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Forwarded from Contro i Mulini a Vento
🇮🇹 OGGI ANDREA ROCCHELLI AVREBBE COMPIUTO 43 ANNI. E LA GIUSTIZIA, INVECE, È RIMASTA FERMA AL 2014.

Andrea “Andy” Rocchelli era nato a Pavia il 27 settembre 1983.

Il 24 maggio 2014, a soli 30 anni, venne ucciso vicino a Sloviansk, nel Donbass, mentre faceva quello che dovrebbe fare un giornalista: andare sul posto, guardare, fotografare, raccontare ciò che accade ai civili durante una guerra.

Con lui morì anche Andrej Mironov. Il fotografo francese William Roguelon rimase gravemente ferito.

E qui comincia una storia che, dodici anni dopo, continua a lasciare una domanda enorme.

La Corte d’Assise di Pavia condannò nel 2019 a 24 anni Vitaly Markiv, allora militare della Guardia Nazionale ucraina.

Poi arrivò l’appello.

Markiv venne assolto “per non aver commesso il fatto” e liberato. Nel dicembre 2021 la Cassazione rese definitiva l’assoluzione. (ANSA.it)

Ma c’è un particolare gigantesco che troppo spesso scompare dal racconto.

Nelle motivazioni dell’Appello, la Corte scrisse che la ricostruzione delle prove conduceva a individuare la provenienza dei colpi di mortaio dalla collina Karachun, occupata dalle forze ucraine.

Rocchelli e gli altri erano lì per svolgere il loro lavoro.

L’attacco, secondo quella ricostruzione giudiziaria, avvenne senza provocazione da parte loro. (la Repubblica)

Quindi il paradosso è questo:

un giornalista italiano viene ucciso.
La provenienza del fuoco viene ricostruita.
Ma nessuna persona viene infine condannata per la sua morte.

Non a caso i genitori di Andrea dissero:

“Abbiamo la verità, ma non la giustizia.” (ANSA.it)

E la politica ucraina seguì il processo da vicinissimo.

Il ministro dell’Interno Arsen Avakov partecipò personalmente alle udienze e sostenne pubblicamente l’innocenza di Markiv. (RaiNews)

Nel 2019 anche Volodymyr Zelensky espresse a Giuseppe Conte la propria preoccupazione per la condanna di Markiv e auspicò una revisione in appello. Questo è documentato.

Non significa che la politica abbia “deciso” la sentenza — questo non possiamo affermarlo.

Significa semplicemente che il caso Rocchelli non fu affatto una vicenda dimenticata dalle autorità di Kiev quando c’era da difendere il proprio militare. (Ossigeno per l’informazione)

Ed è forse questa la parte più amara.

Quando parliamo di libertà di stampa, di giornalisti che rischiano la vita, di diritto dei cittadini a sapere cosa succede durante una guerra, Andrea Rocchelli dovrebbe essere ricordato molto più spesso.

Non aveva una tastiera al sicuro a migliaia di chilometri dal fronte.

Aveva una macchina fotografica.

Era andato nel Donbass per vedere con i propri occhi.

Oggi avrebbe 43 anni.

Invece ne avrà per sempre 30.

E ricordarlo non significa scegliere una bandiera.

Significa pretendere che la morte di un giornalista non venga archiviata insieme alla guerra che stava cercando di raccontare.

🏇 Don Chisciotte

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