MARTEDI 28 AGOSTO
Mt 23, 23-26
Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù parlò dicendo: «Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che pagate la decima sulla menta, sull’anéto e sul cumìno, e trasgredite le prescrizioni più gravi della Legge: la giustizia, la misericordia e la fedeltà. Queste invece erano le cose da fare, senza tralasciare quelle. Guide cieche, che filtrate il moscerino e ingoiate il cammello! Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che pulite l’esterno del bicchiere e del piatto, ma all’interno sono pieni di avidità e d’intemperanza. Fariseo cieco, pulisci prima l’interno del bicchiere, perché anche l’esterno diventi pulito!».
Parola del Signore.
COMMENTO
Gesù continua ancora a rimproverare l’atteggiamento ipocrita di scribi e farisei e questa volta lo fa in modo ancora più diretto e pungente. Non basta solo pagare le tasse per essere una persona buona e corretta se poi si ignorano i valori umani più importanti: la misericordia, la giustizia, la fedeltà. Non basta concentrarsi solo sull’esteriorità delle cose e abbellire l’esterno se poi l’interno è torbido. Che senso avrebbe essere perfetti esteriormente e poi avere il cuore arido e privo di misericordia? Sicuramente curare il proprio aspetto è importante, ma lo è ancor di più prendersi cura della propria anima, nutrendosi della Parola e praticandola nella propria vita quotidiana! Il vero segreto è pulire l’interno del bicchiere affinchè l’esterno sia pulito e non il contrario.
Mt 23, 23-26
Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù parlò dicendo: «Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che pagate la decima sulla menta, sull’anéto e sul cumìno, e trasgredite le prescrizioni più gravi della Legge: la giustizia, la misericordia e la fedeltà. Queste invece erano le cose da fare, senza tralasciare quelle. Guide cieche, che filtrate il moscerino e ingoiate il cammello! Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che pulite l’esterno del bicchiere e del piatto, ma all’interno sono pieni di avidità e d’intemperanza. Fariseo cieco, pulisci prima l’interno del bicchiere, perché anche l’esterno diventi pulito!».
Parola del Signore.
COMMENTO
Gesù continua ancora a rimproverare l’atteggiamento ipocrita di scribi e farisei e questa volta lo fa in modo ancora più diretto e pungente. Non basta solo pagare le tasse per essere una persona buona e corretta se poi si ignorano i valori umani più importanti: la misericordia, la giustizia, la fedeltà. Non basta concentrarsi solo sull’esteriorità delle cose e abbellire l’esterno se poi l’interno è torbido. Che senso avrebbe essere perfetti esteriormente e poi avere il cuore arido e privo di misericordia? Sicuramente curare il proprio aspetto è importante, ma lo è ancor di più prendersi cura della propria anima, nutrendosi della Parola e praticandola nella propria vita quotidiana! Il vero segreto è pulire l’interno del bicchiere affinchè l’esterno sia pulito e non il contrario.
MERCOLEDI 29 AGOSTO 2018
Dal Vangelo secondo Marco
In quel tempo, Erode aveva mandato ad arrestare Giovanni e lo aveva messo in prigione a causa di Erodìade, moglie di suo fratello Filippo, perché l’aveva sposata. Giovanni infatti diceva a Erode: «Non ti è lecito tenere con te la moglie di tuo fratello». Per questo Erodìade lo odiava e voleva farlo uccidere, ma non poteva, perché Erode temeva Giovanni, sapendolo uomo giusto e santo, e vigilava su di lui; nell’ascoltarlo restava molto perplesso, tuttavia lo ascoltava volentieri. Venne però il giorno propizio, quando Erode, per il suo compleanno, fece un banchetto per i più alti funzionari della sua corte, gli ufficiali dell’esercito e i notabili della Galilea. Entrata la figlia della stessa Erodìade, danzò e piacque a Erode e ai commensali. Allora il re disse alla fanciulla: «Chiedimi quello che vuoi e io te lo darò». E le giurò più volte: «Qualsiasi cosa mi chiederai, te la darò, fosse anche la metà del mio regno». Ella uscì e disse alla madre: «Che cosa devo chiedere?». Quella rispose: «La testa di Giovanni il Battista». E subito, entrata di corsa dal re, fece la richiesta, dicendo: «Voglio che tu mi dia adesso, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista». Il re, fattosi molto triste, a motivo del giuramento e dei commensali non volle opporle un rifiuto. E subito il re mandò una guardia e ordinò che gli fosse portata la testa di Giovanni. La guardia andò, lo decapitò in prigione e ne portò la testa su un vassoio, la diede alla fanciulla e la fanciulla la diede a sua madre. I discepoli di Giovanni, saputo il fatto, vennero, ne presero il cadavere e lo posero in un sepolcro.
Parola del Signore
COMMENTO
Oggi la Chiesa celebra il martirio di Giovanni il Battista, il più grande uomo mai vissuto secondo Gesù.
Così muore ucciso Giovanni: viene schiacciato dalla debolezza di un re burattino e dai capricci di una giovane donna. Egli aveva un compito: preparare la strada al Messia e lo aveva svolto con ardore e passione, con coerenza e convinzione. Dovremmo prendere spunto da Giovanni, che sa mettersi in discussione fino in fondo, anche dal carcere, che ha saputo attrarre a sé nel deserto persone in attesa di qualcuno che gli indicasse la via. Signore fa che la coerenza e la testimonianza di Giovanni mi incoraggiano nel mio percorso di fede e facciano di me un punto di riferimento per chi è in cerca di Te.
Dal Vangelo secondo Marco
In quel tempo, Erode aveva mandato ad arrestare Giovanni e lo aveva messo in prigione a causa di Erodìade, moglie di suo fratello Filippo, perché l’aveva sposata. Giovanni infatti diceva a Erode: «Non ti è lecito tenere con te la moglie di tuo fratello». Per questo Erodìade lo odiava e voleva farlo uccidere, ma non poteva, perché Erode temeva Giovanni, sapendolo uomo giusto e santo, e vigilava su di lui; nell’ascoltarlo restava molto perplesso, tuttavia lo ascoltava volentieri. Venne però il giorno propizio, quando Erode, per il suo compleanno, fece un banchetto per i più alti funzionari della sua corte, gli ufficiali dell’esercito e i notabili della Galilea. Entrata la figlia della stessa Erodìade, danzò e piacque a Erode e ai commensali. Allora il re disse alla fanciulla: «Chiedimi quello che vuoi e io te lo darò». E le giurò più volte: «Qualsiasi cosa mi chiederai, te la darò, fosse anche la metà del mio regno». Ella uscì e disse alla madre: «Che cosa devo chiedere?». Quella rispose: «La testa di Giovanni il Battista». E subito, entrata di corsa dal re, fece la richiesta, dicendo: «Voglio che tu mi dia adesso, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista». Il re, fattosi molto triste, a motivo del giuramento e dei commensali non volle opporle un rifiuto. E subito il re mandò una guardia e ordinò che gli fosse portata la testa di Giovanni. La guardia andò, lo decapitò in prigione e ne portò la testa su un vassoio, la diede alla fanciulla e la fanciulla la diede a sua madre. I discepoli di Giovanni, saputo il fatto, vennero, ne presero il cadavere e lo posero in un sepolcro.
Parola del Signore
COMMENTO
Oggi la Chiesa celebra il martirio di Giovanni il Battista, il più grande uomo mai vissuto secondo Gesù.
Così muore ucciso Giovanni: viene schiacciato dalla debolezza di un re burattino e dai capricci di una giovane donna. Egli aveva un compito: preparare la strada al Messia e lo aveva svolto con ardore e passione, con coerenza e convinzione. Dovremmo prendere spunto da Giovanni, che sa mettersi in discussione fino in fondo, anche dal carcere, che ha saputo attrarre a sé nel deserto persone in attesa di qualcuno che gli indicasse la via. Signore fa che la coerenza e la testimonianza di Giovanni mi incoraggiano nel mio percorso di fede e facciano di me un punto di riferimento per chi è in cerca di Te.
GIOVEDI 30 AGOSTO 2018
Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Vegliate, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo.
Chi è dunque il servo fidato e prudente, che il padrone ha messo a capo dei suoi domestici per dare loro il cibo a tempo debito? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così! Davvero io vi dico: lo metterà a capo di tutti i suoi beni. Ma se quel servo malvagio dicesse in cuor suo: “Il mio padrone tarda”, e cominciasse a percuotere i suoi compagni e a mangiare e a bere con gli ubriaconi, il padrone di quel servo arriverà un giorno in cui non se l’aspetta e a un’ora che non sa, lo punirà severamente e gli infliggerà la sorte che meritano gli ipocriti: là sarà pianto e stridore di denti».
Parola del Signore
COMMENTO
Vegliate! tenetevi pronti! Gesù ci invita a rimanere desti e pronti, anche se spesso per noi è davvero molto complicato. Siamo presi dai nostri affari quotidiani, dalla crisi economica, i problemi in famiglia, le questioni in sospeso con i nemici o dai nostri vizi, tanto da non renderci conto che Gesù potrebbe arrivare in ogni momento, trovandoci completamente impreparati. Dovremmo imparare a vivere ogni giorno sulla base di uno dei doni più belli dello Spirito Santo: il timor di Dio. Non significa avere paura di Dio, ma assumere la consapevolezza che Lui ci guarda e conosce il nostro cuore sempre, è nostra responsabilità non farci trovare impreparati a accoglierlo come merita.
Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Vegliate, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo.
Chi è dunque il servo fidato e prudente, che il padrone ha messo a capo dei suoi domestici per dare loro il cibo a tempo debito? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così! Davvero io vi dico: lo metterà a capo di tutti i suoi beni. Ma se quel servo malvagio dicesse in cuor suo: “Il mio padrone tarda”, e cominciasse a percuotere i suoi compagni e a mangiare e a bere con gli ubriaconi, il padrone di quel servo arriverà un giorno in cui non se l’aspetta e a un’ora che non sa, lo punirà severamente e gli infliggerà la sorte che meritano gli ipocriti: là sarà pianto e stridore di denti».
Parola del Signore
COMMENTO
Vegliate! tenetevi pronti! Gesù ci invita a rimanere desti e pronti, anche se spesso per noi è davvero molto complicato. Siamo presi dai nostri affari quotidiani, dalla crisi economica, i problemi in famiglia, le questioni in sospeso con i nemici o dai nostri vizi, tanto da non renderci conto che Gesù potrebbe arrivare in ogni momento, trovandoci completamente impreparati. Dovremmo imparare a vivere ogni giorno sulla base di uno dei doni più belli dello Spirito Santo: il timor di Dio. Non significa avere paura di Dio, ma assumere la consapevolezza che Lui ci guarda e conosce il nostro cuore sempre, è nostra responsabilità non farci trovare impreparati a accoglierlo come merita.
VENERDI 31 AGOSTO
Mt 25, 1-13
Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:
«Il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le loro lampade, ma non presero con sé l'olio; le sagge invece, insieme alle loro lampade, presero anche l'olio in piccoli vasi. Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono.
A mezzanotte si alzò un grido: "Ecco lo sposo! Andategli incontro!". Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. Le stolte dissero alle sagge: "Dateci un po' del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono". Le sagge risposero: "No, perché non venga a mancare a noi e a voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene".
Ora, mentre quelle andavano a comprare l'olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: "Signore, signore, aprici!". Ma egli rispose: "In verità io vi dico: non vi conosco".
Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l'ora».
Parola del Signore.
COMMENTO
Avete mai provato a camminare con gli occhi chiusi per casa? Sicuramente la prima sensazione è il disorientamento e poi la paura di incontrare ostacoli, la mancanza di luce diventa asfissiante quasi come quando è l’aria a mancare! Per questa ragione, le vergini sagge si premuravano a prendere l’olio.
Il buio narrato nel Vangelo non è molto distante dal buio che viviamo quando ci allontaniamo da Dio, dal buio che vivono gli altri quando hanno bisogno del nostro aiuto e noi voltiamo le spalle egoisticamente, dal buio che vivono i migranti e i poveri rifiutati da tutti. Allora di cosa abbiamo bisogno? Di una luce che ci consenta di vedere Dio in mezzo a tutto questo buio, una luce che può essere accesa solo se il nostro cuore è pronto al bene. Cosa aspettiamo ad accenderla? Se continuiamo a rimandare finirà che saremo impreparati all’arrivo dello Sposo.
Mt 25, 1-13
Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:
«Il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le loro lampade, ma non presero con sé l'olio; le sagge invece, insieme alle loro lampade, presero anche l'olio in piccoli vasi. Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono.
A mezzanotte si alzò un grido: "Ecco lo sposo! Andategli incontro!". Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. Le stolte dissero alle sagge: "Dateci un po' del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono". Le sagge risposero: "No, perché non venga a mancare a noi e a voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene".
Ora, mentre quelle andavano a comprare l'olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: "Signore, signore, aprici!". Ma egli rispose: "In verità io vi dico: non vi conosco".
Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l'ora».
Parola del Signore.
COMMENTO
Avete mai provato a camminare con gli occhi chiusi per casa? Sicuramente la prima sensazione è il disorientamento e poi la paura di incontrare ostacoli, la mancanza di luce diventa asfissiante quasi come quando è l’aria a mancare! Per questa ragione, le vergini sagge si premuravano a prendere l’olio.
Il buio narrato nel Vangelo non è molto distante dal buio che viviamo quando ci allontaniamo da Dio, dal buio che vivono gli altri quando hanno bisogno del nostro aiuto e noi voltiamo le spalle egoisticamente, dal buio che vivono i migranti e i poveri rifiutati da tutti. Allora di cosa abbiamo bisogno? Di una luce che ci consenta di vedere Dio in mezzo a tutto questo buio, una luce che può essere accesa solo se il nostro cuore è pronto al bene. Cosa aspettiamo ad accenderla? Se continuiamo a rimandare finirà che saremo impreparati all’arrivo dello Sposo.
SABATO 1 SETTEMBRE
Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:
«Avverrà come a un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, secondo le capacità di ciascuno; poi partì.
Subito colui che aveva ricevuto cinque talenti andò a impiegarli, e ne guadagnò altri cinque. Così anche quello che ne aveva ricevuti due, ne guadagnò altri due. Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone. Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò e volle regolare i conti con loro. Si presentò colui che aveva ricevuto cinque talenti e ne portò altri cinque, dicendo: “Signore, mi hai consegnato cinque talenti; ecco, ne ho guadagnati altri cinque”. “Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone –, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”. Si presentò poi colui che aveva ricevuto due talenti e disse: “Signore, mi hai consegnato due talenti; ecco, ne ho guadagnati altri due”. “Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone –, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”. Si presentò infine anche colui che aveva ricevuto un solo talento e disse: “Signore, so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso. Ho avuto paura e sono andato a nascondere il tuo talento sotto terra: ecco ciò che è tuo”. Il padrone gli rispose: “Servo malvagio e pigro, tu sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso; avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l’interesse. Toglietegli dunque il talento, e datelo a chi ha i dieci talenti. Perché a chiunque ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a chi non ha, verrà tolto anche quello che ha. E il servo inutile gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”».
Parola del Signore
Gesù non dà a tutti la stessa quantità di talenti, perché? Sicuramente perché lui conosce bene i suoi servi e dona a ognuno secondo le loro capacità. E’ bello pensare a questa conoscenza così intima e profonda del padrone verso i servi. E’ un po’ ciò che Dio fa con noi: ci conosce così bene ed è così attento a ciò che sappiamo fare o meno da darci talenti secondo le nostre capacità. Non lo fa perché ci sono figli che ama di più o di meno, ma soltanto per il nostro bene! Se ci desse più talenti rispetto a quanti siamo capaci di far fruttare ci sentiremmo sopraffatti , inadeguati e frustrati; se avvenisse il contrario, invece, saremmo annoiati. Dio conosce bene ciò di cui necessitiamo e dona a ognuno in modo diverso, Dio non toglie, Dio dona e se sottrae qualcosa è solo perché ha in mente di donarci qualcosa di ancora più grande. Fidiamoci di Lui!🤗
Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:
«Avverrà come a un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, secondo le capacità di ciascuno; poi partì.
Subito colui che aveva ricevuto cinque talenti andò a impiegarli, e ne guadagnò altri cinque. Così anche quello che ne aveva ricevuti due, ne guadagnò altri due. Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone. Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò e volle regolare i conti con loro. Si presentò colui che aveva ricevuto cinque talenti e ne portò altri cinque, dicendo: “Signore, mi hai consegnato cinque talenti; ecco, ne ho guadagnati altri cinque”. “Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone –, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”. Si presentò poi colui che aveva ricevuto due talenti e disse: “Signore, mi hai consegnato due talenti; ecco, ne ho guadagnati altri due”. “Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone –, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”. Si presentò infine anche colui che aveva ricevuto un solo talento e disse: “Signore, so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso. Ho avuto paura e sono andato a nascondere il tuo talento sotto terra: ecco ciò che è tuo”. Il padrone gli rispose: “Servo malvagio e pigro, tu sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso; avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l’interesse. Toglietegli dunque il talento, e datelo a chi ha i dieci talenti. Perché a chiunque ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a chi non ha, verrà tolto anche quello che ha. E il servo inutile gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”».
Parola del Signore
Gesù non dà a tutti la stessa quantità di talenti, perché? Sicuramente perché lui conosce bene i suoi servi e dona a ognuno secondo le loro capacità. E’ bello pensare a questa conoscenza così intima e profonda del padrone verso i servi. E’ un po’ ciò che Dio fa con noi: ci conosce così bene ed è così attento a ciò che sappiamo fare o meno da darci talenti secondo le nostre capacità. Non lo fa perché ci sono figli che ama di più o di meno, ma soltanto per il nostro bene! Se ci desse più talenti rispetto a quanti siamo capaci di far fruttare ci sentiremmo sopraffatti , inadeguati e frustrati; se avvenisse il contrario, invece, saremmo annoiati. Dio conosce bene ciò di cui necessitiamo e dona a ognuno in modo diverso, Dio non toglie, Dio dona e se sottrae qualcosa è solo perché ha in mente di donarci qualcosa di ancora più grande. Fidiamoci di Lui!🤗
Domenica 2 settembre
Dal Vangelo secondo Marco
In quel tempo, si riunirono attorno a Gesù i farisei e alcuni degli scribi, venuti da Gerusalemme.
Avendo visto che alcuni dei suoi discepoli prendevano cibo con mani impure, cioè non lavate – i farisei infatti e tutti i Giudei non mangiano se non si sono lavati accuratamente le mani, attenendosi alla tradizione degli antichi e, tornando dal mercato, non mangiano senza aver fatto le abluzioni, e osservano molte altre cose per tradizione, come lavature di bicchieri, di stoviglie, di oggetti di rame e di letti –, quei farisei e scribi lo interrogarono: «Perché i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani impure?».
Ed egli rispose loro: «Bene ha profetato Isaìa di voi, ipocriti, come sta scritto:
“Questo popolo mi onora con le labbra,
ma il suo cuore è lontano da me.
Invano mi rendono culto,
insegnando dottrine che sono precetti di uomini”.
Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini».
Chiamata di nuovo la folla, diceva loro: «Ascoltatemi tutti e comprendete bene! Non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa renderlo impuro. Ma sono le cose che escono dall’uomo a renderlo impuro». E diceva [ai suoi discepoli]: «Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono i propositi di male: impurità, furti, omicidi, adultèri, avidità, malvagità, inganno, dissolutezza, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive vengono fuori dall’interno e rendono impuro l’uomo».
"Questo popolo mi onora con le labbra,
ma il suo cuore è lontano da me."
Tante volte ci siamo trovati ad organizzare la festa di don Bosco nei nostri oratori, scegliendo un gruppo selezionato di giovani per l'animazione (secondo qualcuno, i migliori), alcuni bambini (i più bravi e belli ???) per partecipare all'accademia, i più "qualcosa" per fare bella figura, escludendo tanti che forse sono meno belli e bravi, ma che avrebbero partecipato con il cuore e avrebbero potuto dare con gioia il proprio contributo seppur piccolo, piuttosto che i prescelti che a volte sono alla ricerca di un applauso in più! Quante volte abbiamo pensato di onorare Dio, trascurando quello che è il suo comandamento più grande: amatevi gli uni gli altri!
L'esclusione, il mettere da parte qualcuno per far bella figura davanti alla gente, non crea comunione ma divisione, non mette in circolo quell'amore di cui parla Gesù!
Proviamo allora a far bella figura davanti a Dio, piuttosto che davanti agli uomini! Forse le feste risulteranno meno belle, ma saranno cariche della vera Bellezza! #nessunoescluso
Dal Vangelo secondo Marco
In quel tempo, si riunirono attorno a Gesù i farisei e alcuni degli scribi, venuti da Gerusalemme.
Avendo visto che alcuni dei suoi discepoli prendevano cibo con mani impure, cioè non lavate – i farisei infatti e tutti i Giudei non mangiano se non si sono lavati accuratamente le mani, attenendosi alla tradizione degli antichi e, tornando dal mercato, non mangiano senza aver fatto le abluzioni, e osservano molte altre cose per tradizione, come lavature di bicchieri, di stoviglie, di oggetti di rame e di letti –, quei farisei e scribi lo interrogarono: «Perché i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani impure?».
Ed egli rispose loro: «Bene ha profetato Isaìa di voi, ipocriti, come sta scritto:
“Questo popolo mi onora con le labbra,
ma il suo cuore è lontano da me.
Invano mi rendono culto,
insegnando dottrine che sono precetti di uomini”.
Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini».
Chiamata di nuovo la folla, diceva loro: «Ascoltatemi tutti e comprendete bene! Non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa renderlo impuro. Ma sono le cose che escono dall’uomo a renderlo impuro». E diceva [ai suoi discepoli]: «Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono i propositi di male: impurità, furti, omicidi, adultèri, avidità, malvagità, inganno, dissolutezza, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive vengono fuori dall’interno e rendono impuro l’uomo».
"Questo popolo mi onora con le labbra,
ma il suo cuore è lontano da me."
Tante volte ci siamo trovati ad organizzare la festa di don Bosco nei nostri oratori, scegliendo un gruppo selezionato di giovani per l'animazione (secondo qualcuno, i migliori), alcuni bambini (i più bravi e belli ???) per partecipare all'accademia, i più "qualcosa" per fare bella figura, escludendo tanti che forse sono meno belli e bravi, ma che avrebbero partecipato con il cuore e avrebbero potuto dare con gioia il proprio contributo seppur piccolo, piuttosto che i prescelti che a volte sono alla ricerca di un applauso in più! Quante volte abbiamo pensato di onorare Dio, trascurando quello che è il suo comandamento più grande: amatevi gli uni gli altri!
L'esclusione, il mettere da parte qualcuno per far bella figura davanti alla gente, non crea comunione ma divisione, non mette in circolo quell'amore di cui parla Gesù!
Proviamo allora a far bella figura davanti a Dio, piuttosto che davanti agli uomini! Forse le feste risulteranno meno belle, ma saranno cariche della vera Bellezza! #nessunoescluso
Lunedì 3 Settembre
Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaìa; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto:
«Lo Spirito del Signore è sopra di me;
per questo mi ha consacrato con l’unzione
e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio,
a proclamare ai prigionieri la liberazione
e ai ciechi la vista;
a rimettere in libertà gli oppressi,
a proclamare l’anno di grazia del Signore».
Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all’inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui. Allora cominciò a dire loro: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato».
Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: «Non è costui il figlio di Giuseppe?». Ma egli rispose loro: «Certamente voi mi citerete questo proverbio: “Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafàrnao, fallo anche qui, nella tua patria!”». Poi aggiunse: «In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria. Anzi, in verità io vi dico: c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elìa, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elìa, se non a una vedova a Sarèpta di Sidòne. C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Elisèo; ma nessuno di loro fu purificato, se non Naamàn, il Siro».
All’udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno. Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù. Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino.
Parola del Signore
La reazione di sdegno della gente di Nazareth trova la sua radice nell'orgoglio: come può quell'uomo che conoscevano sin da bambino venire ad insegnare loro come ci si rapporta con Dio?
Avevano deciso che Gesù non poteva mostrare loro qualcosa che già non sapessero.
Spesso anche noi assumiamo un aria di sufficienza nei confronti di quelli che sono disposti ad insegnarci ed aiutarci ad approfondire la nostra fede.
Tutto questo crea in noi uno stato di apatia superba, che nemmeno Dio riesce a scalfire facilmente, se non con grossi e salutari scossoni nella nostra vita.
Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaìa; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto:
«Lo Spirito del Signore è sopra di me;
per questo mi ha consacrato con l’unzione
e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio,
a proclamare ai prigionieri la liberazione
e ai ciechi la vista;
a rimettere in libertà gli oppressi,
a proclamare l’anno di grazia del Signore».
Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all’inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui. Allora cominciò a dire loro: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato».
Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: «Non è costui il figlio di Giuseppe?». Ma egli rispose loro: «Certamente voi mi citerete questo proverbio: “Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafàrnao, fallo anche qui, nella tua patria!”». Poi aggiunse: «In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria. Anzi, in verità io vi dico: c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elìa, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elìa, se non a una vedova a Sarèpta di Sidòne. C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Elisèo; ma nessuno di loro fu purificato, se non Naamàn, il Siro».
All’udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno. Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù. Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino.
Parola del Signore
La reazione di sdegno della gente di Nazareth trova la sua radice nell'orgoglio: come può quell'uomo che conoscevano sin da bambino venire ad insegnare loro come ci si rapporta con Dio?
Avevano deciso che Gesù non poteva mostrare loro qualcosa che già non sapessero.
Spesso anche noi assumiamo un aria di sufficienza nei confronti di quelli che sono disposti ad insegnarci ed aiutarci ad approfondire la nostra fede.
Tutto questo crea in noi uno stato di apatia superba, che nemmeno Dio riesce a scalfire facilmente, se non con grossi e salutari scossoni nella nostra vita.
Martedì 4 Settembre
Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù scese a Cafàrnao, città della Galilea, e in giorno di sabato insegnava alla gente. Erano stupiti del suo insegnamento perché la sua parola aveva autorità.
Nella sinagoga c’era un uomo che era posseduto da un demonio impuro; cominciò a gridare forte: «Basta! Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!».
Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!». E il demonio lo gettò a terra in mezzo alla gente e uscì da lui, senza fargli alcun male.
Tutti furono presi da timore e si dicevano l’un l’altro: «Che parola è mai questa, che comanda con autorità e potenza agli spiriti impuri ed essi se ne vanno?». E la sua fama si diffondeva in ogni luogo della regione circostante.
Parola del Signore
"Basta! Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci?"
Quante volte, Gesù, la tua presenza nella nostra vita è scomoda! Il tuo volerci salvare dai nostri difetti è visto come una rovina forse perchè abbiamo un'assurda paura che ciò che ci chiedi possa sconvolgerci la vita! Forse perché la tua Parola mette in discussione ciò che siamo! Forse perché ci chiedi di cambiare i nostri modi sbagliati di vivere e allora è più comodo farti stare zitto.
Il cambiamento implica sforzo, lavoro interiore, a volte anche il dolore per la fatica di rinunciare ad alcune abitudini che non sono buone per noi ma che in qualche modo ci appagano.
Non riusciamo mai a capire che quando vuoi toglierci qualcosa è perché in cambio vuoi darci altro, qualcosa che è migliore per noi!
Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù scese a Cafàrnao, città della Galilea, e in giorno di sabato insegnava alla gente. Erano stupiti del suo insegnamento perché la sua parola aveva autorità.
Nella sinagoga c’era un uomo che era posseduto da un demonio impuro; cominciò a gridare forte: «Basta! Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!».
Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!». E il demonio lo gettò a terra in mezzo alla gente e uscì da lui, senza fargli alcun male.
Tutti furono presi da timore e si dicevano l’un l’altro: «Che parola è mai questa, che comanda con autorità e potenza agli spiriti impuri ed essi se ne vanno?». E la sua fama si diffondeva in ogni luogo della regione circostante.
Parola del Signore
"Basta! Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci?"
Quante volte, Gesù, la tua presenza nella nostra vita è scomoda! Il tuo volerci salvare dai nostri difetti è visto come una rovina forse perchè abbiamo un'assurda paura che ciò che ci chiedi possa sconvolgerci la vita! Forse perché la tua Parola mette in discussione ciò che siamo! Forse perché ci chiedi di cambiare i nostri modi sbagliati di vivere e allora è più comodo farti stare zitto.
Il cambiamento implica sforzo, lavoro interiore, a volte anche il dolore per la fatica di rinunciare ad alcune abitudini che non sono buone per noi ma che in qualche modo ci appagano.
Non riusciamo mai a capire che quando vuoi toglierci qualcosa è perché in cambio vuoi darci altro, qualcosa che è migliore per noi!
Mercoledì 5 settembre
Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagòga, entrò nella casa di Simone. La suocera di Simone era in preda a una grande febbre e lo pregarono per lei. Si chinò su di lei, comandò alla febbre e la febbre la lasciò. E subito si alzò in piedi e li serviva.
Al calar del sole, tutti quelli che avevano infermi affetti da varie malattie li condussero a lui. Ed egli, imponendo su ciascuno le mani, li guariva. Da molti uscivano anche demòni, gridando: «Tu sei il Figlio di Dio!». Ma egli li minacciava e non li lasciava parlare, perché sapevano che era lui il Cristo.
Sul far del giorno uscì e si recò in un luogo deserto. Ma le folle lo cercavano, lo raggiunsero e tentarono di trattenerlo perché non se ne andasse via. Egli però disse loro: «È necessario che io annunci la buona notizia del regno di Dio anche alle altre città; per questo sono stato mandato».
E andava predicando nelle sinagòghe della Giudea.
Parola del Signore
"Si chinò su di lei".
Quanto è grande la tenerezza di Gesù? Nonostante Lui sia onnipotente e potrebbe fare tutto stando seduto sul suo trono, preferisce invece farsi piccolo, chinarsi su di noi quasi come a volerci dare un tenero bacio come si fa con i bambini.
Lui non è un Dio lontano, si fa vicino per sentire la nostra sofferenza.
Ancor prima di operare il miracolo, Lui vuol far sentire la sua presenza accanto a noi, come a volerci dire: non avere paura io sono qui al tuo fianco, andrà tutto bene!
Siamo capaci di accorgerci, anche quando ciò che desideriamo tarda ad arrivare, che Gesù è gia chinato su di noi?
Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagòga, entrò nella casa di Simone. La suocera di Simone era in preda a una grande febbre e lo pregarono per lei. Si chinò su di lei, comandò alla febbre e la febbre la lasciò. E subito si alzò in piedi e li serviva.
Al calar del sole, tutti quelli che avevano infermi affetti da varie malattie li condussero a lui. Ed egli, imponendo su ciascuno le mani, li guariva. Da molti uscivano anche demòni, gridando: «Tu sei il Figlio di Dio!». Ma egli li minacciava e non li lasciava parlare, perché sapevano che era lui il Cristo.
Sul far del giorno uscì e si recò in un luogo deserto. Ma le folle lo cercavano, lo raggiunsero e tentarono di trattenerlo perché non se ne andasse via. Egli però disse loro: «È necessario che io annunci la buona notizia del regno di Dio anche alle altre città; per questo sono stato mandato».
E andava predicando nelle sinagòghe della Giudea.
Parola del Signore
"Si chinò su di lei".
Quanto è grande la tenerezza di Gesù? Nonostante Lui sia onnipotente e potrebbe fare tutto stando seduto sul suo trono, preferisce invece farsi piccolo, chinarsi su di noi quasi come a volerci dare un tenero bacio come si fa con i bambini.
Lui non è un Dio lontano, si fa vicino per sentire la nostra sofferenza.
Ancor prima di operare il miracolo, Lui vuol far sentire la sua presenza accanto a noi, come a volerci dire: non avere paura io sono qui al tuo fianco, andrà tutto bene!
Siamo capaci di accorgerci, anche quando ciò che desideriamo tarda ad arrivare, che Gesù è gia chinato su di noi?
Giovedì 6 settembre
Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, mentre la folla gli faceva ressa attorno per ascoltare la parola di Dio, Gesù, stando presso il lago di Gennèsaret, vide due barche accostate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedette e insegnava alle folle dalla barca.
Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca». Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». Fecero così e presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano. Allora fecero cenno ai compagni dell’altra barca, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche fino a farle quasi affondare.
Al vedere questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: «Signore, allontànati da me, perché sono un peccatore». Lo stupore infatti aveva invaso lui e tutti quelli che erano con lui, per la pesca che avevano fatto; così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedèo, che erano soci di Simone. Gesù disse a Simone: «Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini».
E, tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono.
Parola del Signore
«Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti».
Che fatica Gesù fare le cose senza di te!! A volte ci sembra che più ci impegnamo meno risultati abbiamo. Più ci intestardiamo a volere fare con le nostre forze e più ci confondiamo arrivando, talvolta, ad arrenderci.
Ed è qui che arriva il colpo di scena: ci chiedi di prendere il largo e di riprovare ancora!
"Ma come Gesù? Starai sicuramente scherzando, forse non hai idea della fatica fatta fin ora e adesso arrivi tu, chiedendoci di ricominciare??"
Probabilmente noi al posto di Simone avremmo risposto così! E invece lui ha l'umiltà di mettere da parte la brutta esperienza notturna e di riprovare ancora, ma stavolta insieme a Gesù. Decide di fare un salto nel vuoto sapendo che questa volta le sue energie non sarebbero state vane e così avviene: "presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano".
Proviamo ad avere lo stesso coraggio di Simone in quelle che sono le nostre fatiche quotidiane: fidiamoci di Gesù, e prepariamoci ad avere reti resistenti, perché è certezza che i pesci saranno in abbondanza!
Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, mentre la folla gli faceva ressa attorno per ascoltare la parola di Dio, Gesù, stando presso il lago di Gennèsaret, vide due barche accostate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedette e insegnava alle folle dalla barca.
Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca». Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». Fecero così e presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano. Allora fecero cenno ai compagni dell’altra barca, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche fino a farle quasi affondare.
Al vedere questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: «Signore, allontànati da me, perché sono un peccatore». Lo stupore infatti aveva invaso lui e tutti quelli che erano con lui, per la pesca che avevano fatto; così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedèo, che erano soci di Simone. Gesù disse a Simone: «Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini».
E, tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono.
Parola del Signore
«Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti».
Che fatica Gesù fare le cose senza di te!! A volte ci sembra che più ci impegnamo meno risultati abbiamo. Più ci intestardiamo a volere fare con le nostre forze e più ci confondiamo arrivando, talvolta, ad arrenderci.
Ed è qui che arriva il colpo di scena: ci chiedi di prendere il largo e di riprovare ancora!
"Ma come Gesù? Starai sicuramente scherzando, forse non hai idea della fatica fatta fin ora e adesso arrivi tu, chiedendoci di ricominciare??"
Probabilmente noi al posto di Simone avremmo risposto così! E invece lui ha l'umiltà di mettere da parte la brutta esperienza notturna e di riprovare ancora, ma stavolta insieme a Gesù. Decide di fare un salto nel vuoto sapendo che questa volta le sue energie non sarebbero state vane e così avviene: "presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano".
Proviamo ad avere lo stesso coraggio di Simone in quelle che sono le nostre fatiche quotidiane: fidiamoci di Gesù, e prepariamoci ad avere reti resistenti, perché è certezza che i pesci saranno in abbondanza!