Forwarded from Ambasciata Russa in Italia/Посольство РФ в Италии
In Italia si sono conclusi i XIV Giochi Paralimpici Invernali!
🇷🇺 La squadra russa, composta da sei atleti, ha conquistato il terzo posto nel medagliere finale.
Il bilancio finale dei paralimpici russi annovera 12 medaglie:
🥇 8 oro
🥈 1 argento
🥉 3 bronzo
🎉 Congratulazioni ai nostri atleti per la brillante prestazione!
📷 TASS, RIA Novosti
🇷🇺 La squadra russa, composta da sei atleti, ha conquistato il terzo posto nel medagliere finale.
Il bilancio finale dei paralimpici russi annovera 12 medaglie:
🥇 8 oro
🥈 1 argento
🥉 3 bronzo
🎉 Congratulazioni ai nostri atleti per la brillante prestazione!
📷 TASS, RIA Novosti
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UNO DEI "NOSTRI" BAMBINI 2 VOLTE MEDAGLIA D'ORO PARALIMPICA 🌺🌺🌺
Mi viene segnalato questo post che con grande piacere pubblico, invitando a seguire su Telegram il canale che lo ha originariamente pubblicato,
https://t.me/AASIB/6176
https://t.me/AASIB/
https://www.aasib.org/
_______
Ivan Golubkov, Medaglia d'oro alle Paralimpiadi, è nato nella città di Inta, nella Repubblica di Komi, con una grave patologia congenita degli arti inferiori. Abbandonato dalla madre a causa del suo stato, fino all'età di 5 anni ha vissuto in un orfanotrofio e, successivamente, in una struttura neuropsichiatrica nella città di Syktyvkar. Ha iniziato a sciare usando l'esempio di Maria Iovleva, cresciuta con lui nello stesso orfanotrofio ed anch'essa Campione paralimpica di fondo a Vancouver nel 2010.
Nel 2010, il primo successo è arrivato. Ivan è diventato il vincitore del Campionato russo.
Nel marzo 2012, all'età di 16 anni, ai campionati russi che si sono svolti a Sochi, ha vinto la medaglia di bronzo nella gara sprint, battendo molti famosi Paralimpici.
All'età di 18 anni gli è stato conferito il titolo sportivo «Maestro dello Sport della Russia».
Siamo felici. Ivan è uno delle migliaia di bambini disabili nati negli anni '90, vittime del disastro umano frutto degli "esperimenti" economici imposti alla Russia di allora.
Come Ivan centinaia i bambini aiutati da noi nella Cittadella degli orfani Neznajki, gestita dal gruppo Padre Men' nostro storico partner.
Ivan è la rappresentazione visiva della forza della volontà e della speranza e di una società che, affrancatasi dai drammi epocali di allora, è diventata aperta, inclusiva e vittoriosa.
Grazie Ivan, come grazie a tutti gli atleti paralimpici, da parte di tutti noi
Mi viene segnalato questo post che con grande piacere pubblico, invitando a seguire su Telegram il canale che lo ha originariamente pubblicato,
https://t.me/AASIB/6176
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https://www.aasib.org/
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Ivan Golubkov, Medaglia d'oro alle Paralimpiadi, è nato nella città di Inta, nella Repubblica di Komi, con una grave patologia congenita degli arti inferiori. Abbandonato dalla madre a causa del suo stato, fino all'età di 5 anni ha vissuto in un orfanotrofio e, successivamente, in una struttura neuropsichiatrica nella città di Syktyvkar. Ha iniziato a sciare usando l'esempio di Maria Iovleva, cresciuta con lui nello stesso orfanotrofio ed anch'essa Campione paralimpica di fondo a Vancouver nel 2010.
Nel 2010, il primo successo è arrivato. Ivan è diventato il vincitore del Campionato russo.
Nel marzo 2012, all'età di 16 anni, ai campionati russi che si sono svolti a Sochi, ha vinto la medaglia di bronzo nella gara sprint, battendo molti famosi Paralimpici.
All'età di 18 anni gli è stato conferito il titolo sportivo «Maestro dello Sport della Russia».
Siamo felici. Ivan è uno delle migliaia di bambini disabili nati negli anni '90, vittime del disastro umano frutto degli "esperimenti" economici imposti alla Russia di allora.
Come Ivan centinaia i bambini aiutati da noi nella Cittadella degli orfani Neznajki, gestita dal gruppo Padre Men' nostro storico partner.
Ivan è la rappresentazione visiva della forza della volontà e della speranza e di una società che, affrancatasi dai drammi epocali di allora, è diventata aperta, inclusiva e vittoriosa.
Grazie Ivan, come grazie a tutti gli atleti paralimpici, da parte di tutti noi
Telegram
AASIB.ORG
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UNO DEI "NOSTRI" BAMBINI 2 VOLTE MEDAGLIA D'ORO PARALIMPICA
Ivan Golubkov, Medaglia d'oro alle Paralimpiadi, è nato nella città di Inta, nella Repubblica di Komi, con una grave patologia congenita degli arti inferiori. Abbandonato dalla…
UNO DEI "NOSTRI" BAMBINI 2 VOLTE MEDAGLIA D'ORO PARALIMPICA
Ivan Golubkov, Medaglia d'oro alle Paralimpiadi, è nato nella città di Inta, nella Repubblica di Komi, con una grave patologia congenita degli arti inferiori. Abbandonato dalla…
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SE NON ESISTESSE, ANDREBBE INVENTATO 🌺🌺🌺
Il noto aforisma si riferiva a Dio, ma una rivista medica internazionale lo ha applicato niente meno che ai casi clinici che ha pubblicato negli ultimi 25 anni, senza mai rivelare ai lettori che si trattava di vicende simulate. La questione è venuta alla luce solo di recente e sta generando accese discussioni negli ambienti degli "addetti ai lavori", oltre ovviamente a richiamare l'attenzione sulla credibilità e la responsabilità dell'editoria medica e scientifica. L'Indipendente le dedica ora un articolo che merita di esser letto (anche perché include alcune considerazioni del sottoscritto, per cui ringrazio Mario Catania che ha pensato bene di intervistarmi sull'argomento).
https://www.lindipendente.online/2026/03/12/casi-clinici-inventati-per-25-anni-lo-scandalo-che-scuote-la-ricerca-medica-e-scientifica/
Il noto aforisma si riferiva a Dio, ma una rivista medica internazionale lo ha applicato niente meno che ai casi clinici che ha pubblicato negli ultimi 25 anni, senza mai rivelare ai lettori che si trattava di vicende simulate. La questione è venuta alla luce solo di recente e sta generando accese discussioni negli ambienti degli "addetti ai lavori", oltre ovviamente a richiamare l'attenzione sulla credibilità e la responsabilità dell'editoria medica e scientifica. L'Indipendente le dedica ora un articolo che merita di esser letto (anche perché include alcune considerazioni del sottoscritto, per cui ringrazio Mario Catania che ha pensato bene di intervistarmi sull'argomento).
https://www.lindipendente.online/2026/03/12/casi-clinici-inventati-per-25-anni-lo-scandalo-che-scuote-la-ricerca-medica-e-scientifica/
L'INDIPENDENTE
Casi clinici inventati per 25 anni: lo scandalo che scuote la ricerca medica e scientifica - L'INDIPENDENTE
La medicina e la ricerca scientifica si fondano su dati, osservazioni e casi reali. Ma cosa succede quando una parte di quella letteratura si rivela, semplicemente, inventata? È quello che è emerso nelle scorse settimane in una polemica che coinvolge la rivista…
🤬14❤12👏5👎1😢1
"YOUR STUDY HAS BEEN ACCEPTED" 🌺🌺🌺
Mesi fa, mi era giunto da revisionare un manoscritto che descriveva la vicenda di una persona che, dopo vaccino covid e senza nessun'altra plausibile causa, si è ritrovato con una rara quanto grave forma di sclerosi multipla.
La descrizione clinica era buona ma il testo era debole sull'argomentazione del nesso causale, per cui nella mia valutazione ho messo in evidenza l'esigenza di trattare questo aspetto alla luce della corposa letteratura non tanto epidemiologica quanto "meccanicistica" esistente e che consente di argomentare l'idoneità lesiva del prodotto.
Qualche settimana fa, il manoscritto mi è stato rispedito per una seconda valutazione e (i) con piacere ho verificato che gli autori hanno accolto integralmente tutti i suggerimenti e (ii) che l'altro anonimo revisore ha inquadrato il medesimo aspetto tuttavia con approccio molto più severo, criticando la mancanza di un'argomentazione "meccanicistica" ma senza suggerire nulla.
A questo secondo giro il mio giudizio è stato che gli autori avevano risposto soddisfacentemente a tutte le mie critiche. Ho rispedito il tutto e tre giorni dopo mi è giunta notizia dall'editor che lo studio è stato accettato.
Confesso che ne sono felice (che è poi il motivo per cui mi prendo qualche minuto per raccontarlo sul social) poiché ero convinto della bontà dello studio e della necessità che superasse il vaglio della revisione tra pari e trovasse una collocazione su una rivista, di settore ma pur sempre internazionale e indicizzata, così da integrare con un sia pur piccolo ma significativo contributo le evidenze disponibili su un argomento così cruciale.
Voglio anche precisare che, indipendentemente dal tema degli studi che mi vengono proposti, mi comporto sempre allo stesso modo nel circostanziare le mie critiche, suggerendo tutte le volte che questo sia possibile quali miglioramenti potrebbero essere apportati allo studio, in accordo d'altra parte con le migliori raccomandazioni in tema di revisione tra pari, ad esempio quelle del Committee on Publication Ethics.
A questo proposito, la scorsa settimana otto ore di lezione della prima edizione del master in metodologia e integrità della ricerca in medicina che si sta concludendo proprio in queste settimane è stato dedicato ai fondamenti della revisione tra pari. Sono state ore estremamente interessanti di discussione attiva e partecipata, nelle quali la dozzina di giovani medici ricercatori iscritti hanno condiviso le loro esperienze e discusso casi concreti di gestione di questo processo così delicato (e sopravvalutato) nel sistema della ricerca e dell'editoria scientifica. Questa prima edizione del master è stata molto faticosa e impegnativa, per i discenti e anche per i docenti. Nessuna sponsorizzazione esterna, solo risorse interne e il fondamentale contributo di una fondazione senza scopi di lucro. Tra qualche settimana chiuderemo in bellezza e vedremo poi se l'anno prossimo avremo le forze e esisteranno le circostanze favorevoli per una seconda edizione.
Mesi fa, mi era giunto da revisionare un manoscritto che descriveva la vicenda di una persona che, dopo vaccino covid e senza nessun'altra plausibile causa, si è ritrovato con una rara quanto grave forma di sclerosi multipla.
La descrizione clinica era buona ma il testo era debole sull'argomentazione del nesso causale, per cui nella mia valutazione ho messo in evidenza l'esigenza di trattare questo aspetto alla luce della corposa letteratura non tanto epidemiologica quanto "meccanicistica" esistente e che consente di argomentare l'idoneità lesiva del prodotto.
Qualche settimana fa, il manoscritto mi è stato rispedito per una seconda valutazione e (i) con piacere ho verificato che gli autori hanno accolto integralmente tutti i suggerimenti e (ii) che l'altro anonimo revisore ha inquadrato il medesimo aspetto tuttavia con approccio molto più severo, criticando la mancanza di un'argomentazione "meccanicistica" ma senza suggerire nulla.
A questo secondo giro il mio giudizio è stato che gli autori avevano risposto soddisfacentemente a tutte le mie critiche. Ho rispedito il tutto e tre giorni dopo mi è giunta notizia dall'editor che lo studio è stato accettato.
Confesso che ne sono felice (che è poi il motivo per cui mi prendo qualche minuto per raccontarlo sul social) poiché ero convinto della bontà dello studio e della necessità che superasse il vaglio della revisione tra pari e trovasse una collocazione su una rivista, di settore ma pur sempre internazionale e indicizzata, così da integrare con un sia pur piccolo ma significativo contributo le evidenze disponibili su un argomento così cruciale.
Voglio anche precisare che, indipendentemente dal tema degli studi che mi vengono proposti, mi comporto sempre allo stesso modo nel circostanziare le mie critiche, suggerendo tutte le volte che questo sia possibile quali miglioramenti potrebbero essere apportati allo studio, in accordo d'altra parte con le migliori raccomandazioni in tema di revisione tra pari, ad esempio quelle del Committee on Publication Ethics.
A questo proposito, la scorsa settimana otto ore di lezione della prima edizione del master in metodologia e integrità della ricerca in medicina che si sta concludendo proprio in queste settimane è stato dedicato ai fondamenti della revisione tra pari. Sono state ore estremamente interessanti di discussione attiva e partecipata, nelle quali la dozzina di giovani medici ricercatori iscritti hanno condiviso le loro esperienze e discusso casi concreti di gestione di questo processo così delicato (e sopravvalutato) nel sistema della ricerca e dell'editoria scientifica. Questa prima edizione del master è stata molto faticosa e impegnativa, per i discenti e anche per i docenti. Nessuna sponsorizzazione esterna, solo risorse interne e il fondamentale contributo di una fondazione senza scopi di lucro. Tra qualche settimana chiuderemo in bellezza e vedremo poi se l'anno prossimo avremo le forze e esisteranno le circostanze favorevoli per una seconda edizione.
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C'E' UN GIUDICE IN MASSACHUSETTS 🌺🌺🌺
Che ha proprio oggi bloccato le recenti modifiche apportate dal Segretario alla Salute Robert F. Kennedy Jr. al calendario vaccinale infantile del Paese, dando ragione alle principali organizzazioni mediche che avevano contestato le nuove politiche. La decisione ha inoltre sospeso le nomine di Kennedy al comitato consultivo del Centro per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC) che definisce le politiche vaccinali statunitensi.
https://firstwordpharma.com/story/7138500
Ora, tra le principali organizzazioni mediche che hanno sostenuto il ricorso c'è la American Academy of Pediatrics (AAP), di cui abbiamo avuto recentemente occasione di parlare.
https://t.me/MarCosent/4407
La AAP raccomanda i vaccini covid da 6 a 23 mesi di età, e poi li raccomanda ancora dai 2 ai 18 anni, con terminologie formalmente differenti e sostiene che le sue raccomandazioni sono basate sull'evidenza, malgrado non esista alcuno studio controllato con i vaccini covid nei bambini, che il covid per i minori sani abbia rischio nullo e che le miocarditi da vaccino siano frequenti proprio negli adolescenti.
Le raccomandazioni dei CDC contro cui AAP ha fatto ricorso suggeriscono invece che la vaccinazione covid sia discussa tra genitori e pediatri dai 6 mesi ai 18 anni, e non la raccomanda più in gravidanza.
Probabilmente non è del tutto estraneo a questa vicenda il fatto che i pediatri americani ricevano importanti compensi in denaro per ogni vaccino che somministrano e che l'AAP riceve annualmente "donazioni" dalle maggiori industrie farmaceutiche per decine di migliaia di dollari all'anno:
https://www.aap.org/en/philanthropy/corporate-and-organizational-partners/current-partners/
Secondo il sito InfluenceWatch, "Nel 2018, l'AAP ha dichiarato un fatturato di 121.878.940 dollari e un patrimonio netto di 62.163.314 dollari. Oltre la metà delle sue entrate proveniva da affiliazioni, riviste e pubblicazioni. L'AAP ha inoltre dichiarato di aver ricevuto 20,5 milioni di dollari in sovvenzioni governative e oltre 12,9 milioni di dollari in contributi esterni. Nello stesso anno, l'AAP ha dichiarato spese per 118.478.392 dollari, inclusi quasi 800.000 dollari spesi per attività di lobbying legislativo."
Il medesimo sito afferma che l'AAP si schiera "a sostegno di un'assistenza "gender-affirming" per i bambini transgender, incluso l'uso di ormoni che bloccano la pubertà nei bambini prepubescenti. [...] Durante la pandemia di COVID-19, l'AAP ha sostenuto l'uso diffuso dell'obbligo di mascherina e si è opposta ai tentativi di abrogarlo, nonostante il drastico calo dei casi di COVID-19 negli Stati Uniti. L'organizzazione ha anche sostenuto la vaccinazione di massa dei bambini contro il COVID-19, pur riconoscendo che il COVID-19 raramente rappresenta una seria preoccupazione per i bambini."
https://www.influencewatch.org/non-profit/american-academy-of-pediatrics-aap/
Non certo e non solo dunque una società medica e scientifica, bensì un soggetto di enormi dimensioni e peso politico con interessi complessi e intricati. Gli USA sono un altro mondo rispetto a noi, e non abbiamo dunque gli elementi per giudicare se RFKjr si stia muovendo in maniera accorta o meno. Quel che è certo comunque è che con certe decisioni sta toccando interessi enormi, e i portatori di questi interessi reagiscono con grande decisione. Non rimane che da sperare che RFKjr e il suo entourage sappiano quello che fanno e non siano semplicemente degli apprendisti stregoni o peggio, poiché ci piaccia o meno da quel che accade al centro dell'impero dipende strettamente quel che avverrà in periferia. A meno che non troviamo il modo di svincolarci, opzione decisamente poco verosimile alla luce di quanto è accaduto e sta accadendo di questi tempi.
Che ha proprio oggi bloccato le recenti modifiche apportate dal Segretario alla Salute Robert F. Kennedy Jr. al calendario vaccinale infantile del Paese, dando ragione alle principali organizzazioni mediche che avevano contestato le nuove politiche. La decisione ha inoltre sospeso le nomine di Kennedy al comitato consultivo del Centro per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC) che definisce le politiche vaccinali statunitensi.
https://firstwordpharma.com/story/7138500
Ora, tra le principali organizzazioni mediche che hanno sostenuto il ricorso c'è la American Academy of Pediatrics (AAP), di cui abbiamo avuto recentemente occasione di parlare.
https://t.me/MarCosent/4407
La AAP raccomanda i vaccini covid da 6 a 23 mesi di età, e poi li raccomanda ancora dai 2 ai 18 anni, con terminologie formalmente differenti e sostiene che le sue raccomandazioni sono basate sull'evidenza, malgrado non esista alcuno studio controllato con i vaccini covid nei bambini, che il covid per i minori sani abbia rischio nullo e che le miocarditi da vaccino siano frequenti proprio negli adolescenti.
Le raccomandazioni dei CDC contro cui AAP ha fatto ricorso suggeriscono invece che la vaccinazione covid sia discussa tra genitori e pediatri dai 6 mesi ai 18 anni, e non la raccomanda più in gravidanza.
Probabilmente non è del tutto estraneo a questa vicenda il fatto che i pediatri americani ricevano importanti compensi in denaro per ogni vaccino che somministrano e che l'AAP riceve annualmente "donazioni" dalle maggiori industrie farmaceutiche per decine di migliaia di dollari all'anno:
https://www.aap.org/en/philanthropy/corporate-and-organizational-partners/current-partners/
Secondo il sito InfluenceWatch, "Nel 2018, l'AAP ha dichiarato un fatturato di 121.878.940 dollari e un patrimonio netto di 62.163.314 dollari. Oltre la metà delle sue entrate proveniva da affiliazioni, riviste e pubblicazioni. L'AAP ha inoltre dichiarato di aver ricevuto 20,5 milioni di dollari in sovvenzioni governative e oltre 12,9 milioni di dollari in contributi esterni. Nello stesso anno, l'AAP ha dichiarato spese per 118.478.392 dollari, inclusi quasi 800.000 dollari spesi per attività di lobbying legislativo."
Il medesimo sito afferma che l'AAP si schiera "a sostegno di un'assistenza "gender-affirming" per i bambini transgender, incluso l'uso di ormoni che bloccano la pubertà nei bambini prepubescenti. [...] Durante la pandemia di COVID-19, l'AAP ha sostenuto l'uso diffuso dell'obbligo di mascherina e si è opposta ai tentativi di abrogarlo, nonostante il drastico calo dei casi di COVID-19 negli Stati Uniti. L'organizzazione ha anche sostenuto la vaccinazione di massa dei bambini contro il COVID-19, pur riconoscendo che il COVID-19 raramente rappresenta una seria preoccupazione per i bambini."
https://www.influencewatch.org/non-profit/american-academy-of-pediatrics-aap/
Non certo e non solo dunque una società medica e scientifica, bensì un soggetto di enormi dimensioni e peso politico con interessi complessi e intricati. Gli USA sono un altro mondo rispetto a noi, e non abbiamo dunque gli elementi per giudicare se RFKjr si stia muovendo in maniera accorta o meno. Quel che è certo comunque è che con certe decisioni sta toccando interessi enormi, e i portatori di questi interessi reagiscono con grande decisione. Non rimane che da sperare che RFKjr e il suo entourage sappiano quello che fanno e non siano semplicemente degli apprendisti stregoni o peggio, poiché ci piaccia o meno da quel che accade al centro dell'impero dipende strettamente quel che avverrà in periferia. A meno che non troviamo il modo di svincolarci, opzione decisamente poco verosimile alla luce di quanto è accaduto e sta accadendo di questi tempi.
FirstWord Pharma
Judge throws up a roadblock on RFK Jr.'s vaccine agenda
A federal judge in Massachusetts on Monday blocked Health Secretary Robert F. Kennedy Jr.'s recent changes to the country's childhood vaccine schedule, ruling in favour of major medical ...
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ARTICOLO 51 🌺🌺🌺
Nel codice di procedura civile è quello che regola le circostanze in cui il giudice è tenuto ad astenersi. Tra queste, una delle principali è che egli si sia già espresso sulla stessa causa in un altro grado di giudizio o in un'altra fase del procedimento, in quanto ciò inficerebbe la sua imparzialità.
Trovo interessanti, a tal proposito, le riflessioni di un avvocato pubblicate oggi da un quotidiano nazionale. Nel testo si argomenta essenzialmente che un giudice, che si sia vaccinato contro il covid, difficilmente riconoscerà in giudizio la validità di evidenze contro l'efficacia dei vaccini covid, contro la loro sicurezza, contro il presupposto di legge che li ha imposti per bloccare un contagio che non erano in grado di bloccare e così via.
In altri termini, l'idea sottostante è che con la sua scelta personale, spontanea o forzosa che sia stata, il giudice si sia già in qualche modo "espresso nel giudizio", trovandosi dunque in condizione di doversi oggi astenere.
A nulla peraltro varrebbe argomentare che allora avrebbero titolo a giudicare solo giudici che ai tempi decisero di non vaccinarsi. Anche costoro ai tempi scelsero e dunque si espressero sulla questione, risultando oggi "pregiudicati" tanto quanto i colleghi che operarono la scelta opposta.
La questione non pare abbia soluzione, ma certo merita quanto meno considerazione esplicita e forse anche qualche esperimento mentale rispetto alle sue implicazioni.
In ogni caso, non si può non concordare sul fatto che l'autore dell'articolo solleciti adeguate riflessioni specie quando scrive che "obbligare alla vaccinazione i giudici che poi sarebbero stati chiamati a giudicarla, aveva rappresentato una mossa da maestro per garantirne la tenuta giuridica in un’aula di giustizia".
https://www.ilgiornaleditalia.it/news/cronaca/775653/perche-i-giudici-italiani-non-riconoscono-le-evidenze-scientifiche-sul-vaccino-covid-che-non-ha-mai-impedito-la-trasmissione-qualche-riflessione.html
Nel codice di procedura civile è quello che regola le circostanze in cui il giudice è tenuto ad astenersi. Tra queste, una delle principali è che egli si sia già espresso sulla stessa causa in un altro grado di giudizio o in un'altra fase del procedimento, in quanto ciò inficerebbe la sua imparzialità.
Trovo interessanti, a tal proposito, le riflessioni di un avvocato pubblicate oggi da un quotidiano nazionale. Nel testo si argomenta essenzialmente che un giudice, che si sia vaccinato contro il covid, difficilmente riconoscerà in giudizio la validità di evidenze contro l'efficacia dei vaccini covid, contro la loro sicurezza, contro il presupposto di legge che li ha imposti per bloccare un contagio che non erano in grado di bloccare e così via.
In altri termini, l'idea sottostante è che con la sua scelta personale, spontanea o forzosa che sia stata, il giudice si sia già in qualche modo "espresso nel giudizio", trovandosi dunque in condizione di doversi oggi astenere.
A nulla peraltro varrebbe argomentare che allora avrebbero titolo a giudicare solo giudici che ai tempi decisero di non vaccinarsi. Anche costoro ai tempi scelsero e dunque si espressero sulla questione, risultando oggi "pregiudicati" tanto quanto i colleghi che operarono la scelta opposta.
La questione non pare abbia soluzione, ma certo merita quanto meno considerazione esplicita e forse anche qualche esperimento mentale rispetto alle sue implicazioni.
In ogni caso, non si può non concordare sul fatto che l'autore dell'articolo solleciti adeguate riflessioni specie quando scrive che "obbligare alla vaccinazione i giudici che poi sarebbero stati chiamati a giudicarla, aveva rappresentato una mossa da maestro per garantirne la tenuta giuridica in un’aula di giustizia".
https://www.ilgiornaleditalia.it/news/cronaca/775653/perche-i-giudici-italiani-non-riconoscono-le-evidenze-scientifiche-sul-vaccino-covid-che-non-ha-mai-impedito-la-trasmissione-qualche-riflessione.html
Il Giornale d'Italia
Perché i giudici italiani non riconoscono le evidenze scientifiche sul vaccino Covid che non ha mai impedito la trasmissione? Qualche…
I giudici sono uomini come noi, ma magari quando sono chiamati ad applicare la legge dovrebbero esserlo un po’ meno
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L'INNO NAZIONALE 🌺🌺🌺
La vicenda delle giocatrici di calcio iraniane cui fu offerto asilo in Australia è già inesorabilmente scivolata nel dimenticatoio, come ormai d'abitudine per quel tritarifiuti che è diventato in questi anni il dibattito alimentato su media e social.
Pare peraltro che delle sette che originariamente accettarono di fermarsi in Australia ne siano rimaste solo due, mentre le altre cinque sarebbero rientrate in patria, asseritamente in quanto le loro famiglie sarebbero state oggetto di minacce di ritorsione (fonte principale della notizia: Iran International, emittente "iraniana" con sede a Londra).
Personalmente cerco di seguire la vicenda e tra le tante cose che mi colpiscono c'è la circostanza di "innesco" della vicenda, ovvero il fatto che la squadra mancò di cantare l'inno nazionale in occasione della prima gara, questione subito strumentalizzata dai media occidentali. Tanto più fece discutere il fatto che dalla seconda gara tutte invece contarono con entusiasmo, e altrettanto i nostri media immediatamente ipotizzarono che tutte costoro fossero state oggetto di reprimende.
Come sia andata non lo sapremo forse mai, ma certo a quelli della mia età tutta questa storia non può non ricordare quando a essere oggetto di critica analoga era la nazionale italiana maschile, che fino a inizio anni 2000 l'inno non lo cantava proprio, iniziò a essere accusata di scarso spirito patriottico. Ricordo che la cosa assunse toni talora anche veementi, finendo per innescare dibattiti su televisioni e giornali, fino a che i giocatori si piegarono al sentimento popolare e iniziarono quella tradizione che li vede oggi sgolarsi con evidenza prima di ogni gara.
Intendiamoci, l'inno nazionale italiano non è certo tra i più belli e suggestivi del mondo, e tuttavia trovo che sia bello che i nostri atleti lo cantino con trasporto in occasione di competizioni internazionali. Ma tutto questo solo per considerare l'ennesimo pur piccolo doppio standard tra i tanti cui nemmeno facciamo più caso: non cantare l'inno, se siamo noi a non farlo è mancanza di patriottismo, se sono altri, appartenenti alla parte di mondo che ci viene detto di considerare nemica, è esercizio di libertà.
https://www.fanpage.it/sport/calcio/quando-i-calciatori-dellitalia-non-cantavano-linno-di-mameli/
La vicenda delle giocatrici di calcio iraniane cui fu offerto asilo in Australia è già inesorabilmente scivolata nel dimenticatoio, come ormai d'abitudine per quel tritarifiuti che è diventato in questi anni il dibattito alimentato su media e social.
Pare peraltro che delle sette che originariamente accettarono di fermarsi in Australia ne siano rimaste solo due, mentre le altre cinque sarebbero rientrate in patria, asseritamente in quanto le loro famiglie sarebbero state oggetto di minacce di ritorsione (fonte principale della notizia: Iran International, emittente "iraniana" con sede a Londra).
Personalmente cerco di seguire la vicenda e tra le tante cose che mi colpiscono c'è la circostanza di "innesco" della vicenda, ovvero il fatto che la squadra mancò di cantare l'inno nazionale in occasione della prima gara, questione subito strumentalizzata dai media occidentali. Tanto più fece discutere il fatto che dalla seconda gara tutte invece contarono con entusiasmo, e altrettanto i nostri media immediatamente ipotizzarono che tutte costoro fossero state oggetto di reprimende.
Come sia andata non lo sapremo forse mai, ma certo a quelli della mia età tutta questa storia non può non ricordare quando a essere oggetto di critica analoga era la nazionale italiana maschile, che fino a inizio anni 2000 l'inno non lo cantava proprio, iniziò a essere accusata di scarso spirito patriottico. Ricordo che la cosa assunse toni talora anche veementi, finendo per innescare dibattiti su televisioni e giornali, fino a che i giocatori si piegarono al sentimento popolare e iniziarono quella tradizione che li vede oggi sgolarsi con evidenza prima di ogni gara.
Intendiamoci, l'inno nazionale italiano non è certo tra i più belli e suggestivi del mondo, e tuttavia trovo che sia bello che i nostri atleti lo cantino con trasporto in occasione di competizioni internazionali. Ma tutto questo solo per considerare l'ennesimo pur piccolo doppio standard tra i tanti cui nemmeno facciamo più caso: non cantare l'inno, se siamo noi a non farlo è mancanza di patriottismo, se sono altri, appartenenti alla parte di mondo che ci viene detto di considerare nemica, è esercizio di libertà.
https://www.fanpage.it/sport/calcio/quando-i-calciatori-dellitalia-non-cantavano-linno-di-mameli/
fanpage.it
Quando i calciatori dell’Italia non cantavano l’inno di Mameli
Le immagini dei calciatori della Nazionale che cantano a squarciagola l'inno di Mameli da anni, ormai, diventano sistematicamente virali all'estero. Ma l'interpretazione così passionale da parte degli azzurri è storia piuttosto recente. Fino a poco prima…
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Forwarded from ContiamoCi!
📌 EFFETTI AVVERSI: OLTRE IL DANNO… LA BEFFA?
Criticità della Legge 210/92 sugli effetti avversi dei vaccini Covid-19
📍 Codogno - 10 aprile 2026
Sala teatrale Polo Fieristico “G. Vezzulli”, Viale delle Medaglie d’Oro, 1
Inizio ore 19:30
🎟️ Ingresso libero con contributo consapevole
📝 Prenotazione obbligatoria:
👉 https://www.eventbrite.it/e/1985232973264?aff=oddtdtcreator
📩 Info: salvaguardia@contiamoci.net
- Info@idealecomune.it
📞 333 4538979
Negli ultimi anni, la pandemia da Covid-19 ha sollevato interrogativi importanti non solo sul piano sanitario, ma anche su quello giuridico e sociale.
A oltre 30 anni dalla sua introduzione, la Legge 210/92 mostra oggi limiti evidenti di fronte alle nuove sfide emerse, in particolare per quanto riguarda il riconoscimento e la gestione degli effetti avversi.
👉 Questo convegno nasce con l’obiettivo di analizzare, in modo serio e multidisciplinare, le criticità della normativa vigente, sia sotto il profilo medico-scientifico che legale.
🎤 Relatori e interventi
• Prof. Marco Cosentino - Ordinario di Farmacologia, Università dell’Insubria
➡️ Caratteristiche dei prodotti a mRNA
• Dr. Giuseppe Veneziano - Neurologo
➡️ Le neuropatie delle piccole fibre
• Avv. Laura Migliorini - Foro di Venezia
➡️ Criticità della Legge 210/92
con Dario Giacomini - Presidente ContiamoCi!
🎙️ Modera: Marianna Canè - Giornalista
Un’occasione di approfondimento e confronto aperto su un tema delicato e attuale.
Partecipa, informati.
👉 Iscriviti a ContiamoCi!
contiamoci.net/iscrizione
Criticità della Legge 210/92 sugli effetti avversi dei vaccini Covid-19
📍 Codogno - 10 aprile 2026
Sala teatrale Polo Fieristico “G. Vezzulli”, Viale delle Medaglie d’Oro, 1
Inizio ore 19:30
🎟️ Ingresso libero con contributo consapevole
📝 Prenotazione obbligatoria:
👉 https://www.eventbrite.it/e/1985232973264?aff=oddtdtcreator
📩 Info: salvaguardia@contiamoci.net
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📞 333 4538979
Negli ultimi anni, la pandemia da Covid-19 ha sollevato interrogativi importanti non solo sul piano sanitario, ma anche su quello giuridico e sociale.
A oltre 30 anni dalla sua introduzione, la Legge 210/92 mostra oggi limiti evidenti di fronte alle nuove sfide emerse, in particolare per quanto riguarda il riconoscimento e la gestione degli effetti avversi.
👉 Questo convegno nasce con l’obiettivo di analizzare, in modo serio e multidisciplinare, le criticità della normativa vigente, sia sotto il profilo medico-scientifico che legale.
🎤 Relatori e interventi
• Prof. Marco Cosentino - Ordinario di Farmacologia, Università dell’Insubria
➡️ Caratteristiche dei prodotti a mRNA
• Dr. Giuseppe Veneziano - Neurologo
➡️ Le neuropatie delle piccole fibre
• Avv. Laura Migliorini - Foro di Venezia
➡️ Criticità della Legge 210/92
con Dario Giacomini - Presidente ContiamoCi!
🎙️ Modera: Marianna Canè - Giornalista
Un’occasione di approfondimento e confronto aperto su un tema delicato e attuale.
Partecipa, informati.
👉 Iscriviti a ContiamoCi!
contiamoci.net/iscrizione
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Forwarded from Giorgio Bianchi Photojournalist
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"Svetlana Zakharova non si esibirà a Roma perché è una propagandista di un regime criminale", scrive Pina Picierno su X.
La ballerina russa Svetlana Zakharova non sarà al Les Étoiles di Roma: l'organizzazione ha ritirato l'invito al gala internazionale di danza per evitare di far apparire la presenza "come una normalizzazione di ciò che sta accadendo e di acuire le ferite, il ponte che l'arte prova faticosamente a costruire rischia di franare prima ancora di essere realizzato".
Il punto di Giorgio Bianchi.
🔴 Per ricevere tutti gli aggiornamenti segui Giorgio Bianchi Photojournalist
La ballerina russa Svetlana Zakharova non sarà al Les Étoiles di Roma: l'organizzazione ha ritirato l'invito al gala internazionale di danza per evitare di far apparire la presenza "come una normalizzazione di ciò che sta accadendo e di acuire le ferite, il ponte che l'arte prova faticosamente a costruire rischia di franare prima ancora di essere realizzato".
Il punto di Giorgio Bianchi.
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SI O NO 🌺🌺🌺
Nel dibattito sul referendum di domenica, tra le tante argomentazioni che rimbalzano sul web a favore dell'una o dell'altra opzione, non ho fin qui mai trovato quella che un mio carissimo amico, di regola molto saggio ed equilibrato e al quale mi sono rivolto per un parere, mi ha appena proposto.
"Ci sarebbero diverse ragioni di merito" così ha esordito "ma un argomento preliminare è che non avrebbero dovuto seguire questa strada ma cercare un accordo ampio in parlamento perché la giustizia è un bene comune. Non credo che i costituenti pensassero che si potesse andare di forza a fare una legge costituzionale in una materia così tecnica e delicata. Mi pare che dietro ci sia la volontà di dare una spallata confidando nell'uso di argomenti che parlano alla pancia del paese tanto la stragrande maggioranza non ci capirà nulla."
Ecco, a me questa cosa pare molto sensata: il testo costituzionale non dovrebbe mai essere modificato conflittualmente, finendo oltre tutto come in questo caso per riversare sull'elettorato questioni, oltre tutto estremamente tecniche, le cui implicazioni nemmeno gli addetti ai lavori, magistrati, avvocati e personale della giustizia, riescono ad apprezzare fino in fondo, come dimostrano le spaccature anche al loro interno. Penso anche io che non sia questa la maniera corretta di procedere nell'interesse del paese.
Nel dibattito sul referendum di domenica, tra le tante argomentazioni che rimbalzano sul web a favore dell'una o dell'altra opzione, non ho fin qui mai trovato quella che un mio carissimo amico, di regola molto saggio ed equilibrato e al quale mi sono rivolto per un parere, mi ha appena proposto.
"Ci sarebbero diverse ragioni di merito" così ha esordito "ma un argomento preliminare è che non avrebbero dovuto seguire questa strada ma cercare un accordo ampio in parlamento perché la giustizia è un bene comune. Non credo che i costituenti pensassero che si potesse andare di forza a fare una legge costituzionale in una materia così tecnica e delicata. Mi pare che dietro ci sia la volontà di dare una spallata confidando nell'uso di argomenti che parlano alla pancia del paese tanto la stragrande maggioranza non ci capirà nulla."
Ecco, a me questa cosa pare molto sensata: il testo costituzionale non dovrebbe mai essere modificato conflittualmente, finendo oltre tutto come in questo caso per riversare sull'elettorato questioni, oltre tutto estremamente tecniche, le cui implicazioni nemmeno gli addetti ai lavori, magistrati, avvocati e personale della giustizia, riescono ad apprezzare fino in fondo, come dimostrano le spaccature anche al loro interno. Penso anche io che non sia questa la maniera corretta di procedere nell'interesse del paese.
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TRA IL FARE E IL DIRE 🌺🌺🌺
L'autorialità è il fondamento della ricerca scientifica in quanto è il criterio principe per stabilire il merito di uno studio. La bibliometria citazionale, su cui si fonda tutto, dalla carriera individuale, all'assegnazione di finanziamenti e premi, alla reputazione e al valore di mercato delle riviste scientifiche, esiste proprio grazie all'importanza riconosciuta all'autorialità.
I criteri per definire l'autorialità sono svariatissimi, ma in ambito biomedico il consenso maggiore ricade su quelli dell'International Committee of Medical Journal Editors, che presuppongono un contributo sostanziale alla progettazione o alla realizzazione di uno studio, e alla scrittura dell'articolo, l'approvazione finale del testo e la disponibilità a rendersi responsabile integralmente dello studio, anche per le parti che sono state svolte da altri.
Nel mondo reale, l'autorialità è invece l'aspetto della ricerca scientifica di cui si fa maggiormente meretricio. Chi realizza gli studi troppo spesso offre autorialità ad altri per conquistarsene la benevolenza, chi è in posizione di potere su carriere e finanziamenti troppo spesso pretende autorialità in cambio di favori. Spesso sappiamo quando certe autorialità sono regalate o estorte ma non è quali mai possibile fare nulla. Così osserviamo impotenti certi mammasantissima della ricerca produrre tre-quattro e più studi con il loro nome ogni mese, e certi giovani con i cromosomi adeguati schizzare nelle classifiche bibliometriche e nei concorsi a cattedra. Nessuno a oggi ha saputo trovare un rimedio che non sia l'integrità e la responsabilità delle comunità scientifiche di riferimento. In pratica, il nulla.
Mi è venuto da scrivere queste considerazioni perché proprio ieri un collega di un altro paese europeo mi ha offerto di essere autore dei suoi lavori se in cambio io gli avessi fatto delle analisi gratuitamente. La cosa pare in sé innocente e alla luce di quel che accade quotidianamente nel mondo è in effetti davvero triviale. Ma se ci si pensa un attimo è facile comprendere come si tratti messa così essenzialmente di una transazione economica, nella quale la collaborazione scientifica trova spazi minimi se non nulli. E così gli ho risposto che non se ne faceva nulla e che però dato il tema di interesse, se avesse avuto intenzione di cercare un adeguato finanziamento per continuare a lavorare insieme molto volentieri avrei collaborato. Aggiungo che mi posso permettere queste scelte oggi che, a fine carriera avendo raggiunto il più alto grado raggiungibile, non sono "ricattato" dall'esigenza di pubblicare a ogni costo. In tempi nei quali la mia posizione era molto più incerta, avrei forse avuto punti di vista differenti, E anche questo per me è un argomento a favore delle sicurezze, nel lavoro e nella vita, in assenza delle quali è quanto meno umano essere disponibili a compromessi al ribasso.
L'autorialità è il fondamento della ricerca scientifica in quanto è il criterio principe per stabilire il merito di uno studio. La bibliometria citazionale, su cui si fonda tutto, dalla carriera individuale, all'assegnazione di finanziamenti e premi, alla reputazione e al valore di mercato delle riviste scientifiche, esiste proprio grazie all'importanza riconosciuta all'autorialità.
I criteri per definire l'autorialità sono svariatissimi, ma in ambito biomedico il consenso maggiore ricade su quelli dell'International Committee of Medical Journal Editors, che presuppongono un contributo sostanziale alla progettazione o alla realizzazione di uno studio, e alla scrittura dell'articolo, l'approvazione finale del testo e la disponibilità a rendersi responsabile integralmente dello studio, anche per le parti che sono state svolte da altri.
Nel mondo reale, l'autorialità è invece l'aspetto della ricerca scientifica di cui si fa maggiormente meretricio. Chi realizza gli studi troppo spesso offre autorialità ad altri per conquistarsene la benevolenza, chi è in posizione di potere su carriere e finanziamenti troppo spesso pretende autorialità in cambio di favori. Spesso sappiamo quando certe autorialità sono regalate o estorte ma non è quali mai possibile fare nulla. Così osserviamo impotenti certi mammasantissima della ricerca produrre tre-quattro e più studi con il loro nome ogni mese, e certi giovani con i cromosomi adeguati schizzare nelle classifiche bibliometriche e nei concorsi a cattedra. Nessuno a oggi ha saputo trovare un rimedio che non sia l'integrità e la responsabilità delle comunità scientifiche di riferimento. In pratica, il nulla.
Mi è venuto da scrivere queste considerazioni perché proprio ieri un collega di un altro paese europeo mi ha offerto di essere autore dei suoi lavori se in cambio io gli avessi fatto delle analisi gratuitamente. La cosa pare in sé innocente e alla luce di quel che accade quotidianamente nel mondo è in effetti davvero triviale. Ma se ci si pensa un attimo è facile comprendere come si tratti messa così essenzialmente di una transazione economica, nella quale la collaborazione scientifica trova spazi minimi se non nulli. E così gli ho risposto che non se ne faceva nulla e che però dato il tema di interesse, se avesse avuto intenzione di cercare un adeguato finanziamento per continuare a lavorare insieme molto volentieri avrei collaborato. Aggiungo che mi posso permettere queste scelte oggi che, a fine carriera avendo raggiunto il più alto grado raggiungibile, non sono "ricattato" dall'esigenza di pubblicare a ogni costo. In tempi nei quali la mia posizione era molto più incerta, avrei forse avuto punti di vista differenti, E anche questo per me è un argomento a favore delle sicurezze, nel lavoro e nella vita, in assenza delle quali è quanto meno umano essere disponibili a compromessi al ribasso.
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IL REFERENDUM COSTITUZIONALE 🌺🌺🌺
Spiegato (molto) bene.
https://www.brocardi.it/notizie-giuridiche/referendum-giustizia-ecco-cosa-cambia-davvero-vince-verita-nessuno/6702.html
Spiegato (molto) bene.
https://www.brocardi.it/notizie-giuridiche/referendum-giustizia-ecco-cosa-cambia-davvero-vince-verita-nessuno/6702.html
Brocardi.it
Referendum giustizia, ecco cosa cambia davvero se vince il Sì: la verità che nessuno ti dice
Quali sono i reali obiettivi del referendum sulla separazione delle carriere che nessuno ti ha ancora spiegato
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KEEP RACISM OUT 🌺🌺🌺
Stasera, prima di iniziare la partita, Juventus e Sassuolo hanno osservato un momento di raccoglimento consentendo così agli spettatori di scoprire che oggi pare sia la giornata internazionale per l'eliminazione della discriminazione razziale del 21 marzo, sembra indetta niente meno che dall'ONU nel 1996. Bene! Prendiamola come un primo timido segno di protesta contro quanto accade in Medio Oriente.
_______
Di Roberto Preve:
"Chiunque abbia visitato Israele ha incontrato una società profondamente razzista . Non parlo dei milioni di Palestinesi che vivono nei territori occupati, per i quali lo scambio con un regime come quello dell ' Apartheid sarebbe meraviglioso ,perché non sono oggi segregati , ma si lavora perché siano espropriati dei loro beni e poi in futuro espulsi . Sono invece trattati in modo diverso gli arabi con cittadinanza Israeliana ma Arabi ed ebrei israeliani non possono sposarsi . I matrimoni civili tra loro non sono possibili in Israele e cioè peggio dell ' Alabama negli anni 50 , e quelli religiosi pure . Le pochissime coppie che adottano tale decisione , le incontri a Cipro, perché Israele riconosce solo i matrimoni civili all ' estero dei suoi cittadini. Neppure da aggiungere che una coppia mista non abbia nessuna possibilità di essere accettata dalla comunità ebraica in Israele e che quindi debba vivere segregata . Se giri con un simbolo cattolico o cristiano , sei preso a sputi . Non e' uno scherzo .
[segue su FB]
https://www.facebook.com/permalink.php?story_fbid=pfbid0cNA4i8NiSxPTrhHwGCxgjGChV7BKHVhvnAX4hTke8ePKPucmWuuQmqLEWKcqbywtl&id=100089620878006
Stasera, prima di iniziare la partita, Juventus e Sassuolo hanno osservato un momento di raccoglimento consentendo così agli spettatori di scoprire che oggi pare sia la giornata internazionale per l'eliminazione della discriminazione razziale del 21 marzo, sembra indetta niente meno che dall'ONU nel 1996. Bene! Prendiamola come un primo timido segno di protesta contro quanto accade in Medio Oriente.
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Di Roberto Preve:
"Chiunque abbia visitato Israele ha incontrato una società profondamente razzista . Non parlo dei milioni di Palestinesi che vivono nei territori occupati, per i quali lo scambio con un regime come quello dell ' Apartheid sarebbe meraviglioso ,perché non sono oggi segregati , ma si lavora perché siano espropriati dei loro beni e poi in futuro espulsi . Sono invece trattati in modo diverso gli arabi con cittadinanza Israeliana ma Arabi ed ebrei israeliani non possono sposarsi . I matrimoni civili tra loro non sono possibili in Israele e cioè peggio dell ' Alabama negli anni 50 , e quelli religiosi pure . Le pochissime coppie che adottano tale decisione , le incontri a Cipro, perché Israele riconosce solo i matrimoni civili all ' estero dei suoi cittadini. Neppure da aggiungere che una coppia mista non abbia nessuna possibilità di essere accettata dalla comunità ebraica in Israele e che quindi debba vivere segregata . Se giri con un simbolo cattolico o cristiano , sei preso a sputi . Non e' uno scherzo .
[segue su FB]
https://www.facebook.com/permalink.php?story_fbid=pfbid0cNA4i8NiSxPTrhHwGCxgjGChV7BKHVhvnAX4hTke8ePKPucmWuuQmqLEWKcqbywtl&id=100089620878006
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