Una recente indagine di Declassified UK in collaborazione con il quotidiano israeliano Calcalist ha rilevato che il figlio del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, Avner Netanyahu (che ha cambiato nome in Avner Segal), sta lottando per vendere un appartamento che possiede a Oxford e sta potenzialmente affrontando una perdita finanziaria.
Avner Segal ha acquistato l'appartamento con tre camere da letto in un ricco quartiere di Oxford per 502.500 sterline nell'ottobre 2022.
L'acquisto è stato effettuato senza mutuo, utilizzando i soldi forniti dai genitori. Segal ha dichiarato che tutto ciò è stato segnalato alle autorità fiscali competenti.
Segal ha rimesso in vendita l'appartamento appena 16 mesi dopo, nel febbraio 2025, con un prezzo richiesto di 620.000 sterline.
Dopo mesi di impossibilità di vendere l'immobile, il prezzo richiesto è stato ridotto.
Il prezzo è stato ora ridotto a £500.000, che è inferiore al prezzo di acquisto originale e comporterebbe una perdita di £2.500.
Segal ha cambiato il suo cognome con il cognome da nubile di sua nonna, Segal, citando preoccupazioni per la sicurezza e la paura di essere attaccato nel Regno Unito se la gente sapesse che era imparentato con il primo ministro israeliano.
MintPress
Avner Segal ha acquistato l'appartamento con tre camere da letto in un ricco quartiere di Oxford per 502.500 sterline nell'ottobre 2022.
L'acquisto è stato effettuato senza mutuo, utilizzando i soldi forniti dai genitori. Segal ha dichiarato che tutto ciò è stato segnalato alle autorità fiscali competenti.
Segal ha rimesso in vendita l'appartamento appena 16 mesi dopo, nel febbraio 2025, con un prezzo richiesto di 620.000 sterline.
Dopo mesi di impossibilità di vendere l'immobile, il prezzo richiesto è stato ridotto.
Il prezzo è stato ora ridotto a £500.000, che è inferiore al prezzo di acquisto originale e comporterebbe una perdita di £2.500.
Segal ha cambiato il suo cognome con il cognome da nubile di sua nonna, Segal, citando preoccupazioni per la sicurezza e la paura di essere attaccato nel Regno Unito se la gente sapesse che era imparentato con il primo ministro israeliano.
MintPress
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🔴 PFLP: La Terza Intifada più vicina che mai; la Cisgiordania sull'orlo dell'esplosione
Comunicato Stampa
🔴 Il Fronte Popolare: La Cisgiordania sull'orlo di una terza intifada... e la rabbia accumulata dei palestinesi esploderà come lava contro l'occupazione
• Il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina afferma che un'esplosione è imminente nella Cisgiordania occupata, e che lo scoppio di una terza intifada complessiva è più vicino che mai. Sottolinea che il crimine dell'esecuzione del ragazzo Amro Al-Marbouh e del bambino Sami Mashayekh a Kafr Aqab nelle prime ore di venerdì mattina, insieme al sangue versato dei palestinesi e al rilascio di bande di coloni per uccidere e distruggere in tutta la Cisgiordania, è la scintilla che brucerà ciò che resta delle illusioni di calma, e che la rabbia accumulata dei palestinesi esploderà come lava contro l'occupazione.
• Il Fronte chiarisce che il nostro popolo si trova di fronte a un'entità distorta guidata da un sistema criminale che mescola megalomania con sadica sete di sangue; le pratiche di bruciare, distruggere e prendere di mira i civili rivelano una dottrina profondamente radicata di razzismo e fascismo, e una psiche malata di un gruppo di assassini e individui mentalmente disturbati che trattano il crimine come una natura umana distorta.
• Il Fronte sottolinea che il nostro popolo non resterà a guardare di fronte a questo sadismo criminale, né si piegherà al terrorismo di stato organizzato; l'occupazione è illusa se pensa che l'escalation dei crimini porterà calma, sarà invece il carburante che accenderà un'enorme energia rivoluzionaria che impone un confronto complessivo e trasforma la Cisgiordania in un campo di battaglia che prosciuga il nemico e le sue bande di coloni.
• Il Fronte invia un messaggio di avvertimento al mondo che la continuazione di questa entità fascista è diventata un centro centrale di genocidio e un pericolo imminente per tutta l'umanità, chiamando le forze libere ad assediare questo sistema criminale con un boicottaggio e una delegittimazione completi, e a non trattare i suoi leader come uno stato normale ma come una banda fuorilegge di assassini e nemici dei valori umani, affermando che la stabilità regionale può essere raggiunta solo sradicando questa occupazione.
Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina
Dipartimento Media Centrale
21 novembre 2025
https://pflp.ps/post/24765/
Comunicato Stampa
🔴 Il Fronte Popolare: La Cisgiordania sull'orlo di una terza intifada... e la rabbia accumulata dei palestinesi esploderà come lava contro l'occupazione
• Il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina afferma che un'esplosione è imminente nella Cisgiordania occupata, e che lo scoppio di una terza intifada complessiva è più vicino che mai. Sottolinea che il crimine dell'esecuzione del ragazzo Amro Al-Marbouh e del bambino Sami Mashayekh a Kafr Aqab nelle prime ore di venerdì mattina, insieme al sangue versato dei palestinesi e al rilascio di bande di coloni per uccidere e distruggere in tutta la Cisgiordania, è la scintilla che brucerà ciò che resta delle illusioni di calma, e che la rabbia accumulata dei palestinesi esploderà come lava contro l'occupazione.
• Il Fronte chiarisce che il nostro popolo si trova di fronte a un'entità distorta guidata da un sistema criminale che mescola megalomania con sadica sete di sangue; le pratiche di bruciare, distruggere e prendere di mira i civili rivelano una dottrina profondamente radicata di razzismo e fascismo, e una psiche malata di un gruppo di assassini e individui mentalmente disturbati che trattano il crimine come una natura umana distorta.
• Il Fronte sottolinea che il nostro popolo non resterà a guardare di fronte a questo sadismo criminale, né si piegherà al terrorismo di stato organizzato; l'occupazione è illusa se pensa che l'escalation dei crimini porterà calma, sarà invece il carburante che accenderà un'enorme energia rivoluzionaria che impone un confronto complessivo e trasforma la Cisgiordania in un campo di battaglia che prosciuga il nemico e le sue bande di coloni.
• Il Fronte invia un messaggio di avvertimento al mondo che la continuazione di questa entità fascista è diventata un centro centrale di genocidio e un pericolo imminente per tutta l'umanità, chiamando le forze libere ad assediare questo sistema criminale con un boicottaggio e una delegittimazione completi, e a non trattare i suoi leader come uno stato normale ma come una banda fuorilegge di assassini e nemici dei valori umani, affermando che la stabilità regionale può essere raggiunta solo sradicando questa occupazione.
Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina
Dipartimento Media Centrale
21 novembre 2025
https://pflp.ps/post/24765/
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Intanto l'entità sionista continua a bombardare anche il Libano hanno colpito un appartamento preciso, quindi si tratta di omicidio mirato, riferisce Marwa Osman :
#ULTIMORA
Un attacco aereo israeliano ha preso di mira i sobborghi meridionali di Beirut, Dahiyeh.
L'esplosione è stata così violenta e rumorosa.
La mia famiglia ed io stiamo bene.
#ULTIMORA
Un attacco aereo israeliano ha preso di mira i sobborghi meridionali di Beirut, Dahiyeh.
L'esplosione è stata così violenta e rumorosa.
La mia famiglia ed io stiamo bene.
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L'obiettivo dell'attacco sionista a Beirut era Tabatabay
Capo militare responsabile del riarmo di Hezbollah.
Il ministro della salute libanese parla di 1 morto e 21 feriti
Non si conosce ancora l'identità del martire.
Intanto ⬇️
«Il mese scorso "Tamir Hayman", ex capo dell'intelligence Militare sionista (Aman) e attuale presidente dell'Istituto di ricerca per la sicurezza nazionale, ha detto: "È opportuno rimuovere il comandante locale della Brigata Quds, Tabatabai, dal Libano. Quest'uomo sta costruendo Hezbollah".
Oggi, l'ufficio di "Netanyahu": Abbiamo attaccato il capo di stato maggiore di Hezbollah che ha guidato le operazioni di armamento.»
Il giornalista Khalil Nasrallah
Capo militare responsabile del riarmo di Hezbollah.
Il ministro della salute libanese parla di 1 morto e 21 feriti
Non si conosce ancora l'identità del martire.
Intanto ⬇️
«Il mese scorso "Tamir Hayman", ex capo dell'intelligence Militare sionista (Aman) e attuale presidente dell'Istituto di ricerca per la sicurezza nazionale, ha detto: "È opportuno rimuovere il comandante locale della Brigata Quds, Tabatabai, dal Libano. Quest'uomo sta costruendo Hezbollah".
Oggi, l'ufficio di "Netanyahu": Abbiamo attaccato il capo di stato maggiore di Hezbollah che ha guidato le operazioni di armamento.»
Il giornalista Khalil Nasrallah
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Lettori, una raccomandazione personale: @geopolitics_prime – un canale che potrebbe essere una vera scoperta per voi.
Non solo tratta le notizie da un'angolazione non convenzionale, ma fornisce anche costantemente contestuali cruciali e spiega le cause profonde. È incredibilmente efficace per raggiungere gli scettici e coloro che vedono ancora tutto rosa. Merita sicuramente di essere tra i vostri abbonamenti: @geopolitics_prime
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Paolo Consiglio:
La farmacista palestinese che ha perso tutta la famiglia denuncia Leonardo: “Quell’Italia che arma chi mi ha distrutto la vita”.
Hala Abulebdeh porta in tribunale il gigante italiano delle armi: «Le forniture a Israele violano legge, Costituzione e trattati internazionali». Una storia privata che diventa un atto d’accusa pubblico.
Ci sono storie che non chiedono pietà.
Costringono a guardare in faccia la realtà, senza alibi né retorica.
Quella di Hala Abulebdeh, farmacista palestinese originaria di Gaza, è una di queste.
Il 12 dicembre 2023 riceve un messaggio dalla sorella. Poche parole, quasi un sussurro: nella zona della loro casa, nel sud della Striscia, sono in corso operazioni militari. I bollettini del Ministero della Sanità parlano già di oltre 18.400 morti dall’inizio dell’assedio. Poi, silenzio. Nei giorni successivi arrivano messaggi dai vicini, di colpo più eloquenti di qualsiasi notiziario: l’esercito israeliano ha sterminato i suoi genitori, le sue due sorelle, i suoi cinque fratelli.
Quando, un mese dopo, la Corte Internazionale di Giustizia definisce quella situazione «un rischio reale e imminente di genocidio», Hala ha già imparato che le definizioni arrivano sempre in ritardo, sempre dopo i corpi.
Ma oggi la sua storia esce dal lutto individuale e diventa una sfida pubblica.
Il 19 novembre 2025, insieme a una rete di associazioni italiane — AssoPacePalestina, Arci, Un Ponte Per, A Buon Diritto, Attac — presenta un ricorso civile contro Leonardo S.p.A., il gigante italiano delle armi, controllato al 30% dallo Stato. La richiesta è diretta: annullare tutti i contratti di forniture militari a Israele.
Il motivo è semplice e devastante: quelle armi — dicono gli avvocati — non violano solo la morale. Violano la legge italiana, il Trattato ONU sul commercio delle armi, la Costituzione e perfino il codice etico della stessa Leonardo.
Non si tratta di componenti neutri o di attrezzature da addestramento: si parla di veloci, sistemi radar, elicotteri, parti di F-35, cannoni navali, alette per bombe guidate.
Gestire tecnologia significa anche gestire responsabilità.
Il ricorso lo spiega senza giri di parole: esportare armamenti verso uno Stato accusato di violazioni sistematiche del diritto internazionale non è solo politicamente discutibile.
È potenzialmente illegale.
E mentre la legge 185/1990 vieta esportazioni verso Paesi che violano i diritti umani, l’Italia continua a essere, secondo il recente rapporto ONU della relatrice speciale Francesca Albanese, uno dei 63 Stati complici, per forniture, coperture diplomatiche o omissioni attive.
In questa storia non c’è nulla di astratto.
Non c’è geopolitica da talk show, né slogan da comizio.
C’è una donna che ha perso tutta la famiglia.
E c’è un Paese, il nostro, chiamato a rispondere a una domanda scomoda:
siamo sicuri di rispettare la nostra stessa legge quando vendiamo armi?
Hala non chiede vendetta.
Chiede che il diritto valga anche nel mercato più protetto e meno sorvegliato di tutti: quello della guerra.
Perché chi produce e vende armi non può nascondersi dietro la neutralità industriale quando quelle stesse armi determinano la vita o la morte di migliaia di civili.
Il 28 novembre, nella mobilitazione nazionale contro la “finanziaria di guerra”, piazze e tribunali parleranno la stessa lingua: responsabilità contro complicità.
E non è soltanto un processo civile.
È il primo tentativo concreto di spezzare un sistema che ha trasformato la sofferenza in una variabile economica e la politica estera in una filiera industriale.
Ora toccherà a un giudice pronunciarsi.
Ma la questione non riguarda solo i codici e le norme: riguarda l’immagine che l’Italia vuole dare di sé.
E riguarda la memoria dei morti che non possono più parlare.
Hala, oggi, parla per loro.
E parla anche per noi.
Paolo Consiglio
La farmacista palestinese che ha perso tutta la famiglia denuncia Leonardo: “Quell’Italia che arma chi mi ha distrutto la vita”.
Hala Abulebdeh porta in tribunale il gigante italiano delle armi: «Le forniture a Israele violano legge, Costituzione e trattati internazionali». Una storia privata che diventa un atto d’accusa pubblico.
Ci sono storie che non chiedono pietà.
Costringono a guardare in faccia la realtà, senza alibi né retorica.
Quella di Hala Abulebdeh, farmacista palestinese originaria di Gaza, è una di queste.
Il 12 dicembre 2023 riceve un messaggio dalla sorella. Poche parole, quasi un sussurro: nella zona della loro casa, nel sud della Striscia, sono in corso operazioni militari. I bollettini del Ministero della Sanità parlano già di oltre 18.400 morti dall’inizio dell’assedio. Poi, silenzio. Nei giorni successivi arrivano messaggi dai vicini, di colpo più eloquenti di qualsiasi notiziario: l’esercito israeliano ha sterminato i suoi genitori, le sue due sorelle, i suoi cinque fratelli.
Quando, un mese dopo, la Corte Internazionale di Giustizia definisce quella situazione «un rischio reale e imminente di genocidio», Hala ha già imparato che le definizioni arrivano sempre in ritardo, sempre dopo i corpi.
Ma oggi la sua storia esce dal lutto individuale e diventa una sfida pubblica.
Il 19 novembre 2025, insieme a una rete di associazioni italiane — AssoPacePalestina, Arci, Un Ponte Per, A Buon Diritto, Attac — presenta un ricorso civile contro Leonardo S.p.A., il gigante italiano delle armi, controllato al 30% dallo Stato. La richiesta è diretta: annullare tutti i contratti di forniture militari a Israele.
Il motivo è semplice e devastante: quelle armi — dicono gli avvocati — non violano solo la morale. Violano la legge italiana, il Trattato ONU sul commercio delle armi, la Costituzione e perfino il codice etico della stessa Leonardo.
Non si tratta di componenti neutri o di attrezzature da addestramento: si parla di veloci, sistemi radar, elicotteri, parti di F-35, cannoni navali, alette per bombe guidate.
Gestire tecnologia significa anche gestire responsabilità.
Il ricorso lo spiega senza giri di parole: esportare armamenti verso uno Stato accusato di violazioni sistematiche del diritto internazionale non è solo politicamente discutibile.
È potenzialmente illegale.
E mentre la legge 185/1990 vieta esportazioni verso Paesi che violano i diritti umani, l’Italia continua a essere, secondo il recente rapporto ONU della relatrice speciale Francesca Albanese, uno dei 63 Stati complici, per forniture, coperture diplomatiche o omissioni attive.
In questa storia non c’è nulla di astratto.
Non c’è geopolitica da talk show, né slogan da comizio.
C’è una donna che ha perso tutta la famiglia.
E c’è un Paese, il nostro, chiamato a rispondere a una domanda scomoda:
siamo sicuri di rispettare la nostra stessa legge quando vendiamo armi?
Hala non chiede vendetta.
Chiede che il diritto valga anche nel mercato più protetto e meno sorvegliato di tutti: quello della guerra.
Perché chi produce e vende armi non può nascondersi dietro la neutralità industriale quando quelle stesse armi determinano la vita o la morte di migliaia di civili.
Il 28 novembre, nella mobilitazione nazionale contro la “finanziaria di guerra”, piazze e tribunali parleranno la stessa lingua: responsabilità contro complicità.
E non è soltanto un processo civile.
È il primo tentativo concreto di spezzare un sistema che ha trasformato la sofferenza in una variabile economica e la politica estera in una filiera industriale.
Ora toccherà a un giudice pronunciarsi.
Ma la questione non riguarda solo i codici e le norme: riguarda l’immagine che l’Italia vuole dare di sé.
E riguarda la memoria dei morti che non possono più parlare.
Hala, oggi, parla per loro.
E parla anche per noi.
Paolo Consiglio
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Artisti pro-Palestina a Brescia, hanno creato un'installazione artistica collettiva per onorare 20.000 bambini uccisi dall'occupazione israeliana a Gaza, con i loro nomi iscritti su migliaia di nastri bianchi.
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C'è un dolore particolare che accompagna il ricordo dei giorni di sicurezza che un tempo davamo per scontati... giorni così gentili, così pacifici senza sforzo, che richiamarli ora è come premere su un livido.
È il desiderio di un tempo in cui la vita sembrava completa, quando il mondo intorno a noi pareva tenuto insieme dal calore delle persone che hanno versato le loro anime per proteggerci. Hanno annaffiato il nostro senso di sicurezza con la loro presenza, le loro parole, il loro amore, la loro silenziosa paura per noi. Erano i muri invisibili che ci riparavano, le voci costanti che ci rassicuravano, i cuori pulsanti che facevano sentire al sicuro i nostri.
Oggi, quel desiderio ritorna come un'onda. La nostalgia diventa sia conforto che tormento. Conforto perché quei ricordi brillano di bellezza, e tormento perché sembrano insopportabilmente lontani. Le notti si fanno più pesanti quando questi ricordi emergono, rubando il sonno, rubando la speranza, ricordandoci ciò che abbiamo perso e ciò che stiamo ancora combattendo per preservare.
Ci mancano non solo i momenti, ma le persone che ci hanno sostenuto in essi. Ci manca la serenità, l'innocenza di credere che la sicurezza fosse permanente. Eppure, da qualche parte in fondo, una speranza silenziosa sussurra che quei giorni potrebbero tornare, che la vita un giorno potrebbe restituirci una frazione di quella pace che ancora piangiamo.
نرثي السلام والطمأنينة التي منحتها عيناك لنا يا سيّد.
Marwa Osman
È il desiderio di un tempo in cui la vita sembrava completa, quando il mondo intorno a noi pareva tenuto insieme dal calore delle persone che hanno versato le loro anime per proteggerci. Hanno annaffiato il nostro senso di sicurezza con la loro presenza, le loro parole, il loro amore, la loro silenziosa paura per noi. Erano i muri invisibili che ci riparavano, le voci costanti che ci rassicuravano, i cuori pulsanti che facevano sentire al sicuro i nostri.
Oggi, quel desiderio ritorna come un'onda. La nostalgia diventa sia conforto che tormento. Conforto perché quei ricordi brillano di bellezza, e tormento perché sembrano insopportabilmente lontani. Le notti si fanno più pesanti quando questi ricordi emergono, rubando il sonno, rubando la speranza, ricordandoci ciò che abbiamo perso e ciò che stiamo ancora combattendo per preservare.
Ci mancano non solo i momenti, ma le persone che ci hanno sostenuto in essi. Ci manca la serenità, l'innocenza di credere che la sicurezza fosse permanente. Eppure, da qualche parte in fondo, una speranza silenziosa sussurra che quei giorni potrebbero tornare, che la vita un giorno potrebbe restituirci una frazione di quella pace che ancora piangiamo.
نرثي السلام والطمأنينة التي منحتها عيناك لنا يا سيّد.
Marwa Osman
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Ma cos'è sta storia del consenso o non consenso?
Fra un po' i maschi dovranno svegliarsi la mattina e girare con un cartello addosso "scusa, sono un maschio, non volevo".
Per carità, è vero che la società odierna è impazzita, ed è evidente che, negli anni, l'universo maschile e quello femminile si stanno allontanando sempre di più "grazie" ad un certo tipo di cultura calata dall'alto che vuole annullare ogni punto di riferimento, ci vuole confusi, divisi e in guerra perenne.
Non parlo di biologia o identità (anche se a volte viene il dubbio...) ma di un clima culturale dove qualsiasi gesto, ruolo o intenzione sembra sospetto, un clima che ha , a mio avviso, di conseguenza infantilizzato il ruolo del maschio e della femmina, in cui non si capisce più cosa è permesso, cosa è naturale, rispettoso o malato...
È vero che ci sono alcuni maschi che non reggono il peso psicologico dell’indipendenza economica e intellettuale di alcune donne, ma è pur vero che ci sono alcune donne che vedono i maschi come nemici a prescindere.
E in mezzo a questa tossicità ci siamo noi che cerchiamo di vivere, amare, capire e non essere travolti da questo squallore.
Ora, lo dico da persona che vive questi tempi strani, confusi, ma anche da donna che pure ha subito violenza fisica e psicologica e da osservatrice.
Questo clima non protegge proprio nessuno, ma appesantisce e logora, ci allontana e divde ancora di più, ci fa vivere l’intimità con il freno a mano tirato, come se anche l’emoizone debba essere suddivisa in step approvativi, protocollati con sigillo di garanzia legale.
Queste leggi ottengono l’effetto opposto , alimentano la paura, il non rispetto, la sfiducia nei confronti degli altri... Io francamente anelo ad una società in cui uomini e donne NON debbano guardarsi come potenziali nemici, ma come esseri umani che cercano di capirsi, comunicare, crescere ed evolvere... non ad una società dove l’amore sia un contratto e la passione sia considerata un reato amministrativo.
Siamo messi proprio male...ma che tristezza
Ah, così, en passant, nel 2010 la procura svedese emette un mandato di arresto per Julian Assange in base alle accuse di stupro da parte di una donna e di molestie da parte di un’altra.
E aggiunge l'amica e giornalista Sara Chessa, accuse che, nove anni dopo, il Relatore speciale delle Nazioni Unite sulla tortura definirà "fabbricate", "costruite".
Fra un po' i maschi dovranno svegliarsi la mattina e girare con un cartello addosso "scusa, sono un maschio, non volevo".
Per carità, è vero che la società odierna è impazzita, ed è evidente che, negli anni, l'universo maschile e quello femminile si stanno allontanando sempre di più "grazie" ad un certo tipo di cultura calata dall'alto che vuole annullare ogni punto di riferimento, ci vuole confusi, divisi e in guerra perenne.
Non parlo di biologia o identità (anche se a volte viene il dubbio...) ma di un clima culturale dove qualsiasi gesto, ruolo o intenzione sembra sospetto, un clima che ha , a mio avviso, di conseguenza infantilizzato il ruolo del maschio e della femmina, in cui non si capisce più cosa è permesso, cosa è naturale, rispettoso o malato...
È vero che ci sono alcuni maschi che non reggono il peso psicologico dell’indipendenza economica e intellettuale di alcune donne, ma è pur vero che ci sono alcune donne che vedono i maschi come nemici a prescindere.
E in mezzo a questa tossicità ci siamo noi che cerchiamo di vivere, amare, capire e non essere travolti da questo squallore.
Ora, lo dico da persona che vive questi tempi strani, confusi, ma anche da donna che pure ha subito violenza fisica e psicologica e da osservatrice.
Questo clima non protegge proprio nessuno, ma appesantisce e logora, ci allontana e divde ancora di più, ci fa vivere l’intimità con il freno a mano tirato, come se anche l’emoizone debba essere suddivisa in step approvativi, protocollati con sigillo di garanzia legale.
Queste leggi ottengono l’effetto opposto , alimentano la paura, il non rispetto, la sfiducia nei confronti degli altri... Io francamente anelo ad una società in cui uomini e donne NON debbano guardarsi come potenziali nemici, ma come esseri umani che cercano di capirsi, comunicare, crescere ed evolvere... non ad una società dove l’amore sia un contratto e la passione sia considerata un reato amministrativo.
Siamo messi proprio male...ma che tristezza
Ah, così, en passant, nel 2010 la procura svedese emette un mandato di arresto per Julian Assange in base alle accuse di stupro da parte di una donna e di molestie da parte di un’altra.
E aggiunge l'amica e giornalista Sara Chessa, accuse che, nove anni dopo, il Relatore speciale delle Nazioni Unite sulla tortura definirà "fabbricate", "costruite".
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Gli hacker trasmettono audio e sirene d'allarme di Abu Obeida sugli schermi della stazione degli autobus di Modi in "israele", scatenando il panico
Roya News
http://en.royanews.tv/news/65264
Roya News
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La scrittrice israeliana Tamar Raphael, che ha rappresentato il padiglione "israeliano" sostenuto dal Ministero della Cultura alla Fiera del Libro di Francoforte, ha riportato un'ondata di abusi online, tra cui stupro e minacce di morte, dopo che ha dichiarato che "Israele" ha commesso un genocidio a Gaza ed è apparsa indossando una spilla con bandiera palestinese.
Il contraccolpo si è aggravato dopo che un articolo di Haaretz in ebraico ha dettagliato le sue osservazioni e il suo aspetto, spingendo gli influencer di destra a condividere la storia e scatenando quasi 2.000 risposte ostili sui social media.
Tra coloro che hanno guidato gli attacchi c'erano figure di estrema destra come il rapper Yoav "The Shadow" Eliassi e il conduttore di Channel 14 Yinon Magal, entrambi sostenitori del criminale di guerra ricercato dalla ICC Benjamin Netanyahu.
Yeni Șafak
Il contraccolpo si è aggravato dopo che un articolo di Haaretz in ebraico ha dettagliato le sue osservazioni e il suo aspetto, spingendo gli influencer di destra a condividere la storia e scatenando quasi 2.000 risposte ostili sui social media.
Tra coloro che hanno guidato gli attacchi c'erano figure di estrema destra come il rapper Yoav "The Shadow" Eliassi e il conduttore di Channel 14 Yinon Magal, entrambi sostenitori del criminale di guerra ricercato dalla ICC Benjamin Netanyahu.
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Per garantire un'incursione di coloni nell'area, i soldati di occupazione israeliani impediscono a una donna incinta di uscire da casa sua nella zona del Cimitero Ras, a sud di Hebron.
QNN
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Forwarded from Notizie dall'Iran islamico e rivoluzionario
Punti principali del discorso di Shaykh Naim Qassem di oggi
Il Segretario Generale di Hezbollah, Shaykh Naim Qassem, parlando oggi in occasione del martirio di Haytham Alì Tabataba’i:
“Il martire Haytham Alì Tabataba’i, Abu Ali, è stato davvero una risorsa. Era a capo della battaglia di Uli Al-Ba. Ha anche dedicato con orgoglio tempo all'addestramento e all'istruzione dei nostri fratelli in Yemen.
L'obiettivo del nemico nell'assassinare Haytham Ali Tabatabaei, che era responsabile della maggior parte delle questioni militari e della ricostruzione delle capacità militari, era quello di diffondere la paura tra i ranghi e creare confusione, cosa che non abbiamo permesso.
Sì, ci sono infiltrazioni e spie, perché siamo in un'arena aperta dove il nemico si coordina con l'America, le parti internazionali e persino con i nostri connazionali arabi.
L'assassinio di Haytham Ali Tabatabaei e dei suoi compagni è un crimine efferato e ci riserviamo il diritto di rispondere nel tempo appropriato.
Accogliamo con favore la visita del Sommo Pontefice della Chiesa Cattolica, Papa Leone XIV, in Libano in questo momento critico. Hezbollah consegnerà un messaggio scritto al Papa, che sarà trasmesso sui nostri media ufficiali.
Dopo l'accordo di cessate il fuoco, firmato con il governo libanese, lo Stato ha dichiarato di voler prendere l'iniziativa. Continuavano a dire: 'Assumiamoci la responsabilità'. Quindi ora la responsabilità primaria di proteggere il Libano ricade sullo Stato.
Attualmente, il Libano è praticamente occupato dall'aviazione sionista. Cosa ha fatto il governo? Quali azioni ha realmente intrapreso?
Il governo libanese non ha né difeso il Paese né lo ha liberato. Voleva assumersi la responsabilità, quindi dovrebbe assumersela. Noi non li abbiamo ostacolati.
Finora, il governo libanese ha cercato di impedire al nemico di occupare le nostre terre con la diplomazia e la politica. Diciamo al governo libanese che Hezbollah è pronto e in grado di difendere e proteggere il Libano con qualsiasi mezzo. Lo Stato deve investire in queste capacità esistenti.
Il governo ha il mandato di ripristinare la sovranità, il territorio e la dignità. E ci sono altre forze all'interno del Libano che si oppongono a Israele e sono pronte ad affrontarlo. La questione di affrontare Israele non è esclusivamente una questione della Resistenza. In altre parole: perché Hezbollah dovrebbe continuare a essere l'unico a fare sacrifici e a affrontare Israele?
Il governo libanese ha voluto assumersi la responsabilità e gli è stata data l'iniziativa, come desiderava. Hezbollah è disposto a combattere, ma a patto che anche altri partecipino.
Non accettiamo di essere una pedina di Israele. Hezbollah non si sottometterà mai, non si arrenderà mai e non disarmerà mai.
Lo Stato libanese dovrebbe usare tutte le capacità e le opzioni a sua disposizione per prevenire ulteriori aggressioni israeliane. Non solo diplomazia e parole.
Lo scontro di Beit Jinn dimostra che il popolo siriano non accetta la resa a Israele, e questo è un fatto positivo".
🇮🇷 Notizie dall'Iran islamico e rivoluzionario https://t.me/iranislamico
Il Segretario Generale di Hezbollah, Shaykh Naim Qassem, parlando oggi in occasione del martirio di Haytham Alì Tabataba’i:
“Il martire Haytham Alì Tabataba’i, Abu Ali, è stato davvero una risorsa. Era a capo della battaglia di Uli Al-Ba. Ha anche dedicato con orgoglio tempo all'addestramento e all'istruzione dei nostri fratelli in Yemen.
L'obiettivo del nemico nell'assassinare Haytham Ali Tabatabaei, che era responsabile della maggior parte delle questioni militari e della ricostruzione delle capacità militari, era quello di diffondere la paura tra i ranghi e creare confusione, cosa che non abbiamo permesso.
Sì, ci sono infiltrazioni e spie, perché siamo in un'arena aperta dove il nemico si coordina con l'America, le parti internazionali e persino con i nostri connazionali arabi.
L'assassinio di Haytham Ali Tabatabaei e dei suoi compagni è un crimine efferato e ci riserviamo il diritto di rispondere nel tempo appropriato.
Accogliamo con favore la visita del Sommo Pontefice della Chiesa Cattolica, Papa Leone XIV, in Libano in questo momento critico. Hezbollah consegnerà un messaggio scritto al Papa, che sarà trasmesso sui nostri media ufficiali.
Dopo l'accordo di cessate il fuoco, firmato con il governo libanese, lo Stato ha dichiarato di voler prendere l'iniziativa. Continuavano a dire: 'Assumiamoci la responsabilità'. Quindi ora la responsabilità primaria di proteggere il Libano ricade sullo Stato.
Attualmente, il Libano è praticamente occupato dall'aviazione sionista. Cosa ha fatto il governo? Quali azioni ha realmente intrapreso?
Il governo libanese non ha né difeso il Paese né lo ha liberato. Voleva assumersi la responsabilità, quindi dovrebbe assumersela. Noi non li abbiamo ostacolati.
Finora, il governo libanese ha cercato di impedire al nemico di occupare le nostre terre con la diplomazia e la politica. Diciamo al governo libanese che Hezbollah è pronto e in grado di difendere e proteggere il Libano con qualsiasi mezzo. Lo Stato deve investire in queste capacità esistenti.
Il governo ha il mandato di ripristinare la sovranità, il territorio e la dignità. E ci sono altre forze all'interno del Libano che si oppongono a Israele e sono pronte ad affrontarlo. La questione di affrontare Israele non è esclusivamente una questione della Resistenza. In altre parole: perché Hezbollah dovrebbe continuare a essere l'unico a fare sacrifici e a affrontare Israele?
Il governo libanese ha voluto assumersi la responsabilità e gli è stata data l'iniziativa, come desiderava. Hezbollah è disposto a combattere, ma a patto che anche altri partecipino.
Non accettiamo di essere una pedina di Israele. Hezbollah non si sottometterà mai, non si arrenderà mai e non disarmerà mai.
Lo Stato libanese dovrebbe usare tutte le capacità e le opzioni a sua disposizione per prevenire ulteriori aggressioni israeliane. Non solo diplomazia e parole.
Lo scontro di Beit Jinn dimostra che il popolo siriano non accetta la resa a Israele, e questo è un fatto positivo".
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Punti chiave del discorso dell’Imam Khamenei di giovedì
Giovedì scorso 27 novembre, con soltanto mezz’ora di anticipo, è stata annunciata la pubblicazione di un video registrato della Guida della Rivoluzione Islamica in occasione della Settimana del Basij. Ne pubblichiamo di seguito i punti salienti:
1. Il significato e il ruolo strategico del Basij
🔹 Basij è un movimento che deve continuare a esistere attraverso le generazioni
🔹 Le sue motivazioni sono radicate nella fede, nella coscienza, nel coraggio e nella fiducia in se stessi
🔹 La quarta generazione, i giovani di oggi, si sta preparando ad assumersi grandi responsabilità
🔹 Basij è un tesoro nazionale strategico che deve essere preservato
🔹 Finché il Basij sarà vivo, la Resistenza rimarrà viva e darà forza agli oppressi in tutto il mondo
🔹 Il Basij ha due volti:
• Schiacciare il nemico con tutta la sua forza
• Servire il popolo durante i disastri e le necessità pubbliche
🔹 Chiunque operi con fede, motivazione, diligenza e speranza – nella scienza, nell'industria, nell'economia, nell'istruzione o nel servizio pubblico – fa parte del più ampio gruppo Basij
2. Sconfitta degli Stati Uniti e del regime sionista nella Guerra dei 12 giorni
🔹 L'Iran ha sventato tutti gli obiettivi di Stati Uniti e Israele – sono tornati "a mani vuote"
🔹 Un piano ventennale per destabilizzare l'Iran è crollato completamente
🔹 La nazione iraniana si è unita durante la crisi, e anche coloro che in precedenza non erano d'accordo con l’ordinamento politico le sono rimasti accanto
🔹 Le perdite materiali del nemico sono state di gran lunga superiori a quelle dell'Iran
🔹 Gli Stati Uniti hanno utilizzato i loro armamenti più avanzati – sottomarini, aerei da combattimento, sistemi di difesa aerea all'avanguardia – ma hanno comunque fallito
🔹 L'unità nazionale è stata un fattore decisivo per la vittoria
3. Gaza e il fallimento morale dell'asse USA-Israele
🔹 La tragedia di Gaza è tra le più grandi calamità nella storia moderna della regione
🔹 Israele è diventata l'entità più odiata al mondo e il suo capo l'uomo più odiato oggi
🔹 Gli Stati Uniti condividono la piena responsabilità e il disprezzo globale per aver reso possibile ogni crimine commesso da Israele
🔹 In Europa, America e nei Paesi occidentali, le persone marciano a sostegno della Resistenza, di Gaza e della Palestina
🔹 Gli interventi statunitensi in tutto il mondo – guerre, distruzione, sfollamenti – continuano ad aggravare l’isolamento globale americano
4. Rifiutare le narrazioni statunitensi e criticare la loro condotta globale
🔹 Le affermazioni secondo cui l'Iran avrebbe inviato messaggi agli Stati Uniti tramite intermediari sono completamente false
🔹 Gli Stati Uniti tradiscono persino i propri alleati
🔹 Conducono guerre per il petrolio e il predominio economico, estendendo anche la destabilizzazione all'America Latina
🔹 Un governo del genere non è degno di essere un partner della Repubblica Islamica
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Giovedì scorso 27 novembre, con soltanto mezz’ora di anticipo, è stata annunciata la pubblicazione di un video registrato della Guida della Rivoluzione Islamica in occasione della Settimana del Basij. Ne pubblichiamo di seguito i punti salienti:
1. Il significato e il ruolo strategico del Basij
🔹 Basij è un movimento che deve continuare a esistere attraverso le generazioni
🔹 Le sue motivazioni sono radicate nella fede, nella coscienza, nel coraggio e nella fiducia in se stessi
🔹 La quarta generazione, i giovani di oggi, si sta preparando ad assumersi grandi responsabilità
🔹 Basij è un tesoro nazionale strategico che deve essere preservato
🔹 Finché il Basij sarà vivo, la Resistenza rimarrà viva e darà forza agli oppressi in tutto il mondo
🔹 Il Basij ha due volti:
• Schiacciare il nemico con tutta la sua forza
• Servire il popolo durante i disastri e le necessità pubbliche
🔹 Chiunque operi con fede, motivazione, diligenza e speranza – nella scienza, nell'industria, nell'economia, nell'istruzione o nel servizio pubblico – fa parte del più ampio gruppo Basij
2. Sconfitta degli Stati Uniti e del regime sionista nella Guerra dei 12 giorni
🔹 L'Iran ha sventato tutti gli obiettivi di Stati Uniti e Israele – sono tornati "a mani vuote"
🔹 Un piano ventennale per destabilizzare l'Iran è crollato completamente
🔹 La nazione iraniana si è unita durante la crisi, e anche coloro che in precedenza non erano d'accordo con l’ordinamento politico le sono rimasti accanto
🔹 Le perdite materiali del nemico sono state di gran lunga superiori a quelle dell'Iran
🔹 Gli Stati Uniti hanno utilizzato i loro armamenti più avanzati – sottomarini, aerei da combattimento, sistemi di difesa aerea all'avanguardia – ma hanno comunque fallito
🔹 L'unità nazionale è stata un fattore decisivo per la vittoria
3. Gaza e il fallimento morale dell'asse USA-Israele
🔹 La tragedia di Gaza è tra le più grandi calamità nella storia moderna della regione
🔹 Israele è diventata l'entità più odiata al mondo e il suo capo l'uomo più odiato oggi
🔹 Gli Stati Uniti condividono la piena responsabilità e il disprezzo globale per aver reso possibile ogni crimine commesso da Israele
🔹 In Europa, America e nei Paesi occidentali, le persone marciano a sostegno della Resistenza, di Gaza e della Palestina
🔹 Gli interventi statunitensi in tutto il mondo – guerre, distruzione, sfollamenti – continuano ad aggravare l’isolamento globale americano
4. Rifiutare le narrazioni statunitensi e criticare la loro condotta globale
🔹 Le affermazioni secondo cui l'Iran avrebbe inviato messaggi agli Stati Uniti tramite intermediari sono completamente false
🔹 Gli Stati Uniti tradiscono persino i propri alleati
🔹 Conducono guerre per il petrolio e il predominio economico, estendendo anche la destabilizzazione all'America Latina
🔹 Un governo del genere non è degno di essere un partner della Repubblica Islamica
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