Francesca Quibla
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Il Tempo, metterà ogni cosa al suo posto: ogni pagliaccio nel proprio circo e ogni re sul proprio trono.
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🇺🇸 🇮🇱 Americans…
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La partecipazione di Nadeen Ayoub, Miss Palestina al concorso di Miss Universo 2025, può sembrare una cosa frivola e banale...ma in realtà è stata tutto il contrario.
La sua partecipazione ha catturato l'attenzione mondiale perchè, oltre alla sua bellezza di carne e storia, ha portato e mostrato l'intero patrimonio culturare palestinese che in tanti vorrebbero cancellare..
Gli abiti indossati da Nadeen Ayoub raffiguravano la Cupola della Roccia, Al Aqsa e il Santo Sepolcro di Gerusalemme, capitale eterna della Palestina, che simboleggiano l'armonia tra le comunità cristiane e e musulmane palestinesi; una corona che richiamava lo shatweh, tradizionale copricapo delle spose palestinesi; la chiave del ritorno, simbolo del ritorno dei palestinesi alla propria terra; i suoi orecchini rappresentavano la Stella di Betlemme; gli ulivi millenari, simbolo di identità, radici, legame con la terra e resistenza.

Gli abiti indossati erano ricamati con il TATREEZ, il tradizionale ricamo a mano palestinese, il colore verde dei ricami simboleggiava i villaggi palestinesi e il colore delle olive di quella terra. Questo ricamo si tramanda da genrazioni, da madri a figlie, presente nelle Thobe (soprattutto dalla prima Intifada, durante la quale l'occupazione vietò i simboli nazionali palestinesi come le bandiere...da quel momento le mani delle donne presero a ricamare sulle loro vesti e si fecero simboli viventi della Palestina)

La curiosità è che questa arte del ricamo viene riconosciuta dall'UNESCO come patrimonio culturare immateriale palestinese dal 2021 perchè, durante le competizioni di Miss Universo che si tennero nella cosiddetta "israele" necl2021, fecero sfilare le concorrenti con gli abiti tradizionali palestinesi, spacciati come parte della cultura "beduina israeliana"
Fu proprio dopo quell'appropriazione culturale che l'UNESCO decise di riconoscere il tatreez come patrimonio palestinese,

La sola presenza (semita dal midollo fino al portamento) è già politica senza troppi fronzoli...
Insomma, questa ragazza non ha solo sfilato e mostrato la sua bellezza scolpita nella carne e nella luce, ma ha ricordato al mondo quello che i sionisti vorrebbero cancellare... ma possono stare sereni e mettesi l'anima (se ce l'hanno) in pace : la cultura, quella vera, le radici, la storia, hanno la memoria lunga e nemmeno sbriciolando ogni centimentro della Palestina potranno mai cancellarla e chiamarla come credono loro.

E anche se il concorso si è concluso incorando miss Messico, per noi l'unica vera grande regina di cultura e bellezza sei tu, Nadeen Ayoub, nostra regina Palestinese!

Palestina Libera! 🇵🇸❤️
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Milano, Ci vediamo Sabato 22/11/2025 Ore 15,00 Piazzale Loreto (M1)
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Forwarded from byebyeunclesam
Terrorismo mediatico e criminalizzazione del dissenso: le ricette applicate nel biennio pandemenziale vengono puntualmente riproposte.
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Scrive l'Onorevole Emanuele Fiano:

"Io sono un cittadino italiano, da moltissime generazioni, forse molte di più dei tanti che mi scrivono, vista l’origine del mio cognome, è possibile che siamo arrivati in questa penisola con la diaspora del 70 D.C."

Il famosissimo Fiano da Nazareth.

Ora io non vorrei deludere l'onorevole circa il suo lignaggio, ma "Fiano", come lui ben sa, viene dal latino "flavius", biondo, giallo, dorato. È noto che il cognome sia di origine campana, che un cognome antico e nobile, ma cosa c'entri la "diaspora del 70 d.C." lo sa solo il sempre umile Emanuele.
Tra l'altro i latini per l'onomastica si affidavano al sistema di cosiddetta "tria nomina", non c'erano nomi e cognomi come oggi ed il nomen Flavius (che individua la gens di discendenza), così come il cognomen (che determina la famiglia), erano diffusissimi.
Se avesse millantato una qualche parentela imperiale con Domiziano o Costantino, ma anche con Odoacre o Teodorico sarebbe stato più credibile (ogni regnante o imperatore, romano, bizantino o germanico che fosse, si è chiamato Flavio per circa 800 anni),

Uscite come questa su sangue e discendenza} sono abbastanza tipiche del suprematista ebraico (badate bene, non sionista o israeliano, ma proprio ebraico), che cerca di dimostrare una qualche continuità etnica e addirittura nazionale fra gli ebrei di 2000 anni fa e quelli di oggi.
Come se un popolo possa subire una diaspora lunga 3000 anni, disperdendosi in ogni angolo di mondo, ma mantenendo un'integrità etnica, culturale e nazionale pressoché intatta.
Fiano rivendica di essere italiano da 1955 anni, ma se gli fa più comodo è anche ebreo da 3000 anni perciò israeliano di diritto. In pratica si sceglie la nazionalità che più gli aggrada.

Enrico B.

Fiano di Nazareth 😂😂😂😂
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Da Amnesty:
Ciao a tutti, volevo informare chi non lo sapesse che oggi c'è corteo per la partita con il macabi Tel-Aviv, e pare che oltra che a gruppi di ultras Israeliani ci saranno anche dei gruppi di neofascisti da Verona e zone limitrofe venuti apposta per cercare qualche "zecca" da picchiare (dimostrano di essere sempre dalla parte del torto), quindi che andiate in corteo o no state tutt* attent* e vi consiglio di NON ANDARE IN GIRO DA SOL* STA SERA
buona lotta a chi ci sara e un abbraccio a chi non ci potrà essere
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Forwarded from ResistanceTrench mirror (Resistance Trench)
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🇺🇸 🇮🇱 Epstein and friends
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Coloni israeliani hanno posizionato migliaia di bandiere israeliane lungo un tratto di 17 chilometri della Route 60 tra Ramallah e Nablus, includendo sezioni che attraversano comunità palestinesi. Secondo Israel Today, circa 100 volontari guidati dallo studente di yeshiva Eyal Spiegel hanno installato circa 2.000 bandiere a intervalli di circa 40 metri.

Gli organizzatori hanno descritto l'iniziativa come un progetto guidato dai giovani volto ad aumentare quella che hanno chiamato “visibilità e voce” nella zona. Spiegel ha dichiarato che “una bandiera dà alle persone sicurezza e appartenenza.”

https://t.me/QudsNen/197557
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Mi sembrava strano, in effetti.

Mentre Nadeen Ayoub fa la storia e mostra al mondo intero il ricchissimo patrimonio culturale palestinese, la concorrente "israeliana", Melanie Shiraz (mezza iraniana) oltre a risultare insulsa e antipatica, mostra al mondo, ancora una volta, la tradizione sionista : rubare simboli Palestinesi e spacciarli per "israeliani".
Ma mettiamoci nel loro panni, cosa avrebbe dovuto mostrare sul vestito se non avesse mostrato uno dei fiori simbolo della Palestina?
Le armi? Gli uzi? I carrarmati?
Il sangue innocente palestinese che stanno spargendo?
LADRI, si confermano dei banali e volgari ladri di ogni cosa.
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Un gregge di pecore è stato avvelenato questa mattina da coloni israeliani vicino al villaggio di Al-Mughayyir, a nord-est di Ramallah, causando la morte di tre animali, secondo fonti locali.

Avvelenare beestiame palestinese non è un episodio isolato (poco tempo fa i coloni ebrei entrarono in una stalla e uccisero una decina di agnelli https://t.me/FraQuibla/13205) , è una strategia per spezzare la vita quotidiana, togliere il sostentamento, spezzare la resistenza e costringere i palestinesi ad abbandonare la propria terra.

Quello che accade nei villaggi nella Cisgiordania occupata si lega a quanto succede a Gaza. La stessa pressione, lo stesso messaggio: andatevene.
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OLIMPIA MILANO-HAPOEL, CONSIGLIERE REGIONALE IDENTIFICATO DALLA DIGOS PER L’ESPOSIZIONE DELLA BANDIERA PALESTINE

Il Consigliere Regionale della Lombardia Luca Paladini identificato dalle forze dell’ordine nel corso di Olimpia Milano-Hapoel Tel Aviv. Motivo? La scelta di mettersi una bandiera palestinese al collo.

Lo rivela lo stesso Paladini, grandissimo tifoso biancorosso, su Facebook e a La Repubblica: «Quando hanno annunciato la formazione dell’Hapoel ho tirato fuori la bandiera, me la sono messa al collo e subito è arrivato un agente chiedendomi di toglierla. Poi mi ha chiesto generalità e documenti e, quando ho consegnato il tesserino da consigliere, sono rimasti stupiti. Io non ho fatto nessuna azione violenta, non mi hanno dato spiegazioni».

«C’è un principio giusto che ispira la protesta, e trovo scandaloso che l’Hapoel possa partecipare a queste competizioni, non andava boicottata: bisognava metterci la faccia, come ho fatto io».

Fonte: La Repubblica
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QUERELA PER ODIO RAZZIALE. DUNQUE GLI EBREI SONO "UNA RAZZA"?

Incredibile. Gli ebrei in Italia sono intorno alle 30 mila unità. Quanti siano osservanti lo ignoro. Sono uniti nelle “Comunità”, che nel corso del tempo sempre più chiaramente non soltanto sono emanazioni del governo di Tel Aviv, ma espressione del sionismo più retrivo e aggressivo. Intervengono ogni settimana, e talora ogni giorno, su qualsivoglia tema che a giudizio o delle singole Comunità, o, più frequentemente, della loro Unione (UCEI, ossia Unione Comunità Ebraiche Italiane), interferisca con i loro orientamenti politici; sottolineo politici, perché le Comunità fanno politica e la fanno assumendo in toto il punto di vista dei governanti israeliani. Le loro proteste e rimostranze, ovvero i loro avvertimenti e “consigli”, entrano a gamba tesa nel dibattito pubblico nazionale, con la pretesa di orientarlo, di far tacere chi la pensa diversamente, e specialmente com’è ovvio, chi osa criticare Israele. Dagli all’antisemita!
Tutti ricorderanno l’episodio accaduto nel talk di Bianca Berlinguer lo scorso mese di settembre, quando Enzo Iacchetti ebbe la temerarietà di rispondere senza troppa grazia all’inquietante presidente dell’Associazione “Amici di Israele”), Eyak Mizrahi, il quale all’accorata denuncia di Iacchetti circa la strage dei bambini di Gaza aveva replicato con un insultante “Definisci bambino…”, frase che rimarrà come una macchia indelebile su chi l’ha pronunciata e su chi oggi prova a ribaltare le cose, buttando la croce (è il caso di dirlo!) su Iacchetti al quale tutti testimoniammo solidarietà così come esprimemmo, nei confronti del suo interlocutore, un sentimento che va ben oltre il dissenso e che potrei definire ribrezzo.
Ed ecco implacabile l’UCEI fare il suo proclama, a distanza di due mesi e querela Iacchetti “per istigazione all’odio razziale” (dunque gli ebrei sono una “razza”!?): “per le sue parole e modi di demonizzare Israele e il popolo ebraico”, scrive l’UCEI, “ribadendo pregiudizi che per millenni hanno alimentato l'antisemitismo. Speravamo che almeno le parole del Papa fossero prese sul serio”. Ma le parole del precedente Pontefice, papa Francesco (che a differenza di Leone-cuor-di-coniglio, sapeva cosa dire e come dirlo) da Israele e dai suoi emissari non solo non venivano prese sul serio ma davano il pretesto per la usuale denuncia di “antisemitismo”.
Ebbene, se davvero vogliamo ribaltare tutto, ai primi posti della classifica dei tabù da infrangere, e delle menzogne da rovesciare, v’è proprio l’antisemitismo, parola che sulla bocca dei sionisti suona ormai come un’oscenità. Anche su questo dobbiamo reagire, e smettere di accettare la narrazione farlocca, che in un modo o nell’altro, giustifica (mentre lo nega) il genocidio del popolo palestinese.
Basta! Basta con questa tiritera. Basta con questa accusa che vorrebbe essere infamante ma infama coloro che la scagliano contro chi si batte per la salvezza dei palestinesi oggi, che sono quelli che si battevano per la salvezza degli ebrei ieri.

Angelo D'Orsi
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