile, perchè impedisce di arrivare alla verità usando dei piccoli trucchetti semantici, come quelli che ho illustrato.

E siccome qusta ipocrisia viene praticata ormai costantemente, in televisione, dai “padroni del discorso”, a noi non resta che tenercene lontani, smettere di guardare la televisione, e tenerci ben stretta la cosa più preziosa che ancora abbiamo: un cervello sano e pienamente funzionale.

Potranno mentire all’infinito, ma quello non ce lo potrà mai togliere nessuno.

Massimo Mazzucco
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MASSIMO GILETTI PRESO A SBERLE DALLA MAESTRA
Ieri sera ho assistito ad uno spettacolo indecoroso e potente insieme. Massimo Giletti è stato strapazzato come un bambino delle elementari dalla sua maestra, che gli ha impartito una poderosa lezione di storia in diretta televisiva.
Il grande scoop di Giletti doveva essere una intervista in diretta con Maria Zakharova, la portavoce del ministro degli esteri Lavrov.
Per fate questa intervista Giletti è andato addirittura personalmente a Mosca, nonostante l’ intervista si sia volta via skype, con la Zakharova comodamente seduta a casa sua (avrei potuto farla io, identica, seduto a casa mia). Ma a parte la messinscena inutile, è nei contenuti che Giletti ci ha fatto la figura del merlo.
Prima di intervistare la Zakharova, infatti, Giletti era in collegamento con Massimo Cacciari, e durante lo scambio Giletti ha accennato alle polemiche che hanno preceduto questa sua intervista, dicendo che però secondo lui “il giornalista ha tutto il diritto di intervistare chi vuole, purchè ponga all’intervistato delle domande scomode, e non gli offra una semplice passerella per fare propaganda.”
Ma dal dire al fare… Giletti non conosce il mare.
Non appena iniziata l’intervista, infatti, si è capito che tipo di interlocutrice avesse davanti. Una donna con le idee chiare, ferma e impassibile, che rimandava seccamente al mittente ogni singola accusa, con tanto di interessi.
All’accusa di “aver illegittimamente invaso un paese sovrano”, Zakharova ha risposto che “anche voi della Nato avete fatto la stessa cosa con l’Iraq”.
All’accusa di “essersi allargati troppo intervenendo in Siria”, Zakharova ha risposto che loro erano intervenuti su legittima richiesta del capo di stato, Assad. E ha inoltre aggiunto che “quando la Russia ha proposto alle Nazioni Unite di combattere tutti insieme le bande dell’ISIS, è stata l’Unione Europea a dire di no e mettersi di traverso”.
All’accusa di aver operato una sanguinosa repressione in Cecenia, Zakharova ha risposto che è stato l’occidente a sobillare quelle rivolte.
Insomma, non se ne usciva: ad ogni servizio tagliato del dilettante Giletti, il master Djokovic rispondeva con un dritto vincente.
A quel punto Giletti ha cambiato strategia. Ha fatto un passo indietro, e ha tentato la carta dell’emozione: “Va bene, ok, tutti abbiamo fatto errori nel passato – ha ammesso - però adesso mettiamoci una pietra sopra, trattiamo e poniamo fine a questa guerra, perchè la gente sta morendo”.
E qui è arrivata la valanga di sberle sulla testa del nostro importuno scolaretto: “Così parlano i bambini – ha detto la Zakharova – Nel mondo degli adulti, la prima cosa che bisogna fare per capire le cose è guardare alla storia. Dove eravate voi italiani, quando otto anni fa gli americani hanno messo in atto un colpo di stato a Kiev, installando al potere il governo fascista di Poroshenko? Dove eravate, quando per otto anni il governo di Kiev ha bombardato incessantemente i suoi concittadini del Donbass?”
“Ma soprattutto - ha ricordato la Zakharova – lei viene adesso a parlarmi di trattare e di metterci d’accordo. Ma sono otto anni che Putin chiede all’Occidente di mettersi d’accordo sulla questione della Nato e degli equilibri internazionali. Ma voi in Occidente avete fatto tutti finta di niente, e adesso cercate di dare la colpa a noi per quello che succede?”
“Infine - è stata la sberla finale della Zakharova – voi occidentali dovete smetterla una volta tutte con questa vostra aria di superiorità intellettuale, come se foste voi quelli che hanno il diritto di impartire lezioni morali a tutti gli altri.”
Ci mancava soltanto un “vergogna Giletti, fila dietro alla lavagna” e la lezione sarebbe stata completata.
Povera Italia, rappresentata all’estero personaggi inconsistenti e impreparati come Giletti. Povera Italia, incapace di crescere, incapace di diventare adulta, incapace di uscire dalla sua ottica provinciale, incapace di assumersi una volta per tutte le proprie responsabilità con il resto del mondo.
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Lasciando così mano libera a chi ci comanda, a chi ci controlla, a chi ci tratta serenamente come schiavi da oltre settant’anni.
Massimo Mazzucco
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LA FINE DEL GIORNALISMO

La settimana era cominciata con la figuraccia in diretta di Massimo Giletti nell’intervista con Maria Zakharova, e sta per concludersi in mezzo alle polemiche sulle liste di proscrizione dei “filo-putiniani” pubblicata dal Corriere.

Nel primo caso abbiamo visto una rappresentazione plastica della completa inadeguatezza del giornalismo italiano nel rapportarsi a personaggi importanti del panorama internazionale. Lo scolaretto Giletti, schiaffeggiato ripetutamente dalla maestra Zakharova, rappresentava il perfetto condensato di presunzione ed ignoranza che caratterizza i nostri cosiddetti giornalisti di oggi.

Il caso del Corriere invece è la perfetta esemplificazione della totale sottomissione della stampa ai poteri forti, soprattutto atlantici (NATO+USA). Vedere una testata storica come quella di via Solferino ridursi a fare da passacarte per una operazione di intimidazione mediatica in stile mafioso - stilata dai nostri sevizi, ma chiaramente voluta dagli americani - la dice lunga sul livello di indipendenza di cui dispongano ancora i nostri giornalisti: praticamente zero.

Come ci ricorda Udo Ulfkotte nel suo libro “Giornalisti comprati”, “ […] nell’estate del 2014, Human Rights Watch pubblicò un lungo rapporto sulla restrizione della libertà di stampa nelle democrazie occidentali a causa delle crescenti misure di sorveglianza dei servizi segreti americani.”

A tutto ciò, va aggiunto il totale appiattimento di tutte le principali testate sulla narrazione unica che sono obbligati a seguire quotidianamente. Sempre Ulfkotte in proposito scriveva: “In passato le persone intelligenti leggevano diversi giornali al giorno se volevano farsi un’idea degli sviluppi della situazione. Oggi non ne vale più la pena, perché i contenuti editoriali sono intercambiabili a piacimento e quasi identici fra loro.”

Considerando tutti questi elementi nel loro insieme (impreparazione dei singoli giornalisti, sottomissione delle testate e appiattimento dei contenuti), diventa facile spiegare il crollo di credibilità quasi verticale che la stampa mainstream sta subendo negli ultimi anni.

Le persone che si informano esclusivamente sulla stampa mainstream sono sempre di meno, mentre cresce in maniera opposta il numero di coloro che si informano in modo indipendente tramite la rete. E se cinque anni fa questa percentuale si sarebbe potuta attestare intorno ad un dieci per cento, oggi non sembra eccessivo pensare che sia almeno del 30-35%. E comunque la curva è in salita, questo è innegabile.

Lo capisci dagli incontri quotidiani con le persone al bar, per strada, al negozio sotto casa. Sempre più e più persone definiscono categoricamente “balle” le notizie diffuse dal mainstream, e molte di loro hanno anche già elaborato una versione alternativa – molto più logica e coerente – dei fatti citati.

Questa presa di consapevolezza non può essere fermata. Può essere combattuta, può essere rallentata, ma non può essere fermata. E soprattutto, non è reversibile. Una volta che hai scoperto il trucco del prestigiatore, non puoi più fingere di non conoscerlo.

A noi quindi non resta che continuare a fare il nostro lavoro, con costanza e con determinazione, in attesa di vedere il grande mostro agonizzare e piegarsi sulle proprie gambe una volta per tutte.

E ciò potrebbe anche succedere molto prima di quanto si possa immaginare.

Massimo Mazzucco
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