🇵🇸🇮🇱 GAZA. IL BILANCIO DELLE VITTIME AUMENTA A 72.594
Fonte: Al Jazeera
Il bilancio delle vittime causate dalla campagna militare israeliana a Gaza è salito a 72.594, con 172.404 feriti dal 7 ottobre 2023.
Le autorità sanitarie palestinesi hanno riferito che negli ospedali di Gaza hanno ricevuto un corpo e cinque feriti nelle ultime 24 ore.
Hanno aggiunto che dall'inizio del "cessate il fuoco" in ottobre, almeno 818 sono stati uccisi e 2.301 feriti da attacchi israeliani.
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Fonte: Al Jazeera
Il bilancio delle vittime causate dalla campagna militare israeliana a Gaza è salito a 72.594, con 172.404 feriti dal 7 ottobre 2023.
Le autorità sanitarie palestinesi hanno riferito che negli ospedali di Gaza hanno ricevuto un corpo e cinque feriti nelle ultime 24 ore.
Hanno aggiunto che dall'inizio del "cessate il fuoco" in ottobre, almeno 818 sono stati uccisi e 2.301 feriti da attacchi israeliani.
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Giubbe Rosse News
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🇮🇱🇺🇸 NETANYAHU A TRUMP: “ISRAELE NON PUÒ RIMANERE INERTE DI FRONTE AGLI ATTACCHI DI HEZBOLLAH”
Fonte: N12
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha detto al presidente statunitense Donald Trump che Israele non può rimanere inerte di fronte alle continue violazioni da parte di Hezbollah in Libano e ha definito il cessate il fuoco "fragile", riferisce il canale israeliano N12 citando una fonte a conoscenza dei fatti.
Netanyahu ha avvertito che una mancata risposta incoraggerebbe Hezbollah e rischierebbe di pregiudicare sia la tregua che i colloqui Israele-Libano, ha aggiunto la fonte. Trump ha riconosciuto le preoccupazioni di sicurezza di Israele, ma ha detto che qualsiasi risposta avrebbe dovuto essere proporzionata per evitare un'escalation e salvaguardare i negoziati relativi all'Iran, secondo la fonte.
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Fonte: N12
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha detto al presidente statunitense Donald Trump che Israele non può rimanere inerte di fronte alle continue violazioni da parte di Hezbollah in Libano e ha definito il cessate il fuoco "fragile", riferisce il canale israeliano N12 citando una fonte a conoscenza dei fatti.
Netanyahu ha avvertito che una mancata risposta incoraggerebbe Hezbollah e rischierebbe di pregiudicare sia la tregua che i colloqui Israele-Libano, ha aggiunto la fonte. Trump ha riconosciuto le preoccupazioni di sicurezza di Israele, ma ha detto che qualsiasi risposta avrebbe dovuto essere proporzionata per evitare un'escalation e salvaguardare i negoziati relativi all'Iran, secondo la fonte.
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N12
טראמפ לנתניהו: הפסקת האש בצפון צריכה להימשך
רה"מ שוחח עם נשיא ארה"ב, שביקש לגלות איפוק והמשיך להתעקש לקשור בין איראן ללבנון • נתניהו עדכן את הקבינט כי טראמפ פרס חסות על המו"מ עם המדינה מצפון, וכי חשוב שישראל לא תיראה כמי שמסכלת אותו
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ROMA, "PRENDI UN MIGRANTE GRATIS IN CASA": BANDO FLOP COSTATO 400.000 EURO, 3 ADESIONI IN 3 MESI
Fa flop il servizio affidato da Roma Capitale a Refugees Welcome Italia che consiste nel trovare romani disposti ad accogliere in casa gratuitamente migranti con regolare permesso di soggiorno. In tre mesi solo tre famiglie hanno dato disponibilità ad aprire la porta della propria casa.
Fonte: IlTempo
Nemmeno uno ai Parioli? 😭
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Il Tempo
Roma, "Prendi un migrante gratis in casa": bando flop, 3 adesioni in 3 mesi - Il Tempo
Fa flop il servizio affidato da Roma Capitale a Refugees Welcome Italia che consiste nel trovare romani disposti ad accogliere in casa gratuitamente migranti con regolare permesso di soggiorno.
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Gli Emirati Arabi Uniti affermano di aver lasciato OPEC e OPEC+, infliggendo un duro colpo ai gruppi esportatori di petrolio e al loro leader de facto, l'Arabia Saudita, in un momento in cui la guerra con l'Iran ha causato uno storico shock energetico e sconvolto l'economia globale.
I produttori del Golfo dell'OPEC hanno già faticato a spedire le esportazioni attraverso lo Stretto di Hormuz, un punto di strozzatura tra Iran e Oman attraverso cui normalmente passa un quinto del petrolio greggio mondiale e del gas naturale liquefatto, a causa delle minacce e degli attacchi iraniani contro le navi.
La mossa è avvenuta dopo che gli Emirati Arabi Uniti, un polo commerciale regionale e uno degli alleati più importanti di Washington, hanno criticato gli altri stati arabi per non aver fatto abbastanza per proteggerli da numerosi attacchi iraniani durante la guerra.
L'OPEC, fondata nel 1960, è uno degli attori più potenti nell'approvvigionamento globale di petrolio, poiché l'organizzazione produce più di un terzo dell'offerta globale di petrolio.
"Questa decisione è in linea con la visione strategica ed economica a lungo termine degli Emirati Arabi Uniti e con lo sviluppo del suo settore energetico, inclusa l'accelerazione degli investimenti nella produzione energetica nazionale. Rafforza inoltre l'impegno degli Emirati Arabi Uniti nel loro ruolo di produttore responsabile e affidabile che anticipa il futuro dei mercati energetici globali," ha riportato l'agenzia di stampa statale UAE WAM.
Ha aggiunto che la decisione è "guidata anche dagli interessi nazionali e dall'impegno del paese a contribuire attivamente a soddisfare le urgenti esigenze del mercato, soprattutto considerando la continua volatilità geopolitica nel breve termine, derivante da interruzioni nel Golfo Arabico e nello Stretto di Hormuz, che influenzano le dinamiche dell'approvvigionamento".
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🛢 Gli arresti cumulativi nella produzione petrolifera in Medio Oriente stanno già crescendo esponenzialmente.
A differenza delle semplici interruzioni dei flussi, questa è di fatto una perdita permanente dell'offerta globale. Anche se lo Stretto di Hormuz dovesse riaprire oggi, dobbiamo ricordare che la produzione potrà riprendere solo dopo che le petroliere a zavorra si sposteranno dal mare aperto al Golfo Persico per svuotare i serbatoi di stoccaggio a terra.
Sì, questo significa che la perdita cumulativa confermata ha già superato il miliardo di barili. Buona fortuna.
Fonte: @CRUDEOIL231
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🇮🇳 INDIA. COMPAGNIE AEREE VICINE A CANCELLARE VOLI
La Federazione delle compagnie aeree indiane, che rappresenta Air India, IndiGo e SpiceJet, ha scritto al Ministero dell'Aviazione Civile avvertendo che l'aumento dei prezzi del carburante per turbine aeronautiche (ATF) potrebbe portare all'arresto degli aerei e alla cancellazione dei voli.
La Federazione delle compagnie aeree indiane, che rappresenta Air India, IndiGo e SpiceJet, ha scritto al Ministero dell'Aviazione Civile avvertendo che l'aumento dei prezzi del carburante per turbine aeronautiche (ATF) potrebbe portare all'arresto degli aerei e alla cancellazione dei voli.
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Corriere della sera
Patto di stabilità, Dombrovskis: «L’Italia non ha chiesto deroghe per la crisi energetica, gli Stati restino nei parametri»
Il commissario Ue all’Economia Dombrovskis: «A seconda della durata del conflitto e dell’intensità dello choc sui prezzi dell’energia, prevediamo un rallentamento economico in Europa compreso tra 0,2 e 0,6 punti percentuali»
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🔴 SQUILLI DI TROMBA
Dopo che l’Iran ha notificato agli Stati Uniti la sua ultima proposta negoziale, la questione che si pone per Trump è, ancora una volta, che fare. Il punto è che l’atteggiamento della leadership iraniana è significativamente mutato, e buona parte della disponibilità sinora mostrata è andata in fumo. Ed è tutto frutto dell’atteggiamento negoziale di Trump e della sua squadra. Teheran ovviamente non si fidava di Witkoff e Kushner, che sono sfacciatamente due asset israeliani, oltre che degli affaristi, incapaci di intessere una trattativa diplomatica; per questo avevano chiesto la presenza del vice-presidente Vance. Ma durante il round di colloqui ad Islamabad questi si è rivelato persino peggio, continuamente al telefono con Trump e Netanyahu per ricevere l’imbeccata. E in conclusione, quel poco che si era riusciti a far avanzare per un accordo, è stato poi mandato a monte dal presidente USA. Ovviamente, a questo punto gli iraniani hanno perso ogni fiducia nel negoziato.
Il viaggio di Araghchi, pertanto, assume un preciso significato proprio alla luce di ciò. Teheran non crede più in un negoziato, e in parte anche nella mediazione pakistana, quindi si muove in una logica ormai diversa. Ovvero: se gli USA vogliono negoziare, adesso la base di partenza è ancor più ristretta (il nucleare è fuori dalle prime fasi), e se non gli sta bene allora non se ne fa nulla. Intanto, l’Iran porta avanti con l’Oman - possibile nuovo mediatore, o ospite del negoziato - l’accordo per la gestione futura dello Stretto di Hormuz. Rispetto alla quale, poiché non è firmatario della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare del 1982 (UNCLOS), non è tenuto ad osservarne le predisposizioni, e può quindi stabilire le sue proprie regole. Lo Stretto, infatti, non ha acque internazionali, ma nel suo punto di minor larghezza è diviso tra le acque territoriali iraniane e quelle omanite. Teheran, insomma, si appresta a predisporre sin d’ora un quadro giuridico relativo al transito nello Stretto, svincolandolo da qualsiasi negoziato. Così è, se vi pare.
Ugualmente, l’incontro con Putin e Lavrov serve a ribadire la copertura politica (e non solo) a questa posizione, bilanciando in qualche modo il rapporto con Pechino, che invece preme per una maggiore flessibilità ed una più rapida riapertura di Hormuz - infatti, dietro la mediazione pakistana c’era proprio la Cina. E non a caso la posizione russa si sta a sua volta facendo più dura, con una crescente sfiducia nella volontà negoziale statunitense, ed un crescente fastidio verso i comportamenti dell’occidente.
Per il momento, Trump avrebbe rigettato la proposta di Teheran. Ma questo di certo non lo aiuta ad uscire dall’angolo. Oltretutto, la situazione in Libano - che per l’Iran è inscindibile da quella generale - sta chiaramente sfuggendo di mano, il cessate il fuoco proclamato da Trump è valso solo da limitatore del conflitto, e minaccia di saltare del tutto. Israele, infatti, è la variabile difficilmente controllabile, in questa equazione. La palla, resta in campo statunitense.
D’altro canto, tutto il continuo accumulo di forze nella regione - praticamente senza soste - difficilmente serve unicamente a rifornire Tel Aviv. Anche come arma di pressione è ormai chiaramente spuntata. Però - alle strette - potrebbe servire per menare un’ultima zampata, dichiarare “mission accomplished” e tornare a casa da vincitore. Tanto, l’elettore medio non legge il New York Times o il Washington Post, ma si abbevera su Fox News...
Insomma, la buona vecchia America che risolve tutto col 7° Cavalleggeri.
Avere avuto troppe pretese nel negoziato, ha finito col bruciarlo del tutto. Ma anche la carta della guerra a tutto spiano non è assolutamente praticabile. E le opzioni non sono infinite.
Nessuna meraviglia, quindi, se sentiremo la tromba suonare la carica. E subito dopo, la ritirata.
➡️ 𝐬𝐞𝐠𝐮𝐢𝐦𝐢 𝐬𝐮 𝐓𝐞𝐥𝐞𝐠𝐫𝐚𝐦!
Dopo che l’Iran ha notificato agli Stati Uniti la sua ultima proposta negoziale, la questione che si pone per Trump è, ancora una volta, che fare. Il punto è che l’atteggiamento della leadership iraniana è significativamente mutato, e buona parte della disponibilità sinora mostrata è andata in fumo. Ed è tutto frutto dell’atteggiamento negoziale di Trump e della sua squadra. Teheran ovviamente non si fidava di Witkoff e Kushner, che sono sfacciatamente due asset israeliani, oltre che degli affaristi, incapaci di intessere una trattativa diplomatica; per questo avevano chiesto la presenza del vice-presidente Vance. Ma durante il round di colloqui ad Islamabad questi si è rivelato persino peggio, continuamente al telefono con Trump e Netanyahu per ricevere l’imbeccata. E in conclusione, quel poco che si era riusciti a far avanzare per un accordo, è stato poi mandato a monte dal presidente USA. Ovviamente, a questo punto gli iraniani hanno perso ogni fiducia nel negoziato.
Il viaggio di Araghchi, pertanto, assume un preciso significato proprio alla luce di ciò. Teheran non crede più in un negoziato, e in parte anche nella mediazione pakistana, quindi si muove in una logica ormai diversa. Ovvero: se gli USA vogliono negoziare, adesso la base di partenza è ancor più ristretta (il nucleare è fuori dalle prime fasi), e se non gli sta bene allora non se ne fa nulla. Intanto, l’Iran porta avanti con l’Oman - possibile nuovo mediatore, o ospite del negoziato - l’accordo per la gestione futura dello Stretto di Hormuz. Rispetto alla quale, poiché non è firmatario della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare del 1982 (UNCLOS), non è tenuto ad osservarne le predisposizioni, e può quindi stabilire le sue proprie regole. Lo Stretto, infatti, non ha acque internazionali, ma nel suo punto di minor larghezza è diviso tra le acque territoriali iraniane e quelle omanite. Teheran, insomma, si appresta a predisporre sin d’ora un quadro giuridico relativo al transito nello Stretto, svincolandolo da qualsiasi negoziato. Così è, se vi pare.
Ugualmente, l’incontro con Putin e Lavrov serve a ribadire la copertura politica (e non solo) a questa posizione, bilanciando in qualche modo il rapporto con Pechino, che invece preme per una maggiore flessibilità ed una più rapida riapertura di Hormuz - infatti, dietro la mediazione pakistana c’era proprio la Cina. E non a caso la posizione russa si sta a sua volta facendo più dura, con una crescente sfiducia nella volontà negoziale statunitense, ed un crescente fastidio verso i comportamenti dell’occidente.
Per il momento, Trump avrebbe rigettato la proposta di Teheran. Ma questo di certo non lo aiuta ad uscire dall’angolo. Oltretutto, la situazione in Libano - che per l’Iran è inscindibile da quella generale - sta chiaramente sfuggendo di mano, il cessate il fuoco proclamato da Trump è valso solo da limitatore del conflitto, e minaccia di saltare del tutto. Israele, infatti, è la variabile difficilmente controllabile, in questa equazione. La palla, resta in campo statunitense.
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Insomma, la buona vecchia America che risolve tutto col 7° Cavalleggeri.
Avere avuto troppe pretese nel negoziato, ha finito col bruciarlo del tutto. Ma anche la carta della guerra a tutto spiano non è assolutamente praticabile. E le opzioni non sono infinite.
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Geopolitica & strategie
2 volte al giorno, notizie sui principali conflitti nel mondo + analisi e riflessioni
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🇺🇲 I consumatori americani non sono mai stati così pessimisti riguardo all'economia: l'indice del clima dei consumatori dell'Università del Michigan a aprile è sceso a 49,8, il livello più basso mai registrato negli oltre 70 anni di storia dei sondaggi di opinione pubblica. Il calo si è verificato tra gruppi di tutti i livelli di reddito, età e opinioni politiche.
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LA VOCE DEI GIOVANI PROSEGUE IL TUOUR AL CINEMA❗️
Una voce come non l'avete mai sentita
Una voce fuori dagli stereotipi
🔴CARBONIA – TRENTO – ROMA – PAVIA - BERGAMO
E se ora, lontano – Un’altra voce esiste
Un film di Massimo Selis
🔥AUTORI IN SALA PER INCONTRARE IL PUBBLICO
CARBONIA, Fabbrica del Cinema
2 Maggio ore 19
3 Maggio ore 19:30 (Solo proiezione)
TRENTO, Multisala Modena
7 maggio ore 20:30
ROMA, Cinema Intrastevere
11 Maggio ore 20:30
PAVIA, Cinema Politeama
12 Maggio ore 21
BERGAMO, Cinema Conca Verde
13 Maggio ore 20:30
«Mi ha incantato l'idea di un gruppo di giovani differenti ma tutti sinceri e appassionati che si ritrovano insieme in un casolare-canonica umbra per condividere pensieri e speranze ma anche per stare in meditazione...
Sei riuscito a fare un "film d'anima": non ho sentito traccia di retorica o ideologie ma sono anime che si sfiorano e si confrontano».
(Giacomo Maria Prati per Il Giornale d’Italia)
Trailer 👇
https://www.youtube.com/watch?v=hTyWO25Ij9I
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Un film di Massimo Selis
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Sei riuscito a fare un "film d'anima": non ho sentito traccia di retorica o ideologie ma sono anime che si sfiorano e si confrontano».
(Giacomo Maria Prati per Il Giornale d’Italia)
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🇺🇸 USA, COVID. INCRIMINATO DAVID MORENS
Il Dipartimento di Giustizia americano ha annunciato l’incriminazione federale di David Morens. Morens è accusato di:
• cospirazione contro gli Stati Uniti
• distruzione, alterazione o falsificazione di record in indagini federali
• occultamento, rimozione o mutilazione di record
• complicità
Le accuse riguardano proprio lo schema per eludere la FOIA e nascondere/cancellare documenti federali legati alle ricerche sul COVID-19 e ai grant elargiti dal National Institute of Health a EcoHealth Alliance. Morens, che ha lasciato il NIAID nel 2025 e ora collabora con Nature Health Global, rischia conseguenze penali serie.
Il caso è ancora in corso (per è solo incriminato), ma rappresenta l’evoluzione più recente e grave dello scandalo emerso due anni fa. Le indagini del Congresso e del DOJ continuano a far luce su come alcuni alti funzionari NIH abbiano gestito la trasparenza durante e dopo la pandemia.
Il Dipartimento di Giustizia americano ha annunciato l’incriminazione federale di David Morens. Morens è accusato di:
• cospirazione contro gli Stati Uniti
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• occultamento, rimozione o mutilazione di record
• complicità
Le accuse riguardano proprio lo schema per eludere la FOIA e nascondere/cancellare documenti federali legati alle ricerche sul COVID-19 e ai grant elargiti dal National Institute of Health a EcoHealth Alliance. Morens, che ha lasciato il NIAID nel 2025 e ora collabora con Nature Health Global, rischia conseguenze penali serie.
Il caso è ancora in corso (per è solo incriminato), ma rappresenta l’evoluzione più recente e grave dello scandalo emerso due anni fa. Le indagini del Congresso e del DOJ continuano a far luce su come alcuni alti funzionari NIH abbiano gestito la trasparenza durante e dopo la pandemia.
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🇮🇷 IRAN: "GLI EMIRATI SI APPRESTANO AD ALLINEARSI AGLI STATI UNITI PRIMA DI UN ATTACCO ALLA REPUBBLICA ISLAMICA"
Un membro del parlamento iraniano ha messo in guardia gli Emirati Arabi Uniti dallo schierarsi con gli Stati Uniti.
Khezrian, membro della Commissione per la Sicurezza Nazionale del Parlamento iraniano, ha accusato gli Emirati Arabi Uniti di avvicinarsi a Washington in preparazione di un nuovo attacco alla Repubblica Islamica.
Secondo dichiarazioni a lui attribuite martedì, ha esortato i cittadini emiratini a riconoscere che la loro nazione dovrà affrontare una "dura lezione" in qualsiasi futuro conflitto.
Queste dichiarazioni fanno eco a precedenti avvertimenti di parlamentari iraniani nel contesto dell'annuncio del ritiro degli Emirati Arabi Uniti dall'OPEC e dell'escalation regionale, tra cui il blocco imposto dagli Stati Uniti ai porti iraniani e le tensioni al vertice del Consiglio di Cooperazione del Golfo (CCG), escluso l'Oman.
Tale retorica potrebbe acuire le tensioni nel Golfo, mentre l'Iran si avvicina a una crisi di stoccaggio petrolifero sull'isola di Kharg e gli Emirati Arabi Uniti perseguono l'autonomia strategica e i legami energetici in altre aree.
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Un membro del parlamento iraniano ha messo in guardia gli Emirati Arabi Uniti dallo schierarsi con gli Stati Uniti.
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Secondo dichiarazioni a lui attribuite martedì, ha esortato i cittadini emiratini a riconoscere che la loro nazione dovrà affrontare una "dura lezione" in qualsiasi futuro conflitto.
Queste dichiarazioni fanno eco a precedenti avvertimenti di parlamentari iraniani nel contesto dell'annuncio del ritiro degli Emirati Arabi Uniti dall'OPEC e dell'escalation regionale, tra cui il blocco imposto dagli Stati Uniti ai porti iraniani e le tensioni al vertice del Consiglio di Cooperazione del Golfo (CCG), escluso l'Oman.
Tale retorica potrebbe acuire le tensioni nel Golfo, mentre l'Iran si avvicina a una crisi di stoccaggio petrolifero sull'isola di Kharg e gli Emirati Arabi Uniti perseguono l'autonomia strategica e i legami energetici in altre aree.
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Giubbe Rosse News
CAMPAGNA 2026 - Giubbe Rosse News
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🇺🇸 TRUMP CONTINUA A PRECIPITARE NEI SONDAGGI
Un nuovo sondaggio Reuters/Ipsos mostra che l'indice di gradimento di Donald Trump è sceso al 34%, il più basso del suo attuale mandato.
Il calo è dovuto all'insoddisfazione pubblica per l'aumento dei costi della vita e il conflitto degli Stati Uniti con l'Iran.
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Un nuovo sondaggio Reuters/Ipsos mostra che l'indice di gradimento di Donald Trump è sceso al 34%, il più basso del suo attuale mandato.
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🇺🇸🇩🇪 TRUMP RISPONDE ALLE CRITICHE DI MERZ: “PER LUI È ACCETTABILE CHE L'IRAN ABBIA UNA BOMBA NUCLEARE”
Trump si è scagliato da Truth Social contro il cancelliere tedesco Friedrich Merz:
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Trump si è scagliato da Truth Social contro il cancelliere tedesco Friedrich Merz:
Il cancelliere della Germania, Friedrich Merz, pensa che sia accettabile che l'Iran abbia un'arma nucleare. Non sa di cosa sta parlando! Se l'Iran avesse un'arma nucleare, il mondo intero sarebbe tenuto in ostaggio. Sto facendo qualcosa con l'Iran, in questo momento, che altre Nazioni, o Presidenti, avrebbero dovuto fare molto tempo fa. Non c'è da meravigliarsi se la Germania sta andando così male, sia economicamente che altrove! Presidente DONALD J. TRUMP
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🇵🇰🇮🇷 IL PAKISTAN APRE SEI NUOVI CORRIDOI TERRESTRI VERSO L’IRAN
Il Pakistan apre nuovi corridoi di transito terrestri verso l'Iran in mezzo a interruzioni nelle spedizioni marittime.
Il Ministero del Commercio del Pakistan ha autorizzato, secondo quanto riportato, sei corridoi di transito terrestri ufficiali per il trasporto di merci verso l'Iran in base a una nuova direttiva del 2026. I percorsi collegano Karachi, il Porto Qasim e Gwadar con i valichi di frontiera di Gabd e Taftan attraverso diverse autostrade nel Baluchistan. Questa mossa arriva mentre più di 3.000 container destinati all'Iran risultano bloccati al porto di Karachi dopo che le navi non sono arrivate per il trasferimento successivo, costringendo a un passaggio al trasporto su gomma via terra.
Lo sviluppo evidenzia la crescente pressione sulla logistica marittima e l'aumento della dipendenza dalle rotte terrestri regionali per mantenere i flussi commerciali.
Il Pakistan apre nuovi corridoi di transito terrestri verso l'Iran in mezzo a interruzioni nelle spedizioni marittime.
Il Ministero del Commercio del Pakistan ha autorizzato, secondo quanto riportato, sei corridoi di transito terrestri ufficiali per il trasporto di merci verso l'Iran in base a una nuova direttiva del 2026. I percorsi collegano Karachi, il Porto Qasim e Gwadar con i valichi di frontiera di Gabd e Taftan attraverso diverse autostrade nel Baluchistan. Questa mossa arriva mentre più di 3.000 container destinati all'Iran risultano bloccati al porto di Karachi dopo che le navi non sono arrivate per il trasferimento successivo, costringendo a un passaggio al trasporto su gomma via terra.
Lo sviluppo evidenzia la crescente pressione sulla logistica marittima e l'aumento della dipendenza dalle rotte terrestri regionali per mantenere i flussi commerciali.
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🇻🇪🇮🇹 ENI ACCELERA IN VENEZUELA: SIGLATO MEGA-ACCORDO PER IL PETROLIO DELL’ORINOCO
La major italiana rilancia la joint venture Junín-5 con PDVSA e punta a far ripartire la produzione di petrolio pesante nella Faja dell’Orinoco sfruttando l'apertura dopo l’allentamento delle sanzioni.
Fonte: Bloomberg
Eni sta espandendo la sua presenza in Venezuela con un nuovo accordo petrolifero nella Faja dell’Orinoco, la regione che ospita le più grandi riserve di petrolio pesante al mondo.
Principali punti dell’accordo:
- Eni ha firmato un programma di rilancio con la compagnia statale venezuelana PDVSA per riavviare e aumentare la produzione del blocco Junín-5, un giacimento di petrolio pesante che contiene circa 35 miliardi di barili di riserve certificate.
- Si tratta di una joint venture esistente (PDVSA 60% – Eni 40%) che era rimasta in gran parte ferma o a bassi livelli a causa delle sanzioni e delle difficoltà operative degli ultimi anni.
- L’accordo è stato firmato oggi a Caracas alla presenza di Delcy Rodríguez, presidente ad interim del Venezuela, Claudio Descalzi, CEO di Eni, il ministro degli Idrocarburi Paula Henao e il presidente di PDVSA Héctor Obregón.
L’intesa rientra nell'ambito di una più ampia spinta di Eni per aumentare la produzione sia di petrolio (a Junín-5) che di gas (dal campo offshore Perla, in joint venture con Repsol). L’obiettivo è riportare rapidamente in produzione questi asset strategici ora che il contesto politico ed economico in Venezuela è cambiato (dopo l’intervento statunitense e l’allentamento delle sanzioni).
Questo è l’ultimo segnale di un ritorno aggressivo delle major europee in Venezuela, dopo anni di isolamento dovuto alle sanzioni. Eni, in particolare, sta sfruttando la sua storica presenza nel paese (dal 1998) per cogliere le nuove opportunità di investimento.
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La major italiana rilancia la joint venture Junín-5 con PDVSA e punta a far ripartire la produzione di petrolio pesante nella Faja dell’Orinoco sfruttando l'apertura dopo l’allentamento delle sanzioni.
Fonte: Bloomberg
Eni sta espandendo la sua presenza in Venezuela con un nuovo accordo petrolifero nella Faja dell’Orinoco, la regione che ospita le più grandi riserve di petrolio pesante al mondo.
Principali punti dell’accordo:
- Eni ha firmato un programma di rilancio con la compagnia statale venezuelana PDVSA per riavviare e aumentare la produzione del blocco Junín-5, un giacimento di petrolio pesante che contiene circa 35 miliardi di barili di riserve certificate.
- Si tratta di una joint venture esistente (PDVSA 60% – Eni 40%) che era rimasta in gran parte ferma o a bassi livelli a causa delle sanzioni e delle difficoltà operative degli ultimi anni.
- L’accordo è stato firmato oggi a Caracas alla presenza di Delcy Rodríguez, presidente ad interim del Venezuela, Claudio Descalzi, CEO di Eni, il ministro degli Idrocarburi Paula Henao e il presidente di PDVSA Héctor Obregón.
L’intesa rientra nell'ambito di una più ampia spinta di Eni per aumentare la produzione sia di petrolio (a Junín-5) che di gas (dal campo offshore Perla, in joint venture con Repsol). L’obiettivo è riportare rapidamente in produzione questi asset strategici ora che il contesto politico ed economico in Venezuela è cambiato (dopo l’intervento statunitense e l’allentamento delle sanzioni).
Questo è l’ultimo segnale di un ritorno aggressivo delle major europee in Venezuela, dopo anni di isolamento dovuto alle sanzioni. Eni, in particolare, sta sfruttando la sua storica presenza nel paese (dal 1998) per cogliere le nuove opportunità di investimento.
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Bloomberg.com
Italy’s Eni Expands Venezuela Push With Orinoco Oil Deal
Eni SpA agreed to restart an oil project in Venezuela’s Orinoco Belt, deepening its presence as US sanctions ease.
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