Forwarded from Notizie dall'Iran islamico e rivoluzionario
La stazione della metropolitana Santa Maria di Teheran è stata ufficialmente inaugurata ieri.
All'inaugurazione hanno preso parte il sindaco della capitale iraniana e i rappresentanti della vicina chiesa cattolica.
🇮🇷 Notizie dall'Iran islamico e rivoluzionario https://t.me/iranislamico
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"Io non sono mai stato un giornalista professionista, che vende la sua penna a chi gliela paga meglio e deve continuamente mentire, perché la menzogna entra nella qualifica professionale. "
Antonio Gramsci, Lettere dal carcere, (a Tania)
La Stampa, quotidiano di Torino, si è fatta portavoce di una campagna a favore dell'espulsione di un Imam che vive in città presso via Saluzzo da una ventina di anni. Senza la Stampa non sapremmo neppure chi è . Questo Imam è vicino alla Fratellanza Musulmana, che a me non piace particolarmente, ma che non è assolutamente una organizzazione terroristica ma un partito religioso politico. Non lo sarà, neppure se Trump e alcuni Stati suoi amici decidessero di includerla in uno di questi elenchi della vergogna di organizzazioni terroristiche (vergogna per chi li mette giù intendo) ma per ora questo non è neppure avvenuto. Ha detto questo signore che il 7 Ottobre era un atto di resistenza in risposta all'occupazione, senza fine, della Palestina. Tale dichiarazione è più o meno esatta anche se tale azione viene poi condannata come ha fatto lo stesso Imam. Rientra nella piena libertà di parola. Il giornale la Stampa ha travalicato ogni limite di decenza in questa vicenda e ha violato l'etica giornalistica, ad esempio ha titolato L'/IMAM CHE NEGA IL 7 OTTOBRE ! Titolo falso e chiaramente volto a confondere, rispetto al caso di cui si occupava. Bisogna condannare l'attacco alla piccola stanza del giornale la Stampa, che incidentalmente non è la redazione e non ha fatto male a nessuno, ma non è che i giornalisti abbiano un lascia passare speciale per mentire e per rovinare la vita alle persone. I giornalisti sono come tutti gli altri. Pertanto devono poter essere oggetto di critica anche se subiscono una violenza materiale. Da parte loro sono sempre pronti a giustificare ogni violenza materiale e fisica che sia diretta contro i nemici del sistema.
Roberto Preve
Antonio Gramsci, Lettere dal carcere, (a Tania)
La Stampa, quotidiano di Torino, si è fatta portavoce di una campagna a favore dell'espulsione di un Imam che vive in città presso via Saluzzo da una ventina di anni. Senza la Stampa non sapremmo neppure chi è . Questo Imam è vicino alla Fratellanza Musulmana, che a me non piace particolarmente, ma che non è assolutamente una organizzazione terroristica ma un partito religioso politico. Non lo sarà, neppure se Trump e alcuni Stati suoi amici decidessero di includerla in uno di questi elenchi della vergogna di organizzazioni terroristiche (vergogna per chi li mette giù intendo) ma per ora questo non è neppure avvenuto. Ha detto questo signore che il 7 Ottobre era un atto di resistenza in risposta all'occupazione, senza fine, della Palestina. Tale dichiarazione è più o meno esatta anche se tale azione viene poi condannata come ha fatto lo stesso Imam. Rientra nella piena libertà di parola. Il giornale la Stampa ha travalicato ogni limite di decenza in questa vicenda e ha violato l'etica giornalistica, ad esempio ha titolato L'/IMAM CHE NEGA IL 7 OTTOBRE ! Titolo falso e chiaramente volto a confondere, rispetto al caso di cui si occupava. Bisogna condannare l'attacco alla piccola stanza del giornale la Stampa, che incidentalmente non è la redazione e non ha fatto male a nessuno, ma non è che i giornalisti abbiano un lascia passare speciale per mentire e per rovinare la vita alle persone. I giornalisti sono come tutti gli altri. Pertanto devono poter essere oggetto di critica anche se subiscono una violenza materiale. Da parte loro sono sempre pronti a giustificare ogni violenza materiale e fisica che sia diretta contro i nemici del sistema.
Roberto Preve
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C’è un bambino che da decenni osserva il mondo con le spalle rivolte a noi. Si chiama حَنْظَلة (Handala) e, sebbene sia solo un disegno, è diventato uno dei simboli più potenti della causa palestinese.
حنظلة è nato dalla matita di Naji al-Ali, un artista palestinese che aveva conosciuto fin troppo presto cosa significhi essere un rifugiato. Naji era solo un bambino quando la sua famiglia fu costretta ad abbandonare il proprio villaggio, al-Shajara, durante la Nakba del 1948, l’esodo forzato di centinaia di migliaia di palestinesi con la creazione dello Stato di Israele. Crebbe in un campo profughi in Libano, in una realtà fatta di privazioni, ma anche di una profonda consapevolezza di ciò che stava accadendo al suo popolo.
Negli anni ’70, mentre lavorava come vignettista politico, Naji creò حنظلة: un bambino di dieci anni, scalzo, povero, con le mani incrociate dietro la schiena, e sempre di spalle. Dieci anni, proprio come lui quando fu costretto a lasciare la sua terra. E dieci anni resterà per sempre, perché quella ferita si è congelata nel tempo.
حنظلة non ci guarda mai negli occhi. Rimane voltato, testimone silenzioso di un’ingiustizia che non ha bisogno di spiegazioni. Le mani dietro la schiena sono un gesto di resistenza passiva, di chi osserva con dignità un mondo che ha voltato le spalle alla sua sofferenza. “Non crescerà finché non tornerà in Palestina. Solo allora mostrerà il suo volto,” diceva Naji.
Ma حَنظَلة è più di un simbolo del popolo palestinese. È diventato una coscienza universale. Un monito contro l’oppressione, l’esilio e l’indifferenza. Appare nei murales di Gaza, nei graffiti in Europa, nei cortei di protesta in ogni angolo del mondo. È l’immagine dell’ingiustizia vista con gli occhi di chi ha perso tutto, ma non la dignità.
Speak Arabic with Mahmoud
حنظلة è nato dalla matita di Naji al-Ali, un artista palestinese che aveva conosciuto fin troppo presto cosa significhi essere un rifugiato. Naji era solo un bambino quando la sua famiglia fu costretta ad abbandonare il proprio villaggio, al-Shajara, durante la Nakba del 1948, l’esodo forzato di centinaia di migliaia di palestinesi con la creazione dello Stato di Israele. Crebbe in un campo profughi in Libano, in una realtà fatta di privazioni, ma anche di una profonda consapevolezza di ciò che stava accadendo al suo popolo.
Negli anni ’70, mentre lavorava come vignettista politico, Naji creò حنظلة: un bambino di dieci anni, scalzo, povero, con le mani incrociate dietro la schiena, e sempre di spalle. Dieci anni, proprio come lui quando fu costretto a lasciare la sua terra. E dieci anni resterà per sempre, perché quella ferita si è congelata nel tempo.
حنظلة non ci guarda mai negli occhi. Rimane voltato, testimone silenzioso di un’ingiustizia che non ha bisogno di spiegazioni. Le mani dietro la schiena sono un gesto di resistenza passiva, di chi osserva con dignità un mondo che ha voltato le spalle alla sua sofferenza. “Non crescerà finché non tornerà in Palestina. Solo allora mostrerà il suo volto,” diceva Naji.
Ma حَنظَلة è più di un simbolo del popolo palestinese. È diventato una coscienza universale. Un monito contro l’oppressione, l’esilio e l’indifferenza. Appare nei murales di Gaza, nei graffiti in Europa, nei cortei di protesta in ogni angolo del mondo. È l’immagine dell’ingiustizia vista con gli occhi di chi ha perso tutto, ma non la dignità.
Speak Arabic with Mahmoud
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🇻🇪 Nel 2009, un giornalista ha chiesto se il leader venezuelano Hugo Chávez era "paranoid" riguardo agli Stati Uniti d'America e la minaccia che rappresentano.
"Qui in Venezuela, abbiamo petrolio per più di 100 anni. Gli Stati Uniti stanno esaurendo il petrolio. La ragione più importante per cui gli Stati Uniti vogliono mettere un governo qui sottomesso a loro, all'impero, come hanno fatto per molto tempo, è il petrolio venezuelano."
Marwa Osman
Hasta sempre, comandante!
"Qui in Venezuela, abbiamo petrolio per più di 100 anni. Gli Stati Uniti stanno esaurendo il petrolio. La ragione più importante per cui gli Stati Uniti vogliono mettere un governo qui sottomesso a loro, all'impero, come hanno fatto per molto tempo, è il petrolio venezuelano."
Marwa Osman
Hasta sempre, comandante!
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“Una società aperta, una società libera, una società democratica, una società che anche su questi due anni – quelli dell’invasione della Striscia di Gaza– e sulle prospettive ha una dialettica democratica per chi propone certe soluzioni e chi ne propone altre”.
definisci 'soluzione'.
(Ilfattoquotidiano.it ha provato a contattare Fassino per ulteriori chiarimenti, ma al momento risulta irraggiungibile)
Andrea V.
definisci 'soluzione'.
(Ilfattoquotidiano.it ha provato a contattare Fassino per ulteriori chiarimenti, ma al momento risulta irraggiungibile)
Andrea V.
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-Perchè dovrei sentirmi responsabile? E di cosa? Delle scelte che altri hanno fatto per me?
Alessandro, 16 anni.
https://www.garanteinfanzia.org/il-68-degli-adolescenti-non-si-arruolerebbe-in-caso-di-guerra-2/
L. M.
Alessandro, 16 anni.
https://www.garanteinfanzia.org/il-68-degli-adolescenti-non-si-arruolerebbe-in-caso-di-guerra-2/
L. M.
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Decine di giovani uomini e donne palestinesi hanno celebrato il loro matrimonio con una splendida cerimonia di nozze di massa tenutasi a Khan Younis, nel sud di Gaza. Nonostante le difficoltà e la devastazione, l'amore continua a trovare la sua strada, splendendo come simbolo di speranza e resilienza.
Women For Palestine, 2 dicembre 2025
Women For Palestine, 2 dicembre 2025
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La Germania è l’unico Paese al mondo ad avere collegato la propria Ragione di Stato all’esistenza di un altro specifico Paese. Il rapporto fra lo Stato tedesco e quello di Israele è talmente stretto che chi prende la nazionalità tedesca deve giurare, fra le altre cose, di sostenere il diritto all’esistenza di Israele e di essere pronto a difenderlo (e, qualora si dimostrasse che non è così, la cittadinanza potrebbe perfino essere revocata, come dimostra un caso recente). Proprio per questo è estremamente rilevante una recente sentenza del Tribunale amministrativo superiore di Münster, la quale ha stabilito che il semplice fatto di criticare il diritto di Israele all’esistenza come Stato non è di per sé un reato e quindi non può essere oggetto di divieto né di sanzione.
Clicca sul link per leggere l’articolo completo
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https://www.ilmitte.com/2025/11/tribunale-tedesco-legittimo-criticare-diritto-esistenza-israele/
Il Mitte - Quotidiano di Berlino
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Il Mitte - Quotidiano di Berlino
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I media israeliani hanno annunciato l'uccisione del capo del suo clan Yasser Abu Shabab in Gaza oggi.
Abu Shabab era ritenuto in cima alla lista delle vittime dell'assassinio di Hamas, poiché aveva commesso crimini contro la popolazione di Gaza durante la guerra. Anche anni prima, era stato incarcerato nella prigione Asda di Gaza per il traffico di droga e aveva collaborato con l'ISIS.
Abu Shabab e il suo gruppo sono stati anche incaricati di saccheggiare i convogli di aiuti umanitari che entravano a Rafah.
QNN
Abu Shabab era ritenuto in cima alla lista delle vittime dell'assassinio di Hamas, poiché aveva commesso crimini contro la popolazione di Gaza durante la guerra. Anche anni prima, era stato incarcerato nella prigione Asda di Gaza per il traffico di droga e aveva collaborato con l'ISIS.
Abu Shabab e il suo gruppo sono stati anche incaricati di saccheggiare i convogli di aiuti umanitari che entravano a Rafah.
QNN
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Un cittadino israeliano arrestato in Thailandia per aver rubato le donazioni al tempio.
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Qassam Barghouti, figlio del veterano detenuto palestinese Marwan Barghouti:
"Mi sono svegliato con una chiamata da un detenuto liberato che mi ha detto: ‘Tuo padre è stato distrutto fisicamente… gli hanno rotto i denti e le costole, tagliato parte dell'orecchio e rotto le dita a tappe per divertimento. Cosa posso fare? Con chi posso parlare? A chi possiamo rivolgerci?’ Viviamo con questo incubo ogni giorno. Mio padre ha 66 anni… dove troverebbe la forza?"
QNN
"Mi sono svegliato con una chiamata da un detenuto liberato che mi ha detto: ‘Tuo padre è stato distrutto fisicamente… gli hanno rotto i denti e le costole, tagliato parte dell'orecchio e rotto le dita a tappe per divertimento. Cosa posso fare? Con chi posso parlare? A chi possiamo rivolgerci?’ Viviamo con questo incubo ogni giorno. Mio padre ha 66 anni… dove troverebbe la forza?"
QNN
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