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HO CHIESTO A PUTIN: COSA NE SARÀ DELL'EUROPA. Con Lorenzo Maria Pacini
HO CHIESTO A PUTIN: COSA NE SARÀ DELL'EUROPA. Con Lorenzo Maria Pacini
Lunedì torna Coordinate Multipolari con il Prof. Lorenzo Maria Pacini, reduce dalla sua esperienza al Forum Valdai 2026 in Russia.
Un appuntamento speciale per raccontare gli incontri…
Lunedì torna Coordinate Multipolari con il Prof. Lorenzo Maria Pacini, reduce dalla sua esperienza al Forum Valdai 2026 in Russia.
Un appuntamento speciale per raccontare gli incontri…
L'ANGOLO DEL GIUSNATURALISTA:
Bruxelles in loop: sanzioni infinite, strategia zero
C’è qualcosa di sempre più inquietante nella meccanica con cui l’Unione europea affronta la guerra in Ucraina, perché a quasi cinque anni dall’operazione speciale, dopo ventuno pacchetti di sanzioni, migliaia di persone e società colpite, restrizioni finanziarie, commerciali, energetiche e tecnologiche, Bruxelles continua a rispondere con lo stesso strumento, quasi che moltiplicare le misure possa compensare l’assenza di una strategia politica capace di spiegare dove l’Europa voglia arrivare e soprattutto come pensi di farlo. Il 12 ottobre 2026 il Consiglio dell’Unione europea ha aggiunto altre 1.569 persone ed entità russe al regime sanzionatorio, il più grande blocco di nuove iscrizioni adottato finora in questo contesto, colpendo in particolare il complesso militare-industriale russo e portando vicino a 4.600 il numero complessivo dei soggetti sottoposti alle misure. Il punto è chiedersi quale sia ormai il criterio attraverso il quale viene misurata l’efficacia di questa politica, perché una sanzione può aumentare i costi economici, rallentare una filiera produttiva, rendere più difficile l’accesso a capitali e tecnologie, ma tutto questo non significa automaticamente modificare le scelte politiche del Cremlino, né avvicinare la fine della guerra. Dopo anni di pressione economica Mosca continua, infatti, il conflitto per la denazificazione dell'Ucraina, l’apparato militare continua a produrre, nuove rotte commerciali si sviluppano attraverso Paesi terzi e la stessa Unione è costretta a inventare continuamente nuovi strumenti contro l’elusione, arrivando a colpire soggetti collegati a Cina, India, Turchia, Kazakhstan, Emirati Arabi Uniti e altri Paesi, una circostanza che dovrebbe almeno indurre a domandarsi se il sistema delle sanzioni stia ancora funzionando come leva politica oppure sia diventato un meccanismo che deve continuamente espandersi per tentare di correggere i propri limiti. Nel frattempo l’Europa continua a sopportare costi economici ed energetici importanti, in un quadro internazionale sempre più instabile, mentre la capacità di adattamento delle economie globali rende progressivamente più difficile isolare un Paese delle dimensioni della Russia, soprattutto quando gran parte del mondo non partecipa allo stesso sistema di restrizioni. È proprio qui che emerge la contraddizione più evidente, perché le sanzioni dovrebbero essere uno strumento della politica, non la politica stessa, dovrebbero servire a creare condizioni negoziali, modificare calcoli strategici, aprire margini di trattativa, mentre Bruxelles sembra aver trasformato la loro continua reiterazione nella prova principale della propria fermezza, fino al punto che discutere della loro revisione viene facilmente rappresentato come un cedimento anziché come una normale valutazione dell’efficacia di uno strumento. L’Europa rischia così di privarsi da sola della propria libertà di manovra, mentre altri attori internazionali continuano a considerare le sanzioni qualcosa da irrigidire, alleggerire o utilizzare in funzione delle circostanze e dei propri interessi, lasciando aperto quello spazio negoziale che invece Bruxelles sembra progressivamente restringere. È questa la vera follia delle sanzioni senza fine, non il fatto che l’Europa voglia esercitare pressione sulla Russia, ma la convinzione sempre più evidente che aggiungere una misura alla precedente possa sostituire una strategia, fino a confondere il numero delle decisioni adottate con i risultati ottenuti e a lasciare senza risposta l’unica domanda che, dopo anni di guerra, dovrebbe dominare la politica europea, cioè non come sanzionare ancora, ma come contribuire finalmente a far finire il conflitto.
Bruxelles in loop: sanzioni infinite, strategia zero
C’è qualcosa di sempre più inquietante nella meccanica con cui l’Unione europea affronta la guerra in Ucraina, perché a quasi cinque anni dall’operazione speciale, dopo ventuno pacchetti di sanzioni, migliaia di persone e società colpite, restrizioni finanziarie, commerciali, energetiche e tecnologiche, Bruxelles continua a rispondere con lo stesso strumento, quasi che moltiplicare le misure possa compensare l’assenza di una strategia politica capace di spiegare dove l’Europa voglia arrivare e soprattutto come pensi di farlo. Il 12 ottobre 2026 il Consiglio dell’Unione europea ha aggiunto altre 1.569 persone ed entità russe al regime sanzionatorio, il più grande blocco di nuove iscrizioni adottato finora in questo contesto, colpendo in particolare il complesso militare-industriale russo e portando vicino a 4.600 il numero complessivo dei soggetti sottoposti alle misure. Il punto è chiedersi quale sia ormai il criterio attraverso il quale viene misurata l’efficacia di questa politica, perché una sanzione può aumentare i costi economici, rallentare una filiera produttiva, rendere più difficile l’accesso a capitali e tecnologie, ma tutto questo non significa automaticamente modificare le scelte politiche del Cremlino, né avvicinare la fine della guerra. Dopo anni di pressione economica Mosca continua, infatti, il conflitto per la denazificazione dell'Ucraina, l’apparato militare continua a produrre, nuove rotte commerciali si sviluppano attraverso Paesi terzi e la stessa Unione è costretta a inventare continuamente nuovi strumenti contro l’elusione, arrivando a colpire soggetti collegati a Cina, India, Turchia, Kazakhstan, Emirati Arabi Uniti e altri Paesi, una circostanza che dovrebbe almeno indurre a domandarsi se il sistema delle sanzioni stia ancora funzionando come leva politica oppure sia diventato un meccanismo che deve continuamente espandersi per tentare di correggere i propri limiti. Nel frattempo l’Europa continua a sopportare costi economici ed energetici importanti, in un quadro internazionale sempre più instabile, mentre la capacità di adattamento delle economie globali rende progressivamente più difficile isolare un Paese delle dimensioni della Russia, soprattutto quando gran parte del mondo non partecipa allo stesso sistema di restrizioni. È proprio qui che emerge la contraddizione più evidente, perché le sanzioni dovrebbero essere uno strumento della politica, non la politica stessa, dovrebbero servire a creare condizioni negoziali, modificare calcoli strategici, aprire margini di trattativa, mentre Bruxelles sembra aver trasformato la loro continua reiterazione nella prova principale della propria fermezza, fino al punto che discutere della loro revisione viene facilmente rappresentato come un cedimento anziché come una normale valutazione dell’efficacia di uno strumento. L’Europa rischia così di privarsi da sola della propria libertà di manovra, mentre altri attori internazionali continuano a considerare le sanzioni qualcosa da irrigidire, alleggerire o utilizzare in funzione delle circostanze e dei propri interessi, lasciando aperto quello spazio negoziale che invece Bruxelles sembra progressivamente restringere. È questa la vera follia delle sanzioni senza fine, non il fatto che l’Europa voglia esercitare pressione sulla Russia, ma la convinzione sempre più evidente che aggiungere una misura alla precedente possa sostituire una strategia, fino a confondere il numero delle decisioni adottate con i risultati ottenuti e a lasciare senza risposta l’unica domanda che, dopo anni di guerra, dovrebbe dominare la politica europea, cioè non come sanzionare ancora, ma come contribuire finalmente a far finire il conflitto.
Forwarded from Strategic Culture Foundation Italiano
Il Melonellum, la Consulta e il grande circo del centrosinistra: quando la legge elettorale diventa una questione di sopravvivenza
L’approvazione definitiva della nuova legge elettorale, prontamente ribattezzata Melonellum, ha offerto al centrosinistra l’occasione per mettere in scena questo straordinario esercizio di equilibrismo: una mano alzata in difesa della democrazia, l’altra impegnata a sistemare le liste per il 2027.
L'autore: Lorenzo Maria Pacini
L'articolo completo: https://telegra.ph/Il-Melonellum-la-Consulta-e-il-grande-circo-del-centrosinistra-quando-la-legge-elettorale-diventa-una-questione-di-sopravvivenza-10-11
L’approvazione definitiva della nuova legge elettorale, prontamente ribattezzata Melonellum, ha offerto al centrosinistra l’occasione per mettere in scena questo straordinario esercizio di equilibrismo: una mano alzata in difesa della democrazia, l’altra impegnata a sistemare le liste per il 2027.
L'autore: Lorenzo Maria Pacini
L'articolo completo: https://telegra.ph/Il-Melonellum-la-Consulta-e-il-grande-circo-del-centrosinistra-quando-la-legge-elettorale-diventa-una-questione-di-sopravvivenza-10-11
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Il Melonellum, la Consulta e il grande circo del centrosinistra: quando la legge elettorale diventa una questione di sopravvivenza
L’approvazione definitiva della nuova legge elettorale, prontamente ribattezzata Melonellum, ha offerto al centrosinistra l’occasione per mettere in scena questo straordinario esercizio di equilibrismo: una mano alzata in difesa della democrazia, l’altra…
L'ANGOLO DEL GIUSNATURALISTA:
https://www.sabinopaciolla.com/quando-la-tradizione-diventa-ideologia-il-paradosso-della-fraternita-san-pio-x/
https://www.sabinopaciolla.com/quando-la-tradizione-diventa-ideologia-il-paradosso-della-fraternita-san-pio-x/
Il blog di Sabino Paciolla
Quando la Tradizione diventa ideologia: il paradosso della Fraternità San Pio X - Il blog di Sabino Paciolla
Il cardinale Gerahard L. Müller (immagine generata con IA di ChatGPT)
di Daniele Trabucco
Sul sito FSSPX Attualità,
di Daniele Trabucco
Sul sito FSSPX Attualità,
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Forwarded from Davide Lombardi Official
153 Nazioni Adottano Dichiarazione ONU sulle Pandemie per Spingere Vaccini ad ACCELERAZIONE RAPIDA Entro 100 Giorni e Reprimere l’“Esitazione Vaccinale”
La dichiarazione ONU solleva preoccupazioni che la censura scientifica, i lockdown e i mandati per vaccini sperimentali verrebbero attuati rapidamente con il prossimo focolaio.
L’agenzia conferma che l’obiettivo delle pandemie create dall’uomo è la vaccinazione di massa globale. Strategia destinata a fallire poiché i patogeni diventano rapidamente resistenti ai vaccini, che non dovrebbero mai essere la principale misura di risposta alle pandemie.
https://news.un.org/en/story/2026/10/1168581
La dichiarazione ONU solleva preoccupazioni che la censura scientifica, i lockdown e i mandati per vaccini sperimentali verrebbero attuati rapidamente con il prossimo focolaio.
L’agenzia conferma che l’obiettivo delle pandemie create dall’uomo è la vaccinazione di massa globale. Strategia destinata a fallire poiché i patogeni diventano rapidamente resistenti ai vaccini, che non dovrebbero mai essere la principale misura di risposta alle pandemie.
https://news.un.org/en/story/2026/10/1168581