Forwarded from SilvioDallaTorre (Silvio Dalla Torre)
ALCUNE CIFRE
In pieno lockdown , quando gli italiani cantavano l’inno nazionale dalle terrazze, le televisioni riempivano i palinsesti con film apocalittici e i giornali spiegavano che decine di medici stavano ognI giorno cadendo nell’adempimento del loro dovere, mi accorsi che nella narrazione pandemica qualcosa non quadrava. Consultando la serie storica della mortalità in Italia, potei infatti constatare che i decessi tra il marzo e l’aprile del 2020 erano certo stati superiori alla media, ma aumenti comparabili si erano avuti anche nel 2017, nel 2013, nel 1998, nel 1968 e nel 1956. In quelle occasioni i giornali avevano dedicato alle epidemie influenzali qualche articolo di quinta pagina, gli italiani avevano continuato a fare la loro vita, i più non si erano accorti di nulla.
Tutto questo - mi pareva - dimostrava in modo lampante che i provvedimenti contro il COVID erano quanto meno sproporzionati. Cominciai allora a postare sui social numeri e grafici e cercai di convincere i miei conoscenti della bontà delle mie osservazioni. Mi accorsi, purtroppo, che si trattava di uno sforzo vano. Per quanto le cifre non fossero confutabili, non c’era niente da fare.I miei interlocutori restavano tetragoni nelle loro convinzioni. Nessun dato di fatto poteva incrinare la loro fiducia nella narrazione ufficiale.
Mi fu allora ben chiaro che, di fronte a una campagna mediatica ben congegnata, che fa leva sugli istinti primordiali, gli appelli alla ragione risultano vani. La maggioranza crederà alle verità di regime costi quel che costi.
Nondimeno, per quanto presentare dati e cifre risulti quasi sempre inutile quando si fronteggiano i colossi dell’informazione, questo sforzo deve comunque essere fatto. Se non altro per motivi di ordine morale.
Oggi, all’indomani di una delle più squallide giornate della squallidissima stampa italiana, la quale ha sfruttato l’anniversario dell’attacco di Hamas ad Israele per abbandonarsi ad una incredibile mistificazione storica, presentando gli oppressori come oppressi e viceversa, penso sia mio dovere riportare alcune brute cifre. Faccio riferimento agli ultimi 25 anni (la durata di una generazione) , anche se sarebbe interessante andare più a ritroso nel tempo:
2001: invasione dell’Afghanistan, condotta dagli Stati Uniti e dagli alleati occidentali col sostegno di Israele: centosttantaseimila morti.
2003: invasione dell’Iraq, condotta dagli Stati Uniti col sostegno degli alleati occidentali e di Israele: seicentomila morti.
2006: invasione del Libano, condotta da Israele con il sostegno degli Stati Uniti e degli alleati occidentali: da due a quattromila morti.
2011: guerra di Libia, condotta da Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia con il sostegno degli alleati occidentali e di Israele: duemila morti più un continuo stillicidio dovuto al conflitto civile tuttora in corso.
2012: guerra di Siria, condotta da fondamentalisti islamici arruolati, pagati ed armati dagli Stati Uniti, dagli alleati occidentali e da Israele: cinquecentosettantamila morti.
2024: guerra di Gaza, condotta da Israele, con il sostegno degli Stati Uniti e degli alleati occidentali: quarantatamila morti.
A queste cifre, che ho tratto da wikipedia, si dovrebbero poi aggiungere quelle dei feriti, dei mutilati, degli invalidi (probabilmente diversi milioni), dei traumatizzati, degli sfollati , dei profughi, di chi è rimasto senza casa, senza cure mediche, senza cibo, di chi è stato costretto ad emigrare.
Alla luce di esse sarebbe necessario chiedersi quanto sia fondata la convinzione occidentale di rappresentare ciò che è giusto e civile. Quanto sia legittima la pretesa di Israele di essere la vittima perpetua dell’ostilità altrui.
In pieno lockdown , quando gli italiani cantavano l’inno nazionale dalle terrazze, le televisioni riempivano i palinsesti con film apocalittici e i giornali spiegavano che decine di medici stavano ognI giorno cadendo nell’adempimento del loro dovere, mi accorsi che nella narrazione pandemica qualcosa non quadrava. Consultando la serie storica della mortalità in Italia, potei infatti constatare che i decessi tra il marzo e l’aprile del 2020 erano certo stati superiori alla media, ma aumenti comparabili si erano avuti anche nel 2017, nel 2013, nel 1998, nel 1968 e nel 1956. In quelle occasioni i giornali avevano dedicato alle epidemie influenzali qualche articolo di quinta pagina, gli italiani avevano continuato a fare la loro vita, i più non si erano accorti di nulla.
Tutto questo - mi pareva - dimostrava in modo lampante che i provvedimenti contro il COVID erano quanto meno sproporzionati. Cominciai allora a postare sui social numeri e grafici e cercai di convincere i miei conoscenti della bontà delle mie osservazioni. Mi accorsi, purtroppo, che si trattava di uno sforzo vano. Per quanto le cifre non fossero confutabili, non c’era niente da fare.I miei interlocutori restavano tetragoni nelle loro convinzioni. Nessun dato di fatto poteva incrinare la loro fiducia nella narrazione ufficiale.
Mi fu allora ben chiaro che, di fronte a una campagna mediatica ben congegnata, che fa leva sugli istinti primordiali, gli appelli alla ragione risultano vani. La maggioranza crederà alle verità di regime costi quel che costi.
Nondimeno, per quanto presentare dati e cifre risulti quasi sempre inutile quando si fronteggiano i colossi dell’informazione, questo sforzo deve comunque essere fatto. Se non altro per motivi di ordine morale.
Oggi, all’indomani di una delle più squallide giornate della squallidissima stampa italiana, la quale ha sfruttato l’anniversario dell’attacco di Hamas ad Israele per abbandonarsi ad una incredibile mistificazione storica, presentando gli oppressori come oppressi e viceversa, penso sia mio dovere riportare alcune brute cifre. Faccio riferimento agli ultimi 25 anni (la durata di una generazione) , anche se sarebbe interessante andare più a ritroso nel tempo:
2001: invasione dell’Afghanistan, condotta dagli Stati Uniti e dagli alleati occidentali col sostegno di Israele: centosttantaseimila morti.
2003: invasione dell’Iraq, condotta dagli Stati Uniti col sostegno degli alleati occidentali e di Israele: seicentomila morti.
2006: invasione del Libano, condotta da Israele con il sostegno degli Stati Uniti e degli alleati occidentali: da due a quattromila morti.
2011: guerra di Libia, condotta da Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia con il sostegno degli alleati occidentali e di Israele: duemila morti più un continuo stillicidio dovuto al conflitto civile tuttora in corso.
2012: guerra di Siria, condotta da fondamentalisti islamici arruolati, pagati ed armati dagli Stati Uniti, dagli alleati occidentali e da Israele: cinquecentosettantamila morti.
2024: guerra di Gaza, condotta da Israele, con il sostegno degli Stati Uniti e degli alleati occidentali: quarantatamila morti.
A queste cifre, che ho tratto da wikipedia, si dovrebbero poi aggiungere quelle dei feriti, dei mutilati, degli invalidi (probabilmente diversi milioni), dei traumatizzati, degli sfollati , dei profughi, di chi è rimasto senza casa, senza cure mediche, senza cibo, di chi è stato costretto ad emigrare.
Alla luce di esse sarebbe necessario chiedersi quanto sia fondata la convinzione occidentale di rappresentare ciò che è giusto e civile. Quanto sia legittima la pretesa di Israele di essere la vittima perpetua dell’ostilità altrui.
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LA PAGA DEL SOLDATO 🌺🌺🌺
I programmi vaccinali delle istituzioni paiono non poter prescindere dai compensi ai medici vaccinatori. Indubbiamente tutto si può dire dei vaccini meno che siano "prodotti che si vendono da soli".
Sull'argomento (e su vari altri aspetti eticamente problematici) ripropongo alcune mie considerazioni di due anni fa alla luce del Codice di Deontologia Medica: https://www.questionidibioetica.it/vaccini-covid-19-e-codice-di-deontologia-medica-alcune-riflessioni/
I programmi vaccinali delle istituzioni paiono non poter prescindere dai compensi ai medici vaccinatori. Indubbiamente tutto si può dire dei vaccini meno che siano "prodotti che si vendono da soli".
Sull'argomento (e su vari altri aspetti eticamente problematici) ripropongo alcune mie considerazioni di due anni fa alla luce del Codice di Deontologia Medica: https://www.questionidibioetica.it/vaccini-covid-19-e-codice-di-deontologia-medica-alcune-riflessioni/
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IL MAL DI STOMACO 🌺🌺🌺
La storia di oggi riguarda la ranitidina, fortunatissima molecola commercializzata nel 1981 con il nome di Zantac per la cura dell'ulcera peptica e che già nel 1987 era il medicinale più venduto al mondo. E' infatti notizia di ieri che la Glaxo Smith Kline negli USA si è accordata con vari studi legali per pagare complessivamente oltre 2,2 miliardi di dollari chiudendo in tal modo circa 80.000 processi pendenti legati al possibile effetto cancerogeno dei medicinali a base di ranitidina (https://firstwordpharma.com/story/5902452).
La vicenda inizia nei primi mesi del 2019, quando una società privata specializzata in controlli di qualità denominata Valisure informa la FDA di aver identificato in vari lotti di Zantac e di medicinali equivalenti a base di ranitidina una importante contaminazione con N-nitrosodimetilamina, sostanza attualmente classificata come probabile carcinogeno (https://en.wikipedia.org/wiki/Ranitidine#Cancer-causing_due_to_inherent_instability) la questione crea allarme ma il ritiro dei prodotti inizia solo a fine 2019 e dapprima solo per iniziativa volontaria delle industrie produttrici. AIFA a fine 2019 si limita a ordinare il ritiro dei medicinali contenenti ranitidina prodotta da un laboratorio indiano (https://www.aifa.gov.it/revisione-ranitidina). La FDA e la EMA si muovono solo nell'aprile 2020 (nei mesi precedenti FDA aveva commissionato vari studi per mettere a punto metodiche di dosaggio del contaminante, concludendo che questo si forma per instabilità della ranitidina a causa di eccessivo calore oppure per invecchiamento del farmaco). La presenza del medesimo contaminante è stata riscontrata in alcuni lotti di antiulcera a base di nizatidina, oltre che, negli anni precedenti, in alcuni lotti di antiipertensivi. Il provvedimento al tempo fu il ritiro dei lotti contaminati.
Da allora, numerosi studi hanno esaminato sul piano epidemiologico l'eventuale maggior rischio di cancri di vario genere in associazione con l'uso di ranitidina e di altri farmaci della medesima classe (https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/?term=ranitidine+cancer). Nella maggior parte dei casi i risultati sono stati negativi, con gli autori stessi che prudenzialmente evidenziavano il breve periodo di osservazione. Almeno due studi tuttavia, uno a Taiwan e uno in UK, hanno trovato aumentato rischio di tumori della vescica, del pancreas, del fegato, del polmone e dello stomaco.
La ranitidina è stato un farmaco estremamente innovativo, rappresentando un netto miglioramento in termini di efficacia e sicurezza rispetto alla cimetidina (Tagamet), commercializzata qualche anno prima e la quale comunque già aveva rivoluzionato i destini dei malati di ulcera peptica, fino ad allora costretti a pericolose e talora invalidanti operazioni chirurgiche. Alla ranitidina sono seguiti principi attivi ulteriormente migliorati quali nizatidina e famotidina. Il loro uso e il loro fatturato sono declinati solo con la scadenza dei brevetti e l'introduzione di nuovi farmaci brevettati, come gli inibitori di pompa protonica, omeprazolo e simili.
GSK ha dichiarato di voler pagare per chiudere le varie cause legali non perché riconosca alcuna colpevolezza ma in quanto "questi accordi sono nel migliore interesse a lungo termine della società e dei suoi azionisti in quanto eliminano significative incertezze finanziarie, rischi e distrazioni associate a contenziosi prolungati". Gli studi legali stanno raccomandando ai loro assistiti di accettare senza andare a giudizio.
La storia di oggi riguarda la ranitidina, fortunatissima molecola commercializzata nel 1981 con il nome di Zantac per la cura dell'ulcera peptica e che già nel 1987 era il medicinale più venduto al mondo. E' infatti notizia di ieri che la Glaxo Smith Kline negli USA si è accordata con vari studi legali per pagare complessivamente oltre 2,2 miliardi di dollari chiudendo in tal modo circa 80.000 processi pendenti legati al possibile effetto cancerogeno dei medicinali a base di ranitidina (https://firstwordpharma.com/story/5902452).
La vicenda inizia nei primi mesi del 2019, quando una società privata specializzata in controlli di qualità denominata Valisure informa la FDA di aver identificato in vari lotti di Zantac e di medicinali equivalenti a base di ranitidina una importante contaminazione con N-nitrosodimetilamina, sostanza attualmente classificata come probabile carcinogeno (https://en.wikipedia.org/wiki/Ranitidine#Cancer-causing_due_to_inherent_instability) la questione crea allarme ma il ritiro dei prodotti inizia solo a fine 2019 e dapprima solo per iniziativa volontaria delle industrie produttrici. AIFA a fine 2019 si limita a ordinare il ritiro dei medicinali contenenti ranitidina prodotta da un laboratorio indiano (https://www.aifa.gov.it/revisione-ranitidina). La FDA e la EMA si muovono solo nell'aprile 2020 (nei mesi precedenti FDA aveva commissionato vari studi per mettere a punto metodiche di dosaggio del contaminante, concludendo che questo si forma per instabilità della ranitidina a causa di eccessivo calore oppure per invecchiamento del farmaco). La presenza del medesimo contaminante è stata riscontrata in alcuni lotti di antiulcera a base di nizatidina, oltre che, negli anni precedenti, in alcuni lotti di antiipertensivi. Il provvedimento al tempo fu il ritiro dei lotti contaminati.
Da allora, numerosi studi hanno esaminato sul piano epidemiologico l'eventuale maggior rischio di cancri di vario genere in associazione con l'uso di ranitidina e di altri farmaci della medesima classe (https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/?term=ranitidine+cancer). Nella maggior parte dei casi i risultati sono stati negativi, con gli autori stessi che prudenzialmente evidenziavano il breve periodo di osservazione. Almeno due studi tuttavia, uno a Taiwan e uno in UK, hanno trovato aumentato rischio di tumori della vescica, del pancreas, del fegato, del polmone e dello stomaco.
La ranitidina è stato un farmaco estremamente innovativo, rappresentando un netto miglioramento in termini di efficacia e sicurezza rispetto alla cimetidina (Tagamet), commercializzata qualche anno prima e la quale comunque già aveva rivoluzionato i destini dei malati di ulcera peptica, fino ad allora costretti a pericolose e talora invalidanti operazioni chirurgiche. Alla ranitidina sono seguiti principi attivi ulteriormente migliorati quali nizatidina e famotidina. Il loro uso e il loro fatturato sono declinati solo con la scadenza dei brevetti e l'introduzione di nuovi farmaci brevettati, come gli inibitori di pompa protonica, omeprazolo e simili.
GSK ha dichiarato di voler pagare per chiudere le varie cause legali non perché riconosca alcuna colpevolezza ma in quanto "questi accordi sono nel migliore interesse a lungo termine della società e dei suoi azionisti in quanto eliminano significative incertezze finanziarie, rischi e distrazioni associate a contenziosi prolungati". Gli studi legali stanno raccomandando ai loro assistiti di accettare senza andare a giudizio.
Wikipedia
Ranitidine
pair of cis–trans isomers
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L'OTTIMISMO 🌺🌺🌺
Il potenziale cancerogeno dei farmaci contenenti ranitidina è stato scoperto nel 2019 dopo quasi quaranta anni di utilizzo da parte di miliardi di persone (https://t.me/MarCosent/3495) senza che fosse riportato alcun problema (cosa ci ricorda?). La consapevolezza della possibile presenza di un contaminante cancerogeno ha stimolato ora la realizzazione di studi epidemiologici, solo alcuni dei quali hanno confermato una associazione, debole ma significativa. Tanti altri sono risultati negativi. Nel frattempo, le ditte produttrici chiaramente poco e nulla interessate a un farmaco dal brevetto scaduto e soppiantato da numerose nuove molecole ben più lucrative, hanno ritirato dal commercio i medicinali senza nemmeno attendere i provvedimenti degli enti regolatori e stanno pagando cifre apparentemente molto elevate per mettere a tacere tutto il prima possibile. Alla luce di questa vicenda davvero qualcuno si aspetta di veder riconosciuto il potenziale cancerogeno di determinati farmaci sulla mera base di un controverso eccesso di mortalità interpretabile in millemila maniere differenti, senza che vi sia alcuna evidenza diretta delle loro attività carcinogenetiche, e mentre l'interesse economico, finanziario e politico intorno a questi farmaci rimane ai massimi livelli? Davvero? Davvero davvero? Si stanno in tal caso probabilmente ridisegnando i limiti estremi dell'ottimismo. Auguri!
Il potenziale cancerogeno dei farmaci contenenti ranitidina è stato scoperto nel 2019 dopo quasi quaranta anni di utilizzo da parte di miliardi di persone (https://t.me/MarCosent/3495) senza che fosse riportato alcun problema (cosa ci ricorda?). La consapevolezza della possibile presenza di un contaminante cancerogeno ha stimolato ora la realizzazione di studi epidemiologici, solo alcuni dei quali hanno confermato una associazione, debole ma significativa. Tanti altri sono risultati negativi. Nel frattempo, le ditte produttrici chiaramente poco e nulla interessate a un farmaco dal brevetto scaduto e soppiantato da numerose nuove molecole ben più lucrative, hanno ritirato dal commercio i medicinali senza nemmeno attendere i provvedimenti degli enti regolatori e stanno pagando cifre apparentemente molto elevate per mettere a tacere tutto il prima possibile. Alla luce di questa vicenda davvero qualcuno si aspetta di veder riconosciuto il potenziale cancerogeno di determinati farmaci sulla mera base di un controverso eccesso di mortalità interpretabile in millemila maniere differenti, senza che vi sia alcuna evidenza diretta delle loro attività carcinogenetiche, e mentre l'interesse economico, finanziario e politico intorno a questi farmaci rimane ai massimi livelli? Davvero? Davvero davvero? Si stanno in tal caso probabilmente ridisegnando i limiti estremi dell'ottimismo. Auguri!
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Marco Cosentino
IL MAL DI STOMACO 🌺🌺🌺
La storia di oggi riguarda la ranitidina, fortunatissima molecola commercializzata nel 1981 con il nome di Zantac per la cura dell'ulcera peptica e che già nel 1987 era il medicinale più venduto al mondo. E' infatti notizia di ieri che…
La storia di oggi riguarda la ranitidina, fortunatissima molecola commercializzata nel 1981 con il nome di Zantac per la cura dell'ulcera peptica e che già nel 1987 era il medicinale più venduto al mondo. E' infatti notizia di ieri che…
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LO SCREENING MAMMOGRAFICO 🌺🌺🌺
Un post dal blog Sensible Medicine sugli aspetti etico-deontologici dello screening radiologico per la prevenzione dei tumori mammari, che in sintesi evidenza come il rapporto tra rischi e benefici sia lontano dall'esser chiaramente definito, come esista un indefinito numero di tumori dovuto all'esposizione alle radiazioni, e come di conseguenza vi sia un'enorme necessità di maggiore ricerca clinica e nel frattempo una vincolante esigenza di informare più accuratamente le donne per consentire scelte consapevoli. Da leggere.
https://www.sensible-med.com/p/the-ethics-of-screening-mammography
Un post dal blog Sensible Medicine sugli aspetti etico-deontologici dello screening radiologico per la prevenzione dei tumori mammari, che in sintesi evidenza come il rapporto tra rischi e benefici sia lontano dall'esser chiaramente definito, come esista un indefinito numero di tumori dovuto all'esposizione alle radiazioni, e come di conseguenza vi sia un'enorme necessità di maggiore ricerca clinica e nel frattempo una vincolante esigenza di informare più accuratamente le donne per consentire scelte consapevoli. Da leggere.
https://www.sensible-med.com/p/the-ethics-of-screening-mammography
Sensible-Med
The Ethics of Screening Mammography
How data, risk stratification, and genetic signatures might change our calculus
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BIBLIOMETRIA CITAZIONALE 🌺🌺🌺
Google Scholar mi informa oggi dell'ennesima "infornata" di citazioni delle mie pubblicazioni. Tra queste, una in particolare mi colpisce, poiché riguarda un vecchio lavoro del 2000 su questioni metodologiche di farmacoutilizzazione (https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/11049016/) ripreso oggi da uno studio sull'associazione tra uso di statine e sindrome dell'occhio secco (https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/39356083/), quest'ultimo un bel lavoro ma che non ci azzecca nulla con il nostro studio di quasi venticinque anni fa e viceversa.
Vado allora per curiosità a verificare il contesto della citazione e scopro che in effetti il riferimento è del tutto inappropriato. Gli autori avevano bisogno di una definizione di DDD (roba tecnica, non rileva stare a spiegare) e si sono probabilmente imbattuti nel nostro studio che ha la DDD nel titolo. Ma chiaramente non è la maniera appropriata di referenziare.
Quante citazioni si raccolgono in questo modo? Sicuramente tante. C'è per esempio un noto trucco che consiste nel segnalare fin dal titolo che un proprio studio è una "revisione sistematica", il che in maniera documentata rappresenta un modo efficace per attirare l'attenzione e farsi citare. Non per nulla troverete la precisazione anche in non pochi miei lavori ;-)
Nel frattempo, lo studio del 2000 è arrivato pian piano a 47 citazioni, una media di un paio all'anno, senza infamia e senza lode. E ha fatto il suo per la metrica citazionale mia e degli altri autori. Ovvio che per il merito dello studio, che considero tuttora ben fatto e sensato, anzi per certi versi anche abbastanza innovativo ancora oggi, non serve certo verificare quante citazioni abbia ricevuto. Ma l'atteggiamento prevalente oggi è un altro. E noi non ci possiamo fare nulla.
Google Scholar mi informa oggi dell'ennesima "infornata" di citazioni delle mie pubblicazioni. Tra queste, una in particolare mi colpisce, poiché riguarda un vecchio lavoro del 2000 su questioni metodologiche di farmacoutilizzazione (https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/11049016/) ripreso oggi da uno studio sull'associazione tra uso di statine e sindrome dell'occhio secco (https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/39356083/), quest'ultimo un bel lavoro ma che non ci azzecca nulla con il nostro studio di quasi venticinque anni fa e viceversa.
Vado allora per curiosità a verificare il contesto della citazione e scopro che in effetti il riferimento è del tutto inappropriato. Gli autori avevano bisogno di una definizione di DDD (roba tecnica, non rileva stare a spiegare) e si sono probabilmente imbattuti nel nostro studio che ha la DDD nel titolo. Ma chiaramente non è la maniera appropriata di referenziare.
Quante citazioni si raccolgono in questo modo? Sicuramente tante. C'è per esempio un noto trucco che consiste nel segnalare fin dal titolo che un proprio studio è una "revisione sistematica", il che in maniera documentata rappresenta un modo efficace per attirare l'attenzione e farsi citare. Non per nulla troverete la precisazione anche in non pochi miei lavori ;-)
Nel frattempo, lo studio del 2000 è arrivato pian piano a 47 citazioni, una media di un paio all'anno, senza infamia e senza lode. E ha fatto il suo per la metrica citazionale mia e degli altri autori. Ovvio che per il merito dello studio, che considero tuttora ben fatto e sensato, anzi per certi versi anche abbastanza innovativo ancora oggi, non serve certo verificare quante citazioni abbia ricevuto. Ma l'atteggiamento prevalente oggi è un altro. E noi non ci possiamo fare nulla.
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CITAZIONI A CAPPERO 🌺🌺🌺
Dicevamo proprio oggi come le citazioni negli studi scientifici siano troppo spesso fatte a capocchia (https://t.me/MarCosent/3498). A conferma dell'affermazione, giunge ora l'autore dell'editoriale della prestigiosissima rivista Trends in Immunology che, commentando un nuovo interessante studio sulla proteina Spike virale che pare interferisca anche con fibrinogeno e fibrina, finendo per favorire la formazione di trombi (https://www.cell.com/trends/immunology/fulltext/S1471-4906(24)00215-1), all'improvviso, forse non pago di aver sistematicamente precisato che la Spike è quella virale, si sente in dovere di precisare che "è degno di nota che i vaccini che inducono la proteina Spike nel corpo non causano una coagulazione eccessiva nella maggior parte dei riceventi". E per sostanziare questa affermazione cita uno studio che, al contrario, documenta con dovizia di dati come i maggiori vaccini covid aumentino il rischio di varie amenità comprese trombocitopenia, trombocitopenia idiopatica, embolia polmonare, trombosi del seno venoso cerebrale, trombosi della vena splancnica (https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0264410X24001270). E niente, comunque una citazione in più per quest'ultimo studio, utilizzato probabilmente in quanto nel titolo c'è scritto che si tratta del monitoraggio di 99 milioni di vaccinati, il riassunto iniziale è tranquillizzante e tanto poi chi vuoi che vada a leggere le tabelle al suo interno?
Dicevamo proprio oggi come le citazioni negli studi scientifici siano troppo spesso fatte a capocchia (https://t.me/MarCosent/3498). A conferma dell'affermazione, giunge ora l'autore dell'editoriale della prestigiosissima rivista Trends in Immunology che, commentando un nuovo interessante studio sulla proteina Spike virale che pare interferisca anche con fibrinogeno e fibrina, finendo per favorire la formazione di trombi (https://www.cell.com/trends/immunology/fulltext/S1471-4906(24)00215-1), all'improvviso, forse non pago di aver sistematicamente precisato che la Spike è quella virale, si sente in dovere di precisare che "è degno di nota che i vaccini che inducono la proteina Spike nel corpo non causano una coagulazione eccessiva nella maggior parte dei riceventi". E per sostanziare questa affermazione cita uno studio che, al contrario, documenta con dovizia di dati come i maggiori vaccini covid aumentino il rischio di varie amenità comprese trombocitopenia, trombocitopenia idiopatica, embolia polmonare, trombosi del seno venoso cerebrale, trombosi della vena splancnica (https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0264410X24001270). E niente, comunque una citazione in più per quest'ultimo studio, utilizzato probabilmente in quanto nel titolo c'è scritto che si tratta del monitoraggio di 99 milioni di vaccinati, il riassunto iniziale è tranquillizzante e tanto poi chi vuoi che vada a leggere le tabelle al suo interno?
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I NUOTATORI CINESI 🌺🌺🌺
La stampa e i social negli ultimi mesi hanno pesantemente criticato la World Anti Doping Agency WADA accusandola di eccessiva accondiscendenza nei confronti dell'organizzazione antidoping cinese CHINADA nel caso dei 23 nuotatori trovati positivi alla trimetazidina, farmaco compreso nella lista WADA delle sostanze sempre vietate nello sport. Gioca indubbiamente in tutto questo un ruolo importante lo scontro tra WADA e USADA, l'agenzia antidoping USA, riguardo allo scandalo che ha destato la rivelazione a carico di quest'ultima di aver sorvolato su un numero imprecisato ma enorme di positività di atleti di vertice, lasciandoli dunque gareggiare malgrado fossero dopati, in cambio del loro impegno a agire da informatori infiltrati (https://www.wada-ama.org/en/news/wada-statement-reuters-story-exposing-usada-scheme-contravention-world-anti-doping-code).
Sulla vicenda dei nuotatori cinesi in realtà il report WADA appare alquanto chiaro e condivisibile (https://www.wada-ama.org/sites/default/files/2024-04/2024-04_fact_sheet_faq_chinese_swimming.pdf). Qui di seguito la traduzione automatica di alcuni passaggi essenziali.
Scrive la WADA: "Non solo non c'erano prove che indicassero uno scenario di doping, ma tutte le prove esistenti supportavano la teoria della contaminazione. Infatti, anche tralasciando il fatto che la trimetazidina (TMZ) è stata scoperta dalle autorità cinesi nella cucina dell'hotel, i risultati analitici, in particolare il fatto che tutti i risultati positivi rientravano in un intervallo ristretto a concentrazioni basse o molto basse, nonché il fatto che, laddove gli atleti sono stati testati più di una volta, i loro risultati oscillavano tra negativi e positivi (di basso livello) a distanza di poche ore, non erano coerenti con un profilo di escrezione di uno scenario di ingestione deliberata di TMZ, ma piuttosto con una qualche forma di contaminazione. Al contrario e a titolo di esempio, nel caso della pattinatrice russa Kamila Valieva, la sua spiegazione iniziale di contaminazione tramite contatto con il nonno è stata ritenuta (quando esaminata dal Dipartimento scientifico della WADA) non coerente con la farmacocinetica del TMZ ed è stata quindi contestata dalla WADA dinanzi al Tribunale ad hoc del TAS ai Giochi olimpici invernali del 2022 a Pechino."
L'operato della WADA è stato sottoposto alla valutazione indipendente di un esperto terzo che non ha identificato alcun profilo indicativo di cattiva gestione del caso (https://www.bbc.com/sport/swimming/articles/c0kr1pg8g47o).
Indubbiamente a livelli di vertice i casi di doping possono anche diventare delicate questioni di carattere politico-diplomatico, ma alla luce di questi documenti e di queste evidenze trovo quanto meno infondato utilizzare il caso dei nuotatori cinesi per accusare la WADA di parzialità, suggerendo implicitamente o esplicitamente che nel caso del nostro tennista Yannik Sinner vi possano essere al contrario ragioni di accanimento e non una obiettiva necessità di garantire l'applicazione delle regole contenute nel Codice mondial antidoping.
La stampa e i social negli ultimi mesi hanno pesantemente criticato la World Anti Doping Agency WADA accusandola di eccessiva accondiscendenza nei confronti dell'organizzazione antidoping cinese CHINADA nel caso dei 23 nuotatori trovati positivi alla trimetazidina, farmaco compreso nella lista WADA delle sostanze sempre vietate nello sport. Gioca indubbiamente in tutto questo un ruolo importante lo scontro tra WADA e USADA, l'agenzia antidoping USA, riguardo allo scandalo che ha destato la rivelazione a carico di quest'ultima di aver sorvolato su un numero imprecisato ma enorme di positività di atleti di vertice, lasciandoli dunque gareggiare malgrado fossero dopati, in cambio del loro impegno a agire da informatori infiltrati (https://www.wada-ama.org/en/news/wada-statement-reuters-story-exposing-usada-scheme-contravention-world-anti-doping-code).
Sulla vicenda dei nuotatori cinesi in realtà il report WADA appare alquanto chiaro e condivisibile (https://www.wada-ama.org/sites/default/files/2024-04/2024-04_fact_sheet_faq_chinese_swimming.pdf). Qui di seguito la traduzione automatica di alcuni passaggi essenziali.
Scrive la WADA: "Non solo non c'erano prove che indicassero uno scenario di doping, ma tutte le prove esistenti supportavano la teoria della contaminazione. Infatti, anche tralasciando il fatto che la trimetazidina (TMZ) è stata scoperta dalle autorità cinesi nella cucina dell'hotel, i risultati analitici, in particolare il fatto che tutti i risultati positivi rientravano in un intervallo ristretto a concentrazioni basse o molto basse, nonché il fatto che, laddove gli atleti sono stati testati più di una volta, i loro risultati oscillavano tra negativi e positivi (di basso livello) a distanza di poche ore, non erano coerenti con un profilo di escrezione di uno scenario di ingestione deliberata di TMZ, ma piuttosto con una qualche forma di contaminazione. Al contrario e a titolo di esempio, nel caso della pattinatrice russa Kamila Valieva, la sua spiegazione iniziale di contaminazione tramite contatto con il nonno è stata ritenuta (quando esaminata dal Dipartimento scientifico della WADA) non coerente con la farmacocinetica del TMZ ed è stata quindi contestata dalla WADA dinanzi al Tribunale ad hoc del TAS ai Giochi olimpici invernali del 2022 a Pechino."
L'operato della WADA è stato sottoposto alla valutazione indipendente di un esperto terzo che non ha identificato alcun profilo indicativo di cattiva gestione del caso (https://www.bbc.com/sport/swimming/articles/c0kr1pg8g47o).
Indubbiamente a livelli di vertice i casi di doping possono anche diventare delicate questioni di carattere politico-diplomatico, ma alla luce di questi documenti e di queste evidenze trovo quanto meno infondato utilizzare il caso dei nuotatori cinesi per accusare la WADA di parzialità, suggerendo implicitamente o esplicitamente che nel caso del nostro tennista Yannik Sinner vi possano essere al contrario ragioni di accanimento e non una obiettiva necessità di garantire l'applicazione delle regole contenute nel Codice mondial antidoping.
World Anti Doping Agency
WADA statement on Reuters story exposing USADA scheme in contravention of World Anti-Doping Code
The World Anti-Doping Agency (WADA) responds to a Reuters story of 7 August 2024 exposing a scheme whereby the U.S. Anti-Doping Agency (USADA) allowed athletes who had doped, to compete for years, in at least one case without ever publishing or sanctioning…
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Forwarded from Fiore, canale pubblico.
SE A SPARARE È ISRAELE NON CI SI PUÒ NEPPURE DIFENDERE?
Visto che Israele ci spara addosso ed anche oggi pare che abbia ripetuto la cortesia, bisognerebbe chiedersi che ci stanno a fare 1300 soldati italiani in Libano, senza potersi difendere.
Siccome siamo forza di pace, e sotto l' egida dell ONU, bisogna ricordarsi che nel 1983 ci fu una bella "esperienza" italiana a Beirut. Io me la ricordo abbastanza perchè a quell' epoca ero militare a Montorio Veronese, mi offrii volontario ma per il fatto che ero arrivato da poco poi non ci potei andare; ma questa è un' altra storia. Ci andarono 2300 soldati italiani, per lo più di leva e malamente addestrati ai Comandi del generale Angioni, ma non sotto il comando dell' ONU e autonomamente, ogni paese, USA, Francia e Italia facevano ognuno per conto proprio. Questo ci permise di scampare agli spaventosi attentati che seppellirono il contingente USA e quello Francese. La carta vincente italiana fu l' ospedale da campo che curò tutti, indistintamente. In realtà comunque qualcuno ci sparò addosso e imprudentemente Angioni uscì di notte con i blindati e ci rimettemmo un morto ed un ferito grave. Per ricordarsi il momento storico, avevamo appena vinto i mondiali di Spagna, Pertini era Capo dello Stato e Spadolini Presidente del Consiglio. Era la prima volta dal dopoguerra che soldati italiani varcavano i confini. Quando fu chiaro che Francia e USA erano là non come forza di interposizione per mantenere la pace ma per tutelare Israele e gli interessi occidentali ce ne dovemmo andare. Eravamo arrivati con i caschi bianchi, le blindo dipinte di bianco e i giornali inglesi ci prendevano in giro per le "penne di gallina" dei bersaglieri e i carretti dei gelati. Ce ne andammo con i giubbotti antiproiettile ma con il rispetto di tutti e soprattutto dei libanesi. Ci facemmo onore seppur con personale di leva. Ma ci facemmo onore perchè eravamo una forza indipendente, non comandati da ONU o NATO. Ora i nostri ragazzi sono ancora là a pattugliare un confine sotto il comando ONU-UNIFIL e non possono contare su un supporto efficace dalla madre patria. Non hanno indipendenza di manovra e sono praticamente indifesi contro un nemico (perchè nemico è, a tutti gli effetti, ed anche criminale di guerra) che quanto a ferocia non teme nessuno.
Quindi abbiamo due possibilità, oltre a quella di farci massacrare. O ci possiamo difendere e mandiamo laggiù tutta la nostra marina militare con tanto di portaerei e con la regola di ingaggio di difendere il nostro contingente e il settore ovest dell' UNIFIL sotto la nostra responsabilità, oppure leviamo le tende permettendo a Israele di massacrare anche il Libano, un ' altra volta.
La decisione è difficile ma temo che oltre a convocare l' ambasciatore Il nostro governo non farà, lasciando i nostri soldati sotto il bombardamento dell' unica democrazia locale. Perchè ovviamente Israele si deve difendere. Noi no.
Edoardo G.
Visto che Israele ci spara addosso ed anche oggi pare che abbia ripetuto la cortesia, bisognerebbe chiedersi che ci stanno a fare 1300 soldati italiani in Libano, senza potersi difendere.
Siccome siamo forza di pace, e sotto l' egida dell ONU, bisogna ricordarsi che nel 1983 ci fu una bella "esperienza" italiana a Beirut. Io me la ricordo abbastanza perchè a quell' epoca ero militare a Montorio Veronese, mi offrii volontario ma per il fatto che ero arrivato da poco poi non ci potei andare; ma questa è un' altra storia. Ci andarono 2300 soldati italiani, per lo più di leva e malamente addestrati ai Comandi del generale Angioni, ma non sotto il comando dell' ONU e autonomamente, ogni paese, USA, Francia e Italia facevano ognuno per conto proprio. Questo ci permise di scampare agli spaventosi attentati che seppellirono il contingente USA e quello Francese. La carta vincente italiana fu l' ospedale da campo che curò tutti, indistintamente. In realtà comunque qualcuno ci sparò addosso e imprudentemente Angioni uscì di notte con i blindati e ci rimettemmo un morto ed un ferito grave. Per ricordarsi il momento storico, avevamo appena vinto i mondiali di Spagna, Pertini era Capo dello Stato e Spadolini Presidente del Consiglio. Era la prima volta dal dopoguerra che soldati italiani varcavano i confini. Quando fu chiaro che Francia e USA erano là non come forza di interposizione per mantenere la pace ma per tutelare Israele e gli interessi occidentali ce ne dovemmo andare. Eravamo arrivati con i caschi bianchi, le blindo dipinte di bianco e i giornali inglesi ci prendevano in giro per le "penne di gallina" dei bersaglieri e i carretti dei gelati. Ce ne andammo con i giubbotti antiproiettile ma con il rispetto di tutti e soprattutto dei libanesi. Ci facemmo onore seppur con personale di leva. Ma ci facemmo onore perchè eravamo una forza indipendente, non comandati da ONU o NATO. Ora i nostri ragazzi sono ancora là a pattugliare un confine sotto il comando ONU-UNIFIL e non possono contare su un supporto efficace dalla madre patria. Non hanno indipendenza di manovra e sono praticamente indifesi contro un nemico (perchè nemico è, a tutti gli effetti, ed anche criminale di guerra) che quanto a ferocia non teme nessuno.
Quindi abbiamo due possibilità, oltre a quella di farci massacrare. O ci possiamo difendere e mandiamo laggiù tutta la nostra marina militare con tanto di portaerei e con la regola di ingaggio di difendere il nostro contingente e il settore ovest dell' UNIFIL sotto la nostra responsabilità, oppure leviamo le tende permettendo a Israele di massacrare anche il Libano, un ' altra volta.
La decisione è difficile ma temo che oltre a convocare l' ambasciatore Il nostro governo non farà, lasciando i nostri soldati sotto il bombardamento dell' unica democrazia locale. Perchè ovviamente Israele si deve difendere. Noi no.
Edoardo G.
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Forwarded from Giorgio Bianchi Photojournalist
Una notizia che non apparirà nei media occidentali: Elena Chesakova, cittadina di Odessa che aveva esposto la bandiera russa per dire basta a una guerra voluta dalla NATO, è deceduta mentre era tenuta in custodia dalla polizia del regime di Kiev. La morte è ufficialmente attribuita a un infarto. “Il suo cuore non ha retto”, dicono gli agenti[1], ma è più che probabile, si potrebbe dire quasi certo visti i precedenti della repressione contro i dissidenti politici, che Elena sia morta per le violenze ricevute dopo l’arresto.
https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-morta_in_carcere_la_donna_che_aveva_esposta_la_bandiera_russa_a_odessa/45289_57120/
🔴 Per ricevere tutti gli aggiornamenti segui Giorgio Bianchi Photojournalist
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IMPARA FACENDO 🌺🌺🌺
Acceso conflitto in questi giorni tra ministero delle università e associazioni mediche in vario modo rappresentanti dei medici in specializzazione. In sintesi, i termini della questione: i medici in specializzazione sono iscritti a un corso universitario nel quale dovrebbero seguire lezioni mentre fanno pratica negli ospedali, e ogni anno dovrebbero superare un esame per essere ammessi all'anno successivo. Pur essendo iscritti all'università, questi medici ricevono uno stipendio dal ministero della sanità entro una sorta di contratto di formazione che li vincola al lavoro a tempo pieno negli ospedali, tempo tanto pieno che le lezioni che dovrebbero seguire restano in massima parte di regola sulla carta. Se qualcuno pensa che in tal modo di fatto la sanità recluta manodopera mentre ancora la formazione non è completa, va molto vicino al vero Nel senso che la realtà è un passo oltre: da alcuni anni i medici in specializzazione possono essere assunti anche immediatamente dagli ospedali dove fanno esperienza, e divengono a tutti gli effetti personale di ruolo. Tanto di ruolo che, se da un lato almeno sulla carta una piccola percentuale del loro tempo rimane in teoria organizzata dalla scuola di specializzazione, tutto il resto è a disposizione dell'ospedale, che redige ogni anno una relazione sulle "esperienze acquisite". E qui nasce per il momento la ragione del contendere: secondo una certa lettura della legge, questa relazione dovrebbe bastare per l'ammissione all'anno successivo, mentre il ministero dell'università ha ritenuto di raccomandare alle università di svolgere comunque l'esame accademico previsto dall'ordinamento delle scuole. Da qui l'alzata di scudi. In questo quadro, ovviamente i giovani medici sono ben contenti di essere assunti subito (al netto del fatto che coloro che si iscrivono alle scuole di specializzazione sono sempre meno, ma questo è almeno in parte un altro discorso), gli ospedali sono ben lieti di avere manodopera indipendentemente dal suo livello di formazione, e le università stanno vedendo compiersi quel pluriennale processo di "sfilamento" delle scuole di specializzazione dall'ambito accademico, le quali sono destinate da sempre, da quando i soldi ha iniziato a metterceli il sistema sanitario, a diventare "cose" ospedaliere. C'è del bene e del male in tutto questo, io mi sono formato in tempi e con esperienze che mi fanno vedere più che altro il male, ma evidentemente i tempi cambiano e cambiano soprattutto le persone, che facendo esperienza nell'oggi a questo si adeguano, E così, sempre più "si impara facendo". E va anche detto che la colpa è in massima parte dei medici docenti universitari, ma questo è un discorso complesso che magari verrà fuori un'altra volta.
https://www.quotidianosanita.it/governo-e-parlamento/articolo.php?articolo_id=124970&fr=n
Acceso conflitto in questi giorni tra ministero delle università e associazioni mediche in vario modo rappresentanti dei medici in specializzazione. In sintesi, i termini della questione: i medici in specializzazione sono iscritti a un corso universitario nel quale dovrebbero seguire lezioni mentre fanno pratica negli ospedali, e ogni anno dovrebbero superare un esame per essere ammessi all'anno successivo. Pur essendo iscritti all'università, questi medici ricevono uno stipendio dal ministero della sanità entro una sorta di contratto di formazione che li vincola al lavoro a tempo pieno negli ospedali, tempo tanto pieno che le lezioni che dovrebbero seguire restano in massima parte di regola sulla carta. Se qualcuno pensa che in tal modo di fatto la sanità recluta manodopera mentre ancora la formazione non è completa, va molto vicino al vero Nel senso che la realtà è un passo oltre: da alcuni anni i medici in specializzazione possono essere assunti anche immediatamente dagli ospedali dove fanno esperienza, e divengono a tutti gli effetti personale di ruolo. Tanto di ruolo che, se da un lato almeno sulla carta una piccola percentuale del loro tempo rimane in teoria organizzata dalla scuola di specializzazione, tutto il resto è a disposizione dell'ospedale, che redige ogni anno una relazione sulle "esperienze acquisite". E qui nasce per il momento la ragione del contendere: secondo una certa lettura della legge, questa relazione dovrebbe bastare per l'ammissione all'anno successivo, mentre il ministero dell'università ha ritenuto di raccomandare alle università di svolgere comunque l'esame accademico previsto dall'ordinamento delle scuole. Da qui l'alzata di scudi. In questo quadro, ovviamente i giovani medici sono ben contenti di essere assunti subito (al netto del fatto che coloro che si iscrivono alle scuole di specializzazione sono sempre meno, ma questo è almeno in parte un altro discorso), gli ospedali sono ben lieti di avere manodopera indipendentemente dal suo livello di formazione, e le università stanno vedendo compiersi quel pluriennale processo di "sfilamento" delle scuole di specializzazione dall'ambito accademico, le quali sono destinate da sempre, da quando i soldi ha iniziato a metterceli il sistema sanitario, a diventare "cose" ospedaliere. C'è del bene e del male in tutto questo, io mi sono formato in tempi e con esperienze che mi fanno vedere più che altro il male, ma evidentemente i tempi cambiano e cambiano soprattutto le persone, che facendo esperienza nell'oggi a questo si adeguano, E così, sempre più "si impara facendo". E va anche detto che la colpa è in massima parte dei medici docenti universitari, ma questo è un discorso complesso che magari verrà fuori un'altra volta.
https://www.quotidianosanita.it/governo-e-parlamento/articolo.php?articolo_id=124970&fr=n
quotidianosanità.it
Università. Loizzo (Lega): “Ministero ritiri circolare specializzandi medicina”
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110 E FRODE 🌺🌺🌺
Questo il simpatico e arguto nome dato dalla guardia di finanza all'indagine che a Genova ha portato a "sgominare" un'organizzazione di studenti universitari che si facevano passare le risposte degli esami scritti via whatsapp nonché scrivere le tesine da un insegnante di liceo. La cosa presentata così pare singolare e curiosa, in realtà il fenomeno è ampiamente noto soprattutto all'estero, dove sull'argomento esiste corposa esperienza. Gli interessati ricerchino in rete "contract cheating". Nel nostro paese sicuramente esiste ma, dal momento che nessuno se ne occupa, nessuno percepisce il problema. E così come al solito, occhio non vede ecc. ecc. D'altra parte, chi invece lo percepisce cerca soluzioni ad esempio sviluppando software di analisi dei testi, oppure schermando le aule, e altre fantascientifiche invenzioni. Quando invece sarebbe semplice tornare agli esami orali, gravosi ma utili ed efficaci quant'altri mai, e ridurre le tesi scritti agli elaborati finali, da sviluppare soprattutto gomito a gomito con il docente, che in tal modo assolve nel modo più pieno i propri compiti didattici e pedagogici al tempo stesso verificando passo passo il progressi dello studente e rendendo in tal modo alquanto inverosimile l'acquisto di elaborati "chiavi in mano".
https://www.primocanale.it/cronaca/46823-110-e-frode-,-universit%C3%A0-chiede-risarcimento-a-studenti-copioni.html
Questo il simpatico e arguto nome dato dalla guardia di finanza all'indagine che a Genova ha portato a "sgominare" un'organizzazione di studenti universitari che si facevano passare le risposte degli esami scritti via whatsapp nonché scrivere le tesine da un insegnante di liceo. La cosa presentata così pare singolare e curiosa, in realtà il fenomeno è ampiamente noto soprattutto all'estero, dove sull'argomento esiste corposa esperienza. Gli interessati ricerchino in rete "contract cheating". Nel nostro paese sicuramente esiste ma, dal momento che nessuno se ne occupa, nessuno percepisce il problema. E così come al solito, occhio non vede ecc. ecc. D'altra parte, chi invece lo percepisce cerca soluzioni ad esempio sviluppando software di analisi dei testi, oppure schermando le aule, e altre fantascientifiche invenzioni. Quando invece sarebbe semplice tornare agli esami orali, gravosi ma utili ed efficaci quant'altri mai, e ridurre le tesi scritti agli elaborati finali, da sviluppare soprattutto gomito a gomito con il docente, che in tal modo assolve nel modo più pieno i propri compiti didattici e pedagogici al tempo stesso verificando passo passo il progressi dello studente e rendendo in tal modo alquanto inverosimile l'acquisto di elaborati "chiavi in mano".
https://www.primocanale.it/cronaca/46823-110-e-frode-,-universit%C3%A0-chiede-risarcimento-a-studenti-copioni.html
Primocanale.it
"110 e frode", l'Università chiede il risarcimento agli studenti copioni
Per superare gli esami a Economia si facevano dare le risposte via WhastApp
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DALLA PELLE AL CUORE 🌺🌺🌺
Tocca stavolta a un gruppo di ricercatori coreani caratterizzare ulteriormente un fenomeno già noto, ovvero la straordinaria risposta infiammatoria indotta dai vaccini covid a RNA che si manifesta quando vengono iniettati in vena. Il fenomeno era noto e in questo studio, ospitato dalla prestigiosa rivista PLOS ONE, lo indagano ulteriormente in roditori prima e dopo aver indotto condizioni sperimentali di infiammazione cronica. Scrivono gli autori: "La somministrazione endovenosa di vaccino RNA con o senza infiammazione cronica ha esacerbato la pericardite e la miocardite cardiaca; l'immunizzazione ha indotto una lieve infiammazione e la produzione di citochine infiammatorie IL-1beta e IL-6 nel cuore. Inoltre, la vaccinazione mRNA IV ha indotto danni cardiaci nell'infiammazione cronica da LPS, in particolare la troponina sierica I, che è aumentata drasticamente." Gli autori concludono quindi che "La somministrazione di vaccino IV può indurre una maggiore cardiotossicità nell'infiammazione cronica." Ricordiamo che in base ai criteri WHO AEFI, una miocardite in un soggetto con precedenti episodi di infiammazione cardiaca difficilmente sarà mai collegata a una vaccinazione. Ricordiamo anche tuttavia che esiste almeno uno studio, realizzato da un gruppo francese e più volte menzionato su questa pagina, che mostra come in soggetti con pregressa miocardite il rischio dopo vaccino è centinaia di volte superiore rispetto a chi la miocardite non la ha mai avuta. A buon intenditore. Nota a margine, questi ricercatori il vacino a RNA per il covid se lo sono dovuto fabbricare in casa, evidentemente in quanto nessuno glielo avrebbe fornito? Mah?
https://journals.plos.org/plosone/article?id=10.1371/journal.pone.0311726
Tocca stavolta a un gruppo di ricercatori coreani caratterizzare ulteriormente un fenomeno già noto, ovvero la straordinaria risposta infiammatoria indotta dai vaccini covid a RNA che si manifesta quando vengono iniettati in vena. Il fenomeno era noto e in questo studio, ospitato dalla prestigiosa rivista PLOS ONE, lo indagano ulteriormente in roditori prima e dopo aver indotto condizioni sperimentali di infiammazione cronica. Scrivono gli autori: "La somministrazione endovenosa di vaccino RNA con o senza infiammazione cronica ha esacerbato la pericardite e la miocardite cardiaca; l'immunizzazione ha indotto una lieve infiammazione e la produzione di citochine infiammatorie IL-1beta e IL-6 nel cuore. Inoltre, la vaccinazione mRNA IV ha indotto danni cardiaci nell'infiammazione cronica da LPS, in particolare la troponina sierica I, che è aumentata drasticamente." Gli autori concludono quindi che "La somministrazione di vaccino IV può indurre una maggiore cardiotossicità nell'infiammazione cronica." Ricordiamo che in base ai criteri WHO AEFI, una miocardite in un soggetto con precedenti episodi di infiammazione cardiaca difficilmente sarà mai collegata a una vaccinazione. Ricordiamo anche tuttavia che esiste almeno uno studio, realizzato da un gruppo francese e più volte menzionato su questa pagina, che mostra come in soggetti con pregressa miocardite il rischio dopo vaccino è centinaia di volte superiore rispetto a chi la miocardite non la ha mai avuta. A buon intenditore. Nota a margine, questi ricercatori il vacino a RNA per il covid se lo sono dovuto fabbricare in casa, evidentemente in quanto nessuno glielo avrebbe fornito? Mah?
https://journals.plos.org/plosone/article?id=10.1371/journal.pone.0311726
journals.plos.org
SARS-CoV2 mRNA vaccine intravenous administration induces myocarditis in chronic inflammation
The current COVID-19 mRNA vaccines were developed and applied for pandemic-emergent conditions. These vaccines use a small piece of the virus’s genetic material (mRNA) to stimulate an immune response against COVID-19. However, their potential effects on individuals…
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ENJOY THE SILENCE 🌺🌺🌺
Seguo sempre con interesse il blog di Vinay Prasad, oncoematologo e docente di epidemiologia alla UCSF, poiché i suoi post offrono di regola spunti grandemente condivisibili. Accade anche nel caso del post più recente, dal quale traggo questo paragrafo conclusivo il quale contiene considerazioni anche da me espresse in molteplici occasioni:
"Abbiamo bisogno di più dibattiti. [...] la stragrande maggioranza degli americani è annoiata dal COVID e molto probabilmente è d'accordo con una visione centrista (come la sostengo io) o sarebbe persuasibile. Ma c'è una piccola frazione di fanatici estremi del COVID (li puoi riconoscere perché continuano a mascherare i loro figli sugli aerei) e usano la natura prepotente della cultura della cancellazione per fermare il dialogo e i dibattiti. Le loro tattiche hanno avuto successo durante la pandemia. Le migliori università non hanno tenuto alcun dibattito e gli amministratori senza spina dorsale (che sono fondamentalmente la maggior parte degli amministratori oggigiorno perché non otterrai il lavoro se sei coraggioso) capitolano a loro."
Prasad è reduce proprio da un dibattito svoltosi all'Emory Center for Ethics. E nel nostro paese? Nelle fasi più critiche e concitate della pandemia ogni dibattito fu sopito quando non represso, e l'unico evento, sia pure di straordinario rilievo internazionale, il congresso POLI-COVID-19 svoltosi a Torino nel novembre 2022, fu boicottato dalle istituzioni e disertato da tutti coloro che ai tempi stavano in cabina di regia e prendere decisioni senza mai esser chiamati a renderne conto. Oggi d'altra parte lo scenario non si è modificato molto. La gente è ansiosa più che altro di dimenticare, e politici, decisori e tecnici vari ne sono ben contenti. Vero che abbiamo una Commissione d'inchiesta parlamentare, ma vero anche e soprattutto che non possiamo certo aspettarci che tutto si risolva in sede politica, mentre il tessuto della società e tutte le componenti che furono coinvolte nel bene e nel male nella pandemia e nelle sue conseguenze tacciono e si defilano: università, ospedali, organizzazioni mediche, centri di ricerca, scuole, tribunali, forze dell'ordine e via dicendo. Forse conoscere la storia non evita prima o poi di riviverla, ma certo elaborarne la consapevolezza aiuta enormemente a reagire in maniera efficace e appropriata quando dovesse capitare.
https://www.drvinayprasad.com/p/lessons-from-emory-masking-mistakes
Seguo sempre con interesse il blog di Vinay Prasad, oncoematologo e docente di epidemiologia alla UCSF, poiché i suoi post offrono di regola spunti grandemente condivisibili. Accade anche nel caso del post più recente, dal quale traggo questo paragrafo conclusivo il quale contiene considerazioni anche da me espresse in molteplici occasioni:
"Abbiamo bisogno di più dibattiti. [...] la stragrande maggioranza degli americani è annoiata dal COVID e molto probabilmente è d'accordo con una visione centrista (come la sostengo io) o sarebbe persuasibile. Ma c'è una piccola frazione di fanatici estremi del COVID (li puoi riconoscere perché continuano a mascherare i loro figli sugli aerei) e usano la natura prepotente della cultura della cancellazione per fermare il dialogo e i dibattiti. Le loro tattiche hanno avuto successo durante la pandemia. Le migliori università non hanno tenuto alcun dibattito e gli amministratori senza spina dorsale (che sono fondamentalmente la maggior parte degli amministratori oggigiorno perché non otterrai il lavoro se sei coraggioso) capitolano a loro."
Prasad è reduce proprio da un dibattito svoltosi all'Emory Center for Ethics. E nel nostro paese? Nelle fasi più critiche e concitate della pandemia ogni dibattito fu sopito quando non represso, e l'unico evento, sia pure di straordinario rilievo internazionale, il congresso POLI-COVID-19 svoltosi a Torino nel novembre 2022, fu boicottato dalle istituzioni e disertato da tutti coloro che ai tempi stavano in cabina di regia e prendere decisioni senza mai esser chiamati a renderne conto. Oggi d'altra parte lo scenario non si è modificato molto. La gente è ansiosa più che altro di dimenticare, e politici, decisori e tecnici vari ne sono ben contenti. Vero che abbiamo una Commissione d'inchiesta parlamentare, ma vero anche e soprattutto che non possiamo certo aspettarci che tutto si risolva in sede politica, mentre il tessuto della società e tutte le componenti che furono coinvolte nel bene e nel male nella pandemia e nelle sue conseguenze tacciono e si defilano: università, ospedali, organizzazioni mediche, centri di ricerca, scuole, tribunali, forze dell'ordine e via dicendo. Forse conoscere la storia non evita prima o poi di riviverla, ma certo elaborarne la consapevolezza aiuta enormemente a reagire in maniera efficace e appropriata quando dovesse capitare.
https://www.drvinayprasad.com/p/lessons-from-emory-masking-mistakes
Drvinayprasad
Lessons from Emory-- Masking Mistakes
Carlos Del Rio and I discuss
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VACCINI COVID E CANCRO 🌺🌺🌺
C'è quasi una mezza dozzina di motivi per sospettare che i vaccini covid possano essere associati a un aumento del rischio di molti tumori solidi. (i) il loro effetto genericamente proinfiammatorio, la capacità della spike di (ii) stimolare i recettori per gli estrogeni e quindi (iii) di promuovere la proliferazione di cellule tumorali in vitro, (iv) ridurre l'attività di geni oncosoppressori quali p53 e (v) BRCA, (vi) di promuovere i processi di metastatizzazione in modelli animali di melanoma grazie alle pseudouridine inserite nelle sequenze di RNA, e forse altri ne emergeranno in futuro. Tuttavia, tutti questi effetti sono documentati in vitro e in modelli animali, e manca l'evidenza clinica (astenersi "eccessi di mortalità" su base epidemiologica). Che tipo di studi potrebbero servire? La questione potrebbe essere chiarita facilmente da chi ha i dati. Si prenda ad esempio questo lavoro di alcuni anni fa, spesso citato e che quantifica il ruolo di alcune mutazioni dei geni BRCA nel cancro ovarico: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC1288193/
Hanno reclutato 208 donne con cancro insorto nell'arco di due anni, quindi un periodo ragionevole, tramite una rete collaborativa di 11 ospedali, e dall'altro lato hanno reclutato un gruppo di controllo di quasi 400 donne senza cancro, e han fatto a tutte la genotipizzazione di BRCA, calcolando quindi il rischio aggiuntivo di cancri di vario genere per la presenza di mutazioni specifiche di BRCA, nelle portatrici e nei famigliari. Ora, si sostituiscano le mutazioni con lo stato vaccinale e si ha un'idea del tipo di studio che basterebbe realizzare. E invece fanno gli studi sulla mortalità totale, che finisce per lasciare sempre un po' il tempo che trova poiché la mortalità totale ha diecimila spiegazioni nessuna delle quali verificabile tanto più se si lavora su archivi epidemiologici e non si vede il singolo soggetto finendo per perdere il 99% della sua storia clinica. Certo, può essere un po' più complicato nel caso del vaccino: nello studio genetico vedono tra i sessanta e i settantacinque anni dei cancri che insorgono in gente che fin dalla nascita ha una genetica favorente. Il vaccino ha fin qui avuto "solo" tre anni per manifestare i suoi effetti, dunque potrebbe volerci un campione più ampio. Ma poi ci sono coloro che parlano di "turbocancri" e se fosse vero il segnale forse potrebbe vedersi comunque già ora. Perché non si fanno studi del genere? Bella domanda, si vede che chi ha i dati ha altre priorità, e intanto chi non ha i dati lancia allarmi che però non può sostanziare. Un dilemma enorme.
Addendum: e una volta realizzato uno studio del genere, sulla base dei risultati si avrebbe anche il razionale per cercare marcatori specifici, nel paziente e/o nel tessuto tumorali che differenziassero i tumori post-vaccino dagli altri, se mai fosse possibile. Con il dosaggio di certe citochine qualcuno sta cercando di fare cose simili nelle miocarditi.
C'è quasi una mezza dozzina di motivi per sospettare che i vaccini covid possano essere associati a un aumento del rischio di molti tumori solidi. (i) il loro effetto genericamente proinfiammatorio, la capacità della spike di (ii) stimolare i recettori per gli estrogeni e quindi (iii) di promuovere la proliferazione di cellule tumorali in vitro, (iv) ridurre l'attività di geni oncosoppressori quali p53 e (v) BRCA, (vi) di promuovere i processi di metastatizzazione in modelli animali di melanoma grazie alle pseudouridine inserite nelle sequenze di RNA, e forse altri ne emergeranno in futuro. Tuttavia, tutti questi effetti sono documentati in vitro e in modelli animali, e manca l'evidenza clinica (astenersi "eccessi di mortalità" su base epidemiologica). Che tipo di studi potrebbero servire? La questione potrebbe essere chiarita facilmente da chi ha i dati. Si prenda ad esempio questo lavoro di alcuni anni fa, spesso citato e che quantifica il ruolo di alcune mutazioni dei geni BRCA nel cancro ovarico: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC1288193/
Hanno reclutato 208 donne con cancro insorto nell'arco di due anni, quindi un periodo ragionevole, tramite una rete collaborativa di 11 ospedali, e dall'altro lato hanno reclutato un gruppo di controllo di quasi 400 donne senza cancro, e han fatto a tutte la genotipizzazione di BRCA, calcolando quindi il rischio aggiuntivo di cancri di vario genere per la presenza di mutazioni specifiche di BRCA, nelle portatrici e nei famigliari. Ora, si sostituiscano le mutazioni con lo stato vaccinale e si ha un'idea del tipo di studio che basterebbe realizzare. E invece fanno gli studi sulla mortalità totale, che finisce per lasciare sempre un po' il tempo che trova poiché la mortalità totale ha diecimila spiegazioni nessuna delle quali verificabile tanto più se si lavora su archivi epidemiologici e non si vede il singolo soggetto finendo per perdere il 99% della sua storia clinica. Certo, può essere un po' più complicato nel caso del vaccino: nello studio genetico vedono tra i sessanta e i settantacinque anni dei cancri che insorgono in gente che fin dalla nascita ha una genetica favorente. Il vaccino ha fin qui avuto "solo" tre anni per manifestare i suoi effetti, dunque potrebbe volerci un campione più ampio. Ma poi ci sono coloro che parlano di "turbocancri" e se fosse vero il segnale forse potrebbe vedersi comunque già ora. Perché non si fanno studi del genere? Bella domanda, si vede che chi ha i dati ha altre priorità, e intanto chi non ha i dati lancia allarmi che però non può sostanziare. Un dilemma enorme.
Addendum: e una volta realizzato uno studio del genere, sulla base dei risultati si avrebbe anche il razionale per cercare marcatori specifici, nel paziente e/o nel tessuto tumorali che differenziassero i tumori post-vaccino dagli altri, se mai fosse possibile. Con il dosaggio di certe citochine qualcuno sta cercando di fare cose simili nelle miocarditi.
PubMed Central (PMC)
BRCA1 and BRCA2 Mutation Analysis of 208 Ashkenazi Jewish Women with Ovarian Cancer
Ovarian cancer is a component of the autosomal-dominant hereditary breast-ovarian cancer syndrome and may be due to a mutation in either the BRCA1 or BRCA2 genes. Two mutations in BRCA1 (185delAG and 5382insC) and one mutation in BRCA2 (6174delT) are ...
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PUNTI DI VISTA 🌺🌺🌺
Una revisione della letteratura su una rivista scientifica internazionale del gruppo Wiley fa il punto sulla distribuzione dei vaccini covid a RNA nel latte materno, nella placenta e nel feto (https://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/aji.13934). Dell'RNA nel latte materno anche noi ci occupammo ai tempi (https://marcocosentino.substack.com/p/covid-19-vaccines-mrna-detected-into), come pure della sua presenza insieme alla proteina Spike nella placenta (https://t.me/MarCosent/2702). Considerando i profili farmacotossicologici dell'RNA e della proteina Spike, la quale ricordiamoci che è la maggiore tossina di SARS-CoV-2 con tutti gli effetti che è in grado di esercitare, ci si aspetterebbe pure un minimo di richiamo alla prudenza. Al contrario gli autori, un gruppo di ricercatori statunitensi, nel riassunto si lasciano andare ad affermazioni del genere: "Sebbene possano sussistere rischi potenziali legati all'esposizione della placenta e del feto al vaccino mRNA contro il COVID-19, l'applicazione delle terapie mRNA per le patologie materne e fetali offre una prospettiva rivoluzionaria." E niente, forse è proprio di prospettive rivoluzionarie che a questo punto avremmo necessità.
Una revisione della letteratura su una rivista scientifica internazionale del gruppo Wiley fa il punto sulla distribuzione dei vaccini covid a RNA nel latte materno, nella placenta e nel feto (https://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/aji.13934). Dell'RNA nel latte materno anche noi ci occupammo ai tempi (https://marcocosentino.substack.com/p/covid-19-vaccines-mrna-detected-into), come pure della sua presenza insieme alla proteina Spike nella placenta (https://t.me/MarCosent/2702). Considerando i profili farmacotossicologici dell'RNA e della proteina Spike, la quale ricordiamoci che è la maggiore tossina di SARS-CoV-2 con tutti gli effetti che è in grado di esercitare, ci si aspetterebbe pure un minimo di richiamo alla prudenza. Al contrario gli autori, un gruppo di ricercatori statunitensi, nel riassunto si lasciano andare ad affermazioni del genere: "Sebbene possano sussistere rischi potenziali legati all'esposizione della placenta e del feto al vaccino mRNA contro il COVID-19, l'applicazione delle terapie mRNA per le patologie materne e fetali offre una prospettiva rivoluzionaria." E niente, forse è proprio di prospettive rivoluzionarie che a questo punto avremmo necessità.
Wiley Online Library
COVID‐19 Vaccine mRNA Biodistribution: Maternal and Fetal Exposure Risks
SARS-CoV-2 infection during pregnancy has severe consequences on maternal and neonatal health. Presently, vaccination stands as a critical preventive measure for mitigating infection-related risks. A...
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LA BBC SUL CASO SINNER-CLOSTEBOL 🌺🌺🌺
Una sintesi ben fatta che risponde in modo breve ma esauriente a tutte le domande sulla vicenda, fornendo spiegazioni chiare e condivisibili: https://www.bbc.com/sport/tennis/articles/cly3zw1gqwjo
Qui i post precedenti sull'argomento:
https://t.me/MarCosent/3365
https://t.me/MarCosent/3366
https://t.me/MarCosent/3367
https://t.me/MarCosent/3380
https://t.me/MarCosent/3431
https://t.me/MarCosent/3434
https://t.me/MarCosent/3474
https://t.me/MarCosent/3475
https://t.me/MarCosent/3476
https://t.me/MarCosent/3482
https://t.me/MarCosent/3490
Una sintesi ben fatta che risponde in modo breve ma esauriente a tutte le domande sulla vicenda, fornendo spiegazioni chiare e condivisibili: https://www.bbc.com/sport/tennis/articles/cly3zw1gqwjo
Qui i post precedenti sull'argomento:
https://t.me/MarCosent/3365
https://t.me/MarCosent/3366
https://t.me/MarCosent/3367
https://t.me/MarCosent/3380
https://t.me/MarCosent/3431
https://t.me/MarCosent/3434
https://t.me/MarCosent/3474
https://t.me/MarCosent/3475
https://t.me/MarCosent/3476
https://t.me/MarCosent/3482
https://t.me/MarCosent/3490
BBC Sport
What happens next for Sinner after doping case?
Just under a month after defending his Australian Open title, Jannik Sinner will serve a three-month ban from tennis. BBC Sport examines what happens to his ranking points and titles.
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IL CLOSTEBOL NELLO SPORT 🌺🌺🌺
Presto verrà pubblicato un articolo scientifico sul clostebol intitolato "Clostebol e sport: sulle controversie che coinvolgono contaminazione vs. reato di doping" (https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/39397281/). Mesi fa, il blog Honest Sport aveva pubblicato un'indagine sulla ragione per cui l'Italia sta assistendo a così tanti casi di clostebol. "Affinché un atleta risulti positivo a un farmaco, inavvertitamente o meno, il farmaco deve essere disponibile nella sua posizione geografica. Pertanto, i casi di doping che coinvolgono farmaci specifici possono essere specifici della posizione" (https://honestsport.substack.com/p/italys-clostebol-doping-crisis-across).
Presto verrà pubblicato un articolo scientifico sul clostebol intitolato "Clostebol e sport: sulle controversie che coinvolgono contaminazione vs. reato di doping" (https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/39397281/). Mesi fa, il blog Honest Sport aveva pubblicato un'indagine sulla ragione per cui l'Italia sta assistendo a così tanti casi di clostebol. "Affinché un atleta risulti positivo a un farmaco, inavvertitamente o meno, il farmaco deve essere disponibile nella sua posizione geografica. Pertanto, i casi di doping che coinvolgono farmaci specifici possono essere specifici della posizione" (https://honestsport.substack.com/p/italys-clostebol-doping-crisis-across).
PubMed
Clostebol and sport: about controversies involving contamination vs. doping offence - PubMed
Clostebol, the 4-chloro derivative of testosterone, available as Over The Counter product in pharmacies and drugstores in several countries, is mostly commercialized as a cream or spray in the form of acetate ester. As other anabolic steroids, clostebol is…
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OCCHIO NON VEDE 🌺🌺🌺
Scienza non duole. Da qualche tempo, il noto blog www.forbetterscience.com è irraggiungibile per chi si connette a Internet da alcuni provider italiani (Vodafone, Iliad, Fastweb). Forbetterscience, gestito da Leonid Schneider, è un blog dedicato alla documentazione di frodi scientifiche. Vi si legge per esempio l’elenco dei pazienti vittime di Paolo Macchiarini. Per quanto riguarda l’Italia, contiene le informazioni più complete sui casi di che hanno coinvolto vari docenti italiani già rettori di importanti università; ed è il sito che ha pubblicato, di recente, una ricostruzione delle performance da record dei Top Italian Scientists (TIS). Il sito web ROARS ne dà conto riprendendo un articolo de Il Manifesto: https://www.roars.it/sequestro-per-oscuramento-in-italia-non-si-puo-parlare-di-frodi-scientifiche/ dove si argomenta tra l'altro come e quanto sia difficile se non impossibile che un tribunale confermi accuse di frode scientifica, dal momento che la maggior parte delle truffe accademiche non costituisce reato.
Scienza non duole. Da qualche tempo, il noto blog www.forbetterscience.com è irraggiungibile per chi si connette a Internet da alcuni provider italiani (Vodafone, Iliad, Fastweb). Forbetterscience, gestito da Leonid Schneider, è un blog dedicato alla documentazione di frodi scientifiche. Vi si legge per esempio l’elenco dei pazienti vittime di Paolo Macchiarini. Per quanto riguarda l’Italia, contiene le informazioni più complete sui casi di che hanno coinvolto vari docenti italiani già rettori di importanti università; ed è il sito che ha pubblicato, di recente, una ricostruzione delle performance da record dei Top Italian Scientists (TIS). Il sito web ROARS ne dà conto riprendendo un articolo de Il Manifesto: https://www.roars.it/sequestro-per-oscuramento-in-italia-non-si-puo-parlare-di-frodi-scientifiche/ dove si argomenta tra l'altro come e quanto sia difficile se non impossibile che un tribunale confermi accuse di frode scientifica, dal momento che la maggior parte delle truffe accademiche non costituisce reato.
ROARS
Sequestro per oscuramento: in Italia non si può parlare di frodi scientifiche
Da qualche settimana il sito www.forbetterscience.com è irraggiungibile per chi si connette a Internet da alcuni provider italiani (Vodafone, Iliad, Fastweb). Forbetterscience, gestito da Leonid Schneider, è un blog dedicato alla documentazione di frodi scientifiche.…
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