Giubbe Rosse
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🇮🇳 INDIA. COMPAGNIE AEREE VICINE A CANCELLARE VOLI
La Federazione delle compagnie aeree indiane, che rappresenta Air India, IndiGo e SpiceJet, ha scritto al Ministero dell'Aviazione Civile avvertendo che l'aumento dei prezzi del carburante per turbine aeronautiche (ATF) potrebbe portare all'arresto degli aerei e alla cancellazione dei voli.
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Forwarded from Target
🔴 SQUILLI DI TROMBA
Dopo che l’Iran ha notificato agli Stati Uniti la sua ultima proposta negoziale, la questione che si pone per Trump è, ancora una volta, che fare. Il punto è che l’atteggiamento della leadership iraniana è significativamente mutato, e buona parte della disponibilità sinora mostrata è andata in fumo. Ed è tutto frutto dell’atteggiamento negoziale di Trump e della sua squadra. Teheran ovviamente non si fidava di Witkoff e Kushner, che sono sfacciatamente due asset israeliani, oltre che degli affaristi, incapaci di intessere una trattativa diplomatica; per questo avevano chiesto la presenza del vice-presidente Vance. Ma durante il round di colloqui ad Islamabad questi si è rivelato persino peggio, continuamente al telefono con Trump e Netanyahu per ricevere l’imbeccata. E in conclusione, quel poco che si era riusciti a far avanzare per un accordo, è stato poi mandato a monte dal presidente USA. Ovviamente, a questo punto gli iraniani hanno perso ogni fiducia nel negoziato.
Il viaggio di Araghchi, pertanto, assume un preciso significato proprio alla luce di ciò. Teheran non crede più in un negoziato, e in parte anche nella mediazione pakistana, quindi si muove in una logica ormai diversa. Ovvero: se gli USA vogliono negoziare, adesso la base di partenza è ancor più ristretta (il nucleare è fuori dalle prime fasi), e se non gli sta bene allora non se ne fa nulla. Intanto, l’Iran porta avanti con l’Oman - possibile nuovo mediatore, o ospite del negoziato - l’accordo per la gestione futura dello Stretto di Hormuz. Rispetto alla quale, poiché non è firmatario della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare del 1982 (UNCLOS), non è tenuto ad osservarne le predisposizioni, e può quindi stabilire le sue proprie regole. Lo Stretto, infatti, non ha acque internazionali, ma nel suo punto di minor larghezza è diviso tra le acque territoriali iraniane e quelle omanite. Teheran, insomma, si appresta a predisporre sin d’ora un quadro giuridico relativo al transito nello Stretto, svincolandolo da qualsiasi negoziato. Così è, se vi pare.
Ugualmente, l’incontro con Putin e Lavrov serve a ribadire la copertura politica (e non solo) a questa posizione, bilanciando in qualche modo il rapporto con Pechino, che invece preme per una maggiore flessibilità ed una più rapida riapertura di Hormuz - infatti, dietro la mediazione pakistana c’era proprio la Cina. E non a caso la posizione russa si sta a sua volta facendo più dura, con una crescente sfiducia nella volontà negoziale statunitense, ed un crescente fastidio verso i comportamenti dell’occidente.
Per il momento, Trump avrebbe rigettato la proposta di Teheran. Ma questo di certo non lo aiuta ad uscire dall’angolo. Oltretutto, la situazione in Libano - che per l’Iran è inscindibile da quella generale - sta chiaramente sfuggendo di mano, il cessate il fuoco proclamato da Trump è valso solo da limitatore del conflitto, e minaccia di saltare del tutto. Israele, infatti, è la variabile difficilmente controllabile, in questa equazione. La palla, resta in campo statunitense.
D’altro canto, tutto il continuo accumulo di forze nella regione - praticamente senza soste - difficilmente serve unicamente a rifornire Tel Aviv. Anche come arma di pressione è ormai chiaramente spuntata. Però - alle strette - potrebbe servire per menare un’ultima zampata, dichiarare “mission accomplished” e tornare a casa da vincitore. Tanto, l’elettore medio non legge il New York Times o il Washington Post, ma si abbevera su Fox News...
Insomma, la buona vecchia America che risolve tutto col 7° Cavalleggeri.
Avere avuto troppe pretese nel negoziato, ha finito col bruciarlo del tutto. Ma anche la carta della guerra a tutto spiano non è assolutamente praticabile. E le opzioni non sono infinite.
Nessuna meraviglia, quindi, se sentiremo la tromba suonare la carica. E subito dopo, la ritirata.

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𝐓𝐞𝐥𝐞𝐠𝐫𝐚𝐦!
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🇺🇲 I consumatori americani non sono mai stati così pessimisti riguardo all'economia: l'indice del clima dei consumatori dell'Università del Michigan a aprile è sceso a 49,8, il livello più basso mai registrato negli oltre 70 anni di storia dei sondaggi di opinione pubblica. Il calo si è verificato tra gruppi di tutti i livelli di reddito, età e opinioni politiche.

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LA VOCE DEI GIOVANI PROSEGUE IL TUOUR AL CINEMA❗️
Una voce come non l'avete mai sentita
Una voce fuori dagli stereotipi

🔴CARBONIA – TRENTO – ROMA – PAVIA - BERGAMO

E se ora, lontano – Un’altra voce esiste
Un film di Massimo Selis


🔥AUTORI IN SALA PER INCONTRARE IL PUBBLICO

CARBONIA, Fabbrica del Cinema
2 Maggio ore 19
3 Maggio ore 19:30 (Solo proiezione)

TRENTO, Multisala Modena
7 maggio ore 20:30

ROMA, Cinema Intrastevere
11 Maggio ore 20:30

PAVIA, Cinema Politeama
12 Maggio ore 21

BERGAMO, Cinema Conca Verde
13 Maggio ore 20:30


«Mi ha incantato l'idea di un gruppo di giovani differenti ma tutti sinceri e appassionati che si ritrovano insieme in un casolare-canonica umbra per condividere pensieri e speranze ma anche per stare in meditazione...
Sei riuscito a fare un "film d'anima": non ho sentito traccia di retorica o ideologie ma sono anime che si sfiorano e si confrontano».

(Giacomo Maria Prati per Il Giornale d’Italia)

Trailer 👇
https://www.youtube.com/watch?v=hTyWO25Ij9I
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Media is too big
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🇺🇸 USA, COVID. INCRIMINATO DAVID MORENS
Il Dipartimento di Giustizia americano ha annunciato l’incriminazione federale di David Morens. Morens è accusato di:
• cospirazione contro gli Stati Uniti
• distruzione, alterazione o falsificazione di record in indagini federali
• occultamento, rimozione o mutilazione di record
• complicità
Le accuse riguardano proprio lo schema per eludere la FOIA e nascondere/cancellare documenti federali legati alle ricerche sul COVID-19 e ai grant elargiti dal National Institute of Health a EcoHealth Alliance. Morens, che ha lasciato il NIAID nel 2025 e ora collabora con Nature Health Global, rischia conseguenze penali serie.
Il caso è ancora in corso (per è solo incriminato), ma rappresenta l’evoluzione più recente e grave dello scandalo emerso due anni fa. Le indagini del Congresso e del DOJ continuano a far luce su come alcuni alti funzionari NIH abbiano gestito la trasparenza durante e dopo la pandemia.
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🇮🇷 IRAN: "GLI EMIRATI SI APPRESTANO AD ALLINEARSI AGLI STATI UNITI PRIMA DI UN ATTACCO ALLA REPUBBLICA ISLAMICA"
Un membro del parlamento iraniano ha messo in guardia gli Emirati Arabi Uniti dallo schierarsi con gli Stati Uniti.

Khezrian, membro della Commissione per la Sicurezza Nazionale del Parlamento iraniano, ha accusato gli Emirati Arabi Uniti di avvicinarsi a Washington in preparazione di un nuovo attacco alla Repubblica Islamica.

Secondo dichiarazioni a lui attribuite martedì, ha esortato i cittadini emiratini a riconoscere che la loro nazione dovrà affrontare una "dura lezione" in qualsiasi futuro conflitto.

Queste dichiarazioni fanno eco a precedenti avvertimenti di parlamentari iraniani nel contesto dell'annuncio del ritiro degli Emirati Arabi Uniti dall'OPEC e dell'escalation regionale, tra cui il blocco imposto dagli Stati Uniti ai porti iraniani e le tensioni al vertice del Consiglio di Cooperazione del Golfo (CCG), escluso l'Oman.

Tale retorica potrebbe acuire le tensioni nel Golfo, mentre l'Iran si avvicina a una crisi di stoccaggio petrolifero sull'isola di Kharg e gli Emirati Arabi Uniti perseguono l'autonomia strategica e i legami energetici in altre aree.

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🇺🇸 TRUMP CONTINUA A PRECIPITARE NEI SONDAGGI
Un nuovo sondaggio Reuters/Ipsos mostra che l'indice di gradimento di Donald Trump è sceso al 34%, il più basso del suo attuale mandato.

Il calo è dovuto all'insoddisfazione pubblica per l'aumento dei costi della vita e il conflitto degli Stati Uniti con l'Iran.

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🇺🇸🇩🇪 TRUMP RISPONDE ALLE CRITICHE DI MERZ: “PER LUI È ACCETTABILE CHE L'IRAN ABBIA UNA BOMBA NUCLEARE”
Trump si è scagliato da Truth Social contro il cancelliere tedesco Friedrich Merz:
Il cancelliere della Germania, Friedrich Merz, pensa che sia accettabile che l'Iran abbia un'arma nucleare. Non sa di cosa sta parlando! Se l'Iran avesse un'arma nucleare, il mondo intero sarebbe tenuto in ostaggio. Sto facendo qualcosa con l'Iran, in questo momento, che altre Nazioni, o Presidenti, avrebbero dovuto fare molto tempo fa. Non c'è da meravigliarsi se la Germania sta andando così male, sia economicamente che altrove! Presidente DONALD J. TRUMP


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🇵🇰🇮🇷 IL PAKISTAN APRE SEI NUOVI CORRIDOI TERRESTRI VERSO L’IRAN
Il Pakistan apre nuovi corridoi di transito terrestri verso l'Iran in mezzo a interruzioni nelle spedizioni marittime.
Il Ministero del Commercio del Pakistan ha autorizzato, secondo quanto riportato, sei corridoi di transito terrestri ufficiali per il trasporto di merci verso l'Iran in base a una nuova direttiva del 2026. I percorsi collegano Karachi, il Porto Qasim e Gwadar con i valichi di frontiera di Gabd e Taftan attraverso diverse autostrade nel Baluchistan. Questa mossa arriva mentre più di 3.000 container destinati all'Iran risultano bloccati al porto di Karachi dopo che le navi non sono arrivate per il trasferimento successivo, costringendo a un passaggio al trasporto su gomma via terra.
Lo sviluppo evidenzia la crescente pressione sulla logistica marittima e l'aumento della dipendenza dalle rotte terrestri regionali per mantenere i flussi commerciali.
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🇻🇪🇮🇹 ENI ACCELERA IN VENEZUELA: SIGLATO MEGA-ACCORDO PER IL PETROLIO DELL’ORINOCO
La major italiana rilancia la joint venture Junín-5 con PDVSA e punta a far ripartire la produzione di petrolio pesante nella Faja dell’Orinoco sfruttando l'apertura dopo l’allentamento delle sanzioni.
Fonte: Bloomberg

Eni sta espandendo la sua presenza in Venezuela con un nuovo accordo petrolifero nella Faja dell’Orinoco, la regione che ospita le più grandi riserve di petrolio pesante al mondo.
Principali punti dell’accordo:
- Eni ha firmato un programma di rilancio con la compagnia statale venezuelana PDVSA per riavviare e aumentare la produzione del blocco Junín-5, un giacimento di petrolio pesante che contiene circa 35 miliardi di barili di riserve certificate.
- Si tratta di una joint venture esistente (PDVSA 60% – Eni 40%) che era rimasta in gran parte ferma o a bassi livelli a causa delle sanzioni e delle difficoltà operative degli ultimi anni.
- L’accordo è stato firmato oggi a Caracas alla presenza di Delcy Rodríguez, presidente ad interim del Venezuela, Claudio Descalzi, CEO di Eni, il ministro degli Idrocarburi Paula Henao e il presidente di PDVSA Héctor Obregón.

L’intesa rientra nell'ambito di una più ampia spinta di Eni per aumentare la produzione sia di petrolio (a Junín-5) che di gas (dal campo offshore Perla, in joint venture con Repsol). L’obiettivo è riportare rapidamente in produzione questi asset strategici ora che il contesto politico ed economico in Venezuela è cambiato (dopo l’intervento statunitense e l’allentamento delle sanzioni).

Questo è l’ultimo segnale di un ritorno aggressivo delle major europee in Venezuela, dopo anni di isolamento dovuto alle sanzioni. Eni, in particolare, sta sfruttando la sua storica presenza nel paese (dal 1998) per cogliere le nuove opportunità di investimento.

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🇺🇸 USA. IL PREZZO MEDIO BENZINA NORMALE SALE A $4.176, IL DIESEL A $5.461
Il prezzo medio di un gallone di benzina negli Stati Uniti è salito a 4,176 dollari. Un gallone di benzina normale costa il 44% in più rispetto a tre mesi fa e ha raggiunto il livello più alto da agosto 2022. Il prezzo medio del diesel (il carburante più importante per l'agricoltura, l'allevamento e i trasporti) ha raggiunto $5,461.

Fonte: AAA Fuel Prices

Fin qui tutto bene...

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🇺🇸🇮🇷 WSJ: "NÉ RITIRO NÉ ATTACCO. TRUMP MEDITA UN BLOCCO PROLUNGATO DELLO STRETTO"
Secondo il Wall Street Journal, che cita funzionari statunitensi, il presidente Donald J. Trump ha ordinato ai suoi collaboratori di prepararsi a un prolungato blocco statunitense dello Stretto di Hormuz. Secondo l'articolo, il presidente Trump considera molto più rischioso il ritiro dal conflitto o la ripresa delle operazioni di combattimento contro l'Iran rispetto a continuare a bloccare le navi che viaggiano da e verso i porti iraniani. Questa notizia segue la notizia secondo cui alla comunità dell'intelligence è stata data l'ordine di valutare il rischio di dichiarare una vittoria unilaterale e ritirarsi dal conflitto.
Un blocco riduce le entrate della Repubblica Islamica, ma impegna le forze USA a un dispiegamento più lungo in Medio Oriente, senza alcuna garanzia che il regime capitoli.

La campagna di blocco navale e guerra economica danneggia sicuramente l'Iran. Ma l'Iran ha messo in conto questa evenienza fin dall'inizio. È disposto a sopportare difficoltà economiche perché sta affrontando una minaccia esistenziale. L'Iran non ha bisogno di vincere: ha solo bisogno di sopravvivere e resistere alla pressione per un periodo di tempo abbastanza lungo da rendere la insostenibile per l'economia globale e, negli USA, per il Partito Repubblicano.

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ROMA, PRESO LO SPARATORE (con aria compressa, Ndr) DEL 25 APRILE: È UN RAGAZZO DI 21 ANNI. «SONO DELLA BRIGATA EBRAICA»

Una ricostruzione che potrebbe aver convinto i pm a contestare al 21enne anche il reato di tentato omicidio. Il movente sarebbe quello già ipotizzato dalle vittime, ovvero il fatto che entrambe portassero al collo i fazzoletti dell’Associazione partigiani.

Fonte: Corriere

Cortocircuiti su cortocircuiti

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Giubbe Rosse
🇺🇸🇮🇷 WSJ: "NÉ RITIRO NÉ ATTACCO. TRUMP MEDITA UN BLOCCO PROLUNGATO DELLO STRETTO" Secondo il Wall Street Journal, che cita funzionari statunitensi, il presidente Donald J. Trump ha ordinato ai suoi collaboratori di prepararsi a un prolungato blocco statunitense…
ALCUNE CONSIDERAZIONI SULL'ARTICOLO DEL WALL STREET JOURNAL
L'amministrazione Trump sta trasformando la guerra tra Stati Uniti e Iran in una guerra globale che ridisegna completamente gli scenari geopolitici: da un lato gli USA con i loro alleati (Israele, Argentina, Emirati dopo l'uscita dall'OPEC), dall'altro Europa, Cina e paesi asiatici che dipendono fortemente dal petrolio del Medio Oriente. È una guerra di resistenza, che si combatte sul piano energetico e finanziario e che ha come fine ultimo strozzare la Cina, i suoi approvvigionamenti energetici e i suoi alleati (Venezuela, Iran, mentre continua la pressione sulla Russia usando il proxy ucraino). È una gara a chi resiste di più. Trump è convinto di poterla vincere, dal momento che gli USA dipendono solo per il 10% dalle importazioni di petrolio che transitano per lo stretto di Hormuz. Il prezzo maggiore di un blocco prolungato del petrolio mediorientale lo pagheranno i paesi asiatici e l'Europa.

La strategia di Trump, però, non mira solo a mettere in ginocchio finanziariamente l'Iran e a strozzare l'approvvigioamento petrolifero della Cina attraverso il controllo dello Stretto di Hormuz e dello Stretto di Malacca (si veda in proposito l'accordo militare bilaterale firmato pochi giorni fa con l'Indonesia). Mira anche a distruggere l'economia europea e a creare la tempesta perfetta per la fine della NATO, un'alleanza obsoleta che Washington considera ormai un peso morto (gli USA vogliono tenersi solo alcuni alleati chiave in Europa e scaricare quelli non più funzionali).

Va da sé che la condizione necessaria per il successo di questa strategia è il controllo dei prezzi del petrolio in patria. Trump confida nel fatto che il blocco di Hormuz spingerà molti paesi ad acquistare petrolio dagli Stati Uniti, come di fatto sta già avvenendo, dando per scontato che il petrolio pesante che arriva dal Canada continuerà a fluire e a rifornire le industrie del Midwest. Ma se i raffinatori americani saranno attratti dai premi offerti dagli importatori europei e asiatici, fatalmente questo si ripercuoterà sui prezzi nazionali e, in ultima analisi, sul prezzo alla pompa che l'americano medio dovrà pagare. È bene ricordare, infatti, che, diversamente dal petrolio cartaceo, il petrolio fisico è un gioco a somma zero. I barili non si inventano dal nulla.

Trump, a sette mesi dalle elezioni di medio termine e due anni e mezzo dalla fine del suo secondo e ultimo mandato, ha deciso di rischiare tutto. Chi ascolta i suoi ultimi discorsi, al netto delle proverbiali fanfaronate che ormai suscitano solo ilarità o, peggio, commiserazione, ricava l'impressione di un presidente che vede se stesso come un eroe incompreso, come un Cristo che porta la croce e si sacrifica per chi verrà dopo. Proprio ieri, parlando di guerra all'Iran, ha detto in conferenza stampa: "Sto facendo quello che molti presidenti prima di me non hanno voluto fare". E il bello è che, in parte, ha pure ragione. Trump non sta lavorando per il suo partito, ma per l'impero. E ai democratici questo va benissimo: è comodo per loro avere qualcuno alla Casa Bianca che fa il lavoro sporco. Se Trump fallirà, si prenderà da solo tutte le colpe. Se invece avrà successo, i benefici ricadranno su tutti gli americani. Per questo, i democratici non stanno facendo alcuna vera opposizione alla guerra in Iran, al di là di qualche simbolica presa di posizione sui social. Trump ha messo sul piatto tutte le fiches. Rischia tutto, tanto ormai non ha poco o niente da perdere.

Quella che è nata come guerra contro l'Iran si è trasformata in una guerra globale di resistenza. Vince non chi picchia più forte, ma chi rimane in piedi più a lungo.

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Giubbe Rosse pinned «ALCUNE CONSIDERAZIONI SULL'ARTICOLO DEL WALL STREET JOURNAL L'amministrazione Trump sta trasformando la guerra tra Stati Uniti e Iran in una guerra globale che ridisegna completamente gli scenari geopolitici: da un lato gli USA con i loro alleati (Israele…»
🟣 SI SPACCA IL GOLFO
Blitz News #265 - Il terremoto geopolitico innescato dalla guerra contro l'Iran, comincia a produrre i suoi primi, vistosi effetti. La decisione degli Emirati Arabi Uniti di abbandonare l'OPEC, infatti, è un chiaro segnale di come si stiano ridefinendo nuovi equilibri, e di come tutto ciò abbia inizio rompendo i vecchi.

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