💥🔯 Gli hacker di Handala affermano un'infiltrazione senza precedenti in Mossad e Shin Bet
💬 "I video e le immagini che state vedendo ora sono filmati aerei catturati dagli operatori di Handala dei quartieri generali top-secret del Mossad, delle case dei piloti dell'Aeronautica israeliana, delle residenze di alti funzionari del Desk iraniano all'interno del Mossad, delle case dei manager antiterrorismo di Shin Bet, nonché delle rotte di viaggio e dei movimenti quotidiani di alti funzionari della sicurezza e militari sionisti", si legge nella dichiarazione.
Handala – un gruppo di hacker pro-palestinese – è noto per i suoi precedenti attacchi informatici all'infrastruttura digitale israelo-statunitense.
https://t.me/geopolitics_prime/68218?single
💬 "I video e le immagini che state vedendo ora sono filmati aerei catturati dagli operatori di Handala dei quartieri generali top-secret del Mossad, delle case dei piloti dell'Aeronautica israeliana, delle residenze di alti funzionari del Desk iraniano all'interno del Mossad, delle case dei manager antiterrorismo di Shin Bet, nonché delle rotte di viaggio e dei movimenti quotidiani di alti funzionari della sicurezza e militari sionisti", si legge nella dichiarazione.
Handala – un gruppo di hacker pro-palestinese – è noto per i suoi precedenti attacchi informatici all'infrastruttura digitale israelo-statunitense.
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L'Espresso pubblica il comunicato dell'ambasciata palestinese in Italia che difende il lavoro di documentazione degli abusi e dei crimini dei coloni ebrei israeliani, spalleggiati dall'IOF, nei confronti dei nativi palestinesi in Cisgiordania, legittimi proprietari della terra di Palestina
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Da Roma a Ramallah. Nel segno di un’informazione da non “stigmatizzare” attraverso i tentativi esterni di una “deliberata distorsione dei fatti”. L’ambasciata dello Stato di Palestina in Italia segue il caso della copertina de L’Espresso, contestata nei giorni scorsi dall’ambasciatore israeliano Jonathan Peled. E diffonde un comunicato ufficiale in cui difende il lavoro del giornale e respinge le accuse di incitamento all’odio.
“L’ambasciata dello Stato di Palestina presso la Repubblica Italiana segue con grande attenzione la campagna che ha preso di mira la rivista italiana L’Espresso a seguito della pubblicazione di un’immagine che documenta un episodio subito da una donna palestinese durante la stagione della raccolta delle olive. In questo contesto, l’Ambasciata - scrive nel comunicato - ribadisce il suo fermo rifiuto dei tentativi, da parte della potenza occupante e delle sue rappresentanze diplomatiche, di stigmatizzare il lavoro giornalistico professionale con accuse di incitamento all’odio, in quanto ciò costituisce una lesione della libertà di stampa e una deliberata distorsione dei fatti”.
La reazione arriva dopo il post pubblicato il 12 aprile da Peled, che aveva condannato “fermamente” - recita il suo post su X - la copertina intitolata L’Abuso. Secondo l’ambasciatore, la scelta dell’immagine avrebbe costituito un uso “manipolatorio” della realtà, tale da alimentare “stereotipi e ostilità”.
Dichiarazioni a cui si è accodata una parte dell’opinione pubblica, fino ad additare come “falso” il fotoreportage realizzato da Pietro Masturzo in Cisgiordania, lo scorso ottobre, nei primi giorni di raccolta delle olive. Durante i quali i civili palestinesi residenti laggiù - lo racconta Alae Al Said nell’articolo corredato dagli scatti - sono soliti subire le violenze e i maltrattamenti di alcuni coloni. Come quello ritratto in copertina, armato e accompagnato “da veri soldati (con il volto coperto) che hanno impedito ai palestinesi di raccogliere le proprie olive”, ha segnalato lo stesso fotografo sui propri canali social, per supportare l’autenticità dei suoi scatti.
FONTE https://www.facebook.com/share/p/18U3vMSLwb/
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Da Roma a Ramallah. Nel segno di un’informazione da non “stigmatizzare” attraverso i tentativi esterni di una “deliberata distorsione dei fatti”. L’ambasciata dello Stato di Palestina in Italia segue il caso della copertina de L’Espresso, contestata nei giorni scorsi dall’ambasciatore israeliano Jonathan Peled. E diffonde un comunicato ufficiale in cui difende il lavoro del giornale e respinge le accuse di incitamento all’odio.
“L’ambasciata dello Stato di Palestina presso la Repubblica Italiana segue con grande attenzione la campagna che ha preso di mira la rivista italiana L’Espresso a seguito della pubblicazione di un’immagine che documenta un episodio subito da una donna palestinese durante la stagione della raccolta delle olive. In questo contesto, l’Ambasciata - scrive nel comunicato - ribadisce il suo fermo rifiuto dei tentativi, da parte della potenza occupante e delle sue rappresentanze diplomatiche, di stigmatizzare il lavoro giornalistico professionale con accuse di incitamento all’odio, in quanto ciò costituisce una lesione della libertà di stampa e una deliberata distorsione dei fatti”.
La reazione arriva dopo il post pubblicato il 12 aprile da Peled, che aveva condannato “fermamente” - recita il suo post su X - la copertina intitolata L’Abuso. Secondo l’ambasciatore, la scelta dell’immagine avrebbe costituito un uso “manipolatorio” della realtà, tale da alimentare “stereotipi e ostilità”.
Dichiarazioni a cui si è accodata una parte dell’opinione pubblica, fino ad additare come “falso” il fotoreportage realizzato da Pietro Masturzo in Cisgiordania, lo scorso ottobre, nei primi giorni di raccolta delle olive. Durante i quali i civili palestinesi residenti laggiù - lo racconta Alae Al Said nell’articolo corredato dagli scatti - sono soliti subire le violenze e i maltrattamenti di alcuni coloni. Come quello ritratto in copertina, armato e accompagnato “da veri soldati (con il volto coperto) che hanno impedito ai palestinesi di raccogliere le proprie olive”, ha segnalato lo stesso fotografo sui propri canali social, per supportare l’autenticità dei suoi scatti.
FONTE https://www.facebook.com/share/p/18U3vMSLwb/
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Un giornalista statunitense-kuwaitiano è stato detenuto per settimane e incriminato in Kuwait, ha dichiarato il Comitato per la protezione dei giornalisti (Cpj), mentre i Paesi del Golfo intensificano la repressione contro chi condivide filmati che documentano la guerra tra Stati Uniti e Iran. Ahmed Shihab-Eldin, giornalista che ha collaborato con il New York Times, la Pbs e Al Jazeera English, non ha pubblicato nulla online né è stato visto in Kuwait dal 2 marzo, ha affermato l'organizzazione per la tutela della libertà di stampa.
L'uomo, nato in Kuwait ma di origine palestinese, è docente di storytelling e public speaking nel corso di laurea magistrale in Decision Science e dal 2025 vive a Bari. L'Università Aldo Moro sta seguendo il caso, fanno sapere dall'Ateneo barese.
L'arresto sarebbe avvenuto il 3 marzo. Mentre le autorità hanno citato motivi di sicurezza, l'organizzazione per la tutela della libertà di stampa ha criticato la «censura sempre più rigida sulla stampa». Secondo il Cpj, uno dei post recenti di Shihab-Eldin includeva un video geolocalizzato, verificato dalla Cnn, che mostrava lo schianto di un aereo da caccia statunitense vicino a una base aerea americana in Kuwait.
«Chiediamo al Kuwait di rilasciare Ahmed Shihab-Eldin e di ritirare tutte le accuse contro di lui», ha dichiarato Sara Qudah, direttrice regionale del Cpj, aggiungendo che il suo caso «riflette un modello più ampio di utilizzo delle leggi sulla sicurezza nazionale per soffocare il controllo e manipolare la narrazione».
FONTE :
https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/primo-piano/1961101/giornalista-e-docente-dell-universita-di-bari-arrestato-in-kuwait-aveva-pubblicato-video-sulla-guerra.html?fbclid=IwdGRjcARNlW1jbGNrBE2VamV4dG4DYWVtAjExAHNydGMGYXBwX2lkDDM1MDY4NTUzMTcyOAABHowLH7KUdqLUzJKlMndPCY1WUUeUwgA0S22qiQq0Q9ZDrigNoXIGj1V89UIg_aem__gw0kxWSX7fWzxwpNAz2wg
L'uomo, nato in Kuwait ma di origine palestinese, è docente di storytelling e public speaking nel corso di laurea magistrale in Decision Science e dal 2025 vive a Bari. L'Università Aldo Moro sta seguendo il caso, fanno sapere dall'Ateneo barese.
L'arresto sarebbe avvenuto il 3 marzo. Mentre le autorità hanno citato motivi di sicurezza, l'organizzazione per la tutela della libertà di stampa ha criticato la «censura sempre più rigida sulla stampa». Secondo il Cpj, uno dei post recenti di Shihab-Eldin includeva un video geolocalizzato, verificato dalla Cnn, che mostrava lo schianto di un aereo da caccia statunitense vicino a una base aerea americana in Kuwait.
«Chiediamo al Kuwait di rilasciare Ahmed Shihab-Eldin e di ritirare tutte le accuse contro di lui», ha dichiarato Sara Qudah, direttrice regionale del Cpj, aggiungendo che il suo caso «riflette un modello più ampio di utilizzo delle leggi sulla sicurezza nazionale per soffocare il controllo e manipolare la narrazione».
FONTE :
https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/primo-piano/1961101/giornalista-e-docente-dell-universita-di-bari-arrestato-in-kuwait-aveva-pubblicato-video-sulla-guerra.html?fbclid=IwdGRjcARNlW1jbGNrBE2VamV4dG4DYWVtAjExAHNydGMGYXBwX2lkDDM1MDY4NTUzMTcyOAABHowLH7KUdqLUzJKlMndPCY1WUUeUwgA0S22qiQq0Q9ZDrigNoXIGj1V89UIg_aem__gw0kxWSX7fWzxwpNAz2wg
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Le forze israeliane hanno segnato numeri sulle mani di decine di donne palestinesi durante il loro raid in corso al campo profughi di Jenin nella città di Jenin, nella Cisgiordania occupata settentrionale, nell'ambito di un'operazione militare in corso da gennaio 2025.
Secondo le testimonianze riportate dal Middle East Eye, le forze hanno permesso a circa 120 donne di entrare nel campo per un breve periodo non superiore alle due ore al fine di ispezionare le loro case e recuperare alcuni dei loro effetti personali, sotto rigide misure di sicurezza, percorsi predeterminati e pesante sorveglianza militare.
Le testimonianze indicano che i soldati hanno scritto numeri e lettere sulle mani delle donne durante le ricerche per classificarle in base ai quartieri in cui vivono, mentre erano costrette ad aspettare per ore sotto il sole prima di poter entrare.
Fonte https://www.facebook.com/share/p/1Qrm8adt9E/
Secondo le testimonianze riportate dal Middle East Eye, le forze hanno permesso a circa 120 donne di entrare nel campo per un breve periodo non superiore alle due ore al fine di ispezionare le loro case e recuperare alcuni dei loro effetti personali, sotto rigide misure di sicurezza, percorsi predeterminati e pesante sorveglianza militare.
Le testimonianze indicano che i soldati hanno scritto numeri e lettere sulle mani delle donne durante le ricerche per classificarle in base ai quartieri in cui vivono, mentre erano costrette ad aspettare per ore sotto il sole prima di poter entrare.
Fonte https://www.facebook.com/share/p/1Qrm8adt9E/
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L'autore del testo qui sotto è Marco Lutzu, ed è da applausi a scena aperta... L'unica cosa sulla quale non sono molto d'accordo è che Teheran non abbia convinto nessun italiano che l'Iran sia un alleato migliore... Io sono certissima che se solo ci fosse questa possibilità, sarebbe sicuramente un alleato di gran lunga migliore e più serio rispetto ai colonizzatori yankee :)❤️
https://www.facebook.com/share/p/1Bb7t3ASWs/
⬇️
Teheran ha appena lanciato la più grande campagna turistica per l’Italia degli ultimi vent’anni.
È costata la bellezza di… zero euro.
Lo strumento utilizzato è un account X di un’ambasciata in Ghana.
Mercoledì scorso l’ambasciata iraniana in Ghana pubblica una lettera aperta indirizzata all’Italia. Tono sarcastico e registro da meme.
“Cara Italia, il tuo Primo Ministro ha appena difeso il Papa e ha perso un alleato a Washington. Vorremmo candidarci per il posto vacante.”
Segue l’elenco delle qualifiche iraniane: 7.000 anni di civiltà, amore condiviso per la poesia, l’architettura, e “cibo che richiede più tempo per essere preparato rispetto alla durata dell’attenzione di Trump”.
E poi il colpo di grazia. “L’unica cosa per cui Iran e Italia si sono mai battuti è chi ha inventato il gelato. Il faloodeh è arrivato per primo. Il gelato è arrivato più rumorosamente. Siamo in una guerra fredda su questo da 2.000 anni.”
Quando un utente chiede se in Iran si tagliano gli spaghetti, l’ambasciata risponde: “Iran nega categoricamente tutte le accuse di taglio della pasta. Rispettiamo l’integrità territoriale degli spaghetti.”
Il post diventa virale nel giro di due ore. Decine di migliaia di like, centinaia di migliaia di visualizzazioni, media italiani che lo rilanciano a raffica. Worldy.it lo trasforma in reel da 53.000 like.
Si potrebbe liquidare tutto con “è solo propaganda iraniana, non significa niente.”
Sarebbe superficiale.
Perché questa lettera è la punta dell’iceberg di una strategia comunicativa che sta spiazzando l’intero apparato di propaganda americano.
Nelle ultime settimane l’Iran ha iniziato a pubblicare video in stile LEGO fatti con l’intelligenza artificiale. Li gira un collettivo che si chiama “Explosive News”, probabilmente legato al governo di Teheran anche se nega. In uno di questi video, un comandante iraniano rappa mentre Trump cade dentro un bersaglio fatto di “Epstein files”. In un altro, un uomo iraniano griglia quattro aerei militari americani come se fossero spiedini di kebab.
Fatti bene. Ironici. Virali.
YouTube li ha bannati il 14 aprile per “contenuto violento” dopo che il collettivo aveva pubblicato un video intitolato “IRAN WON” subito dopo il cessate il fuoco.
Continua a leggere ⬇️⬇️⬇️
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Teheran ha appena lanciato la più grande campagna turistica per l’Italia degli ultimi vent’anni.
È costata la bellezza di… zero euro.
Lo strumento utilizzato è un account X di un’ambasciata in Ghana.
Mercoledì scorso l’ambasciata iraniana in Ghana pubblica una lettera aperta indirizzata all’Italia. Tono sarcastico e registro da meme.
“Cara Italia, il tuo Primo Ministro ha appena difeso il Papa e ha perso un alleato a Washington. Vorremmo candidarci per il posto vacante.”
Segue l’elenco delle qualifiche iraniane: 7.000 anni di civiltà, amore condiviso per la poesia, l’architettura, e “cibo che richiede più tempo per essere preparato rispetto alla durata dell’attenzione di Trump”.
E poi il colpo di grazia. “L’unica cosa per cui Iran e Italia si sono mai battuti è chi ha inventato il gelato. Il faloodeh è arrivato per primo. Il gelato è arrivato più rumorosamente. Siamo in una guerra fredda su questo da 2.000 anni.”
Quando un utente chiede se in Iran si tagliano gli spaghetti, l’ambasciata risponde: “Iran nega categoricamente tutte le accuse di taglio della pasta. Rispettiamo l’integrità territoriale degli spaghetti.”
Il post diventa virale nel giro di due ore. Decine di migliaia di like, centinaia di migliaia di visualizzazioni, media italiani che lo rilanciano a raffica. Worldy.it lo trasforma in reel da 53.000 like.
Si potrebbe liquidare tutto con “è solo propaganda iraniana, non significa niente.”
Sarebbe superficiale.
Perché questa lettera è la punta dell’iceberg di una strategia comunicativa che sta spiazzando l’intero apparato di propaganda americano.
Nelle ultime settimane l’Iran ha iniziato a pubblicare video in stile LEGO fatti con l’intelligenza artificiale. Li gira un collettivo che si chiama “Explosive News”, probabilmente legato al governo di Teheran anche se nega. In uno di questi video, un comandante iraniano rappa mentre Trump cade dentro un bersaglio fatto di “Epstein files”. In un altro, un uomo iraniano griglia quattro aerei militari americani come se fossero spiedini di kebab.
Fatti bene. Ironici. Virali.
YouTube li ha bannati il 14 aprile per “contenuto violento” dopo che il collettivo aveva pubblicato un video intitolato “IRAN WON” subito dopo il cessate il fuoco.
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Francesca Quibla
L'autore del testo qui sotto è Marco Lutzu, ed è da applausi a scena aperta... L'unica cosa sulla quale non sono molto d'accordo è che Teheran non abbia convinto nessun italiano che l'Iran sia un alleato migliore... Io sono certissima che se solo ci fosse…
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Il portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt si è vantata che i video ufficiali dell’amministrazione Trump hanno totalizzato 2 miliardi di impression. Gli analisti dicono che i LEGO iraniani li abbiano superati.
Al Jazeera titola: “L’Iran sta battendo l’America al suo stesso gioco della propaganda?”
Nancy Snow, tra le massime studiose americane di propaganda, afferma: “Stanno usando la cultura pop contro il Paese numero uno al mondo della cultura pop.”
Per ottant’anni gli Stati Uniti hanno inventato e dominato il linguaggio della comunicazione pop globale. Hollywood, pubblicità, social media, meme, ironia. Lo hanno usato per vincere la Guerra Fredda, per esportare il sogno americano, per convincere il pianeta che il loro stile di vita fosse il modello universale.
Nel 2026 il Paese che per decenni hanno dipinto come arretrato, teocratico, premoderno… gli sta rubando gli strumenti e li sta usando meglio di loro.
Mentre Trump urla ultimatum in caps lock su Truth Social, Teheran produce sketch animati che fanno il giro del mondo gratis. Mentre Washington minaccia “un’intera civiltà” di scomparire in una notte, un’ambasciata in Ghana pubblica lettere d’amore ironiche che fanno ridere metà del pianeta.
Elon Musk, qualche anno fa, disse una frase che suonava come provocazione e oggi sembra profezia. “Chi controlla i meme controlla il mondo.”
In questo momento, l’Iran controlla i meme. Gli Stati Uniti stanno diventando il meme.
Se il tuo concorrente è più grosso, più finanziato, più famoso e più strutturato di te, non puoi vincerlo con le sue stesse armi. Perdi sempre. Ha più budget, più staff, più relazioni.
Ma se sei più veloce, più ironico, più capace di parlare il linguaggio del tuo pubblico, puoi fare quello che sta facendo l’Iran adesso. Puoi rubare al colosso l’unica cosa che contava davvero… la sua capacità di farsi ascoltare.
E quando il colosso prova a rispondere con la forza bruta, peggiora la situazione. Si fa ridere dietro. Diventa oggetto del meme, non più soggetto.
Teheran non ha convinto nessun italiano che l’Iran sia un alleato. Nessuno è così ingenuo. Ma ha piantato un seme di simpatia in un terreno reso fertile dall’arroganza di qualcun altro. Quel seme probabilmente non germoglierà in un’alleanza… ma potrebbe germogliare in un turismo estivo del quale beneficerà chiunque gestisca un hotel, un ristorante, una guida, una barca in Sardegna o in Costiera.
L’Italia è appena diventata l’unico Paese europeo che l’Iran ha dichiarato pubblicamente di amare. Una campagna molto più efficace dell’ormai celebre “Open to Meraviglia” con la Venere influencer e compagnia bella. Stracciati da un diplomatico iraniano in Ghana con un account X che conosce meglio di qualsiasi ministero italiano.
Il marketing migliore è sempre quello che fanno gli altri al posto tuo. Quando ci riescono, ringrazia e incassa
Il portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt si è vantata che i video ufficiali dell’amministrazione Trump hanno totalizzato 2 miliardi di impression. Gli analisti dicono che i LEGO iraniani li abbiano superati.
Al Jazeera titola: “L’Iran sta battendo l’America al suo stesso gioco della propaganda?”
Nancy Snow, tra le massime studiose americane di propaganda, afferma: “Stanno usando la cultura pop contro il Paese numero uno al mondo della cultura pop.”
Per ottant’anni gli Stati Uniti hanno inventato e dominato il linguaggio della comunicazione pop globale. Hollywood, pubblicità, social media, meme, ironia. Lo hanno usato per vincere la Guerra Fredda, per esportare il sogno americano, per convincere il pianeta che il loro stile di vita fosse il modello universale.
Nel 2026 il Paese che per decenni hanno dipinto come arretrato, teocratico, premoderno… gli sta rubando gli strumenti e li sta usando meglio di loro.
Mentre Trump urla ultimatum in caps lock su Truth Social, Teheran produce sketch animati che fanno il giro del mondo gratis. Mentre Washington minaccia “un’intera civiltà” di scomparire in una notte, un’ambasciata in Ghana pubblica lettere d’amore ironiche che fanno ridere metà del pianeta.
Elon Musk, qualche anno fa, disse una frase che suonava come provocazione e oggi sembra profezia. “Chi controlla i meme controlla il mondo.”
In questo momento, l’Iran controlla i meme. Gli Stati Uniti stanno diventando il meme.
Se il tuo concorrente è più grosso, più finanziato, più famoso e più strutturato di te, non puoi vincerlo con le sue stesse armi. Perdi sempre. Ha più budget, più staff, più relazioni.
Ma se sei più veloce, più ironico, più capace di parlare il linguaggio del tuo pubblico, puoi fare quello che sta facendo l’Iran adesso. Puoi rubare al colosso l’unica cosa che contava davvero… la sua capacità di farsi ascoltare.
E quando il colosso prova a rispondere con la forza bruta, peggiora la situazione. Si fa ridere dietro. Diventa oggetto del meme, non più soggetto.
Teheran non ha convinto nessun italiano che l’Iran sia un alleato. Nessuno è così ingenuo. Ma ha piantato un seme di simpatia in un terreno reso fertile dall’arroganza di qualcun altro. Quel seme probabilmente non germoglierà in un’alleanza… ma potrebbe germogliare in un turismo estivo del quale beneficerà chiunque gestisca un hotel, un ristorante, una guida, una barca in Sardegna o in Costiera.
L’Italia è appena diventata l’unico Paese europeo che l’Iran ha dichiarato pubblicamente di amare. Una campagna molto più efficace dell’ormai celebre “Open to Meraviglia” con la Venere influencer e compagnia bella. Stracciati da un diplomatico iraniano in Ghana con un account X che conosce meglio di qualsiasi ministero italiano.
Il marketing migliore è sempre quello che fanno gli altri al posto tuo. Quando ci riescono, ringrazia e incassa
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Pagliaccio tossico e alcolizzato
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«Al Pentagono, Pete Hegseth (capo della macchina militare statunitense) ha guidato una preghiera per la guerra citando un versetto della Bibbia che non esiste.
Non esiste perché l'ha scritto Quentin Tarantino.
Non è una battuta riuscita male.
Non è un meme da social.
È successo davvero.
Il massimo responsabile della difesa USA, quello che decide blocchi navali, bombardamenti, fame, sanzioni, morte a rate, ha preso un monologo pronunciato da un sicario che sta per giustiziare un uomo disarmato e lo ha spacciato per Parola di Dio.
Il Pentagono. Generali. Ammiragli. Medaglie. E Hegseth che dice:
"Adesso leggiamo la Scrittura. Il cammino dell'uomo timorato è minacciato da ogni parte..."
È Samuel L. Jackson che fa il gangster.
È come se un chirurgo aprendo un torace dicesse: "Citando il professor Frank-N-Furter…"
"Eh ma di sicuro lo sapeva, era simbolico."
Certo.
Come quando tuo cugino ubriaco guida contromano "per provocazione artistica".
Il problema alla fine non è neanche la citazione.
Il problema è che crede che la violenza sia un sacramento.
Che la guerra sia una liturgia.
Che Dio sia una specie di drone morale che vola sopra il Medio Oriente e dice: "Quelli sì. Quelli no. Quelli magari."
Perché non ha detto "questa frase viene da un film".
No.
L'ha presentata come preghiera.
Come base spirituale per decisioni militari.
"Stiamo decidendo chi affamare, chi bombardare, chi cancellare…
ma prima fatemi citare un monologo inventato per dare dignità a un'esecuzione."
Non è teocrazia, è peggio:
è cosplay religioso con armi nucleari.
Il vero versetto biblico è corto, sobrio, noioso.
Una frase.
Niente cammino dell'uomo timorato.
Niente ricercatore dei figli smarriti.
Niente contorsioni verbali sulla vendetta.
La Bibbia, quando parla di violenza, va dritta al punto.
Qui invece siamo alla teologia scritta da uno sceneggiatore strafatto di cultura pop.
Gli USA non sono solo armati fino ai denti, ma si raccontano la guerra come una serie TV, il nemico come un cattivo Marvel e Dio come voce fuori campo.
Quando confondi la Bibbia con un film,
non stai sbagliando citazione: stai confessando che per te la realtà è finzione.
Prima parla di blocchi navali, poi di adorazione.
Blocchi navali = fame.
Adorazione = Dio.
Stessa frase.
È la versione aggiornata delle Crociate, ma scritta da uno che crede di essere un guerriero templare con il microfono.
Poi si stupiscono se il resto del mondo guarda agli USA come si guarda a un pazzo con una tanica di benzina in mano e un accendino acceso.
Questo non è un incidente.
È una radiografia.
Rivela un potere che non distingue la fede dalla propaganda, non distingue il cinema dalla realtà e sopratutto non distingue Dio dalla vendetta.
Quando chi decide della guerra prega con le battute di un sicario immaginario, non "ha perso i valori": ha perso il contatto con la realtà.»
Antonio Micciulli
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«Al Pentagono, Pete Hegseth (capo della macchina militare statunitense) ha guidato una preghiera per la guerra citando un versetto della Bibbia che non esiste.
Non esiste perché l'ha scritto Quentin Tarantino.
Non è una battuta riuscita male.
Non è un meme da social.
È successo davvero.
Il massimo responsabile della difesa USA, quello che decide blocchi navali, bombardamenti, fame, sanzioni, morte a rate, ha preso un monologo pronunciato da un sicario che sta per giustiziare un uomo disarmato e lo ha spacciato per Parola di Dio.
Il Pentagono. Generali. Ammiragli. Medaglie. E Hegseth che dice:
"Adesso leggiamo la Scrittura. Il cammino dell'uomo timorato è minacciato da ogni parte..."
È Samuel L. Jackson che fa il gangster.
È come se un chirurgo aprendo un torace dicesse: "Citando il professor Frank-N-Furter…"
"Eh ma di sicuro lo sapeva, era simbolico."
Certo.
Come quando tuo cugino ubriaco guida contromano "per provocazione artistica".
Il problema alla fine non è neanche la citazione.
Il problema è che crede che la violenza sia un sacramento.
Che la guerra sia una liturgia.
Che Dio sia una specie di drone morale che vola sopra il Medio Oriente e dice: "Quelli sì. Quelli no. Quelli magari."
Perché non ha detto "questa frase viene da un film".
No.
L'ha presentata come preghiera.
Come base spirituale per decisioni militari.
"Stiamo decidendo chi affamare, chi bombardare, chi cancellare…
ma prima fatemi citare un monologo inventato per dare dignità a un'esecuzione."
Non è teocrazia, è peggio:
è cosplay religioso con armi nucleari.
Il vero versetto biblico è corto, sobrio, noioso.
Una frase.
Niente cammino dell'uomo timorato.
Niente ricercatore dei figli smarriti.
Niente contorsioni verbali sulla vendetta.
La Bibbia, quando parla di violenza, va dritta al punto.
Qui invece siamo alla teologia scritta da uno sceneggiatore strafatto di cultura pop.
Gli USA non sono solo armati fino ai denti, ma si raccontano la guerra come una serie TV, il nemico come un cattivo Marvel e Dio come voce fuori campo.
Quando confondi la Bibbia con un film,
non stai sbagliando citazione: stai confessando che per te la realtà è finzione.
Prima parla di blocchi navali, poi di adorazione.
Blocchi navali = fame.
Adorazione = Dio.
Stessa frase.
È la versione aggiornata delle Crociate, ma scritta da uno che crede di essere un guerriero templare con il microfono.
Poi si stupiscono se il resto del mondo guarda agli USA come si guarda a un pazzo con una tanica di benzina in mano e un accendino acceso.
Questo non è un incidente.
È una radiografia.
Rivela un potere che non distingue la fede dalla propaganda, non distingue il cinema dalla realtà e sopratutto non distingue Dio dalla vendetta.
Quando chi decide della guerra prega con le battute di un sicario immaginario, non "ha perso i valori": ha perso il contatto con la realtà.»
Antonio Micciulli
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La "ritorsione cognitiva": quando il potere non fa più paura, ma schifo!
In una guerra "ibrida", dove la battaglia si combatte tanto sul campo quanto nella mente delle persone (la cosiddetta guerra cognitiva), l’arma principale del potere è il controllo della narrzione. Se riescono a farci credere di essere le vittime, hanno già vinto metà della guerra. È stato scritto già che la comunicazione dell’Iran ha ribaltato e usato la tecnologia imperialista a suo favore, ma questo fenomeno si può osservare anche dal "basso" .
Da tempo si registra un aumento di suggerimenti (frutto di una campagna di propaganda ben oliata) di pagine ufficiali sioniste che vorrebbero presentare il cosiddetto "israele" non solo come vittima, quanto come UNICA vittima… Ma curiosando sulle reaction di questi post, si nota chiaramente come la stragrande maggioranza degli utenti social inserisca reaction irridenti questa narrazione vittimistica.
Non è un caso. I social e le piattaforme digitali sono stati progettati dalle classi dominanti occidentali come strumenti di sorveglianza e ingegnria del consenso, per annebbiare la realtà e indirizzare la visione delle masse verso la versione ufficiale del potere.
Siamo pienamente immersi in una guerra ibrida e sarebbe il caso di non sottovalutare questi strumenti, semttendo di considerare la guerra solo come carri armati, bombe e trincee.
Ora sta succedendo qualcosa che, forse, non avevano previsto: una sorta di ritorsione cognitiva.
Lo avevano già capito durante la farsa pandemica, quanto Youtube ha rimosso il tasto "non mi piace" (il pollice verso) per nascondere il malcontento/dissenso degli utenti.
Oggi, mentre i nostri governi sembrano totalmente appiattiti e asserviti agli interessi sionisti, ignorando, finanziando e coprendo un genocidio che da 2 anni e mezzo devasta Gaza, si è creato uno scollamento profondo tra le masse popolari e i loro rappresentanti: non ci riconosciamo in chi ci governa.
E , proprio qui, entra in gioco la tecnologia, usata contro chi l’ha creata… la pioggia di reaction irridenti sotto i post dell’hasbarah sionista non sono dei dispettucci di chi non ha nulla da fare…sono il grido di una società civile mondiale che non ha più voce nei palazzi dei governi.
Laddove i canali ufficiali sono sbarrati e la politica diventa complice materiale del massacro , il dissenso esplode dove e come può, quindi anche nel digtale.
Ne sono consapevoli anche loro, visto che hanno iniziato a bollare persino questo tipo di dissenso come "antisemita" e a scriverci articoli: la reazione della "risata antisemita" https://blogs.timesofisrael.com/the-antisemitic-laugh-react/?fbclid=IwdGRjcARPPTdjbGNrBE89MWV4dG4DYWVtAjExAHNydGMGYXBwX2lkDDM1MDY4NTUzMTcyOAABHn1-CXNvk-xwacnlv1HbM_IfGURMSn-DhwcztVz5yvot4R6WRiUGaAyN2ST6_aem_1_THF9esDMZEHgDwRfIjbA
Dal mio punto di vista, questa è una forma di R-Esistenza cognitiva .
Se la guerra ibrida punta ad anestetizzare le coscienze, questa pioggia di scherno è la prova che la coscienza collettiva (almeno quella digitale) è sveglia e non ne può più.
Non riescono più a ricattarci con slogan logori mentre il mondo è spettatore inerme di un genocidio trasmetto in diretta streaming.
Hanno costruito una rete per "intrappolarci", ma gli utenti e i cittadini "digitali" la stanno usando dal basso per ridicolizzarli.
Quelle faccine che ridono sono in modo più immediato e universale per dire: sappiamo chi siete, sappiamo cosa fate. Non vi crediamo più e non vi temiamo più.
Ogni risata sui quei post intrisi di ipocrisia e becero vittimismo e chutzpah è un atto di accusa che nessun governo può più mettere a tacere.
Perché oggi, come ieri, sanno bene che è la VERITà a renderci LIBERI , ma anche che sarà UNA RISATA CHE LI SEPPELIRà.
In una guerra "ibrida", dove la battaglia si combatte tanto sul campo quanto nella mente delle persone (la cosiddetta guerra cognitiva), l’arma principale del potere è il controllo della narrzione. Se riescono a farci credere di essere le vittime, hanno già vinto metà della guerra. È stato scritto già che la comunicazione dell’Iran ha ribaltato e usato la tecnologia imperialista a suo favore, ma questo fenomeno si può osservare anche dal "basso" .
Da tempo si registra un aumento di suggerimenti (frutto di una campagna di propaganda ben oliata) di pagine ufficiali sioniste che vorrebbero presentare il cosiddetto "israele" non solo come vittima, quanto come UNICA vittima… Ma curiosando sulle reaction di questi post, si nota chiaramente come la stragrande maggioranza degli utenti social inserisca reaction irridenti questa narrazione vittimistica.
Non è un caso. I social e le piattaforme digitali sono stati progettati dalle classi dominanti occidentali come strumenti di sorveglianza e ingegnria del consenso, per annebbiare la realtà e indirizzare la visione delle masse verso la versione ufficiale del potere.
Siamo pienamente immersi in una guerra ibrida e sarebbe il caso di non sottovalutare questi strumenti, semttendo di considerare la guerra solo come carri armati, bombe e trincee.
Ora sta succedendo qualcosa che, forse, non avevano previsto: una sorta di ritorsione cognitiva.
Lo avevano già capito durante la farsa pandemica, quanto Youtube ha rimosso il tasto "non mi piace" (il pollice verso) per nascondere il malcontento/dissenso degli utenti.
Oggi, mentre i nostri governi sembrano totalmente appiattiti e asserviti agli interessi sionisti, ignorando, finanziando e coprendo un genocidio che da 2 anni e mezzo devasta Gaza, si è creato uno scollamento profondo tra le masse popolari e i loro rappresentanti: non ci riconosciamo in chi ci governa.
E , proprio qui, entra in gioco la tecnologia, usata contro chi l’ha creata… la pioggia di reaction irridenti sotto i post dell’hasbarah sionista non sono dei dispettucci di chi non ha nulla da fare…sono il grido di una società civile mondiale che non ha più voce nei palazzi dei governi.
Laddove i canali ufficiali sono sbarrati e la politica diventa complice materiale del massacro , il dissenso esplode dove e come può, quindi anche nel digtale.
Ne sono consapevoli anche loro, visto che hanno iniziato a bollare persino questo tipo di dissenso come "antisemita" e a scriverci articoli: la reazione della "risata antisemita" https://blogs.timesofisrael.com/the-antisemitic-laugh-react/?fbclid=IwdGRjcARPPTdjbGNrBE89MWV4dG4DYWVtAjExAHNydGMGYXBwX2lkDDM1MDY4NTUzMTcyOAABHn1-CXNvk-xwacnlv1HbM_IfGURMSn-DhwcztVz5yvot4R6WRiUGaAyN2ST6_aem_1_THF9esDMZEHgDwRfIjbA
Dal mio punto di vista, questa è una forma di R-Esistenza cognitiva .
Se la guerra ibrida punta ad anestetizzare le coscienze, questa pioggia di scherno è la prova che la coscienza collettiva (almeno quella digitale) è sveglia e non ne può più.
Non riescono più a ricattarci con slogan logori mentre il mondo è spettatore inerme di un genocidio trasmetto in diretta streaming.
Hanno costruito una rete per "intrappolarci", ma gli utenti e i cittadini "digitali" la stanno usando dal basso per ridicolizzarli.
Quelle faccine che ridono sono in modo più immediato e universale per dire: sappiamo chi siete, sappiamo cosa fate. Non vi crediamo più e non vi temiamo più.
Ogni risata sui quei post intrisi di ipocrisia e becero vittimismo e chutzpah è un atto di accusa che nessun governo può più mettere a tacere.
Perché oggi, come ieri, sanno bene che è la VERITà a renderci LIBERI , ma anche che sarà UNA RISATA CHE LI SEPPELIRà.
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Dopo tre anni e mezzo di guerre, un genocidio, che spinge il mondo in un conflitto globale, Netanyahu è ancora il candidato più popolare israeliano secondo il sondaggio N12 di ieri (con 25 MK su 120). A seguire Netanyahu c'è Naftali Bennett, un personaggio genocida clinico con 20 MK previsti.
In Israele ci sono solo due partiti rimasti. Sono entrambi arabi con 10 MK insieme che montano a meno del 10% della knesset.
10 MK sono centristi (Yair Golan) e gli altri (100 su 120) sono di destra, di destra e fondamentalisti religiosi.
Il significato è che Netanyahu non è la "malattia", è il vero volto dello stato ebraico. Netanyahu è solo un sintomo.
Gilad Atzmon
In Israele ci sono solo due partiti rimasti. Sono entrambi arabi con 10 MK insieme che montano a meno del 10% della knesset.
10 MK sono centristi (Yair Golan) e gli altri (100 su 120) sono di destra, di destra e fondamentalisti religiosi.
Il significato è che Netanyahu non è la "malattia", è il vero volto dello stato ebraico. Netanyahu è solo un sintomo.
Gilad Atzmon
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🇮🇷⚡️"Donna, Vita, Libertà?"
Vedi il vero significato di "Donna, Vita, Libertà".
Manifestazione nazionale di massa di donne e ragazze iraniane a Teheran a sostegno della Repubblica Islamica dell'Iran.
Viva L'IRAN ISLAMICO E RIVOLUZIONARIO!
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Francesca Quibla
Altro che propaganda pro euro, che per carità, ha il suo peso..ma ospitare a casa propria Netanyahu, su cui spicca un mandato di cattura internazionale da parte della CPI, è un atto di forza e una mossa politica concreta, l'ha ospitato fisicamente, ha rotto…
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Puntini sulle "i" (e sulla CPI)
Per chi se lo fosse perso, questo è il mio post precedente https://t.me/FraQuibla/14525
Dopo la sconfitta di Orban, avevo scritto che il fattore "Netanyahu" non poteva essere stato un fattore di poco conto, ma qualche contatto mi ha accusato di non conoscere per niente l'Ungheria (quando io, per motivi personali, un pochino l'ho frequentata).. Ora mi tocca fare quello che il mio Mercurio in Vergine mi impone, mettere i puntini sulle "i".
Il punto non era se Magyar sia più buono o cattivo di Orban, se piaccia più o meno di lui. Il punto era che la mia percezione politica era corretta.
Mentre noi qui ci si accapigliava su quanto Orban fosse un "baluardo anti EU", lui si dava una enorme zappa sui piedi, ospitando fisicamente un criminale di guerra ricercato internazionale su cui pende un mandato di cattura internazionale spiccato dalla CPI, rompendo di fatto i trattati internazionali e sputando in faccia al diritto internazionale e alla CPI stessa, calpestando il sentire etico dei cittadini.
Magyar, che credo non sia uno stupido, forse, ha capito dove stava la falla e ci si è infilato.
Sebbene abbia ribadito che mira a mantenere una relazione pragmatica con "israele", ha anche detto che:
1. Vuole riattivare l'adesione dell'Ungheria alla CPI. Tradotto : la protezione diplomatica ai mandati di cattura per crimini idi guerra è finita.
2. Ha chiarito che NON garantisce più il blocco delle decisione della Ue contro le politiche israeliane.
Chissà, forse davvero il posizionamento dell'Ungheria sui temi del diritto internazionale e genocidio è stato un fattore elettorale decisivo .
Le urne hanno punito l'arroganza di chi pensava di poter calpestare i trattati internazionali senza pagarne le conseguenze.
Quindi a chi mi diceva che Magyar è pure peggio : può darsi lo sia, può darsi che si cada dalla padella alla brace (come pure avevo scritto), ma intanto la padella di Orban si è fusa totalmente perché lha mantenuta troppo sul fuoco dell'illegalità internazionale.
🔻
Dopo una vittoria schiacciante nelle elezioni di domenica, il leader dell'opposizione ungherese, Peter Magyar, ha dichiarato che l'Ungheria mira a mantenere una "relazione pragmatica" con Israele in una conferenza stampa a Budapest lunedì.
Ha aggiunto che, NONOSTANTE gli importanti LEGAMI economici tra i due paesi, "NON PUÒ GARANTIRE" che L'UNGHERIA CONTINUERÀ a BLOCCARE le DECISIONI dell'UE RIGUARDANTI ISRAELE .
Magyar si è anche IMPEGNATO a RIAVVIARE L'ADESIONE dell'Ungheria alla COOPERAZIONE con la CORTE PENALE INTERNAZIONALE (ICC), dopo che il precedente processo di ritiro dall'ICC, avviato dal Primo Ministro uscente Viktor Orban, non può essere annullato.
(fonte : https://t.me/MiddleEastEye_TG/21057)
Per chi se lo fosse perso, questo è il mio post precedente https://t.me/FraQuibla/14525
Dopo la sconfitta di Orban, avevo scritto che il fattore "Netanyahu" non poteva essere stato un fattore di poco conto, ma qualche contatto mi ha accusato di non conoscere per niente l'Ungheria (quando io, per motivi personali, un pochino l'ho frequentata).. Ora mi tocca fare quello che il mio Mercurio in Vergine mi impone, mettere i puntini sulle "i".
Il punto non era se Magyar sia più buono o cattivo di Orban, se piaccia più o meno di lui. Il punto era che la mia percezione politica era corretta.
Mentre noi qui ci si accapigliava su quanto Orban fosse un "baluardo anti EU", lui si dava una enorme zappa sui piedi, ospitando fisicamente un criminale di guerra ricercato internazionale su cui pende un mandato di cattura internazionale spiccato dalla CPI, rompendo di fatto i trattati internazionali e sputando in faccia al diritto internazionale e alla CPI stessa, calpestando il sentire etico dei cittadini.
Magyar, che credo non sia uno stupido, forse, ha capito dove stava la falla e ci si è infilato.
Sebbene abbia ribadito che mira a mantenere una relazione pragmatica con "israele", ha anche detto che:
1. Vuole riattivare l'adesione dell'Ungheria alla CPI. Tradotto : la protezione diplomatica ai mandati di cattura per crimini idi guerra è finita.
2. Ha chiarito che NON garantisce più il blocco delle decisione della Ue contro le politiche israeliane.
Chissà, forse davvero il posizionamento dell'Ungheria sui temi del diritto internazionale e genocidio è stato un fattore elettorale decisivo .
Le urne hanno punito l'arroganza di chi pensava di poter calpestare i trattati internazionali senza pagarne le conseguenze.
Quindi a chi mi diceva che Magyar è pure peggio : può darsi lo sia, può darsi che si cada dalla padella alla brace (come pure avevo scritto), ma intanto la padella di Orban si è fusa totalmente perché lha mantenuta troppo sul fuoco dell'illegalità internazionale.
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Dopo una vittoria schiacciante nelle elezioni di domenica, il leader dell'opposizione ungherese, Peter Magyar, ha dichiarato che l'Ungheria mira a mantenere una "relazione pragmatica" con Israele in una conferenza stampa a Budapest lunedì.
Ha aggiunto che, NONOSTANTE gli importanti LEGAMI economici tra i due paesi, "NON PUÒ GARANTIRE" che L'UNGHERIA CONTINUERÀ a BLOCCARE le DECISIONI dell'UE RIGUARDANTI ISRAELE .
Magyar si è anche IMPEGNATO a RIAVVIARE L'ADESIONE dell'Ungheria alla COOPERAZIONE con la CORTE PENALE INTERNAZIONALE (ICC), dopo che il precedente processo di ritiro dall'ICC, avviato dal Primo Ministro uscente Viktor Orban, non può essere annullato.
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Qalibaf: "Lo Stretto di Hormuz è sotto il controllo della Repubblica Islamica dell'Iran"
Il presidente del Parlamento iraniano:
"Ci siamo opposti fermamente alle operazioni di sminamento statunitensi, che consideriamo una violazione del cessate il fuoco. La situazione è degenerata fino al punto di un conflitto, ma il nemico si è ritirato.
A Islamabad ho detto alla delegazione americana che se le operazioni di sminamento si fossero spostate anche solo di un piccolo passo, avremmo sicuramente aperto il fuoco. Hanno chiesto 15 minuti per dare l'ordine di ritirarsi, e così hanno fatto.
Se oggi c'è traffico nello Stretto, è perché il controllo dello Stretto è nelle nostre mani.
Gli americani hanno imposto un blocco per diversi giorni; si tratta di una decisione sciocca e irresponsabile. È impossibile per chiunque altro attraversare lo Stretto di Hormuz, ma non per noi.
Se gli Stati Uniti non revocano il blocco, il traffico nello Stretto di Hormuz sarà sicuramente limitato".
Il presidente del Parlamento iraniano:
"Ci siamo opposti fermamente alle operazioni di sminamento statunitensi, che consideriamo una violazione del cessate il fuoco. La situazione è degenerata fino al punto di un conflitto, ma il nemico si è ritirato.
A Islamabad ho detto alla delegazione americana che se le operazioni di sminamento si fossero spostate anche solo di un piccolo passo, avremmo sicuramente aperto il fuoco. Hanno chiesto 15 minuti per dare l'ordine di ritirarsi, e così hanno fatto.
Se oggi c'è traffico nello Stretto, è perché il controllo dello Stretto è nelle nostre mani.
Gli americani hanno imposto un blocco per diversi giorni; si tratta di una decisione sciocca e irresponsabile. È impossibile per chiunque altro attraversare lo Stretto di Hormuz, ma non per noi.
Se gli Stati Uniti non revocano il blocco, il traffico nello Stretto di Hormuz sarà sicuramente limitato".
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L'immagine del soldato sionista che prende a martellate una statua di Gesù Cristo mi ha provocato un profondo ribrezzo.
E' un fermo immagine che dovrebbe pietrificare anche i nostri governanti.
Per anni l'hasbarah sionista ha venduto ai governi occidentali la favola di "israele" come "unico protettore dei cristiani" in Asia occidentale, questa favoletta è stata la moneta di scambio per ottenere il silenzio complice di Roma, Parigi e Washigton...
Ma quel martello rompe definitivamente l'incantesimo. Non si tratta di un episodio isolato, ma il culmine di un disprezzo sistemico e programmatico, scientifico.
Queste immagini sono l'espressione di una ideologia razzista che non tollera altra sacralità se non, forse, la propria.
Mi è venuto in mente, però, l'approccio radicalmente diverso dei combattenti di Hezbollah... quelli che qui in occidente sono considerati "terroristi" , eppure il loro rispetto per la cristianità non è una "tattica" , ma è una radice culturale e religiosa ben salda:
nell'Islam, Gesù (isa) è venerato come uno dei più grandi profeti di Dio, e sua madre, la Vergine Maria (Maryam) è onorata come la più santa tra le donne.
E mentre l'occidente si sottometteva (e continua a farlo) al sionismo, , accettando in silenzio e con vigliaccheria che i propri simboli vengano deturpati, la storia recente ci sbatte in faccia una verità scomodissima:
durante la guerra per procura in Siria, il cui scopo era una guerra fratricida che mirava a creare (come purtroppo ci è riuscita) fratture settarie all'interno della popolazione, rintuzzando sulle differenze religiose, sono stati i combattenti di Hezbollah, insieme all'Esercito Arabo Siriano (dell'allora governo di Bashar al Assad) a difendere i monasteri cristiani e i simboli della cristianità: a Ma'alula, ma anche altrove, questi combattenti sciiti sono morti per difendere questi simboli dai fanatici jihadisti finanziati dall'occidente sion-imperialista.
Nel Sud del Libano, la garanzia delle chiese libanesi è affidata ai combattenti di Hezbollah, mentre l'esercito di occupazione ebraico-sionista le bombarda da Gaza, come quella millenaria di San Porfirio, passando per la West Bank, arrivando al Libano (in cui recemente ha ucciso un parroco che si rifiutava di lasciare la sua chiesa nel sud del Libano), i cristiani arabi (palestinesi, libanesi, siriani) sanno che l'unico argine contro chi vorrebbe cancellarli dalla faccia della terra in cui sono nati è l'allenza con Hezbollah.
In ogni colpo di quel martello, c'è il fallimento totale della classe politica occidentale che ha barattato la propria anima (ammesso ne abbia una) con il silenzio e il servilismo dell'unico vero pericolo mondiale: il sionismo.
Allego foto sia della statua di Gesù Cristo presa a martellate da un soldato ebreo dell'Esercito di OCCUPAZIONE israeliano (la prima) sia delle immagini in cui i combattenti musulmani sciiti di Hezbollah, sistemano e venerano effigi e statue legate alla cristianità, l'ultima riguarda Hadi Jaber, un combattente di Hezbollah mentre accendeva una candela alla statua della Madonna durante la liberazione di Ma'alula dalla feccia jihadista finanziata dall'occidente, martirizzato nel 2024 da un bombardamento sionista nel sud del Libano.
MEEN ERHABI? CHI è IL TERRORISTA?
E' un fermo immagine che dovrebbe pietrificare anche i nostri governanti.
Per anni l'hasbarah sionista ha venduto ai governi occidentali la favola di "israele" come "unico protettore dei cristiani" in Asia occidentale, questa favoletta è stata la moneta di scambio per ottenere il silenzio complice di Roma, Parigi e Washigton...
Ma quel martello rompe definitivamente l'incantesimo. Non si tratta di un episodio isolato, ma il culmine di un disprezzo sistemico e programmatico, scientifico.
Queste immagini sono l'espressione di una ideologia razzista che non tollera altra sacralità se non, forse, la propria.
Mi è venuto in mente, però, l'approccio radicalmente diverso dei combattenti di Hezbollah... quelli che qui in occidente sono considerati "terroristi" , eppure il loro rispetto per la cristianità non è una "tattica" , ma è una radice culturale e religiosa ben salda:
nell'Islam, Gesù (isa) è venerato come uno dei più grandi profeti di Dio, e sua madre, la Vergine Maria (Maryam) è onorata come la più santa tra le donne.
E mentre l'occidente si sottometteva (e continua a farlo) al sionismo, , accettando in silenzio e con vigliaccheria che i propri simboli vengano deturpati, la storia recente ci sbatte in faccia una verità scomodissima:
durante la guerra per procura in Siria, il cui scopo era una guerra fratricida che mirava a creare (come purtroppo ci è riuscita) fratture settarie all'interno della popolazione, rintuzzando sulle differenze religiose, sono stati i combattenti di Hezbollah, insieme all'Esercito Arabo Siriano (dell'allora governo di Bashar al Assad) a difendere i monasteri cristiani e i simboli della cristianità: a Ma'alula, ma anche altrove, questi combattenti sciiti sono morti per difendere questi simboli dai fanatici jihadisti finanziati dall'occidente sion-imperialista.
Nel Sud del Libano, la garanzia delle chiese libanesi è affidata ai combattenti di Hezbollah, mentre l'esercito di occupazione ebraico-sionista le bombarda da Gaza, come quella millenaria di San Porfirio, passando per la West Bank, arrivando al Libano (in cui recemente ha ucciso un parroco che si rifiutava di lasciare la sua chiesa nel sud del Libano), i cristiani arabi (palestinesi, libanesi, siriani) sanno che l'unico argine contro chi vorrebbe cancellarli dalla faccia della terra in cui sono nati è l'allenza con Hezbollah.
In ogni colpo di quel martello, c'è il fallimento totale della classe politica occidentale che ha barattato la propria anima (ammesso ne abbia una) con il silenzio e il servilismo dell'unico vero pericolo mondiale: il sionismo.
Allego foto sia della statua di Gesù Cristo presa a martellate da un soldato ebreo dell'Esercito di OCCUPAZIONE israeliano (la prima) sia delle immagini in cui i combattenti musulmani sciiti di Hezbollah, sistemano e venerano effigi e statue legate alla cristianità, l'ultima riguarda Hadi Jaber, un combattente di Hezbollah mentre accendeva una candela alla statua della Madonna durante la liberazione di Ma'alula dalla feccia jihadista finanziata dall'occidente, martirizzato nel 2024 da un bombardamento sionista nel sud del Libano.
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