SULLA NATURA DEL POTERE POLITICO:
"Quando il diritto viene separato dalla "res iusta", esso oscilla fra formalismo e sociologismo, fra culto del sistema e culto dell'esistente" (cit. Trabucco, Lectio magistralis dal titolo: "L'organizzazione del potere politico".
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L'ANGOLO DEL GIUSNATURALISTA:
DRAGHI MEDIATORE? MA PER FAVORE
L’ipotesi di affidare a Mario Draghi un ruolo di mediatore europeo nel conflitto russo-ucraino appare, più che una soluzione diplomatica, il sintomo di una profonda povertà politica dell’Unione europea. La pace non si costruisce con il prestigio personale, con l’autorevolezza tecnocratica o con il curriculum internazionale. La pace richiede una visione politica, una capacità di ascolto delle ragioni profonde del conflitto, un equilibrio reale tra le parti, una credibilità fondata non solo sui rapporti con i mercati, con le istituzioni finanziarie o con le cancellerie occidentali, ma sulla capacità di parlare anche a chi non appartiene al proprio campo geopolitico. Draghi rappresenta esattamente l’opposto di questa postura. È l’uomo dell’establishment europeo, della governance tecnocratica, della sovranità compressa entro i vincoli economico-finanziari, dell’europeismo inteso non come comunità di popoli ma come amministrazione sovranazionale delle decisioni fondamentali. Pensare che una figura così organicamente collocata dentro l’architettura atlantica ed eurocratica possa essere percepita come mediatore imparziale significa confondere la mediazione con la gestione diplomatica di una linea già decisa.
DRAGHI MEDIATORE? MA PER FAVORE
L’ipotesi di affidare a Mario Draghi un ruolo di mediatore europeo nel conflitto russo-ucraino appare, più che una soluzione diplomatica, il sintomo di una profonda povertà politica dell’Unione europea. La pace non si costruisce con il prestigio personale, con l’autorevolezza tecnocratica o con il curriculum internazionale. La pace richiede una visione politica, una capacità di ascolto delle ragioni profonde del conflitto, un equilibrio reale tra le parti, una credibilità fondata non solo sui rapporti con i mercati, con le istituzioni finanziarie o con le cancellerie occidentali, ma sulla capacità di parlare anche a chi non appartiene al proprio campo geopolitico. Draghi rappresenta esattamente l’opposto di questa postura. È l’uomo dell’establishment europeo, della governance tecnocratica, della sovranità compressa entro i vincoli economico-finanziari, dell’europeismo inteso non come comunità di popoli ma come amministrazione sovranazionale delle decisioni fondamentali. Pensare che una figura così organicamente collocata dentro l’architettura atlantica ed eurocratica possa essere percepita come mediatore imparziale significa confondere la mediazione con la gestione diplomatica di una linea già decisa.
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Forwarded from Gianluca Magi - Incognita
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Ecco «l’opera di una vita» di Mario Draghi.
È tempo di rileggere:
◼︎ Gianluca Magi, Goebbels. 11 tattiche di manipolazione oscura, Prefazione di Jean-Paul Fitoussi, Piano B.
Libro per salvarsi dalla Trinità del Potere: il Male, la Stupidità e la Menzogna.
Libro prima censurato e poi silenziato dai media mainstream.
◼ Segui Incognita
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◼︎ Gianluca Magi, Goebbels. 11 tattiche di manipolazione oscura, Prefazione di Jean-Paul Fitoussi, Piano B.
Libro per salvarsi dalla Trinità del Potere: il Male, la Stupidità e la Menzogna.
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L'ANGOLO DEL GIUSNATURALISTA:
LA CULLA VUOTA DELL’OCCIDENTE STANCO
Dal 2000 ad oggi l’Italia e l’Europa hanno smesso di generare futuro.
In Italia le nascite sono scese fino a 369.944 nel 2024, con appena 1,18 figli per donna, nuovo minimo storico. Nell’Unione europea, nel 2024, sono nati 3,55 milioni di bambini e la fecondità è caduta a 1,34 figli per donna, il livello più basso dal 2001. Non siamo davanti a una fatalità statistica, ma al fallimento di un’intera cultura politica. I Governi hanno confuso la natalità con l’assistenza occasionale, riducendo la famiglia a destinataria di bonus, assegni temporanei, mance fiscali e annunci da legge di bilancio. Ora, un figlio non nasce perché arriva un contributo una tantum. Nasce quando una coppia vede stabilità, casa, lavoro, tempo, scuola, cura e riconoscimento sociale. Le misure efficaci sarebbero altre, ma non sono mai state adottate in modo organico. Un fisco realmente familiare fondato sul numero dei figli, asili nido gratuiti e universali, congedi parentali lunghi e ben retribuiti, tutela forte della maternità nel lavoro, politiche abitative per giovani coppie, salari adeguati e contratti non precari. Servirebbe anche una scuola compatibile con la vita familiare e una legislazione che consideri il figlio non un costo privato, ma un bene comune. Finché lo Stato tratterà la denatalità come una voce di spesa e non come una crisi di civiltà, i bonus continueranno a comprare consenso, non a far nascere bambini.
LA CULLA VUOTA DELL’OCCIDENTE STANCO
Dal 2000 ad oggi l’Italia e l’Europa hanno smesso di generare futuro.
In Italia le nascite sono scese fino a 369.944 nel 2024, con appena 1,18 figli per donna, nuovo minimo storico. Nell’Unione europea, nel 2024, sono nati 3,55 milioni di bambini e la fecondità è caduta a 1,34 figli per donna, il livello più basso dal 2001. Non siamo davanti a una fatalità statistica, ma al fallimento di un’intera cultura politica. I Governi hanno confuso la natalità con l’assistenza occasionale, riducendo la famiglia a destinataria di bonus, assegni temporanei, mance fiscali e annunci da legge di bilancio. Ora, un figlio non nasce perché arriva un contributo una tantum. Nasce quando una coppia vede stabilità, casa, lavoro, tempo, scuola, cura e riconoscimento sociale. Le misure efficaci sarebbero altre, ma non sono mai state adottate in modo organico. Un fisco realmente familiare fondato sul numero dei figli, asili nido gratuiti e universali, congedi parentali lunghi e ben retribuiti, tutela forte della maternità nel lavoro, politiche abitative per giovani coppie, salari adeguati e contratti non precari. Servirebbe anche una scuola compatibile con la vita familiare e una legislazione che consideri il figlio non un costo privato, ma un bene comune. Finché lo Stato tratterà la denatalità come una voce di spesa e non come una crisi di civiltà, i bonus continueranno a comprare consenso, non a far nascere bambini.
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L'ANGOLO DEL GIUSNATURALISTA:
LA COMUNITÀ POLITICA NON È UN CONTRATTO DI INTERESSI
Secondo il diritto naturale classico, la comunità politica non nasce semplicemente per evitare il conflitto, garantire sicurezza o sommare interessi individuali. Essa nasce perché l’uomo, per natura, è ordinato a vivere con gli altri e a cercare insieme un bene che lo supera: il bene comune. Qui sta la grande differenza rispetto alla concezione moderna. Per il pensiero moderno, spesso, lo Stato è il prodotto di un patto tra individui separati, preoccupati anzitutto di proteggere diritti soggettivi, proprietà, libertà private e sicurezza. La politica diventa così tecnica di gestione, amministrazione del consenso, equilibrio tra pretese concorrenti. Per la visione classica, invece, la politica ha un fine più alto: ordinare la convivenza alla giustizia, alla virtù, alla pace sociale e alla vita buona. Le leggi non sono giuste solo perché votate dalla maggioranza o formalmente valide, ma perché conformi alla verità dell’uomo e orientate al bene comune. Un esempio concreto: una scuola pubblica non dovrebbe limitarsi a “fornire competenze” utili al mercato del lavoro.Deve educare la persona, formare il carattere, trasmettere il senso del vero, del bene e del giusto. Se rinuncia a questo compito, non serve più pienamente la comunità politica: produce individui funzionali, ma non cittadini capaci di vivere bene insieme.
LA COMUNITÀ POLITICA NON È UN CONTRATTO DI INTERESSI
Secondo il diritto naturale classico, la comunità politica non nasce semplicemente per evitare il conflitto, garantire sicurezza o sommare interessi individuali. Essa nasce perché l’uomo, per natura, è ordinato a vivere con gli altri e a cercare insieme un bene che lo supera: il bene comune. Qui sta la grande differenza rispetto alla concezione moderna. Per il pensiero moderno, spesso, lo Stato è il prodotto di un patto tra individui separati, preoccupati anzitutto di proteggere diritti soggettivi, proprietà, libertà private e sicurezza. La politica diventa così tecnica di gestione, amministrazione del consenso, equilibrio tra pretese concorrenti. Per la visione classica, invece, la politica ha un fine più alto: ordinare la convivenza alla giustizia, alla virtù, alla pace sociale e alla vita buona. Le leggi non sono giuste solo perché votate dalla maggioranza o formalmente valide, ma perché conformi alla verità dell’uomo e orientate al bene comune. Un esempio concreto: una scuola pubblica non dovrebbe limitarsi a “fornire competenze” utili al mercato del lavoro.Deve educare la persona, formare il carattere, trasmettere il senso del vero, del bene e del giusto. Se rinuncia a questo compito, non serve più pienamente la comunità politica: produce individui funzionali, ma non cittadini capaci di vivere bene insieme.
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L'ANGOLO DEL GIUSNATURALISTA:
LA SIRINGA NEL POLLAIO:
La vaccinazione del pollame contro l’influenza aviaria ad alta patogenicità è oggi giuridicamente legittimata, in sede europea, dal regolamento delegato (UE) 2023/361, adottato nel quadro del regolamento (UE) 2016/429 sulla sanità animale, e, in sede interna, dal dispositivo del Ministero della Salute del 5 maggio 2026, che ha avviato un progetto pilota per il sottotipo H5, limitato a determinati stabilimenti e a specifiche categorie di animali. Questa base normativa non chiude la questione, semmai la apre, perché mostra che la vaccinazione non è trattata come un gesto ordinario e pacifico, bensì come un’operazione da circondare di controlli, tracciabilità, sorveglianza, limiti alla movimentazione e condizioni tecniche particolarmente stringenti. Il problema, allora, non è soltanto veterinario. È antropologico. Nel momento in cui il pollaio diventa il luogo di una gestione farmacologica permanente del vivente, l’uomo è costretto a interrogarsi non solo su ciò che mangia, bensì sul sistema che decide per lui che cosa sia sicuro, accettabile, controllato e, dunque, consumabile. Il vaccino applicato agli animali da allevamento non resta, infatti, confinato nell’animale, perché entra idealmente nella catena del cibo, nella fiducia del consumatore, nella struttura produttiva, nella mentalità collettiva e nella forma stessa del rapporto tra uomo, natura e tecnica. Il rischio per l'uomo, pertanto, è più profondo, perché riguarda la dipendenza crescente della sicurezza alimentare da un apparato tecnico che deve funzionare senza errori, senza omissioni, senza opacità, senza conflitti di interesse e senza cedimenti nella sorveglianza. Quando la salubrità del cibo non appare più come il frutto di un ordine naturale custodito, di allevamenti sani, di ambienti equilibrati e di pratiche produttive proporzionate, quanto come il risultato di un equilibrio artificiale tra virus, vaccino, protocollo, registro elettronico, autorizzazione amministrativa e controllo periodico, l’uomo non viene realmente rassicurato, viene educato a dipendere. La tecnica, del resto, non elimina necessariamente il disordine che l’ha resa necessaria, spesso lo rende amministrabile. Gli allevamenti intensivi, la concentrazione degli animali, l’accelerazione produttiva, la standardizzazione biologica e la riduzione dell’animale a unità economica creano un ambiente in cui la malattia può diffondersi con maggiore facilità. Di fronte a questa fragilità, la risposta dominante non consiste nel ripensare il modello, nel ridurre l’artificialità del sistema, nel restituire misura alla produzione e proporzione al rapporto tra uomo e animale, bensì nell’aggiungere un ulteriore livello tecnico a un ordine già profondamente tecnicizzato. Il vaccino, in questa prospettiva, rischia di diventare il sacramento laico della civiltà produttivistica. Non corregge la deformazione dell’allevamento industriale, la rende più sostenibile. Non restituisce l’animale al suo ordine, lo adatta meglio alla macchina. Non interroga l’uomo sulla sua responsabilità, gli offre una soluzione pronta, confezionata e giustificata dal lessico rassicurante della biosicurezza. La tecnica, allora, interviene dove la prudenza avrebbe dovuto prevenire, poi si presenta come cura di ciò che essa stessa, almeno in parte, ha contribuito a generare.
LA SIRINGA NEL POLLAIO:
La vaccinazione del pollame contro l’influenza aviaria ad alta patogenicità è oggi giuridicamente legittimata, in sede europea, dal regolamento delegato (UE) 2023/361, adottato nel quadro del regolamento (UE) 2016/429 sulla sanità animale, e, in sede interna, dal dispositivo del Ministero della Salute del 5 maggio 2026, che ha avviato un progetto pilota per il sottotipo H5, limitato a determinati stabilimenti e a specifiche categorie di animali. Questa base normativa non chiude la questione, semmai la apre, perché mostra che la vaccinazione non è trattata come un gesto ordinario e pacifico, bensì come un’operazione da circondare di controlli, tracciabilità, sorveglianza, limiti alla movimentazione e condizioni tecniche particolarmente stringenti. Il problema, allora, non è soltanto veterinario. È antropologico. Nel momento in cui il pollaio diventa il luogo di una gestione farmacologica permanente del vivente, l’uomo è costretto a interrogarsi non solo su ciò che mangia, bensì sul sistema che decide per lui che cosa sia sicuro, accettabile, controllato e, dunque, consumabile. Il vaccino applicato agli animali da allevamento non resta, infatti, confinato nell’animale, perché entra idealmente nella catena del cibo, nella fiducia del consumatore, nella struttura produttiva, nella mentalità collettiva e nella forma stessa del rapporto tra uomo, natura e tecnica. Il rischio per l'uomo, pertanto, è più profondo, perché riguarda la dipendenza crescente della sicurezza alimentare da un apparato tecnico che deve funzionare senza errori, senza omissioni, senza opacità, senza conflitti di interesse e senza cedimenti nella sorveglianza. Quando la salubrità del cibo non appare più come il frutto di un ordine naturale custodito, di allevamenti sani, di ambienti equilibrati e di pratiche produttive proporzionate, quanto come il risultato di un equilibrio artificiale tra virus, vaccino, protocollo, registro elettronico, autorizzazione amministrativa e controllo periodico, l’uomo non viene realmente rassicurato, viene educato a dipendere. La tecnica, del resto, non elimina necessariamente il disordine che l’ha resa necessaria, spesso lo rende amministrabile. Gli allevamenti intensivi, la concentrazione degli animali, l’accelerazione produttiva, la standardizzazione biologica e la riduzione dell’animale a unità economica creano un ambiente in cui la malattia può diffondersi con maggiore facilità. Di fronte a questa fragilità, la risposta dominante non consiste nel ripensare il modello, nel ridurre l’artificialità del sistema, nel restituire misura alla produzione e proporzione al rapporto tra uomo e animale, bensì nell’aggiungere un ulteriore livello tecnico a un ordine già profondamente tecnicizzato. Il vaccino, in questa prospettiva, rischia di diventare il sacramento laico della civiltà produttivistica. Non corregge la deformazione dell’allevamento industriale, la rende più sostenibile. Non restituisce l’animale al suo ordine, lo adatta meglio alla macchina. Non interroga l’uomo sulla sua responsabilità, gli offre una soluzione pronta, confezionata e giustificata dal lessico rassicurante della biosicurezza. La tecnica, allora, interviene dove la prudenza avrebbe dovuto prevenire, poi si presenta come cura di ciò che essa stessa, almeno in parte, ha contribuito a generare.
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Forwarded from Chiara Pernechele
🚨🐔 Fattorie Menesello di Lozzo Atestino di nuovo al centro di un’inchiesta di Report relativa al trattamento del prodotto distribuito da Eurovo. Ancora immagini impressionanti, che non possono lasciare indifferenti 😔📺
🎙️ Alcuni brevi interventi di Francesco Miazzi ed Emanuela Gastaldello, per i comitati «Lasciateci respirare» di Monselice e Lozzo Atestino, riportano la realtà di un ampliamento che continua a far discutere: lo stabilimento potrebbe passare da 800 mila a 1 milione e 300 mila galline ovaiole 🐓📈
⚖️ Attendiamo con fiducia un serio intervento delle autorità preposte 🏛️ e l’esito del nostro ricorso alla Cedu (Corte europea dei diritti dell’uomo) 🤞
https://www.facebook.com/share/v/1B68tU6FDv/
📺 Il servizio completo lo trovate qui 👇
https://www.raiplay.it/programmi/report
🎙️ Alcuni brevi interventi di Francesco Miazzi ed Emanuela Gastaldello, per i comitati «Lasciateci respirare» di Monselice e Lozzo Atestino, riportano la realtà di un ampliamento che continua a far discutere: lo stabilimento potrebbe passare da 800 mila a 1 milione e 300 mila galline ovaiole 🐓📈
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📺 Il servizio completo lo trovate qui 👇
https://www.raiplay.it/programmi/report
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