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Ho perso mia madre. Anja è rimasta nella mensa. Mi hanno portato all'ospedale da campo a Beslan. Mi hanno fatto un'iniezione alla gamba e mi hanno messo su una barella sotto gli alberi. Mi hanno dato dell'acqua e dei biscotti, dopo un po' mi hanno caricato in macchina e portato da qualche parte che non capivo. Sopra di me sedeva un uomo in camice bianco, e accanto a me giaceva un'altra persona sulla barella.
Non si riusciva a capire se fosse una donna o un uomo. Il corpo era completamente di colore nero-rosso, la bocca leggermente aperta, la testa girata verso di me e quanto avevo paura, perché non riuscivo a distogliere lo sguardo, e guardare quel corpo era spaventoso. L'uomo si accorse che avevo paura e allora mi coprì il volto con un fazzoletto, così non vedevo quella persona. Sorrise e disse che andava tutto bene.
Ci fermammo, si aprì la macchina e tirarono fuori la barella con quel corpo. E noi continuammo il viaggio.
Mi portarono all'ospedale pediatrico di Vladikavkaz. Ricordo che portarono la barella nell'ascensore e mi stupivo di come potesse essere così grande da contenerla.
Mi misero in una grande stanza vicino alla finestra. Mi tolsero tutti i vestiti che avevo e mi lasciarono riposare. Guardavo il mio corpo, mi toccavo i capelli e le orecchie e mi stupivo di quanta sporcizia ci fosse. Accanto a me c'era sempre qualcuno del personale medico, un'infermiera o un infermiere, nella stanza c'erano altre tre persone. Guardavo sempre fuori dalla finestra aspettando che qualcuno venisse a prendermi. La sera era spaventoso guardare il soffitto, perché su di esso si riflettevano le ombre degli alberi e sembrava minaccioso. Nella mia stanza venne un fotografo e scattò una mia foto. Si scoprì che i miei parenti non riuscivano a trovarmi. All'ingresso in ospedale mi chiesero i dati, dissi che mi chiamo Irina Gurieva e che ho 6 anni, ricordavo le parole di mia madre che aveva detto in palestra: «Se succede qualcosa, hai 6 anni», le avevo memorizzate!
Non conoscevo il patronimico, mi chiesero il nome di mio padre, dissi «Slavik», e così scrissero «Vjacheslavovna». A quel tempo non sapevo che tra gli osseti c'è la tradizione di chiamare con un nome alla nascita e usarne un altro nella vita. Si scoprì che nei documenti mio padre si chiama Stanislav e io sono Stanislavovna, ma lo scoprii solo quando arrivarono i miei parenti. Mi trovarono il pomeriggio del 4 settembre, zio e zia, rimasero con me in stanza forse 5 minuti e se ne andarono. Si scoprì che quella stessa foto era appesa al pannello con i bambini che i parenti non avevano ancora trovato e mio padre vide la mia fotografia.
Rimasi in ospedale fino al 7 settembre, durante questo tempo cambiai diverse stanze, perché tutti venivano portati a casa, a me non facevano nessuna procedura, semplicemente mi spalmavano le abrasioni con verde di metilene.
Il 7 settembre vennero a trovarmi mamma, papà e altri 7 parenti. Decisero di portarmi a casa. Solo quel giorno scoprii che anche Borik era morto. Ero sicura che fosse vivo! Ma non era così, il 6 settembre lo avevano seppellito. Non sapevo cosa fosse successo ad Anja. Mi portarono a casa della nonna, quel giorno era il suo compleanno e lei era così felice di vedermi. Tutti giravano intorno a me, giocavano con me.
E io mi arrabbiai con tutti perché non avevo potuto salutare Vera e Boris, li avevano seppelliti senza di me!
E più tardi scoprii che Anja era viva, che aveva una grave ferita e che era ricoverata in ospedale a Mosca.
Sembrava che quei tre giorni d'inferno fossero finiti. Ma dovevamo andare avanti a vivere, e questa è un'altra storia …
La storia, Irina G. allora bambina ostaggio nella Scuola n. 1 di Beslan
Non si riusciva a capire se fosse una donna o un uomo. Il corpo era completamente di colore nero-rosso, la bocca leggermente aperta, la testa girata verso di me e quanto avevo paura, perché non riuscivo a distogliere lo sguardo, e guardare quel corpo era spaventoso. L'uomo si accorse che avevo paura e allora mi coprì il volto con un fazzoletto, così non vedevo quella persona. Sorrise e disse che andava tutto bene.
Ci fermammo, si aprì la macchina e tirarono fuori la barella con quel corpo. E noi continuammo il viaggio.
Mi portarono all'ospedale pediatrico di Vladikavkaz. Ricordo che portarono la barella nell'ascensore e mi stupivo di come potesse essere così grande da contenerla.
Mi misero in una grande stanza vicino alla finestra. Mi tolsero tutti i vestiti che avevo e mi lasciarono riposare. Guardavo il mio corpo, mi toccavo i capelli e le orecchie e mi stupivo di quanta sporcizia ci fosse. Accanto a me c'era sempre qualcuno del personale medico, un'infermiera o un infermiere, nella stanza c'erano altre tre persone. Guardavo sempre fuori dalla finestra aspettando che qualcuno venisse a prendermi. La sera era spaventoso guardare il soffitto, perché su di esso si riflettevano le ombre degli alberi e sembrava minaccioso. Nella mia stanza venne un fotografo e scattò una mia foto. Si scoprì che i miei parenti non riuscivano a trovarmi. All'ingresso in ospedale mi chiesero i dati, dissi che mi chiamo Irina Gurieva e che ho 6 anni, ricordavo le parole di mia madre che aveva detto in palestra: «Se succede qualcosa, hai 6 anni», le avevo memorizzate!
Non conoscevo il patronimico, mi chiesero il nome di mio padre, dissi «Slavik», e così scrissero «Vjacheslavovna». A quel tempo non sapevo che tra gli osseti c'è la tradizione di chiamare con un nome alla nascita e usarne un altro nella vita. Si scoprì che nei documenti mio padre si chiama Stanislav e io sono Stanislavovna, ma lo scoprii solo quando arrivarono i miei parenti. Mi trovarono il pomeriggio del 4 settembre, zio e zia, rimasero con me in stanza forse 5 minuti e se ne andarono. Si scoprì che quella stessa foto era appesa al pannello con i bambini che i parenti non avevano ancora trovato e mio padre vide la mia fotografia.
Rimasi in ospedale fino al 7 settembre, durante questo tempo cambiai diverse stanze, perché tutti venivano portati a casa, a me non facevano nessuna procedura, semplicemente mi spalmavano le abrasioni con verde di metilene.
Il 7 settembre vennero a trovarmi mamma, papà e altri 7 parenti. Decisero di portarmi a casa. Solo quel giorno scoprii che anche Borik era morto. Ero sicura che fosse vivo! Ma non era così, il 6 settembre lo avevano seppellito. Non sapevo cosa fosse successo ad Anja. Mi portarono a casa della nonna, quel giorno era il suo compleanno e lei era così felice di vedermi. Tutti giravano intorno a me, giocavano con me.
E io mi arrabbiai con tutti perché non avevo potuto salutare Vera e Boris, li avevano seppelliti senza di me!
E più tardi scoprii che Anja era viva, che aveva una grave ferita e che era ricoverata in ospedale a Mosca.
Sembrava che quei tre giorni d'inferno fossero finiti. Ma dovevamo andare avanti a vivere, e questa è un'altra storia …
La storia, Irina G. allora bambina ostaggio nella Scuola n. 1 di Beslan
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13:02 l'ora dello scoppio della bomba dei terroristi un minuto di silenzio in memoria delle vittime dell'attentato di Beslan
Nel cortile della Scuola n.1 sono stati liberati 334 palloncini bianchi nel cielo
#Beslan #Ricordiamo
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Inizia la processione con i ritratti degli ostaggi uccisi nella scuola.
Dal memoriale arriverà al cimitero "la Città degli Angeli"
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IL RISULTATO DELL’AZIONE CRIMINALE DEI “TERRORISTI”
Secondo i dati ufficiali le persone prese in ostaggio al momento dell’assalto del gruppo terroristico alla scuola erano 1.116. Di queste 17 adulti di sesso maschile vengono uccise dai terroristi nella scuola il primo giorno della cattura come vendetta per l’abbandono delle trattative da parte del Governo, mentre altre 3 verranno uccise lo stesso giorno nelle adiacenze dell’edificio scolastico.
Degli ostaggi rimanenti 284 rimarranno uccisi a causa dell’esplosione delle cariche di esplosivo piazzate dai terroristi nei locali della scuola e del successivo intervento volto alla loro liberazione.
13 persone moriranno nei giorni immediatamente seguenti la liberazione della scuola a causa delle ferite riportate.
Il 3 settembre 2 soccorritori vengono uccisi durante il tentativo di recuperare i corpi delle vittime del 1 settembre. Lo stesso giorno sono 10 le persone appartenenti ai Corpi delle Forze speciali russe (Alfa e Vympel) che perdono la vita nell’assalto per la liberazione degli ostaggi. 3 civili vengono uccisi nel salvataggio degli ostaggi ed 1 muore nei giorni seguenti per le ferite riportate. 2 adulti muoiono nei mesi successivi
Numero complessivo delle persone uccise o decedute a causa delle ferite riportate:
335 delle quali 186 bambini di cui in età prescolare 9.
Scolari della prima classe 18;
della seconda classe 15;
della terza classe 21;
della quarta classe 21;
della quinta classe 16;
della sesta classe 28;
della settima classe 13;
dell’ottava classe 13;
della nona classe 22;
della decima classe 9 ed 1 dell’undicesima classe.
In 66 famiglie sono morte da 2 a 6 persone.
17 i bambini rimasti completamente orfani. 810 persone hanno riportato ferite più o meno gravi (ostaggi, appartenenti alle Forze Speciali, FSB, MCS (Ministero delle Emergenze), MVD (Ministero degli Interni) ed Esercito, 479 delle quali bambini (44 in età prescolare)
Feriti gravi 163 di cui 97 bambini (6 in età prescolare). 72 bambini sono rimasti invalidi permanentemente assieme a 69 adulti Infarti, suicidi, traumi psichici permanenti ...
La strage di Beslan fu pianificata, finanziata e supportata con la partecipazione di servizi di paesi occidentali
Secondo i dati ufficiali le persone prese in ostaggio al momento dell’assalto del gruppo terroristico alla scuola erano 1.116. Di queste 17 adulti di sesso maschile vengono uccise dai terroristi nella scuola il primo giorno della cattura come vendetta per l’abbandono delle trattative da parte del Governo, mentre altre 3 verranno uccise lo stesso giorno nelle adiacenze dell’edificio scolastico.
Degli ostaggi rimanenti 284 rimarranno uccisi a causa dell’esplosione delle cariche di esplosivo piazzate dai terroristi nei locali della scuola e del successivo intervento volto alla loro liberazione.
13 persone moriranno nei giorni immediatamente seguenti la liberazione della scuola a causa delle ferite riportate.
Il 3 settembre 2 soccorritori vengono uccisi durante il tentativo di recuperare i corpi delle vittime del 1 settembre. Lo stesso giorno sono 10 le persone appartenenti ai Corpi delle Forze speciali russe (Alfa e Vympel) che perdono la vita nell’assalto per la liberazione degli ostaggi. 3 civili vengono uccisi nel salvataggio degli ostaggi ed 1 muore nei giorni seguenti per le ferite riportate. 2 adulti muoiono nei mesi successivi
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335 delle quali 186 bambini di cui in età prescolare 9.
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della terza classe 21;
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della sesta classe 28;
della settima classe 13;
dell’ottava classe 13;
della nona classe 22;
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In 66 famiglie sono morte da 2 a 6 persone.
17 i bambini rimasti completamente orfani. 810 persone hanno riportato ferite più o meno gravi (ostaggi, appartenenti alle Forze Speciali, FSB, MCS (Ministero delle Emergenze), MVD (Ministero degli Interni) ed Esercito, 479 delle quali bambini (44 in età prescolare)
Feriti gravi 163 di cui 97 bambini (6 in età prescolare). 72 bambini sono rimasti invalidi permanentemente assieme a 69 adulti Infarti, suicidi, traumi psichici permanenti ...
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È ARRIVATO IL 1 SETTEMBRE
Quasi 300 bambini del Donbass hanno ricevuto i nostri kit scolastici anche quest’anno. L’estate è volata ed il 1 settembre in tutta la Russia, con la sola esclusione di Beslan, è iniziato il nuovo anno scolastico
https://www.aasib.org/e-arrivato-il-1-settembre/
Aiutateci a Salvare i Bambini ODV
È ARRIVATO IL 1 SETTEMBRE
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CASPOLAT
Quando entri nel territorio della "città degli Angeli" a Beslan, non attraverso l'arco centrale con la campana, ma al corpo di guardia, ti ricordi come eri abituato a salutare Caspolat, il custode del cimitero, che usciva sempre per incontrare i visitatori ... ti fermi involontariamente, sapendo che non c'è più. Ma, girando la testa a sinistra, lo vedi vivo, guardando da una lapide ...
È così che è stato negli ultimi anni, come in questa foto, che è visibile dal lato del corpo di guardia e della "città degli Angeli". Un custode straordinario e luminoso della memoria che ha creato e resistito all'indifferenza. Schietto e diretto, in qualche modo misterioso, un uomo con una voce gentile e dolce e allo stesso tempo una volontà e un carattere irremovibili.
Alla grave malattia con cui ha lottato negli ultimi anni della sua vita, Caspolat sembrava non prestare attenzione. La sua anima era molto più malata.
Il 1 ° settembre 2004, i tre figli di Caspolat, insieme a sua moglie, erano venuti alla festa nella scuola n.1 di Beslan. Quando i terroristi iniziarono a prendere gli ostaggi la figlia più giovane riuscì miracolosamente a salvarsi ma la moglie, la figlia maggiore e il figlio furono catturati ... Dopo più di due giorni di tormento, ci furono esplosioni in palestra, il figlio e la moglie furono gravemente feriti e contusi, ma riuscirono a sopravvivere, furono salvati ... Ma la figlia maggiore, Marianna, è morta per mano dei terroristi nella mensa della scuola ...
Dopo la tragedia Caspolat visse praticamente nel Cimitero commemorativo di Beslan "Città degli Angeli", vicino a Marianna ... Ricordava spesso quanto fosse gentile e molto sorridente, come sorride nella foto della tomba. Ad un certo punto, ha trovato la forza di alzarsi e sorriderle. Per il bene della memoria di sua figlia e di tutti i morti, iniziò a prendersi cura delle tombe, della memoria, diventando presto il custode del cimitero.
Decine di migliaia di persone che sono venute nel corso degli anni per onorare i caduti hanno incontrato Caspolat sulla porta. In ogni istante della Sua vita "dopo" soffrendo per la perdita della figlia, dolorosamente preoccupato per tutto ciò che è accaduto dopo l'attacco terroristico, è stato in grado di usare il suo dolore al servizio degli altri, ha cercato con tutte le sue forze di lottare per la conservazione della memoria e allo stesso tempo ha aiutato i vivi.
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CASPOLAT
Quando entri nel territorio della "città degli Angeli" a Beslan, non attraverso l'arco centrale con la campana, ma al corpo di guardia, ti ricordi come eri abituato a salutare Caspolat, il custode del cimitero, che usciva sempre per incontrare i visitatori ... ti fermi involontariamente, sapendo che non c'è più. Ma, girando la testa a sinistra, lo vedi vivo, guardando da una lapide ...
È così che è stato negli ultimi anni, come in questa foto, che è visibile dal lato del corpo di guardia e della "città degli Angeli". Un custode straordinario e luminoso della memoria che ha creato e resistito all'indifferenza. Schietto e diretto, in qualche modo misterioso, un uomo con una voce gentile e dolce e allo stesso tempo una volontà e un carattere irremovibili.
Alla grave malattia con cui ha lottato negli ultimi anni della sua vita, Caspolat sembrava non prestare attenzione. La sua anima era molto più malata.
Il 1 ° settembre 2004, i tre figli di Caspolat, insieme a sua moglie, erano venuti alla festa nella scuola n.1 di Beslan. Quando i terroristi iniziarono a prendere gli ostaggi la figlia più giovane riuscì miracolosamente a salvarsi ma la moglie, la figlia maggiore e il figlio furono catturati ... Dopo più di due giorni di tormento, ci furono esplosioni in palestra, il figlio e la moglie furono gravemente feriti e contusi, ma riuscirono a sopravvivere, furono salvati ... Ma la figlia maggiore, Marianna, è morta per mano dei terroristi nella mensa della scuola ...
Dopo la tragedia Caspolat visse praticamente nel Cimitero commemorativo di Beslan "Città degli Angeli", vicino a Marianna ... Ricordava spesso quanto fosse gentile e molto sorridente, come sorride nella foto della tomba. Ad un certo punto, ha trovato la forza di alzarsi e sorriderle. Per il bene della memoria di sua figlia e di tutti i morti, iniziò a prendersi cura delle tombe, della memoria, diventando presto il custode del cimitero.
Decine di migliaia di persone che sono venute nel corso degli anni per onorare i caduti hanno incontrato Caspolat sulla porta. In ogni istante della Sua vita "dopo" soffrendo per la perdita della figlia, dolorosamente preoccupato per tutto ciò che è accaduto dopo l'attacco terroristico, è stato in grado di usare il suo dolore al servizio degli altri, ha cercato con tutte le sue forze di lottare per la conservazione della memoria e allo stesso tempo ha aiutato i vivi.
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21mo ANNIVERSARIO DELLA STRAGE DI BESLAN
Come ogni anno, anche quest’anno la nostra Associazione ha commemorato la strage dei Bambini
https://www.aasib.org/21mo-anniversario-della-strage-di-beslan/
#NonDimenticareBeslan
Aiutateci a Salvare i Bambini ODV
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CHI SALVA UN BAMBINO SALVA IL MONDO INTERO PERCHE’ I BAMBINI PIANGONO TUTTI NELLA STESSA LINGUA
La Nostra Missione di Aiuto
Dal 2001 ci dedichiamo con passione e responsabilità ad aiutare i bambini gravemente ammalati, vittime del terrorismo e delle guerre.
La nostra missione è prestare aiuto ed attenzioni a coloro che ne hanno più bisogno, offrendo un sostegno caritatevole, materiale ed umano.
Supporto ai Bambini
I bambini, essendo tra i più vulnerabili nelle situazioni di conflitto e di crisi, sono al centro delle nostre attività.
Progetti individuali e comunitari hanno salvato e salvano migliaia di bambini in situazioni drammatiche.
Bambini, famiglie, strutture ospedaliere pediatriche, asili, scuole, Internat, comunità vengono sostenuti sia da un punto di vista sanitario, che sociale e psicologico.
Per garantire a tutti un futuro.
Ogni bambino ha il diritto di crescere sano e sicuro.
Noi lavoriamo instancabilmente per rendere questo possibile per tutti.
La Nostra Presenza in Russia e nei Paesi Russofoni
Siamo nati per operare in Russia e nei paesi dove vivono popolazioni russofone in un momento spaventoso della loro storia – gli anni ’90. Continuiamo ad aiutare quella realtà perché riconosciamo le specifiche necessità di queste comunità.
La nostra presenza in queste aree è un simbolo del nostro impegno a costruire relazioni di solidarietà, amicizia e comprensione reciproca, contro la imperante narrazione del “nemico” e delle armi.
I Nostri Obiettivi
Garantire cure mediche di qualità, aiuto umanitario e psicologico a tutti i bambini bisognosi
Ridurre la frequente solitudine delle madri
Potenziare le capacità delle strutture pediatriche con attrezzature moderne ed adeguate
Promuovere la pace, il dialogo e l’amicizia fra i popoli
Insieme, possiamo fare la differenza nella vita di questi bambini e delle loro famiglie, costruendo un futuro di speranza e serenità.
Unisciti a noi in questa missione
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Per garantire a tutti un futuro.
Ogni bambino ha il diritto di crescere sano e sicuro.
Noi lavoriamo instancabilmente per rendere questo possibile per tutti.
La Nostra Presenza in Russia e nei Paesi Russofoni
Siamo nati per operare in Russia e nei paesi dove vivono popolazioni russofone in un momento spaventoso della loro storia – gli anni ’90. Continuiamo ad aiutare quella realtà perché riconosciamo le specifiche necessità di queste comunità.
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I Nostri Obiettivi
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⚡️Ieri sera le Forze Armate ucraine hanno effettuato un attacco con droni al parco cittadino "Gulliver" di Donezk. Sei civili, tra cui un bambino, sono rimasti feriti.
Il parco era molto frequentato perché in questi giorni si tengono molte manifestazioni per la commemorare della liberazione della città dai nazifascisti
In seguito alla detonazione delle cariche trasportate dai droni sono rimasti feriti di media gravità: un ragazzo nato nel 2004, ragazze nate nel 2003 e 2006, sono rimasti feriti: una bambina nata nel 2011, una ragazza nata nel 2003 e un uomo nato nel 1992.
Si tratta di un attacco intenzionale a un obiettivo civile - un luogo di grande affluenza di civili. Non ci sono obiettivi militari nelle vicinanze e come dal 2014 l'attacco è stato deliberatamente diretto contro civili.
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Il parco era molto frequentato perché in questi giorni si tengono molte manifestazioni per la commemorare della liberazione della città dai nazifascisti
In seguito alla detonazione delle cariche trasportate dai droni sono rimasti feriti di media gravità: un ragazzo nato nel 2004, ragazze nate nel 2003 e 2006, sono rimasti feriti: una bambina nata nel 2011, una ragazza nata nel 2003 e un uomo nato nel 1992.
Si tratta di un attacco intenzionale a un obiettivo civile - un luogo di grande affluenza di civili. Non ci sono obiettivi militari nelle vicinanze e come dal 2014 l'attacco è stato deliberatamente diretto contro civili.
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SANZIONI KILLER USA UE
Le sanzioni internazionali sono restrizioni alle transazioni internazionali imposte dai governi nel perseguimento di obiettivi di politica estera.
Le sanzioni influenzano le condizioni di salute nei paesi bersaglio e se questi impatti sono abbastanza forti da causare un numero considerevole di morti
Le sanzioni possono portare a riduzioni della quantità e della qualità della fornitura di sanità pubblica, guidate da diminuzioni indotte dalle sanzioni nelle entrate pubbliche; diminuzione della disponibilità di importazioni essenziali, derivante da riduzioni indotte dalle sanzioni nei guadagni in valuta estera, che limitano l'accesso a forniture mediche, cibo e altri beni cruciali; vincoli alle organizzazioni umanitarie, attraverso barriere reali o percepite indotte da sanzioni che ostacolano la loro capacità di operare efficacemente nei paesi bersaglio.
Nonostante queste iniziative, l'uso delle sanzioni economiche è cresciuto notevolmente negli ultimi decenni.
Secondo i calcoli effettuati utilizzando il Global Sanctions Database (GSDB), il 25% di tutti i paesi è stato soggetto a qualche tipo di sanzioni da parte degli Stati Uniti, della UE o dell’ONU nel periodo 2010-22, in contrasto con una media di solo l '8% negli anni' 60.
Questo aumento è guidato dall'aumento delle sanzioni che hanno lo scopo dichiarato di porre fine alle guerre, proteggere i diritti umani o promuovere la democrazia ….
Quasi 29 milioni di “morti in eccesso” in tutto il mondo. Un bilancio paragonabile a quello delle grandi guerre.
Articolo di Lancet Global Health
https://www.thelancet.com/journals/langlo/article/PIIS2214-109X(25)00189-5/fulltext
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SANZIONI KILLER USA UE
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Le sanzioni influenzano le condizioni di salute nei paesi bersaglio e se questi impatti sono abbastanza forti da causare un numero considerevole di morti
Le sanzioni possono portare a riduzioni della quantità e della qualità della fornitura di sanità pubblica, guidate da diminuzioni indotte dalle sanzioni nelle entrate pubbliche; diminuzione della disponibilità di importazioni essenziali, derivante da riduzioni indotte dalle sanzioni nei guadagni in valuta estera, che limitano l'accesso a forniture mediche, cibo e altri beni cruciali; vincoli alle organizzazioni umanitarie, attraverso barriere reali o percepite indotte da sanzioni che ostacolano la loro capacità di operare efficacemente nei paesi bersaglio.
Nonostante queste iniziative, l'uso delle sanzioni economiche è cresciuto notevolmente negli ultimi decenni.
Secondo i calcoli effettuati utilizzando il Global Sanctions Database (GSDB), il 25% di tutti i paesi è stato soggetto a qualche tipo di sanzioni da parte degli Stati Uniti, della UE o dell’ONU nel periodo 2010-22, in contrasto con una media di solo l '8% negli anni' 60.
Questo aumento è guidato dall'aumento delle sanzioni che hanno lo scopo dichiarato di porre fine alle guerre, proteggere i diritti umani o promuovere la democrazia ….
Quasi 29 milioni di “morti in eccesso” in tutto il mondo. Un bilancio paragonabile a quello delle grandi guerre.
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https://t.me/AASIB/
35 anni fa nella regione di Mosca fu ucciso Aleksandr Men' - famoso sacerdote della Chiesa ortodossa russa, autore di moltissimi e popolari libri, grazie ai quali migliaia di cittadini sovietici si avvicinarono alla fede.
«Non c'è nulla al mondo di terreno più prezioso dell'amore.
Tutto il resto è polvere sulla strada ...
Non dare importanza alle piccole cose. La vita è breve.
Nell'eternità ci saranno altre esperienze, ma in questa vita deve esserci amore»
Protoierei Aleksandr Men'
Padre Men' presso la clinica pediatrica RDKB di Mosca fondó l'omonimo gruppo di volontariato, il primo nel periodo tragico del passaggio dall'Urss alla Russia di oggi e nostro storico partner
La Russia è cambiata molto, in positivo, dagli anni di Padre Men', ma di lui rimane un segno, indelebile, del dedicarsi agli altri, perché la tua sofferenza «È affare mio».
Nella fotografia Padre Men' davanti all'entrata del reparto di trapianto del rene e Emodialisi della RDKB
https://www.aasib.org/come-tutto-ebbe-inizio/
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«Non c'è nulla al mondo di terreno più prezioso dell'amore.
Tutto il resto è polvere sulla strada ...
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Nell'eternità ci saranno altre esperienze, ma in questa vita deve esserci amore»
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Padre Men' presso la clinica pediatrica RDKB di Mosca fondó l'omonimo gruppo di volontariato, il primo nel periodo tragico del passaggio dall'Urss alla Russia di oggi e nostro storico partner
La Russia è cambiata molto, in positivo, dagli anni di Padre Men', ma di lui rimane un segno, indelebile, del dedicarsi agli altri, perché la tua sofferenza «È affare mio».
Nella fotografia Padre Men' davanti all'entrata del reparto di trapianto del rene e Emodialisi della RDKB
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Puoi ancora regalare aiuto ai bambini in guerra 94025210223
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