SE NON MANGI UN PIPISTRELLO 🌺🌺🌺
“Trenta giorni e trenta notti navigando su quel mar… se non canti, se non scrivi, se non picchi tuo fratello, se non mangi un pipistrello, se non bevi a garganella, suona allor la campanella”
“Trenta giorni e trenta notti navigando su quel mar… se non canti, se non scrivi, se non picchi tuo fratello, se non mangi un pipistrello, se non bevi a garganella, suona allor la campanella”
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1974: Porgi l'altra guancia - Padre G. e Padre Pedro, la filastrocca.
Des:
Questa scena avviene sempre prima che arrivino al porto di maracaibo per vendere il pece e i pappagalli.
Bud sta cercando di stilare una lista quando Terence con la sua filastrocca manda in confuzione Bud facendolo incazzare.
Importante:
Le parti che…
Questa scena avviene sempre prima che arrivino al porto di maracaibo per vendere il pece e i pappagalli.
Bud sta cercando di stilare una lista quando Terence con la sua filastrocca manda in confuzione Bud facendolo incazzare.
Importante:
Le parti che…
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Forwarded from Andrea Zhok
Quando una lettura della realtà diventa egemone per via propagandistica e non razionale questo si evidenzia nell'incapacità di rilevare le contraddizioni, nel velamento della realtà.
Così per anni ci hanno insegnato che "sovranità" è una parolaccia, che evocarla è una sorta di atto di insubordinazione al buon gusto, e che "sovranismo" era praticamente un sinonimo di nazismo (nonostante il termine nascesse in Canada per l'indipendentismo del Quebec e fosse un sinonimo di autodeterminazione nazionale)
Siccome la stampa italiana sta alla ricerca della verità come i gatti al nuoto olimpionico, l'opinione pubblica è stata messa in riga e la parola è diventata un improperio.
Poi è venuta la terribile "destra sovranista", che dopo aver raccolto voti rivendicando la tutela dell'interesse nazionale (cosa quanto mai di cattivo gusto per i giornali italiani), grazie al cielo si è sistematicamente accoccolata in grembo all'UE e agli USA, anche quando, dall'Austerity, agli approvvigionamenti dalla Russia, ed ora al Mes, questo risultava suicida per gli interessi italiani.
Se poi rivolgiamo lo sguardo al di fuori dei confini nazionali scopriamo che, curiosamente, tutti i paesi che non hanno ancora capito che la vera felicità sta nell'obbedienza al complesso militare-industriale americano, tutti questi vengono presentati come intollerabili autocrazie.
Poco importa che lì le elezioni ci siano, che siano determinanti, che esista un'opposizione reale e che la partecipazione alle consultazioni sia più alta che da noi, dove oramai vanno a votare solo i parenti dei candidati.
Se rivendicano autodeterminazione e cura dell'interesse nazionale sono manifestamente dei barbari autocratici.
Così Orban è un fascista, Putin è uno Zar, Erdogan è un sultano, Xi Jinping un dittatore, e via deprecando.
Mentre nelle nostre liberaldemocrazie ereditarie, se posti un filmato a supporto di un referendum contro la guerra, YouTube ti cancella perché "potrebbe incitare alla violenza".
Ecco, i punti ciechi si potrebbero moltiplicare, ma per i lettori di Repubblica-Corriere_&C. non cambierebbe nulla: di fronte a qualunque evidenza si inventeranno un epiciclo tolemaico ad hoc, un'eccezione particolare, una scusa straordinaria, un'interpretazione avventurosa pur di mantenere in vita la loro lettura della realtà di mezzo secolo fa.
Ed essendo tolleranti, mica ce la prenderemmo per questa cecità, se non fosse che sono proprio i ciechi a guidare, con mano ferma, la nave di cui noi occupiamo la terza classe, verso gli scogli.
Così per anni ci hanno insegnato che "sovranità" è una parolaccia, che evocarla è una sorta di atto di insubordinazione al buon gusto, e che "sovranismo" era praticamente un sinonimo di nazismo (nonostante il termine nascesse in Canada per l'indipendentismo del Quebec e fosse un sinonimo di autodeterminazione nazionale)
Siccome la stampa italiana sta alla ricerca della verità come i gatti al nuoto olimpionico, l'opinione pubblica è stata messa in riga e la parola è diventata un improperio.
Poi è venuta la terribile "destra sovranista", che dopo aver raccolto voti rivendicando la tutela dell'interesse nazionale (cosa quanto mai di cattivo gusto per i giornali italiani), grazie al cielo si è sistematicamente accoccolata in grembo all'UE e agli USA, anche quando, dall'Austerity, agli approvvigionamenti dalla Russia, ed ora al Mes, questo risultava suicida per gli interessi italiani.
Se poi rivolgiamo lo sguardo al di fuori dei confini nazionali scopriamo che, curiosamente, tutti i paesi che non hanno ancora capito che la vera felicità sta nell'obbedienza al complesso militare-industriale americano, tutti questi vengono presentati come intollerabili autocrazie.
Poco importa che lì le elezioni ci siano, che siano determinanti, che esista un'opposizione reale e che la partecipazione alle consultazioni sia più alta che da noi, dove oramai vanno a votare solo i parenti dei candidati.
Se rivendicano autodeterminazione e cura dell'interesse nazionale sono manifestamente dei barbari autocratici.
Così Orban è un fascista, Putin è uno Zar, Erdogan è un sultano, Xi Jinping un dittatore, e via deprecando.
Mentre nelle nostre liberaldemocrazie ereditarie, se posti un filmato a supporto di un referendum contro la guerra, YouTube ti cancella perché "potrebbe incitare alla violenza".
Ecco, i punti ciechi si potrebbero moltiplicare, ma per i lettori di Repubblica-Corriere_&C. non cambierebbe nulla: di fronte a qualunque evidenza si inventeranno un epiciclo tolemaico ad hoc, un'eccezione particolare, una scusa straordinaria, un'interpretazione avventurosa pur di mantenere in vita la loro lettura della realtà di mezzo secolo fa.
Ed essendo tolleranti, mica ce la prenderemmo per questa cecità, se non fosse che sono proprio i ciechi a guidare, con mano ferma, la nave di cui noi occupiamo la terza classe, verso gli scogli.
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MALEDETTA PRIMAVERA 🌺🌺🌺
Nel 2020, 4.000 morti in eccesso, rispetto a 34.000 nel 2021 e a 66.000 nel 2022. Oltre a un aumento dei nati morti, +9% e +19% rispettivamente nel secondo e quarto quadrimestre del 2021. Così uno studio sui dati tedeschi, i cui autori concludono che "qualcosa dev'essere avvenuto nella primavera 2021 che ha portato a un aumento della mortalità, che però nel 2020 durante la pandemia non c'era".
"Non si deve mai andare in Germania, Paolo".
Nel 2020, 4.000 morti in eccesso, rispetto a 34.000 nel 2021 e a 66.000 nel 2022. Oltre a un aumento dei nati morti, +9% e +19% rispettivamente nel secondo e quarto quadrimestre del 2021. Così uno studio sui dati tedeschi, i cui autori concludono che "qualcosa dev'essere avvenuto nella primavera 2021 che ha portato a un aumento della mortalità, che però nel 2020 durante la pandemia non c'era".
"Non si deve mai andare in Germania, Paolo".
Cureus
Estimation of Excess Mortality in Germany During 2020-2022
Background
This study estimates the burden of COVID-19 on mortality in Germany. It is expected that many people have died because of the new COVID-19 virus who otherwise would not have died. ...
This study estimates the burden of COVID-19 on mortality in Germany. It is expected that many people have died because of the new COVID-19 virus who otherwise would not have died. ...
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CONTRO TUTTI GLI OBBLIGHI VACCINALI 🌺🌺🌺
Appello della CMSI.
Appello della CMSI.
Telegraph
Appello della CMSI contro TUTTI gli obblighi vaccinali, anche pediatrici.
Vaccini che non danno immunità di gregge non possono restare obbligatori - 26 Maggio 2023 Alla luce della: 1. recente Sentenza della Consulta che ha di fatto riconfermato la legittimità di leggi che prevedono trattamenti sanitari obbligatori se il trattamento…
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Dirigentiscuola: innovazione inutile se edifici cadono a pezzi 🌺🌺🌺
Presidi su norme legate ai fondi europei: vogliamo più autonomia
Milano, 27 mag. (askanews) - Cosa se ne fa la scuola dei soldi per l'innovazione tecnologica se poi siamo costretti ad insegnare in aule fatiscenti e che cadono a pezzi? A poco più di un mese dal 30 giugno, data di scadenza per presentare i progetti sul Pnrr, DirigentiScuola lancia l'allarme - in contemporanea a quello lanciato dalla Corte dei Conti - e punta il dito contro l'impossibilità di gestire i soldi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Alle scuole - fa sapere il sindacato dei Presidi in una nota - sono arrivati tanti soldi (circa 2 miliardi e mezzo i fondi previsti dal Pnrr) per contrastare la dispersione scolastica, per ridurre i divari territoriali e per favorire l'innovazione. Tutti ottimi progetti, ma le spese sono state inserite all'interno di gabbie rigide, con perentori ultimatum sulle scadenze nella presentazione dei progetti: non si ha quell'autonomia necessaria per rispondere davvero ai problemi degli istituti che ogni dirigente scolastico conosce. Queste risorse rischiano di essere sprecate se l'investimento è obbligato sia nella direzione che nei tempi. I processi di innovazione, che sono ovviamente benvenuti - si sottolinea- devono accompagnarsi ed essere sostenuti da crescita culturale e sociale. Non si può pretendere di imprimere nell'arco di pochi mesi un impulso innovativo e un'accelerazione procedurale degni di un processo culturale trentennale. Nelle scuole, i dirigenti scolastici- oltre settemila in Italia- vorrebbero che la forte spinta all'innovazione didattica fosse preceduta da analoga attenzione a investimenti che potrebbero davvero risolvere i problemi atavici mai risolti. Uno su tutti, il più attuale e scottante: quello della sicurezza degli edifici e della loro manutenzione. Stando anche ai dati messi a disposizione dal Ministero, la comparazione tra le richieste degli enti locali sull'edilizia scolastica in rapporto alle reali autorizzazioni, fa emergere una percentuale bassa. Per i Presidi sarebbe stato meglio, in fase di programmazione iniziale, tener conto delle specifiche esigenze ad esempio in termini di edilizia scolastica, soprattutto al Sud. Inoltre - si evidenzia nella nota - il ministero non ha ancora concluso l'attività istruttoria e la stipula delle convenzioni con gli enti locali destinatari dei fondi, perché si proceda alle successive fasi di progettazione, aggiudicazione ed esecuzione degli interventi finanziati. Al momento le uniche certezze che accompagnano l'investimento Pnrr sulla scuola sono le date perentorie entro le quali gli obiettivi del piano devono essere raggiunti e la consapevolezza dei dirigenti scolastici di non poter ottemperare a tutte le richieste, ma soprattutto di non poter risolvere i drammi veri che rendono il lavoro duro e impossibile. Secondo DirigentiScuola c'è incoerenza tra i bisogni effettivi delle scuole con le indicazioni previste per spendere i fondi. I dirigenti rispondono della sicurezza ma non hanno potere economico per investire migliorando le condizioni dell'ambiente di apprendimento. La gestione dei fondi - questo è l'appello del sindacato- va rivista nei modi e nei tempi. E immediatamente. Prima che sia troppo tardi.
Presidi su norme legate ai fondi europei: vogliamo più autonomia
Milano, 27 mag. (askanews) - Cosa se ne fa la scuola dei soldi per l'innovazione tecnologica se poi siamo costretti ad insegnare in aule fatiscenti e che cadono a pezzi? A poco più di un mese dal 30 giugno, data di scadenza per presentare i progetti sul Pnrr, DirigentiScuola lancia l'allarme - in contemporanea a quello lanciato dalla Corte dei Conti - e punta il dito contro l'impossibilità di gestire i soldi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Alle scuole - fa sapere il sindacato dei Presidi in una nota - sono arrivati tanti soldi (circa 2 miliardi e mezzo i fondi previsti dal Pnrr) per contrastare la dispersione scolastica, per ridurre i divari territoriali e per favorire l'innovazione. Tutti ottimi progetti, ma le spese sono state inserite all'interno di gabbie rigide, con perentori ultimatum sulle scadenze nella presentazione dei progetti: non si ha quell'autonomia necessaria per rispondere davvero ai problemi degli istituti che ogni dirigente scolastico conosce. Queste risorse rischiano di essere sprecate se l'investimento è obbligato sia nella direzione che nei tempi. I processi di innovazione, che sono ovviamente benvenuti - si sottolinea- devono accompagnarsi ed essere sostenuti da crescita culturale e sociale. Non si può pretendere di imprimere nell'arco di pochi mesi un impulso innovativo e un'accelerazione procedurale degni di un processo culturale trentennale. Nelle scuole, i dirigenti scolastici- oltre settemila in Italia- vorrebbero che la forte spinta all'innovazione didattica fosse preceduta da analoga attenzione a investimenti che potrebbero davvero risolvere i problemi atavici mai risolti. Uno su tutti, il più attuale e scottante: quello della sicurezza degli edifici e della loro manutenzione. Stando anche ai dati messi a disposizione dal Ministero, la comparazione tra le richieste degli enti locali sull'edilizia scolastica in rapporto alle reali autorizzazioni, fa emergere una percentuale bassa. Per i Presidi sarebbe stato meglio, in fase di programmazione iniziale, tener conto delle specifiche esigenze ad esempio in termini di edilizia scolastica, soprattutto al Sud. Inoltre - si evidenzia nella nota - il ministero non ha ancora concluso l'attività istruttoria e la stipula delle convenzioni con gli enti locali destinatari dei fondi, perché si proceda alle successive fasi di progettazione, aggiudicazione ed esecuzione degli interventi finanziati. Al momento le uniche certezze che accompagnano l'investimento Pnrr sulla scuola sono le date perentorie entro le quali gli obiettivi del piano devono essere raggiunti e la consapevolezza dei dirigenti scolastici di non poter ottemperare a tutte le richieste, ma soprattutto di non poter risolvere i drammi veri che rendono il lavoro duro e impossibile. Secondo DirigentiScuola c'è incoerenza tra i bisogni effettivi delle scuole con le indicazioni previste per spendere i fondi. I dirigenti rispondono della sicurezza ma non hanno potere economico per investire migliorando le condizioni dell'ambiente di apprendimento. La gestione dei fondi - questo è l'appello del sindacato- va rivista nei modi e nei tempi. E immediatamente. Prima che sia troppo tardi.
Agenzia Nova
Pnrr: Dirigentiscuola, risorse per innovazione inutili se edifici cadono a pezzi
Cosa se ne fa la scuola dei soldi per l'innovazione tecnologica se poi siamo costretti ad insegnare in aule fatiscenti e che cadono a pezzi?...
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L'ALLUVIONE DELL'ALBERTA 🌺🌺🌺
Studio sull'alluvione del 2013, in cui le vaccinazioni antitetaniche vengono prese come indice di infortunio al pari degli accessi al pronto soccorso, e si scopre che aumentano del 75% nelle prime tre settimane dopo l'alluvione. E poi basta. La campagna italiana è abbastanza scriteriata: chi può dire quanto il fatto di essersi vaccinati possa indurre le persone eventualmente infortunate a non recarsi al pronto soccorso e a medicarsi sommariamente in quanto convinte di essere completamente immuni poiché vaccinate? Perderebbero in tal modo anche l'opportunità di vedersi prescritti immunoglobuline e antibiotici, nonché farmaci e cure per altri possibili disturbi. Difficile capire perché nel nostro paese ci si debba sempre distinguere per soluzioni improvvisate a grande impatto mediatico.
Studio sull'alluvione del 2013, in cui le vaccinazioni antitetaniche vengono prese come indice di infortunio al pari degli accessi al pronto soccorso, e si scopre che aumentano del 75% nelle prime tre settimane dopo l'alluvione. E poi basta. La campagna italiana è abbastanza scriteriata: chi può dire quanto il fatto di essersi vaccinati possa indurre le persone eventualmente infortunate a non recarsi al pronto soccorso e a medicarsi sommariamente in quanto convinte di essere completamente immuni poiché vaccinate? Perderebbero in tal modo anche l'opportunità di vedersi prescritti immunoglobuline e antibiotici, nonché farmaci e cure per altri possibili disturbi. Difficile capire perché nel nostro paese ci si debba sempre distinguere per soluzioni improvvisate a grande impatto mediatico.
PubMed
Public health surveillance response following the southern Alberta floods, 2013 - PubMed
Existing data sources were used for surveillance following an emergency situation. The information produced, though limited, was sufficiently timely to inform public health decision-making.
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IL PROSSIMO VACCINO 🌺🌺🌺
Sarà autorizzato senza alcuna evidenza di efficacia o sicurezza cliniche. Spiegammo la ragione insieme all'Avvocato Olga Milanese: modello anti-influenzale, parkour vaccinale.
Sarà autorizzato senza alcuna evidenza di efficacia o sicurezza cliniche. Spiegammo la ragione insieme all'Avvocato Olga Milanese: modello anti-influenzale, parkour vaccinale.
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Forwarded from Martina Pastorelli
Media is too big
VIEW IN TELEGRAM
“Quando schieriamo la nuova variante?” chiedeva il ministro della Sanità inglese.
“Dobbiamo mettere paura per imporre le restrizioni” diceva Roberto Speranza.
Così la medicina si è integrata in un sistema economico e politico globale.
E quella sanitaria diventa una ideologia potenzialmente totalitaria.
(tratto dalla conferenza “Sanare la sanità”)
“Dobbiamo mettere paura per imporre le restrizioni” diceva Roberto Speranza.
Così la medicina si è integrata in un sistema economico e politico globale.
E quella sanitaria diventa una ideologia potenzialmente totalitaria.
(tratto dalla conferenza “Sanare la sanità”)
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PICCOLO SPAZIO PUBBLICITA' 🌺🌺🌺
Secondo il blog di Maryanne Demasi, Robert F. Kennedy Jr ha dichiarato che se sarà eletto abolirà tutta la pubblicità di farmaci in tv. In UE la pubblicità è permessa per i soli farmaci da banco e per i vaccini durante le campagne vaccinali. In USA per la qualunque. Land of freedom. Molti spot si trovano liberamente su YouTube, che non ritiene di bannarli nei paesi in cui sarebbero vietati. La pubblicità USA al pubblico genera, molto più che qui da noi, una prescrizione "indotta" ("talk to your doctor about...") tanto che esiste un vero e proprio filone di ricerca sugli effetti della DTCA (direct to consumer advertising). Tra i maggiori rischi, irrisolti e irrisolvibili, la sottovalutazione dei problemi di sicurezza, la sopravvalutazione dell'efficacia, la spinta a consumare farmaci quando non servirebbero. E le maggiori spese per l'industria, che comunque ricadono sul prezzo all'acquirente.
Secondo il blog di Maryanne Demasi, Robert F. Kennedy Jr ha dichiarato che se sarà eletto abolirà tutta la pubblicità di farmaci in tv. In UE la pubblicità è permessa per i soli farmaci da banco e per i vaccini durante le campagne vaccinali. In USA per la qualunque. Land of freedom. Molti spot si trovano liberamente su YouTube, che non ritiene di bannarli nei paesi in cui sarebbero vietati. La pubblicità USA al pubblico genera, molto più che qui da noi, una prescrizione "indotta" ("talk to your doctor about...") tanto che esiste un vero e proprio filone di ricerca sugli effetti della DTCA (direct to consumer advertising). Tra i maggiori rischi, irrisolti e irrisolvibili, la sottovalutazione dei problemi di sicurezza, la sopravvalutazione dell'efficacia, la spinta a consumare farmaci quando non servirebbero. E le maggiori spese per l'industria, che comunque ricadono sul prezzo all'acquirente.
Maryanne Demasi, reports
Time to ban drug advertising on TV in America?
Direct-To-Consumer Advertising (DTCA) of prescription drugs is back in the headlines after Robert F. Kennedy Jr made an election promise to ban it.
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LA SANITA' MIGLIORE 🌺🌺🌺
Ma anche sapere dove il covid è stato curato meglio (e peggio) non sarebbe male.
Ma anche sapere dove il covid è stato curato meglio (e peggio) non sarebbe male.
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LA SESIA 🌺🌺🌺
Lo storico giornale vercellese cortesemente ospita una nostra lettera in riferimento al convegno dello scorso 6 maggio.
Lo storico giornale vercellese cortesemente ospita una nostra lettera in riferimento al convegno dello scorso 6 maggio.
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LA LETTERA A LA SESIA 🌺🌺🌺
In versione leggibile.
********************
Egregio Direttore,
lo scorso sabato 6 maggio sono stato invitato dal consigliere comunale di Vercelli Michelangelo Catricalà, insieme ad altri colleghi medici, a partecipare a una tavola rotonda sul tema dei danni da vaccini COVID-19 che si è svolta a Caresanablot di seguito alla proiezione del docu-film Invisibili del regista Paolo Cassina.
Il consigliere Catricalà mi segnala ora una lettera pubblicata recentemente dal vostro quotidiano, a firma del dottor Gabriele Bagnasco, anche lui tra i medici invitati alla tavola rotonda. A tal proposito, è importante in primo luogo che un medico che – come il dottor Bagnasco – abbia ricoperto importanti incarichi istituzionali nel servizio sanitario, nutra dubbi sull’inadeguatezza della vigilanza AIFA sui vaccini COVID-19 (“questi dati rappresentano la realtà? Probabilmente no”). La metodologia di farmacovigilanza attuata da AIFA, basata sulla raccolta di segnalazioni di sospette reazioni avverse spontaneamente inviate da medici, operatori sanitari e cittadini, è nota per essere gravata da molteplici limiti, tra i quali il maggiore è la mancata segnalazione: in tempi normali la migliore letteratura sull’argomento indica nel 90-99% l’entità della sottosegnalazione (una sola segnalazione su 10 o 100). Le reazioni meno segnalate oltre tutto sono spesso le più gravi. Il dato pare controintuitivo ma è documentato da studi ben noti a chi si occupa professionalmente del tema.
Nel caso dei vaccini COVID-19, c’è motivo di pensare che il fenomeno sia giunto a situazioni senza precedenti, se è vero com’è vero che il confronto dei dati italiani con quelli dell’unico sistema semi-attivo esistente al mondo, il VAERS statunitense, documenta come in USA vengano raccolte alcune centinaia o migliaia di segnalazioni per ogni singola segnalazione raccolta da noi, a parità di numerosità delle popolazioni di riferimento. Sorvoleremo sulle recenti rivelazioni di alcune trasmissioni televisive in merito ai dubbi sul rigore e la trasparenza con cui AIFA avrebbe gestito le già poche segnalazioni pervenute.
Il dottor Bagnasco punto poi giustamente il dito contro l’algoritmo OMS per l’analisi delle segnalazioni di sospette reazioni avverse ai vaccini, che definisce “di non sempre facile applicazione”. Come dargli torto? L’OMS impone prima di tutto una “ragionevole finestra temporale” tra vaccino e evento avverso, finestra che non va mai oltre qualche settimana (due di regola per AIFA). Ma da subito ci siamo resi conto che i vaccini COVID-19, utilizzati in Italia così come in Europa e in tutto l’occidente, si distribuiscono in tutto l’organismo e possono persistere virtualmente in qualsiasi sede per settimane e talora per mesi. Pochi ma indicativi studi lo documentano, associando la presenza di RNA e proteina Spike vaccinali a danni anche importanti come peri-miocarditi, infiammazioni muscolari, encefalopatie, manifestazioni cutanee e disturbi coagulativi. Ancora, l’OMS di regola esclude la responsabilità dei vaccini ove preesistano patologie che possano spiegare l’evento (situazione che per qualsiasi altro medicinale condurrebbe invece a ragionare su concause e interazioni). A tal proposito, conviene ricordare che i pochi studi, che hanno verificato cosa accadrebbe a non tenere conto di questa limitazione, hanno ad esempio documentato un aumento del rischio di miopericardite post-vaccini COVID-19 di circa sei volte in coloro che si vaccinavano avendo in precedenza contratto il COVID-19 e di oltre un centinaio di volte avendo in passato sofferto di miopericarditi. Dovrebbe risultare abbastanza chiaro che con questi vincoli la massima parte degli effetti avversi post-vaccini COVID-19 facilmente non viene riconosciuta come tale.
(continua nel post seguente)
In versione leggibile.
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Egregio Direttore,
lo scorso sabato 6 maggio sono stato invitato dal consigliere comunale di Vercelli Michelangelo Catricalà, insieme ad altri colleghi medici, a partecipare a una tavola rotonda sul tema dei danni da vaccini COVID-19 che si è svolta a Caresanablot di seguito alla proiezione del docu-film Invisibili del regista Paolo Cassina.
Il consigliere Catricalà mi segnala ora una lettera pubblicata recentemente dal vostro quotidiano, a firma del dottor Gabriele Bagnasco, anche lui tra i medici invitati alla tavola rotonda. A tal proposito, è importante in primo luogo che un medico che – come il dottor Bagnasco – abbia ricoperto importanti incarichi istituzionali nel servizio sanitario, nutra dubbi sull’inadeguatezza della vigilanza AIFA sui vaccini COVID-19 (“questi dati rappresentano la realtà? Probabilmente no”). La metodologia di farmacovigilanza attuata da AIFA, basata sulla raccolta di segnalazioni di sospette reazioni avverse spontaneamente inviate da medici, operatori sanitari e cittadini, è nota per essere gravata da molteplici limiti, tra i quali il maggiore è la mancata segnalazione: in tempi normali la migliore letteratura sull’argomento indica nel 90-99% l’entità della sottosegnalazione (una sola segnalazione su 10 o 100). Le reazioni meno segnalate oltre tutto sono spesso le più gravi. Il dato pare controintuitivo ma è documentato da studi ben noti a chi si occupa professionalmente del tema.
Nel caso dei vaccini COVID-19, c’è motivo di pensare che il fenomeno sia giunto a situazioni senza precedenti, se è vero com’è vero che il confronto dei dati italiani con quelli dell’unico sistema semi-attivo esistente al mondo, il VAERS statunitense, documenta come in USA vengano raccolte alcune centinaia o migliaia di segnalazioni per ogni singola segnalazione raccolta da noi, a parità di numerosità delle popolazioni di riferimento. Sorvoleremo sulle recenti rivelazioni di alcune trasmissioni televisive in merito ai dubbi sul rigore e la trasparenza con cui AIFA avrebbe gestito le già poche segnalazioni pervenute.
Il dottor Bagnasco punto poi giustamente il dito contro l’algoritmo OMS per l’analisi delle segnalazioni di sospette reazioni avverse ai vaccini, che definisce “di non sempre facile applicazione”. Come dargli torto? L’OMS impone prima di tutto una “ragionevole finestra temporale” tra vaccino e evento avverso, finestra che non va mai oltre qualche settimana (due di regola per AIFA). Ma da subito ci siamo resi conto che i vaccini COVID-19, utilizzati in Italia così come in Europa e in tutto l’occidente, si distribuiscono in tutto l’organismo e possono persistere virtualmente in qualsiasi sede per settimane e talora per mesi. Pochi ma indicativi studi lo documentano, associando la presenza di RNA e proteina Spike vaccinali a danni anche importanti come peri-miocarditi, infiammazioni muscolari, encefalopatie, manifestazioni cutanee e disturbi coagulativi. Ancora, l’OMS di regola esclude la responsabilità dei vaccini ove preesistano patologie che possano spiegare l’evento (situazione che per qualsiasi altro medicinale condurrebbe invece a ragionare su concause e interazioni). A tal proposito, conviene ricordare che i pochi studi, che hanno verificato cosa accadrebbe a non tenere conto di questa limitazione, hanno ad esempio documentato un aumento del rischio di miopericardite post-vaccini COVID-19 di circa sei volte in coloro che si vaccinavano avendo in precedenza contratto il COVID-19 e di oltre un centinaio di volte avendo in passato sofferto di miopericarditi. Dovrebbe risultare abbastanza chiaro che con questi vincoli la massima parte degli effetti avversi post-vaccini COVID-19 facilmente non viene riconosciuta come tale.
(continua nel post seguente)
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Marco Cosentino
LA SESIA 🌺🌺🌺
Lo storico giornale vercellese cortesemente ospita una nostra lettera in riferimento al convegno dello scorso 6 maggio.
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LA LETTERA A LA SESIA 🌺🌺🌺
In versione leggibile.
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(continua dal post precedente)
E qui veniamo all’ultimo aspetto che - forse inconsapevolmente - il dottor Bagnasco identifica nella sua lettera, quando lamenta che “non esistono indicatori specifici” dei danni da vaccino. Si tratta indubbiamente di un punto cruciale, forse il più importante: noi oggi non disponiamo di parametri clinici e laboratoristici che ci guidino nella diagnosi dei danni da vaccini COVID-19. Le ragioni sono da ricondursi a due aspetti, entrambi legati all’aver trattato in fase di sviluppo preclinico e clinico questi vaccini come un qualunque vaccino convenzionale (tetano, difterite, pertosse, ecc.) e non come la loro natura di prodotti biotecnologici a base di acidi nucleici avrebbe richiesto. Il primo aspetto è che di un vaccino convenzionale non si studia altro che la capacità di “istruire” il sistema immunitario. Così, paradossalmente sappiamo tutto di come la proteina Spike virale danneggia il cuore, il sistema nervoso, le gonadi e tanti altri organi e tessuti, ma poi incomprensibilmente ci scordiamo che la proteina Spike vaccinale può fare esattamente lo stesso. Il secondo aspetto è che nella sperimentazione clinica dei vaccini convenzionali ancora una volta si guarda solo all’immunogenicità e non – come nel caso di qualsiasi altro farmaco – alla possibilità che la loro somministrazione si associ ad alterazioni della funzionalità di specifici organi e apparati. Così negli studi autorizzativi dei vaccini COVID-19 non è stato fatto nemmeno un controllo del sangue ai partecipanti, e solo grazie a studi successivi condotti da ospedali e università abbiamo scoperto ad esempio che la proteina Spike vaccinale e il suo RNA circolano ancora nel sangue settimane e settimane dopo la vaccinazione in almeno una persona su 10, che la presenza nel sangue di proteina Spike si associa con altissima frequenza a miopericardite, e che danni cardiaci – indicati dall’aumento della troponinemia – possono verificarsi in quasi il 3% dei vaccinati. Solo per citare alcune evidenze. Ma, se possibile ancor più incomprensibilmente, ancora nessuno ha imposto ai produttori di questi vaccini di svolgere studi sui meccanismi dettagliati con cui questi vaccini agiscono. Così continuiamo a ritenere questi prodotti alla stregua di vaccini convenzionali e rinunciamo a disporre degli strumenti di diagnosi e cura, e prima ancora di riconoscimento, dei tanti possibili danni che questi prodotti sono in grado di causare.
Da ultimo, non certo per importanza, va ricordato come questi prodotti, per quanto autorizzati al commercio, non sono reperibili in nessuna farmacia. Questo significa tra l’altro che qualsiasi ricercatore interessato a studiarli in maniera rigorosa, in clinica o in laboratorio, di fatto non lo può fare. Ad esempio, il mio istituto è attrezzato per caratterizzare virtualmente qualsiasi effetto di natura immuno-infiammatoria, periferico o centrale, in vitro, ex vivo e in clinica, ma i nostri tentativi di ottenere campioni di questi prodotti sono stati fin qui vani.
Auguriamoci che, anche grazie al dibattito sollevato da iniziative progettate e realizzate con la cura, l’equilibrio e il senso istituzionale che hanno caratterizzato l’evento del 6 maggio scorso a Caresanablot, premiato da una straordinaria quanto meritatissima partecipazione della cittadinanza, si giunga a incrinare le barriere che oggi impediscono una obiettiva valutazione di questi prodotti. Nel frattempo, conviene che prosegua - anche grazie al contributo di mezzi di informazione come il vostro - una discussione ragionata e documentata su questi temi, di rilievo individuale e collettivo probabilmente senza precedenti.
Grazie per l’ospitalità,
Marco Cosentino
Medico Chirurgo, Professore Ordinario di Farmacologia nella Scuola di Medicina dell’Università degli Studi dell’Insubria
In versione leggibile.
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(continua dal post precedente)
E qui veniamo all’ultimo aspetto che - forse inconsapevolmente - il dottor Bagnasco identifica nella sua lettera, quando lamenta che “non esistono indicatori specifici” dei danni da vaccino. Si tratta indubbiamente di un punto cruciale, forse il più importante: noi oggi non disponiamo di parametri clinici e laboratoristici che ci guidino nella diagnosi dei danni da vaccini COVID-19. Le ragioni sono da ricondursi a due aspetti, entrambi legati all’aver trattato in fase di sviluppo preclinico e clinico questi vaccini come un qualunque vaccino convenzionale (tetano, difterite, pertosse, ecc.) e non come la loro natura di prodotti biotecnologici a base di acidi nucleici avrebbe richiesto. Il primo aspetto è che di un vaccino convenzionale non si studia altro che la capacità di “istruire” il sistema immunitario. Così, paradossalmente sappiamo tutto di come la proteina Spike virale danneggia il cuore, il sistema nervoso, le gonadi e tanti altri organi e tessuti, ma poi incomprensibilmente ci scordiamo che la proteina Spike vaccinale può fare esattamente lo stesso. Il secondo aspetto è che nella sperimentazione clinica dei vaccini convenzionali ancora una volta si guarda solo all’immunogenicità e non – come nel caso di qualsiasi altro farmaco – alla possibilità che la loro somministrazione si associ ad alterazioni della funzionalità di specifici organi e apparati. Così negli studi autorizzativi dei vaccini COVID-19 non è stato fatto nemmeno un controllo del sangue ai partecipanti, e solo grazie a studi successivi condotti da ospedali e università abbiamo scoperto ad esempio che la proteina Spike vaccinale e il suo RNA circolano ancora nel sangue settimane e settimane dopo la vaccinazione in almeno una persona su 10, che la presenza nel sangue di proteina Spike si associa con altissima frequenza a miopericardite, e che danni cardiaci – indicati dall’aumento della troponinemia – possono verificarsi in quasi il 3% dei vaccinati. Solo per citare alcune evidenze. Ma, se possibile ancor più incomprensibilmente, ancora nessuno ha imposto ai produttori di questi vaccini di svolgere studi sui meccanismi dettagliati con cui questi vaccini agiscono. Così continuiamo a ritenere questi prodotti alla stregua di vaccini convenzionali e rinunciamo a disporre degli strumenti di diagnosi e cura, e prima ancora di riconoscimento, dei tanti possibili danni che questi prodotti sono in grado di causare.
Da ultimo, non certo per importanza, va ricordato come questi prodotti, per quanto autorizzati al commercio, non sono reperibili in nessuna farmacia. Questo significa tra l’altro che qualsiasi ricercatore interessato a studiarli in maniera rigorosa, in clinica o in laboratorio, di fatto non lo può fare. Ad esempio, il mio istituto è attrezzato per caratterizzare virtualmente qualsiasi effetto di natura immuno-infiammatoria, periferico o centrale, in vitro, ex vivo e in clinica, ma i nostri tentativi di ottenere campioni di questi prodotti sono stati fin qui vani.
Auguriamoci che, anche grazie al dibattito sollevato da iniziative progettate e realizzate con la cura, l’equilibrio e il senso istituzionale che hanno caratterizzato l’evento del 6 maggio scorso a Caresanablot, premiato da una straordinaria quanto meritatissima partecipazione della cittadinanza, si giunga a incrinare le barriere che oggi impediscono una obiettiva valutazione di questi prodotti. Nel frattempo, conviene che prosegua - anche grazie al contributo di mezzi di informazione come il vostro - una discussione ragionata e documentata su questi temi, di rilievo individuale e collettivo probabilmente senza precedenti.
Grazie per l’ospitalità,
Marco Cosentino
Medico Chirurgo, Professore Ordinario di Farmacologia nella Scuola di Medicina dell’Università degli Studi dell’Insubria
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Marco Cosentino
LA SESIA 🌺🌺🌺
Lo storico giornale vercellese cortesemente ospita una nostra lettera in riferimento al convegno dello scorso 6 maggio.
Lo storico giornale vercellese cortesemente ospita una nostra lettera in riferimento al convegno dello scorso 6 maggio.
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COVID E TUMORI 🌺🌺🌺
Ne discutevamo fin dallo scorso agosto, e nel successivo dicembre ragionammo anche sulla possibile connessione con i vaccini covid. Ora uno studio su Scientific Reports, autorevole titolo di Springer-Nature, riporta una correlazione tra covid grave e successiva diagnosi di tumori. Come di consueto, purtroppo, tutta epidemiologia e statistica e nessuna analisi dei possibili meccanismi. Cui peraltro prima o poi si dovrà arrivare, se non si vuole semplicemente nascondere sotto il tappeto la polvere, virale o vaccinale che sia.
Ne discutevamo fin dallo scorso agosto, e nel successivo dicembre ragionammo anche sulla possibile connessione con i vaccini covid. Ora uno studio su Scientific Reports, autorevole titolo di Springer-Nature, riporta una correlazione tra covid grave e successiva diagnosi di tumori. Come di consueto, purtroppo, tutta epidemiologia e statistica e nessuna analisi dei possibili meccanismi. Cui peraltro prima o poi si dovrà arrivare, se non si vuole semplicemente nascondere sotto il tappeto la polvere, virale o vaccinale che sia.
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TROPPO BUONI 🌺🌺🌺
La Verità di oggi definisce "insensato" il green pass vaccinale. Generosa definizione. In realtà, andrebbe valutato con obiettività quanto e in che misura aver concesso ai vaccinati un "via libera" incondizionato - incentivandoli per di più a evitare qualsiasi controllo se sintomatici, proprio per non perdere i privilegi - sia stato di fatto un mezzo di diffusione attiva dei contagi. Brutto dire che "lo dicemmo". Ma in realtà lo dicemmo per davvero, precisamente il 7 dicembre 2021 in audizione in Senato. Poi, è andata come è andata. Ma era tutto prevedibile. E previsto.
La Verità di oggi definisce "insensato" il green pass vaccinale. Generosa definizione. In realtà, andrebbe valutato con obiettività quanto e in che misura aver concesso ai vaccinati un "via libera" incondizionato - incentivandoli per di più a evitare qualsiasi controllo se sintomatici, proprio per non perdere i privilegi - sia stato di fatto un mezzo di diffusione attiva dei contagi. Brutto dire che "lo dicemmo". Ma in realtà lo dicemmo per davvero, precisamente il 7 dicembre 2021 in audizione in Senato. Poi, è andata come è andata. Ma era tutto prevedibile. E previsto.
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NON DI SOLA SPIKE 🌺🌺🌺
Sulla prestigiosa rivista del gruppo Nature npj Vaccines, i dati del gruppo di Maurizio Federico il quale ha sviluppato un vaccino COVID-19 basato sulla proteina N, che nei topi induce immunità protettiva duratura anche a livello delle vie respiratorie.
Sulla prestigiosa rivista del gruppo Nature npj Vaccines, i dati del gruppo di Maurizio Federico il quale ha sviluppato un vaccino COVID-19 basato sulla proteina N, che nei topi induce immunità protettiva duratura anche a livello delle vie respiratorie.
Nature
Antiviral effect of SARS-CoV-2 N-specific CD8 [+] T cells induced in lungs by engineered extracellular vesicles
npj Vaccines - Antiviral effect of SARS-CoV-2 N-specific CD8+ T cells induced in lungs by engineered extracellular vesicles
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