Uriel Crua
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🔑 I miei libri:

Cronistoria Italiana della Deriva - Dalla Pandemia alle prime luci atomiche. Saggio (2022 - E.W.I)

Crystal Blu. Romanzo. (2022, Readaction Editrice)

Antiromanzo Complottista (2024. U.C.E.)

Renovatio (2025)
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PSICO CONCREZIONI
Uriel Crua

All'uomo che non sopporta più di sentire storture e cacofonie, fischieranno le orecchie.
All'uomo che sta stretto in una situazione claustrofobica, saranno schiena, polsi e caviglie a dolorare.
All'uomo a cui il brutto dà ormai nausea e prostrazione, saranno gli occhi a spegnersi lentamente.
All'uomo a cui sia stato fatto chiudere il cuore, saranno reflussi e acidità a insistergli dietro lo sterno.
All'uomo a cui è stata tolta la gioia prorompente dell'urlo, sarà il fiato corto e la fame d'aria a schiaffeggiarlo di allarmi.
Ogni cortocircuito, ogni interruzione al libero drenaggio vitale, concreziona disturbi che sono squilli.
Non è teoria.

t.me/urielcrua
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LE BANALITÀ
Uriel Crua

Recentemente mi è passata la voglia di commentare pressoché qualsiasi cosa - e lo avrete notato - per un motivo preciso: sarebbe banale.
Dei ragazzini prendono a pugni un padre davanti al figlio e lo ammazzano.
Altri ragazzini si prendono a coltellate in gola.
I "maranza" picchiano in branco un gruppo di padri.
E cosa c'è da dire? Cosa dovrei dire che voialtri già non sapete?
Che c'è stato un problema migratorio?
Che le politiche degli ultimi trent'anni hanno incentivato il caos per ragioni precise?
E cosa dire sulla compulsione guerresca che da inizio anno sta ulteriormente flagellando il mondo? Che è aderente ai desiderata del Potere?
Ma non lo sapete già? Non lo vedete?
Dopo sei anni su questo "social" ho capito che esprimere un'opinione è utile quanto arginare un'alluvione con un coltello da cucina stondato.
L'area commenti rischia di diventare un'arena non catartica, ma invalidante. Uno sfogatoio. Lo spazio del "minuto d'odio" di Orwelliana memoria.
Poi tutti buoni di nuovo sul posto di lavoro, sulla tazza del cesso, o in fila per rateizzare le bollette.
C'è una forma di altissima ipocrisia che vorrei tenere lontana dalla mia persona, dal mio personaggio pseudonimo e dalla mia famiglia.
Quel che ho detto, in questi anni, coincide esattamente a quel che ho fatto.
Quel che ho raccontato è sempre stato fondato su esperienza di vita diretta e coerente.
Ora è forse arrivato di nuovo il momento in cui dire, fare ed essere tornino a coincidere.
Che si blateri meno su queste pagine, e che si torni ad affrontare direttamente e praticamente quel feroce Leviatano che ci sta asciugando le vene.
È tempo - di nuovo - del Fare.

t.me/urielcrua
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CI HANNO ALLEVATI
Uriel Crua

Da Atto di Forza a Terminator, da Fight Club a Matrix, è davvero improbabile che la cosca multimiliardaria che tiene per le palle le produzioni egemoniche della cultura di massa abbia finanziato a casaccio pellicole che hanno così fortemente impressionato l'immaginario collettivo.
La verità è che volevano veicolare e recintare un'idea. Dovevano gestire e disinnescare una categoria sociale che sarebbe naturalmente nata dopo gli eventi che avevano in mente di far accadere.
Pellicole come Fight Club e Matrix hanno esordito proprio a ridosso dell'evento sacrificale del secolo: l'undici settembre duemilauno. Da quel momento, una flotta di Neo e Tyler Durden ha iniziato a "ribellarsi" dentro uno spazio virtuale via via sempre più inefficace, inesistente, neutralizzante.
Come Neo, che si muoveva in un mondo sostanzialmente onirico.
Come Tyler Durden, che nemmeno esisteva.
Hanno allevato un contro-pubblico inefficace (nella Società dello Spettacolo non esistono persone, ma soltanto pubblico e claque) da deridere e usare come capro espiatorio.
Hanno allevato e controllato la porzione imperfetta dell'equazione che rende efficace il calcolo.
Hanno messo in conto e cresciuto l'idea alternativa, spostandola sul piano virtuale - lo sfogatoio delle reti sociali - mentre nel mondo vero si perpetra l'impossibile.

t.me/urielcrua
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UOVA SODE
Uriel Crua

Almeno a Torino e limitrofi, fino a qualche anno fa, potevi entrare in una Piola - una vineria, un'osteria - e trovare sul bancone delle meravigliose scodelle piene di uova sode.
Le vendevano a dieci centesimi, venti, cinquanta, dipende dal periodo.
Accompagnavi un vinello sincero con due o tre uova sode.
Era un altro mondo per davvero: niente regole della community, niente ostentazione di igiene iper chimica e certificata da Ursula.
Una coccola semplice, sociale, autentica.
Potevi stare in silenzio in disparte, o partecipare ad una delle innumerevoli conversazioni o baruffe.
Niente vegan-cocktail.
Niente aperisushi.
Niente di instagrammabile.
Soltanto qualche uova in una scodella, un vinello rosso, e gli occhi che si socchiudevano piano sopra un mondo che non sapevi ti stesse scomparendo attorno.
Tu non lo sai, ma la Guerra passa anche dall'abituarsi a queste sottili, costanti, privazioni.

t.me/urielcrua
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LA CORRETTEZZA
Uriel Crua

Giocavo spesso a carambola, fin da ragazzino. Circoli fumosi, alcol impiastricciato sul linoleum, arcade maltrattati da nugoli di pubescenti brufolosi e con l'alito pesante di patatine.
Amavo - della carambola - il gesto tecnico, la precisione di sponda, il tocco laterale, le buche multiple.
Spesso giocavo con un baro che non perdeva occasione per cogliere una mia distrazione e riposizionare la bianca a suo favore, per spostare la otto che lo ostacolava. Queste cose così. Se all'inizio gli facevo notare che me ne accorgevo, dopo è successo che ho smesso. Semplicemente, gli dicevo chiaro e tondo: "Ti batterò ugualmente, a te che bari. Bara quanto vuoi, alla fine vincerò io".
E puntualmente accadeva.
Più quello ci provava, più in me montava una sorta di furia vendicatrice che rendeva i miei tocchi più lucidi, precisi, millimetrici, concentrati.
È stato strano constatare lo stesso atteggiamento anni dopo, quando - diventato padre - un Sistema marcio ha rotto definitivamente il patto e ha cominciato a barare forte.
Era il 2017 e veniva promulgata l'oscena Legge Lorenzin.
Anche in quell'occasione mi montò una furia vendicatrice, la mia mente si fece iper concentrata, e tra me e me dissi: "potete barare quanto volete. Alla fine vincerò io".
E così fu.
Mai perdere occasione di schiaffeggiare i bari, gli scorretti, i vermi, dandogli battaglia, perché questo rende ogni giorno il nostro mondo un mondo più Giusto.

t.me/urielcrua
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1 MAGGIO
Uriel Crua

Il 1 maggio si festeggia la Festa di Lavoratori, una ricorrenza internazionale che celebra i diritti dei lavoratori e le conquiste del movimento operaio.
L'origine risale agli eventi del 1 maggio 1886 a Chicago, quando migliaia di lavoratori scioperarono per rivendicare la giornata lavorativa di 8 ore (all'epoca si lavorava anche 12-16 ore al giorno).
Dunque, sono circa 140 anni che il mondo è fermo là, alle otto ore al giorno di lavoro.
Sono passate due guerre mondiali, boom economico, un avanzamento tecnologico vertiginoso, eppure oggi continuiamo a lavorare otto ore al giorno se va bene. E siamo anche grati di poterlo fare: siamo "fortunati".
Oggi un lavoratore produce in poche ore ciò che all'epoca richiedeva giorni, ciononostante non solo non è diminuito il carico di lavoro (di tempo perduto, di subaffitto del corpo in cambio di sopravvivenza), ma anzi sono stati inventati innumerevoli lavori perfettamente inutili (i cosiddetti "bullshit jobs") per tenerci "occupati" (vedi alla voce "colonizzati").
La domanda quindi è: a chi conviene farci lavorare tutta la vita, tutti i giorni, tutto il giorno?
La risposta è perfino banale.
Bertrand Russell diceva: "Il tempo libero è essenziale per la civiltà, e nel passato il tempo libero di pochi è stato reso possibile solo dal lavoro dei molti. Ma il loro lavoro era prezioso non perché il lavoro è buono, ma perché il tempo libero è buono."
Un'esortazione: disoccupatevi, liberatevi, abbiate a cuore il vostro tempo sempre, perché nessuno mai ve lo restituirà.

t.me/urielcrua
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Tempi moderni

t.me/urielcrua
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Il mio amico Enrico Galoppini ha aperto una pagina Instagram.

Grandissimo erudito, riesce ciononostante ad essere veracemente simpatico. E i suoi tour sono spettacolari.

Per chi fosse interessato, ecco a voi:

Ho aperto una pagina su Instagram, esclusivamente per l'Arabo e i "miei" viaggi. https://www.instagram.com/p/DYCFg3HDLpj/?utm_source=ig_web_copy_link&igsh=MzRlODBiNWFlZA==
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NAPOLI NAPOLI NAPOLI
Uriel Crua

Gira in rete la discutibilissima presentazione di un servizio di "Fuori dal coro" che accusa i "furbetti" partenopei di targare i propri veicoli con targhe polacche per risparmiare sull'assicurazione a danno dei "contribuenti", della "collettività" (termine che maschera male un gancio autoritarista e totalitarista)
Non hanno pudore nel dire che una RCA a Napoli arriva a 3000 euro all'anno, contro i 400 pagati servendosi del "trucchetto" delle targhe estere. Accusano i "furbetti", loro.
Tra i commenti - fortunatamente - si intuisce che le persone comuni, quelle che non vengono retribuite millemila euro a puntata, non hanno abboccato al tentativo vetero-leghista di propaganda acchiappaclick.
Si tratta non di furberia, ma di autodifesa.
Andatevi a vedere la vera storia d'Italia. Andatevi a vedere quanto quelle ricchissime terre sono state depredate e svuotate di ricchezza e cultura dagli esangui nordici mangiapatate.
Andatevi a vedere cos'era la Tin Pan Alley napoletana.
Andate a cercarvi le reali ragioni del brigantaggio.
Quando un colonizzatore opprime, l'autodifesa è sacrosanta preservazione del sangue.
E vale ancora oggi, falsi sovranisti di questo gran cazzo

t.me/urielcrua
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DA CRANS MONTANA A MODENA
Uriel Crua

L'anno duemilaventisei non è nemmeno arrivato a metà, che abbiamo avuto il sacrificio rituale di Crans Montana dove candeline scintillanti per bambini hanno dato fuoco a pannelli ignifughi; la distruzione a mezzo onde magnetiche di Niscemi dove guardacaso c'è il Muos; qualche chilometro di Costa erosa da maremoti cinematografici che nemmeno ai tropici; il rapimento di un capo di stato straniero nel silenzio globale, ma tutto bene; un attacco infame all'Iran, esplosione dei prezzi del greggio e chiusura di uno dei più importanti condotti commerciali mondiali; qualche disastro ambientale, un Fhantavirus brutto e cattivo e un Manchurian Candidate, laureato in economia e "italiano di seconda generazione", con due foto segnaletiche che ritraggono due persone diverse, un profilo social cancellato in meno di due ore, che spappola un po' di persone nel luogo dove fu edificata una delle primissime chiese Cristiane circa duemila anni fa, intestata a San Pietro.
Sempre a pensare male, stiamo.
Ah: mancano ancora più di sei mesi alla fine dell'anno, tanto per rassicurarvi.
Passo e chiudo.

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MISOGINIA
Uriel Crua

Un certo livello di critica mossa al genere femminile contemporaneo viene subito liquidato come "misoginia". Si tratta invero del solito rimpasto semantico ad uso e consumo di chi vuole vaporizzare la coesione sociale generando lotte orizzontali.
Che un uomo il quale stia per uscire di casa per dodici ore di lavoro, muova critiche alla propria moglie non lavoratrice (ché casalinga è brutto) perché dopo due settimane la polo di cotone o i calzini sono ancora a lavare, non è misoginia: è volontà di sopravvivenza.
Che un uomo, tornato a casa dopo dodici ore di lavoro, trovi a malapena l'acqua a bollire sul fuoco senza uno straccio di idea di condimento non è misoginia: è constatazione di uno stato di prostrazione del rapporto.
Sono alcuni facili esempi, forse demagogici ma reali, che fanno da cartina tornasole rispetto all'abdicazione del ruolo femminino rispetto a una pacifica e collaborativa relazione con quello mascolino.
Nulla di diverso rispetto a ribadire il concetto che è la donna a partorire, o che il cielo è blu.
Se qualcuno osa muovere critiche "meccaniche", logistiche, al buon funzionamento di una famiglia, passa per retrogrado o misogino, quando in verità la critica è mossa proprio verso lo scadimento indotto del ruolo femminile, fatto di dolcezza muliebre, accoglienza, tepore, a favore proprio di una celebrazione del femminile.
In una parola: casa.
Quando la donna smette di essere casa, è giusto criticarla. Sarebbe lo stesso per l'uomo che smettesse di essere protezione, perché un cagasotto seriale (e ne abbiamo a moltitudini).
Quelli che voi chiamate "misogini" sono le creature più adoranti il femminino - la reale natura della donna - che possiate conoscere.
Fate pace con le parole.

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ANESTESIE
Uriel Crua

Forse si sottovaluta drasticamente l'impatto che la IA sta avendo - e avrà sempre di più - sulla percezione collettiva del Vero.
In un arco di tempo estremamente breve, la possibilità che la IA produca il falso con raffinatissima verosimiglianza, è diventata certezza condivisa.
Questa certezza condivisa - ossia la possibilità del Falso - inquina drammaticamente la percezione collettiva del Vero, rendendo non solo indistinguibile la verità di un evento di cronaca rispetto alla sua falsificazione, ma producendo al contempo una sorta di apatica rassegnazione rispetto alla volontà di interpretazione del Reale. È questa la faccenda più ferocemente grave: la rinuncia - subliminale o meno che sia - a voler capire, perché tanto non è più possibile. "Con la IA fai tutto", si pensa. Così, anche un evento maledettamente vero viene messo in discussione, potrebbe non essere reale così come dunque le sue conseguenze.
Anestesia totale.
In un mondo in cui non si può più distinguere il vero dal falso, non resta che affidarsi ai sensi e al corpo fuori dalla gabbia degli schermi. È una delle pochissime possibilità di sopravvivenza umana.

🆘 Shadow ban di Facebook

Se puoi, metti like e commenta questo link al post Facebook per contrastare l'oscuramento che sto ricevendo.

Grazie

***

t.me/urielcrua
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IL CHIHUAHUA E IL SAN BERNARDO
Uriel Crua

Certe donne contemporanee, consumate ed eccitate loro malgrado dalla sfiancante retorica nasonica che dà sempre loro ragione qualsiasi sia il contesto (per nebulizzare, stravolgendolo, l'ultimo antro di pace e coesione inviso al Potere: la famiglia), fanno col marito come il cagnetto Chihuahua che abbaia e pizzica coi canini il grugno del paziente San Bernardo. Quello, grosso e pacifico, se ne sta buono una, due, tre, dieci volte. Ma il Chihuahua continua a latrargli sul muso, a infastidirlo.
Il grosso San Bernardo sbuffa, gira lo sguardo. Leva i tacchi. Va in un'altra stanza.
Ma il Chihuahua gli insidia la coda, poi di nuovo il muso. Gli mordicchia le grosse zampe.
Quando il San Bernardo, ormai stufo e leggermente spazientito, mostra giusto i canini e ringhia per allontanare quel fastidioso e rumoroso moschino, ecco che tutti a dargli addosso. "Brutto cane cattivo e bullo", dicono. "Se la prende coi più deboli".
"Al canile deve andare, senza più un tetto e senza più cibo".
Il Chihuahua prenderà carezze e coccole, e magari pure una salsiccia che rigorosamente non sarà in grado di deglutire.
Il pacifico San Bernardo, bontà sua, è invece destinato all'isolamento e all'oblio.

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Rara immagine a corredo
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QUANTI SIAMO?
Uriel Crua

Canali con centinaia di migliaia di iscritti. Milioni di visualizzazioni. Aree commenti traboccanti di eroi indomiti e inamovibili.
Ma poi, nel concreto, quanti siamo?
Quanti siamo a opporci realmente, nei consigli di classe, all'utilizzo del registro elettronico?
In quanti rifiutano di firmare liberatorie per la divulgazione delle immagini dei propri figli durante le attività scolastiche?
In quanti protestano e fanno code in segreteria per non pagare ogni cosa tramite "App", ma in contanti e con semplice bollettino postale?
In quanti si presentano all'ufficio del personale per farsi fornire la busta paga cartacea?
Quanti fanno da barriera ai vari google classroom, ai libri digitali, ai compiti on line?
Quanti sono disposti a fare gli antipatici, a mettersi di traverso, a perdere tempo per evitare al grande Moloch di avanzare senza ostacoli?
In quanti perdono tempo a spiegarlo a tutti, dal vivo, faccia a faccia, nella quotidianità?
Il tuo metro quadro è il prossimo terreno di battaglia, un terreno tangibile, solido, reale.
Cambia quello, agisci là, fuori dalla stupida catarsi neutralizzante dei "Social".


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IL TERREMOTO
Uriel Crua

Si immagini di vivere una intera esistenza in balia di microscosse di terremoto: un costante, sottile, snervante sommovimento della terra. La tua casa trema, si aprono piccole brecce nell'intonaco; quando fai le scale, sei sempre attaccato al corrimano. Quando dormi, le piccole scosse fanno tremare il letto.
Quando mangi, i bicchieri vibrano.
Non è normale. In una situazione del genere, te ne andresti via. Lasceresti quella terra instabile e cercheresti un posto sicuro.
Diversamente, una vita in cui dovessero accadere due scosse, tre, di un vero terremoto sarebbero finanche istruttive: impareresti a solidificare la casa. Sapresti trarre insegnamento dalla convivenza con eventuali fenomeni naturali. Avresti il controllo sulle mosse successive.
Ebbene: è giusto abbandonare una terra tremula, costantemente instabile, nevrastenica, pericolosa per te e i tuoi cari, in favore di un porto sicuro.
Di contro, una terra viva, verace, che dovesse una, due volte avvertirti della sua presenza rappresenta invece un prezioso insegnamento, paradossalmente invitandoti a radicarti, fortificarti, convivere in armonia e saggezza.
La similitudine si applichi ai rapporti familiari con onestà.

t.me/urielcrua
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DITEGLIELO A LEONE
Uriel Crua

Qualcuno dovrebbe suggerire al Papa che non si capisce come mai le Nazioni hanno il potere di scatenare guerre infernali da trilioni di dollari a suon di miliardi di droni, truppe, centinaia di migliaia di uomini, carri armati e portaerei, eppure non riescono proprio a fermare i "trafficanti".
Non è che forse - e dico forse - li sguinzagliano loro per portare a termine un certo progetto?

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BELFAST
Uriel Crua

Intorno ai fatti di Belfast, per adesso, soltanto una cosa spicca fragorosa: lo schifo dell'informazione censoria italiana.
Un articolo di Rainews24 lascia una sensazione appiccicaticcia a chi legge: al posto di "decapitazione" si parla di "tentato accoltellamento"; al posto di "indignazione popolare" si usano termini come "rivolte xenofobe fomentate dalle ultra-destre". Si parla di "operosi migranti" che "sono fondamentali per il buon funzionamento del Paese".
Si dà spazio perfino alle dichiarazioni della famiglia della vittima - non sappiamo quanto siano vere - che si dichiara indignata per le rivolte, e preoccupata per le conseguenze patite dalla comunità dei preziosi migranti.
Un tizio straniero (un "richiedente asilo") ha appena cavato gli occhi al tuo marito disabile, tentando di staccargli il collo in mondovisione con una lama insanguinata, ma hey! Non fomentiamoh le ultradestreh!
Il rovesciamento dei cardini essenziali dell'Uomo che si sta consumando sotto i nostri sguardi è un fatto di portata ontologica, e terrificante.

t.me/urielcrua
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QUEI DELIZIOSI VAFFANCULO
Uriel Crua

Un momento prima che la misura sia colma, ci si gonfia di una brutta rabbia velenosa. Sbagliato.
Ma una volta superata quella, il cuore si libra verso l'alto, alleggerito, e a quel coglione qualsiasi che ti punzecchia con la propria inutile e pecorosa spocchia, puoi indirizzare degli allegrissimi, vaporosi, sbuffettosi vaffanculo.
Lo fai sorridendo, quando quello fa la smorfia e dice "eeehhh gombloddoh", tu gli sussurri un quieto vaffanculo, sembrando di respirare rarefatta aria di montagna.
Quando quello, tutto gonfio e vascolarizzato, ti dà del fascista perché non ti fai scopare la moglie dall'accolto richiedente asilo, tu gli puoi librare in punta di labbra il tuo solleticante, luminoso vaffanculo.
Quando dopo otto minuti quella scia nel cielo diventa una putrida coltre lattiginosa e quello grida "sgie di condenzaaaaah", "lo dice geopoppooooo su youtubbe", tu puoi piroettargli intorno al girovita il tuo farfalloso vaffanculo.
Quando a un tizio cavano gli occhi e gli decollano il cranio e tu dici che sarebbe ora di fermare quella carneficina, e qualcuno ti dice "eh ma il bianco era sbaggiadore di crakke", tu puoi finalmente svolazzargli fra i capelli il tuo sussurrato vaffanculo.
Il tuo delizioso, soffice vaffanculo.
Sempre sia lodato quell'aeriforme, alveolato vaffanculo!

t.me/urielcrua
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