Lunedì 26 Novembre 2018
Dal Vangelo secondo Luca (21,1-4)
In quel tempo, Gesù, alzàti gli occhi, vide i ricchi che gettavano le loro offerte nel tesoro del tempio.
Vide anche una vedova povera, che vi gettava due monetine, e disse: «In verità vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato più di tutti. Tutti costoro, infatti, hanno gettato come offerta parte del loro superfluo. Ella invece, nella sua miseria, ha gettato tutto quello che aveva per vivere».
Sai che differenza c’è fra “tutto” e “qualcosa”? Prova a chiedere a una persona che pensi ti voglia bene: “Cosa saresti disposto a perdere per me?” e pensate alla differenza che c’è se questa persona vi risponde “tutto” o “abbastanza”! C’è un abisso! Quella donna (probabilmente anche giovane, totalmente indifesa, avendo perso il marito in una società in cui l’uomo lavorava e non esistevano aiuti statali) scommette tutto, rischia tutto, dona tutto. Non importa la somma, è essenziale la percentuale! Lei dà il 100% Ma la domanda è un’altra: perchè? Perchè fa quell’offerta? Per tradizione? Per paura del castigo divino? No… se lo avesse fatto per tradizione o per paura avrebbe messo qualcosa, non tutto. Lo fa per amore. Perchè solo chi ama davvero, dona davvero tutto! Per seguire Dio e la Sua Parola… cosa saresti disposto a rischiare?
Dal Vangelo secondo Luca (21,1-4)
In quel tempo, Gesù, alzàti gli occhi, vide i ricchi che gettavano le loro offerte nel tesoro del tempio.
Vide anche una vedova povera, che vi gettava due monetine, e disse: «In verità vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato più di tutti. Tutti costoro, infatti, hanno gettato come offerta parte del loro superfluo. Ella invece, nella sua miseria, ha gettato tutto quello che aveva per vivere».
Sai che differenza c’è fra “tutto” e “qualcosa”? Prova a chiedere a una persona che pensi ti voglia bene: “Cosa saresti disposto a perdere per me?” e pensate alla differenza che c’è se questa persona vi risponde “tutto” o “abbastanza”! C’è un abisso! Quella donna (probabilmente anche giovane, totalmente indifesa, avendo perso il marito in una società in cui l’uomo lavorava e non esistevano aiuti statali) scommette tutto, rischia tutto, dona tutto. Non importa la somma, è essenziale la percentuale! Lei dà il 100% Ma la domanda è un’altra: perchè? Perchè fa quell’offerta? Per tradizione? Per paura del castigo divino? No… se lo avesse fatto per tradizione o per paura avrebbe messo qualcosa, non tutto. Lo fa per amore. Perchè solo chi ama davvero, dona davvero tutto! Per seguire Dio e la Sua Parola… cosa saresti disposto a rischiare?
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Martedì 27 Novembre 2018
Dal Vangelo secondo Luca (21,5-11)
In quel tempo, mentre alcuni parlavano del tempio, che era ornato di belle pietre e di doni votivi, Gesù disse: «Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta».
Gli domandarono: «Maestro, quando dunque accadranno queste cose e quale sarà il segno, quando esse staranno per accadere?». Rispose: «Badate di non lasciarvi ingannare. Molti infatti verranno nel mio nome dicendo: “Sono io”, e: “Il tempo è vicino”. Non andate dietro a loro! Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, perché prima devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine».
Poi diceva loro: «Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno, e vi saranno in diversi luoghi terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo.
Non lasciarti ingannare. La storia del mondo o semplicemente la storia della tua vita si può guardare e leggere da diverse prospettive: puoi fermarti a guardare le belle pietre del tempio, puoi vivere con un senso di angoscia tutte le guerre giornaliere che accadono, puoi illuderti di cercare conforto o verità nelle mille voci dei tanti profeti di oggi, che parlano di vuoto e di odio e si autoproclamano Messia di un’umanità disperata. Oppure puoi guardare la tua storia dalla prospettiva di Dio: lui ha il timone, lui ha l’ultima parola, davanti a Lui tutto quello che esiste ha un senso e una direzione, la tua vita non sarà una piccola pedina anonima nel calderone della storia, ma una pietra preziosa nel mosaico più bello che sia mai stato pensato: tu sei immerso nella Storia della Salvezza, con le tue fragilità e le tue paure sei un portatore sano di speranza, sei una sentinella del Regno di Dio. Non lasciarti ingannare. Succederanno tante cose ma il cielo non è vuoto.
Dal Vangelo secondo Luca (21,5-11)
In quel tempo, mentre alcuni parlavano del tempio, che era ornato di belle pietre e di doni votivi, Gesù disse: «Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta».
Gli domandarono: «Maestro, quando dunque accadranno queste cose e quale sarà il segno, quando esse staranno per accadere?». Rispose: «Badate di non lasciarvi ingannare. Molti infatti verranno nel mio nome dicendo: “Sono io”, e: “Il tempo è vicino”. Non andate dietro a loro! Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, perché prima devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine».
Poi diceva loro: «Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno, e vi saranno in diversi luoghi terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo.
Non lasciarti ingannare. La storia del mondo o semplicemente la storia della tua vita si può guardare e leggere da diverse prospettive: puoi fermarti a guardare le belle pietre del tempio, puoi vivere con un senso di angoscia tutte le guerre giornaliere che accadono, puoi illuderti di cercare conforto o verità nelle mille voci dei tanti profeti di oggi, che parlano di vuoto e di odio e si autoproclamano Messia di un’umanità disperata. Oppure puoi guardare la tua storia dalla prospettiva di Dio: lui ha il timone, lui ha l’ultima parola, davanti a Lui tutto quello che esiste ha un senso e una direzione, la tua vita non sarà una piccola pedina anonima nel calderone della storia, ma una pietra preziosa nel mosaico più bello che sia mai stato pensato: tu sei immerso nella Storia della Salvezza, con le tue fragilità e le tue paure sei un portatore sano di speranza, sei una sentinella del Regno di Dio. Non lasciarti ingannare. Succederanno tante cose ma il cielo non è vuoto.
Mercoledì 28 Novembre 2018
Dal Vangelo secondo Luca (21,12-19)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e governatori, a causa del mio nome. Avrete allora occasione di dare testimonianza.
Mettetevi dunque in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere.
Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e uccideranno alcuni di voi; sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto.
Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita».
Chi vi scrive non è mai stato perseguitato per la propria fede, e questo mi mette in crisi! Viviamo in un’epoca in cui la Chiesa è disprezzata, la morale cristiana viene vista come oscurantista, il Vangelo come un vademecum per buonisti, in tutto il mondo migliaia e migliaia di cristiani vengono perseguitati per la loro fede. Eppure io non ho mai “rischiato” per la mia fede. Non intendo eroismi o rivoluzioni. A volte mi perdo nella testimonianza spicciola, davanti a una bestemmia di un amico, durante il solito discorso in cui si disprezza la Chiesa, in una discussione razzista sui social, o anche solo dovendo programmare la mia domenica mattina, mettendo la Messa domenicale all’ultimo posto. “Avrete allora occasione per dare testimonianza” Quante occasioni perse, Signore. Tante volte ho preferito testimoniare il mio amor proprio piuttosto che l’amore a Te Verità, a Te Via, a Te Vita. Ma ci credo? Ci credo veramente? Credo davvero che ne valga la pena? Qui si gioca la mia fede, Signore.
Il cristianesimo rimarrà sulla faccia della terra solo se non perderemo più queste occasioni! Lasciamoci perseguitare. “Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita”.
Dal Vangelo secondo Luca (21,12-19)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e governatori, a causa del mio nome. Avrete allora occasione di dare testimonianza.
Mettetevi dunque in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere.
Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e uccideranno alcuni di voi; sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto.
Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita».
Chi vi scrive non è mai stato perseguitato per la propria fede, e questo mi mette in crisi! Viviamo in un’epoca in cui la Chiesa è disprezzata, la morale cristiana viene vista come oscurantista, il Vangelo come un vademecum per buonisti, in tutto il mondo migliaia e migliaia di cristiani vengono perseguitati per la loro fede. Eppure io non ho mai “rischiato” per la mia fede. Non intendo eroismi o rivoluzioni. A volte mi perdo nella testimonianza spicciola, davanti a una bestemmia di un amico, durante il solito discorso in cui si disprezza la Chiesa, in una discussione razzista sui social, o anche solo dovendo programmare la mia domenica mattina, mettendo la Messa domenicale all’ultimo posto. “Avrete allora occasione per dare testimonianza” Quante occasioni perse, Signore. Tante volte ho preferito testimoniare il mio amor proprio piuttosto che l’amore a Te Verità, a Te Via, a Te Vita. Ma ci credo? Ci credo veramente? Credo davvero che ne valga la pena? Qui si gioca la mia fede, Signore.
Il cristianesimo rimarrà sulla faccia della terra solo se non perderemo più queste occasioni! Lasciamoci perseguitare. “Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita”.
Giovedì 29 Novembre 2018
Dal Vangelo secondo Luca (21,20-28)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Quando vedrete Gerusalemme circondata da eserciti, allora sappiate che la sua devastazione è vicina. Allora coloro che si trovano nella Giudea fuggano verso i monti, coloro che sono dentro la città se ne allontanino, e quelli che stanno in campagna non tornino in città; quelli infatti saranno giorni di vendetta, affinché tutto ciò che è stato scritto si compia. In quei giorni guai alle donne che sono incinte e a quelle che allattano, perché vi sarà grande calamità nel paese e ira contro questo popolo. Cadranno a fil di spada e saranno condotti prigionieri in tutte le nazioni; Gerusalemme sarà calpestata dai pagani finché i tempi dei pagani non siano compiuti.
Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, mentre gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte. Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con grande potenza e gloria. Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina».
In questo vangelo si fondono storia e profezia. La comunità che ascoltava il Vangelo di Luca aveva già assistito alla distruzione di Gerusalemme del 70 d.C. e questo brano era fondamentale per loro per capire il senso di quella catastrofe. Se all’inizio del brano si parla dei fatti storici già accaduti (la campagna di Gerusalemme condotta da Tito), poi il racconto devia su una descrizione della fine del mondo… è importante la frase “finchè i tempi dei pagani non saranno compiuti”. Noi oggi viviamo in quei “tempi dei pagani”, non ancora compiuti. Abbiamo alle spalle le macerie di mille Gerusalemme distrutte ma siamo quelli che ogni giorno scrutano il cielo per capire se il Signore sta per tornare. Perchè tu lo aspetti, vero? “Annunciamo la tua morte, Signore, proclamiamo la tua Resurrezione…… nell’attesa della tua venuta!”. Il cristiano è un uomo che attraversa le macerie della storia, cercando di guarire le ferite di chi cammina con lui, ma con lo sguardo rivolto verso il cielo. Noi aspettiamo un’altra Gerusalemme, noi aspettiamo un’altra libertà… totale, piena,intima. “Alzate il capo, la vostra liberazione è vicina”.
Dal Vangelo secondo Luca (21,20-28)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Quando vedrete Gerusalemme circondata da eserciti, allora sappiate che la sua devastazione è vicina. Allora coloro che si trovano nella Giudea fuggano verso i monti, coloro che sono dentro la città se ne allontanino, e quelli che stanno in campagna non tornino in città; quelli infatti saranno giorni di vendetta, affinché tutto ciò che è stato scritto si compia. In quei giorni guai alle donne che sono incinte e a quelle che allattano, perché vi sarà grande calamità nel paese e ira contro questo popolo. Cadranno a fil di spada e saranno condotti prigionieri in tutte le nazioni; Gerusalemme sarà calpestata dai pagani finché i tempi dei pagani non siano compiuti.
Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, mentre gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte. Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con grande potenza e gloria. Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina».
In questo vangelo si fondono storia e profezia. La comunità che ascoltava il Vangelo di Luca aveva già assistito alla distruzione di Gerusalemme del 70 d.C. e questo brano era fondamentale per loro per capire il senso di quella catastrofe. Se all’inizio del brano si parla dei fatti storici già accaduti (la campagna di Gerusalemme condotta da Tito), poi il racconto devia su una descrizione della fine del mondo… è importante la frase “finchè i tempi dei pagani non saranno compiuti”. Noi oggi viviamo in quei “tempi dei pagani”, non ancora compiuti. Abbiamo alle spalle le macerie di mille Gerusalemme distrutte ma siamo quelli che ogni giorno scrutano il cielo per capire se il Signore sta per tornare. Perchè tu lo aspetti, vero? “Annunciamo la tua morte, Signore, proclamiamo la tua Resurrezione…… nell’attesa della tua venuta!”. Il cristiano è un uomo che attraversa le macerie della storia, cercando di guarire le ferite di chi cammina con lui, ma con lo sguardo rivolto verso il cielo. Noi aspettiamo un’altra Gerusalemme, noi aspettiamo un’altra libertà… totale, piena,intima. “Alzate il capo, la vostra liberazione è vicina”.
30 novembre 2018
Festa di Sant’Andrea apostolo
Dal Vangelo secondo Matteo (4,18-22)
In quel tempo, mentre camminava lungo il mare di Galilea, Gesù vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono.
Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedèo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono.
La chiamata degli apostoli non è una ‘decorazione’, una ‘cosa in più’ rispetto alla storia di Gesù! Il mistero di Cristo non sarebbe completo senza la presenza dei discepoli... Gesù aveva bisogno di loro, non è offensivo pensare questo! Gesù chiama per amore e necessità. Ancora oggi chiama per amore e per necessità, non perché Lui abbia bisogno di noi, ma perché la Sua Parola oggi può camminare solo sulle nostre gambe. E la Parola può camminare solo in una comunità! Il Vangelo non è roba per solisti, per battitori liberi, per accentratori carismatici. Gesù ha chiamato Simone e Andrea perché la vita del Vangelo ha la comunità nel suo DNA! Non è detto che sia il modo più pacifico (tutt’altro) ma è l’unico modo in cui si può diffondere il Vangelo. Non siamo più nel tempo di una ‘società cristiana’... siamo nel tempo della ‘comunità cristiana’: siamo chiamati per camminare dietro al maestro, uno accanto all’altro, lasciando altre reti che potrebbero solo toglierci la libertà di amare e lasciarci amare! ‘Subito’ lasciarono le reti... quel ‘subito’ fa impressione, è una parola potente!
Festa di Sant’Andrea apostolo
Dal Vangelo secondo Matteo (4,18-22)
In quel tempo, mentre camminava lungo il mare di Galilea, Gesù vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono.
Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedèo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono.
La chiamata degli apostoli non è una ‘decorazione’, una ‘cosa in più’ rispetto alla storia di Gesù! Il mistero di Cristo non sarebbe completo senza la presenza dei discepoli... Gesù aveva bisogno di loro, non è offensivo pensare questo! Gesù chiama per amore e necessità. Ancora oggi chiama per amore e per necessità, non perché Lui abbia bisogno di noi, ma perché la Sua Parola oggi può camminare solo sulle nostre gambe. E la Parola può camminare solo in una comunità! Il Vangelo non è roba per solisti, per battitori liberi, per accentratori carismatici. Gesù ha chiamato Simone e Andrea perché la vita del Vangelo ha la comunità nel suo DNA! Non è detto che sia il modo più pacifico (tutt’altro) ma è l’unico modo in cui si può diffondere il Vangelo. Non siamo più nel tempo di una ‘società cristiana’... siamo nel tempo della ‘comunità cristiana’: siamo chiamati per camminare dietro al maestro, uno accanto all’altro, lasciando altre reti che potrebbero solo toglierci la libertà di amare e lasciarci amare! ‘Subito’ lasciarono le reti... quel ‘subito’ fa impressione, è una parola potente!
Sabato 1 dicembre 2018
Ultimo giorno dell’anno liturgico.
Dal Vangelo secondo Luca (21,34-36)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all’improvviso; come un laccio infatti esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra.
Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere e di comparire davanti al Figlio dell’uomo».
Il Vangelo di oggi lo ascolteremo anche domani, come se il Signore ci tenesse particolarmente che questo messaggio arrivi chiaramente ad ogni suo amico. E il messaggio è molto semplice: Dio ci vuole leggeri. La leggerezza è l’arte di chi sa dare il giusto peso ad ogni cosa senza affondare mai. La leggerezza del cuore è un dono di Dio ed un esercizio costante. Il leggero non è superficiale, anzi! Ha la capacità di andare in profondità in ogni cosa senza sprofondare. Chi ha il cuore leggero sa evitare le zavorre inutili ma non fugge dalle pensatezze della vita. Le affronta sapendo che però tutto è diretto verso il cielo. Chi è leggero nel cuore sa pregare. Permette a Dio di essere lui il peso specifico del proprio cuore. Prega in ogni momento, con semplicità riesce a cogliere “la densità” di Dio nelle piccole cose di ogni giorno.
Questo anno liturgico si conclude così… con un invito al cuore leggero, con un invito a pregare e ad avere forza. Tutto sempre e solo per la maggior gloria di Dio!
Ultimo giorno dell’anno liturgico.
Dal Vangelo secondo Luca (21,34-36)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all’improvviso; come un laccio infatti esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra.
Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere e di comparire davanti al Figlio dell’uomo».
Il Vangelo di oggi lo ascolteremo anche domani, come se il Signore ci tenesse particolarmente che questo messaggio arrivi chiaramente ad ogni suo amico. E il messaggio è molto semplice: Dio ci vuole leggeri. La leggerezza è l’arte di chi sa dare il giusto peso ad ogni cosa senza affondare mai. La leggerezza del cuore è un dono di Dio ed un esercizio costante. Il leggero non è superficiale, anzi! Ha la capacità di andare in profondità in ogni cosa senza sprofondare. Chi ha il cuore leggero sa evitare le zavorre inutili ma non fugge dalle pensatezze della vita. Le affronta sapendo che però tutto è diretto verso il cielo. Chi è leggero nel cuore sa pregare. Permette a Dio di essere lui il peso specifico del proprio cuore. Prega in ogni momento, con semplicità riesce a cogliere “la densità” di Dio nelle piccole cose di ogni giorno.
Questo anno liturgico si conclude così… con un invito al cuore leggero, con un invito a pregare e ad avere forza. Tutto sempre e solo per la maggior gloria di Dio!
2 dicembre 2018
Prima domenica di Avvento
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 21,25-28.34-36)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, mentre gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte. Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con grande potenza e gloria. Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina. State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all’improvviso; come un laccio infatti esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra. Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere, e di comparire davanti al Figlio dell’uomo».
Parola del Signore
Inizia così questo periodo di preparazione al Natale con il Signore che ci mette in guardia. Il Signore, così come fa un padre con il figlio, ci avvisa, ci sprona e ci indica la retta via. Il Signore ci indica anche a cosa stare attenti: non appesantire il cuore! Un cuore appesantito é un cuore malato, un cuore dal quale non si può pretendere molto...quando amiamo e lo facciamo sinceramente il cuore batte forte! Quando corriamo se non siamo appesantiti riusciamo, con il giusto allenamento, a correre di più e più a lungo! Un cuore appesantito “dall’amore” per gli affanni della vita é un cuore che non trova tempo per “battere” per chi ci sta attorno! Un cuore ubriaco é un cuore non “lucido” che scambia amore per convenienza! In questo Avvento lavoriamo sul nostro cuore per tenerlo leggero e sobrio per poter amare davvero il bambino che sta per nascere!
Prima domenica di Avvento
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 21,25-28.34-36)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, mentre gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte. Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con grande potenza e gloria. Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina. State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all’improvviso; come un laccio infatti esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra. Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere, e di comparire davanti al Figlio dell’uomo».
Parola del Signore
Inizia così questo periodo di preparazione al Natale con il Signore che ci mette in guardia. Il Signore, così come fa un padre con il figlio, ci avvisa, ci sprona e ci indica la retta via. Il Signore ci indica anche a cosa stare attenti: non appesantire il cuore! Un cuore appesantito é un cuore malato, un cuore dal quale non si può pretendere molto...quando amiamo e lo facciamo sinceramente il cuore batte forte! Quando corriamo se non siamo appesantiti riusciamo, con il giusto allenamento, a correre di più e più a lungo! Un cuore appesantito “dall’amore” per gli affanni della vita é un cuore che non trova tempo per “battere” per chi ci sta attorno! Un cuore ubriaco é un cuore non “lucido” che scambia amore per convenienza! In questo Avvento lavoriamo sul nostro cuore per tenerlo leggero e sobrio per poter amare davvero il bambino che sta per nascere!
3 dicembre 2018
San Francesco Saverio
Dal Vangelo secondo Matteo(Mt 8,5-11)
In quel tempo, entrato Gesù in Cafàrnao, gli venne incontro un centurione che lo scongiurava e diceva: «Signore, il mio servo è in casa, a letto, paralizzato e soffre terribilmente». Gli disse: «Verrò e lo guarirò». Ma il centurione rispose: «Signore, io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto, ma di’ soltanto una parola e il mio servo sarà guarito. Pur essendo anch’io un subalterno, ho dei soldati sotto di me e dico a uno: “Va’!”, ed egli va; e a un altro: “Vieni!”, ed egli viene; e al mio servo: “Fa’ questo!”, ed egli lo fa». Ascoltandolo, Gesù si meravigliò e disse a quelli che lo seguivano: «In verità io vi dico, in Israele non ho trovato nessuno con una fede così grande! Ora io vi dico che molti verranno dall’oriente e dall’occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli».
Parola del Signore
“Signore, io non sono degno” é una frase che preghiamo prima dell’Eucarestia durante la santa messa! La dignità é qualcosa che va meritata, lavorata, desiderata ma in questo caso é un dono, un dono di essere figlio di Dio. Da notare che in questo caso Gesù é già pronto ad andare a guarire, solo per il semplice fatto che il centurione glielo avesse chiesto; Gesù lo guarda come un Padre fa con un figlio! Il centurione non chiede tanto, gli basta solo una parola, non pensa di meritare di più! E tu cosa pensi? Vuoi sempre tutto? Ti sai accontentare? Riesci ad avvertire la presenza del Signore anche solo nelle parole delle persone che ti sono accanto? La maggior parte delle guarigioni raccontate nei vangeli indicano la presenza di un contatto fisico con Gesù, qui al centurione basta una parola, un parola per credere! Credi nella potenza del Vangelo? Sei consapevole che a volte anche solo con una parola riesci a cambiare la vita di qualcuno? Don Bosco era solito essere accanto ai suoi ragazzi con la “parolina all’orecchio”...
San Francesco Saverio
Dal Vangelo secondo Matteo(Mt 8,5-11)
In quel tempo, entrato Gesù in Cafàrnao, gli venne incontro un centurione che lo scongiurava e diceva: «Signore, il mio servo è in casa, a letto, paralizzato e soffre terribilmente». Gli disse: «Verrò e lo guarirò». Ma il centurione rispose: «Signore, io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto, ma di’ soltanto una parola e il mio servo sarà guarito. Pur essendo anch’io un subalterno, ho dei soldati sotto di me e dico a uno: “Va’!”, ed egli va; e a un altro: “Vieni!”, ed egli viene; e al mio servo: “Fa’ questo!”, ed egli lo fa». Ascoltandolo, Gesù si meravigliò e disse a quelli che lo seguivano: «In verità io vi dico, in Israele non ho trovato nessuno con una fede così grande! Ora io vi dico che molti verranno dall’oriente e dall’occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli».
Parola del Signore
“Signore, io non sono degno” é una frase che preghiamo prima dell’Eucarestia durante la santa messa! La dignità é qualcosa che va meritata, lavorata, desiderata ma in questo caso é un dono, un dono di essere figlio di Dio. Da notare che in questo caso Gesù é già pronto ad andare a guarire, solo per il semplice fatto che il centurione glielo avesse chiesto; Gesù lo guarda come un Padre fa con un figlio! Il centurione non chiede tanto, gli basta solo una parola, non pensa di meritare di più! E tu cosa pensi? Vuoi sempre tutto? Ti sai accontentare? Riesci ad avvertire la presenza del Signore anche solo nelle parole delle persone che ti sono accanto? La maggior parte delle guarigioni raccontate nei vangeli indicano la presenza di un contatto fisico con Gesù, qui al centurione basta una parola, un parola per credere! Credi nella potenza del Vangelo? Sei consapevole che a volte anche solo con una parola riesci a cambiare la vita di qualcuno? Don Bosco era solito essere accanto ai suoi ragazzi con la “parolina all’orecchio”...
4 dicembre 2018
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 10,21-24)
In quella stessa ora Gesù esultò di gioia nello Spirito Santo e disse: «Ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio e nessuno sa chi è il Figlio se non il Padre, né chi è il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo». E, rivolto ai discepoli, in disparte, disse: «Beati gli occhi che vedono ciò che voi vedete. Io vi dico che molti profeti e re hanno voluto vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono».
Parola del Signore
Il Padre e successivamente il Figlio hanno scelto gli ultimi; hanno ribaltato le gerarchie! Nel nostro modo di vedere le cose gli ultimi vengono emarginati, visti come un problema, sono spesso invisibili ai nostri occhi e sopratutto ai nostri cuori! Un Cristiano ha ben in mente questa “gerarchia” e la deve segue nei discorsi e nelle opere! Sei “invidioso” dei discepoli che hanno avuto la possibilità di state fisicamente a contatto con Gesù? Beh Gesù stesso li chiama beati. Ma i discepoli erano pescatori gente umile eppure la loro situazione economica non gli ha impedito di essere detti “beati”! Per essere “qualcuno” agli occhi di Dio non serve un cospicuo conto in banca, bensì un cuore cospicuo! Pronto ad amare, accogliere, rinunciare, sacrificarsi! Saremo detti beati anche noi se sapremo vedere Gesù e sentirlo fisicamente accanto a noi se sapremmo fare della Sua gerarchia la nostra gerarchia!
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 10,21-24)
In quella stessa ora Gesù esultò di gioia nello Spirito Santo e disse: «Ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio e nessuno sa chi è il Figlio se non il Padre, né chi è il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo». E, rivolto ai discepoli, in disparte, disse: «Beati gli occhi che vedono ciò che voi vedete. Io vi dico che molti profeti e re hanno voluto vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono».
Parola del Signore
Il Padre e successivamente il Figlio hanno scelto gli ultimi; hanno ribaltato le gerarchie! Nel nostro modo di vedere le cose gli ultimi vengono emarginati, visti come un problema, sono spesso invisibili ai nostri occhi e sopratutto ai nostri cuori! Un Cristiano ha ben in mente questa “gerarchia” e la deve segue nei discorsi e nelle opere! Sei “invidioso” dei discepoli che hanno avuto la possibilità di state fisicamente a contatto con Gesù? Beh Gesù stesso li chiama beati. Ma i discepoli erano pescatori gente umile eppure la loro situazione economica non gli ha impedito di essere detti “beati”! Per essere “qualcuno” agli occhi di Dio non serve un cospicuo conto in banca, bensì un cuore cospicuo! Pronto ad amare, accogliere, rinunciare, sacrificarsi! Saremo detti beati anche noi se sapremo vedere Gesù e sentirlo fisicamente accanto a noi se sapremmo fare della Sua gerarchia la nostra gerarchia!