L'ANGOLO DEL GIUSNATURALISTA:
LA LINGUA CHE SVUOTA IL DIRITTO
La neolingua non è soltanto una lingua menzognera, ma una lingua amputata, costruita per restringere il pensiero prima ancora che per deformare il giudizio: in Orwell essa mira a rendere impossibile ogni pensiero non conforme, mentre in Gorgia, nell’Encomio di Elena, il lógos è già indicato come «potente signore», capace di dominare l’anima, generare timore, produrre consenso e piegare la percezione del reale; ciò che nel sofista era intuizione della forza ambigua della parola, oggi diventa tecnica di governo, perché il linguaggio non si limita più a descrivere, ma classifica, include, espelle, consacra e condanna. È in questo punto che lo Stato di diritto rischia di trasformarsi (lo è già di fatto) in un involucro: le procedure restano, le garanzie sopravvivono nella loro apparenza, il pluralismo viene celebrato come valore assoluto, ma, privo di una base teoretica nell’ordine naturale e nella verità dell’uomo, degenera in indifferentismo organizzato, ossia in un sistema che tollera tutto ciò che non mette in discussione il paradigma dominante e, nello stesso tempo, emargina ciò che lo contraddice. Le parole diventano allora strumenti di interdizione: “fascismo”, quando non designa più una precisa categoria storica ma un marchio morale, serve a sottrarre l’avversario alla discussione; “No-vax”, quando non indica una posizione sanitaria ma una minorazione civile, costruisce un soggetto sospetto; analogamente, nelle recenti vicende culturali e istituzionali, come nel caso della Biennale di Venezia, l’etichetta politica tende a precedere l’opera, il giudizio ideologico a sostituire il giudizio sulla realtà, la scomunica linguistica a prendere il posto dell’argomentazione. Contro questa deriva non basta difendere astrattamente la libertà di parola: occorre recuperare il realismo, cioè il primato delle cose sui nomi, della natura sull’artificio, della verità sul consenso, perché quando il linguaggio si separa dall’essere anche il diritto si separa dalla giustizia, e quando il diritto perde la giustizia lo Stato di diritto non viene abolito, ma sopravvive come maschera procedurale di un potere sempre più selettivo. La decadenza dell’Occidente passa dunque anche da qui: dalla corruzione delle parole, dalla loro trasformazione in armi morali e amministrative, dalla perdita del nesso tra linguaggio e realtà; per questo la battaglia decisiva è linguistica perché è metafisica, e restituire alle parole il loro rapporto con l’essere significa restituire all’uomo la possibilità stessa di pensare, giudicare e resistere.
LA LINGUA CHE SVUOTA IL DIRITTO
La neolingua non è soltanto una lingua menzognera, ma una lingua amputata, costruita per restringere il pensiero prima ancora che per deformare il giudizio: in Orwell essa mira a rendere impossibile ogni pensiero non conforme, mentre in Gorgia, nell’Encomio di Elena, il lógos è già indicato come «potente signore», capace di dominare l’anima, generare timore, produrre consenso e piegare la percezione del reale; ciò che nel sofista era intuizione della forza ambigua della parola, oggi diventa tecnica di governo, perché il linguaggio non si limita più a descrivere, ma classifica, include, espelle, consacra e condanna. È in questo punto che lo Stato di diritto rischia di trasformarsi (lo è già di fatto) in un involucro: le procedure restano, le garanzie sopravvivono nella loro apparenza, il pluralismo viene celebrato come valore assoluto, ma, privo di una base teoretica nell’ordine naturale e nella verità dell’uomo, degenera in indifferentismo organizzato, ossia in un sistema che tollera tutto ciò che non mette in discussione il paradigma dominante e, nello stesso tempo, emargina ciò che lo contraddice. Le parole diventano allora strumenti di interdizione: “fascismo”, quando non designa più una precisa categoria storica ma un marchio morale, serve a sottrarre l’avversario alla discussione; “No-vax”, quando non indica una posizione sanitaria ma una minorazione civile, costruisce un soggetto sospetto; analogamente, nelle recenti vicende culturali e istituzionali, come nel caso della Biennale di Venezia, l’etichetta politica tende a precedere l’opera, il giudizio ideologico a sostituire il giudizio sulla realtà, la scomunica linguistica a prendere il posto dell’argomentazione. Contro questa deriva non basta difendere astrattamente la libertà di parola: occorre recuperare il realismo, cioè il primato delle cose sui nomi, della natura sull’artificio, della verità sul consenso, perché quando il linguaggio si separa dall’essere anche il diritto si separa dalla giustizia, e quando il diritto perde la giustizia lo Stato di diritto non viene abolito, ma sopravvive come maschera procedurale di un potere sempre più selettivo. La decadenza dell’Occidente passa dunque anche da qui: dalla corruzione delle parole, dalla loro trasformazione in armi morali e amministrative, dalla perdita del nesso tra linguaggio e realtà; per questo la battaglia decisiva è linguistica perché è metafisica, e restituire alle parole il loro rapporto con l’essere significa restituire all’uomo la possibilità stessa di pensare, giudicare e resistere.
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Hantavirus, X files. Guerra biologica. A voi il giudizio.
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L'ANGOLO DEL GIUSNATURALISTA:
LA METAFISICA DELL’EMERGENZA E L’APORIA DELLO STATO MODERNO
L’epoca delle pandemie e delle emergenze non è una semplice deviazione dello Stato di diritto, ma il momento in cui affiora la sua contraddizione originaria: lo Stato moderno proclama il limite del potere e, tuttavia, conserva la pretesa sovrana di decidere quando quel limite possa essere ridotto, sospeso o riassorbito nella necessità. Qui emerge il nodo metafisico: se il diritto non partecipa di un ordine oggettivo del giusto, anteriore alla volontà positiva e radicato nella natura della persona, esso diventa inevitabilmente tecnica della decisione, forma dell’urgenza, linguaggio alto dell’autolegittimazione del potere. Le Costituzioni contemporanee proclamano dignità, diritti e libertà, eppure ne affidano l’effettività al bilanciamento mutevole, alla contingenza storica e alla decisione pubblica dominante, sicché ciò che dovrebbe misurare il potere finisce per essere misurato dal potere stesso. L’emergenza, allora, non distrugge dall’esterno l’ordine costituzionale moderno, bensì ne rivela la fragilità ontologica: dove manca una misura superiore alla sovranità, anche la libertà può diventare spazio amministrato e la Costituzione la forma elegante di una protezione che, promettendo sicurezza, confessa l’impossibilità di fondare davvero la libertà.
LA METAFISICA DELL’EMERGENZA E L’APORIA DELLO STATO MODERNO
L’epoca delle pandemie e delle emergenze non è una semplice deviazione dello Stato di diritto, ma il momento in cui affiora la sua contraddizione originaria: lo Stato moderno proclama il limite del potere e, tuttavia, conserva la pretesa sovrana di decidere quando quel limite possa essere ridotto, sospeso o riassorbito nella necessità. Qui emerge il nodo metafisico: se il diritto non partecipa di un ordine oggettivo del giusto, anteriore alla volontà positiva e radicato nella natura della persona, esso diventa inevitabilmente tecnica della decisione, forma dell’urgenza, linguaggio alto dell’autolegittimazione del potere. Le Costituzioni contemporanee proclamano dignità, diritti e libertà, eppure ne affidano l’effettività al bilanciamento mutevole, alla contingenza storica e alla decisione pubblica dominante, sicché ciò che dovrebbe misurare il potere finisce per essere misurato dal potere stesso. L’emergenza, allora, non distrugge dall’esterno l’ordine costituzionale moderno, bensì ne rivela la fragilità ontologica: dove manca una misura superiore alla sovranità, anche la libertà può diventare spazio amministrato e la Costituzione la forma elegante di una protezione che, promettendo sicurezza, confessa l’impossibilità di fondare davvero la libertà.
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L'ANGOLO DEL GIUSNATURALISTA:
Ogni "emergenza" diventa l’occasione per incidere ancora sulla nostra umanità, abituandoci a pensare il prossimo come minaccia, il contatto come colpa, la libertà come concessione revocabile. Non si tratta più soltanto di proteggere il corpo, ma di rimodellare l’uomo, riducendolo a pura vita biologica da sorvegliare e amministrare.
Ogni "emergenza" diventa l’occasione per incidere ancora sulla nostra umanità, abituandoci a pensare il prossimo come minaccia, il contatto come colpa, la libertà come concessione revocabile. Non si tratta più soltanto di proteggere il corpo, ma di rimodellare l’uomo, riducendolo a pura vita biologica da sorvegliare e amministrare.
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SULLA DERIVA AZIENDALISTICA DELLA SCUOLA:
Ieri a Verona a parlare della scuola italiana e della sua deriva "aziendalistica" e "neoliberista". Perchè la Costituzione non ci "salva"? Perchè, essendo anfibologica, non ha alcuna idea di persona da formare, limitandosi ad addestrarla. Grazie agli organizzatori e alle tantissime persone presenti.
Seguimi sul canale Telegram Il Giusnaturalista: https://t.me/Giusnaturalista
Ieri a Verona a parlare della scuola italiana e della sua deriva "aziendalistica" e "neoliberista". Perchè la Costituzione non ci "salva"? Perchè, essendo anfibologica, non ha alcuna idea di persona da formare, limitandosi ad addestrarla. Grazie agli organizzatori e alle tantissime persone presenti.
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https://www.gazzettadellemilia.it/cultura/item/53436-hantavirus-verso-una-nuova-liturgia-della-paura
www.gazzettadellemilia.it
Hantavirus: verso una nuova "liturgia della paura"?
Il Prof Daniele Trabucco incontra il dott. Leonardo Guerra (Biologo Molecolare) su un tema di attualità legato a salute e scienza. Mercoledì 13 maggio 2026 Ore 21:00 in diretta sul canale Telegram Il...
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Forwarded from Strategic Culture Foundation Italiano
La Biennale sputafuoco
La 61ª Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia si è aperta in un clima carico di tensioni politiche, simboliche e culturali.
L'autore: Lorenzo Maria Pacini
L'articolo completo: https://telegra.ph/La-Biennale-sputafuoco-05-10
La 61ª Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia si è aperta in un clima carico di tensioni politiche, simboliche e culturali.
L'autore: Lorenzo Maria Pacini
L'articolo completo: https://telegra.ph/La-Biennale-sputafuoco-05-10
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