Matteo Brandi - Canale Ufficiale
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Canale di Matteo Brandi, presidente di Pro Italia
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Zelensky: "Che si lasci la questione dei territori tra me e Putin."

- Rivoglio il Donbass.
- No.
- Rivoglio la Crimea.
- No.
- Rivoglio...
- No.
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Alla fine l'unico "argomento" rimasto ai fanatici dell'UE per giustificare l'adesione a questo manicomio a dodici stelle è "dove andrebbe l'Italia senza..."
Andrebbe più lontano, ecco la risposta.
Stando nell'UE l'Italia conta molto meno a livello internazionale. Siamo spettatori paganti, in un teatro vuoto.
È dunque un non-argomento, una semplice bugia. Non è nemmeno l'ultima freccia all'arco degli europeisti: la loro faretra è vuota.
Questi piccoli autorazzisti, più fanatici a sinistra e più pavidi a destra, hanno fatto perdere alla nostra nazione più di trent'anni di sviluppo.
Non solo i Prodi, i Monti, i Carli o i Draghi, ma tutto il mefitico coro del "ce lo chiede l'Europa", dai giornalisti agli intellettuali.
Per quanto ancora accetteremo di essere derubati del nostro futuro da questi traditori?

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Sta andando pressappoco così.
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Sembra che qualcuno abbia fiutato la fine della propria carriera politica e stia facendo di tutto per guadagnare tempo.

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NON ANDRANNO MAI AL FRONTE

Per quanto strillino dalla mattina alla sera, come se si trovassero sul divano davanti a una partita di calcio, non andranno mai al fronte.

Non ci andranno i Calenda, benestanti annoiati che si battono dietro una trincea di gin tonic.

Non ci andranno le Picierno, isteriche maestrine della censura e delle liste di proscrizione.

Non ci andranno i Grieco, pappagalli depensanti incapaci di partorire un pensiero proprio.

Non ci andranno i Mentana, sovrani delle menzogne a reti unfiicate per teledipendenti.

Non ci andranno i Tajani, camerieri scattanti privi di spina dorsale e pronti a tutto per una mancia.

Non ci andranno le Schlein, eroine glitterate del wokismo, nemiche del dubbio fascista.

Non ci andranno tanti eroi da salotto, tanti guerrieri della domenica. Ai quali non frega niente del massacro in corso, purché vinca, non importa come, la squadra del cuore. O meglio, del culo. Il loro.

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Prima di addormentarmi, ho ripreso l'abitudine di leggermi un buon romanzo. Non un saggio, non un articolo di giornale, bensì un racconto.
Da amante della scrittura, apprezzo quando trovo un libro in grado di tenermi incollato alle pagine. Tuttavia, esattamente come mi capita con le serie tv, talvolta devo fare "slalom" tra boiate woke inserite forzatamente nella trama.
Sto leggendo un thriller-horror ben congeniato, che però è costellato di momenti di "politicamente corretto" assolutamente gratuiti. Le figure maschili sono rese grottesche, sempre in bilico tra l'inutile e il becero, mentre spuntano marchette al mondo LGBT e inevitabili strali contro i credenti.
Il problema è che si tratta di roba inserita a forza, non congeniale alla storia se non di striscio, come a dire "devo mettercelo". E infatti si tratta del libro di esordio della scrittrice americana, la quale probabilmente si è fatta due conti su quale mondo "accarezzare" per vedersi spianata la strada. Un peccato, perché il libro è buono, l'idea è interessante, il ritmo coinvolgente.
Questo dice molto su quell'egemonia culturale di cui dobbiamo liberarci per rompere le catene che bloccano scrittori, musicisti e artisti di ogni tipo. Spero di riuscire a contribuire a questa liberazione, nel mio piccolo.
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Forwarded from GeopoliticalCenter
Forse navali cinesi, con spiccate capacità di attacco e sbarco anfibio, si ammassano in zona operativa compatibile con una azione militare contro Taiwan.

@GeopoliticalCenterfb
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GERMANIA KAPUTT

Negli ultimi tre anni il PIL tedesco ha deciso di prendersi una lunga vacanza:

2022: un timidissimo +1,4 %.

2023: –0,3 % (eh già, recessione).

2024: –0,2 % (per non farsi mancare nulla, un bis).

Risultato? In tre anni crescita complessiva: praticamente zero.
Un triennio da manuale di stagnazione economica.

La cause? Due soprattutto: il taglio della fornitura di gas russo a buon prezzo e il disastro della transizione green.

Il primo ha gambizzato l'industria tedesca, in primis quella dell'automotive, che ora sta cercando di riconvertirsi in produzione bellica. La seconda è figlia dell'arroganza e della follia ideologica, dato che i tedeschi credevano di sfruttare la Cina come fornitrice di materie prime per le auto elettriche, e si sono ritrovati un concorrente in grado di schiacciarli coi numeri.

Ah, ovviamente questa idiozia "gretina" è stata imposta a tutta l'UE, perché quando i crucchi decidono di andarsi a schiantare devono portarsi dietro tutto il Vecchio Continente.

La Bundesbank ha già avvisato che nel 2025 sarà ancora stagnazione.

Insomma: la “grande locomotiva tedesca” (come ci è stata dipinta per anni dagli euroinomani filotedeschi) è ferma in stazione, col motore spento. La realtà è che non è mai stata una locomotiva trainante, bensì una macchina che se ne andava per fatti suoi, schiacciando sotto le sue ruote le altre economie dell'Eurozona, potendo contare sull'assenza di oscillazione del cambio.

Karma? No, semplice logica. Quella che dovrebbe suggerirci di lasciare il Titanic europeo prima che sia troppo tardi.

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GLI EUROPEI PAGHERANNO

Questa è l'unica certezza che abbiamo sul possibile trattato di pace in Ucraina: gli europei pagheranno.

Pagheranno con i loro soldi l'acquisto di armi (e GNL) dagli USA, come già sta avvenendo e pagheranno con i propri uomini la "sicurezza" di un'Ucraina ridimensionata.

Mark Rutte, segretario della Nato, lo aveva scritto in un sms a Donald Trump: "L'Europa pagherà il suo contributo in modo consistente, come è giusto che sia, e sarà una tua vittoria".

Dunque 800 miliardi per il Rearm Europe da una parte (leggasi: tentativo di tenere in piedi l'industria tedesca e francese) e aumento delle spese militari al 5% in seno alla Nato (leggasi: l'UE non conta nulla e senza l'ombrello americano se la fa sotto).

Questo si tramuterà in nuove tasse, nuovi tagli al welfare, nuove manovre lacrime e sangue per far "quadrare i conti". Una mazzata, l'ennesima, sulle economie dell'eurozona, già boccheggianti.

“I forti fanno ciò che devono fare, e i deboli accettano ciò che devono accettare" scrisse Tucidide quasi 2500 anni fa. L'UE, nemesi dell'Europa, raccoglie ciò che ha seminato. Fine del discorso.

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"Il copione teatrale dell’anti-italiano consiste nell’attribuire all’intera collettività nazionale i difetti specifici ed irripetibili della propria canagliesca personalità individuale, con in più l’ipocrisia del tirarsene fuori e del fingersi un sofisticato lord anglo-scandinavo capitato per caso in un mondo di trogloditi mediterranei."
Costanzo Preve

È compito di ogni vero patriota combattere questa gentaglia e distruggere il pensiero che li anima.

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INTELLIGENZA ARTIFICIALE E LAVORO

Allora, c'è poco da girarci attorno: l'Intelligenza Artificale si abbatterà come un tir contro il mondo del lavoro, mietendo occupati. A ben vedere, è un processo già in corso.

Negli USA, su una base di 160 milioni di lavoratori, si stima nella migliore delle ipotesi una perdita del 2,5% dell'occupazione, nella peggiore addirittura un 14%. Per farvi capire: 22 milioni di lavoratori sostituiti dall'IA. Nell'UE, l'OCSE indica un 7% (14 mln) di occupati "rimpiazzabili", ma la percentuale è in realtà molto più alta se consideriamo l'automazione, che alletta soprattutto quando scarseggiano i soldi.

Secondo il Fondo Monetario Internazionale (noti filantropi) il 60% dei posti di lavoro è "impattato" dall'IA. Vuol dire che, in un modo o nell'altro, quella percentuale dovrà averci a che fare. Allo stesso tempo, si prevede la necessità di nuove mansioni, nuove capacità, nuove specializzazioni.

Che significa questo? Personalmente sto approfondendo la questione e il dibattito oscilla tra il catastrofismo reazionario e il fanatismo progressista. I primi pensano, sbagliando, che si possa fermare questa tecnologia, i secondi che vada lasciato libero di svilupparsi perché "tanto è così". Persino a livello geopolitico ci sono differenze che riflettono le diverse strategie riguardo all'uso dell'IA: i cinesi, ad esempio, sviluppano questa tecnologia adattandola ai contesti, risultando più "elastici" (ve ne parlerò in un altro post). C'è una guerra in corso, anche su quel fronte.

Io credo, come dicevano i latini, che "in medio stat virtus". Il segreto della convivenza con l'IA è considerarla solo e unicamente come mezzo, mai come fine. Non va divinizzata, non va temuta, va regolata. Chi delegherà a essa totalmente i processi creativi e decisionali finirà per atrofizzare il proprio cervello, risultando meno efficace di chi invece avrà mantenuto attiva la propria materia grigia, maneggiando l'IA senza esserne dipendente.

Comunque si tratta di un dibattito spinoso, ma che solleva domande cruciali.
E le risposte non ce le darà ChatGPT.

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Scusate, ma quindi siamo ancora nell'estate più calda degli ultimi 20.000 anni o siamo già nell'autunno più piovoso degli ultimi 40.000?

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L'UE conta talmente poco nel mondo che quando invia messaggi questi finiscono nella cartella dello spam.
È il caso dell'ultimo, ridicolo monito a Israele sull'operazione a Gaza City. Ovviamente Nethanyahu se ne strafrega, ben sapendo quanto inutili e ipocriti siano i pupazzi europei, che fino all'altro ieri lo supportavano lucidandogli il didietro. Il massacro continua.
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Non è possibile, lo sanno tutti che a fare saltare il Nord Stream sono stati i russi con l'aiuto dei pesci kamikaze del Baltico. E poi Puente ha detto che il giornalista premio Pulitzer Seymour Hersh, che aveva smontato le sciocchezze mainstream sull'attentato al gasdotto, non andava preso in considerazione.
Quindi smettetela con queste feicnius!
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Navi da guerra USA, i destroyer Uss Gravely, Uss Jason Dunham e Uss Sampson, sono ora davanti alle coste venezuelane.
Si parla di contrasto ai cartelli della droga. Si parla.
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VOI PACE, IO MISSILI
Voi parlate di pace? E io parlo del missile Flamingo con cui sogno di colpire in profondità Mosca. Eccolo, Zelensky, nel suo nuovo delirio elargito alla stampa, che tradisce il nervosismo per essere stato praticamente messo spalle al muro dagli eventi.

Il missile Flamingo (anche noto come FP‑5) è un cruise missile lanciato da terra, sviluppato dalla startup aerospaziale ucraina Fire Point. La gittata è di circa 3 000 km e la testata pesa più di una tonnellata, uno dei carichi più consistenti nella sua categoria. Il missile ha una velocità massima intorno a 900‑950 km/h con una velocità di crociera tra 850‑900 km/h, e può rimanere in volo per più di quattro ore.

Zelensky dice che il Flamingo sarebbe già stato testato con successo e utilizzato in combattimento per colpire obiettivi in territorio russo. La produzione è già in corso: attualmente viene realizzato circa un esemplare al giorno, con l’obiettivo di arrivare a sette al giorno entro ottobre. Si punta ai 50 al mese. Il missile è progettato per essere lanciato da una piattaforma mobile, rendendo più difficile la sua individuazione.

Queste le specifiche tecniche, ma la domanda è: di che stiamo parlando?
Davvero il comico Nato pensa di ribaltare la situazione con queste minacce, che infiammano un clima già tesissimo ai tavoli negoziali?
C'è chi ha i piedi per terra e chi la testa tra le nuvole, appesa a un missile.

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Donald Trump non fa altro che applicare la dottrina Monroe. Non si tratta di un'invenzione neocon né di una politica "fascista", non è una trovata trumpiana né tantomeno libtard, è semplicemente la proiezione strategica dello Zio Sam sul continente americano. Ed è vecchia di due secoli.

La "dottrina Monroe" (dal presidente USA James Monroe) fu proclamata nel 1823, ed era, in TEORIA, una sorta di "manifesto di autodeterminazione": le potenze europee dovevano tenere le mani lontane dall’America, perché gli Stati Uniti si sarebbero eretti a guardiani del continente. In PRATICA, era un cartello di "proprietà privata" piantato sull’intero emisfero occidentale: Washington rivendicava il ruolo di poliziotto supremo, senza aver chiesto il permesso a nessuno. La libertà? Un paravento, uno dei più efficaci, quando si tratta di propaganda.

Questa dottrina è diventata una licenza di caccia: interventi militari, colpi di Stato appoggiati, regimi manovrati. Ne sanno qualcosa un po' tutti i paesi dell'America Latina. Sempre con la retorica del “proteggere la democrazia”, che guarda caso coincideva con il proteggere gli interessi economici e strategici di Washington.

In questo rientrano, verso Nord, le sparate di Trump sulla Groenlandia, che poi sono andate a scemare fino a parlare di semplice "collaborazione" (che equivale comunque a un aumento dell'influenza a stelle e strisce sulla grande isola affacciata sull'Artico). Senza dimenticare, di nuovo verso Sud, la questione dello Stretto di Panama (messa, momentaneamente, in pausa), su cui gli americani vedono ombre cinesi.

Insomma, puro cinismo geopolitico che travalica il colore politico di chi siede alla Casa Bianca. Cambia solo il modo, lo stile e la velocità con cui le diverse amministrazioni si rifanno alla dottrina Monroe. Com'è inevitabile, per quanto brutto, che sia.

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La nuova guerra del sindaco di Roma Gualtieri: cambiare i nomi delle fermate della Metro C.

Ottocentoventimila euro buttati e ulteriori ritardi nei lavori, per trasformare “Fori Imperiali” in “Colosseo” e “Amba Aradam” in “Porta Metronia”.

È per una "migliore geolocalizzazione”, dicono. Ovviamente si tratta di una menzogna: la volontà è sempre quella di cambiare la Storia in nome della cancel culture. E l'attuale giunta piddina è intrisa di questa ideologia malata.

Chissà, magari ora Gualtieri penserà a cambiare il nome di Piazza Zama (tutti quei Cartaginesi morti, che vergogna!) oppure di via Vittorio Veneto (una battaglia vinta contro gli austro-ungarici? Ma va contro il "sogno europeo"!).

Intanto i trasporti pubblici a Roma rimangono a livelli inaccettabili.

Giù le mani dalla Storia!
Basta idiozie woke!
Se c'è qualcosa da cancellare qui, è questa giunta di buffoni.

Pro Italia - ROMA

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Media is too big
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Il vile affarista Mario Draghi ci ha deliziati con un intervento memorabile al Meeting di Rimini. In sintesi: l'UE è un disastro? Ce ne vuole di più!

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