“ISTI’MARIYAH - controvento tra Napoli e Baghdad” (2006, 80’)
Un film di Michelangelo Severgnini
Un documentario profetico che esplora le radici della resistenza palestinese e della sua legittimità.
Un giornalista di una radio di Napoli raccoglie vent’anni fa la storia di un giovane siriano palestinese, Shadi, come simbolo di tanti giovani del Medio Oriente. Da lì nasce una storia che ha precorso i tempi e le cui ragioni giacciono ancora negli avvenimenti dei giorni nostri.
Riconoscimenti:
Primo premio al "SoleLuna" doc festival 2008, Palermo.
Insignito del “Premio Internazionale Documentario Reportage Mediterraneo" 2006.
Proiettato, tra gli altri, all'ArtEast Festival di New York nel 2007 e al Moqawamat festival di Tehran nel 2010.
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Un film di Michelangelo Severgnini
Un documentario profetico che esplora le radici della resistenza palestinese e della sua legittimità.
Un giornalista di una radio di Napoli raccoglie vent’anni fa la storia di un giovane siriano palestinese, Shadi, come simbolo di tanti giovani del Medio Oriente. Da lì nasce una storia che ha precorso i tempi e le cui ragioni giacciono ancora negli avvenimenti dei giorni nostri.
Riconoscimenti:
Primo premio al "SoleLuna" doc festival 2008, Palermo.
Insignito del “Premio Internazionale Documentario Reportage Mediterraneo" 2006.
Proiettato, tra gli altri, all'ArtEast Festival di New York nel 2007 e al Moqawamat festival di Tehran nel 2010.
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IL TRIANGOLO NO
di Enrico Tomaselli
Nell’eterna partita mediorientale, dove nulla sembra mai essere durevole, si sta giocando una partita diplomatica che, pur nell’estrema complessità dello scenario, ruota attorno a tre capitali, in una difficile triangolazione tra interessi divergenti e convergenti. La pace non è certo dietro l’angolo, ma forse una pace è possibile. Finché dura.
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Nell’eterna partita mediorientale, dove nulla sembra mai essere durevole, si sta giocando una partita diplomatica che, pur nell’estrema complessità dello scenario, ruota attorno a tre capitali, in una difficile triangolazione tra interessi divergenti e convergenti. La pace non è certo dietro l’angolo, ma forse una pace è possibile. Finché dura.
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AUTORITÀ E FAZIONI PALESTINESI CONDANNANO IL PIANO DI TRUMP PER GAZA
Redazionale di English Al Mayadeen del 5 febbraio - Traduzione a cura di Old Hunter
I dirigenti di Hamas e i leader palestinesi respingono fermamente la proposta di Trump di prendere possesso di Gaza, sottolineando il diritto dei palestinesi a rimanere nella striscia e il loro impegno per l’autodeterminazione.
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Redazionale di English Al Mayadeen del 5 febbraio - Traduzione a cura di Old Hunter
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🇪🇦 SPAGNA: "LA PALESTINA È DEI PALESTINESI"
Il ministro degli Esteri spagnolo, José Manuel Albares, ha risposto alle dichiarazioni di Trump su Gaza:
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Il ministro degli Esteri spagnolo, José Manuel Albares, ha risposto alle dichiarazioni di Trump su Gaza:
"Sarò molto chiaro: Gaza è la terra dei palestinesi e lì devono restare. Gaza è parte del futuro Stato di Palestina che la Spagna sostiene."
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🇷🇺🇺🇲 DMITRY PESKOV SUI CONTATTI CON L'AMMINISTRAZIONE STATUNITENSE
Il portavoce del presidente ha poi definito le richieste di Zelensky di fornire armi nucleari all'Ucraina "al limite della follia":
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"I contatti tra Russia e Stati Uniti si sono intensificati ultimamente e procedono secondo le linee guida dei singoli dipartimenti."
Il portavoce del presidente ha poi definito le richieste di Zelensky di fornire armi nucleari all'Ucraina "al limite della follia":
"Il Cremlino spera che i politici europei comprendano l'assurdità di un'idea del genere."
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🇬🇧 STARMER PRENDE LE DISTANZE DA TRUMP SU GAZA
Fonte: Politico
È lo stesso Starmer che l'11 ottobre 2023 sosteneva che Israele aveva il diritto di compiere l'assedio contro i civili a Gaza, incluso il diritto a tagliare l'acqua e l'elettricità. Oggi è in caduta libera nei sondaggi ed è costretto a cambiare linea per non perdere l'appoggio dei pochi elettori musulmani che ancora gli rimangono.
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Fonte: Politico
LONDRA – Il primo ministro Keir Starmer ha preso le distanze dal piano del presidente degli Stati Uniti Donald Trump di prendere il controllo della Striscia di Gaza e trasformarla nella "Riviera del Medio Oriente".
Nella sua prima grande rottura pubblica con la neonata amministrazione Trump, il primo ministro britannico ha insistito sul fatto che ai palestinesi dovrebbe essere permesso di tornare alle loro case e ha sottolineato il sostegno britannico a una soluzione più ampia in Medio Oriente.
"Deve essere consentito loro di tornare a casa", ha detto alla Camera dei Comuni mercoledì all'ora di pranzo. "A loro deve essere permesso di ricostruire, e noi dovremmo essere con loro in quella ricostruzione sulla strada verso una soluzione a due Stati".
È lo stesso Starmer che l'11 ottobre 2023 sosteneva che Israele aveva il diritto di compiere l'assedio contro i civili a Gaza, incluso il diritto a tagliare l'acqua e l'elettricità. Oggi è in caduta libera nei sondaggi ed è costretto a cambiare linea per non perdere l'appoggio dei pochi elettori musulmani che ancora gli rimangono.
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POLITICO
UK’s Starmer breaks with Trump on Gaza ‘Riviera’ plan – POLITICO
British prime minister said Palestinians “must be allowed home” to rebuild.
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Oro sui massimi di sempre. Attualmente il Future Aprile 2025 viene scambiato a 2.885,46 dopo aver superato quota 2.900 alle 11:15 di stamani. Pesano le incertezze globali scatenate dalle dichiarazioni di Trump.
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Per chi se la fosse persa, la diretta di ieri è disponibile sul nostro canale YOUTUBE. Vi invitiamo a iscrivervi al canale e attivare le notifiche per restare aggiornati. Appuntamento il 14 con il giornalista Adalberto Gianuario (Byoblu)!
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FILO DIRETTO CON DAVID GRAMICCIOLI
MARTEDI' 4 FEBBRAIO ALLE 21:00 NUOVO FILO DIRETTO. OSPITE DELLA PUNTATA: DAVID GRAMICCIOLI
Come sempre potrete intervenire con domande e interloquire con l'ospite sui principali fatti della settimana.
David Gramiccioli, già varie volte ospite del nostro…
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Ai Grammys abbiamo assistito a una scena che, più che provocazione, sembrava la sintesi perfetta di un certo spirito del tempo: l’ostentazione assoluta, il bisogno disperato di scioccare, di riempire il vuoto con l’eccesso.
Kanye West e sua moglie, lei con un vestito trasparente, dunque, totalmente nuda, lui con quell’aria da energumeno con lo stecchino in bocca che faceva sembrare la scenetta della moglie un monumento al buon gusto.
Ma il punto non è il loro look. È il messaggio che veicolano. Viviamo in un'epoca in cui la trasgressione non è più rivoluzione, ma marketing; in cui il limite non è più qualcosa da superare con l’intelligenza, ma da calpestare per generare engagement. E così, nel tentativo di essere "avanti", si finisce per diventare la caricatura di un’idea, il riflesso di una società che ha reso la volgarità non solo accettabile, ma addirittura desiderabile.
Il vero scandalo non è chi si veste (o si sveste) in un certo modo. È la strategia che sta dietro a tutto questo.
Antonello Cresti
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🇪🇬🇵🇸🇺🇸 L'EGITTO RIBADISCE LA SUA CONTRARIETÀ AL PIANO DI TRUMP PER GAZA
Il ministro degli Esteri egiziano ha detto al primo ministro palestinese che i palestinesi dovrebbero rimanere a Gaza mentre viene ricostruita.
I due funzionari si sono incontrati poche ore dopo che Trump aveva annunciato il suo piano di "controllare" Gaza, ampiamente criticato dai politici palestinesi e dagli stati arabi.
In una dichiarazione pubblicata sulla pagina Facebook del Ministero degli Esteri egiziano si legge: "Per quanto riguarda la situazione umanitaria a Gaza, l'incontro ha ribadito l'importanza di proseguire con i progetti di ricostruzione tempestivi, rimuovere le macerie e accelerare la consegna degli aiuti umanitari, senza che i palestinesi lascino Gaza, soprattutto alla luce del loro attaccamento alla terra e del loro rifiuto di andarsene".
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Il ministro degli Esteri egiziano ha detto al primo ministro palestinese che i palestinesi dovrebbero rimanere a Gaza mentre viene ricostruita.
I due funzionari si sono incontrati poche ore dopo che Trump aveva annunciato il suo piano di "controllare" Gaza, ampiamente criticato dai politici palestinesi e dagli stati arabi.
In una dichiarazione pubblicata sulla pagina Facebook del Ministero degli Esteri egiziano si legge: "Per quanto riguarda la situazione umanitaria a Gaza, l'incontro ha ribadito l'importanza di proseguire con i progetti di ricostruzione tempestivi, rimuovere le macerie e accelerare la consegna degli aiuti umanitari, senza che i palestinesi lascino Gaza, soprattutto alla luce del loro attaccamento alla terra e del loro rifiuto di andarsene".
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🇮🇹 AMMESSE 5 STUDENTESSE ISLAMICHE CON IL NIQAB AL LICEO DI MONFALCONE
Fonte: Il Messaggero
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Fonte: Il Messaggero
L'istituto professionale Sandro Pertini di Monfalcone ammette a lezione cinque ragazze, di fede musulmana e di origine bengalese, con il volto coperto dal burga e dal nigab. Così la Lega del Friuli Venezia Giulia, con il capogruppo Antonio Calligaris, presenta immediatamente una mozione in Consiglio regionale per chiedere al Governo nazionale di vietare l'uso del velo integrale nei luoghi pubblici. E questa volta il Carroccio trova a convergere sul punto anche il Partito Democratico del Fvg, per il quale «il volto coperto ostacola l'integrazione». Tra qualche ora, inoltre, la Lega depositerà in Consiglio anche una proposta di legge che riprende i contenuti della norma che il partito ha presentato nei giorni scorsi in Parlamento. Contemporaneamente, l'eurodeputata leghista Anna Maria Cisint si è mobilitata perché l'Ue agisca nella stessa direzione, con una legislazione chiara e uniforme che valga per tutti i Paesi membri.
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Il Messaggero
Monfalcone, studentesse musulmane a volto coperto identificate prima di entrare in classe: è polemica
Integrazione, regole e buon senso: è su questi tre punti che l'istituto professionale Sandro Pertini, a Monfalcone, sta cercando di fare i conti, tentando un equilibrio che possa far...
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Forwarded from Byoblu
SARDEGNA, TODDE RIAVVIA IL TERMOVALORIZZATORE: 5 STELLE IN RIVOLTA
A Macomer riparte l'impianto per la gestione dei rifiuti e dal Movimento 5 Stelle, da sempre contrario ai termovalorizzatori, arrivano richieste di dimissioni per la presidente Todde, già alle prese con il rischio decadenza.
➡️ https://www.byoblu.com/2025/02/05/sardegna-todde-riavvia-il-termovalorizzatore-5-stelle-in-rivolta/
🤝 Da oggi puoi controllare la tua televisione. Diventa socio: http://www.azionariatopopolare.tv
A Macomer riparte l'impianto per la gestione dei rifiuti e dal Movimento 5 Stelle, da sempre contrario ai termovalorizzatori, arrivano richieste di dimissioni per la presidente Todde, già alle prese con il rischio decadenza.
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Ieri nessun dipendente della testata Politico è stato pagato. È la prima volta in assoluto che l'azienda ha mancato un pagamento.
Questa è l'e-mail che Politico ha inviato ieri a tutti i dipendenti. Nessuno è stato pagato. L'amministrazione di Politico attribuisce il problema a un "problema tecnico" e non alla fine della cuccagna, ossia i fondi di USAID.
Curioso che la quantità di fondi della Fed che si riversano su Politico sia aumentata in modo esponenziale dopo che sono riusciti a riciclare la propaganda elettorale della CIA contro Trump.
Fonte: Benny Johnson, X
Strano, però. Non ci saremmo mai aspettati una cosa del genere.
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FT, "UE VALUTA DI COLPIRE LE BIG TECH USA IN CASO DI DAZI"
Fonte: ANSA
La tentazione di commentare con una decina di faccine sorridenti è forte, ma Putin esige da noi un approccio serio e professionale, altrimenti ci taglia i fondi. Quindi, facciamo finta che sia una notizia seria.
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Fonte: ANSA
L'Ue sta pianificando di colpire la Silicon Valley con misure di ritorsione se Donald Trump concretizzerà la minaccia di imporre dazi ai prodotti europei.
È quanto scrive il Financial Times citando due funzionari comunitari a conoscenza del piano.
La Commissione utilizzerebbe il cosiddetto "strumento di anti-coercizione" contro le Big Tech americano. Lo strumento, elaborato durante il primo mandato di Trump e usato come deterrente contro la Cina, consente all'esecutivo Ue di imporre restrizioni al commercio di servizi se stabilisce che un Paese sta utilizzando le tariffe sulle merci per forzare cambiamenti di politica.
La tentazione di commentare con una decina di faccine sorridenti è forte, ma Putin esige da noi un approccio serio e professionale, altrimenti ci taglia i fondi. Quindi, facciamo finta che sia una notizia seria.
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ANSA.it
Ft, 'Ue valuta di colpire le Big Tech Usa in caso di dazi'
'Sul tavolo della Commissione restrizioni al commercio di servizi' (ANSA)
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Forwarded from Giuseppe Masala Chili 🌶
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Forwarded from Gavino Piga
🇮🇱 ISRAELE E LO SPERMA: BOOM DI RICHIESTE DI PROCREAZIONE ASSISTITA POSTUMA
Dall’inizio delle operazioni militari israeliane nella Striscia di Gaza, secondo i dati del ministero israeliano della Salute è stato estratto lo sperma dai cadaveri di più di 200 uomini in vista di una successiva inseminazione o fecondazione. Dal momento che la maggior parte di loro erano giovani soldati non sposati, la richiesta è arrivata dai loro genitori. Sono numeri senza precedenti per una pratica che nel contesto israeliano, a differenza di qualsiasi altro posto, è prevalentemente associata a persone legate all’esercito, che prima del 7 ottobre veniva eseguita molto poco e che è regolamentata da linee guida che proprio dopo il 7 ottobre sono state modificate e ampliate. Ma è anche una possibilità che pone questioni etiche complesse, contro cui si sono espressi diversi esperti di bioetica anche israeliani.
In una loro recente ricerca di prossima pubblicazione le studiose e attiviste Maddalena Fragnito dell’Università degli Studi Roma Tre e Federica Timeto dell’Università Ca’ Foscari di Venezia – che hanno lavorato sul tema analizzando dati, leggi, discorsi di esponenti politici, campagne pubblicitarie delle banche del seme e altre ricerche – sostengono che la promozione e legalizzazione di questa pratica abbia «a che fare con la preservazione genetica del popolo ebraico: con le strategie demografiche per la sopravvivenza dello stato ebraico e con la sua espansione».
Questi sforzi rientrano in un più ampio progetto di politiche a sostegno della fertilità che negli ultimi cinquant’anni molti governi di Israele – tra cui l’attuale di estrema destra guidato da Benjamin Netanyahu – hanno sviluppato e promosso. E se le politiche per la fertilità esistono in tantissimi paesi del mondo, soprattutto in Occidente, in Israele non sono guidate di per sé dalle preoccupazioni per l’invecchiamento della popolazione, dato che il tasso di fertilità in Israele è di gran lunga il più alto tra i paesi dell’OCSE. Hanno profonde implicazioni politiche.
(Fonte: Il Post)
Dall’inizio delle operazioni militari israeliane nella Striscia di Gaza, secondo i dati del ministero israeliano della Salute è stato estratto lo sperma dai cadaveri di più di 200 uomini in vista di una successiva inseminazione o fecondazione. Dal momento che la maggior parte di loro erano giovani soldati non sposati, la richiesta è arrivata dai loro genitori. Sono numeri senza precedenti per una pratica che nel contesto israeliano, a differenza di qualsiasi altro posto, è prevalentemente associata a persone legate all’esercito, che prima del 7 ottobre veniva eseguita molto poco e che è regolamentata da linee guida che proprio dopo il 7 ottobre sono state modificate e ampliate. Ma è anche una possibilità che pone questioni etiche complesse, contro cui si sono espressi diversi esperti di bioetica anche israeliani.
In una loro recente ricerca di prossima pubblicazione le studiose e attiviste Maddalena Fragnito dell’Università degli Studi Roma Tre e Federica Timeto dell’Università Ca’ Foscari di Venezia – che hanno lavorato sul tema analizzando dati, leggi, discorsi di esponenti politici, campagne pubblicitarie delle banche del seme e altre ricerche – sostengono che la promozione e legalizzazione di questa pratica abbia «a che fare con la preservazione genetica del popolo ebraico: con le strategie demografiche per la sopravvivenza dello stato ebraico e con la sua espansione».
Questi sforzi rientrano in un più ampio progetto di politiche a sostegno della fertilità che negli ultimi cinquant’anni molti governi di Israele – tra cui l’attuale di estrema destra guidato da Benjamin Netanyahu – hanno sviluppato e promosso. E se le politiche per la fertilità esistono in tantissimi paesi del mondo, soprattutto in Occidente, in Israele non sono guidate di per sé dalle preoccupazioni per l’invecchiamento della popolazione, dato che il tasso di fertilità in Israele è di gran lunga il più alto tra i paesi dell’OCSE. Hanno profonde implicazioni politiche.
(Fonte: Il Post)
Il Post
Israele e lo sperma
Dall’attacco del 7 ottobre è diventato comune estrarlo dai corpi dei soldati morti per una successiva inseminazione, pratica che ha radicate ragioni storiche e politiche
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