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Telegram di Massimo Mazzucco
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Quinto errore: pensare di avere una base elettorale solida ed inossidabile.
Come tutti i narcisisti patologici, è facile scambiare un voto politico per un voto personale. La sua “landslide victory”, che gli ha permesso di entrare alla Casa Bianca con oltre 300 voti elettorali, deve averlo convinto che quel voto sia stata la santificazione della sua persona da parte del popolo americano. E in quanto “unto del Signore”, Trump deve aver creduto che il suo popolo lo avrebbe seguito dovunque e comunque, senza mai mettere in discussione le sue scelte.
Ma il popolo americano guarda prima di tutto a sè stesso. Quando vede il prezzo della benzina aumentare del 30% in tre giorni, non si ricorda nemmeno più per chi ha votato: vuole vederlo scendere e basta. E le scelte in politica estera di Trump sono tutt’altro che condivisibili, anche da buona parte della sua stessa base elettorale, che lo aveva eletto con gli slogan “niente più guerre” e “America first”.
La cruda realtà di oggi è sotto gli occhi di tutti: criticato da molti personaggi di punta del suo stesso movimento (Marjorie Taylor Green, Thomas Massie, Tucker Carlson, Alex Jones, Candace Owens, ecc), Trump vede il suo consenso crollare ai minimi storici. E con le incombenti elezioni di novembre, rischia seriamente di perdere il controllo della camera e del senato. Il che lo renderebbe automaticamente impallinabile per impeachment.
L’unica cosa che rimane da sperare è che un personaggio del genere, una volta resosi conto del disastro a cui sta andando incontro, non tenti un disperato colpo di coda che possa seriamente mettere a rischio la sicurezza e gli equilibri mondiali. Se questo dovesse succedere, speriamo che negli Stati Uniti qualcuno si ricordi che esiste il 25° emendamento della Costituzione.
Massimo Mazzucco
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REFERENDUM: PERCHE’ HA VINTO IL NO
La cosa più paradossale di questo referendum è che quasi nessuno ha votato sulla giustizia. Si è votato per decidere se le intenzioni del governo di riformare la giustizia fossero sincere oppure no.
Non sfugge infatti a nessuno che il nostro sistema giuridico sia profondamente malato. Ma quasi nessuno degli italiani era in grado di capire se le riforme proposte lo avrebbero effettivamente migliorato.
Una cosa però gli italiani l’hanno capita: i partiti di governo avevano una voglia matta, quasi sfrenata, di vincere a tutti i costi.
E questo ha fatto aumentare i sospetti.
A questi sospetti si aggiungano le uscite maldestre di Nordio (“Prima o poi anche la sinistra trarrà vantaggio dalla riforma”), della sua vice Bartolozzi ("Votate sì e ci togliamo di mezzo la magistratura”), di Tajani (“L'ordinamento giudiziario è quello voluto dal fascismo dove l'imputato è colpevole”), per non parlare della ciliegina finale della Meloni (“Se passa il no avremo per le strade spacciatori e pedofili”).
Di fronte a uscite del genere, l’italiano medio non ha più bisogno di capire i tecnicismi della riforma. Capisce che da parte del governo c’è, nella migliore delle ipotesi, una crassa ignoranza, e nella peggiore, vera e propria malafede.
E’ quindi vota no.
Il voto del referendum non è stato sulla giustizia, è stato sulla sincerità di chi lo proponeva.
Massimo Mazzucco
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INIZIATO IL PROCESSO A MADURO
Sono iniziate a New York le fasi preliminari del processo a Nicholas Maduro.
Le accuse sono:
- Cospirazione di narcoterrorismo
- Cospirazione per importare cocaina negli Stati Uniti
- Reati legati al possesso e cospirazione per possesso di armi (mitragliatrici e dispositivi distruttivi).
La procedura si è subito impantanata, perchè Maduro ha dichiarato di non disporre di fondi personali per pagarsi gli avvocati della difesa, e ha chiesto che sia il governo venezuelano a farlo. Ma il giudice distrettuale, Hellerstein, ha negato a Maduro questa possibilità.
L'accusa infatti ha sostenuto ciò “significherebbe saccheggiare la ricchezza del Venezuela, e questo indebolirebbe l’effetto delle sanzioni”.
Vi metto la frase originale in inglese, perchè è difficile da credere: “The defendants are plundering the wealth of Venezuela,” Assistant US Attorney Kyle Wirshba said. “It would undermine the sanctions to allow them to access those funds now.” https://edition.cnn.com/.../nicolas-maduro-new-york-court
Quindi, un presidente in carica di una nazione straniera viene rapito nel mezzo nella notte dagli americani, portato di forza a New York e processato con accuse pretestuose, senza avere nemmeno il diritto di pagarsi le spese della difesa con i soldi del proprio governo.
E per fortuna che gli Stati Uniti sono il faro delle democrazie occidentali. Chissà se fossero uno stato terrorista, cosa non si sarebbero riusciti ad inventare.
Massimo Mazzucco
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IRAN: TUTTO RIMANDATO

La distruzione dell’Iran nell’arco di una notte non c’è stata. Il ritorno all’età della pietra di una delle civiltà più antiche del mondo è rimandato a data da definire.

Pressato da un’opinione pubblica che non vuole la guerra e protesta per il prezzo della benzina, e preoccupato per le voci crescenti che chiedono l’applicazione del 25° emendamento, Trump è tornato a più miti consigli.

E’ stato così raggiunto un accordo di massima, mediato dal Pakistan, che prevede inizialmente un cessate il fuoco di due settimane e la riapertura del canale, sotto il controllo iraniano.

Ma tutte le questioni più importanti – impegno formale di non aggressione da parte degli USA, pedaggi all’Iran per il passaggio nello stretto (a ricompensa dei danni subiti), arricchimento civile dell’uranio da parte dell’Iran, revoca delle sanzioni USA e Onu contro l’Iran, e soprattutto il ritiro americano dalle basi in Medio Oriente – rimangono ancora da definire.

Prepariamoci quindi ad altre due settimane di fibrillazione, nelle quali ciascuna delle parti canterà vittoria a casa propria, mentre Netanyahu farà di tutto per far saltare in qualche modo gli accordi in discussione.

E’ chiaro che finchè i due criminali – Trump e Netanyahu - non verranno rimossi dalle posizioni di potere, nulla di sostanziale cambierà in Medio Oriente. L’unica variante interessante sarà di vedere quali nuovi superlativi riuscirà a scovare Trump per tornare a minacciare l’Iran, quando si accorgerà che le richieste iraniane non sono accettabili per Israele, e che quindi lui sarà nuovamente obbligato a minacciarli di distruzione totale.

Massimo Mazzucco
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I MEDIA OCCIDENTALI E L’ARCHITETTURA DEL CONSENSO
La «vittoria» moderna si prepara molto prima di sparare il primo colpo. È preparata con una sofisticata architettura di consenso prefabbricato, in cui l’inganno politico e la complicità dei media trasformano aggressioni illegali in «necessità morali». https://luogocomune.net/news-media/i-media-occidentali-e-l%E2%80%99architettura-del-consenso
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LA CADUTA DEI VALORI

Ci sono eventi che scorrono turbinosi sulla superficie: questi sono gli eventi che vediamo tutti i giorni sui giornali: la guerra in Ucraina, le notizie dal Golfo, le ultime sparate di Trump, i bombardamenti nel Libano, eccetera.

E poi ci sono eventi che scorrono più lenti, sotto la superficie, e che non riusciamo a vedere, a meno di porvi una attenzione particolare. Questi eventi sono i cambiamenti che stanno avvenendo, molto lentamente, nella nostra “tabella dei principi morali” a cui ci rifacciamo ogni giorno.

Questi cambiamenti avvengono talmente lentamente, che la maggioranza di noi non se ne accorge nemmeno.

12 anni fa, Edward Snowden rivelava al mondo l'esistenza di programmi di sorveglianza di massa gestiti dagli USA. Questa notizia ci sconvolse tutti profondamente. Oggi invece, ci siamo talmente abituati all’idea di essere sorvegliati, che nemmeno ci ricordiamo chi fosse Edward Snowden. E accogliamo i dirigenti di Palantir come se fossero degli eroi dell’era moderna.

20 anni fa alzavamo gli occhi al cielo stupiti, nel vedere le prime scie chimiche che lasciavano dei segni indelebili nei nostri cieli. Indignati e sconcertati, chiedevamo a gran voce spiegazioni da parte dei nostri politici e dei nostri militari. Oggi, dopo 20 anni di silenzio e di diniego, ci siamo lentamente abituati alla loro presenza nel cielo, e le accettiamo come un dato di fatto.

Due anni fa ci siamo spaventati, quando abbiamo visto il realismo con cui l’intelligenza artificiale era riuscita a ricreare le immagini di un “Trump arrestato dalla polizia”. Oggi consumiamo - e noi stessi produciamo - tonnellate di immagini generate con intelligenza artificiale, contribuendo con ciascuna a cancellare ancor di più quella già sottile linea di demarcazione che separa il vero dal falso. Parimenti, attribuiamo all’intelligenza artificiale un’autorevolezza, nel presentare “opinioni” di qualunque tipo, che sta rendendo sempre più inutile la capacità umana di ragionare con il proprio cervello.

Solo pochi anni fa ci siamo scandalizzati quando il primo ministro canadese, Trudeau, decideva di ricattare i camionisti in sciopero chiudendo loro i conti correnti. Oggi leggiamo regolarmente - e accettiamo tranquillamente - che personaggi scomodi in ogni parte del mondo subiscano le cosiddette operazioni di debanking, senza più minimamente protestare.

Nel 2008, John McCain canticchiava allegro davanti alle telecamere “"Bomb bomb bomb, bomb bomb Iran", rifacendosi al famoso motivo “Barbara Ann” dei Beach Boys. In quell’epoca lo consideravano tutti un esaltato fuori registro, e nessuno lo prendeva seriamente. Oggi abbiamo un presidente degli Stati Uniti che decide tranquillamente di bombardare l’Iran, senza essere stato provocato, e noi lo accettiamo come se fosse una cosa normale.

Se questo aggiungiamo un primo ministro della nostra nazione che, di fronte ad un fatto del genere, se ne lava le mani dicendo “non condivido e non condanno”, capiamo tutti benissimo dove sia l’origine del problema. “Affinchè il male trionfi – disse qualcuno – è sufficiente che gli uomini di buona volontà non facciano nulla.” Per non parlare di un ministro degli esteri – non di un fattorino del ministero, ma del ministro degli esteri in persona – che dice serenamente davanti alle telecamere che “il diritto internazionale vale fino a un certo punto”.

L’origine del problema sta nella mancanza di una leadership morale. Politici e giornalisti sempre più disinteressati alle questioni di principio, e sempre più interessati a restare in equilibrio sul proprio sgabello, stanno provocando, a cascata, una perdita del senso dei valori comuni in tutta la popolazione.

Come disse Andrei Tarkovskij, “Abbiamo costruito una civiltà che minaccia di distruggere l’umanità. Di fronte ad una simile catastrofe globale sorge in me un unico bisogno essenziale, che è quello di far emergere la responsabilità personale dell’uomo e la sua disponibilità ad un’offerta spirituale”.
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Semmai si volesse cercare in futuro un leader ancora all’altezza di quel nome, il mio consiglio non è certo di cercare qualcuno che penda più a destra piuttosto che a sinistra, ma qualcuno che sappia mettere in primo piano una reale scala di valori, rispettata e condivisa da tutti, e solo in secondo piano, a discendere, eventuali scelte politiche che siano in grado di rispettare pienamente quei valori.

Altrimenti conviene fare da soli, ciascuno seguendo la propria bussola morale, ignorando platealmente il cosiddetto “sentire comune” e tutte le storture che oggi porta con sè questa continua erosione dei valori più fondamentali. Prima di tutto, abbiamo il dovere di salvare noi stessi.

Massimo Mazzucco
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TRUMP COME PERÒN?

Nei primi anni 50, Juan Domingo Peròn era all’apice del suo potere. Aveva il pieno supporto della classe politica e militare, ed era letteralmente osannato dalla popolazione argentina, per le significative riforme sociali che erano andate a beneficio dei più poveri. Edilizia popolare, voto alle donne e sicurezza sociale erano dei pilastri, apparentemente indistruttibili, del suo grande successo.

Nonostante il suo “socialismo” evidente, Peròn era anche riuscito ad ottenere il supporto degli industriali, grazie ad un sistema corporativo in cui sindacati, imprenditori e stato collaboravano sotto la guida del governo. Peròn aveva inoltre il pieno appoggio della Chiesa cattolica, alla quale aveva concesso il controllo dell’educazione religiosa nelle scuole.

Insomma, Peròn aveva tutto suo favore. E proprio sull’onda di questo successo inarrestabile, cominciò a perdere il senso della realtà e a considerarsi una specie di semidio, intoccabile, inarrivabile e insostituibile.

A partire dal 1954 il suo egocentrismo lo portò ad invadere progressivamente le sfere tradizionali della Chiesa (educazione, morale pubblica, carità) mentre promuoveva un culto della personalità che i vescovi percepivano sempre più come rivale della religione.

Ebbro del suo potere, Peròn soppresse l’insegnamento religioso nelle scuole pubbliche e lo sostituì con la “dottrina nazionale”, basata sulle “20 verità peroniste”. Subito dopo fece approvare una legge sul divorzio, nonostante il parere contrario della Chiesa. Infine portò a termine una effettiva separazione tra stato e Chiesa, mettendo fine al cattolicesimo come religione ufficiale, mentre attribuiva uguaglianza di diritti a tutte le altre confessioni.

Nei suoi discorsi pubblici divenne sempre più acido ed arrogante contro la Chiesa, accusando apertamente i vescovi di sabotare il governo e di interferire nella politica nazionale.

A quel punto la Chiesa si schierò contro di lui, e strinse una alleanza segreta con una frangia dei militari e con i partiti più conservatori. Ma il potere della Chiesa si fece sentire soprattutto dall’altare: da ogni pulpito, ogni domenica, in ogni chiesa del paese, i preti cattolici lanciavano anatemi contro Peròn, che nel frattempo era stato anche scomunicato dal papa.

Ma Peròn si riteneva indistruttibile: ebbro di potere, si era autoattribuito il titolo di “Libertador de la República” e aveva nominato la moglie Eva come”Leader spirituale della Nazione Argentina”.

Nel 1955 ci fu un colpo di stato guidato dai militari, con l’appoggio della Chiesa. Peròn dovette fare le valigie in fretta e furia, e si rifugiò in Paraguay. Nell’arco di poco più di un anno l’Intoccabile aveva perso tutto quello che aveva: potere apparentemente infinito, supporto popolare apparentemente incrollabile, popolarità personale con elementi di autocelebrazione divina. Tutto finito, tutto dissolto nel nulla, tutto archiviato nelle pagine della storia nell’arco di poche settimane.

Chissà come andrà a finire Donald Trump?

Massimo Mazzucco
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DAVID WILCOCK: LA DODICESIMA VITTIMA?
David Wilcock era un personaggio molto noto nel mondo dell’ufologia. Difficile non collegare la sua morte, avvenuta per apparente “suicidio”, a quella di altri 11 scienziati, anch’essi collegati al mondo della ricerca ufologica avanzata.
https://luogocomune.net/le-grandi-cospirazioni/david-wilcock-la-dodicesima-vittima
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NON CI SONO PIÙ GLI ATTENTATORI DI UNA VOLTA

1835: Il presidente Jackson si trova davanti un assassino, Richard Lawrence, che gli spara a bruciapelo con due pistole diverse. Jackson sarebbe sicuramente morto, ma per sua fortuna ambedue le armi si sono inceppate.

1865: Il presidente Lincoln viene ucciso da John Wilkes Booth, che si introduce nel suo palco a teatro, e gli spara un colpo alla nuca.

1881: Il presidente Garfield viene ferito mortalmente da Charles Guiteau, alla stazione ferroviaria di Baltimora, con due colpi di pistola.

1901: Il presidente McKinley muore dopo essere stato colpito due volte all’addome dall’attentatore anarchico Leon Czolgosz.

1963: Il presidente Kennedy muore dopo essere stato colpito alla tempia da un proiettile sparato da James Files, la guardia del corpo del mafioso Nicoletti, appostato sulla vicina collinetta erbosa.

Dopo la morte di Kennedy, le cose cambiano:

1975: Il presidente Ford subisce un attentato ma si salva. L’attentatrice – una seguace di Charles Manson - cerca di sparargli con una pistola ma fa cilecca.

1975: Due settimane dopo, il presidente Ford subisce un secondo attentato, ma resta illeso. L’attentatrice, Sara Moore, gli spara un colpo di pistola, ma manca il bersaglio.

1981: Il presidente Reagan viene colpito sotto l’ascella da John Hinckley. Reagan se la cava con tre giorni di ospedale.

2024: Butler, Pennsylvania. L’ex-presidente (e candidato) Donald Trump viene colpito all’orecchio da un attentatore, Thomas Crooks, appostato su un tetto a 130 metri di distanza. Trump esce praticamente illeso dall’attentato.

2024: Palm Beach. Mentre il presidente Trump sta giocando a golf, un attentatore, Ryan Wesley Routh, viene avvistato nascosto tra i cespugli, mentre armeggia con un fucile AK-47. Routh viene arrestato senza essere riuscito a sparare nemmeno un colpo.

2026: Washington. Mentre il presidente Trump di prepara a tenere un discorso al Correspondents' Dinner, un attentatore armato, Cole Allen, cerca di superare i controlli di sicurezza, ma viene bloccato e arrestato dai servizi segreti. Non è nemmeno riuscito ad entrare nella sala dove voleva fare una strage.

La conclusione sembra ovvia: non ci sono più gli attentatori di una volta. (*)

Se andiamo avanti di questo passo, il prossimo proverà ad uccidere Trump sparando dal balcone di casa sua, a Philadelphia, mentre il presidente si trova a Washington, a 200 Km. di distanza. Tanto, quello che conta ormai è solo la notizia, non il risultato.

(* Facciamo presente che i primi 5 presidenti – gli unici 4 che sono stati uccisi + Andrew Jackson, salvo per miracolo – avevano tutti cercato di ostacolare le banche centrali e la stampa del denaro da parte dei banchieri privati. Dopo di loro nessuno ci ha più provato, e nessun presidente è mai più morto per mano di un assassino. Sarà sicuramente solo una coincidenza).

Massimo Mazzucco
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