Quello che è accaduto ieri ai palestinesi, ammassati come bestie per ricevere "aiuti umanitari" e poi presi di mira dai cecchini, è l'ennesimo atto di disumanità intollerabile, insopportabile!
Non esiste alcuna giustificazione, solo tanta vergogna.
Quando prima si provoca la fame, e poi diventa una trappola e l'umanità un bersaglio, non siamo di fronte ad un conflitto, ma ad un crimine. L'ennesimo crimine, l'ennesimo oltraggio e l'ennesimo stupro Ai danni della dignità umana e del popolo palestinese nello specifico.
Chi sta zitto è complice e ne risponderà prima alla sua coscienza (se ne è rimasto un briciolo) e poi davanti alla Storia.
Non esiste alcuna giustificazione, solo tanta vergogna.
Quando prima si provoca la fame, e poi diventa una trappola e l'umanità un bersaglio, non siamo di fronte ad un conflitto, ma ad un crimine. L'ennesimo crimine, l'ennesimo oltraggio e l'ennesimo stupro Ai danni della dignità umana e del popolo palestinese nello specifico.
Chi sta zitto è complice e ne risponderà prima alla sua coscienza (se ne è rimasto un briciolo) e poi davanti alla Storia.
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"Il risveglio di un uomo ha inizio dall'istante in cui si rende conto che non va da nessuna parte e che non sa dove andare. Svegliarsi significa realizzare la propria nullità, cioè realizzare la propria meccanicità, completa e assoluta, e la propria impotenza, non meno completa, non meno assoluta. E non è sufficiente comprendere queste cose filosoficamente, a parole. Bisogna rendersene conto attraverso fatti semplici, chiari, concreti, fatti che ci concernono. Quando un uomo comincia a conoscersi un po', vede in se stesso delle cose che lo fanno inorridire. Fintanto che un uomo non si fa orrore, non sa niente di se stesso. Quando comincia a conoscere se stesso, vede che non possiede niente, tutto ciò che ha considerato come suo, le sue idee, i suoi pensieri, le sue convinzioni, le sue tendenze, le sue abitudini, le sue stesse colpe e i suoi vizi, niente di tutto questo gli appartiene: tutto si è formato per imitazione, oppure è stato copiato da qualche parte, tale e quale.
L'uomo che sente tutto ciò, sente la sua nullità; sentendo la sua nullità, l'uomo si vedrà come egli è in realtà, non per un secondo, non per un momento, ma costantemente, senza dimenticarlo mai più. Se gli uomini potessero veramente rendersi conto della loro reale situazione, se potessero comprenderne tutto l'orrore, sarebbero incapaci di rimanere tali quali sono, anche per un solo secondo. Comincerebbero subito a cercare una via d'uscita, e la troverebbero molto rapidamente, perchè vi è una via d'uscita; ma gli uomini non riescono a vederla, per la semplice ragione che sono ipnotizzati. "Svegliarsi" per l'uomo, significa essere disipnotizzato."
(P.D. Ouspensky)
L'uomo che sente tutto ciò, sente la sua nullità; sentendo la sua nullità, l'uomo si vedrà come egli è in realtà, non per un secondo, non per un momento, ma costantemente, senza dimenticarlo mai più. Se gli uomini potessero veramente rendersi conto della loro reale situazione, se potessero comprenderne tutto l'orrore, sarebbero incapaci di rimanere tali quali sono, anche per un solo secondo. Comincerebbero subito a cercare una via d'uscita, e la troverebbero molto rapidamente, perchè vi è una via d'uscita; ma gli uomini non riescono a vederla, per la semplice ragione che sono ipnotizzati. "Svegliarsi" per l'uomo, significa essere disipnotizzato."
(P.D. Ouspensky)
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Grazie all'amico Alfredo Tocchi per il suo impegno nella ricerca e condivisione della verità!
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Gaza, i giornalisti mainstream si svegliano un anno e mezzo dopo: certa gente fa schifo, occorre dirlo con forza - Il Giornale d'Italia
https://www.ilgiornaleditalia.it/news/esteri/708966/gaza-i-giornalisti-mainstream-si-svegliano-un-anno-e-mezzo-dopo-certa-gente-fa-schifo-occorre-dirlo-con-forza.html
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Gaza, i giornalisti mainstream si svegliano un anno e mezzo dopo: certa gente fa schifo, occorre dirlo con forza - Il Giornale d'Italia
https://www.ilgiornaleditalia.it/news/esteri/708966/gaza-i-giornalisti-mainstream-si-svegliano-un-anno-e-mezzo-dopo-certa-gente-fa-schifo-occorre-dirlo-con-forza.html
Il Giornale d'Italia
Gaza, i giornalisti mainstream si svegliano un anno e mezzo dopo: certa gente fa schifo, occorre dirlo con forza
Troppo comodo schierarsi adesso! Non sono tra quelli che dicono meglio tardi che mai: quel ritardo ha causato decine di migliaia di vittime
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C’è una gelosia che mi arde dentro, ogni volta che sento pronunciare il nome Palestina da bocche che non la conoscono, non la onorano, non la rispettano. Una gelosia fatta d’amore, di rabbia, di custodia, di protezione.
Non chiamatela se non sapete ascoltare il suo grido di dolore! Non pronunciatene il nome se non siete pronti a sentirlo bruciare sulla lingua e se non vi ribolle il sangue nelle vene.
Palestina non è una bandiera da sventolare per moda o per tornaconti personali o elettorali o per sentirsi ''cool''.
È un popolo, un martirio, una preghiera interrotta, un'idea di GIUSTIZIA.
È terra sacra insanguinata, che ancora grida dai minareti e chiese e asili e tende e scuole e ospedali bombardati , e dagli ulivi sradicati, e dalle falde acquifere inquinate dai un manipolo di deturpati mentali!
Palestina è dignità cucita su ogni kefiah, su ogni thobe, su ogni pietanza...e sepolta sotto ogni maceria, è tentativo di piegare un popolo fiero, nobile, accogliente, paziente, giusto, tenace.
Palestina è DIGNITà e mi infastidisce, non poco, la leggerezza con cui la si nomina.
In generale, mi indigna enormemente l'opportunismo travestito da solidarietà, sulla Palestina questo concetto mi smuove sensazioni viscerali di fastidio.
Chi non la porta nel cuore, nella pelle, nello stomaco,
non è degno di sussurrarne il nome.
Perché Palestina non è parola: è promessa.
E promessa tradita, ogni giorno, davanti agli occhi del mondo.
Non chiamatela se non sapete ascoltare il suo grido di dolore! Non pronunciatene il nome se non siete pronti a sentirlo bruciare sulla lingua e se non vi ribolle il sangue nelle vene.
Palestina non è una bandiera da sventolare per moda o per tornaconti personali o elettorali o per sentirsi ''cool''.
È un popolo, un martirio, una preghiera interrotta, un'idea di GIUSTIZIA.
È terra sacra insanguinata, che ancora grida dai minareti e chiese e asili e tende e scuole e ospedali bombardati , e dagli ulivi sradicati, e dalle falde acquifere inquinate dai un manipolo di deturpati mentali!
Palestina è dignità cucita su ogni kefiah, su ogni thobe, su ogni pietanza...e sepolta sotto ogni maceria, è tentativo di piegare un popolo fiero, nobile, accogliente, paziente, giusto, tenace.
Palestina è DIGNITà e mi infastidisce, non poco, la leggerezza con cui la si nomina.
In generale, mi indigna enormemente l'opportunismo travestito da solidarietà, sulla Palestina questo concetto mi smuove sensazioni viscerali di fastidio.
Chi non la porta nel cuore, nella pelle, nello stomaco,
non è degno di sussurrarne il nome.
Perché Palestina non è parola: è promessa.
E promessa tradita, ogni giorno, davanti agli occhi del mondo.
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Sito web di ricerca strategica ebraica: I tre fattori principali su cui facciamo affidamento per la migrazione della popolazione di Gaza sono:
1. Distruzione totale dell'area urbana di Gaza. Finora ciò è avvenuto nella zona cuscinetto della Striscia, nell'area di Rafah, nell'area di Netzarim e in alcune parti della Striscia di Gaza settentrionale. L'operazione "Gideon's Wagons" promette di ripetere questo approccio a Khan Yunis e nella città di Gaza.
Una Gaza senza una casa in cui tornare è una Gaza in cui è meno desiderabile restare.
2. Concentrare la popolazione di Gaza nelle aree sotto il controllo israeliano. In questo caso, distribuire aiuti umanitari nella zona di Rafah è un vantaggio, non un onere.
Quando la popolazione di Gaza si unisce a noi, possiamo organizzare la loro partenza e la loro emigrazione molto più facilmente e loro possono comunicare direttamente con noi su questa questione, invece di dover inviare messaggi ai coordinatori dello Shin Bet.
3. Paesi di destinazione. Sebbene immaginare una deportazione di massa e forzata della popolazione di Gaza "da qualche parte" possa essere allettante, ma la verità è che la deportazione stessa è come un tango. Anche se non chiedi ai residenti dove stanno andando, devi comunque chiedere a chi li stanno mandando.
La situazione diventa più difficile nel caso di migrazione volontaria.
Abbiamo bisogno di paesi che dichiarino apertamente e a gran voce la loro volontà di assorbire la popolazione di Gaza, e ne abbiamo bisogno il prima possibile.
Sami Abuomar
1. Distruzione totale dell'area urbana di Gaza. Finora ciò è avvenuto nella zona cuscinetto della Striscia, nell'area di Rafah, nell'area di Netzarim e in alcune parti della Striscia di Gaza settentrionale. L'operazione "Gideon's Wagons" promette di ripetere questo approccio a Khan Yunis e nella città di Gaza.
Una Gaza senza una casa in cui tornare è una Gaza in cui è meno desiderabile restare.
2. Concentrare la popolazione di Gaza nelle aree sotto il controllo israeliano. In questo caso, distribuire aiuti umanitari nella zona di Rafah è un vantaggio, non un onere.
Quando la popolazione di Gaza si unisce a noi, possiamo organizzare la loro partenza e la loro emigrazione molto più facilmente e loro possono comunicare direttamente con noi su questa questione, invece di dover inviare messaggi ai coordinatori dello Shin Bet.
3. Paesi di destinazione. Sebbene immaginare una deportazione di massa e forzata della popolazione di Gaza "da qualche parte" possa essere allettante, ma la verità è che la deportazione stessa è come un tango. Anche se non chiedi ai residenti dove stanno andando, devi comunque chiedere a chi li stanno mandando.
La situazione diventa più difficile nel caso di migrazione volontaria.
Abbiamo bisogno di paesi che dichiarino apertamente e a gran voce la loro volontà di assorbire la popolazione di Gaza, e ne abbiamo bisogno il prima possibile.
Sami Abuomar
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Forwarded from Giorgio Bianchi Photojournalist
Sabato 31 maggio, domenica 1 giugno e lunedì 2 giugno
dalle 10:30 alle 18:00
Ficulle – Umbria
L'EVIDENZA DELLA RAGIONE CONTRO LA PROPAGANDA
Conferenze, incontri, musica, convivio
In un’epoca in cui la narrazione dominante plasma le coscienze e la censura restringe gli spazi del dissenso, ci ritroveremo come di consueto in Umbria per ascoltare alcune tra le voci più libere e autorevoli in circolazione.
Si discuterà di storia e attualità, repressione e propaganda, libertà di pensiero e conformismo, scuola, Russia, Palestina, informazione e salute.
Un’occasione per incontrarsi, ascoltare, confrontarsi e rafforzare connessioni umane e politiche.
Parteciperanno:
Marco Cosentino, medico e ricercatore
Franco Cardini, storico
Patrizia Cecconi, sociologa
Fiammetta Cucurnia, giornalista
Federico Greco, regista
Valeria de Luca, psicoterapeuta
Giuliano Marrucci, giornalista
Demostenes Floros, analista geopolitico
Elisabetta Frezza, giurista
Gabriele Rubini (Chef Rubio), militante
Enrico Tomaselli, analista geopolitico
Modererà il dibattito, Giorgio Bianchi.
Arte, natura e convivialità faranno da cornice alle riflessioni condivise: perché pensare insieme è già resistere.
Per info e prenotazioni scrivere a:
lacasella.itaca@gmail.com
🔴 Per ricevere tutti gli aggiornamenti segui Giorgio Bianchi Photojournalist
dalle 10:30 alle 18:00
Ficulle – Umbria
L'EVIDENZA DELLA RAGIONE CONTRO LA PROPAGANDA
Conferenze, incontri, musica, convivio
In un’epoca in cui la narrazione dominante plasma le coscienze e la censura restringe gli spazi del dissenso, ci ritroveremo come di consueto in Umbria per ascoltare alcune tra le voci più libere e autorevoli in circolazione.
Si discuterà di storia e attualità, repressione e propaganda, libertà di pensiero e conformismo, scuola, Russia, Palestina, informazione e salute.
Un’occasione per incontrarsi, ascoltare, confrontarsi e rafforzare connessioni umane e politiche.
Parteciperanno:
Marco Cosentino, medico e ricercatore
Franco Cardini, storico
Patrizia Cecconi, sociologa
Fiammetta Cucurnia, giornalista
Federico Greco, regista
Valeria de Luca, psicoterapeuta
Giuliano Marrucci, giornalista
Demostenes Floros, analista geopolitico
Elisabetta Frezza, giurista
Gabriele Rubini (Chef Rubio), militante
Enrico Tomaselli, analista geopolitico
Modererà il dibattito, Giorgio Bianchi.
Arte, natura e convivialità faranno da cornice alle riflessioni condivise: perché pensare insieme è già resistere.
Per info e prenotazioni scrivere a:
lacasella.itaca@gmail.com
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Forwarded from ROCCO CANTAUNTORE
Media is too big
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🌐 GEOPOLITICA DEL WEB: MUSK COLONIZZA TELEGRAM PER 300 MLN DI DOLLARI
Pavel Durov ha annunciato sul suo canale Telegram:
«🔥 Quest'estate, gli utenti di Telegram avranno accesso alla migliore tecnologia di intelligenza artificiale sul mercato. Elon Musk ed io abbiamo concordato una partnership di un anno per portare il chatbot Grok di xAI ai nostri oltre un miliardo di utenti e integrarlo in tutte le app di Telegram.🤝
💪 Ciò rafforza anche la posizione finanziaria di Telegram: riceveremo 300 milioni di dollari in contanti e azioni da xAI, più il 50% dei ricavi derivanti dagli abbonamenti xAI venduti tramite Telegram💰
Telegram + Grok =❤️ 📈 🏆 »
💰 300 milioni di dollari. È il prezzo che Musk ha pagato per colonizzare l’ultima terra (semi)libera del web.
Non è solo un affare: è geopolitica della rete, soft power digitale.
📉 DUROV non ce l’ha più così duro(v)?
Telegram, nato come baluardo della comunicazione indipendente, si consegna all’impero Musk: X, Tesla, SpaceX, Neuralink, ecc…
In cambio: cash, azioni e il 50% dei ricavi sulle sottoscrizioni. Pecunia non olet. Ma il vero tesoro non è economico.
È il controllo sui dati, le conversazioni, i comportamenti di oltre un miliardo di utenti.
📡 GROK NON È SOLO UN’IA. È un nuovo algoritmo di colonizzazione cognitiva.
Diventerà il filtro, l’interprete, il “traduttore” del mondo per milioni di persone. E chi filtra e controlla, specie nel capitalismo digitale, domina.
Telegram viene così inglobato definitivamente dal dominio USA della sorveglianza algoritmica.
💣 Durov ha accettato di sua volontà? O è stato messo all’angolo, economicamente e politicamente?
⚠️ COSA CI IMPORTA? Dietro l’apparenza dell’“innovazione”, si consuma l’ennesimo atto di centralizzazione dell’infosfera.
Un altro mattone nel muro del controllo psicoinformativo.
Un altro passo verso l’omologazione digitale globale.
🔓 LA LEZIONE.
Nel capitalismo della sorveglianza non esistono piattaforme realmente libere. Solo padroni diversi.
Approfondisci con Il Terzo Like e Digital Detox.
👀 Fa balà l’oeuch…
👉 👉 @roccocantautore
Pavel Durov ha annunciato sul suo canale Telegram:
«
Telegram + Grok =
💰 300 milioni di dollari. È il prezzo che Musk ha pagato per colonizzare l’ultima terra (semi)libera del web.
Non è solo un affare: è geopolitica della rete, soft power digitale.
📉 DUROV non ce l’ha più così duro(v)?
Telegram, nato come baluardo della comunicazione indipendente, si consegna all’impero Musk: X, Tesla, SpaceX, Neuralink, ecc…
In cambio: cash, azioni e il 50% dei ricavi sulle sottoscrizioni. Pecunia non olet. Ma il vero tesoro non è economico.
È il controllo sui dati, le conversazioni, i comportamenti di oltre un miliardo di utenti.
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Diventerà il filtro, l’interprete, il “traduttore” del mondo per milioni di persone. E chi filtra e controlla, specie nel capitalismo digitale, domina.
Telegram viene così inglobato definitivamente dal dominio USA della sorveglianza algoritmica.
💣 Durov ha accettato di sua volontà? O è stato messo all’angolo, economicamente e politicamente?
⚠️ COSA CI IMPORTA? Dietro l’apparenza dell’“innovazione”, si consuma l’ennesimo atto di centralizzazione dell’infosfera.
Un altro mattone nel muro del controllo psicoinformativo.
Un altro passo verso l’omologazione digitale globale.
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Abbiamo sto fardello da portare dietro che è la distinzione tra ebrei e sionisti, ad ogni discussione sul tema dobbiamo subito specificare, pena la forca. E va bene, sono io il primo a farlo, anche perché è il lasciapassare che ti permette di andare avanti nel discorso.
Dall'altra parte, invece, non è quasi mai necessario distinguere tra arabi, musulmani, miliziani fondamentalisti (che con l'Islam non c'entrano nulla ma figuriamoci se è importante) ecc. No, solitamente se ne fa tutto un blocco perché la percezione costruita dai media è quella e tant'è.
Mi chiedo solo una cosa, avete mai visto gruppi di comunità ebraiche scendere in piazza contro il massacro dei palestinesi? Avete mai visto manifestazioni di ebrei in qualsiasi paese del mondo, soprattutto negli Stati Uniti, in cui sono più numerosi, rappresentati e organizzati che altrove, dissociarsi dall'ideologia sionista?
Eccezion fatta per i Neturei Karta, un paio di intellettuali e qualche sparuto singolo individuo in chissà quale paese, che magari si indigna in casa sua proprio perché da solo, avete mai visto piazze di ebrei condannare il sionismo? A chi ripete come un pappagallo che in israele manifestano contro il governo, ricordo che costoro non sono contrari allo sterminio dei palestinesi, anzi, piuttosto contestano il governo per questioni politiche interne (corruzione, beghe giudiziarie ecc.) e soprattutto di averla fatta troppo sporca agli occhi del mondo, il ché gli potrebbe far perdere un giorno la comodità di scorrazzare per il globo con quel passaporto farlocco. Nulla di più. Inoltre, il fatto che i media gli diano attenzione è proprio perché hanno bisogno di costruire per l'opinione pubblica un finto dissenso ebraico al sionismo, in assenza di quello reale.
Niente, mera curiosità la mia, mi chiedevo solo dove fossero tutti questi ebrei antisionisti, visto che la distinzione è dovuta e imprescindibile.
Sicuramente ci sono le piazze delle grandi città del mondo piene, sarò io che non li vedo perché sto invecchiando, chissà.
Ah, si risparmino i commenti con accuse di antisemitismo, lo dico per far evitare agli idioti di turno le brutte figure, più che altro.
Renato Russo
Dall'altra parte, invece, non è quasi mai necessario distinguere tra arabi, musulmani, miliziani fondamentalisti (che con l'Islam non c'entrano nulla ma figuriamoci se è importante) ecc. No, solitamente se ne fa tutto un blocco perché la percezione costruita dai media è quella e tant'è.
Mi chiedo solo una cosa, avete mai visto gruppi di comunità ebraiche scendere in piazza contro il massacro dei palestinesi? Avete mai visto manifestazioni di ebrei in qualsiasi paese del mondo, soprattutto negli Stati Uniti, in cui sono più numerosi, rappresentati e organizzati che altrove, dissociarsi dall'ideologia sionista?
Eccezion fatta per i Neturei Karta, un paio di intellettuali e qualche sparuto singolo individuo in chissà quale paese, che magari si indigna in casa sua proprio perché da solo, avete mai visto piazze di ebrei condannare il sionismo? A chi ripete come un pappagallo che in israele manifestano contro il governo, ricordo che costoro non sono contrari allo sterminio dei palestinesi, anzi, piuttosto contestano il governo per questioni politiche interne (corruzione, beghe giudiziarie ecc.) e soprattutto di averla fatta troppo sporca agli occhi del mondo, il ché gli potrebbe far perdere un giorno la comodità di scorrazzare per il globo con quel passaporto farlocco. Nulla di più. Inoltre, il fatto che i media gli diano attenzione è proprio perché hanno bisogno di costruire per l'opinione pubblica un finto dissenso ebraico al sionismo, in assenza di quello reale.
Niente, mera curiosità la mia, mi chiedevo solo dove fossero tutti questi ebrei antisionisti, visto che la distinzione è dovuta e imprescindibile.
Sicuramente ci sono le piazze delle grandi città del mondo piene, sarò io che non li vedo perché sto invecchiando, chissà.
Ah, si risparmino i commenti con accuse di antisemitismo, lo dico per far evitare agli idioti di turno le brutte figure, più che altro.
Renato Russo
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Londra, davvero?
Proprio voi, che nel 1917 con la Dichiarazione di Balfour avete consegnato una terra non vostra a un movimento coloniale, che vedevate “con favore“ la creazione di un “focolare nazionale ebraico“ ignorando volutamente l’esistenza dei suoi abitanti nativi, definiti con disprezzo “popolazioni non ebraiche“?
Proprio voi, che con la dissoluzione mirata dell’Impero Ottomano e con l’accordo Sykes-Picot del 1917 vi siete spartiti, insieme ai colonialisti francesi, quelle terre, e avete aperto la strada al saccheggio sistematico del Medio Oriente?
Mi pare un po' tardi per dissociarsi, dopo 108 anni dalla famosa dichiarazione
Il disastro ha origini ben precise, e porta il sigillo della vostra corona.
Quella che oggi chiamate “crisi” o “ostacolo alla pace“ etcetc è, in realtà, la continuazione di un progetto coloniale di cui siete stati i primi architetti.
Oggi, questi satanassi assetati di sangue puro palestinese e che sembrano emersi dalle viscere della terra, quelli da cui, molto tardivamente, state prendendo le distanze, non sono altro che l’estensione moderna di quel colonialismo occidentale che ha devastato popoli e terre con tracotanza e, soprattutto, con impunità. Dovevate affondare gli artigli in quelle terre e questi sono i risultati. Forse, forse, vi stanno sfuggendo di mano?
Proprio voi, che nel 1917 con la Dichiarazione di Balfour avete consegnato una terra non vostra a un movimento coloniale, che vedevate “con favore“ la creazione di un “focolare nazionale ebraico“ ignorando volutamente l’esistenza dei suoi abitanti nativi, definiti con disprezzo “popolazioni non ebraiche“?
Proprio voi, che con la dissoluzione mirata dell’Impero Ottomano e con l’accordo Sykes-Picot del 1917 vi siete spartiti, insieme ai colonialisti francesi, quelle terre, e avete aperto la strada al saccheggio sistematico del Medio Oriente?
Mi pare un po' tardi per dissociarsi, dopo 108 anni dalla famosa dichiarazione
Il disastro ha origini ben precise, e porta il sigillo della vostra corona.
Quella che oggi chiamate “crisi” o “ostacolo alla pace“ etcetc è, in realtà, la continuazione di un progetto coloniale di cui siete stati i primi architetti.
Oggi, questi satanassi assetati di sangue puro palestinese e che sembrano emersi dalle viscere della terra, quelli da cui, molto tardivamente, state prendendo le distanze, non sono altro che l’estensione moderna di quel colonialismo occidentale che ha devastato popoli e terre con tracotanza e, soprattutto, con impunità. Dovevate affondare gli artigli in quelle terre e questi sono i risultati. Forse, forse, vi stanno sfuggendo di mano?
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Jorit: "L’umanitá sprofonda nella spirale della mostruosità più nera.
Il genocidio di Gaza ci insegna quanto la banalità del male sia tra noi: soldatesse bellissime e sorridenti che sparano alla testa di bambini di 4 anni e poi fanno yoga, soldati con la barba perfettamente definita che premono un pulsante e vedono sul monitor saltare in aria una famiglia intera.
Le budella , e i cervelli che si spargono ovunque in una pioggia rossa e gelatinosa, e poi la sera danno il bacio della buonanotte ai loro figli rimboccandogli le coperte senza provare nessun rimorso.
50 Mila morti di cui i nostri telegiornali non mostreranno mai i volti perchè “servi dei servi dei servi”.
L’umanità a Gaza è morta e noi siamo tutti coinvolti, oggi esiste il male in terra ed è la colonia israeliana in Palestina. Oggi il male esiste ed è nei sorrisi di chi balla e si diverte nelle discoteche e nei rave quando a pochi km altri esseri umani muoiono letteralmente in massa di fame. Oggi il male esiste ed è in chi ruba la terra, chiedi a un israeliano dove sono nati i loro nonni o bis nonni e nella risposta capirai dove è il torto, lì capirai la natura di una colonia.
Ma io vedo una luce, ed è nel volto di un palestinese che sceglie di morire ma in piedi, che sa che nessuno ricorderà il suo nome. Ma in quell’attimo di coraggio umanità e giustizia c’è tutta la grandezza del mondo. La vita è un soffio e vale la pena che sia vissuta a testa alta.
In questa storia ci sono i mostri, i servi, i leccapiedi e gli eroi. Gli eroi sono immortali. Difendiamo l’umanità, difendiamo GAZA per salvare tutti gli esseri umani su questo pianeta. La Palestina lotta per la giustizia del mondo intero contro il sopruso più grande che puó esistere, quello di essere cacciati dalla propria terra. Se la palestina muore siamo tutti noi a morire"
https://www.facebook.com/share/p/12LtGU1X2qw/
Il genocidio di Gaza ci insegna quanto la banalità del male sia tra noi: soldatesse bellissime e sorridenti che sparano alla testa di bambini di 4 anni e poi fanno yoga, soldati con la barba perfettamente definita che premono un pulsante e vedono sul monitor saltare in aria una famiglia intera.
Le budella , e i cervelli che si spargono ovunque in una pioggia rossa e gelatinosa, e poi la sera danno il bacio della buonanotte ai loro figli rimboccandogli le coperte senza provare nessun rimorso.
50 Mila morti di cui i nostri telegiornali non mostreranno mai i volti perchè “servi dei servi dei servi”.
L’umanità a Gaza è morta e noi siamo tutti coinvolti, oggi esiste il male in terra ed è la colonia israeliana in Palestina. Oggi il male esiste ed è nei sorrisi di chi balla e si diverte nelle discoteche e nei rave quando a pochi km altri esseri umani muoiono letteralmente in massa di fame. Oggi il male esiste ed è in chi ruba la terra, chiedi a un israeliano dove sono nati i loro nonni o bis nonni e nella risposta capirai dove è il torto, lì capirai la natura di una colonia.
Ma io vedo una luce, ed è nel volto di un palestinese che sceglie di morire ma in piedi, che sa che nessuno ricorderà il suo nome. Ma in quell’attimo di coraggio umanità e giustizia c’è tutta la grandezza del mondo. La vita è un soffio e vale la pena che sia vissuta a testa alta.
In questa storia ci sono i mostri, i servi, i leccapiedi e gli eroi. Gli eroi sono immortali. Difendiamo l’umanità, difendiamo GAZA per salvare tutti gli esseri umani su questo pianeta. La Palestina lotta per la giustizia del mondo intero contro il sopruso più grande che puó esistere, quello di essere cacciati dalla propria terra. Se la palestina muore siamo tutti noi a morire"
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Forwarded from Giuseppe Salamone
Nelle scorse ore a Orgosolo, un paesino nella provincia di Nuoro, in Sardegna, è nata una nuova opera bellissima: una scalinata interamente colorata con la bandiera Palestinese. Complimenti a questa comunità. Complimenti alle fantastiche donne che si sono attivate in prima persona. Sono gesti importanti e coraggiosi. Gesti di pace e di speranza.
Onore a voi!
T.me/GiuseppeSalamone
Onore a voi!
T.me/GiuseppeSalamone
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Il soft power sionista è crollato. La maggior parte degli europei ha un'opinione negativa di "israele". Solo tra il 13% e il 21% degli intervistati in qualsiasi paese europeo intervistato aveva un'opinione positiva di "israele", rispetto al 63%-70% che aveva un'opinione negativa.
https://www.theguardian.com/world/2025/jun/03/public-support-for-israel-in-western-europe-lowest-ever-recorded-yougov
CCHS Resistance News
https://www.theguardian.com/world/2025/jun/03/public-support-for-israel-in-western-europe-lowest-ever-recorded-yougov
CCHS Resistance News
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Forwarded from Pino Cabras
FOCOLARE QUIRINALE
Il Presidente della Repubblica, durante tutto il periodo di immensi abusi, soperchierie, eccidi di massa direttamente mirati ai civili in Terra Santa e dintorni, commessi da quell'esercito che ha riversato sui vicini un volume distruttivo multiplo di Hiroshima e Nagasaki, aveva nominato rarissimamente e sempre su dettagli sfocati l'immenso problema che tutti avevamo modo di vedere e sentire in tutta la sua gravità. Nemmeno quando quell'esercito sparava ai soldati concittadini del Presidente, il Capo delle forze armate apriva bocca, lui, sempre così prodigo di moniti e di acrobatiche lezioni di Storia e di etica militare.
Adesso che sul genocidio - scoperto con leggerissimo ritardo nelle sue reali e catastrofiche proporzioni da tanti principessi risvegliati - in molti agiscono come se finalmente avessero il permesso di parlarne, anche i capi di Stato si sentono autorizzati. Macron parla di dare uno Stato al popolo palestinese. Non spiega come fare, ma passi. Mattarella nemmeno quello. Parla di un "focolare". Dire sovranità sembrava brutto. Richiamare oggi il termine “focolare” per i palestinesi appare paradossale e persino beffardo, perché rievoca il linguaggio usato un secolo fa per giustificare l’insediamento sionista in Palestina – insediamento che ha progressivamente negato lo stesso diritto ai palestinesi. E anche l'invenzione ambigua di cent'anni fa parlava comunque di "focolare NAZIONALE ebraico". La parola "nazionale" invece non compare nella dichiarazione tardiva di Mattarella (talmente tardiva da essere postuma come il coperchio di un sarcofago).
___
P.S.: al museo delle cere di Parigi hanno trafugato la statua di Macron. L'hanno ritrovata, perché - pur essendo di cera - era più attiva di certi presidenti.
Il Presidente della Repubblica, durante tutto il periodo di immensi abusi, soperchierie, eccidi di massa direttamente mirati ai civili in Terra Santa e dintorni, commessi da quell'esercito che ha riversato sui vicini un volume distruttivo multiplo di Hiroshima e Nagasaki, aveva nominato rarissimamente e sempre su dettagli sfocati l'immenso problema che tutti avevamo modo di vedere e sentire in tutta la sua gravità. Nemmeno quando quell'esercito sparava ai soldati concittadini del Presidente, il Capo delle forze armate apriva bocca, lui, sempre così prodigo di moniti e di acrobatiche lezioni di Storia e di etica militare.
Adesso che sul genocidio - scoperto con leggerissimo ritardo nelle sue reali e catastrofiche proporzioni da tanti principessi risvegliati - in molti agiscono come se finalmente avessero il permesso di parlarne, anche i capi di Stato si sentono autorizzati. Macron parla di dare uno Stato al popolo palestinese. Non spiega come fare, ma passi. Mattarella nemmeno quello. Parla di un "focolare". Dire sovranità sembrava brutto. Richiamare oggi il termine “focolare” per i palestinesi appare paradossale e persino beffardo, perché rievoca il linguaggio usato un secolo fa per giustificare l’insediamento sionista in Palestina – insediamento che ha progressivamente negato lo stesso diritto ai palestinesi. E anche l'invenzione ambigua di cent'anni fa parlava comunque di "focolare NAZIONALE ebraico". La parola "nazionale" invece non compare nella dichiarazione tardiva di Mattarella (talmente tardiva da essere postuma come il coperchio di un sarcofago).
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P.S.: al museo delle cere di Parigi hanno trafugato la statua di Macron. L'hanno ritrovata, perché - pur essendo di cera - era più attiva di certi presidenti.
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Mattarella interrompe il suo silenzio assordante sulla Palestina e dice che i palestinesi meritano "un focolare".
Ha poi lievemente corretto il tiro, parlando di confini sicuri e bla bla bla
Un focolare. L' intera terra dal fiume al mare ridotta ad un focolare. Una riserva, cioè, ma con confini sicuri. I confini sicuri sono ovviamente quelli di israele. Accidentalmente, ma è solo un caso, si tratta del piano predisposto ben prima del giorno in cui nacque il mondo, del progetto cioè di rinchiudere i sopravvissuti al genocidio - lo sfoltimento continua imperterrito con una media di cento uccisi al giorno - in una striscia di terra di nessuno a ridosso del Sinai. I documenti a proposito sono tutti reperibili in rete.
Cambiano le ere storiche ma i colonialisti rimangono fondamentalmente gli stessi, dall'ottocento ad oggi.
Con una piccola differenza, insignificante ai fini del risultato che vogliono ottenere. nell'Ottocento non dovevano giustificare a nessuno i massacri dei nativi, dalle Americhe all'Oceania all'Africa. Andavano, ammazzavano, depredavano e basta.
Centinaia di milioni di morti, una scia di sangue che potrebbe avvolgere dieci terre, e non sono ancora sazi.
Oggi, dopo aver fiutato l'ira funesta dei popoli della terra, cercano le foglie di fico e fanno gli umanitari di cartone. Vigliacchi due volte e fino alla fine.
E quindi il focolare.
L'uso di questo termine desueto mi fa pensare a quanto di più coloniale ci sia, la Dichiarazione di Balfour. È in quel documento che si utilizza per la prima volta il termine, in riferimento però agli ebrei. I palestinesi una terra ce l'avevano, ed in quella terra fu deciso che l'ebraismo mondiale dovesse costituire il suo "focolare". Le parole non sono a caso. L'uso di quel termine la dice lunga sul ginepraio in cui la Gran Bretagna era consapevole di andarsi ad infilare fin dall'inizio, ed è noto che uno degli obiettivi della costituzione dello stato d'israele - che la Gran Bretagna non aveva comunque preventivato, da qui l'utilizzo di un termine volutamente ambiguo - fosse la destabilizzazione progressiva di un'area strategicamente importante come il Medioriente. Tuttavia il documento che Balfour firmò era "spurio", ambiguo e sicuramente illegale.
Il resto è storia. Una storia di soprusi, una storia di colonialismo.
Con una grande differenza, molto significativa ai fini del risultato che otterranno: i colonizzati, in questo caso, non si arrendono a scomparire nel silenzio, ad evaporare nello spazio sottile, come i Maori o i Pellerossa. Fanno rumore, ed il suono che producono e che riempie lo spazio fino all'etere cosmico turba i sogni dei colonialisti fuori tempo massimo.
Torno a Mattarella.
Le sue parole sono ibride e spurie come quelle di Balfour pur senza avere alcuna pretesa né possibilità di passare alla storia. I personaggi sono infatti quelli che sono.
La pace giusta in Palestina passa attraverso il rispetto delle risoluzioni ONU, che stabiliscono a cosa abbiano diritto i palestinesi e sanciscono inderogabilmente l'obbligo della comunità internazionale a che sia riparata l'ingiustizia storica da essi subìta. Il ritorno alle loro terre è il primo di questi diritti, a cui i palestinesi non hanno mai rinunciato.
Qualcuno glielo dica, a questi fuorilegge che giocano con le parole
Focolare a soreta. E ti ho trattato
#JusticeForPalestine
R. Ahmad
Ha poi lievemente corretto il tiro, parlando di confini sicuri e bla bla bla
Un focolare. L' intera terra dal fiume al mare ridotta ad un focolare. Una riserva, cioè, ma con confini sicuri. I confini sicuri sono ovviamente quelli di israele. Accidentalmente, ma è solo un caso, si tratta del piano predisposto ben prima del giorno in cui nacque il mondo, del progetto cioè di rinchiudere i sopravvissuti al genocidio - lo sfoltimento continua imperterrito con una media di cento uccisi al giorno - in una striscia di terra di nessuno a ridosso del Sinai. I documenti a proposito sono tutti reperibili in rete.
Cambiano le ere storiche ma i colonialisti rimangono fondamentalmente gli stessi, dall'ottocento ad oggi.
Con una piccola differenza, insignificante ai fini del risultato che vogliono ottenere. nell'Ottocento non dovevano giustificare a nessuno i massacri dei nativi, dalle Americhe all'Oceania all'Africa. Andavano, ammazzavano, depredavano e basta.
Centinaia di milioni di morti, una scia di sangue che potrebbe avvolgere dieci terre, e non sono ancora sazi.
Oggi, dopo aver fiutato l'ira funesta dei popoli della terra, cercano le foglie di fico e fanno gli umanitari di cartone. Vigliacchi due volte e fino alla fine.
E quindi il focolare.
L'uso di questo termine desueto mi fa pensare a quanto di più coloniale ci sia, la Dichiarazione di Balfour. È in quel documento che si utilizza per la prima volta il termine, in riferimento però agli ebrei. I palestinesi una terra ce l'avevano, ed in quella terra fu deciso che l'ebraismo mondiale dovesse costituire il suo "focolare". Le parole non sono a caso. L'uso di quel termine la dice lunga sul ginepraio in cui la Gran Bretagna era consapevole di andarsi ad infilare fin dall'inizio, ed è noto che uno degli obiettivi della costituzione dello stato d'israele - che la Gran Bretagna non aveva comunque preventivato, da qui l'utilizzo di un termine volutamente ambiguo - fosse la destabilizzazione progressiva di un'area strategicamente importante come il Medioriente. Tuttavia il documento che Balfour firmò era "spurio", ambiguo e sicuramente illegale.
Il resto è storia. Una storia di soprusi, una storia di colonialismo.
Con una grande differenza, molto significativa ai fini del risultato che otterranno: i colonizzati, in questo caso, non si arrendono a scomparire nel silenzio, ad evaporare nello spazio sottile, come i Maori o i Pellerossa. Fanno rumore, ed il suono che producono e che riempie lo spazio fino all'etere cosmico turba i sogni dei colonialisti fuori tempo massimo.
Torno a Mattarella.
Le sue parole sono ibride e spurie come quelle di Balfour pur senza avere alcuna pretesa né possibilità di passare alla storia. I personaggi sono infatti quelli che sono.
La pace giusta in Palestina passa attraverso il rispetto delle risoluzioni ONU, che stabiliscono a cosa abbiano diritto i palestinesi e sanciscono inderogabilmente l'obbligo della comunità internazionale a che sia riparata l'ingiustizia storica da essi subìta. Il ritorno alle loro terre è il primo di questi diritti, a cui i palestinesi non hanno mai rinunciato.
Qualcuno glielo dica, a questi fuorilegge che giocano con le parole
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Forwarded from Fiore, canale pubblico.
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"Israele non è uno Stato, è un'organizzazione terroristica che pratica il terrorismo di Stato contro una popolazione che vive in pace sulla sua terra. Israele non ha storia: ha precedenti penali. Anche se Netanyahu morisse stanotte, il problema persiste. Perché finché esisterà il regime sionista, ci saranno violenza, repressione e destabilizzazione. Israele è stato creato per questo scopo: romperò la pace nella regione e dominerò con la forza. E che nessuno si illuda: Netanyahu – criminale di guerra, genocidario – rappresenta la fazione moderata del suo governo. I suoi soci lo accusano di essere "soft". Immaginate la brutalità che questo implica. Il problema è Israele. Per questo motivo, Sinistra Unita e ovviamente il Partito Comunista di Spagna, chiediamo chiaramente: Embargo totale sulla vendita di armi. Rottura dei rapporti diplomatici, politici ed economici con il regime israeliano. Basta con la complicità! Boicottare l'apartheid!".
Manuel Pineda, europarlamentare spagnolo, una vita per la Palestina.
Manuel Pineda, europarlamentare spagnolo, una vita per la Palestina.
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