Questo rigoroso e appassionato volume tratta dell’operazione di colonialismo d’insediamento che l’Occidente, politicamente inteso, sta perseguendo attraverso l’Occupazione israeliana in terra di Palestina.
Racconta la Nakba del ’48, la Naksa del 1967 e spiega l’Alluvione di al Aqsa iniziata il 7 ottobre del 2023.
Contro la gente di Gaza, della Cisgiordania e questa indomita Resistenza è in atto il tentativo di “soluzione finale” da parte di Israele.
Scrive l’autrice Angela Lano, direttrice dell’agenzia stampa infopal.it:
“La Striscia di Gaza è ridotta in macerie e i suoi abitanti sono ammassati in pochi chilometri quadrati, in tende e rifugi di fortuna, affamati, sterminati giorno dopo giorno nella compli-cità di gran parte del mondo.
Poche voci autorevoli gridano contro il genocidio in atto e condannano Israele, nel silenzio-assenso del resto dei potenti della Terra”.
Con la prefazione di Pino Cabras, politico e giornalista italiano, già redattore di Pandora TV, emittente televisiva via web fondata e diretta da Giulietto Chiesa.
https://libreriaislamica.net/libri/olocausto-palestinese/
Racconta la Nakba del ’48, la Naksa del 1967 e spiega l’Alluvione di al Aqsa iniziata il 7 ottobre del 2023.
Contro la gente di Gaza, della Cisgiordania e questa indomita Resistenza è in atto il tentativo di “soluzione finale” da parte di Israele.
Scrive l’autrice Angela Lano, direttrice dell’agenzia stampa infopal.it:
“La Striscia di Gaza è ridotta in macerie e i suoi abitanti sono ammassati in pochi chilometri quadrati, in tende e rifugi di fortuna, affamati, sterminati giorno dopo giorno nella compli-cità di gran parte del mondo.
Poche voci autorevoli gridano contro il genocidio in atto e condannano Israele, nel silenzio-assenso del resto dei potenti della Terra”.
Con la prefazione di Pino Cabras, politico e giornalista italiano, già redattore di Pandora TV, emittente televisiva via web fondata e diretta da Giulietto Chiesa.
https://libreriaislamica.net/libri/olocausto-palestinese/
Libri in italiano sull'Islam e altri oggetti utili per la pratica e il ricordo
OLOCAUSTO PALESTINESE - Libri in italiano sull'Islam e altri oggetti utili per la pratica e il ricordo %
Scrive l'autrice Angela Lano, direttrice dell'agenzia stampa infopal.it:
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Il gioiello dell'era ottomana di Gaza devastato dagli attacchi di Israele
Oltre il 70% del storico Palazzo Pasha, una gemma della Città Vecchia di Gaza, è stato distrutto durante i massicci bombardamenti di Israele.
Conosciuto come Qasr al-Basha in arabo, fu costruito tra il 1260 e il 1277 durante l'era Mamelucca e un tempo serviva come residenza per i governatori ottomani.
Questo capolavoro è stato bombardato e raso al suolo, e i suoi tesori sono stati saccheggiati, rimanendo solo alcune mura esterne e archi.
https://t.me/geopolitics_prime/59698
Oltre il 70% del storico Palazzo Pasha, una gemma della Città Vecchia di Gaza, è stato distrutto durante i massicci bombardamenti di Israele.
Conosciuto come Qasr al-Basha in arabo, fu costruito tra il 1260 e il 1277 durante l'era Mamelucca e un tempo serviva come residenza per i governatori ottomani.
Questo capolavoro è stato bombardato e raso al suolo, e i suoi tesori sono stati saccheggiati, rimanendo solo alcune mura esterne e archi.
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Geopolitics Prime
❌ Gaza’s Ottoman-era gem ravaged by Israel’s attacks
Over 70% of the historic Pasha Palace, a jewel of Gaza's Old City, was destroyed during Israel’s major bombardment attacks.
Known as Qasr al-Basha in Arabic, it was constructed between 1260 and 1277 during…
Over 70% of the historic Pasha Palace, a jewel of Gaza's Old City, was destroyed during Israel’s major bombardment attacks.
Known as Qasr al-Basha in Arabic, it was constructed between 1260 and 1277 during…
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Forwarded from Federico Greco - filmmaker
Sabato alle 17.30 a L'Aquila.
"Cinema e potere", il libro che "usa la storia del cinema come chiave di lettura per analizzare la storia contemporanea". (L'Indipendente)
"Cinema e potere", il libro che "usa la storia del cinema come chiave di lettura per analizzare la storia contemporanea". (L'Indipendente)
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Ogni volta che ascolto Laith Marouf imparo qualcosa di nuovo.
Mi piace come espone punti di vista e concetti.
Uno dei motivi per i quali preferisco seguire analisi arabi/mediorientali, poiché il loro sguardo nasce da un'esperienza diretta delle dinamiche globali e delle realtà dei popoli.
Al, contrario, mi annoiano non poco molti analisti occidentali, risultano spesso autoreferenziali, con una visione parziale e fortemente euricentrica.
Credo che aprirsi a prespettive diverse sia non solo necessario, ma fondamentale per comprendere meglio il mondo in cui viviamo e per non restare intrappolati in narrazioni limitate.
https://www.youtube.com/live/Nx2KoLKYeGY?si=ItozC_ANQBtxoIY5
Mi piace come espone punti di vista e concetti.
Uno dei motivi per i quali preferisco seguire analisi arabi/mediorientali, poiché il loro sguardo nasce da un'esperienza diretta delle dinamiche globali e delle realtà dei popoli.
Al, contrario, mi annoiano non poco molti analisti occidentali, risultano spesso autoreferenziali, con una visione parziale e fortemente euricentrica.
Credo che aprirsi a prespettive diverse sia non solo necessario, ma fondamentale per comprendere meglio il mondo in cui viviamo e per non restare intrappolati in narrazioni limitate.
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Laith Marouf: Hezbollah REARMS — IDF Faces a HUMILIATING DEFEAT If It Attacks!
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L'ex relatore speciale delle Nazioni Unite Richard Falk afferma che le autorità canadesi lo hanno trattenuto e interrogato insieme a sua moglie all'aeroporto Toronto Pearson, sostenendo che rappresentassero una "minaccia per la sicurezza nazionale".
Falk, 95 anni, stava viaggiando verso Ottawa per il Tribunale della Palestina sulla Responsabilità Canadese, dove esperti legali internazionali si sono riuniti per esaminare il ruolo del Canada nel genocidio in corso di Israele a Gaza.
QNN
Falk, 95 anni, stava viaggiando verso Ottawa per il Tribunale della Palestina sulla Responsabilità Canadese, dove esperti legali internazionali si sono riuniti per esaminare il ruolo del Canada nel genocidio in corso di Israele a Gaza.
QNN
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Si avvicina alla conclusione il processo ai tre cittadini palestinesi Anan, Ali e Mansour, in corso presso il tribunale de L’Aquila. Nella prossima udienza, prevista per il 21 novembre, si chiuderà l’istruttoria dibattimentale, prima delle conclusioni del Pubblico Ministero e della difesa.
Finora non è emerso alcun elemento incriminante a carico degli imputati. Il diritto internazionale e il diritto internazionale umanitario – dalla Risoluzione ONU 37/42 alla Carta delle Nazioni Unite, fino alla Convenzione di Ginevra – riconoscono il diritto del popolo palestinese alla resistenza contro l’occupazione militare illegale, anche attraverso il ricorso alle armi, purché non vengano coinvolti civili estranei al conflitto. Nel corso del processo non è emerso alcun superamento di questo limite.
Un punto centrale è stato il tentativo dell’accusa di presentare un insediamento illegale israeliano, che ospita anche una base militare, come una semplice cittadina civile israeliana. Per sostenere questa tesi, la Procura ha cercato di inserire nel fascicolo un documento proveniente dall’ambasciata israeliana a Roma, ma il giudice ne ha negato l’ammissione. In risposta, l’accusa ha richiesto di convocare l’ambasciatore israeliano come testimone nella prossima udienza.
La presenza stessa dello Stato genocidario di Israele in aula, chiamato dalla Procura, è purtroppo coerente con la politica di complicità dell’Italia con l’occupazione israeliana dimostrata anche nel corso di due anni di conclamato genocidio.
Meritevole di condanna politico-giuridica è che nel luglio del 2024 la Corte Internazionale di Giustizia, oltre a condannare l’occupazione israeliana e le politiche di insediamento, ha anche indicato che tutti gli Stati membri dell’ONU hanno non solo l’obbligo di non riconoscere la situazione illegale derivante dall’occupazione, ma anche di non fornire assistenza o aiuto al mantenimento di tale situazione.
Riteniamo che, oltre al fatto che l’ambasciata israeliana sia stata chiamata a testimoniare dalla Procura della Repubblica italiana, questo processo, per come si è sviluppato, rappresenti l’ennesima palese violazione di quanto disposto dalla CIG, e che sia indubbiamente un processo volto a spezzare e colpire qualsivoglia forma di resistenza nei Territori Palestinesi occupati e a fornire assistenza attiva da parte dell’Italia a Israele nel mantenere tale occupazione in piedi.
Invitiamo tutti a partecipare al presidio davanti al Tribunale de L’Aquila nella giornata dell’udienza di venerdì 21 novembre, per esprimere solidarietà ad Anan, Ali e Mansour, e per ribadire che la resistenza non si arresta né si processa!
Finora non è emerso alcun elemento incriminante a carico degli imputati. Il diritto internazionale e il diritto internazionale umanitario – dalla Risoluzione ONU 37/42 alla Carta delle Nazioni Unite, fino alla Convenzione di Ginevra – riconoscono il diritto del popolo palestinese alla resistenza contro l’occupazione militare illegale, anche attraverso il ricorso alle armi, purché non vengano coinvolti civili estranei al conflitto. Nel corso del processo non è emerso alcun superamento di questo limite.
Un punto centrale è stato il tentativo dell’accusa di presentare un insediamento illegale israeliano, che ospita anche una base militare, come una semplice cittadina civile israeliana. Per sostenere questa tesi, la Procura ha cercato di inserire nel fascicolo un documento proveniente dall’ambasciata israeliana a Roma, ma il giudice ne ha negato l’ammissione. In risposta, l’accusa ha richiesto di convocare l’ambasciatore israeliano come testimone nella prossima udienza.
La presenza stessa dello Stato genocidario di Israele in aula, chiamato dalla Procura, è purtroppo coerente con la politica di complicità dell’Italia con l’occupazione israeliana dimostrata anche nel corso di due anni di conclamato genocidio.
Meritevole di condanna politico-giuridica è che nel luglio del 2024 la Corte Internazionale di Giustizia, oltre a condannare l’occupazione israeliana e le politiche di insediamento, ha anche indicato che tutti gli Stati membri dell’ONU hanno non solo l’obbligo di non riconoscere la situazione illegale derivante dall’occupazione, ma anche di non fornire assistenza o aiuto al mantenimento di tale situazione.
Riteniamo che, oltre al fatto che l’ambasciata israeliana sia stata chiamata a testimoniare dalla Procura della Repubblica italiana, questo processo, per come si è sviluppato, rappresenti l’ennesima palese violazione di quanto disposto dalla CIG, e che sia indubbiamente un processo volto a spezzare e colpire qualsivoglia forma di resistenza nei Territori Palestinesi occupati e a fornire assistenza attiva da parte dell’Italia a Israele nel mantenere tale occupazione in piedi.
Invitiamo tutti a partecipare al presidio davanti al Tribunale de L’Aquila nella giornata dell’udienza di venerdì 21 novembre, per esprimere solidarietà ad Anan, Ali e Mansour, e per ribadire che la resistenza non si arresta né si processa!
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NADER SADAQA
Il “cattivo samaritano” che smonta la propaganda israeliana
LO SCONTRO DI CIVILTA'
Da decenni, la propaganda guerrafondaia e filo-israeliana presenta la questione palestinese come uno “scontro di civiltà”, con il chiaro obiettivo di celarne la reale natura. In realtà, si tratta di una guerra coloniale: una popolazione occupata che resiste a un progetto di espansione e di apartheid. Come in ogni impresa imperialista, l’elemento religioso serve a mascherare rapporti materiali di dominio, a trasformare una questione di terra e liberazione in un presunto confronto di civiltà.
LA PROPAGANDA
Nelle scorse settimane, a seguito del cessate il fuoco e dello scambio di prigionieri, i media italiani hanno diffuso numerose notizie sui cosiddetti “terroristi palestinesi” rilasciati da Israele. Oltre alla retorica volta a delegittimare la resistenza di un popolo per la propria autodeterminazione, diversi singoli casi di prigionieri sono stati riportati, ma uno particolarmente significativo, quello di Nader Sadaqa, è stato – forse volutamente - completamente ignorato.
IL CASO DI NADER SADAQA
Il caso di Nader Sadaqa smonta la narrativa filo-sionista: dirigente militare del Fronte Popolare, condannato a sei ergastoli, ha trascorso oltre vent’anni nelle carceri israeliane. Palestinese, marxista e membro della comunità ebraica samaritana palestinese, la cui storia politica dimostra che in Palestina l’opposizione all’occupazione attraversa identità culturali e religiose.
QUAL E' IL REALE NEMICO?
Dietro la retorica dello “scontro di civiltà” si cela dunque la logica dell’imperialismo: dividere per dominare, opporre popoli e identità per nascondere la sostanza materiale del conflitto. La Palestina non è teatro di una guerra teologica, ma di una lotta di liberazione nazionale contro un’occupazione militare sostenuta dall’imperialismo che perdura da quasi un secolo. Nader Sadaqa, così come migliaia di palestinesi, musulmani, cristiani o ebrei, che hanno sacrificato anni se non proprio la propria vita, ci ricordano che la vera dicotomia è quella tra oppressori ed oppressi.
SUL DDL GASPARRI
Pochi giorni prima della liberazione di Sadaqa, in Italia veniva avanzato il DDL Gasparri, presentato come strumento di “lotta all’antisemitismo”, è in realtà un dispositivo che adotta una definizione di antisemitismo che trasforma ogni critica a Israele in reato, imponendo misure repressive soprattutto nelle scuole e nelle università. Si confonde volutamente antisionismo e antisemitismo, usando la “lotta contro il razzismo” come pretesto per reprimere tanto ogni condanna a Israele.
Ma soprattutto si vuole silenziare il dissenso verso un governo italiano complice del genocidio a Gaza, detentore del vergognoso primato di terzo esportatore di armi verso Israele e che si sta già organizzando per accaparrarsi una fetta nel proficuo business della ricostruzione e per garantirsi lo sfruttamento delle risorse naturali palestinesi, come i giacimenti di gas nelle acque palestinesi a largo di Gaza.
UDAP - Unione Democratica Arabo-Palestinese
Il “cattivo samaritano” che smonta la propaganda israeliana
LO SCONTRO DI CIVILTA'
Da decenni, la propaganda guerrafondaia e filo-israeliana presenta la questione palestinese come uno “scontro di civiltà”, con il chiaro obiettivo di celarne la reale natura. In realtà, si tratta di una guerra coloniale: una popolazione occupata che resiste a un progetto di espansione e di apartheid. Come in ogni impresa imperialista, l’elemento religioso serve a mascherare rapporti materiali di dominio, a trasformare una questione di terra e liberazione in un presunto confronto di civiltà.
LA PROPAGANDA
Nelle scorse settimane, a seguito del cessate il fuoco e dello scambio di prigionieri, i media italiani hanno diffuso numerose notizie sui cosiddetti “terroristi palestinesi” rilasciati da Israele. Oltre alla retorica volta a delegittimare la resistenza di un popolo per la propria autodeterminazione, diversi singoli casi di prigionieri sono stati riportati, ma uno particolarmente significativo, quello di Nader Sadaqa, è stato – forse volutamente - completamente ignorato.
IL CASO DI NADER SADAQA
Il caso di Nader Sadaqa smonta la narrativa filo-sionista: dirigente militare del Fronte Popolare, condannato a sei ergastoli, ha trascorso oltre vent’anni nelle carceri israeliane. Palestinese, marxista e membro della comunità ebraica samaritana palestinese, la cui storia politica dimostra che in Palestina l’opposizione all’occupazione attraversa identità culturali e religiose.
QUAL E' IL REALE NEMICO?
Dietro la retorica dello “scontro di civiltà” si cela dunque la logica dell’imperialismo: dividere per dominare, opporre popoli e identità per nascondere la sostanza materiale del conflitto. La Palestina non è teatro di una guerra teologica, ma di una lotta di liberazione nazionale contro un’occupazione militare sostenuta dall’imperialismo che perdura da quasi un secolo. Nader Sadaqa, così come migliaia di palestinesi, musulmani, cristiani o ebrei, che hanno sacrificato anni se non proprio la propria vita, ci ricordano che la vera dicotomia è quella tra oppressori ed oppressi.
SUL DDL GASPARRI
Pochi giorni prima della liberazione di Sadaqa, in Italia veniva avanzato il DDL Gasparri, presentato come strumento di “lotta all’antisemitismo”, è in realtà un dispositivo che adotta una definizione di antisemitismo che trasforma ogni critica a Israele in reato, imponendo misure repressive soprattutto nelle scuole e nelle università. Si confonde volutamente antisionismo e antisemitismo, usando la “lotta contro il razzismo” come pretesto per reprimere tanto ogni condanna a Israele.
Ma soprattutto si vuole silenziare il dissenso verso un governo italiano complice del genocidio a Gaza, detentore del vergognoso primato di terzo esportatore di armi verso Israele e che si sta già organizzando per accaparrarsi una fetta nel proficuo business della ricostruzione e per garantirsi lo sfruttamento delle risorse naturali palestinesi, come i giacimenti di gas nelle acque palestinesi a largo di Gaza.
UDAP - Unione Democratica Arabo-Palestinese
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‼️ Spyware israeliano non rimovibile trovato sui dispositivi Samsung
Samsung si trova ad affrontare le critiche per AppCloud, un'app sviluppata in Israele e preinstallata sui dispositivi economici Galaxy serie A e M.
Le indagini rivelano che l'app è integrata nel sistema operativo, impedendone la rimozione completa. Anche se disabilitata, AppCloud rimane sul dispositivo, riappare dopo gli aggiornamenti e può installare software aggiuntivo di nascosto.
🔎 https://x.com/intcyberdigest/status/1989374273878630761?s=61&t=8KQ3Yp9qf7BCPwL8v0IMdw
#samsung #spyware #israele #AppCloud
E. L. P.
Samsung si trova ad affrontare le critiche per AppCloud, un'app sviluppata in Israele e preinstallata sui dispositivi economici Galaxy serie A e M.
Le indagini rivelano che l'app è integrata nel sistema operativo, impedendone la rimozione completa. Anche se disabilitata, AppCloud rimane sul dispositivo, riappare dopo gli aggiornamenti e può installare software aggiuntivo di nascosto.
🔎 https://x.com/intcyberdigest/status/1989374273878630761?s=61&t=8KQ3Yp9qf7BCPwL8v0IMdw
#samsung #spyware #israele #AppCloud
E. L. P.
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Succede che, anche nei contesti più frivoli come le competizioni di Miss Universo, dove la cultura non è certo la cifra distintiva, arrivi per la prima volta una concorrente palestinese.
Guardando questo video, mi viene da pensare che davvero i palestinesi, ovunque essi siano, portano e accresxano il valore.
Un valore che è sostanza, non accessorio. È ciò che rende ogni gesto più grande ogni dettaglio più profondo e ogni presenza più luminosa.
Con un costume intero lungo, ricamato con il tradizionale TATREEZ (riconosciuto come patrimonio immaterial dell'UNESCO), Nadeen Ayoub trasforma un momento effimero, tra le altre concorrenti anche parecchio volgarotte, in poesia pura.
Porta eleganza che la radica nella tradizione, porta cultura che la intreccia alla memoria di un intero popolo, porta bellezza e la veste di finezza e autenticità, porta la leggerezza illuminandola di significato.
Lei è una vera regina palestinese, rappresenta il popolo più bello di tutta l'umanità. Il popolo più meritevole di Giustizia, libertà e pace.
Yalla Nadeen! ❤️🇵🇸 Per noi sei già la più bella!
Qui il link al profilo fb di Nadeen
https://www.facebook.com/share/r/1AcE4W4V2H/
Guardando questo video, mi viene da pensare che davvero i palestinesi, ovunque essi siano, portano e accresxano il valore.
Un valore che è sostanza, non accessorio. È ciò che rende ogni gesto più grande ogni dettaglio più profondo e ogni presenza più luminosa.
Con un costume intero lungo, ricamato con il tradizionale TATREEZ (riconosciuto come patrimonio immaterial dell'UNESCO), Nadeen Ayoub trasforma un momento effimero, tra le altre concorrenti anche parecchio volgarotte, in poesia pura.
Porta eleganza che la radica nella tradizione, porta cultura che la intreccia alla memoria di un intero popolo, porta bellezza e la veste di finezza e autenticità, porta la leggerezza illuminandola di significato.
Lei è una vera regina palestinese, rappresenta il popolo più bello di tutta l'umanità. Il popolo più meritevole di Giustizia, libertà e pace.
Yalla Nadeen! ❤️🇵🇸 Per noi sei già la più bella!
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Forwarded from Notizie dall'Iran islamico e rivoluzionario
Comunicato di Hamas sull’adozione da parte del Consiglio di Sicurezza dellONU della bozza di risoluzione statunitense su Gaza
- Questa risoluzione non soddisfa il livello delle richieste e dei diritti politici e umanitari del nostro popolo palestinese, in particolare nella Striscia di Gaza, che per due anni ha subito una brutale guerra genocida e crimini senza precedenti commessi dall'occupazione terroristica di fronte al mondo intero, i cui effetti e ripercussioni persistono nonostante la dichiarazione di fine della guerra secondo il piano del Presidente Trump.
- La risoluzione impone un meccanismo di tutela internazionale sulla Striscia di Gaza, che il nostro popolo e i suoi movimenti rifiutano. Impone inoltre un meccanismo per raggiungere gli obiettivi dell'occupazione, che non è riuscita a raggiungere con il suo brutale genocidio. Questa risoluzione separa inoltre la Striscia di Gaza dal resto della geografia palestinese e tenta di imporre nuove realtà lontane dai principi e dai legittimi diritti nazionali del nostro popolo, privandolo così del diritto all'autodeterminazione e alla creazione di uno Stato palestinese con Gerusalemme come capitale.
- Resistere all'occupazione con ogni mezzo è un diritto legittimo garantito dal diritto e dalle convenzioni internazionali. Le armi della Resistenza sono legate all'esistenza dell'occupazione e qualsiasi discussione sul dossier delle armi deve rimanere una questione nazionale interna, connessa a un percorso politico che garantisca la fine dell'occupazione, la creazione dello Stato [di Palestina] e l'autodeterminazione.
- Assegnare alla forza internazionale compiti e ruoli all'interno della Striscia di Gaza, incluso il disarmo della Resistenza, la priva della sua neutralità e la trasforma in una parte del conflitto a favore dell'occupazione. Qualsiasi forza internazionale, se istituita, deve essere dispiegata solo ai confini per separare le forze, monitorare il cessate il fuoco e deve essere sotto la piena supervisione delle Nazioni Unite. Deve operare esclusivamente in coordinamento con le istituzioni ufficiali palestinesi, senza alcun ruolo dell'occupazione, e lavorare per garantire il flusso di aiuti, senza trasformarsi in un'autorità di sicurezza che perseguita il nostro popolo e la sua Resistenza.
- Gli aiuti umanitari, i soccorsi alle vittime e l'apertura dei valichi di frontiera sono diritti fondamentali per il nostro popolo nella Striscia di Gaza. Le operazioni di aiuto e soccorso non possono rimanere soggette a politicizzazione, ricatto e sottomissione a meccanismi complessi nel contesto della catastrofe umanitaria senza precedenti creata dall'occupazione, che richiede di accelerare l'apertura dei valichi di frontiera e di mobilitare tutte le risorse per affrontarla attraverso le Nazioni Unite e le sue agenzie, in primis l'UNRWA.
- Invitiamo la comunità internazionale e il Consiglio di Sicurezza a rispettare il diritto internazionale e i valori umanitari e ad adottare risoluzioni che garantiscano giustizia per Gaza e la causa palestinese, attraverso l'effettiva cessazione della brutale guerra genocida contro Gaza, la ricostruzione, la fine dell'occupazione e la possibilità per il nostro popolo di autodeterminarsi e di stabilire il proprio Stato indipendente con Gerusalemme come capitale.
Movimento di Resistenza Islamico – Hamas, 18 novembre
🇮🇷 Notizie dall'Iran islamico e rivoluzionario https://t.me/iranislamico
- Questa risoluzione non soddisfa il livello delle richieste e dei diritti politici e umanitari del nostro popolo palestinese, in particolare nella Striscia di Gaza, che per due anni ha subito una brutale guerra genocida e crimini senza precedenti commessi dall'occupazione terroristica di fronte al mondo intero, i cui effetti e ripercussioni persistono nonostante la dichiarazione di fine della guerra secondo il piano del Presidente Trump.
- La risoluzione impone un meccanismo di tutela internazionale sulla Striscia di Gaza, che il nostro popolo e i suoi movimenti rifiutano. Impone inoltre un meccanismo per raggiungere gli obiettivi dell'occupazione, che non è riuscita a raggiungere con il suo brutale genocidio. Questa risoluzione separa inoltre la Striscia di Gaza dal resto della geografia palestinese e tenta di imporre nuove realtà lontane dai principi e dai legittimi diritti nazionali del nostro popolo, privandolo così del diritto all'autodeterminazione e alla creazione di uno Stato palestinese con Gerusalemme come capitale.
- Resistere all'occupazione con ogni mezzo è un diritto legittimo garantito dal diritto e dalle convenzioni internazionali. Le armi della Resistenza sono legate all'esistenza dell'occupazione e qualsiasi discussione sul dossier delle armi deve rimanere una questione nazionale interna, connessa a un percorso politico che garantisca la fine dell'occupazione, la creazione dello Stato [di Palestina] e l'autodeterminazione.
- Assegnare alla forza internazionale compiti e ruoli all'interno della Striscia di Gaza, incluso il disarmo della Resistenza, la priva della sua neutralità e la trasforma in una parte del conflitto a favore dell'occupazione. Qualsiasi forza internazionale, se istituita, deve essere dispiegata solo ai confini per separare le forze, monitorare il cessate il fuoco e deve essere sotto la piena supervisione delle Nazioni Unite. Deve operare esclusivamente in coordinamento con le istituzioni ufficiali palestinesi, senza alcun ruolo dell'occupazione, e lavorare per garantire il flusso di aiuti, senza trasformarsi in un'autorità di sicurezza che perseguita il nostro popolo e la sua Resistenza.
- Gli aiuti umanitari, i soccorsi alle vittime e l'apertura dei valichi di frontiera sono diritti fondamentali per il nostro popolo nella Striscia di Gaza. Le operazioni di aiuto e soccorso non possono rimanere soggette a politicizzazione, ricatto e sottomissione a meccanismi complessi nel contesto della catastrofe umanitaria senza precedenti creata dall'occupazione, che richiede di accelerare l'apertura dei valichi di frontiera e di mobilitare tutte le risorse per affrontarla attraverso le Nazioni Unite e le sue agenzie, in primis l'UNRWA.
- Invitiamo la comunità internazionale e il Consiglio di Sicurezza a rispettare il diritto internazionale e i valori umanitari e ad adottare risoluzioni che garantiscano giustizia per Gaza e la causa palestinese, attraverso l'effettiva cessazione della brutale guerra genocida contro Gaza, la ricostruzione, la fine dell'occupazione e la possibilità per il nostro popolo di autodeterminarsi e di stabilire il proprio Stato indipendente con Gerusalemme come capitale.
Movimento di Resistenza Islamico – Hamas, 18 novembre
🇮🇷 Notizie dall'Iran islamico e rivoluzionario https://t.me/iranislamico
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La risoluzione 2803 dell'UNSC è inequivocabilmente respinta. È una diretta violazione del diritto internazionale stesso, imposta dagli Stati Uniti con la piena conoscenza e collaborazione degli Stati arabi e musulmani. Questi regimi hanno brutalmente voltato le spalle ai palestinesi durante tutto il genocidio, con alcuni che hanno aiutato attivamente Israele ad affrontare le ricadute economiche delle sue guerre multifrontali.
La risoluzione è un patetico tentativo di ottenere attraverso un decreto politico ciò che USA e Israele non sono riusciti a raggiungere con la forza bruta e la guerra.
È destinata a fallire, ma non prima di rivelare ulteriormente la bizzarra natura corrotta del diritto internazionale sotto l'egemonia politica degli Stati Uniti. Lo stesso paese che ha finanziato e sostenuto il genocidio dei palestinesi è lo stesso paese che ora si prende possesso del destino di Gaza.
È una triste testimonianza di attualità che Cina e Russia hanno mantenuto una posizione di gran lunga più forte e di principi a sostegno della Palestina rispetto ai cosiddetti "fratelli arabi e musulmani. " Il tempo per aspettarsi la salvezza dagli stati arabi e musulmani è finito; è troppo.
Ancora più tragica è la spiegazione della Russia per la sua astensione come difesa dell'Autorità palestinese, mentre la stessa PA ha accolto con favore il voto. La parola tradimento è fin troppo gentile per questa leadership spregevole ed egoista.
Se attuata e applicata contro la volontà dei palestinesi a Gaza, questa risoluzione è una ricetta per il disastro: aspettatevi proteste di massa a Gaza, che inevitabilmente saranno soppresse dai lacchè guidati dagli USA, che lavorano mano in guanto con Israele, tutto nel nome cinico di far rispettare il "diritto internazionale. "
Chiunque abbia un briciolo di conoscenza della storia della Palestina sa che 2803 ci ha ributtato indietro decenni, facendo risorgere i giorni bui del Mandato britannico sulla Palestina.
Un'altra lezione storica è dovuta: chi crede di scrivere il capitolo finale e conclusivo della Palestina rimarrà scioccato e sorpreso, perché ha semplicemente infuriato la storia. La storia è tutt'altro che finita. La vergogna duratura è che gli Stati arabi sono ora pienamente e apertamente coinvolti nella soppressione dei palestinesi.
Ramzy Baroud
La risoluzione è un patetico tentativo di ottenere attraverso un decreto politico ciò che USA e Israele non sono riusciti a raggiungere con la forza bruta e la guerra.
È destinata a fallire, ma non prima di rivelare ulteriormente la bizzarra natura corrotta del diritto internazionale sotto l'egemonia politica degli Stati Uniti. Lo stesso paese che ha finanziato e sostenuto il genocidio dei palestinesi è lo stesso paese che ora si prende possesso del destino di Gaza.
È una triste testimonianza di attualità che Cina e Russia hanno mantenuto una posizione di gran lunga più forte e di principi a sostegno della Palestina rispetto ai cosiddetti "fratelli arabi e musulmani. " Il tempo per aspettarsi la salvezza dagli stati arabi e musulmani è finito; è troppo.
Ancora più tragica è la spiegazione della Russia per la sua astensione come difesa dell'Autorità palestinese, mentre la stessa PA ha accolto con favore il voto. La parola tradimento è fin troppo gentile per questa leadership spregevole ed egoista.
Se attuata e applicata contro la volontà dei palestinesi a Gaza, questa risoluzione è una ricetta per il disastro: aspettatevi proteste di massa a Gaza, che inevitabilmente saranno soppresse dai lacchè guidati dagli USA, che lavorano mano in guanto con Israele, tutto nel nome cinico di far rispettare il "diritto internazionale. "
Chiunque abbia un briciolo di conoscenza della storia della Palestina sa che 2803 ci ha ributtato indietro decenni, facendo risorgere i giorni bui del Mandato britannico sulla Palestina.
Un'altra lezione storica è dovuta: chi crede di scrivere il capitolo finale e conclusivo della Palestina rimarrà scioccato e sorpreso, perché ha semplicemente infuriato la storia. La storia è tutt'altro che finita. La vergogna duratura è che gli Stati arabi sono ora pienamente e apertamente coinvolti nella soppressione dei palestinesi.
Ramzy Baroud
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La risoluzione 2803 del Consiglio di Sicurezza ONU, approvata il 17 novembre 2025, ovvero il piano di occupazione di Gaza con la copertura, a questo punto, dalle Nazioni Unite, avrebbe potuto essere fermato.
i due membri permanenti CINA e RUSSIA avevano in mano lo strumento del VETO. Ma hanno scelto l’astensione.
L’astensione , per come la interpreto io, NON è affatto neutralità... è una scelta politica. È il segnale che si preferisce non assumersi la responsabilità di bloccare uun piano che molti considerano, appunto, un compromesso imposto da USA e “israele” e dai loro servi.
Con questo silenzio, Russia e Cina, hanno permesso che il progetto OSCENO del “board of peace” e di una forza ESTERNA entrasse in vigore, senza dare voce alle alternative che pure erano state discusse.
Il VETO non è solo un “diritto” , ma è un DOVERE, quando si ritiene che la pace sia costruita su basi fragili, ma soprattutto INGIUSTE.
In questo caso, sempre dal mio punto di vista, l’astensione ha significato di voler voltare le spalle ai milioni di persone che speravano in una posizione CHIARA contro non solo un piano squilibrato e colonialista, ma contro il continuo genocidio del popolo palestinese.
La storia giudicherà questa scelta, non come atto di “equilibrio” , ma come riununcia. Come vigliaccheria. O peggio, come complicità nel genocidio in corso.
Cina e Russia avrebbero potuto fermare lo scempio. Hanno preferito non farlo.
Ma, per come la vedo io, era assai prevedibile...
Per quanto mi riguarda, continuerò a considerare la Palestina come la mia UNICA bussola morale, in grado di indicarmi la strada della GIUSTIZIA.
i due membri permanenti CINA e RUSSIA avevano in mano lo strumento del VETO. Ma hanno scelto l’astensione.
L’astensione , per come la interpreto io, NON è affatto neutralità... è una scelta politica. È il segnale che si preferisce non assumersi la responsabilità di bloccare uun piano che molti considerano, appunto, un compromesso imposto da USA e “israele” e dai loro servi.
Con questo silenzio, Russia e Cina, hanno permesso che il progetto OSCENO del “board of peace” e di una forza ESTERNA entrasse in vigore, senza dare voce alle alternative che pure erano state discusse.
Il VETO non è solo un “diritto” , ma è un DOVERE, quando si ritiene che la pace sia costruita su basi fragili, ma soprattutto INGIUSTE.
In questo caso, sempre dal mio punto di vista, l’astensione ha significato di voler voltare le spalle ai milioni di persone che speravano in una posizione CHIARA contro non solo un piano squilibrato e colonialista, ma contro il continuo genocidio del popolo palestinese.
La storia giudicherà questa scelta, non come atto di “equilibrio” , ma come riununcia. Come vigliaccheria. O peggio, come complicità nel genocidio in corso.
Cina e Russia avrebbero potuto fermare lo scempio. Hanno preferito non farlo.
Ma, per come la vedo io, era assai prevedibile...
Per quanto mi riguarda, continuerò a considerare la Palestina come la mia UNICA bussola morale, in grado di indicarmi la strada della GIUSTIZIA.
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Il patrimonio storico e culturale di Gaza non è stato risparmiato dai bombardamenti israeliani durante i due anni di guerra di Tel Aviv, con oltre 20.000 reperti rari che spaziano dalle ere preistoriche al periodo ottomano scomparsi e saccheggiati.
"L'esercito israeliano ha sistematicamente e ampiamente distrutto i siti archeologici di Gaza come parte di una politica volta a cancellare l'identità palestinese", ha detto ad Anadolu lunedì Ismail al-Thawabteh, capo dell'ufficio media del governo di Gaza.
Secondo i dati ufficiali, le forze israeliane hanno completamente o parzialmente distrutto più di 316 siti archeologici ed edifici nella Striscia di Gaza, la maggior parte risalenti all'era mamelucca e ottomana, mentre altri risalgono ai primi secoli islamici e al periodo bizantino.
Qasr al-Basha, un palazzo dell'era mamelucca costruito su un patrimonio dell'UNESCO risalente all'800 a.C., non è stato risparmiato dal mirino sistematico della storia di Gaza da parte di Israele.
Situato nel quartiere di Al-Daraj, nella città vecchia di Gaza, il 70% del palazzo Qasr al-Basha è stato danneggiato dagli attacchi israeliani, secondo Hamouda Al-Dahdar, un esperto di patrimonio culturale presso il Centre for Cultural Heritage Preservation di Betlemme, nella Cisgiordania occupata.
Saccheggio
Tecnici e operai continuano la ricerca di manufatti sparsi sotto le macerie, utilizzando semplici strumenti per recuperare e preservare ciò che rimane dell'identità storica di Gaza.
"Quello che è successo al patrimonio di Gaza non è stata solo distruzione, è stato saccheggio organizzato, una pratica criminalizzata secondo il diritto internazionale e considerata un assalto al patrimonio culturale globale", ha detto Thawabteh.
Aggiunse che oltre 20.000 artefatti rari che abbracciano le ere preistoriche del periodo ottomano ospitati nel museo erano scomparsi durante la guerra israeliana.
Dahdar ha anche confermato la scomparsa di migliaia di artefatti rari e diversi dopo che le forze israeliane hanno fatto irruzione e distrutto il sito.
"Ogni pezzo di questi artefatti è storicamente significativo e rappresenta un capitolo della storia civile palestinese", ha detto Dahdar definendo il saccheggio "un grave crimine culturale che colpisce l'identità nazionale e il patrimonio condiviso dell'umanità. ”
Yeni Safak
"L'esercito israeliano ha sistematicamente e ampiamente distrutto i siti archeologici di Gaza come parte di una politica volta a cancellare l'identità palestinese", ha detto ad Anadolu lunedì Ismail al-Thawabteh, capo dell'ufficio media del governo di Gaza.
Secondo i dati ufficiali, le forze israeliane hanno completamente o parzialmente distrutto più di 316 siti archeologici ed edifici nella Striscia di Gaza, la maggior parte risalenti all'era mamelucca e ottomana, mentre altri risalgono ai primi secoli islamici e al periodo bizantino.
Qasr al-Basha, un palazzo dell'era mamelucca costruito su un patrimonio dell'UNESCO risalente all'800 a.C., non è stato risparmiato dal mirino sistematico della storia di Gaza da parte di Israele.
Situato nel quartiere di Al-Daraj, nella città vecchia di Gaza, il 70% del palazzo Qasr al-Basha è stato danneggiato dagli attacchi israeliani, secondo Hamouda Al-Dahdar, un esperto di patrimonio culturale presso il Centre for Cultural Heritage Preservation di Betlemme, nella Cisgiordania occupata.
Saccheggio
Tecnici e operai continuano la ricerca di manufatti sparsi sotto le macerie, utilizzando semplici strumenti per recuperare e preservare ciò che rimane dell'identità storica di Gaza.
"Quello che è successo al patrimonio di Gaza non è stata solo distruzione, è stato saccheggio organizzato, una pratica criminalizzata secondo il diritto internazionale e considerata un assalto al patrimonio culturale globale", ha detto Thawabteh.
Aggiunse che oltre 20.000 artefatti rari che abbracciano le ere preistoriche del periodo ottomano ospitati nel museo erano scomparsi durante la guerra israeliana.
Dahdar ha anche confermato la scomparsa di migliaia di artefatti rari e diversi dopo che le forze israeliane hanno fatto irruzione e distrutto il sito.
"Ogni pezzo di questi artefatti è storicamente significativo e rappresenta un capitolo della storia civile palestinese", ha detto Dahdar definendo il saccheggio "un grave crimine culturale che colpisce l'identità nazionale e il patrimonio condiviso dell'umanità. ”
Yeni Safak
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Il ministro della Sicurezza Nazionale di estrema destra israeliano, Itamar Ben-Gvir, ha chiesto l'uccisione mirata di alti funzionari dell'Autorità palestinese (PA) se le Nazioni Unite avanzassero una risoluzione che implica un percorso verso lo stato palestinese.
Intervenendo a una riunione del suo partito di Otzma Yehudit, Ben-Gvir ha dichiarato che se l'ONU accelera il riconoscimento di uno stato palestinese, "devono essere dati ordini per uccisioni mirate di alti funzionari dell'Autorità palestinese, che sono terroristi sotto ogni punto di vista, nonché un ordine per l'arresto di Abu Mazen" (PA Presidente Mahmoud Abbas). Ha anche affermato che una cella di isolamento era pronta per Abbas nella prigione di Ketziot.
Questi commenti sono stati fatti il 17 novembre 2025, prima del voto del Consiglio di Sicurezza dell'ONU su una risoluzione redatta dagli Stati Uniti relativa a un piano di cessate il fuoco di Gaza, che menzionava un "credibile percorso verso l'autodeterminazione e lo stato palestinese".
MintPressNews
Intervenendo a una riunione del suo partito di Otzma Yehudit, Ben-Gvir ha dichiarato che se l'ONU accelera il riconoscimento di uno stato palestinese, "devono essere dati ordini per uccisioni mirate di alti funzionari dell'Autorità palestinese, che sono terroristi sotto ogni punto di vista, nonché un ordine per l'arresto di Abu Mazen" (PA Presidente Mahmoud Abbas). Ha anche affermato che una cella di isolamento era pronta per Abbas nella prigione di Ketziot.
Questi commenti sono stati fatti il 17 novembre 2025, prima del voto del Consiglio di Sicurezza dell'ONU su una risoluzione redatta dagli Stati Uniti relativa a un piano di cessate il fuoco di Gaza, che menzionava un "credibile percorso verso l'autodeterminazione e lo stato palestinese".
MintPressNews
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ESCLUSIVA: la Russia ristabilirà 9 posizioni militari nella Quneitra siriana. Le fonti di The Cradle dicono che le nuove posizioni russe sono state decise direttamente con Damasco, bypassando Turkia.
https://thecradle.co/articles/exclusive-russia-seeks-to-re-establish-military-presence-in-syrias-quneitra
Sharmine Nawarmi
https://thecradle.co/articles/exclusive-russia-seeks-to-re-establish-military-presence-in-syrias-quneitra
Sharmine Nawarmi
The Cradle
EXCLUSIVE: Russia to re-establish nine military positions in Syria's Quneitra
The Cradle's sources say the new Russian positions are being decided directly with Damascus, bypassing Turkiye
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Con il supporto e la benedizione di una setta all'interno del mondo musulmano, e sotto la immensa copertura politica fornita dai sionisti turchi e arabi, assassino di 270k innocenti palestinesi e migliaia di innocenti libanesi, iracheni, iraniani e yemeniti, il famelico segugio Netanyahu ha fatto un'apparizione drammatica all'interno del territorio siriano occupato.
Il capo terrorista dell'occupazione è arrivato nel sud della Siria, accompagnato da alti comandanti dell'esercito, e ha condotto un tour sul campo delle zone militari ora sotto il controllo delle Forze di Occupazione Israeliane dopo il crollo del precedente legittimo governo.
Benvenuti nella "Grande israele": dite MashaAllah e continuate a pregare per la libertà della Palestina e della regione e pregate anche per il successo del progetto del sionismo turco-israeliano-arabo!
Enemy Watch
Il capo terrorista dell'occupazione è arrivato nel sud della Siria, accompagnato da alti comandanti dell'esercito, e ha condotto un tour sul campo delle zone militari ora sotto il controllo delle Forze di Occupazione Israeliane dopo il crollo del precedente legittimo governo.
Benvenuti nella "Grande israele": dite MashaAllah e continuate a pregare per la libertà della Palestina e della regione e pregate anche per il successo del progetto del sionismo turco-israeliano-arabo!
Enemy Watch
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