🇮🇱 IL MOSSAD ISRAELIANO HA ATTIVATO DRONI ESPLOSIVI CONTRABBANDATI IN IRAN MOLTO PRIMA DEGLI ATTACCHI DI VENERDÌ
Fonte: Haaretz
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Fonte: Haaretz
Una fonte della sicurezza ha detto che l'agenzia di spionaggio israeliana ha lavorato con l'esercito per anni per compilare informazioni e che sono stati utilizzati droni nei devastanti attacchi di giovedì sera contro le strutture militari e nucleari iraniane
In vista degli attacchi aerei israeliani contro le strutture militari e nucleari iraniane di giovedì sera, l'agenzia di spionaggio israeliana ha stabilito una base militare nel paese che ha accumulato droni, ha detto venerdì una fonte della sicurezza israeliana. I droni erano stati contrabbandati nel paese molto tempo prima e sono stati utilizzati durante gli attacchi.
Secondo la fonte, droni esplosivi sono stati lanciati contro lanciamissili terra-terra in una base dell'esercito vicino a Teheran. Allo stesso tempo, ha detto la fonte, squadre di commando del Mossad operavano nell'Iran centrale e dispiegavano sistemi operativi di armi a guida di precisione in aree aperte, vicino ai sistemi missilistici terra-aria iraniani.
La fonte ha aggiunto che il Mossad ha anche piazzato sistemi di attacco offensivo e tecnologie aggiuntive sui veicoli all'interno dell'Iran, volti a neutralizzare le capacità di difesa aerea dell'Iran che potrebbero minacciare i caccia israeliani. Questi hanno completamente distrutto i sistemi di difesa iraniani all'inizio dell'attacco.
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🇮🇱 ISRAELE - Il servizio di sicurezza israeliano (Shin Bet) ha vietato a tutti i ministri di visitare luoghi pubblici e di utilizzare WhatsApp.
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🇺🇸 TRUMP: "AVEVO DATO ALL'IRAN UN ULTIMATUM DI 60 GIORNI"
Donald J. Trump, Truth Social
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Due mesi fa ho dato all'Iran un ultimatum di 60 giorni per "fare un accordo". Avrebbero dovuto farlo! Oggi è il 61° giorno. Ho detto loro cosa fare, ma non sono stai in grado di farlo. Ora, forse, hanno una seconda possibilità!
Donald J. Trump, Truth Social
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🇮🇷 IRAN - L'Iran si è ufficialmente ritirato dai negoziati sul nucleare con gli Stati Uniti. (Fonte: Reuters)
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🇮🇷 IRAN, BILANCIO UFFICIOSO: 78 MORTI, 329 FERITI
Fonte: Anadolu
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Fonte: Anadolu
Almeno 78 persone sono rimaste uccise e altre 329 ferite in una serie di attacchi aerei israeliani che hanno preso di mira la capitale iraniana Teheran all'inizio di venerdì, hanno riferito i media locali.
"Il bilancio non ufficiale delle vittime dell'attacco terroristico di oggi da parte del regime sionista nella provincia di Teheran è stimato in 329 feriti e 78 martiri", ha detto l'agenzia di stampa semi-ufficiale iraniana Fars.
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Anadolu Agency
78 killed, 329 injured in Israeli strikes on Tehran
Israel launched a large-scale attack early Friday, targeting Iran's nuclear program and military facilities
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🇮🇱 ISRAELE - Sirene nel nord di Israele. Probabilmente si tratta di droni lanciati da gruppi filo-iraniani con base in Iraq.
L'Iran non ha ancora risposto agli attacchi israeliani. Diversamente da quanto si legge in rete, al momento non ci sono lanci di missili balistici in corso.
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“Il regime israeliano e i suoi sostenitori, ovvero gli Stati Uniti, saranno ritenuti pienamente responsabili di queste palesi violazioni del diritto internazionale e delle loro gravi conseguenze”.
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OLTRE IL DIRITTO, CONTRO LA GIUSTIZIA: L’ATTACCO A TEHERAN COME ROTTURA DELL’ORDINE DELLE GENTI
L’attacco portato dallo Stato d’Israele contro la Repubblica islamica dell’Iran in data 13 giugno 2025 costituisce una violazione manifesta, grave e reiterata dei principi supremi dell’ordinamento giuridico internazionale, così come essi risultano positivamente codificati nella Carta delle Nazioni Unite del 1945 e riconosciuti in via consuetudinaria dalla comunità internazionale degli Stati. In particolare, esso rappresenta una sfida frontale al divieto assoluto dell’uso della forza armata nelle relazioni internazionali, al principio di sovranità degli Stati e al diritto dei popoli alla pace e alla sicurezza collettiva. L’articolo 2, paragrafo 4, della Carta delle Nazioni Unite stabilisce, con formula perentoria, che "gli Stati membri si astengono, nelle loro relazioni internazionali, dalla minaccia o dall’uso della forza contro l’integrità territoriale o l’indipendenza politica di qualsiasi Stato". Tale disposizione non è suscettibile di interpretazioni estensive o restrittive che ne tradiscano la ratio, poiché essa funge da clausola fondamentale dell’ordine internazionale postbellico, volta a scongiurare il ritorno all’anarchia giuridica della forza. L’unica eccezione contemplata, quella di cui all’articolo 51 della medesima Carta, prevede la possibilità del ricorso unilaterale alla forza solo in caso di aggressione armata già in atto e a condizione che l’azione difensiva sia immediatamente notificata al Consiglio di Sicurezza, nella prospettiva di una futura assunzione di competenza da parte dell’organo collegiale. Ora, nel caso di specie, nessuno degli elementi costitutivi della legittima difesa in senso stretto risultava integrato: non vi è stato alcun attacco armato da parte iraniana nei confronti dello Stato israeliano, né tantomeno una minaccia talmente concreta, certa e imminente da rendere inevitabile, proporzionata e necessaria la reazione armata. La dottrina della legittima difesa anticipatoria, che già nella giurisprudenza della Corte Internazionale di Giustizia (v. Nicaragua c. USA, 1986; Oil Platforms, 2003) e nella prassi ONU non ha mai ricevuto legittimazione piena, viene qui evocata per giustificare un’azione eminentemente strategica, che mira a impedire il consolidarsi di un equilibrio nucleare regionale sfavorevole. Tuttavia, ciò configura non già un’azione difensiva, bensì un attacco preventivo privo di qualsiasi fondamento giuridico, espressivo di una logica unilaterale e imperialistica. Il concetto di "minaccia" di cui all’art. 39 della Carta, che consente al Consiglio di Sicurezza di adottare misure coercitive, non è trasferibile ad iniziative unilaterali: la valutazione della minaccia alla pace compete all’organo collegiale, non al singolo Stato, che non può arrogarsi il compito di stabilire quando un programma nucleare, per quanto inquietante, diventi di per sé un "casus belli". La distruzione dei siti nucleari iraniani, tra cui Khondab, Natanz e Isfahan, costituisce una chiara violazione non solo della sovranità territoriale dell’Iran, ma anche degli obblighi derivanti dal Trattato di non proliferazione nucleare e dai protocolli dell’AIEA, che vietano azioni unilaterali che ostacolino le ispezioni e la cooperazione tecnico-nucleare. Inoltre, l’assenza di una preventiva autorizzazione del Consiglio di Sicurezza rende l’atto privo di qualsiasi parvenza di legittimità procedurale. Sotto il profilo della filosofia del diritto, e in particolare della riflessione classica sullo "ius gentium", l’azione israeliana rappresenta un esempio di violazione dell’ordine razionale della comunità internazionale, fondato sul concetto di giustizia come proporzione ordinata alla natura razionale e sociale dell’uomo. Per Aristotele, il diritto (dikaion) è ciò che regola l’ordine della polis in vista del bene comune, e la giustizia (dikaiosynē) è la virtù che rende a ciascuno il suo secondo ragione, non secondo utilità o potenza. L’agire giusto è tale solo nella misura in cui rispetta la mesotes, la giusta misura tra
L’attacco portato dallo Stato d’Israele contro la Repubblica islamica dell’Iran in data 13 giugno 2025 costituisce una violazione manifesta, grave e reiterata dei principi supremi dell’ordinamento giuridico internazionale, così come essi risultano positivamente codificati nella Carta delle Nazioni Unite del 1945 e riconosciuti in via consuetudinaria dalla comunità internazionale degli Stati. In particolare, esso rappresenta una sfida frontale al divieto assoluto dell’uso della forza armata nelle relazioni internazionali, al principio di sovranità degli Stati e al diritto dei popoli alla pace e alla sicurezza collettiva. L’articolo 2, paragrafo 4, della Carta delle Nazioni Unite stabilisce, con formula perentoria, che "gli Stati membri si astengono, nelle loro relazioni internazionali, dalla minaccia o dall’uso della forza contro l’integrità territoriale o l’indipendenza politica di qualsiasi Stato". Tale disposizione non è suscettibile di interpretazioni estensive o restrittive che ne tradiscano la ratio, poiché essa funge da clausola fondamentale dell’ordine internazionale postbellico, volta a scongiurare il ritorno all’anarchia giuridica della forza. L’unica eccezione contemplata, quella di cui all’articolo 51 della medesima Carta, prevede la possibilità del ricorso unilaterale alla forza solo in caso di aggressione armata già in atto e a condizione che l’azione difensiva sia immediatamente notificata al Consiglio di Sicurezza, nella prospettiva di una futura assunzione di competenza da parte dell’organo collegiale. Ora, nel caso di specie, nessuno degli elementi costitutivi della legittima difesa in senso stretto risultava integrato: non vi è stato alcun attacco armato da parte iraniana nei confronti dello Stato israeliano, né tantomeno una minaccia talmente concreta, certa e imminente da rendere inevitabile, proporzionata e necessaria la reazione armata. La dottrina della legittima difesa anticipatoria, che già nella giurisprudenza della Corte Internazionale di Giustizia (v. Nicaragua c. USA, 1986; Oil Platforms, 2003) e nella prassi ONU non ha mai ricevuto legittimazione piena, viene qui evocata per giustificare un’azione eminentemente strategica, che mira a impedire il consolidarsi di un equilibrio nucleare regionale sfavorevole. Tuttavia, ciò configura non già un’azione difensiva, bensì un attacco preventivo privo di qualsiasi fondamento giuridico, espressivo di una logica unilaterale e imperialistica. Il concetto di "minaccia" di cui all’art. 39 della Carta, che consente al Consiglio di Sicurezza di adottare misure coercitive, non è trasferibile ad iniziative unilaterali: la valutazione della minaccia alla pace compete all’organo collegiale, non al singolo Stato, che non può arrogarsi il compito di stabilire quando un programma nucleare, per quanto inquietante, diventi di per sé un "casus belli". La distruzione dei siti nucleari iraniani, tra cui Khondab, Natanz e Isfahan, costituisce una chiara violazione non solo della sovranità territoriale dell’Iran, ma anche degli obblighi derivanti dal Trattato di non proliferazione nucleare e dai protocolli dell’AIEA, che vietano azioni unilaterali che ostacolino le ispezioni e la cooperazione tecnico-nucleare. Inoltre, l’assenza di una preventiva autorizzazione del Consiglio di Sicurezza rende l’atto privo di qualsiasi parvenza di legittimità procedurale. Sotto il profilo della filosofia del diritto, e in particolare della riflessione classica sullo "ius gentium", l’azione israeliana rappresenta un esempio di violazione dell’ordine razionale della comunità internazionale, fondato sul concetto di giustizia come proporzione ordinata alla natura razionale e sociale dell’uomo. Per Aristotele, il diritto (dikaion) è ciò che regola l’ordine della polis in vista del bene comune, e la giustizia (dikaiosynē) è la virtù che rende a ciascuno il suo secondo ragione, non secondo utilità o potenza. L’agire giusto è tale solo nella misura in cui rispetta la mesotes, la giusta misura tra
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eccesso e difetto. La guerra, per essere conforme alla legge naturale, deve essere ordinata non all’interesse, quanto alla riparazione di un torto manifesto: ciò che Tommaso d’Aquino, sulla scorta della tradizione aristotelico-agostiniana, chiamerà "bellum iustum", soggetto a precise condizioni di causa giusta ("iusta causa"), autorità legittima ("auctoritas principis") e intenzione retta ("intentio recta"). La filosofia islamica classica, in particolare in Avicenna e Averroè, riprende e sviluppa questi concetti. Per Avicenna, ogni legge che pretenda di essere giusta deve riflettere l’ordine razionale e metafisico del mondo, ordinando l’azione umana al fine ultimo della perfezione. La guerra che scaturisce dalla paura dell’altro, o dal desiderio di mantenere un’egemonia regionale, non può rientrare in tale ordine, perché spezza la simmetria tra mezzi e fini e corrompe la razionalità pratica con l’arbitrio della forza. Averroè, nel "Commentarium Magnum all’Etica Nicomachea", afferma che la "lex naturalis" è specchio dell’intelletto divino partecipato all’intelletto umano: ogni azione che distrugge l’unità tra ragione e ordine è non solo ingiusta, ma metafisicamente disordinata. Così, l’attacco israeliano all’Iran configura non solo una violazione del diritto positivo, ma una rottura dell’ordine assiologico e razionale che deve reggere la comunità internazionale come communitas ordinata. In assenza di una "autoritas" superiore che possa giudicare e sanzionare in modo cogente, l’unico argine all’anarchia della forza è il riconoscimento della legge naturale come fondamento prepolitico del diritto positivo. L’eclissi del "ius naturale" genera lo svuotamento dello "ius gentium", che si riduce a tecnicismo privo di fondamento, a procedura senza legittimità. La comunità internazionale, allora, se vuole sopravvivere come ordine giuridico e non degenerare in un mero sistema di potenze in conflitto, deve rimettere al centro la concezione del diritto come espressione dell’ordine razionale della realtà, riconoscendo che la pace non è l’assenza di guerra, bensì l’armonia ordinata alla giustizia. La forza, usata fuori dal diritto, non è mai neutra: essa genera un effetto emulativo, un momentum di destabilizzazione che, come una frattura profonda nella struttura dell’essere, non può che produrre nuove ingiustizie. In tal senso, l’attacco del 13 giugno 2025 è non solo un illecito, ma una negazione del "logos" che anima il diritto come arte regale del governo della pluralità umana secondo ragione.
Prof. Avv. Augusto Sinagra (Già Ordinario di Diritto dell'Unione Europea presso l'Università "La Sapienza" di Roma. Direttore della Rivista della Cooperazione giuridica internazionale (fascia A). Avvocato del Foro di Roma)
Prof. Aldo Rocco Vitale (Università Europea di Roma)
Prof. Antonio Vernacotola Gualtieri D'Ocre (SSML/Istituto di grado universitario "san Domenico" di Roma)
Avv. Paolo Menarin (Avvocato del Foro di Vicenza)
Rev. Mons. Prof. Don Roberto Caria (Pontificia Facoltà Teologica della Sardegna. Vicario generale nell'Arcidiocesi di Oristano)
Prof. Daniele Trabucco (SSML/Istituto di grado universitario "san Domenico" di Roma)
Avv. Andrea Oddo (Avvocato del Foro di Palermo)
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Esortiamo la Guida Suprema ad autorizzare la produzione di armi nucleari.
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🇮🇱 ISRAELE CHIUDE TUTTE LE AMBASCIATE NEL MONDO DOPO ATTACCO CONTRO L'IRAN
Tel Aviv – In seguito a un massiccio attacco militare lanciato contro il territorio iraniano, lo Stato di Israele ha annunciato oggi la chiusura di tutte le sue ambasciate nel mondo. Una decisione che evidenzia il crescente isolamento internazionale del regime sionista, che ora teme possibili ritorsioni in seguito alla sua aggressione su larga scala.
Il governo israeliano ha ordinato la sospensione immediata di tutti i servizi consolari e ha raccomandato ai propri cittadini all’estero di evitare di mostrare simboli israeliani o ebraici in pubblico, riconoscendo implicitamente il clima di crescente ostilità generato dalle sue azioni.
La comunità internazionale assiste attonita a una nuova escalation bellica, il cui peso ricadrà, come sempre, sui civili della regione mediorientale. Mentre Israele si barrica dietro le sue ambasciate chiuse, il popolo palestinese continua a subire l’oppressione quotidiana di un’occupazione illegale, senza tutele e con il silenzio complice di molti governi occidentali.
Questa decisione non è solo una misura di sicurezza: è un chiaro segnale del timore che Tel Aviv nutre per le conseguenze della propria politica di aggressione. La chiusura delle ambasciate rappresenta, per molti, il simbolo di un sistema che vacilla sotto il peso delle proprie contraddizioni.
Fonte Reuters via @mediorienteedintorni
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Tel Aviv – In seguito a un massiccio attacco militare lanciato contro il territorio iraniano, lo Stato di Israele ha annunciato oggi la chiusura di tutte le sue ambasciate nel mondo. Una decisione che evidenzia il crescente isolamento internazionale del regime sionista, che ora teme possibili ritorsioni in seguito alla sua aggressione su larga scala.
Il governo israeliano ha ordinato la sospensione immediata di tutti i servizi consolari e ha raccomandato ai propri cittadini all’estero di evitare di mostrare simboli israeliani o ebraici in pubblico, riconoscendo implicitamente il clima di crescente ostilità generato dalle sue azioni.
La comunità internazionale assiste attonita a una nuova escalation bellica, il cui peso ricadrà, come sempre, sui civili della regione mediorientale. Mentre Israele si barrica dietro le sue ambasciate chiuse, il popolo palestinese continua a subire l’oppressione quotidiana di un’occupazione illegale, senza tutele e con il silenzio complice di molti governi occidentali.
Questa decisione non è solo una misura di sicurezza: è un chiaro segnale del timore che Tel Aviv nutre per le conseguenze della propria politica di aggressione. La chiusura delle ambasciate rappresenta, per molti, il simbolo di un sistema che vacilla sotto il peso delle proprie contraddizioni.
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🇮🇷 IRAN. L'INTEGRITÀ DELLA CENTRALE NUCLEARE DI NATANZ È COMPROMESSA
Secondo informazioni di parte iraniana, l'integrità dell'impianto nucleare di Natanz è stata compromessa. Le radiazioni stanno fuoriuscendo all'interno della struttura sotterranea.
Il portavoce dell'Agenzia iraniana per l'energia atomica, Behrouz Kamalwendi, ha detto che è stata rilevata contaminazione nucleare nel complesso dopo l'attacco di Israele al complesso nucleare di Natanz a Isfahan. La perdita è stata localizzata e al momento non ci sono segni di radiazioni all'esterno. Tuttavia, si teme che le radiazioni possano diffondersi e danneggiare i residenti locali.
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Secondo informazioni di parte iraniana, l'integrità dell'impianto nucleare di Natanz è stata compromessa. Le radiazioni stanno fuoriuscendo all'interno della struttura sotterranea.
Il portavoce dell'Agenzia iraniana per l'energia atomica, Behrouz Kamalwendi, ha detto che è stata rilevata contaminazione nucleare nel complesso dopo l'attacco di Israele al complesso nucleare di Natanz a Isfahan. La perdita è stata localizzata e al momento non ci sono segni di radiazioni all'esterno. Tuttavia, si teme che le radiazioni possano diffondersi e danneggiare i residenti locali.
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🇩🇪 PER LA GERMANIA L'IRAN DEVE SMETTERE DI ATTACCARE ISRAELE
Fonte: German Foreign Office, X
La Germania poteva risparmiarsi almeno per un giorno di mettersi in ridicolo, invece anche oggi ha voluto mantenersi all'altezza dei propri standard abituali. Viene un po' di tristezza pensando che qualche decennio fa la politica estera tedesca era guidata da personaggi del calibro di Hans-Dietrich Genscher e Willy Brandt, mentre oggi tocca leggere dichiarazioni diplomatiche che imbarazzerebbero anche la pur non eccelsa diplomazia nostrana.
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La situazione in Medio Oriente si è aggravata drammaticamente da un giorno all'altro. Israele ha effettuato attacchi mirati contro gli impianti nucleari iraniani. L'Iran sta rispondendo con centinaia di attacchi di droni contro Israele. Questo sviluppo è più che allarmante.
Condanniamo fermamente l'attacco indiscriminato iraniano al territorio israeliano. Il programma nucleare iraniano viola il Trattato di non proliferazione e rappresenta una minaccia per l'intera regione, in particolare per Israele.
Israele ha il diritto di difendere la sua esistenza e la sicurezza dei suoi cittadini. Allo stesso tempo, chiediamo a tutte le parti di evitare un'ulteriore escalation. La Germania rimane impegnata nella diplomazia, insieme ai nostri partner in Europa e negli Stati Uniti.
Fonte: German Foreign Office, X
La Germania poteva risparmiarsi almeno per un giorno di mettersi in ridicolo, invece anche oggi ha voluto mantenersi all'altezza dei propri standard abituali. Viene un po' di tristezza pensando che qualche decennio fa la politica estera tedesca era guidata da personaggi del calibro di Hans-Dietrich Genscher e Willy Brandt, mentre oggi tocca leggere dichiarazioni diplomatiche che imbarazzerebbero anche la pur non eccelsa diplomazia nostrana.
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🇮🇷🇮🇱 L'Iran sostiene di aver abbattuto un drone israeliano nei pressi del sito di Fordow con la difesa aerea.
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🇮🇷 IRAN - L'impianto di arricchimento del combustibile di Fordow (FFEP) è il sito di arricchimento dell'uranio più fortificato dell'Iran, situato nelle profondità di una montagna vicino a Qom.
Originariamente base missilistica dell'IRGC, il sito venne convertito in un impianto nucleare e reso pubblico nel 2009 dopo che l'intelligence occidentale ne ha rivelato l'esistenza.
Progettato per contenere 3.000 centrifughe, Fordow è stato da allora utilizzato per arricchire l'uranio a livelli fino all'83,7%, vicino al grado delle armi.
In base all'accordo nucleare del 2015 (JCPOA), l'Iran ha accettato di interrompere l'arricchimento a Fordow, ma ha ripreso l'attività nel 2019, compresa l'installazione di centrifughe IR-6 avanzate.
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Originariamente base missilistica dell'IRGC, il sito venne convertito in un impianto nucleare e reso pubblico nel 2009 dopo che l'intelligence occidentale ne ha rivelato l'esistenza.
Progettato per contenere 3.000 centrifughe, Fordow è stato da allora utilizzato per arricchire l'uranio a livelli fino all'83,7%, vicino al grado delle armi.
In base all'accordo nucleare del 2015 (JCPOA), l'Iran ha accettato di interrompere l'arricchimento a Fordow, ma ha ripreso l'attività nel 2019, compresa l'installazione di centrifughe IR-6 avanzate.
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Putin in una telefonata con il primo ministro israeliano Netanyahu: "Sono pronto a mediare tra Israele e Iran per impedire un'ulteriore escalation"
Fonte Axios su X
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Forwarded from Giuseppe Masala Chili 🌶
~150 missili in volo verso Israele. Fonti israeliane
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