LE APORIE DEL POST-COSTITUZIONALISMO:
Sulla rivista di fascia A "Nomos" n.1/2026 trovate un mio contributo nel quale cerco di dimostrare tutte le contraddizioni del costituzionalismo, del neocostituzionalismo e del post-costituzionalismo.
Seguimi sul canale Telegram Il Giusnaturalista https://t.me/Giusnaturalista.
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Forwarded from Idee&Azione
LE FORME DEL POTERE - edizione 2026
Dopo il successo del primo ciclo seminariale, tornano i dibattiti suddivisi in incontri tematici, nei quali verranno approfondite le forme del potere tramite le parole di grandi pensatori e autori del pensiero mondiale, da Oriente a Occidente. Gli incontri uniranno la lettura commentata di brani scelti e la riflessione e discussione condivisa con tutti i partecipanti, in modo da sviluppare il pensiero critico e trarre, assieme, delle soluzioni.
Il seminario è aperto a tutti e si svolgere comodamente online.
Per info & iscrizioni
Francesca Ferrazza
+39 379 107 5715
universita@unidolomiti.it
Dopo il successo del primo ciclo seminariale, tornano i dibattiti suddivisi in incontri tematici, nei quali verranno approfondite le forme del potere tramite le parole di grandi pensatori e autori del pensiero mondiale, da Oriente a Occidente. Gli incontri uniranno la lettura commentata di brani scelti e la riflessione e discussione condivisa con tutti i partecipanti, in modo da sviluppare il pensiero critico e trarre, assieme, delle soluzioni.
Il seminario è aperto a tutti e si svolgere comodamente online.
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Francesca Ferrazza
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universita@unidolomiti.it
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L'ANGOLO DEL GIUSNATURALISTA:
https://www.byoblu.com/2026/04/28/caso-minetti-il-punto-di-vista-giuridico-e-politico-con-trabucco-e-becchi/
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ByoBlu
CASO MINETTI: IL PUNTO DI VISTA GIURIDICO E POLITICO CON TRABUCCO E BECCHI
Il caso Minetti si complica. Proviamo a dare qualche risposta alle tante domande intorno ad una vicenda intricata, che coinvolge il Quirinale
L'ANGOLO DEL GIUSNATURALISTA:
L’IDOLATRIA DEL LAVORO E L’ERRORE DEL FONDAMENTO
Affermare che la Repubblica è fondata sul lavoro, come recita il comma 1 dell'art. 1 della Costituzione vigente, significa porre a principio dell’ordine politico una realtà che non è originaria, bensì derivata. Il lavoro, infatti, appartiene all’agire dell’uomo, non al suo essere. In altri termini, non fonda la dignità della persona, la presuppone. L’uomo non vale perché lavora, lavora perché possiede già un valore anteriore a ogni funzione sociale, economica o produttiva. Qui emerge l’aporia logica della formula. Ciò che è strumentale non può essere fondativo. Il lavoro è mezzo di perfezionamento, partecipazione e servizio, non criterio ultimo della convivenza. Esso stesso deve essere giudicato secondo una misura superiore, poiché vi sono lavori che elevano l’uomo e lavori che lo degradano. Dunque, non può essere il lavoro a fondare la Repubblica, perché il lavoro ha bisogno di essere ordinato al bene. Una comunità politica giusta non si radica nella prestazione, bensì nella persona. Se il fondamento è il lavoro, chi non lavora rischia di apparire marginale rispetto alla pienezza della cittadinanza: il bambino, l’anziano, il malato, il povero, il disabile, il contemplativo. Proprio costoro mostrano che la dignità non dipende dalla produttività. Il lavoro è nobile quando serve l’uomo, diventa equivoco quando pretende di definirlo. Non è la sorgente dell’ordine politico, ma una sua espressione. Prima del lavoratore vi è la persona, prima dell’utile vi è il giusto, prima della produzione vi è il bene. Una Repubblica autenticamente umana non può essere fondata su ciò che l’uomo fa, ma su ciò che l’uomo è.
L’IDOLATRIA DEL LAVORO E L’ERRORE DEL FONDAMENTO
Affermare che la Repubblica è fondata sul lavoro, come recita il comma 1 dell'art. 1 della Costituzione vigente, significa porre a principio dell’ordine politico una realtà che non è originaria, bensì derivata. Il lavoro, infatti, appartiene all’agire dell’uomo, non al suo essere. In altri termini, non fonda la dignità della persona, la presuppone. L’uomo non vale perché lavora, lavora perché possiede già un valore anteriore a ogni funzione sociale, economica o produttiva. Qui emerge l’aporia logica della formula. Ciò che è strumentale non può essere fondativo. Il lavoro è mezzo di perfezionamento, partecipazione e servizio, non criterio ultimo della convivenza. Esso stesso deve essere giudicato secondo una misura superiore, poiché vi sono lavori che elevano l’uomo e lavori che lo degradano. Dunque, non può essere il lavoro a fondare la Repubblica, perché il lavoro ha bisogno di essere ordinato al bene. Una comunità politica giusta non si radica nella prestazione, bensì nella persona. Se il fondamento è il lavoro, chi non lavora rischia di apparire marginale rispetto alla pienezza della cittadinanza: il bambino, l’anziano, il malato, il povero, il disabile, il contemplativo. Proprio costoro mostrano che la dignità non dipende dalla produttività. Il lavoro è nobile quando serve l’uomo, diventa equivoco quando pretende di definirlo. Non è la sorgente dell’ordine politico, ma una sua espressione. Prima del lavoratore vi è la persona, prima dell’utile vi è il giusto, prima della produzione vi è il bene. Una Repubblica autenticamente umana non può essere fondata su ciò che l’uomo fa, ma su ciò che l’uomo è.
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