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MERCOLEDÌ 2 GENNAIO 2019
Santi Basilio Magno e Gregorio
Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 1,19-28)
Questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e levìti a interrogarlo: «Tu, chi sei?». Egli confessò e non negò. Confessò: «Io non sono il Cristo». Allora gli chiesero: «Chi sei, dunque? Sei tu Elia?». «Non lo sono», disse. «Sei tu il profeta?». «No», rispose. Gli dissero allora; «Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?». Rispose: «Io sono voce di uno che grida nel deserto: Rendete diritta la via del Signore, come disse il profeta Isaìa».
Quelli che erano stati inviati venivano dai farisei. Essi lo interrogarono e gli dissero: «Perché dunque tu battezzi, se non sei il Cristo, né Elia, né il profeta?». Giovanni rispose loro: «Io battezzo nell'acqua. In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, colui che viene dopo di me: a lui io non sono degno di slegare il laccio del sandalo».
Questo avvenne in Betània, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando.
Parola del Signore
C'è un momento nella vita in cui questa domanda arriva inesorabile per tutti: "Tu chi sei?". Possiamo scappare, nasconderci dietro le nostre sicurezze, ma non possiamo sottrarci a questo interrogativo che, in sole tre parole, semplici, piccole, che prese una per una appaiono senza senso, ci invita a metterci a nudo.
"Mettersi a nudo" è un atteggiamento che dobbiamo innanzitutto a noi stessi e poi agli altri! Non significa, nel senso letterale del termine, spogliarci degli abiti, ma andare all'essenza di ciò che siamo mettendo via le maschere!
"Tu chi sei?" è la domanda che ti sveglia dal tuo torpore, che ti invita a vivere non come gli altri vorrebbero, ma come tu sei chiamato ad essere.
E quello che sei chiamato ad essere è in relazione a qualcun altro! Tu sei quello che sei perché tu possa essere dono per qualcun altro!
Questa scoperta di te rende radiosa la tua vita! Quando incontri quella persona che ti rivolge questa domanda, non puoi più restare inerme, ti svegli, torni in te e diventi voce: voce di un corpo che vive per grazia di Dio e che ogni giorno si prepara ad accogliere il Signore.
Scoperta la bellezza di ciò che sei e, quindi, di chi ti ha creato, diventi testimone e voce di uno che grida nel deserto: rendete dritta la via del Signore!
Santi Basilio Magno e Gregorio
Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 1,19-28)
Questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e levìti a interrogarlo: «Tu, chi sei?». Egli confessò e non negò. Confessò: «Io non sono il Cristo». Allora gli chiesero: «Chi sei, dunque? Sei tu Elia?». «Non lo sono», disse. «Sei tu il profeta?». «No», rispose. Gli dissero allora; «Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?». Rispose: «Io sono voce di uno che grida nel deserto: Rendete diritta la via del Signore, come disse il profeta Isaìa».
Quelli che erano stati inviati venivano dai farisei. Essi lo interrogarono e gli dissero: «Perché dunque tu battezzi, se non sei il Cristo, né Elia, né il profeta?». Giovanni rispose loro: «Io battezzo nell'acqua. In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, colui che viene dopo di me: a lui io non sono degno di slegare il laccio del sandalo».
Questo avvenne in Betània, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando.
Parola del Signore
C'è un momento nella vita in cui questa domanda arriva inesorabile per tutti: "Tu chi sei?". Possiamo scappare, nasconderci dietro le nostre sicurezze, ma non possiamo sottrarci a questo interrogativo che, in sole tre parole, semplici, piccole, che prese una per una appaiono senza senso, ci invita a metterci a nudo.
"Mettersi a nudo" è un atteggiamento che dobbiamo innanzitutto a noi stessi e poi agli altri! Non significa, nel senso letterale del termine, spogliarci degli abiti, ma andare all'essenza di ciò che siamo mettendo via le maschere!
"Tu chi sei?" è la domanda che ti sveglia dal tuo torpore, che ti invita a vivere non come gli altri vorrebbero, ma come tu sei chiamato ad essere.
E quello che sei chiamato ad essere è in relazione a qualcun altro! Tu sei quello che sei perché tu possa essere dono per qualcun altro!
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Scoperta la bellezza di ciò che sei e, quindi, di chi ti ha creato, diventi testimone e voce di uno che grida nel deserto: rendete dritta la via del Signore!
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GIOVEDÌ 3 GENNAIO 2019
Santissimo nome di Gesù
Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 1,29-34)
In quel tempo, Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l'agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è colui del quale ho detto: "Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me". Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell'acqua, perché egli fosse manifestato a Israele».
Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell'acqua mi disse: "Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo". E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio».
Parola del Signore
Quanta fede in Giovanni il Battista! E quanta umiltà. Non ha infatti nessun problema a dire: “Io non lo conoscevo“. Non conosce Gesù (e non fa di ciò un motivo di disperazione o esasperazione), ma sa che c'è, che verrà e attende con fede che si avveri ciò che gli è stato promesso! Prepara la strada, lavorando costantemente per Qualcuno che non ha mai visto, ma che sa che c'è, che arriverà.
Quando Gesù gli viene incontro, Giovanni lo riconosce subito. Immagino che il suo cuore in quel momento andasse a mille. Il Figlio di Dio gli andava incontro.
Cosa fare adesso che lo aveva incontrato? Continuare ad annunciarlo, aiutando ancora e ancora coloro che sono lontani a preparare la strada, anche a costo della vita.
Siamo o non siamo un po' tutti Giovanni il Battista? Il nostro servizio nelle parrocchie, negli oratori, nella società è o non è finalizzato a preparare la strada per il regno di Dio?
Dio nessuno di noi lo ha mai visto, né tantomeno Gesù, vissuto 2000 anni fa. Ma sappiamo che possiamo incontrarlo nei fratelli e che un giorno verrà, alla fine dei tempi, per salvarci una volta e per tutte. Stiamo davvero preparando la strada?
Santissimo nome di Gesù
Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 1,29-34)
In quel tempo, Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l'agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è colui del quale ho detto: "Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me". Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell'acqua, perché egli fosse manifestato a Israele».
Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell'acqua mi disse: "Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo". E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio».
Parola del Signore
Quanta fede in Giovanni il Battista! E quanta umiltà. Non ha infatti nessun problema a dire: “Io non lo conoscevo“. Non conosce Gesù (e non fa di ciò un motivo di disperazione o esasperazione), ma sa che c'è, che verrà e attende con fede che si avveri ciò che gli è stato promesso! Prepara la strada, lavorando costantemente per Qualcuno che non ha mai visto, ma che sa che c'è, che arriverà.
Quando Gesù gli viene incontro, Giovanni lo riconosce subito. Immagino che il suo cuore in quel momento andasse a mille. Il Figlio di Dio gli andava incontro.
Cosa fare adesso che lo aveva incontrato? Continuare ad annunciarlo, aiutando ancora e ancora coloro che sono lontani a preparare la strada, anche a costo della vita.
Siamo o non siamo un po' tutti Giovanni il Battista? Il nostro servizio nelle parrocchie, negli oratori, nella società è o non è finalizzato a preparare la strada per il regno di Dio?
Dio nessuno di noi lo ha mai visto, né tantomeno Gesù, vissuto 2000 anni fa. Ma sappiamo che possiamo incontrarlo nei fratelli e che un giorno verrà, alla fine dei tempi, per salvarci una volta e per tutte. Stiamo davvero preparando la strada?
VENERDÌ 4 GENNAIO 2019
Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 1,35-42)
In quel tempo, Giovanni stava con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l’agnello di Dio!». E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù.
Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: «Che cosa cercate?». Gli risposero: «Rabbì – che, tradotto, significa maestro –, dove dimori?». Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio.
Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia» – che si traduce Cristo – e lo condusse da Gesù. Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa» – che significa Pietro.
Parola del Signore
Ogni storia d'amore comincia con uno sguardo. Giovanni fissa lo sguardo su Gesù che passa, Gesù fissa lo sguardo su Simone, l'innamorato guarda l'innamorata, una mamma fissa il figlio, un amico guarda un altro amico, un fratello non perde mai di vista una sorella. Sguardi che dicono più di mille parole. Sguardi contemplativi del mistero della vita. Sguardi che precedono e fortificano l'amore. Sguardi che ti leggono dentro. Sguardi che sempre presuppongono un incontro, perché come fai a guardare qualcuno che non hai incontrato? Oppure ad incontrare qualcuno che non hai guardato?
Ora però è bene sapere che quando incontriamo qualcuno, per fare la differenza, non dobbiamo limitarci al momento, altrimenti lo sguardo resta un insignificante colpo d'occhio! È necessario sostenere quello sguardo, da ciò deriva la sequela, ossia iniziare a camminare accanto a quella persona per farne esperienza, per conoscere davvero chi è, dove vive, come vive il quotidiano.
Lo sguardo e la sequela richiedono impegno.
Lo sa bene Gesù che dice loro: "Venite e vedrete". Lo ripete anche a noi oggi: "Venite e vedrete".
Ma dove cercarlo?
Io due luoghi li avrei: gli occhi dei fratelli ed il Santissimo Sacramento. Cominciamo da qui!
Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 1,35-42)
In quel tempo, Giovanni stava con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l’agnello di Dio!». E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù.
Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: «Che cosa cercate?». Gli risposero: «Rabbì – che, tradotto, significa maestro –, dove dimori?». Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio.
Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia» – che si traduce Cristo – e lo condusse da Gesù. Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa» – che significa Pietro.
Parola del Signore
Ogni storia d'amore comincia con uno sguardo. Giovanni fissa lo sguardo su Gesù che passa, Gesù fissa lo sguardo su Simone, l'innamorato guarda l'innamorata, una mamma fissa il figlio, un amico guarda un altro amico, un fratello non perde mai di vista una sorella. Sguardi che dicono più di mille parole. Sguardi contemplativi del mistero della vita. Sguardi che precedono e fortificano l'amore. Sguardi che ti leggono dentro. Sguardi che sempre presuppongono un incontro, perché come fai a guardare qualcuno che non hai incontrato? Oppure ad incontrare qualcuno che non hai guardato?
Ora però è bene sapere che quando incontriamo qualcuno, per fare la differenza, non dobbiamo limitarci al momento, altrimenti lo sguardo resta un insignificante colpo d'occhio! È necessario sostenere quello sguardo, da ciò deriva la sequela, ossia iniziare a camminare accanto a quella persona per farne esperienza, per conoscere davvero chi è, dove vive, come vive il quotidiano.
Lo sguardo e la sequela richiedono impegno.
Lo sa bene Gesù che dice loro: "Venite e vedrete". Lo ripete anche a noi oggi: "Venite e vedrete".
Ma dove cercarlo?
Io due luoghi li avrei: gli occhi dei fratelli ed il Santissimo Sacramento. Cominciamo da qui!
SABATO 5 GENNAIO 2019
Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 1,43-51)
In quel tempo, Gesù volle partire per la Galilea; trovò Filippo e gli disse: «Seguimi!». Filippo era di Betsàida, la città di Andrea e di Pietro. Filippo trovò Natanaèle e gli disse: «Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè, nella Legge, e i Profeti: Gesù, il figlio di Giuseppe, di Nàzaret». Natanaèle gli disse: «Da Nàzaret può venire qualcosa di buono?». Filippo gli rispose: «Vieni e vedi». Gesù intanto, visto Natanaèle che gli veniva incontro, disse di lui: «Ecco davvero un Israelita in cui non c'è falsità». Natanaèle gli domandò: «Come mi conosci?». Gli rispose Gesù: «Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto l'albero di fichi». Gli replicò Natanaèle: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d'Israele!». Gli rispose Gesù: «Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto l'albero di fichi, tu credi? Vedrai cose più grandi di queste!». Poi gli disse: «In verità, in verità io vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell'uomo».
Gesù invita Filippo a seguirlo. Filippo, a sua volta, invita Natanaele.
L'uno e l'altro hanno il coraggio di fare proposte che siano controcorrente.
Sì, perché Gesù era controcorrente allora, come lo è adesso.
Eppure averne fatto esperienza diventa la molla che contagia. Chi riceve e accoglie la proposta, non può fare a meno che farla a qualcun altro!
Non è così che succede, ancora oggi, nei nostri oratori e gruppi giovanili?!
Tu vai per caso, una volta, perché qualcuno ti ha invitato e trovi quel posto, quel gruppo, così bello che subito vuoi portarci dentro tutti i tuoi amici.
Cos'è però che alla fine fa restare tutti dentro, fa sentire tutti parte integrante del tutto? Riconoscere in quello stare insieme ed in quel luogo, centro di aggregazione, la presenza di Gesù vivo e vero, sperimentare una dimensione comunitaria e gioiosa della fede, sviluppare una sana e costruttiva appartenenza.
Perché i nostri oratori ed i nostri gruppi diventino sempre di più attrazione per i giovani, che scelgono di starci, è necessario imparare a riconoscere insieme la presenza di Gesù, imparare a dire tutti insieme: Rabbì, tu sei qui, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d'Israele, è con Te che voglio stare! Rimettere al centro Gesù!
Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 1,43-51)
In quel tempo, Gesù volle partire per la Galilea; trovò Filippo e gli disse: «Seguimi!». Filippo era di Betsàida, la città di Andrea e di Pietro. Filippo trovò Natanaèle e gli disse: «Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè, nella Legge, e i Profeti: Gesù, il figlio di Giuseppe, di Nàzaret». Natanaèle gli disse: «Da Nàzaret può venire qualcosa di buono?». Filippo gli rispose: «Vieni e vedi». Gesù intanto, visto Natanaèle che gli veniva incontro, disse di lui: «Ecco davvero un Israelita in cui non c'è falsità». Natanaèle gli domandò: «Come mi conosci?». Gli rispose Gesù: «Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto l'albero di fichi». Gli replicò Natanaèle: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d'Israele!». Gli rispose Gesù: «Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto l'albero di fichi, tu credi? Vedrai cose più grandi di queste!». Poi gli disse: «In verità, in verità io vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell'uomo».
Gesù invita Filippo a seguirlo. Filippo, a sua volta, invita Natanaele.
L'uno e l'altro hanno il coraggio di fare proposte che siano controcorrente.
Sì, perché Gesù era controcorrente allora, come lo è adesso.
Eppure averne fatto esperienza diventa la molla che contagia. Chi riceve e accoglie la proposta, non può fare a meno che farla a qualcun altro!
Non è così che succede, ancora oggi, nei nostri oratori e gruppi giovanili?!
Tu vai per caso, una volta, perché qualcuno ti ha invitato e trovi quel posto, quel gruppo, così bello che subito vuoi portarci dentro tutti i tuoi amici.
Cos'è però che alla fine fa restare tutti dentro, fa sentire tutti parte integrante del tutto? Riconoscere in quello stare insieme ed in quel luogo, centro di aggregazione, la presenza di Gesù vivo e vero, sperimentare una dimensione comunitaria e gioiosa della fede, sviluppare una sana e costruttiva appartenenza.
Perché i nostri oratori ed i nostri gruppi diventino sempre di più attrazione per i giovani, che scelgono di starci, è necessario imparare a riconoscere insieme la presenza di Gesù, imparare a dire tutti insieme: Rabbì, tu sei qui, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d'Israele, è con Te che voglio stare! Rimettere al centro Gesù!
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DOMENICA 6 GENNAIO
EPIFANIA DEL SIGNORE
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 2,1-12)
Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo». All’udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo. Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: “E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l’ultima delle città principali di Giuda: da te infatti uscirà un capo che sarà il pastore del mio popolo, Israele”». Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme dicendo: «Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo». Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese.
Vennero, siamo venuti, andate, partirono, entrati, si prostrarono e lo adorarono.
Questi sono i verbi che connotano i Magi: persone in cammino, con lo sguardo rivolto al Cielo alla ricerca della Stella che ha saputo scuoterli così profondamente da farli partire alla ricerca di quel qualcosa di spettacolare (o meglio…Qualcuno), ma con i piedi che calpestano la terra, che non hanno paura di sporcarsi e consumarsi per la strada. Nel loro viaggio ci sono momenti di buio in cui la Stella viene oscurata da preoccupazioni, dalla quotidianità, da quella palude interiore in cui capita di restare invischiati…ma vanno avanti! Anche quando non vedono la stella chiedono, si confrontano, rimangono comunque alla ricerca e quando ritrovano la strada per la Luce ecco che il passo si fa più svelto “al vedere la stella, provarono una gioia grandissima”.
Infine giunti alla fine del viaggio entrano in quella grotta che gli viene indicata dalla luce della Stella. Chissà cosa si aspettavano di trovare, chissà se immaginavano che sarebbero arrivati in un luogo così povero, umile, scomodo…ma ancora una volta si fidano di quella Stella che li ha guidati per un così lungo viaggio: “si prostrarono e lo adorarono”.
Chiediamo allo Spirito Santo di lasciarci guidare come hanno fatto i Magi, di avere lo sguardo alla ricerca di cose alte e i piedi pronti per il viaggio che ci porta a scoprire Gesù che nasce anche oggi in chi ci circonda.
L’alternativa è restare fermo a Gerusalemme (2 ore di cammino da Betlemme) con la paura che questo “re” voglia rubarci il trono della nostra vita.
EPIFANIA DEL SIGNORE
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 2,1-12)
Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo». All’udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo. Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: “E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l’ultima delle città principali di Giuda: da te infatti uscirà un capo che sarà il pastore del mio popolo, Israele”». Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme dicendo: «Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo». Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese.
Vennero, siamo venuti, andate, partirono, entrati, si prostrarono e lo adorarono.
Questi sono i verbi che connotano i Magi: persone in cammino, con lo sguardo rivolto al Cielo alla ricerca della Stella che ha saputo scuoterli così profondamente da farli partire alla ricerca di quel qualcosa di spettacolare (o meglio…Qualcuno), ma con i piedi che calpestano la terra, che non hanno paura di sporcarsi e consumarsi per la strada. Nel loro viaggio ci sono momenti di buio in cui la Stella viene oscurata da preoccupazioni, dalla quotidianità, da quella palude interiore in cui capita di restare invischiati…ma vanno avanti! Anche quando non vedono la stella chiedono, si confrontano, rimangono comunque alla ricerca e quando ritrovano la strada per la Luce ecco che il passo si fa più svelto “al vedere la stella, provarono una gioia grandissima”.
Infine giunti alla fine del viaggio entrano in quella grotta che gli viene indicata dalla luce della Stella. Chissà cosa si aspettavano di trovare, chissà se immaginavano che sarebbero arrivati in un luogo così povero, umile, scomodo…ma ancora una volta si fidano di quella Stella che li ha guidati per un così lungo viaggio: “si prostrarono e lo adorarono”.
Chiediamo allo Spirito Santo di lasciarci guidare come hanno fatto i Magi, di avere lo sguardo alla ricerca di cose alte e i piedi pronti per il viaggio che ci porta a scoprire Gesù che nasce anche oggi in chi ci circonda.
L’alternativa è restare fermo a Gerusalemme (2 ore di cammino da Betlemme) con la paura che questo “re” voglia rubarci il trono della nostra vita.
LUNEDì 7 GENNAIO
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 4,12-17.23-25)
In quel tempo, quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, lasciò Nàzaret e andò ad abitare a Cafàrnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa: «Terra di Zàbulon e terra di Nèftali, sulla via del mare, oltre il Giordano, Galilea delle genti! Il popolo che abitava nelle tenebre vide una grande luce, per quelli che abitavano in regione e ombra di morte una luce è sorta».
Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino». Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo. La sua fama si diffuse per tutta la Siria e conducevano a lui tutti i malati, tormentati da varie malattie e dolori, indemoniati, epilettici e paralitici; ed egli li guarì. Grandi folle cominciarono a seguirlo dalla Galilea, dalla Decàpoli, da Gerusalemme, dalla Giudea e da oltre il Giordano.
Se accendo un fiammifero in una notte buia ecco che dall’oscurità escono figure, contorni, colori…vedo la vita che ho intorno. Rimango affascinato dai movimenti della piccola fiammella, dal lieve tepore che risveglia la sensibilità delle mie dita infreddolite ma, se lo tengo in mano troppo a lungo, alla fine si spegne e la piccola fiaccola viene inghiottita dal buio della notte.
“Il popolo che abitava nelle tenebre vide una grande luce, per quelli che abitavano in regione e ombra di morte una luce è sorta”: è l’inizio della precisazione di Gesù che piano piano incendierà i cuori dei popoli così che “Grandi folle cominciarono a seguirlo dalla Galilea, dalla Decàpoli, da Gerusalemme, dalla Giudea e da oltre il Giordano”. Come la fiammella di un fiammifero che se avvicinato ad una fascina subito si diffonde e diventa un falò.
Gesù non viene nel mondo per essere una luce improvvisa e rapida, ma per poter essere Luce per tutti…perché questo avvenga c’è bisogno che noi (io, te…) abbiamo il coraggio di annunciarlo con la nostra vita: dobbiamo scegliere di essere cristiani autentici che come un fuoco sanno incendiare i cuori delle persone che incontriamo.
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 4,12-17.23-25)
In quel tempo, quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, lasciò Nàzaret e andò ad abitare a Cafàrnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa: «Terra di Zàbulon e terra di Nèftali, sulla via del mare, oltre il Giordano, Galilea delle genti! Il popolo che abitava nelle tenebre vide una grande luce, per quelli che abitavano in regione e ombra di morte una luce è sorta».
Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino». Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo. La sua fama si diffuse per tutta la Siria e conducevano a lui tutti i malati, tormentati da varie malattie e dolori, indemoniati, epilettici e paralitici; ed egli li guarì. Grandi folle cominciarono a seguirlo dalla Galilea, dalla Decàpoli, da Gerusalemme, dalla Giudea e da oltre il Giordano.
Se accendo un fiammifero in una notte buia ecco che dall’oscurità escono figure, contorni, colori…vedo la vita che ho intorno. Rimango affascinato dai movimenti della piccola fiammella, dal lieve tepore che risveglia la sensibilità delle mie dita infreddolite ma, se lo tengo in mano troppo a lungo, alla fine si spegne e la piccola fiaccola viene inghiottita dal buio della notte.
“Il popolo che abitava nelle tenebre vide una grande luce, per quelli che abitavano in regione e ombra di morte una luce è sorta”: è l’inizio della precisazione di Gesù che piano piano incendierà i cuori dei popoli così che “Grandi folle cominciarono a seguirlo dalla Galilea, dalla Decàpoli, da Gerusalemme, dalla Giudea e da oltre il Giordano”. Come la fiammella di un fiammifero che se avvicinato ad una fascina subito si diffonde e diventa un falò.
Gesù non viene nel mondo per essere una luce improvvisa e rapida, ma per poter essere Luce per tutti…perché questo avvenga c’è bisogno che noi (io, te…) abbiamo il coraggio di annunciarlo con la nostra vita: dobbiamo scegliere di essere cristiani autentici che come un fuoco sanno incendiare i cuori delle persone che incontriamo.
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MARTEDì 8 GENNAIO
Dal Vangelo secondo Marco (Mc 6,34-44)
In quel tempo, sceso dalla barca, Gesù vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose. Essendosi ormai fatto tardi, gli si avvicinarono i suoi discepoli dicendo: «Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congedali, in modo che, andando per le campagne e i villaggi dei dintorni, possano comprarsi da mangiare». Ma egli rispose loro: «Voi stessi date loro da mangiare». Gli dissero: «Dobbiamo andare a comprare duecento denari di pane e dare loro da mangiare?». Ma egli disse loro: «Quanti pani avete? Andate a vedere». Si informarono e dissero: «Cinque, e due pesci». E ordinò loro di farli sedere tutti, a gruppi, sull’erba verde. E sedettero, a gruppi di cento e di cinquanta. Prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li dava ai suoi discepoli perché li distribuissero a loro; e divise i due pesci fra tutti. Tutti mangiarono a sazietà, e dei pezzi di pane portarono via dodici ceste piene e quanto restava dei pesci. Quelli che avevano mangiato i pani erano cinquemila uomini.
Che bello sentire che Gesù “ebbe compassione di loro” perché ci ricorda che Gesù è per tutti noi un Padre. Riuscire a capire pienamente il mistero di un Dio che si fa uomo per salvarci ci è impossibile ma l’immagine di un papà che si commuove per suo figlio è una scena che sicuramente ci è familiare. Gesù si preoccupa così tanto per noi che non solo educa ma arriva a comprendere le più basilari necessità dell’uomo…”date loro da mangiare”, “dacci oggi il nostro pane”. E’ in queste attenzioni che tocchiamo la concretezza di Gesù!
La delicatezza del Signore ci sorprende anche oggi: non scegliere di far vedere la sua potenza facendo piovere pane, ma di chiamare l’uomo a collaborare (chiede all’uomo di aiutarlo) nel compiere il miracolo “Quanti pani avete?”.
Ultimo colpo di scena…il pane non solo basta per tutti ma addirittura avanza, a testimoniare che se uno accetta l’aiuto di Dio non solo compie il grande bene che aveva nel cuore ma addirittura più di quanto lui stesso poteva sperare. Dio non si fa battere in generosità.
E tu? Sai metterti nelle mani di Dio perché possa “distribuirti”, ai tuoi fratelli?
Dal Vangelo secondo Marco (Mc 6,34-44)
In quel tempo, sceso dalla barca, Gesù vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose. Essendosi ormai fatto tardi, gli si avvicinarono i suoi discepoli dicendo: «Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congedali, in modo che, andando per le campagne e i villaggi dei dintorni, possano comprarsi da mangiare». Ma egli rispose loro: «Voi stessi date loro da mangiare». Gli dissero: «Dobbiamo andare a comprare duecento denari di pane e dare loro da mangiare?». Ma egli disse loro: «Quanti pani avete? Andate a vedere». Si informarono e dissero: «Cinque, e due pesci». E ordinò loro di farli sedere tutti, a gruppi, sull’erba verde. E sedettero, a gruppi di cento e di cinquanta. Prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li dava ai suoi discepoli perché li distribuissero a loro; e divise i due pesci fra tutti. Tutti mangiarono a sazietà, e dei pezzi di pane portarono via dodici ceste piene e quanto restava dei pesci. Quelli che avevano mangiato i pani erano cinquemila uomini.
Che bello sentire che Gesù “ebbe compassione di loro” perché ci ricorda che Gesù è per tutti noi un Padre. Riuscire a capire pienamente il mistero di un Dio che si fa uomo per salvarci ci è impossibile ma l’immagine di un papà che si commuove per suo figlio è una scena che sicuramente ci è familiare. Gesù si preoccupa così tanto per noi che non solo educa ma arriva a comprendere le più basilari necessità dell’uomo…”date loro da mangiare”, “dacci oggi il nostro pane”. E’ in queste attenzioni che tocchiamo la concretezza di Gesù!
La delicatezza del Signore ci sorprende anche oggi: non scegliere di far vedere la sua potenza facendo piovere pane, ma di chiamare l’uomo a collaborare (chiede all’uomo di aiutarlo) nel compiere il miracolo “Quanti pani avete?”.
Ultimo colpo di scena…il pane non solo basta per tutti ma addirittura avanza, a testimoniare che se uno accetta l’aiuto di Dio non solo compie il grande bene che aveva nel cuore ma addirittura più di quanto lui stesso poteva sperare. Dio non si fa battere in generosità.
E tu? Sai metterti nelle mani di Dio perché possa “distribuirti”, ai tuoi fratelli?