Francesca Quibla
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Il Tempo, metterà ogni cosa al suo posto: ogni pagliaccio nel proprio circo e ogni re sul proprio trono.
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Forwarded from Giuseppe Salamone
Hanno ricominciato a bombardare e ad ammazzare civili Palestinesi. Al momento si contano oltre 15 civili ammazzati, tra cui anche un giornalista.

Ma c'è di più: grazie a questa ennesima azione criminale, a Netanyahu viene rinviata l'ennesima deposizione in tribunale dove è imputato per corruzione. A riferirlo è Canale 12 israeliano.

Inoltre questo criminale di guerra ha appena annunciato di aver approvato un blocco totale su Gaza, interrompendo tutti gli aiuti umanitari a tempo indeterminato diretti verso la Striscia di Gaza.

Gli ostaggi vivi se li sono ripresi, la nomina per il Nobel per la pace ormai è passata, quindi ormai era solo questione di tempo. Infatti gli Usa hanno dato ancora via libera...

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Forwarded from Geopolitics Prime
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🚨🇺🇸🇵🇸 Trump on possible timeline for Hamas to disarm: 'If they don’t do what they’re supposed to do, then we’ll have to do it for them'

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Carissimi tutti!
Consiglio vivamente di seguire il canale Geopolitics Prime, è un canale che per me è stata una vera scoperta, e potrebbe esserlo anche per voi.
È in lingua inglese, ma si possono attivare le traduzioni in ogni post.

Se siete stanchi del ciclo infinito di notizie preconfezionate e volete leggere qualcosa di veramente illuminante, provate questo canale: è qualcosa che non troverete da nessun'altra parte.

Non a caso, i suoi contenuti sono stati messi in shadow ban: quando si prova a seminare consapevolezza, spesso si viene oscurati. Seguitelo e fatevi un'idea vostra.
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Questo è un membro druso della Knesset di nome Afif Abed del partito Likud e vicino a Netanyahu, sta andando in visita in Giordania e incontrerà una delle tribù lì..

La tribù che ha accolto questo miserabile sicuramente non rappresenta i liberi della Giordania, e per quanto riguarda il regime del re del pomodoro, gli spie non fanno differenza

Deve esserci una posizione chiara contro questo tradimento da parte delle tribù giordane libere..

Canale Meshheek
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Forwarded from Geopolitics Prime
🚨✡️ Thousands of ultra-Orthodox Jews flood NYC to protest Israel’s military draft shake-up

Both leaders of the Satmar community — one of the most influential Hasidic Jewish sects in the world — urged their followers to join mass protests over Israel’s plan to end long-standing exemptions for religious students from mandatory military service.

Last year, Israel’s Supreme Court ruled that the government must start drafting ultra-Orthodox (Haredim) men, ending a policy in place since 1948.

👉 Facing acute manpower shortages post-October 7, Netanyahu seeks to draft around 10,500 Haredim to the IDF over the next two years.

However, the plan has ignited furious pushback on multiple fronts: from ultra-Orthodox leaders — who have traditionally rejected military service — and from secular and right-wingers within Likud, who decry the bill as too lenient.

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Coloni israeliani attaccano il villaggio cristiano di Taybeh nella Cisgiordania occupata, bloccandone gli ingressi e impedendo ai residenti di entrare o uscire dalla città.

Il villaggio è totalmente composto dal abitanti cristiani.

Quando poi vi dicono "eh ma Hamas...", voi rispondete questo...
Hamas un piffero, QUESTI EBREI SIONISTI SONO UN PERICOLO PER TUTTO IL MONDO.
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APPROVAZIONE AUTOMATICA: IL PARLAMENTO SIRIANO È COSTRUITO PER OBBEDIRE, NON PER RAPPRESENTARE

Spogliata di opposizione, controllo e sostanza democratica, la nuova "Assemblea Popolare" siriana mette in luce una crisi più profonda del sistema politico del Paese.

Di Aghiad Hegazi - 19 ottobre 2025

Una votazione parlamentare parziale tenutasi il 5 ottobre 2025 ha segnato l'ultimo tentativo dell'autorità di transizione siriana di proiettare una parvenza di normalità istituzionale. Eppure, il processo assomigliava poco alla politica rappresentativa.

Con due terzi dell'Assemblea Popolare selezionati tramite collegi elettorali nominati e il restante terzo scelto personalmente dall'autoproclamato Presidente siriano Ahmad al-Sharaa (Abu Mohammad al-Julani), l'esito non è mai stato in dubbio.

Non si sono svolte elezioni ad Hasakah, Raqqa o Suwayda, e il processo è stato ampiamente denunciato come una centralizzazione del potere mascherata da riforma.

UN'ASSEMBLEA AD ARTE, NON ELETTA

La cosiddetta Assemblea Popolare siriana avrebbe dovuto funzionare come un'istituzione democratica. Lungi dal riflettere la volontà dell'elettorato o dal fungere da controllo sul potere esecutivo, il potere legislativo è diventato una mera estensione del governo che l'ha creata.

Il processo elettorale, progettato e attuato attraverso una serie di decreti, ha garantito che non si svolgessero elezioni vere e proprie, ma solo una messa in scena che produceva risultati prestabiliti.

Invece di dare ai siriani il potere di scegliere i propri rappresentanti, l'autorità di transizione guidata dall'ex capo di Al-Qaeda Sharaa ha strutturato il sistema elettorale per garantire lealtà, non legittimità. Il Decreto n. 143, emanato dal capo del periodo di transizione, ha ridefinito completamente il processo elettorale.

Invece del suffragio universale, conferiva potere a elettori nominati, selezionati personalmente dalle sottocommissioni provinciali e approvati dalla cosiddetta Commissione Elettorale Superiore, un ente formato su istruzione dell'esecutivo.

In breve, un parlamento per decreto, non per elezione.

UN CONSIGLIO CONCEPITO PER ESCLUDERE

La clausola 5 dell'Articolo 3 del Decreto n. 143 stabilisce che "il diritto di candidarsi all'Assemblea Popolare è limitato ai membri del Collegio Elettorale". Di fatto, ai siriani veniva negato il diritto di voto o di partecipare direttamente al processo elettorale. Solo gli organi controllati dall'esecutivo potevano farlo.

Il decreto fissava il numero di seggi a 210, di cui due terzi, ovvero 140 deputati, sarebbero stati "eletti" da questi collegi, mentre un terzo, ovvero 70 deputati, sarebbe stato nominato direttamente dal Presidente. La Commissione Suprema manteneva l'autorità di nominare tutti gli organi elettorali, previa approvazione presidenziale.

Le elezioni sono state completamente rinviate ad Hasakah, Raqqa e Suwayda, così come nel Distretto di Ain al-Arab (Kobani) del Governatorato di Aleppo. A queste aree sono stati assegnati collettivamente 21 seggi, che rimangono vacanti.

"Speriamo di poter tenere elezioni in tutte le regioni prima della prima sessione parlamentare, ma la questione non è certa ed è soggetta all'esistenza di condizioni politiche e di sicurezza in queste aree", ha dichiarato Nawar Nejmeh, portavoce dell'Alta Commissione Elettorale.

Di conseguenza, il Consiglio parlamentare è composto da soli 189 deputati. Di questi, 70 sono stati nominati direttamente dal Presidente, il che significa che il 37% dei membri del Parlamento è stato selezionato direttamente dall'esecutivo. Il restante 63% è stato filtrato attraverso organi nominati anch'essi dall'esecutivo.

Ciò solleva interrogativi fondamentali sulla legittimità del processo. Il Consiglio non è stato eletto direttamente dal popolo.

Oltre un quarto del territorio nazionale, abitato da milioni di persone, è stato escluso completamente dal processo elettorale. A diverse comunità chiave, tra cui Drusi, Murshidi, Sciiti, Siriaci, Circassi, Assiri e Armeni, è stata negata la rappresentanza.
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Ancora più significativo, è stato l'esecutivo, non il pubblico, a determinare la composizione del Parlamento, vanificando qualsiasi funzione di controllo.

L'Articolo 30 limita il ruolo del Consiglio all'"ascolto dei ministri" e gli nega esplicitamente i poteri di rendicontazione o di sfiducia. "La funzione principale del parlamento è quella di sostenere il governo e monitorarne l'operato", ha chiarito Nejmeh, il che significa che anche il "monitoraggio" si esaurisce con le udienze ufficiali.

NESSUN PARTITO, NESSUNA POLITICA, NESSUNA OPPOSIZIONE

L'Assemblea Popolare è strutturalmente compromessa e politicamente vuota. Nessun partito di opposizione, nessun blocco indipendente e nessuna figura politica nazionale ha partecipato alle elezioni. Il campo è stato monopolizzato da candidati filo-governativi in ​​un contesto in cui il pluralismo politico è stato sistematicamente escluso.

Il Drottor Hussein Ragheb, capo del Partito Riformatore Nazionale in Siria, dichiara che "i membri che non hanno superato libere elezioni non si sentono responsabili nei confronti degli elettori, ma di coloro che li hanno nominati", considerando che questo "svuota il lavoro legislativo del suo contenuto di controllo e lo trasforma in uno strumento per approvare decisioni governative senza discussione o emendamenti".

"La cosa più pericolosa che può accadere in politica è l'erosione della legittimità interna, poiché le elezioni formali generano la convinzione generale che lo Stato non rappresenti la volontà dei suoi cittadini", avverte Ragheb, osservando che questo sentimento "si trasforma col tempo in una diffusa riluttanza politica e persino in una perdita di fiducia in tutte le istituzioni statali".

"Il Parlamento in qualsiasi Paese è la valvola di sfogo tra l'autorità e la società, perché assorbe le tensioni attraverso il dibattito, la legislazione e la responsabilità. Quando il Parlamento è solo un'eco dell'autorità, le tensioni si accumulano nelle strade invece di essere gestite all'interno delle istituzioni".

Ragheb aggiunge: "Quello che è successo non è solo un evento elettorale passeggero, ma il segno di una profonda crisi nella struttura del sistema politico siriano. I parlamenti che non sono eletti liberamente non possono formulare una legislazione equa, un'economia che non è soggetta al controllo parlamentare perde il suo equilibrio e la politica che non riflette la volontà del popolo perde la sua legittimità".

UN'ASSEMBLEA NON RAPPRESENTATIVA

Gli squilibri settari, etnici e di genere minano ulteriormente la credibilità dell'assemblea. Un'indagine sul campo ha rilevato che i Sunniti detengono 113 seggi su 119 (il 94,9%), mentre gli Alawiti, che costituiscono circa il 10% della popolazione, hanno ricevuto solo tre seggi (il 2,5%). Anche Cristiani, Ismailiti e Curdi hanno registrato una rappresentanza minima. La rappresentanza Turkmena, tuttavia, è quadruplicata, un risultato attribuito all'influenza politica turca in aree specifiche.

La rappresentanza femminile è particolarmente marcata. Nonostante il Decreto 143 imponga che "la rappresentanza femminile non sia inferiore al 20% di tutti gli organi elettorali", solo sei dei 119 deputati (il 5%) sono donne.

Kinda al-Hawasli, ex candidata parlamentare e attuale direttrice del Centro di Dialogo Siriano, afferma che questa quota è stata applicata solo all'elettorato, non ai seggi parlamentari stessi.

"Il problema della rappresentanza femminile alle recenti elezioni è stato complesso, dovuto a diversi fattori, tra cui l'intensa competizione all'interno di una società ignorata e congelata per mezzo secolo, oltre ad alleanze di natura regionale o sociale che, ad esempio, a Damasco erano di natura in qualche modo Presbiteriana".

Aggiunge: "Il meccanismo non è stato concepito per garantire la presenza delle donne in Parlamento, e questo avrebbe potuto essere risolto, ad esempio, adottando un sistema che assegna i seggi più alti alle donne con il più alto numero di voti, anziché agli uomini, come ad esempio a Damasco, in modo che le due donne che hanno ottenuto i voti siano conteggiate
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rispetto agli otto uomini con il più alto numero di voti, ma ciò non è accaduto e ha portato alla mancata presenza di alcuna donna nella circoscrizione di Damasco in cui si è candidata".

"Questo squilibrio non verrà corretto nemmeno nella lista che sarà nominata dal Presidente, perché è limitata nel numero e quindi non sarà in grado di rappresentare tutti i segmenti della popolazione femminile".

Hawasli spiega:

"Ci sono più di 400 leggi in attesa di approvazione da parte del nuovo Parlamento, la maggior parte delle quali sono relative a investimenti e misure economiche, il che significa che il governo sarà sotto pressione per approvare queste leggi in linea con le sue direttive, il che potrebbe andare a discapito delle questioni quotidiane dei cittadini, e qui viene evidenziato il ruolo delle donne nel portare queste questioni in primo piano".

"Ci sono molte questioni che influenzano la vita delle donne e che non sono considerate prioritarie dagli uomini, nonostante la loro importanza, come la famiglia, il lavoro e le questioni di assistenza sociale, e questa emarginazione può portare a ritardi o negligenze nell'affrontarle, il che aumenta la sofferenza delle donne e rafforza la sensazione dei cittadini che il Consiglio non le rappresenti veramente".

UNO STRUMENTO PER AGENDE ESTERNE

Sulla base del suddetto squilibrio nella composizione, nella rappresentanza e nel meccanismo, è chiaro che l'obiettivo di questo Consiglio è legittimare l'autorità esistente, che è salita al potere di fatto, senza un referendum popolare, elezioni generali o persino attraverso un consiglio rivoluzionario o militare che riunisca le varie forze politiche e rivoluzionarie.

Dal periodo di transizione approvato dalla Conferenza della Vittoria, sostenuta da fazioni militari vicine al movimento Hayat Tahrir al-Sham (HTS), affiliato ad Al-Qaeda e guidato da Sharaa, non può permettersi di agire unilateralmente senza una parvenza istituzionale. L'Assemblea fornisce proprio questo.

Sharaa ha già accennato a un imminente accordo con Israele, mediato dagli Stati Uniti. Secondo quanto riferito, ha dichiarato al quotidiano turco Milliyet che Damasco è "molto vicina a raggiungere un accordo con Israele sotto la mediazione degli Stati Uniti". Tuttavia, ha anche insistito sul fatto che questo "non implica in alcun modo la normalizzazione delle relazioni con Tel Aviv".

Sono in corso anche discussioni sull'istituzione di basi militari turche all'interno del territorio siriano, accordi che richiedono la ratifica parlamentare per ottenere copertura giuridica.

Nessuna di queste decisioni riflette un consenso nazionale. Ma con questa assemblea in carica, non è più necessario.

In questo contesto, l'esperto legale Ghazwan Kronfal informa della funzione del nuovo Parlamento:

"L'autorità voleva completare la decorazione della propria legittimità adottando misure che la promuovessero come la migliore opzione disponibile per la creazione dell'istituzione dell'autorità legislativa, e così ha acquisito tutti i poteri esecutivo, giudiziario e legislativo".

"Il Consiglio legislativo, che è stato creato senza unghie né denti, dovrebbe accontentarsi di una funzione legislativa limitata, limitata all'emanazione di leggi che l'autorità ritiene necessarie o alla modifica di quelle esistenti", afferma Kronfal, osservando che "questo consiglio non ha il diritto di monitorare o ritenere responsabile il governo, e può essere descritto solo come un'istituzione funzionale istituita per soddisfare uno scopo specifico stabilito dall'autorità che l'ha istituito".

L'ILLUSIONE DELLA LEGITTIMITÀ ISTITUZIONALE

È chiaro che il nuovo sistema politico siriano non è in una fase di transizione verso la democrazia, ma rimane piuttosto radicato nello stesso modello autoritario ereditato dall'era dell'ex Presidente Bashar al-Assad, che usa facciate istituzionali per mascherare il proprio controllo. L'assenza di controllo, responsabilità e rappresentatività rivela una crisi più profonda di elezioni imperfette.
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Disabilitando la reale partecipazione politica e riducendo l'assemblea a un organo di controllo, l'esecutivo ha eliminato potenziali fonti di dissenso. Ciò che rimane è uno spazio controllato, gestito in modo rigoroso e incaricato di attuare decisioni prese altrove, che si tratti dell'ufficio presidenziale, delle ambasciate straniere o del quartier generale militare.

Senza canali istituzionali per esprimere il dissenso, i siriani si trovano di fronte a due scelte: dimissioni o rottura. E mentre la prima può essere sostenibile nel breve termine, la storia della Regione dimostra che la seconda si verifica sempre quando alle persone viene negata voce per troppo tempo.

Aghiad Hegazi è un giornalista siriano, conduttore di programmi politici e scrittore.

Traduzione: La Zona Grigia
Fonte: The Cradle
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Forwarded from UmanitàinAzione
"... il DDL Gasparri, un allievo del gerarca fascista Almirante, va oltre. E per non lasciare vie d’uscita a qualche magistrato, dirigente scolastico o rettore che fossero ancora attestati a difesa del diritto di criticare lo stato genocida, suprematista, razzista in questione, ecco il comma 2 dell’art. 2 del nuovo DDL, in cui si afferma di voler “contrastare le manifestazioni di antisemitismo, incluso l’antisionismo“.
Oh, finalmente siamo al punto! L’Italia dell’accoppiata Mattarella-Meloni va, dunque, al di là della stessa definizione operativa dell’IHRA, stabilendo apertamente che l’anti-sionismo è “anti-semitismo”. Con le pesanti conseguenze penali che ne derivano: il DDL Gasparri interviene sull’articolo 604-bis relativo alla “discriminazione razziale etnica e religiosa”, e include tra le fattispecie di reato la “negazione del diritto all’esistenza dello Stato di Israele” – per questo comportamento, la pena ordinaria (da 2 a 6 anni) è “aumentata fino alla metà”…
Né basta: la totale complicità con l’apparato di distruzione e di morte sionista è tale che il DDL-Gasparri arriva ad imporre l’obbligo di delazione in particolare a carico ai docenti delle scuole, nel caso in cui essi siano a conoscenza di lezioni o di comportamenti degli studenti a contenuto “antisemita”, e non si attivino a denunciare – vedi la denuncia dei Docenti per Gaza che riportiamo qui sotto.
Agli apparati culturali sionisti, già dominanti nei mass media italiani, vengono spalancate le porte di corsi di “formazione iniziale” e di “formazione continua” per militari, magistrati, personale di carriera prefettizia, forze di polizia, “docenti di ogni ordine e grado e docenti e ricercatori universitari” – per tutti costoro “lo studio della cultura ebraica e israeliana” (attenti: e israeliana…) diventerà obbligatorio. Massimo sarà, poi, l’impegno statale nella prevenzione a cui sono chiamati di concerto i Ministeri della Difesa, della giustizia, dell’interno, dell’istruzione e della università e della ricerca.
Ce n’è abbastanza per mettere in moto una campagna di massa, un’iniziativa di lotta contro questa legge che intende mettere il bavaglio alla mobilitazione al fianco del popolo e della resistenza palestinese. "

https://pungolorosso.com/2025/10/20/mobilitiamoci-contro-il-ddl-gasparri-che-criminalizza-lanti-sionismo/
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⭕️ Come può il mondo rimanere indulgente nel silenzio assoluto mentre assiste ai crimini israeliani simili a quelli nazisti contro i detenuti palestinesi nelle sue prigioni?!

19, Ott
Sito ufficiale - Movimento Hamas
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La minaccia dietro il messaggio coloniale di Tom Barak al Libano

Ieri, l'ambasciatore statunitense in Turchia e inviato per Siria e Libano, Tom Barak, ha pubblicato quello che ha presentato come un "avvertimento" al Libano, un lungo thread mascherato da diplomazia, ma che porta il tono e il peso di una minaccia. Dietro le sue parole accuratamente scelte su "evitare la guerra civile" e "proteggere la stabilità del Libano", Barak ha chiarito: la preoccupazione di Washington non è per la sicurezza del popolo libanese, ma per la sicurezza dell'occupazione israeliana. La sua affermazione che Hezbollah deve disarmarsi, altrimenti il Libano rischia una guerra civile e una possibile escalation israeliana, non è un suggerimento. È una minaccia contro la sovranità del Libano, un messaggio diretto che gli Stati Uniti continueranno a plasmare la regione con la coercizione, non con la diplomazia.

Questa è la lingua del potere coloniale; una retorica che dà priorità alla sicurezza di una forza occupante rispetto a quella di un popolo occupato. Il "consiglio" di Barak al Libano è un esempio tipico del doppio standard degli USA: proteggere il diritto di Israele di condurre guerre di aggressione, privando le vittime del loro diritto all'autodifesa. Tali parole, provenienti da un cosiddetto diplomatico, espongono la vera agenda americana; indebolire la resistenza, destabilizzare internamente il Libano e preservare la supremazia militare di Israele in tutta la regione.

Ma il tempismo di Barak non è casuale. Washington è profondamente inquieta per le prossime elezioni parlamentari libanesi del 2026; elezioni che potrebbero ancora una volta dimostrare la legittimità radicata del movimento di resistenza all'interno del tessuto politico e sociale del Libano. Gli USA sanno che Hezbollah non è solo una fazione politica; è un movimento nazionale il cui sostegno attraversa le vene della popolazione libanese, uno che ha difeso la dignità del Libano quando nessun altro lo avrebbe fatto. Ciò che Washington teme di più non sono le armi di Hezbollah; è la legittimità di Hezbollah. La paura che, attraverso mezzi democratici, il popolo libanese riaffermi la sua scelta di resistenza come necessità politica e difensiva terrorizza l'establishment statunitense più di qualsiasi missile.

E quei missili, non dimentichiamolo, hanno già dimostrato il loro potere deterrente. Fino al cessate il fuoco del 27 novembre 2024, Israele veniva colpita quasi ogni ora dal fronte libanese. Il 26 novembre, persino Tel Aviv è stata colpita dai colpi di precisione di Hezbollah lanciati dal Sud del Libano; un chiaro promemoria che ogni nuova aggressione avrebbe un costo elevato. Nonostante il cosiddetto cessate il fuoco, Israele lo ha violato oltre 6.000 volte secondo le statistiche dell'esercito libanese, mentre il Libano ha mostrato moderazione, scegliendo la stabilità rispetto all'escalation. Ma sembra che Washington e Tel Aviv non siano pronti per la pace; stanno preparando la narrazione per un nuovo confronto, uno che mira a spezzare la schiena del Libano prima che le urne si aprano nel 2026.

È qui che il messaggio di Barak diventa più di una semplice posa politica; diventa pericoloso. Predicendo la guerra civile e accennando a un intervento straniero, sta di fatto invitando l'instabilità in Libano. Questo è un attacco al diritto del popolo libanese di ricostruire, di recuperare, di vivere senza la costante minaccia di guerra e sanzioni. Non dimentichiamo che mentre il Libano lotta per ricostruire ciò che gli aerei da guerra israeliani hanno distrutto, anche le aziende private che hanno osato aiutare a ricostruire le case nel Sud sono state bombardate. La "preoccupazione" dell'Occidente per il futuro del Libano è sempre arrivata avvolta nel fumo degli aerei da guerra e nel peso dell'assedio economico.
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Ma il Libano ha già visto tutto questo. La resistenza è nata tra le macerie dell'occupazione straniera e nutrita dalla volontà di un popolo che ha rifiutato di inginocchiarsi. Se il messaggio di Tom Barak è destinato a intimidire, fallirà; perché la dignità del Libano non è in vendita e la sua difesa non è negoziabile. Chiunque desideri veramente vedere stabilità in Libano dovrebbe iniziare trattenendo Israele, non disarmando coloro che difendono questa terra da essa.

Marwa Osman
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ho la vaga sensazione che non farà una buona fine Carney...

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Il primo ministro canadese Mark Carney ha confermato che il suo governo avrebbe applicato il mandato di arresto della Corte penale internazionale per il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu se dovesse entrare in Canada. Intervenendo in un'intervista all'inizio di questa settimana, Carney ha dichiarato: "Se entra in Canada, verrà arrestato secondo l'ordine della Corte penale internazionale. ” “Il governo israeliano ha rapidamente condannato i commenti di Carney che lo esortano a ritirare la richiesta di arresto.

Fonte: https://www.reuters.com/world/americas/israel-urges-canadian-pm-carney-drop-call-arrest-netanyahu-2025-10-21/
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Hamas: Ciò che l'inchiesta del programma "Ciò che è nascosto è più grande" ha rivelato smaschera l'entità delle atrocità commesse dall'esercito di occupazione

Il dirigente del movimento di resistenza islamica Hamas, Ali Baraka, ha confermato che le informazioni documentate contenute nell'inchiesta del programma "Ciò che è nascosto è più grande" trasmesso da Al Jazeera, riguardanti gli ufficiali e i soldati coinvolti nell'omicidio della bambina Hind Rajab e della sua famiglia da parte dell'esercito di occupazione sionista fascista, smascherano l'entità delle atrocità commesse dall'esercito di occupazione contro i civili innocenti disarmati nella Striscia di Gaza.

Baraka ha sottolineato oggi, martedì, che l'inchiesta ha mostrato chiaramente la natura dei crimini brutali eseguiti su istruzioni dirette dei comandanti di questo ente, nell'ambito di una politica dichiarata di genocidio e pulizia etnica.

Ha detto che "questo crimine orribile rappresenta un esempio eclatante dei crimini commessi contro i civili palestinesi durante l'aggressione alla Striscia di Gaza, che richiede un'azione urgente da parte di tutti gli Stati e delle organizzazioni per i diritti umani e umanitarie, per portare i responsabili di questi crimini davanti alla giustizia e farli rispondere delle gravi violazioni del diritto internazionale umanitario che hanno commesso".

Il dirigente del movimento ha invitato gli Stati di cui i soldati terroristi dell'occupazione coinvolti in questi crimini hanno la cittadinanza, a farsi carico delle loro responsabilità legali ed etiche nel fermarli e processarli, e ha chiesto alle personalità per i diritti umani, alle istituzioni legali e alle organizzazioni umanitarie di agire con urgenza per presentare denunce penali nei tribunali internazionali e nazionali contro questi criminali.

Ha chiesto alla Corte Internazionale di Giustizia e alla Corte Penale Internazionale, alla luce di queste prove schiaccianti, di agire seriamente e immediatamente per far rispondere questo ente occupante e i suoi leader per i crimini atroci commessi contro il nostro popolo nella Striscia di Gaza, che rappresentano una violazione flagrante di tutte le leggi e i trattati internazionali.

Sito ufficiale – Movimento Hamas
https://t.me/+sklEwcJvC2tjNGVk

Dal canale ufficiale della protezione civile di Gaza

⭕️ Aggiornamento .. Governatorato del Centro

La Direzione della Protezione Civile, con la partecipazione del Comitato Internazionale della Croce Rossa, rappresentanti del Ministero della Salute, del Ministero degli Affari Religiosi, del Comune di Deir al-Balah e della Polizia di Deir al-Balah, ha concordato di destinare un terreno per la sepoltura delle salme di identità sconosciuta ricevute dall'occupazione "israeliana" e non identificate dai cittadini, che avverrà domani, mercoledì 22 ottobre. Si partirà con una processione ufficiale dall'interno dell'Ospedale Nasser nel governatorato di Khan Yunis fino al governatorato del Centro, dove le salme saranno sepolte in quel cimitero.

Protezione Civile - Striscia di Gaza
Martedì 21 ottobre 2025

Dal canale ufficiale
Sahhat Palestina

📸 Migrazione inversa.. Un rapporto pubblicato dal Centro di Ricerca e Informazione della Knesset dell'occupazione ha rivelato un aumento del fenomeno della migrazione inversa tra i coloni negli ultimi due anni, a causa della guerra continua a Gaza, con circa 100.000 coloni che hanno lasciato i territori occupati per l'estero.

🔴 Coloni attaccano agricoltori palestinesi nella valle di Sa'ir a nord-est di Hebron, nel sud della Cisgiordania
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