CAPORETTO MEDICINA 🌺🌺🌺
Meno di due mesi di lezioni in gran parte a distanza in video hanno prodotto precisamente quel che si poteva facilmente prevedere e che si era previsto fin dal principio. I dati disponiibili per ora riguardano solo Milano Statale e Bicocca, ovvero due corsi di laurea in medicina da sempre tra i più richiesti in assoluto sul territorio nazionale. A Milano Statale l'esame di Biologia ha visto il 70% di bocciati, Chimica il 76% e Fisica addirittura l'88%. Numeri simili a Bicocca, con il 66% di bocciati a Biologia, il 70% a Chimica e l'83% a Fisica. Non sono noti i punteggi ma è abbastanza ovvio che non potranno esser stati particolarmente brillanti. Il danno ovviamente non riguarda solo medicina. Chi supera tutti e tre gli esami accede a medicina fino a saturazione dei posti disponibili, e la domanda è: con quale preparazione, vista la compressione dei corsi la didattica in video, il caos che sta complessivamente caratterizzando tutta la procedura? E, ancor peggio, coloro che non risulteranno ammessi a medicina potranno portarsi il "tesoretto" di esami comunque superati in altri corsi di area sanitaria, con conseguenze per quei corsi che saranno tutte da scoprire. Ma certo in base a questi primi risultati stiamo parlando di una popolazione di studenti che parte con una preparazione più che traballante in discipline fondamentali. Detto questo, ovviamente stiamo parlando di due sole università rispetto a una quarantina, dunque il resto degli atenei potrebbe invece aver ottenuto risultati straordinari, e tuttavia Statale e Bicocca Milano sono da sempre tra le sedi migliori. Sarebbe quanto meno sorprendente che fossero andate (molto) peggio delle altre. Dopo di che, la soluzione è volendo semplice: al prossimo giro il prossimo anno si calibrano meglio i quiz e se ne riduce la difficoltà, magari calibrando meglio i corsi sui quiz medesimi. Esiste da molto tempo un'espressione inglese: "teaching to the test", una metodologia di insegnamento orientata al superamento di test standardizzati. Così al prossimo giro la metodologia funzionerà senza inceppi. Davvero vogliamo allevare generazioni di medici e più in generale di universitari cresciuti a videolezioni e a esami a quiz a crocette e domande semplici? Contenti voi...
https://milano.repubblica.it/cronaca/2025/12/03/news/valanga_bocciature_test_medicina_semestre_filtro_90_per_cento_bocciati_prove_statale_bicocca_universita-425019480/
Meno di due mesi di lezioni in gran parte a distanza in video hanno prodotto precisamente quel che si poteva facilmente prevedere e che si era previsto fin dal principio. I dati disponiibili per ora riguardano solo Milano Statale e Bicocca, ovvero due corsi di laurea in medicina da sempre tra i più richiesti in assoluto sul territorio nazionale. A Milano Statale l'esame di Biologia ha visto il 70% di bocciati, Chimica il 76% e Fisica addirittura l'88%. Numeri simili a Bicocca, con il 66% di bocciati a Biologia, il 70% a Chimica e l'83% a Fisica. Non sono noti i punteggi ma è abbastanza ovvio che non potranno esser stati particolarmente brillanti. Il danno ovviamente non riguarda solo medicina. Chi supera tutti e tre gli esami accede a medicina fino a saturazione dei posti disponibili, e la domanda è: con quale preparazione, vista la compressione dei corsi la didattica in video, il caos che sta complessivamente caratterizzando tutta la procedura? E, ancor peggio, coloro che non risulteranno ammessi a medicina potranno portarsi il "tesoretto" di esami comunque superati in altri corsi di area sanitaria, con conseguenze per quei corsi che saranno tutte da scoprire. Ma certo in base a questi primi risultati stiamo parlando di una popolazione di studenti che parte con una preparazione più che traballante in discipline fondamentali. Detto questo, ovviamente stiamo parlando di due sole università rispetto a una quarantina, dunque il resto degli atenei potrebbe invece aver ottenuto risultati straordinari, e tuttavia Statale e Bicocca Milano sono da sempre tra le sedi migliori. Sarebbe quanto meno sorprendente che fossero andate (molto) peggio delle altre. Dopo di che, la soluzione è volendo semplice: al prossimo giro il prossimo anno si calibrano meglio i quiz e se ne riduce la difficoltà, magari calibrando meglio i corsi sui quiz medesimi. Esiste da molto tempo un'espressione inglese: "teaching to the test", una metodologia di insegnamento orientata al superamento di test standardizzati. Così al prossimo giro la metodologia funzionerà senza inceppi. Davvero vogliamo allevare generazioni di medici e più in generale di universitari cresciuti a videolezioni e a esami a quiz a crocette e domande semplici? Contenti voi...
https://milano.repubblica.it/cronaca/2025/12/03/news/valanga_bocciature_test_medicina_semestre_filtro_90_per_cento_bocciati_prove_statale_bicocca_universita-425019480/
la Repubblica
Valanga di bocciature ai test di Medicina: fino al 90 per cento degli studenti non supera le prove
I primi esiti degli atenei milanesi dopo gli esami per il semestre filtro introdotto dal ministro Bernini. Stangata su tutte le materie: per Fisica si arriva a…
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UNA CURA? 🌺🌺🌺
Anni fa, quando la prima persona con disturbi post-vaccino covid riconducibili a una neuropatia periferica mi contattò, mi permisi di raccomandare che il suo medico curante considerasse le immunoglobuline in vena, che sono la terapia standard per le neuropatie periferiche convenzionali. Oggi mi capita sott'occhio questo articolo che descrive il caso di una signora di 52 anni che ha sviluppato una sindrome complessa dopo la seconda vaccinazione con Pfizer nel giugno 2021, che si è manifestata clinicamente con neuropatia delle piccole fibre, miopericardite, coagulopatia e anomalie oculari, dermatologiche, immunologiche e del sistema nervoso centrale. La neuropatia si è manifestata con disturbi sensoriali, ipotensione arteriosa e sindrome da tachicardia posturale. I medici le hanno somministrato immunoglobuline in vena e dopo tre cicli, a partire da giugno 2024, tre anni dopo l'insorgenza della sindrome, si è osservato un miglioramento della neuropatia e di vari altri sintomi, come evidenziato da diverse indagini specifiche. Concludono gli autori che "questo caso dimostra che sintomi e segni di neuropatia come manifestazione della sindrome postvaccino possono trarre beneficio dalla somministrazione di immunoglobuline in vena anche anni dopo l'insorgenza." Mi auguro che questo post possa esser letto da persone con analoghi problemi che in tal modo possano mostrare il caso clinico ai loro curanti. L'opzione è comunque da considerare.
https://journals.lww.com/jfmpc/fulltext/2025/11000/immunoglobulins_are_beneficial_in_sars_cov_2.76.aspx
Anni fa, quando la prima persona con disturbi post-vaccino covid riconducibili a una neuropatia periferica mi contattò, mi permisi di raccomandare che il suo medico curante considerasse le immunoglobuline in vena, che sono la terapia standard per le neuropatie periferiche convenzionali. Oggi mi capita sott'occhio questo articolo che descrive il caso di una signora di 52 anni che ha sviluppato una sindrome complessa dopo la seconda vaccinazione con Pfizer nel giugno 2021, che si è manifestata clinicamente con neuropatia delle piccole fibre, miopericardite, coagulopatia e anomalie oculari, dermatologiche, immunologiche e del sistema nervoso centrale. La neuropatia si è manifestata con disturbi sensoriali, ipotensione arteriosa e sindrome da tachicardia posturale. I medici le hanno somministrato immunoglobuline in vena e dopo tre cicli, a partire da giugno 2024, tre anni dopo l'insorgenza della sindrome, si è osservato un miglioramento della neuropatia e di vari altri sintomi, come evidenziato da diverse indagini specifiche. Concludono gli autori che "questo caso dimostra che sintomi e segni di neuropatia come manifestazione della sindrome postvaccino possono trarre beneficio dalla somministrazione di immunoglobuline in vena anche anni dopo l'insorgenza." Mi auguro che questo post possa esser letto da persone con analoghi problemi che in tal modo possano mostrare il caso clinico ai loro curanti. L'opzione è comunque da considerare.
https://journals.lww.com/jfmpc/fulltext/2025/11000/immunoglobulins_are_beneficial_in_sars_cov_2.76.aspx
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I PRIMI SARANNO GLI ULTIMI 🌺🌺🌺
I media stanno rilanciando in questi giorni i risultati dell'analisi Eduscopio sulle "prestazioni" delle scuole italiane, misurate in termini di occupazione lavorativa oppure di successo negli esami del primo anno di università. Eduscopio è una emanazione della Fondazione Agnelli, e qualsiasi sua pubblicazione non merita in alcun modo di essere diffusa, dunque eviterò qualsiasi rimando. Voglio invece qui formulare due ordini di considerazioni.
In primo luogo, vanno sottolineate la malevolenza e la mala fede insite nel presentare il valore delle scuole in termini di collocamento lavorativo. Se trovi lavoro dipende (grazie al cielo) in minima parte dalla preparazione che ti ha dato la scuola, preparazione che avrebbe l'ambizione di essere geograficamente omogenea in un paese il cui sistema scolastico è ancora prevalentemente statale e pubblico (grazie al cielo). Dipende se mai dal fatto che una persona viva in un territorio che offre opportunità lavorative, questo è evidente a chiunque. E qui si giocherebbe il ruolo dello stato e dei governi nel definire regole utili a garantire un tessuto imprenditoriale e produttivo da un lato e una pubblica amministrazione dall'altro che offrissero omogeneamente opportunità accessibili ovunque e a chiunque. Cosa che invece non accade mai: i governi riformano e controriformano in continuazione scuola e università seviziandole da decenni, e scaricando su di esse la responsabilità di mancanze altrui, mentre si guardano sempre molto bene dall'intervenire sulle regole del mondo (mercato?) del lavoro, se non per favorire il privato straccione che vive alle spalle dello stato.
E poi, in relazione alle differenze territoriali, c'è anche la questione dell'estrazione sociale. Chi viene da famiglie e contesti benestanti e acculturati esce meglio dalla scuola, con migliore preparazione, ha più opportunità e va meglio anche all'università. Una banalità lapalissiana. Che tuttavia non pare esistere nella narrazione e nel pubblico dibattito.
Un carrozzone di saltimbanchi che si regge oltre tutto sull'impalcatura dell'orientamento, ovvero di una complessissima rete di iniziative messe in atto da scuole, università e istituzioni, a partire dai ministeri, per indirizzare le scelte dei giovani, troppo spesso in maniera strumentale. Scuole e università, in competizione per assicurarsi gli iscritti dai quali dipende la loro sopravvivenza, cronicamente definanziate dallo stato e costrette a contendersi alunni e studenti, organizzano queste fiere di Mangiafuoco dove allettano talora ai limiti della circonvenzione ragazzi e famiglie. E i ministeri e le istituzioni non sono da meno, oltre tutto avendo loro la responsabilità delle regole che costringono scuola e università a prostituirsi nelle fiere dell'orientamento.
(segue nel post successivo)
I media stanno rilanciando in questi giorni i risultati dell'analisi Eduscopio sulle "prestazioni" delle scuole italiane, misurate in termini di occupazione lavorativa oppure di successo negli esami del primo anno di università. Eduscopio è una emanazione della Fondazione Agnelli, e qualsiasi sua pubblicazione non merita in alcun modo di essere diffusa, dunque eviterò qualsiasi rimando. Voglio invece qui formulare due ordini di considerazioni.
In primo luogo, vanno sottolineate la malevolenza e la mala fede insite nel presentare il valore delle scuole in termini di collocamento lavorativo. Se trovi lavoro dipende (grazie al cielo) in minima parte dalla preparazione che ti ha dato la scuola, preparazione che avrebbe l'ambizione di essere geograficamente omogenea in un paese il cui sistema scolastico è ancora prevalentemente statale e pubblico (grazie al cielo). Dipende se mai dal fatto che una persona viva in un territorio che offre opportunità lavorative, questo è evidente a chiunque. E qui si giocherebbe il ruolo dello stato e dei governi nel definire regole utili a garantire un tessuto imprenditoriale e produttivo da un lato e una pubblica amministrazione dall'altro che offrissero omogeneamente opportunità accessibili ovunque e a chiunque. Cosa che invece non accade mai: i governi riformano e controriformano in continuazione scuola e università seviziandole da decenni, e scaricando su di esse la responsabilità di mancanze altrui, mentre si guardano sempre molto bene dall'intervenire sulle regole del mondo (mercato?) del lavoro, se non per favorire il privato straccione che vive alle spalle dello stato.
E poi, in relazione alle differenze territoriali, c'è anche la questione dell'estrazione sociale. Chi viene da famiglie e contesti benestanti e acculturati esce meglio dalla scuola, con migliore preparazione, ha più opportunità e va meglio anche all'università. Una banalità lapalissiana. Che tuttavia non pare esistere nella narrazione e nel pubblico dibattito.
Un carrozzone di saltimbanchi che si regge oltre tutto sull'impalcatura dell'orientamento, ovvero di una complessissima rete di iniziative messe in atto da scuole, università e istituzioni, a partire dai ministeri, per indirizzare le scelte dei giovani, troppo spesso in maniera strumentale. Scuole e università, in competizione per assicurarsi gli iscritti dai quali dipende la loro sopravvivenza, cronicamente definanziate dallo stato e costrette a contendersi alunni e studenti, organizzano queste fiere di Mangiafuoco dove allettano talora ai limiti della circonvenzione ragazzi e famiglie. E i ministeri e le istituzioni non sono da meno, oltre tutto avendo loro la responsabilità delle regole che costringono scuola e università a prostituirsi nelle fiere dell'orientamento.
(segue nel post successivo)
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Marco Cosentino
(segue dal post precedente)
La mia generazione è cresciuta in un mondo in cui l'orientamento non esisteva. Esistevano in compenso tantissime ottime scuole e università, tutte percepite come valide, come dovrebbe essere un sistema dell'istruzione e della…
La mia generazione è cresciuta in un mondo in cui l'orientamento non esisteva. Esistevano in compenso tantissime ottime scuole e università, tutte percepite come valide, come dovrebbe essere un sistema dell'istruzione e della…
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(segue dal post precedente)
La mia generazione è cresciuta in un mondo in cui l'orientamento non esisteva. Esistevano in compenso tantissime ottime scuole e università, tutte percepite come valide, come dovrebbe essere un sistema dell'istruzione e della formazione pubblico e statale. Scelte più che altro sulla base della vicinanza territoriale, perché ci si andava con gli amici, e soprattutto per vocazione personale, perché ci si sentiva inclini a intraprendere determinati studi e non altri. Ma certo non mai per le prospettive occupazionali o altre idiozie del genere. Era un mondo nel quale si poteva nutrire fiducia nel futuro, nel quale si aveva la sensazione di poter coltivare i propri interessi e le proprie aspirazioni, di poter perseguire progetti e obiettivi. Un mondo che esisteva fino all'altro ieri, che potrebbe esistere ancora oggi. Basterebbe liberarsi dei detriti escrementizi che ci vengono scaricati addosso da qualche decennio, a partire dalle classifiche della qualunque, come se tutto dovesse essere prezzato e messo sul mercato, falsamente dichiarando di voler premiare i primi quando in realtà si intende penalizzare gli ultimi. Fino a che anche i primi saranno gli ultimi. Per gente come noi i giochi ormai sono fatti, e dobbiamo giusto difenderci ancora per qualche anno, per i nostri figli e per i figli dei nostri figli invece c'è ancora una vita da vivere. Chiaro che chi fin da piccolo si abitua al peggio poi nemmeno immagina che esista un meglio, ma è davvero questo che gli vogliamo riservare?
La mia generazione è cresciuta in un mondo in cui l'orientamento non esisteva. Esistevano in compenso tantissime ottime scuole e università, tutte percepite come valide, come dovrebbe essere un sistema dell'istruzione e della formazione pubblico e statale. Scelte più che altro sulla base della vicinanza territoriale, perché ci si andava con gli amici, e soprattutto per vocazione personale, perché ci si sentiva inclini a intraprendere determinati studi e non altri. Ma certo non mai per le prospettive occupazionali o altre idiozie del genere. Era un mondo nel quale si poteva nutrire fiducia nel futuro, nel quale si aveva la sensazione di poter coltivare i propri interessi e le proprie aspirazioni, di poter perseguire progetti e obiettivi. Un mondo che esisteva fino all'altro ieri, che potrebbe esistere ancora oggi. Basterebbe liberarsi dei detriti escrementizi che ci vengono scaricati addosso da qualche decennio, a partire dalle classifiche della qualunque, come se tutto dovesse essere prezzato e messo sul mercato, falsamente dichiarando di voler premiare i primi quando in realtà si intende penalizzare gli ultimi. Fino a che anche i primi saranno gli ultimi. Per gente come noi i giochi ormai sono fatti, e dobbiamo giusto difenderci ancora per qualche anno, per i nostri figli e per i figli dei nostri figli invece c'è ancora una vita da vivere. Chiaro che chi fin da piccolo si abitua al peggio poi nemmeno immagina che esista un meglio, ma è davvero questo che gli vogliamo riservare?
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Marco Cosentino
I PRIMI SARANNO GLI ULTIMI 🌺🌺🌺
I media stanno rilanciando in questi giorni i risultati dell'analisi Eduscopio sulle "prestazioni" delle scuole italiane, misurate in termini di occupazione lavorativa oppure di successo negli esami del primo anno di università.…
I media stanno rilanciando in questi giorni i risultati dell'analisi Eduscopio sulle "prestazioni" delle scuole italiane, misurate in termini di occupazione lavorativa oppure di successo negli esami del primo anno di università.…
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GLIFOSATO - 25 ANNI DOPO 🌺🌺🌺
Tra le tante cose di cui non sentirete probabilmente mai parlare rientra la recentissima ritrattazione di un articolo di 25 anni fa, che ha rappresentato fin dalla sua pubblicazione una pietra angolare dell'edificio di evidenze sulla base delle quali le autorità regolatorie hanno considerato il glifosato privo di rischi per la salute pubblica.
La ritrattazione è dovuta alla constatazione che la pubblicazione ha selezionato tra le evidenze di (non) carcinogenicità e tumorigenicità solo gli studi interni di Monsanto e non varie altre evidenze disponibili all'epoca, e che dipendenti della Monsanto hanno avuto un ruolo importante nella stesura del lavoro, ruolo che tuttavia non è stato mai dichiarato.
La rivista si mostra molto preoccupata e alquanto inusualmente descrive in grande dettaglio le ragioni che hanno portato il comitato editoriale dopo tuti questi anni a ritrattare lo studio "per mantenere l'integrità della rivista".
https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0273230099913715
Nel frattempo, il glifosato è da molti decenni l'erbicida in assoluto più impiegato al mondo, approvato in centinia dipaesi e diffuso nell'ambiente in misura di milioni di tonnellate ogni anno. Milioni. Di tonnellate. Ogni anno.
Il glifosato è stato al centro di numerose controversie medico-scientifiche e giudiziarie in relazione al suo possibile ruolo in casi di tumori nonché come sospetta causa di disturbi del neurosviluppo e di altre patologie.
https://en.wikipedia.org/wiki/Glyphosate#Legal_cases
Tra le tante cose di cui non sentirete probabilmente mai parlare rientra la recentissima ritrattazione di un articolo di 25 anni fa, che ha rappresentato fin dalla sua pubblicazione una pietra angolare dell'edificio di evidenze sulla base delle quali le autorità regolatorie hanno considerato il glifosato privo di rischi per la salute pubblica.
La ritrattazione è dovuta alla constatazione che la pubblicazione ha selezionato tra le evidenze di (non) carcinogenicità e tumorigenicità solo gli studi interni di Monsanto e non varie altre evidenze disponibili all'epoca, e che dipendenti della Monsanto hanno avuto un ruolo importante nella stesura del lavoro, ruolo che tuttavia non è stato mai dichiarato.
La rivista si mostra molto preoccupata e alquanto inusualmente descrive in grande dettaglio le ragioni che hanno portato il comitato editoriale dopo tuti questi anni a ritrattare lo studio "per mantenere l'integrità della rivista".
https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0273230099913715
Nel frattempo, il glifosato è da molti decenni l'erbicida in assoluto più impiegato al mondo, approvato in centinia dipaesi e diffuso nell'ambiente in misura di milioni di tonnellate ogni anno. Milioni. Di tonnellate. Ogni anno.
Il glifosato è stato al centro di numerose controversie medico-scientifiche e giudiziarie in relazione al suo possibile ruolo in casi di tumori nonché come sospetta causa di disturbi del neurosviluppo e di altre patologie.
https://en.wikipedia.org/wiki/Glyphosate#Legal_cases
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Forwarded from Giubbe Rosse
GLIFOSATO, 25 ANNI DOPO
del prof. Marco Cosentino
La rivista "Regulatory Toxicology and Pharmacology" ha ritirato un articolo pubblicato nel 2000 su cui per 25 anni Monsanto ha fondato la sua tesi della non tossicità dell'erbicida Roundup e del suo principio attivo glifosato.
Leggi l'articolo completo
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del prof. Marco Cosentino
La rivista "Regulatory Toxicology and Pharmacology" ha ritirato un articolo pubblicato nel 2000 su cui per 25 anni Monsanto ha fondato la sua tesi della non tossicità dell'erbicida Roundup e del suo principio attivo glifosato.
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GLIFOSATO, 25 ANNI DOPO
La rivista "Regulatory Toxicology and Pharmacology" ha ritirato un articolo del 2000 su cui per 25 anni Monsanto ha fondato la sua tesi della non tossicità dell'erbicida Roundup e del glifosfato.
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LUNGA VITA AL RE 🌺🌺🌺
Come spesso accade, Sensible Medicine coglie puntualmente anche stavolta l'emergere di una nuova tendenza che rischia di segnare profondamente nei prossimi anni il mondo della farmacoterapia.
Pembrolizumab (commercializzato come Keytruda) è un anticorpo monoclonale impiegato in oncologia contro vari tumori maligni in stadio avanzato. Autorizzato nel 2014, ha attualmente oltre una quarantina di indicazioni terapeutiche e garantisce a Merck vendite per quasi 30 miliardi di dollari nel solo 2024, il 18% in più rispetto al 2023 e il 46% del totale dei ricavi aziendali.
Ma. Ma la scadenza del brevetto si avvicina, Che ti combina dunque Merck? Mette a punto una versione dell'anticorpo che invece di essere iniettata in vena può essere somministrata sottocute, ne documenta la non inferiorità rispetto all'anticorpo in vena e sostiene che sia un progresso di grande importanza per il benessere del paziente, tanto da far prevedere a Merck che nel giro di pochi anni questa nuova formulazione coprirà il 30-40% dell'impiego totale di pembrolizumab.
Ora, i quesiti che il caso presenta sono molti:
(i) la molecola è la medesima. Davvero una diversa formulazione dovrebbe giustificare il prolungamento del monopolio di mercato?
(ii) è innovazione o è mero prolungamento del brevetto? E se è innovazione, allora il produttore dovrebbe documentare la non inferiorità e l'efficacia per tutte le oltre 40 indicazioni e non solo per una come ha fatto fin qui (cosa accettata da FDA e EMA che hanno già accordato l'approvazione)?
(iii) e se il brevetto viene prolungato, il prezzo dovrebbe restare lo stesso o dovrebbe essere ridotto? E sarebbe nel caso accettabile che l'azienda sospendesse un farmaco conveniente per i pazienti nel caso in cui i ricavi fossero giudicati inferiori a quanto preventivato?
Così conclude l'autore del post: "L'arrivo del pembrolizumab sottocutaneo non rappresenta solo un cambiamento farmacologico, ma un banco di prova per l'economia futura dell'oncologia. Che rappresenti un'innovazione intelligente o una strategia di preservazione del profitto dipenderà meno dai dati scientifici e più dalle scelte che faremo collettivamente negli anni a venire. In definitiva, il futuro dell'oncologia sarà plasmato non solo dalle molecole, ma anche dai valori che sceglieremo di finanziare."
https://www.sensible-med.com/p/patents-convenience-and-the-future
Come spesso accade, Sensible Medicine coglie puntualmente anche stavolta l'emergere di una nuova tendenza che rischia di segnare profondamente nei prossimi anni il mondo della farmacoterapia.
Pembrolizumab (commercializzato come Keytruda) è un anticorpo monoclonale impiegato in oncologia contro vari tumori maligni in stadio avanzato. Autorizzato nel 2014, ha attualmente oltre una quarantina di indicazioni terapeutiche e garantisce a Merck vendite per quasi 30 miliardi di dollari nel solo 2024, il 18% in più rispetto al 2023 e il 46% del totale dei ricavi aziendali.
Ma. Ma la scadenza del brevetto si avvicina, Che ti combina dunque Merck? Mette a punto una versione dell'anticorpo che invece di essere iniettata in vena può essere somministrata sottocute, ne documenta la non inferiorità rispetto all'anticorpo in vena e sostiene che sia un progresso di grande importanza per il benessere del paziente, tanto da far prevedere a Merck che nel giro di pochi anni questa nuova formulazione coprirà il 30-40% dell'impiego totale di pembrolizumab.
Ora, i quesiti che il caso presenta sono molti:
(i) la molecola è la medesima. Davvero una diversa formulazione dovrebbe giustificare il prolungamento del monopolio di mercato?
(ii) è innovazione o è mero prolungamento del brevetto? E se è innovazione, allora il produttore dovrebbe documentare la non inferiorità e l'efficacia per tutte le oltre 40 indicazioni e non solo per una come ha fatto fin qui (cosa accettata da FDA e EMA che hanno già accordato l'approvazione)?
(iii) e se il brevetto viene prolungato, il prezzo dovrebbe restare lo stesso o dovrebbe essere ridotto? E sarebbe nel caso accettabile che l'azienda sospendesse un farmaco conveniente per i pazienti nel caso in cui i ricavi fossero giudicati inferiori a quanto preventivato?
Così conclude l'autore del post: "L'arrivo del pembrolizumab sottocutaneo non rappresenta solo un cambiamento farmacologico, ma un banco di prova per l'economia futura dell'oncologia. Che rappresenti un'innovazione intelligente o una strategia di preservazione del profitto dipenderà meno dai dati scientifici e più dalle scelte che faremo collettivamente negli anni a venire. In definitiva, il futuro dell'oncologia sarà plasmato non solo dalle molecole, ma anche dai valori che sceglieremo di finanziare."
https://www.sensible-med.com/p/patents-convenience-and-the-future
Sensible-Med
Patents, Convenience, and the Future of Cancer Care
Every penny spent sustaining ultra-high-priced branded therapy is a penny not spent elsewhere in the health system—on earlier diagnosis, surgery, radiotherapy capacity, nursing staff, or access to basic medicines in other disease areas.
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DIECI BAMBINI (1 di 3) 🌺🌺🌺
Prevedibilmente, non sta ricevendo visibilità l'email di Vinay Prasad, che avrebbe dovuto rimanere riservata e invece pare sia stata carpita per essere pubblicata su X.
https://x.com/emilyakopp/status/1994771927752163455
Prasad è l'attuale direttore del Center for Biologics Evaluation and Research della FDAne si rivilge a tutti i suoi collaboratori e dipendenti, partendo dall'osservazione che l'Ufficio di Biostatistica e Farmacovigilanza avrebbe identificato almeno 10 segnalazioni di bambini il cui decesso è con ogni probabilità stato causato da un vaccino covid.
Scrive Prasad tra l'altro: "Il team ha eseguito un'analisi iniziale di 96 decessi tra il 2021 e il 2024 e ha concluso che non meno di 10 sono correlati. Se non altro, questo rappresenta una codifica conservativa, in cui i vaccini vengono discolpati piuttosto che incriminati in casi di ambiguità. Il numero reale è più alto. Questa è una profonda rivelazione. Per la prima volta, la FDA statunitense riconoscerà che i vaccini contro il COVID-19 hanno ucciso bambini americani. Bambini sani, che presentavano un rischio di morte estremamente basso, sono stati costretti, su richiesta dell'amministrazione Biden, tramite obblighi scolastici e lavorativi, a ricevere un vaccino che avrebbe potuto causare la morte. In molti casi, tali obblighi si sono rivelati dannosi. È difficile leggere casi in cui bambini di età compresa tra 7 e 16 anni potrebbero essere morti a causa dei vaccini contro il COVID. I programmi di vaccinazione contro il COVID-19 hanno ucciso più bambini sani di quanti ne abbiano salvati?"
Questo è forse il passaggio più drammatico e toccante, invito tuttavia a leggere per intero la lettera che allego qui in originale e in traduzione automatica in lingua italiana, poiché si tratta, nell'usuale stile preciso, puntuale, rigoroso e sobrio di Prasad, non solo di un testo di enorme valore medico e scientifico che tra l'altro tratta finalmente della farmacovigilanza in termini corretti e condivisibili (cosa mai accaduta negli anni pandemici), bensì anche e soprattutto di una lettera permeata di straordinaria umanità e preoccupazione per il benessere e la tutela della salute e dell'integrità della popolazione di cui il suo alto ufficio ha responsabilità. Sono uomini del genere che è necessario stiano ai vertici delle istituzioni, e rendersi conto che anche in questi tempi così tormentati talora può avvenire obiettivamente rincuora e dona speranza per il futuro.
Nel frattempo, non si può non dedicare un pensiero e una preghiera a tutti quei bambini le cui morti potevano essere evitate. Di almeno uno conosciamo il nome, almeno secondo il blog di Maryanne Demasi, e la sua storia, qui raccontata, è tragicamente commovente: https://blog.maryannedemasi.com/p/first-child-identified-in-the-fdas
Prevedibilmente, non sta ricevendo visibilità l'email di Vinay Prasad, che avrebbe dovuto rimanere riservata e invece pare sia stata carpita per essere pubblicata su X.
https://x.com/emilyakopp/status/1994771927752163455
Prasad è l'attuale direttore del Center for Biologics Evaluation and Research della FDAne si rivilge a tutti i suoi collaboratori e dipendenti, partendo dall'osservazione che l'Ufficio di Biostatistica e Farmacovigilanza avrebbe identificato almeno 10 segnalazioni di bambini il cui decesso è con ogni probabilità stato causato da un vaccino covid.
Scrive Prasad tra l'altro: "Il team ha eseguito un'analisi iniziale di 96 decessi tra il 2021 e il 2024 e ha concluso che non meno di 10 sono correlati. Se non altro, questo rappresenta una codifica conservativa, in cui i vaccini vengono discolpati piuttosto che incriminati in casi di ambiguità. Il numero reale è più alto. Questa è una profonda rivelazione. Per la prima volta, la FDA statunitense riconoscerà che i vaccini contro il COVID-19 hanno ucciso bambini americani. Bambini sani, che presentavano un rischio di morte estremamente basso, sono stati costretti, su richiesta dell'amministrazione Biden, tramite obblighi scolastici e lavorativi, a ricevere un vaccino che avrebbe potuto causare la morte. In molti casi, tali obblighi si sono rivelati dannosi. È difficile leggere casi in cui bambini di età compresa tra 7 e 16 anni potrebbero essere morti a causa dei vaccini contro il COVID. I programmi di vaccinazione contro il COVID-19 hanno ucciso più bambini sani di quanti ne abbiano salvati?"
Questo è forse il passaggio più drammatico e toccante, invito tuttavia a leggere per intero la lettera che allego qui in originale e in traduzione automatica in lingua italiana, poiché si tratta, nell'usuale stile preciso, puntuale, rigoroso e sobrio di Prasad, non solo di un testo di enorme valore medico e scientifico che tra l'altro tratta finalmente della farmacovigilanza in termini corretti e condivisibili (cosa mai accaduta negli anni pandemici), bensì anche e soprattutto di una lettera permeata di straordinaria umanità e preoccupazione per il benessere e la tutela della salute e dell'integrità della popolazione di cui il suo alto ufficio ha responsabilità. Sono uomini del genere che è necessario stiano ai vertici delle istituzioni, e rendersi conto che anche in questi tempi così tormentati talora può avvenire obiettivamente rincuora e dona speranza per il futuro.
Nel frattempo, non si può non dedicare un pensiero e una preghiera a tutti quei bambini le cui morti potevano essere evitate. Di almeno uno conosciamo il nome, almeno secondo il blog di Maryanne Demasi, e la sua storia, qui raccontata, è tragicamente commovente: https://blog.maryannedemasi.com/p/first-child-identified-in-the-fdas
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DIECI BAMBINI (2 di 3) 🌺🌺🌺
L'email di Vinay Prasad tradotta in lingua italiana.
L'email di Vinay Prasad tradotta in lingua italiana.
👍2
DIECI BAMBINI (3 di 3) 🌺🌺🌺
L'email di Vinay Prasad in originale.
L'email di Vinay Prasad in originale.
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