WHITE COAT CEREMONY 🌺🌺🌺
Sempre più università nel nostro paese stanno organizzando annualmente la cosiddetta "cerimonia del camice bianco", riservata agli studenti del terzo anno del cosro di laurea in medicina che si apprestano a iniziare i tirocini in reparto. Si tratta in realtà di un'usanza di origine statunitense e nemmeno tanto antica, dato che pare qualcuno se la sia inventata negli anni '80, forse a Chicago. Qualcosa dunque come Halloween o il Black Friday, verosimilmente con il medesimo significato. Varrebbe la pena tacere a riguardo per evitare di sparare sulla Croce Rossa, come si dice in casi del genere. Eppure rattrista e pure un poco nausea questo continuo cedere a usi, forme e manifestazioni che nulla hanno a che fare con la nostra cultura e i nostri valori, e si finisce per dover ammettere che significa semplicemente che quella e questi ce li ricordiamo forse in quattro amici al bar. L'altro aspetto su cui non si può tacere è che queste ritualizzazioni riproducono plasticamente il fenomeno ben noto nell'antropologia sociale, secondo cui si ritualizzano i comportamenti tanto più quanto più essi perdono l'importanza pratica originaria. Così, leggere che cerimonie del genere servono a sottolineare aspetti come responsabilità nei confronti dei pazienti, etica e professionalità, compresi il rispetto della riservatezza e del consenso informato, empatia e umanità nella relazione di cura, induce a riflettere su quanto si stiano perdendo di vista i tratti fondanti della professione. Ma quel che conta è soprattutto apparire, anche grazie ai comunicati stampa corredati di foto in favore di obiettivo. Gaudeamus!
Sempre più università nel nostro paese stanno organizzando annualmente la cosiddetta "cerimonia del camice bianco", riservata agli studenti del terzo anno del cosro di laurea in medicina che si apprestano a iniziare i tirocini in reparto. Si tratta in realtà di un'usanza di origine statunitense e nemmeno tanto antica, dato che pare qualcuno se la sia inventata negli anni '80, forse a Chicago. Qualcosa dunque come Halloween o il Black Friday, verosimilmente con il medesimo significato. Varrebbe la pena tacere a riguardo per evitare di sparare sulla Croce Rossa, come si dice in casi del genere. Eppure rattrista e pure un poco nausea questo continuo cedere a usi, forme e manifestazioni che nulla hanno a che fare con la nostra cultura e i nostri valori, e si finisce per dover ammettere che significa semplicemente che quella e questi ce li ricordiamo forse in quattro amici al bar. L'altro aspetto su cui non si può tacere è che queste ritualizzazioni riproducono plasticamente il fenomeno ben noto nell'antropologia sociale, secondo cui si ritualizzano i comportamenti tanto più quanto più essi perdono l'importanza pratica originaria. Così, leggere che cerimonie del genere servono a sottolineare aspetti come responsabilità nei confronti dei pazienti, etica e professionalità, compresi il rispetto della riservatezza e del consenso informato, empatia e umanità nella relazione di cura, induce a riflettere su quanto si stiano perdendo di vista i tratti fondanti della professione. Ma quel che conta è soprattutto apparire, anche grazie ai comunicati stampa corredati di foto in favore di obiettivo. Gaudeamus!
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