Mi chiedo quale sia il livello di comprensione della realtà di chi dice che "pensare ai caxx nostri" sia cosa buona e giusta, e che fottersene degli altri lo sia altrettanto. Eppure lo hanno capito anche gli universitari americani - vale a dire il gruppo sociale meno politicizzato a cui io riuscissi fino a poco tempo fa a pensare. Da soli non si va da nessuna parte. Ci si salva tutti o si va a fondo tutti. Nel loro "Globalize Intifada" è racchiuso tutto il senso di questa grande verità, ancora preclusa a molti evidentemente.
Globalizzare l'intifada significa aver compreso quale sia la posta in gioco. Che non è solo la Palestina, palesemente. Ed aver compreso anche l'entità e persino le generalità di un potere perverso, sovranazionale, concetto di cui si è parlato tante volte e che però per molti continua ad arenarsi sulla sabbia di Gaza, il quale mira a palestinizzare il mondo intero. Anzi, lo sta già facendo mentre siamo impegnati a guardare altrove, senza mai centrare l'obiettivo.
È un progetto di dominance globale che le classi dirigenti di questo occidente allargato hanno posto in essere per ritardare e contrastare un crollo verticale di fatto già in atto, e che consiste nella progressiva militarizzazione e compressione degli spazi democratici, nella erosione costante dei diritti sociali, civili ed umani delle popolazioni ex-privilegiate, nell'allargamento ad ovest della società del controllo, anche mediante dispositivi falsamente propagandati come progressisti. L'adesione alle guerre dell'impero è emblematica. Governi moralmente azzoppati perché espressione di porzioni sempre più limitate di cittadini, depredano le casse delle proprie nazioni per sostenere ed alimentare operazioni immonde di guerre potenzialmente infinite. In un loop demenziale, come un cane che si morde la coda, in cui la guerra, in quanto paradigma del concetto già sdoganato di emergenza continua, serve a giustificare la perdita progressiva di diritti e democrazia e viceversa.
Globalizzare l'intifada, come hanno ben compreso gli studenti americani, significa proprio questo: nessuno si salverà da solo. La lotta palestinese, come simbolo della eterna lotta dei popoli contro un potere fagocitante, è parte della più pregnante insurrezione degli oppressi contro gli oppressori in ogni angolo del mondo. Salvarsi significa abbattere il mostro in tutte le sue strutture ed in tutte le sue ramificazioni, nazionali e sovranazionali. E che ciò che avviene a Gaza, ma non soltanto a Gaza, riguarda noi tutti non soltanto in senso ideale ed umano, ma pratico e volgarmente pragmatico. Chi non abbia sufficente cuore da empatizzare con la sofferenza immane che vediamo dispiegarsi di fronte ad i nostri occhi, pensi soltanto alle implicazioni che ciò comporta anche in senso egoistico, e tragga le conclusioni più appropriate.
Guardati attorno, unisci i puntini e capirai perché badare al proprio orticello è operazione inutile e demenziale, come quando vuoi tappare una bottiglia e non ti accorgi della crepa nel suo fondo.
Lo abbiamo detto e pensato molte volte, ma questa mi sembra davvero l'ultima chiamata, la famosa luce in fondo al tunnel. Adesso o mai più
#Globalize_Intifada
Rossella Ahmad
Globalizzare l'intifada significa aver compreso quale sia la posta in gioco. Che non è solo la Palestina, palesemente. Ed aver compreso anche l'entità e persino le generalità di un potere perverso, sovranazionale, concetto di cui si è parlato tante volte e che però per molti continua ad arenarsi sulla sabbia di Gaza, il quale mira a palestinizzare il mondo intero. Anzi, lo sta già facendo mentre siamo impegnati a guardare altrove, senza mai centrare l'obiettivo.
È un progetto di dominance globale che le classi dirigenti di questo occidente allargato hanno posto in essere per ritardare e contrastare un crollo verticale di fatto già in atto, e che consiste nella progressiva militarizzazione e compressione degli spazi democratici, nella erosione costante dei diritti sociali, civili ed umani delle popolazioni ex-privilegiate, nell'allargamento ad ovest della società del controllo, anche mediante dispositivi falsamente propagandati come progressisti. L'adesione alle guerre dell'impero è emblematica. Governi moralmente azzoppati perché espressione di porzioni sempre più limitate di cittadini, depredano le casse delle proprie nazioni per sostenere ed alimentare operazioni immonde di guerre potenzialmente infinite. In un loop demenziale, come un cane che si morde la coda, in cui la guerra, in quanto paradigma del concetto già sdoganato di emergenza continua, serve a giustificare la perdita progressiva di diritti e democrazia e viceversa.
Globalizzare l'intifada, come hanno ben compreso gli studenti americani, significa proprio questo: nessuno si salverà da solo. La lotta palestinese, come simbolo della eterna lotta dei popoli contro un potere fagocitante, è parte della più pregnante insurrezione degli oppressi contro gli oppressori in ogni angolo del mondo. Salvarsi significa abbattere il mostro in tutte le sue strutture ed in tutte le sue ramificazioni, nazionali e sovranazionali. E che ciò che avviene a Gaza, ma non soltanto a Gaza, riguarda noi tutti non soltanto in senso ideale ed umano, ma pratico e volgarmente pragmatico. Chi non abbia sufficente cuore da empatizzare con la sofferenza immane che vediamo dispiegarsi di fronte ad i nostri occhi, pensi soltanto alle implicazioni che ciò comporta anche in senso egoistico, e tragga le conclusioni più appropriate.
Guardati attorno, unisci i puntini e capirai perché badare al proprio orticello è operazione inutile e demenziale, come quando vuoi tappare una bottiglia e non ti accorgi della crepa nel suo fondo.
Lo abbiamo detto e pensato molte volte, ma questa mi sembra davvero l'ultima chiamata, la famosa luce in fondo al tunnel. Adesso o mai più
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