UCRAINA: AMNESTY SVELA LA VERITÀ PROIBITA
Nei giorni scorsi Amnesty International ha pubblicato un rapporto nel quale denuncia il reiterato uso da parte dei militari ucraini delle strutture civili (scuole, caseggiati, ospedali, ecc.) per scopi militari.
Questa scomoda verità non è piaciuta ai poteri occidentali, che pur non smentendo una sola virgola di quanto scritto nel rapporto, hanno imposto le dimissioni di Oksana Pokalchuk, la responsabile di Amnesty per l’Ucraina.
E poi saremmo noi occidentali quelli che difendono la libertà, la democrazia e il diritto di parola nel mondo.
Su luogocomune.net trovi l'articolo completo, con i link e gli estratti del rapporto di Amnesty.
Nei giorni scorsi Amnesty International ha pubblicato un rapporto nel quale denuncia il reiterato uso da parte dei militari ucraini delle strutture civili (scuole, caseggiati, ospedali, ecc.) per scopi militari.
Questa scomoda verità non è piaciuta ai poteri occidentali, che pur non smentendo una sola virgola di quanto scritto nel rapporto, hanno imposto le dimissioni di Oksana Pokalchuk, la responsabile di Amnesty per l’Ucraina.
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Telefonata del padre di un figlio danneggiato da vaccino
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I cinesi accusano gli USA di essersi fatti da soli l'11 settembre (estratto dalle news della settimana del 19 agosto 2022)
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IAMME NGOPP' A LUNA
Era il 2004, quando il presidente Bush annunciò che l’uomo sarebbe “tornato sulla luna”. Poi il programma lunare (chiamato Constellation) entrò in una spirale di costi e di problemi che portò alla sua cancellazione, nel 2010, da parte di Obama. Il nuovo presidente americano, comunque, mantenne vivo il programma di sviluppo della capsula Orion, e pose il 2015 come data di consegna del nuovo progetto di vettore spaziale Super Heavy Launch Vehicle. Il lancio della prima missione, chiamata Artemis, era stato previsto per il 2016, poi il neoeletto Trump lo spostò al 2017. Altri problemi e altri costi rallentarono nuovamente il progetto, e così anche la presidenza Trump è arrivata alla fine, senza che un solo missile con destinazione luna si sia staccato sulla rampa di lancio. Ora finalmente tocca a Biden cercare di ripetere l’impresa che oltre 50 anni fa riuscì – con apparente facilità - al presidente Nixon: vedere un razzo americano che parte per la luna. Ma, per sicurezza, questa missione non avrà umani a bordo, ma solo manichini. (Leggi l'articolo completo su luogocomune.net)
Era il 2004, quando il presidente Bush annunciò che l’uomo sarebbe “tornato sulla luna”. Poi il programma lunare (chiamato Constellation) entrò in una spirale di costi e di problemi che portò alla sua cancellazione, nel 2010, da parte di Obama. Il nuovo presidente americano, comunque, mantenne vivo il programma di sviluppo della capsula Orion, e pose il 2015 come data di consegna del nuovo progetto di vettore spaziale Super Heavy Launch Vehicle. Il lancio della prima missione, chiamata Artemis, era stato previsto per il 2016, poi il neoeletto Trump lo spostò al 2017. Altri problemi e altri costi rallentarono nuovamente il progetto, e così anche la presidenza Trump è arrivata alla fine, senza che un solo missile con destinazione luna si sia staccato sulla rampa di lancio. Ora finalmente tocca a Biden cercare di ripetere l’impresa che oltre 50 anni fa riuscì – con apparente facilità - al presidente Nixon: vedere un razzo americano che parte per la luna. Ma, per sicurezza, questa missione non avrà umani a bordo, ma solo manichini. (Leggi l'articolo completo su luogocomune.net)
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AVVISO: 1)Fabio Frabetti mi comunica che ha il canale youtube sospeso. Sabato 3 settembre alle 11.30 trasmetteremo la diretta di Bordernights sul suo nuovo canale https://www.youtube.com/channel/UCiU1-cTvk7kHLaEwlDbvvMA
2) Anche il nostro canale Youtube (luogocomune2) è attualmente sospeso, per cui potrete trovare le News della Settimana sabato mattina, direttamente sul sito luogocomune.net.
3) Ne approfitto per comunicare anche il mio nuovo canale Youtube di riserva, al quale vi consiglio di iscrivervi (potrebbe diventare presto quello principale): https://www.youtube.com/controtv
Grazie
Massimo Mazzucco
2) Anche il nostro canale Youtube (luogocomune2) è attualmente sospeso, per cui potrete trovare le News della Settimana sabato mattina, direttamente sul sito luogocomune.net.
3) Ne approfitto per comunicare anche il mio nuovo canale Youtube di riserva, al quale vi consiglio di iscrivervi (potrebbe diventare presto quello principale): https://www.youtube.com/controtv
Grazie
Massimo Mazzucco
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AVVISO: questa sera alle 20.30 su Byoblu il documentario "11 settembre la nuova Pearl Harbor" (versione "breve", di 3 ore).
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COMMENTO SULLE ELEZIONI
Per i grandi partiti, è andato tutto più o meno come previsto, con la variante di una Lega molto penalizzata all’interno del centro-destra, e dei 5 Stelle in vistosa rimonta nel campo opposto.
Ma la vera sorpresa – almeno per noi che facciamo parte di questa “area di pensiero” - è stato il completo flop dei cosiddetti partiti antitistema. Di tutte queste persone – Paragone, Montanari, Toscano, Cunial, Schilirò, Rizzo, Frajese, Grimaldi, Puzzer, Teodori, Bianchi, Messora, ecc. – nessuno di loro siederà in parlamento nella prossima legislatura. Nessuno.
I motivi di questa debacle sono molteplici, e ci sono certamente delle valide scusanti: la prima, è la fretta con cui sono state organizzate le elezioni (che gli hanno impedito di organizzare una campagna elettorale decente). La seconda è stata l’impossibilità per gli italiani all’estero di votare per uno di questi partiti. Bene o male, quasi sei milioni di elettori non hanno avuto la possibilità di scegliere Italexit, ISP o Vita, semplicemente perchè sulle schede il loro simbolo non compariva. (Già questo, in un paese normale, dovrebbe comportare l’anullamento delle elezioni).
Ma il vero problema, questo lo sappiamo tutti, è stata la frammentazione stessa con cui queste nuove forze si sono presentate al voto.
Per un pubblico fortemente scottato dall’esperienza con i 5 Stelle, è stato devastante vedere queste nuove forze che si presentavano non solo separate, ma spesso anche ostili fra di loro, e fortemente avvelenate l’una contro l’altra.
Ora naturalmente partirà una serie infinita di accuse e contro-accuse su chi sia il colpevole di questa frammentazione, ma in realtà noi sappiamo già come è andata. Mentre i candidati di Vita passavano il loro tempo ad insultare gli altri, come se fossero gli unici “puri” degni di essere votati, Toscano ha fatto di tutto per mettere insieme l’area del dissenso, e lo ha dimostrato con i fatti, rinunciando al proprio simbolo (Ancora Italia) e riuscendo ad unire ben 15 liste diverse sotto il simbolo comune di Italia Sovrana e Popolare. Paragone invece ha detto chiaramente che si riteneva l’unico in grado di superare la soglia del 3% da solo, per cui non era disposto a rinunciare nè al proprio simbolo, nè al proprio nome come leader.
Con il risultato che ciascuno di loro ha racimolato meno del 2%, e dal parlamento restano fuori tutti. (Solo i loro voti, sommati, avrebbero portato a superare comodamente il 3%, e non soltanto per un fattore numerico, ma anche per un fattore emotivo: vedendoli uniti, molti più elettori esitanti si sarebbero decisi ad andare a votarli).
Lo ripeto (e temo che dovrò ripeterlo molte volte, nelle prossime settimane): la frammentazione non è soltanto un problema algebrico, nel senso che si suddividono numericamente i voti, ma è anche – e soprattutto – un problema emotivo. Vederli così divisi, per un elettore già scottato dall’esperienza con i 5 Stelle, ti fa passare del tutto la voglia di andarli a votare.
Se a tutto questo aggiungiamo l’assoluta incapacità di queste forze di presentare un panorama politico credibile, una volta entrati in parlamento, la frittata è fatta. Nessuno, assolutamente nessuno di questi nuovi partiti è stato capace di presentare al potenziale elettore una immagine precisa di quello che avrebbero fatto in parlamento, se fossero riusciti ad entrarci. Erano tutti talmente preoccupati di varcare la fatidica soglia, che si sono dimenticati di dirci che vestito avrebbero indossato, una volta ammessi al sacro emiciclo.
Aspettarsi entusiasmo da parte degli elettori, in queste condizioni, è davvero da principianti della comunicazione.
Per i grandi partiti, è andato tutto più o meno come previsto, con la variante di una Lega molto penalizzata all’interno del centro-destra, e dei 5 Stelle in vistosa rimonta nel campo opposto.
Ma la vera sorpresa – almeno per noi che facciamo parte di questa “area di pensiero” - è stato il completo flop dei cosiddetti partiti antitistema. Di tutte queste persone – Paragone, Montanari, Toscano, Cunial, Schilirò, Rizzo, Frajese, Grimaldi, Puzzer, Teodori, Bianchi, Messora, ecc. – nessuno di loro siederà in parlamento nella prossima legislatura. Nessuno.
I motivi di questa debacle sono molteplici, e ci sono certamente delle valide scusanti: la prima, è la fretta con cui sono state organizzate le elezioni (che gli hanno impedito di organizzare una campagna elettorale decente). La seconda è stata l’impossibilità per gli italiani all’estero di votare per uno di questi partiti. Bene o male, quasi sei milioni di elettori non hanno avuto la possibilità di scegliere Italexit, ISP o Vita, semplicemente perchè sulle schede il loro simbolo non compariva. (Già questo, in un paese normale, dovrebbe comportare l’anullamento delle elezioni).
Ma il vero problema, questo lo sappiamo tutti, è stata la frammentazione stessa con cui queste nuove forze si sono presentate al voto.
Per un pubblico fortemente scottato dall’esperienza con i 5 Stelle, è stato devastante vedere queste nuove forze che si presentavano non solo separate, ma spesso anche ostili fra di loro, e fortemente avvelenate l’una contro l’altra.
Ora naturalmente partirà una serie infinita di accuse e contro-accuse su chi sia il colpevole di questa frammentazione, ma in realtà noi sappiamo già come è andata. Mentre i candidati di Vita passavano il loro tempo ad insultare gli altri, come se fossero gli unici “puri” degni di essere votati, Toscano ha fatto di tutto per mettere insieme l’area del dissenso, e lo ha dimostrato con i fatti, rinunciando al proprio simbolo (Ancora Italia) e riuscendo ad unire ben 15 liste diverse sotto il simbolo comune di Italia Sovrana e Popolare. Paragone invece ha detto chiaramente che si riteneva l’unico in grado di superare la soglia del 3% da solo, per cui non era disposto a rinunciare nè al proprio simbolo, nè al proprio nome come leader.
Con il risultato che ciascuno di loro ha racimolato meno del 2%, e dal parlamento restano fuori tutti. (Solo i loro voti, sommati, avrebbero portato a superare comodamente il 3%, e non soltanto per un fattore numerico, ma anche per un fattore emotivo: vedendoli uniti, molti più elettori esitanti si sarebbero decisi ad andare a votarli).
Lo ripeto (e temo che dovrò ripeterlo molte volte, nelle prossime settimane): la frammentazione non è soltanto un problema algebrico, nel senso che si suddividono numericamente i voti, ma è anche – e soprattutto – un problema emotivo. Vederli così divisi, per un elettore già scottato dall’esperienza con i 5 Stelle, ti fa passare del tutto la voglia di andarli a votare.
Se a tutto questo aggiungiamo l’assoluta incapacità di queste forze di presentare un panorama politico credibile, una volta entrati in parlamento, la frittata è fatta. Nessuno, assolutamente nessuno di questi nuovi partiti è stato capace di presentare al potenziale elettore una immagine precisa di quello che avrebbero fatto in parlamento, se fossero riusciti ad entrarci. Erano tutti talmente preoccupati di varcare la fatidica soglia, che si sono dimenticati di dirci che vestito avrebbero indossato, una volta ammessi al sacro emiciclo.
Aspettarsi entusiasmo da parte degli elettori, in queste condizioni, è davvero da principianti della comunicazione.
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