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- VI VERI VENIVERSUM VIVUS VICI - CHANNEL
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Il dottor Eric Berg condivide statistiche inquietanti sul numero di bambini a cui vengono prescritti gli SSRI.

"Le persone non si rendono conto... abbiamo milioni di bambini che iniziano a prendere questi farmaci."

"Il cervello di un bambino non è un cervello di un adulto in miniatura."

"Tra i 8 e i 25 anni, quel cervello è attivamente in fase di sviluppo."

"Quindi quando si introduce un SSRI durante quel periodo di tempo... altera la costruzione delle fondamenta stesse del cervello."

"Un bambino che inizia a prendere questi farmaci all'età di 10 anni potrebbe non sviluppare mai l'intera gamma di emozioni."

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Forwarded from IL MEME QUOTIDIANO
Ti dicono che consumi troppo, che la tua panda non può entrare in centro perché inquina, che non possiamo importare il gas dalla Russia perché è stronza, che le mucche emettono troppa Co2 con i loro peti... ma che i data center della AI, che stanno installando in tutto il mondo, consumano più di interi stati, questo non lo dicono!

Fonte
https://www.tomshardware.com/tech-industry/kevin-o-learys-9-gw-utah-data-center-campus-approved
💩4🤬3
Forwarded from LEONARDO GUERRA (Leonardo Guerra)
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Robot per impianti cerebrali Neuralink.

Neuralink di Elon Musk ha accelerato gli impianti introducendo un robot chirurgico progettato per automatizzare le procedure di interfaccia cervello-computer.
Vogliono normalizzare, oltre la pedofilia, anche il transumanesimo finale con la fusione del cervello umano con l’IA.

Il triangolo demoniaco è fra IA avanzata, integrata completamente con l’essere umano in ogni distretto corporeo, vaccinismo con nanobot e Reti 5G globali.

https://interestingengineering.com/science/neuralink-unveils-surgical-robot-to-automate-bci
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Forwarded from Carmen Tortora (Carmen Tortora)
Lo studio ENEA-Banca d’Italia dice che una giornata di smart working può tagliare le emissioni di CO₂ fino al 75%: 1,1 kg lavorando da casa contro 4,1 kg legati al pendolarismo. Numero perfetto per la propaganda verde: pulito, facile, vendibile. Peccato che il lavoratore non lavori nel vuoto. Lavora in una casa da scaldare, raffrescare, illuminare, connettere e trasformare in ufficio.

Il dettaglio che rovina la favola è nello stesso studio: i consumi aggiuntivi non vengono quasi dal computer, ma da riscaldamento e climatizzazione. Quindi l’ufficio non sparisce: viene scaricato in casa. L’azienda alleggerisce spazi, utenze e costi; il lavoratore mette bolletta, connessione, sedia, scrivania, metri quadrati e silenzio. Il costo non viene eliminato. Cambia solo intestatario.

La spinta arriva dall’alto: ONU, Agenda 2030, città sostenibili, meno traffico, meno mobilità obbligata. L’Europa traduce tutto in telelavoro, digitalizzazione, diritto alla disconnessione e “lavoro equo”. L’Italia lo impacchetta come lavoro agile. La catena è ordinata. Il conto, però, scende sempre verso il basso: nella casa del lavoratore.

Manca il pezzo umano. Il lavoro non è solo prestazione: è contatto, presenza, pause, sguardi, appartenenza, confini. Una videochiamata non sostituisce un ambiente. Una chat non sostituisce una relazione. La digitalizzazione trasmette contenuti, ma impoverisce il legame. Riduce il traffico, ma può aumentare solitudine e isolamento.

La casa smette di essere rifugio e diventa sede operativa. Il tavolo dove si mangia diventa postazione. Il telefono diventa campanello aziendale. Il tragitto casa-lavoro almeno separava due mondi. Senza quella soglia si passa dal letto allo schermo e dallo schermo alla cucina, senza distacco reale.

La parola flessibilità copre spesso la reperibilità continua: email dopo cena, chat serali, riunioni ovunque, pallino verde sempre acceso. Il controllo non sparisce. Cambia pelle: meno cartellino, più pressione digitale. Meno ufficio, più invasione domestica.

E non vale per tutti. Lo smart working riguarda soprattutto impiegati, tecnici, funzionari, consulenti e manager. Operai, infermieri, commessi, autisti, magazzinieri, insegnanti in presenza e lavoratori della cura continuano a spostarsi e reggere l’economia reale. È sostenibilità selettiva: comoda per chi lavora davanti a uno schermo, inutile per chi lavora con il corpo.

Lo smart working ha senso solo se è scelto, rimborsato, regolato e limitato. Energia, connessione e strumenti devono essere a carico del datore. La disconnessione deve essere reale. La presenza deve restare parte del lavoro. Senza queste garanzie, non è innovazione: è outsourcing domestico mascherato da transizione verde.

Partono dalla CO₂, passano dall’ONU, arrivano all’Europa e lo vendono come progresso. Il risultato è più subdolo: l’azienda risparmia, il cittadino paga. Chiamarlo sostenibilità è comodo. Chiamarlo ufficio invisibile pagato dal lavoratore è più onesto.

Carmen Tortora
http://t.me/carmen_tortora1
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Forwarded from Luce e Tenebre
CONSIDERAZIONE PERSONALE...

...ci vuole coraggio a scrivere tali puttanate.

Dal "divario di emissioni di genere" alla demonizzazione dell'uomo bianco ricco (razza, già di per se, in rapida estinzione), senza contare, poi, la "fonte" (tanto cara ai ritardati): "è emerso"... si, ma da dove?
Come?
Quando?


Malimortacciloro, ahó❗️

🤭

Mik

https://t.me/LuceeTenebre
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Forwarded from Renovatio 21
I vaccini causano l’autismo? Gli studi esistenti non sono progettati per rispondere alla domanda

https://www.renovatio21.com/i-vaccini-causano-lautismo-gli-studi-esistenti-non-sono-progettati-per-rispondere-alla-domanda/
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VIRUS

Una curiosità della virologia è che questa "scienza" fu fondata prima della scoperta o presunta scoperta dei virus.

Charles E. Simon scriveva nella sua ricerca "The Filterable Viruses and their Nature" del 1926 (la prima scoperta di un virus fu quella del virus mosaico del tabacco nel 1935) che "...è propenso a considerare queste forme più piccole, che possono essere propriamente definite ultravirus, come rappresentanti di materia vivente di tipo intermedio, la cui esistenza è stata postulata su basi teoriche".

Una teoria, mai dimostrata visto che nessun virus è mai stato isolato, e che al microscopio elettronico i presunti virus appaiono assolutamente identici a molte altre particelle non virali.

Il problema è che anche col microscopio elettronico non si è mai riusciti ad osservare nulla di diverso in pazienti sani rispetto a pazienti infetti.

L'unico modo per distinguerle sarebbe verificarne la capacità di indurre la malattia nei soggetti sani, cosa che non è mai stata dimostrata neppure usando fluidi corporei contenenti dozzine di molecole oltre ai supposti virus.

Se e quando si riuscirà ad isolare un virus, o si dimostrerà che una persona malata può contagiarne una sana, potremo parlare di virus e malattie infettive.

Nel frattempo, lasciamo ai virologi ed agli ipocondriaci discutere dei germi e dei loro rischi.

➡️ Un nutrizionista italiano in Australia: t.me/italiaaustralia
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