Giovani di Parola
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1 Novembre

SOLENNITÁ DI TUTTI I SANTI

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 5,1-12a

In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:

«Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto,
perché saranno consolati.
Beati i miti,
perché avranno in eredità la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».

Parola del Signore

"Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati". Ma come Gesù, oggi ci dici che "chi è nel pianto è beato?" Ma sei serio? Beh sì, lo sei! Tu non scherzi quando si tratta di cose così importanti, anche quando sembra che fai ironia! Tu sei così unico, che riesci a capovolgere ogni cosa, anche quelle che apparentemente ci danno per spacciati! E quindi non importa se siamo perseguitati, se abbiamo fame, se ci insultano, se siamo nel pianto, perché tu ci dai la speranza, la certezza, che ciò è motivo di gioia anche quando tutto sembra crollarci addosso! La cosa bella è che questo non è un concetto astratto, ma reale e visibile in coloro che si sono fidato di te, coloro che ti hanno creduto e hanno scommesso la loro vita su questa certezza di beatitudine! I Santi non sono degli alieni del passato, ma uomini e donne di tutti i giorni, dei nostri giorni!
Chiara Corbella Petrillo era una ragazza comune, che si è fidata di questa certezza di beatitudine, e ha trasformato il suo pianto in gioia, ha permesso al Signore di trasformare una disgrazia in grazia, facendo della sua vita un esempio di vera santità!
Venerdì 2 novembre

COMMEMORAZIONE DEI FEDELI DEFUNTI

Dal vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, Gesù disse alla folla:
«Tutto ciò che il Padre mi dà, verrà a me: colui che viene a me, io non lo caccerò fuori, perché sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato.
E questa è la volontà di colui che mi ha mandato: che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma che lo risusciti nell’ultimo giorno.
Questa infatti è la volontà del Padre mio: che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno».
Parola del Signore

Quanto ci ama il nostro Dio? Se le inventa proprio tutte pur di averci tutti con sé, fino al punto di mandare Suo Figlio, con l'unico obiettivo di ricondurci alla casa del Padre, quel posto dove un giorno saremo tutti insieme per l'eternità! Non bisogna allora avere paura della morte, ma bisogna guardare ad essa solo come un passaggio: dal nostro mondo carico di ingiustizia e tristezza, al Paradiso che da sempre Dio ha preparato per noi! Sembra assurdo ma in quest'ottica dovremmo pensare "non vedo l'ora di morire"! Perché immensa è la gioia che ci aspetta!
Tuttavia il percorso su questa terra è fondamentale per guadagnarci il posto che è stato preparato per noi e che nessun altro può occupare! C'è spazio per tutti, e più siamo meglio è! Impegnamoci ad avere una vita santa, perché il futuro che ci attende sarà ancora megliore!
"Che se ci pensi siamo solo di passaggio
E per quanta strada ancora c'è da fare
Amerai il finale"
Sabato 3 novembre

Dal Vangelo secondo Luca
Un sabato Gesù si recò a casa di uno dei capi dei farisei per pranzare ed essi stavano a osservarlo.
Diceva agli invitati una parabola, notando come sceglievano i primi posti: «Quando sei invitato a nozze da qualcuno, non metterti al primo posto, perché non ci sia un altro invitato più degno di te, e colui che ha invitato te e lui venga a dirti: “Cédigli il posto!”. Allora dovrai con vergogna occupare l’ultimo posto. Invece, quando sei invitato, va’ a metterti all’ultimo posto, perché quando viene colui che ti ha invitato ti dica: “Amico, vieni più avanti!”. Allora ne avrai onore davanti a tutti i commensali. Perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato».
Parola del Signore

Immagina che un giorno, alla fine della tua vita, non troverai San Pietro con le chiavi in mano, ma la porta del regno dei cieli che si apre solo se pronunci la corretta parola d'ordine. Oggi Gesù ci sta consegnando questa preziosa password per entrare senza problemi: UMILTÀ!
Essa però non è una parola fine a se stessa, va resa viva facendone uno stile di vita! Non serve a nulla compiacersi ed erigersi su piedistalli, è molto meglio restare umili, perché solo così ci si può accorgere dell'altro e farsi prossimo, proprio come Gesù ci ha insegnato!
DOMENICA 4 NOVEMBRE

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 12,28-34)

In quel tempo, si avvicinò a Gesù uno degli scribi e gli domandò: «Qual è il primo di tutti i comandamenti?».
Gesù rispose: «Il primo è: “Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l'unico Signore; amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza”. Il secondo è questo: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Non c'è altro comandamento più grande di questi».
Lo scriba gli disse: «Hai detto bene, Maestro, e secondo verità, che Egli è unico e non vi è altri all'infuori di lui; amarlo con tutto il cuore, con tutta l'intelligenza e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso vale più di tutti gli olocausti e i sacrifici».
Vedendo che egli aveva risposto saggiamente, Gesù gli disse: «Non sei lontano dal regno di Dio». E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo.

«Non sei lontano dal regno di Dio».
Cos'è in fin dei conti che ci avvicina al regno di Dio?
Non sono le grandi imprese, né i duri sacrifici, ma l'amore donato senza misura.
Spesso crediamo che Dio ci chieda cose impossibili per salvarci.
Oggi impariamo ancora una volta che Dio non ama complicare le cose, ma le semplifica.
Ci chiede una cosa sola.
Amare.
Amore.
Un amore totale e totalizzante che interessa ogni parte del nostro essere. Un amore bi-direzionale che ci collega al contempo al cielo e sulla terra.
Un amore che più si dona, più si riceve. Un amore che quindi aumenta solo se donato. Un amore che spesso non si comprende, ma che più lo si vive, più lo si sente e più ci cambia la vita!
Siamo stati creati per amore e per amare con cuore sincero.
E solo nell'amore troveremo la salvezza!

https://youtu.be/ptUveAqeujc
LUNEDÌ 5 NOVEMBRE

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 14,12-14)

In quel tempo, Gesù disse poi al capo dei farisei che l’aveva invitato: «Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici né i tuoi fratelli né i tuoi parenti né i ricchi vicini, perché a loro volta non ti invitino anch’essi e tu abbia il contraccambio.
Al contrario, quando offri un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti».

A che amore ci invita Gesù? Ad un amore concreto! Quindi non fatto di belle parole, ma di gesti, di azioni! È un amore, per così dire, quotidiano perché entra nella vita e nelle abitudini di ogni giorno, entra dentro le nostre case e ci invita a farci invito per gli altri, senza aspettative (perché le aspettative uccidono l'amore). Ma chi sono gli altri? Chi è il mio prossimo? Siamo chiamati a gettare sguardo e cuore "un po' più in là", fuori dalla porta di casa e dai cortili del palazzo. Siamo chiamati a prestare attenzione a chi in genere siamo bravi ad evitare perché è costui che ha davvero bisogno di noi!
MARTEDÌ 6 NOVEMBRE

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 14,15-24)

In quel tempo, uno dei commensali, avendo udito questo, disse a Gesù: «Beato chi prenderà cibo nel regno di Dio!».
Gli rispose: «Un uomo diede una grande cena e fece molti inviti. All’ora della cena, mandò il suo servo a dire agli invitati: “Venite, è pronto”. Ma tutti, uno dopo l’altro, cominciarono a scusarsi. Il primo gli disse: “Ho comprato un campo e devo andare a vederlo; ti prego di scusarmi”. Un altro disse: “Ho comprato cinque paia di buoi e vado a provarli; ti prego di scusarmi”. Un altro disse: “Mi sono appena sposato e perciò non posso venire”.
Al suo ritorno il servo riferì tutto questo al suo padrone. Allora il padrone di casa, adirato, disse al servo: “Esci subito per le piazze e per le vie della città e conduci qui i poveri, gli storpi, i ciechi e gli zoppi”.
Il servo disse: “Signore, è stato fatto come hai ordinato, ma c’è ancora posto”. Il padrone allora disse al servo: “Esci per le strade e lungo le siepi e costringili ad entrare, perché la mia casa si riempia. Perché io vi dico: nessuno di quelli che erano stati invitati gusterà la mia cena”».

Gesù, ogni occasione è buona per lanciare un messaggio e per parlare al cuore di quanti sanno mettersi in ascolto!
Ciò che oggi mi colpisce è come, col tuo predicare, non solo ci insegni cosa è giusto, ma anche come parlare di Te, del Padre e del Regno dei Cieli a chi ci circonda... Non pronunci mai né il tuo né il Suo nome, ma attraverso una storiella (che chi ha orecchi per intendere, intenderà!) ed attraverso la tua vita ci indichi la strada.
E ci lasci liberi di seguirla o di non farlo, facendoci comunque comprendere che "ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria".
La Parola di oggi è come se dicesse a ciascuno: "Guardate che Dio, nostro Padre, è sì Misericordioso, ma non fesso!".
Mi spiego meglio, quando Lui ci chiama, nelle piccole e nelle grandi cose di ogni giorno, ci lascia liberi di scegliere. Non ci impone neppure la salvezza, ma ci invita!
Ora, se noi asseriamo con la bocca di averlo scelto, allora dobbiamo sempre metterlo al primo posto, perché quando anteponiamo a Dio le cose del mondo, potremmo poi non trovare più posto accanto a Lui. Per dirla con le parole di Sant'Agostino "Dio, che ti ha creato senza di te, non può salvarti senza di te".
MERCOLEDÌ 7 NOVEMBRE

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 14,25-33)

In quel tempo, una folla numerosa andava con Gesù. Egli si voltò e disse loro: «Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo.
Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine? Per evitare che, se getta le fondamenta e non è in grado di finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: “Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro”.
Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda dei messaggeri per chiedere pace.
Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo».

La radicalità dell'amore: è questo che ci rende tuoi discepoli!
È come se tu dicessi a ciascuno di noi: mettici il cuore e la mente, il sentimento e la ragione, tutto, tutto per me, tutto per tutti.
Mettere in gioco tutto, senza tenere niente per noi.
Rinunciare a tutto ciò che si possiede, alle ricchezze materiali e talvolta anche alle relazioni.
Sembra una cosa impossibile quella che ci chiedi, Signore. Eppure è l'unico modo per aderire totalmente alla tua volontà e per compierla.
Aiutaci! Sostienici! Guidaci Tu!

https://youtu.be/GMLzj_Ck4fU
GIOVEDÌ 8 NOVEMBRE

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 15,1-10)

In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro».
Ed egli disse loro questa parabola: «Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta, finché non la trova? Quando l’ha trovata, pieno di gioia se la carica sulle spalle, va a casa, chiama gli amici e i vicini e dice loro: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora, quella che si era perduta”. Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione.
Oppure, quale donna, se ha dieci monete e ne perde una, non accende la lampada e spazza la casa e cerca accuratamente finché non la trova? E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, e dice: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la moneta che avevo perduto”. Così, io vi dico, vi è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte».


Quando organizziamo qualcosa, quando coltiviamo le relazioni, a cosa diamo importanza? Verso dove va la nostra vita, la nostra missione?
Siamo più attenti a ciò che dice la gente o viviamo nella realtà senza pregiudizi? Cerchiamo la massa oppure curiamo i particolari? Andiamo incontro a chi ha bisogno, affrontando talvolta situazioni scomode, oppure preferiamo cullarci in cose facili?
Il Vangelo di oggi vuole svegliarci e dirci che non è la quantità ma la qualità che fa la differenza! Non sono le chiacchiere che dobbiamo sentire, ma i bisogni veri di chi ci circonda.
Imparare a fare la somma delle piccole cose!
Metterci in ascolto per discernere i segni dei tempi ed intervenire, se necessario anche facendo scelte estreme!
Quale folle sarebbe andato dietro ad una pecorella lasciando incustodite le altre 99? O chi ancora avrebbe perso tempo a cercare una monetina quando in mano ne aveva altre 9?
Beh, chi ha imparato l'importanza delle piccole cose! Chi sa riconoscere il valore in ogni cosa e sa trovare la Gioia anche "per un solo peccatore che si converte".

https://youtu.be/lmHddBClrxQ
VENERDÌ 9 NOVEMBRE
Dedicazione della Basilica Lateranense

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 2, 13-22)

Si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete. Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori del tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!». I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: «Lo zelo per la tua casa mi divorerà». Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». Ma egli parlava del tempio del suo corpo. Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù.

Il tempio. Oggi la parola Tempio deve farci riflettere su due concetti.
La Chiesa come tempio.
Il Corpo come tempio.
Come mi comporto quando entro in Chiesa, quando mi metto alla presenza di Gesù, davanti al Tabernacolo. So raccogliermi in preghiera quando entro nel Tempio Santo? So fare silenzio per mettermi in ascolto? O mi lascio prendere da tutto il resto (iniziative, persone che incontro, attività) trasformando la Chiesa in mercato?
Se Gesù entrasse nelle nostre Chiese, come allora entrò nel tempio di Gerusalemme, da cosa verrebbe colpito? Che reazione avrebbe? Si metterebbe in ginocchio, per pregare, accanto a noi? O scaccerebbe fuori tutti, buttando all'aria ogni cosa?
E se penso al Tempio del mio corpo, me ne curo come fosse un Tempio Santo? Il che non significa andare dall'estetista o dal barbiere/parrucchiere almeno due volte a settimana, ma rispettare ogni singola parte di esso, curarne l'intimità e la bellezza, la preziosità e la grazia, non essere alla mercé di chicchessia. Come vivo il mio corpo? Come un dono di Dio in cui Dio stesso risiede?
SABATO 10 NOVEMBRE
San Leone I, detto Magno

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 16,9-15)

In quel tempo, Gesù diceva ai discepoli: «Fatevi degli amici con la ricchezza disonesta, perché, quando questa verrà a mancare, essi vi accolgano nelle dimore eterne. Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti; e chi è disonesto in cose di poco conto, è disonesto anche in cose importanti. Se dunque non siete stati fedeli nella ricchezza disonesta, chi vi affiderà quella vera? E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra? Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l'uno e amerà l'altro, oppure si affezionerà all'uno e disprezzerà l'altro. Non potete servire Dio e la ricchezza». I farisei, che erano attaccati al denaro, ascoltavano tutte queste cose e si facevano beffe di lui. Egli disse loro: «Voi siete quelli che si ritengono giusti davanti agli uomini, ma Dio conosce i vostri cuori: ciò che fra gli uomini viene esaltato, davanti a Dio è cosa abominevole».

Gesù ama provocarci. In fondo sa bene che solo così può far sorgere in ciascuno di noi la lotta tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, può metterci davanti alla parte più nascosta della nostra persona ed a quelli che dovrebbero essere i nostri valori ed i nostri difetti, per far sì che ciascuno possa far crescere i primi e limare i secondi.
Quando si parla di onestà, di bontà, di fiducia tuttavia sorge un problema, perché si parla di valori che non si vedono con gli occhi né si toccano con le mani e che quindi possono ben essere camuffati...sia in positivo che in negativo! Talvolta capita, infatti, che persone estremamente timide e riservate, non vengono apprezzate per la loro bontà d'animo, e viceversa che persone estroverse e solari, che sanno fare discorsi belli e convincenti, vengano elogiate per la loro onestà e intraprendenza!
A ben pensarci, quante volte capita che nascondiamo dietro un "lo faccio per il tuo bene" una scelta prettamente egoistica?
Ma qual è la verità?
Il Vangelo di oggi ci dà una misura di confronto che è la "fedeltà nelle cose di poco conto". Chi, infatti, sa essere fedele nelle cose piccole, ancor di più lo sarà nelle grandi.
L'invito è dunque quello ad un piccolo esame di coscienza: come mi comporto io con le cose di poco conto? Cosa sento? Cosa dimostro? So essere fedele?
Ciascuno è libero di rispondere come preferisce, sempre ricordando che Dio conosce i nostri cuori.
Dio non si può imbrogliare. Se anche potessimo riuscirci con la gente che ci circonda, ogni falsità si ridurrebbe a nulla dinanzi a Dio.
Chi ci conosce così nel profondo è o non è l'unica ricchezza che conta?
DOMENICA 11 NOVEMBRE

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 12,38-44) In quel tempo, Gesù [nel tempio] diceva alla folla nel suo insegnamento: «Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze, avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti. Divorano le case delle vedove e pregano a lungo per farsi vedere. Essi riceveranno una condanna più severa». Seduto di fronte al tesoro, osservava come la folla vi gettava monete. Tanti ricchi ne gettavano molte. Ma, venuta una vedova povera, vi gettò due monetine, che fanno un soldo. Allora, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: «In verità io vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo. Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere».

Gesù ci mette in guardia: che il nostro essere cattolici non ci faccia sentire giudici e che il mio partecipare a molte attività non mi renda superbo. Questa è una tentazione sempre forte in noi, specialmente se siamo attivi in un servizio, in un oratorio, una parrocchia, un gruppo…forse più di altri corriamo il rischio di sentirci arrivati e di poter così giudicare con disprezzo, dall’alto, tutte le persone che incontriamo. Un modo per verificarci e metterci in discussione può essere quanto siamo attaccati alle cose materiali e con quanta gioia doniamo (anche concretamente) qualcosa agli altri. Tutti sappiamo distaccarci, seppure con qualche sacrificio, da quello che non ci è essenziale, a cui non teniamo così tanto, ma è quando le necessità del mio fratello mi chiamano a sacrificare del mio, quello che non vorrei sacrificare, che misuro la mia capacità di amare. Ma solo così potrò dire #iosonomissione
LUNEDì 12 NOVEMBRE

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 17,1-6) In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «È inevitabile che vengano scandali, ma guai a colui a causa del quale vengono. È meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare, piuttosto che scandalizzare uno di questi piccoli. State attenti a voi stessi! Se il tuo fratello commetterà una colpa, rimproveralo; ma se si pentirà, perdonagli. E se commetterà una colpa sette volte al giorno contro di te e sette volte ritornerà a te dicendo: “Sono pentito”, tu gli perdonerai». Gli apostoli dissero al Signore: «Accresci in noi la fede!». Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: “Sràdicati e vai a piantarti nel mare”, ed esso vi obbedirebbe».

Possiamo smettere di immaginarci un Dio che agita la sua bacchetta magica e sistema tutti i nostri casini, un Dio interruttore che ogni volta che voglio posso “accendere” per risolvere i problemi! Ci saranno sempre degli scandali perché sono dovuti alla nostra libertà utilizzata male e per ogni azione c’è una conseguenza.
Gesù oggi ci chiama ad avere gli occhi aperti, ad essere veri e a saper rimproverare quando è il momento senza aver paura di accogliere la persona che si rende conto del proprio errore, come un genitore che ha il coraggio di richiamare il figlio se sbaglia ma che non gli chiuderà mail la porta in faccia.
Gesù mi chiede di saper amare di più e di nuovo, ogni volta…ma so che è difficile e perciò riuscirò in questa impresa (al di sopra delle mie capacità) solo se sono unito a Lui perché è solo chi fa esperienza di amore e perdono che a sua volta è capace di amare e perdonare.
MARTEDì 13 NOVEMBRE

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 17,7-10) In quel tempo, Gesù disse: «Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà, quando rientra dal campo: “Vieni subito e mettiti a tavola”? Non gli dirà piuttosto: “Prepara da mangiare, strìngiti le vesti ai fianchi e sérvimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu”? Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti? Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”».

Siamo servi inutili sembra un modo un po’ troppo brusco per descriverci: siamo abituati alla mentalità dello scarto che elimina, distrugge, tutto ciò che non serve, che non porta profitto. Gesù ci considera così? Certo che no! Inutili cambia totalmente di significato se lo “traduciamo” con “che non si aspettano un utile”, cioè che vivono il servizio per Amore. Ed ecco che il primo a darci l’esempio di questo modo di vivere è proprio Gesù…
Se confrontiamo questo brano di Vangelo con un altro la scena risulta invertita: “Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli. In verità vi dico: si cingerà le sue vesti, li farà mettere a tavola e passerà a servirli” (Lc 12,37). La grande differenza è scandita dai tempi verbali: nel primo testo, Gesù parla del presente. Nel secondo testo, Gesù sta parlando del futuro. Ecco che oggi Gesù ci ricorda che tutto ciò che facciamo serve a prepararci un posto in Paradiso.